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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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sabato 16 febbraio 2019

LO STADIO NON C'È MA INIZIA LO STILLICIDIO MEDIATICO-GIUDIZIARIO



Inizia oggi lo stillicidio. Stillicidio di notizie che non sono notizie, di chiacchiericcio di sottofondo simile a un lontano fuoco di sbarramento dell’artiglieria, di titoli a nove colonne sul nulla. O quasi.
E, soprattutto, prepariamoci a vedere mesi di “Stadio” ripetuto a iosa, fino alla nausea, dove di stadio non c’è davvero nulla. 

Parliamo di Tor di Valle, dei suoi tormenti e del peso politico che avranno sugli incerti e zoppicanti grillini tutti i titoli che leggeranno da oggi fino alla sentenza di primo grado su Parnasi.
Perché ora sappiamo che il 4 aprile (sarà per me un compleanno da segnare sul calendario) il giudice deciderà se Parnasi e, con lui, gli altri 13 indagati per i quali la Procura di Roma ha richiesto il rinvio a giudizio vanno processati (e per quali capi di imputazione effettivi) oppure no.
E dopo il can can, il clamore assolutamente stupefacente - nel senso di droghe che devono aver assunto quanti riescono a sorprendersi e a far sembrare nuovo, cioè notizia, ciò che nuovo non è affatto - dato dalla stessa richiesta di rinvio a giudizio che segue, come il giorno la notte, l’avviso di chiusura indagini del 30 ottobre 2018, adesso inizia il baubau con tutto il percolato delle carte che filtra dagli ambienti giudiziari.

Ora scopriamo clamorosamente che Luca Parnasi aveva una chat di gruppo e che, udite udite, era stata chiamata “famostostadio”. Che notiziona. Un po’ come sorprendersi per le chat di gruppo che ciascuno di noi ha al lavoro: a Il Tempo ne abbiamo una per l’edizione online, una per la cronaca e una per lo sport. Tre chat di gruppo per un’unica testata.
E che diremo delle chat di gruppo familiari? O, il male peggio di Carpisa (cit.), di quelle scolastiche delle mamme? Di quelle delle mamme informate no-vax? Di quelle dei consiglieri comunali? Regionali? Deputati?
La notizia è che Parnasi ha una chat di gruppo con i suoi collaboratori stretti e che lì sopra si scrivono quello che accade?

O che Lanzalone, in uno degli interrogatori, chiarisce il come e il perché di una nomina?


Al momento, nessuno di questi atti è reato. Perché lo siano, occorre non che vi sia un procuratore che lo contesti, ma un giudice che tale lo riconosca con sentenza. 

E nessuna di queste notizie investe lo Stadio e il suo iter. Ma l’importante è infilare nel titolo la parola “Stadio” o, alla bisogna, il trio “Tor di Valle”. E che non si scriva mai "inchiesta Rinascimento", nome assegnato dalla Procura stessa all'indagine. Mi raccomando.

A questo punto, la domanda che il sindaco di Roma, Virginia Raggi, dovrebbe porsi è quella legata alla capacità dei suoi consiglieri - tutti figli del peggio manettarismo che abbia mai colpito questo Paese (un manettarismo ovviamente ben equilibrato: ghigliottina per i nemici, assoluzione piena e incondizionata per gli amici di bottega) - di reggere i mesi che mancano al voto in Consiglio comunale su variante e convenzione urbanistica. 
Non nascondiamoci: nessun grillino ha mai amato questo progetto, neanche nella versione Raggi stravolto tanto da non reggersi in piedi e spacciato per figo, e ingoiato come si ingoia un'amara medicina (politica). 
La fronda anti-Raggi, che affonda le radici in ben altri problemi, su questo voto potrebbe non tenersi assieme: ogni volta che uscirà un pezzo, un articoletto o un’articolessa, uno stralcio, un brogliaccio, un’intercettazione, anche fossero parole già sentite, sembreranno sempre nuove e riattizzeranno i mal di pancia pentastellati. 

Cara Raggi, se vuoi davvero provare a vendere lo Stadio come un tuo successo per provare a non sbracare del tutto il tuo Movimento alle Europee, sbrigati a votare in Consiglio comunale. 


PS: Non è per caso che non ho inserito i titoli di Corriere della Sera e Tempo: nessuno di loro ha usato "Stadio" o "Tor di Valle" nel titolo ma si sono limitati a usare il nome della chat di Parnasi. 



mercoledì 27 luglio 2016

UNICREDIT, SALTA PAOLO FIORENTINO, STADIO A RISCHIO?

Il sogno dei tifosi della Roma di vedere i giallorossi correre sull’erba di un nuovo stadio potrebbe essersi incrinato giusto ieri quando il nuovo amministratore delegato di Unicredit, Jean Pierre Mustier, in un CdA molto teso, confermando le indiscrezioni della vigilia sulla riorganizzazione della prima linea di manager, ha fatto uscire il vicepresidente della banca, Paolo Fiorentino
Vale a dire, l’uomo che ha legato il suo nome alle vicende societarie della As Roma nel delicato passaggio da Rosella Sensi agli americani di James Pallotta. E che, pure non avendone mai avuto investitura formale, era visto come l'anello di congiunzione tra il costruttore Parnasi, impegnato nella costruzione del nuovo Stadio di Tor di Valle, e Unicredit, verso cui Parnasi ha un'esposizione debitoria di circa 450 milioni di euro.

Per alcuni, voci, per altri malevola propaganda, in molti hanno ipotizzato un legame tra la necessità di aiutare Parnasi a rientrare del debito e la spinta da parte di Unicredit alla costruzione dello stadio. Quanti insistono nel dire che Fiorentino era il grande sponsor dell’operazione si scontrano con chi, dentro Unicredit, ne prende le parti e nega il rapporto spiegando come il costruttore romano abbia già avviato un piano di ristrutturazione del debito con la banca di Piazza Cordusio che prescinde da ogni business futuro sulle aree della Tor di Valle. 
A metà giugno, il CdA di Unicredit ha varato un piano complessivo di ristrutturazione del debito delle diverse società riconducibili al Gruppo Parnasi. A Luca Parnasi resta in mano la parte societaria che, con Eurnova, è  direttamente coinvolta nel progetto Stadio. 
Sia come sia, l’uscita di Fiorentino non fa dormire sonni tranquilli ai tifosi della Roma: l’avvio dei lavori a Tor di Valle può essere una boccata di ossigeno finanziario per consentire a Parnasi di chiudere con maggiore velocità il rientro dall’esposizione. 

Altre indiscrezioni, smentite per le vie ufficiali ma ribadite informalmente da altre fonti contattate da Il Tempo, ancora ieri spingevano a ipotizzare una stretta correlazione tra Parnasi, Unicredit e lo stadio. La banca guidata da Mustier, nell’era dell’ex ad Ghizzoni, aveva mostrato interesse per la realizzazione, dopo quella milanese, di una torre di uffici a Roma e tra le aree ipotizzate c’era l'area dove dovrebbe sorgere lo stadio. Sul punto fu proprio Fiorentino a spiegare che «sul progetto per il nuovo edificio, peraltro sede legale del gruppo UniCredit, ci stiamo lavorando e vorremmo evitare che in Italia la nuova sede milanese resti sola. Abbiamo le idee abbastanza chiare, siamo in fase di finalizzazione della trattativa ma non si può dire chi è la controparte».
Inutile ottenere di più ma qualche indizio nelle sue parole si poteva cogliere: «L'aspetto principale è analizzare dove abitano i dipendenti, oltre 3 mila a Roma, e al tempo stesso bisogna limitarne gli spostamenti». 
Ora, le sedi più numerose del gruppo bancario sono da anni all’Eur ed è probabile che la maggior parte dei lavoratori sia installata nei quartieri limitrofi. Così già allora secondo i rumors la trattativa poteva essere già aperta col gruppo Parnasi per portare la sede di Unicredit a Tor di Valle. Solo illazioni chiaramente, mai confermate da Unicredit e spesso seccamente smentite. Ma si sa, il cuore giallorosso che vibra di passione vera, di fronte alla sola ipotesi dello stop dei lavori di un’opera che lancerebbe ancora di più il club nel grande firmamento del football internazionale, non si cura della finanza ma pensa solo al cammino stellare del team.

Si tratta di un'opera gigantesca anche dal punto di vista economico: oltre 1,5 miliardi di euro, la cui sola progettazione ne è costata a oggi 60 milioni. Senza nulla togliere ai loro sogni però, un vecchio banchiere milanese citava l’insegnamento dei suoi maestri spiegando che: la finanza (non quella di polizia ma quella che muove i soldi) anticipa l’economia reale. E dunque agli osservatori finanziari l’uscita di Fiorentino appare sospetta per quanto riguarda il cammino glorioso della Magica. Nel bene e nel male, infatti, Fiorentino non ha mai nascosto il suo interesse per il destino societario della squadra. Fu lui, napoletano di razza, nei momenti nei quali la As Roma rischiava di restare solo una partecipazione azionaria nel portafoglio di Unicredit a spendersi davanti ai tifosi giallorossi della Roma, in costante fibrillazione per il destino, a rassicurare le schiere fan romanisti dichiarando urbi et orbi: «Stiamo investendo per farvi sognare». Ed è stato lui a favorire l’arrivo di un compratore degno del blasone del club di Francesco Totti. Fu con la mediazione della banca milanese, che il 18 agosto del 2011 fu firmata la cessione alla cordata Usa messa insieme dall’imprenditore di Boston Thomas Di Benedetto. Gli americani investirono 60 milioni di euro e costituirono una nuova società, la Neep Roma Holding, partecipata anche da Unicredit la quale a sua volta versò 26 milioni. Il 6 agosto di due anni dopo l’istituto cedette altre quote alla Raptor, una società di diritto del Delaware riconducibile a James Pallotta, diventato nel frattempo presidente del club giallorosso e guida della cordata americana dopo il passo indietro di Di Benedetto per ragioni economiche. Unicredit è poi uscita dall’avventura calcistica. Ma ancora una volta la chiusa fu di Fiorentino: la partecipazione «non è strategica».  Insomma nel destino della Roma c’è sempre un Fiorentino nel bene (il salvataggio) e forse nel male. Già, il depotenziamento del manager suona a molti come una messa in difficoltà di Parnasi e un indebolimento della possibilità che lo stadio sorga veramente.

giovedì 28 aprile 2016

IL PROGETTO DELLO STADIO ARRIVA AL CONI



Il cronometro scorre, i giorni passano e l'attesa cresce. Il progetto definitivo dello Stadio della Roma di Tor di Valle è, oramai, in dirittura d’arrivo. Secondo quanto trapela dagli uffici del Coni, la Roma ha richiesto nome utente e password per poter “caricare”, in via telematica, la parte del progetto sull’impianto sportivo sull’apposito sito del Comitato Olimpico http://cis.coni.it. A ieri sera, però, per questioni tecniche, queste credenziali di accesso non erano state ancora consegnate. Tutto rinviato di qualche ora, probabilmente a domani. Anche perché il sito del Coni, che fino a qualche tempo fa aveva una limitata capacità di ricevere allegati, è stato ampliato proprio in vista della consegna del dossier giallorosso in queste ore. 
Un parere obbligatorio, quello al Coni. Già a giugno 2015, infatti, la Roma effettuò questo passaggio, caricando sul database della Commissione Impianti Sportivi la documentazione. Ora siamo all’atto secondo. La Commissione impianti sportivi, secondo quanto si apprende, dovrebbe riunirsi a metà della prossima settimana per esprimere il proprio parere sul progetto dello stadio che dovrebbe essere differente da quello presentato a giugno 2015, avendo recepito alcune osservazioni fatte dal Coni all’epoca e, forse, anche tenendo conto della possibilità di impiegare l’impianto nei Giochi Olimpici del 2024 qualora fossero assegnati a Roma.

La Commissione Impianti Sportivi ha il compito di valutare le parti progettuali relative fondamentalmente a due elementi: lo stadio vero e proprio, e le sue pertinenze. In sostanza, verranno valutate la visibilità per gli spettatori, le barriere architettoniche, gli spogliatoi per gli atleti e gli arbitri, i locali per i controlli antidoping, i depositi degli attrezzi, i locali di servizio, le aree di soccorso, le recinzioni e i parcheggi a servizio dello stadio, le pavimentazioni, l’illuminazione, la ventilazione, la regolazione della temperatura e dell’umidità. Obiettivo finale: l’omologazione di tutto l’impianto alle norme esistenti. 
Questo passaggio, quindi, è relativo solo ed esclusivamente alle normative sportive: la Commissione, infatti, non ha competenze sulle procedure urbanistiche tanto che, in sede di Conferenza di Servizi preliminare (quella del giugno 2014, ndr) del Comune, il Coni venne interpellato in via informale ma non partecipò alle sedute della Conferenza stessa. Nè è quindi, da attendersi, che prenda parte alla futura Conferenza di Servizi decisoria in Regione.
Nel frattempo proseguono senza sosta le riunioni operative interne al gruppo di lavoro dei proponenti il progetto che sta seguendo tutto l’iter. Il direttore generale della Roma, Mauro Baldissoni, è volato negli Stati Uniti proprio per limare gli ultimi dettagli insieme al presidente giallorosso, James Pallotta, in vista della consegna finale del tanto sospirato dossier. A questo punto, per la Roma e il Gruppo Parnasi, si aprono due scenari: attendere il via libera del Coni prima di presentare tutto in Comune, oppure andare in parallelo per accorciare i tempi. 



In quest’ultimo caso, sempre secondo indiscrezioni, ogni giorno è quello buono per portare i faldoni - si parla di qualcosa come 8mila pagine - da Tronca. Da lì, più o meno in una mesata, se il progetto rispetta tutte le norme, il faldone approderà in Regione.

lunedì 25 aprile 2016

STADIO; IN CONSEGNA IL DOSSIER FINALE




In silenzio e pancia a terra: i tecnici, architetti, ingegneri, geometri, del team che sta lavorando sul progetto definitivo dello Stadio della Roma di Tor di Valle, ce l'hanno fatta. Il pacchetto è pronto e entro la prossima settimana, probabilmente metà settimana, sarà consegnato in Campidoglio. Siamo alla scelta del fiocco. Il Tempo aveva anticipato, nelle scorse settimane, che dal Gruppo Parnasi era partita un'email a tutti i tecnici di consegnare tutto entro l'8 aprile. Data poi slittata di una settimana a causa di piccoli ritardi da parte di alcuni progettisti. Da quel momento, riunioni su riunioni per chiudere il plico da portare da Tronca.

A giugno 2015, con la grande presentazione al Salone delle Tre Fontane dell'Eur, la Roma ci aveva già provato: il progetto presentato allora, però, era carente di una serie di documentazioni. In Campidoglio sedeva ancora Marino e Caudo, pur essendo un grande sostenitore del progetto, lo rimanda, di fatto, indietro. Passano le settimane e nel frattempo, salta Mark Pannes e arriva David Ginsberg dal Liverpool, uomo del fondo Raptor e specializzato nell'impiantistica sportiva, non a caso segnalato a Roma anche in questi giorni. E si rifanno i conti: costi sottostimati e entrate sovradimensionate. Tanto che, sotto Natale, vengono rifatti tutti i calcoli sui parametri matematici sui quali si calcolano le cubature degli edifici. Ora siamo al tentativo numero due. E, chiaramente, restano aperti i quesiti più tecnici: a Tronca, cosa verrà effettivamente consegnato? Sarà davvero il progetto completo in ogni sua parte. E, poi, come si comporterà il Commissario Straordinario? In teoria la legge non pone dei termini precisi per l'esame preliminare del Campidoglio del plico prima di girarlo in Regione per l'avvio della Conferenza di Servizi. Tronca potrebbe quindi tenere fermo il progetto per il tempo necessario all'insegnamento del nuovo Sindaco e lasciare la patata bollente a lui... O lei.

giovedì 10 marzo 2016

STADIO; ARRIVA LA FIRMA SULL'ACCORDO PARNASI/PIZZAROTTI



Si stringe sempre di più l’accordo fra il Gruppo Parnasi e il Gruppo Pizzarotti di Parma con la conseguente svolta annunciata per lo Stadio della Roma. In queste ore è alla firma un contratto preliminare - secondo quanto Il Tempo ha appreso - fra i due gruppi cui seguirà, nelle prossime giornate, la firma del contratto vero e proprio.
Chiariamo subito: Pizzarotti, almeno per ora, non entra nell’affare Stadio della Roma di Tor di Valle. Con questa nuova partnership si crea intanto una nuova società che sarà attiva nel campo delle costruzioni, degli appalti e dello sviluppo immobiliare, sia a Roma che nel resto d’Italia. Lo Stadio deve aspettare. Cosa? Innanzitutto che il progetto definitivo sia ultimato e presentato. E poi che la Regione lo approvi, sperando che la nuova maggioranza in Campidoglio non decida di cambiarlo o, peggio, di cancellarlo del tutto, così come invece ha annunciato di voler fare Virginia Raggi, candidata dei 5stelle, in caso di vittoria alle prossime comunali. 
Le trattative fra il Gruppo Pizzarotti e Luca Parnasi vanno avanti da mesi. Già a fine gennaio scorso, Il Tempo aveva anticipato le basi dell’accordo che si sta chiudendo in queste ore: maggioranza delle quote della NewCo per il gruppo di Parma mentre Parnasi sarà socio di minoranza; parte del personale proveniente da Parnasi sarà assorbito da Pizzarotti ma senza che vi sia copertura di debiti pregressi.

Obiettivo primario dell’accordo: i lavori per le due torri Eni e Wind all’Europarco Business Park, quello antistante il centro commerciale Euroma2, più le altre attività (una novantina circa) che attualmente il Gruppo Parnasi ha attive e che, a causa della sofferenza di liquidità del Gruppo dovuta alla crisi del settore immobiliare e alla esposizione debitoria con le banche (447 milioni di euro circa), languivano senza riuscire a produrre i risultati attesi. 
Pur non entrando direttamente nell’affare Stadio, però, questa nuova partnership avrà delle ripercussioni indirette su Tor di Valle: sgravando il Gruppo Parnasi da una serie di impegni che assorbivano risorse, la NewCo potrebbe liberare finanziamenti altrimenti bloccati da dedicare anche alla nuova casa dell'As Roma. 

E resta in piedi l’opzione Stadio che Pizzarotti si è garantito nell'ambito dell'intesa con Parnasi. Se e quando tutto l’iter progettuale e poi approvativo sarà completato, ci sono da costruire 978 mila metri cubi di opere private che contengono lo Stadio disegnato da Dan Meis e la nuova Trigoria, le tre Torri di Daniel Libeskind e una quindicina di edifici più bassi, il convivium. Trattandosi di opere private, quindi, sarà il privato a gestire direttamente la costruzione. Le società che stanno lavorando al progetto, come la Roma ci tiene a ricordare, sono molte e di primaria importanza: dalla Goldman Sachs alla Lend Lease alla Arup. Il presidente giallorosso James Pallotta è rientrato ieri negli States dopo una serie di incontri "strategici" a Roma,confermando la data di consegna del dossier definitivo: sarà pronto ad aprile salvo ulteriori rinvii. Considerando che la Eurnova di Parnasi ha portato “in dotazione” all’affare i terreni di Tor di Valle, vanta diritto a una quota delle costruzioni future che però va ancora quantificato. Non è affatto da escludersi, quindi, che il Gruppo Pizzarotti decida in un secondo momento di giocare anche questa partita con un ruolo di primissimo piano.

mercoledì 13 gennaio 2016

DUE NUOVI ALLEATI PER LO STADIO A TOR DI VALLE



Mentre si consuma l’epilogo dell’avventura di Rudi Garcia sulla panchina della Roma, Pallotta, in questi giorni, non deve occuparsi solo dei risultati sportivi della squadra. Sul tavolo degli incontri, infatti, c’è anche un’altra partita, quella del futuro impianto di Tor Di Valle. A Miami, insieme al dg Mauro Baldissoni, infatti, sono volati anche Luca Parnasi, il costruttore romano partner della Roma in questa avventura edilizia, insieme a una delegazione di persone dello staff che sta lavorando al progetto definitivo, a partire da Mark Pannes.

L’incontro, secondo quanto si apprende, è considerato un punto di svolta definitivo nella stesura e successiva consegna del dossier Stadio al Campidoglio e alla Regione Lazio, operazione obbligatoria per dare il via alla Conferenza di Servizi finale. Insomma, dopo molto attendere e tante voci, da questo appuntamento dovrebbe uscire il via libera finale alla consegna del plico. Cosa che potrebbe avvenire nelle prossime due o tre settimane.
Anche perché sembra che sia in dirittura d’arrivo la trattativa fra Luca Parnasi e il gruppo Pizzarotti che non dovrebbe entrare solo nell’affare Stadio ma anche in altre attività che Parsitalia ha in ballo, a partire dalle Torri dell’Eur. Sarebbero in definizione in queste ultime ore proprio i dettagli sugli accordi economici di questa joint venture che potrebbe far segnare, qualora tutto andasse in porto, una grande accelerazione anche sul futuro Stadio giallorosso. Fra le grandi opere realizzate dal Gruppo Pizzarotti figurano svariati ospedali sparsi nel mondo, una parte del nodo ferroviario dell’alta velocità fra Roma e Napoli, opere idrauliche, ferroviarie, metropolitane, tanto che il Gruppo era stato interpellato anche per la Metro D di Roma come promotore.


Odore di soldi, poi, all’ampia tavolata di Pallotta di queste ore, insieme a James Pallotta siede anche David Ginsberg.
Il manager del Fenway Group, insieme a Robert Needham del Fondo Raptor, ha partecipato all'ultima visita prenatalizia in Regione con l’assessore all’Urbanistica, Michele Civita combinata grazie ai buoni uffici di Fabio De Lillo, consigliere regionale di Ncd, ex assessore all’Ambiente della Giunta Alemanno, tifoso giallorosso e compagno di scuola di Baldissoni.  Ginsberg è uomo di alta finanza: nella sua carriera ha gestito moltissimi fondi speculativi, negli ultimi anni per la John W Henry & Co, e dal 2002 è vicepresidente dei Boston Red Sox, squadra di baseball che milita nella Major League e ha tra i soci DiBenedetto. Oggi, inoltre, Ginsberg è direttore del Liverpool FC e mantiene il suo ruolo di banchiere di investimenti, guidando il la Holding Raptor Group da lui fondata.




Si tratta, quindi, di un esperto banchiere il cui lavoro primario, al di là del mondo sportivo, è quello di reperire fondi da investire.

domenica 3 gennaio 2016

ECCO IL 2016 DELLO STADIO GIALLOROSSO




Il 2016 dovrebbe portare in dote l'inizio dei lavori ms il percorso dello Stadio di Tor di Valle è piuttosto stretto. Quel che manca è il d-day, il giorno di partenza del tutto.
Andiamo per ordine.

IL DEFINITIVO NON DEFINITIVO
Il progetto definitivo è ancora in lavorazione: quello consegnato a giugno scorso, quando
Marino ancora non era stato rimbrottato dal Papa né sfiduciato dai suoi, non era il vero "definitivo". E, infatti, il Comune, dopo averlo esaminato in via preliminare, accompagnò la “girata” del plico in Regione con una lettera che ne segnalava le mancanze a termini di legge. Carenza di documentazione (piano particellare degli espropri, sondaggi geologici, computo metrico estimativo, programma finanziario) e perplessità su alcuni elementi progettuali (metropolitana su tutte ma anche ambiente e proprietà delle aree). E la Regione, ricevuto il plico, ha fatto proprie le osservazioni del Campidoglio, di fatto, rispedendo al mittente le carte. Quindi, tutto il plico è ancora in lavorazione: poco prima di Natale, infatti, i progettisti delle diverse opere si sono visti recapitare un’email dal Gruppo Parnasi nella quale si chiedevano ulteriori integrazioni documentali, in special modo inerenti la Superficie Utile Lorda (Sul), il parametro, in sostanza, sul quale vengono calcolate le cubature che un progetto può sviluppare. 

PERCHÉ I RITARDI?
Voci di corridoio, poi, imputano a una sottovalutazione delle norme questo dilazionamento dei tempi di consegna del definitivo. In sostanza, secondo quanto si apprende, era convinzione dei proponenti che si dovessero consegnare i progetti definitivi di tutte le opere “pubbliche” (metro, ponti, strade, parcheggi) con l’aggiunta dei definitivi di alcune delle private (lo stadio, il convivium e una delle tre torri). In realtà, nel corso di una serie di colloqui in Regione (l’ultimo dei quali con l’assessore all’Urbanistica, Civita, poco prima di Natale) gli uffici tecnici hanno fatto presente che è necessario che siano consegnati i definitivi di tutte le opere: per quelle pubbliche con un livello di dettaglio paragonabile a un progetto esecutivo, mentre per quelle private l’esecutivo potrà essere consegnato anche in un momento successivo. E questo avrebbe aperto un “buco” nella progettazione: mancherebbero, infatti, i definitivi delle altre due torri. E sarebbe quindi questo il motivo per il quale il sospirato definitivo ancora non arriva. E, anche in quest’ottica, si inquadrano le notizie, divulgate da "Libero", di un possibile ingresso di uno dei colossi dell’edilizia, il Gruppo Pizzarotti, all’interno della cordata mentre si parla anche di possibili nuovi ulteriori accordi con il gruppo Salini, altro gigante del settore. 
E qui arriviamo all’inizio del gioco dell’oca dello stadio. 



LA CONFERENZA IN REGIONE
Fino a che non arriverà il definitivo, infatti, non si può aprire la Conferenza di Servizi decisoria, quella che avrà il compito di esaminare ogni dettaglio delle opere e dare il via libera definitivo adottando, nel contempo, il testo della “convenzione urbanistica”, cioè del contratto fra il privato proponente e il Comune. 
Al momento della consegna del definitivo, il d-day, verrà convocata la Conferenza di Servizi: entro 6 mesi gli oltre 30 diversi uffici tecnici di diversi Enti (Comune, Regione, Prefettura, Atac, Ama, Acea, Soprintendenze varie, Autorità di Bacino del Tevere, e via discorrendo) chiuderanno la pratica. In mezzo, qualora emergessero necessità di consistenti revisioni di parti progettuali, potrà essere concesso un solo “stop and go”, una pausa con la sospensione del timer di questi sei mesi. Terminato l’iter in Regione, quindi, si passerà alla firma della convenzione urbanistica (mediamente un mese di tempo), con la quale si chiude questa parte dell’iter. Da quel momento, i proponenti potranno iniziare una parte dei lavori. Quali? Le demolizioni dell’esistente ippodromo, la pulizia e la bonifica delle aree, l’installazione delle opere di cantiere. La vera e propria costruzione dell’intero complesso, però, avrà due iter distinti: le opere pubbliche (metro, ponti, strade, stazioni, raccordi) dovranno prima essere messa a gara europea. Quelle private (stadio, nuova Trigoria, convivium, torri e pertinenze varie), invece, non ne hanno bisogno e potrebbero anche iniziare immediatamente. Tuttavia, poiché lo Stadio potrà aprire ai tifosi solo nel momento in cui tutte le opere pubbliche saranno pronte, di fatto, i lavori dovranno andare di pari passo. Anche perché la cantierizzazione di un intervento così rilevante non può prescindere dall’adeguamento delle strade affinché camion e gru possano muoversi senza creare ingorghi di traffico. 

QUALCHE “PALETTO” TEMPORALE
Cerchiamo, quindi, di mettere qualche paletto temporale.
Non è detto che ci si riesca, ma ipotizziamo che i definitivi siano consegnati entro la fine di gennaio. Sei mesi di tempo per la Conferenza di Servizi e siamo a fine luglio (sperando non ci sia lo stop and go). Per fine agosto, la firma della Convenzione urbanistica. Da settembre, quindi, possono iniziare le demolizioni, che potrebbero essere anche considerate la prima pietra e che segnerebbero l’inizio del conto alla rovescia per i 24 mesi necessari a costruire il tutto. Intanto, dopo la firma della Convenzione, partiranno le gare europee per le opere pubbliche: da 6 a 8 mesi di tempo per il loro svolgimento. E siamo già in primavera 2017: e l’inaugurazione potrebbe arrivare per fine 2018.


NUOVO SINDACO
In mezzo, però, c’è l’incognita elezioni comunali: a metà giugno, come annunciato da Renzi pochi giorni fa, si vota per il Comune. Se la Conferenza in Regione ancora non avesse concluso i suoi lavori, nell’ipotesi in cui dalle urne, a fine luglio, (ballottaggio compreso e tempi tecnici per l’insediamento inclusi) uscisse fuori una maggioranza contraria alla realizzazione dello Stadio, la nuova Amministrazione potrebbe, con una delibera votata dal Consiglio comunale come quella sul pubblico interesse del dicembre 2014, modificare o cancellare il testo uscito sotto l’èra Marino. Ovviamente, dovrebbe essere una delibera con forti e inoppugnabili motivazioni giuridiche, altrimenti si correrebbe il rischio di esporre il Campidoglio a una richiesta di risarcimento danni da 1 miliardo e mezzo di euro. 

Ecco, quindi, perché in questo grande gioco dell’oca, fino a che non si arriva alla consegna del progetto definitivo, si rischia sempre di tornare alla casella di partenza. 

mercoledì 18 novembre 2015

STADIO; (FORSE) CI SIAMO


Finalmente, ci dovremmo essere. Finiti i sondaggi geologici su tutte le aree interessate dall'intervento, predisposte le relazioni statiche e antisismiche di base a disposizione di ingegneri e architetti, il “vero” progetto definitivo dello Stadio della Roma di Tor di Valle sta per vedere la luce. E, stavolta, dopo la fretta indiavolata di giugno scorso, imposta alla As Roma dalle necessità poilitico-mediatica dell'ex sindaco Marino, dovrebbe, appunto, essere la volta buona che il progetto sia davvero, almeno a termini di legge, il definitivo.
Il prossimo 23 novembre, da quanto Il Tempo apprende, tutti i progettisti che avevano ancora la loro parte del dossier "aperta" dovrebbero consegnare il compito. Il tempo di mettere insieme tutto e, più o meno per la fine del mese - si parla proprio della data del 30 novembre come di quella in cui presumibilmente il dossier verrà consegnato - il faldone dovrebbe prendere la strada del Campidoglio.
Da dove, dopo un controllo preliminare del contenuto, verrà poi inoltrato alla Regione Lazio perché venga indetta la Conferenza di servizi decisoria. Ponendo un paio di settimane necessarie agli uffici capitolini per l'esame del dossier e l'arrivo delle imminenti vacanze natalizie, è, quindi, possibile ipotizzare che la Conferenza parta dopo la Befana. Il count down dei 180 giorni, quindi, partirà dalla prima seduta della Conferenza alla quale parteciperanno una trentina di diversi uffici e Enti: la Regione, il Comune, la Prefettura, Atac, Acea, Ama, Autorità di Bacino del Tevere, soprintendenze e via dicendo. Entro metà luglio 2016, più o meno, dovrebbe giungere la sospirata e definitiva approvazione del progetto incluse le eventuali modifiche che dovessero emergere durante la Conferenza. Fatti, quindi, i debiti conti i lavori per lo stadio potrebbero partire fra fine 2016 e la primavera 2017 per concludersi, quindi, se tutto andrà bene, 24 mesi dopo la posa della prima pietra.



Cosa cambia rispetto alla versione di giugno
Mancavano, nel faldone consegnato dalla Roma in Campidoglio lo scorso 15 giugno, una serie di documenti fondamentali. In primo luogo non erano stati completati i sondaggi geologici e le prove antisismiche relative a tutte le aree interessate dal progetto. Erano, infatti, stati completati solamente quelli sulle aree di proprietà del Gruppo Parnasi, poco più della metà dell'intera superficie su cui ricadrà tutto il progetto. Non erano ancora stati realizzati, ad esempio, i sondaggi geologici sul fosso di Vallerano, quelli per le infrastrutture stradali e ferroviarie, quelle per i ponti. 
Mancando i sondaggi completi, quindi, non era possibile - a termini di legge - effettuare la progettazione completa delle fondazioni dei manufatti, edifici e ponti, strade e parcheggi. E, di conseguenza, non era possibile redigere una relazione economico-finanziaria (il costo reale e totale delle opere) completa. Tra l'altro, da quanto spiega Claudio Vercelli, geologo e direttore della Geores, la società che ha effettuato tutte le trivellazioni, rispetto alle previsioni iniziali, i sondaggi hanno dato esiti migliori per il sottosuolo, cosa che, quindi, dovrebbe comportare una buona diminuzione dei costi totali. Per intendersi, le due torri di Eurosky, costruite sempre dal Gruppo Parnasi nella zona del centro commerciale Euroma2 e distanti poco più di 3 km in linea d'aria da Tor di Valle, hanno fondazioni che raggiungono gli 85 metri di profondità. A Tor di Valle non si dovrebbero superare i 65 metri e 20 metri in meno di scavi e cemento armato sono bei soldi risparmiati. 
Anche il piano particellare degli espropri è ormai completo, ed era un altro dei documenti fondamentali per considerare, a termini di legge, “definitivo” il progetto.
Novità anche per il problema dell’assetto idrogeologico: le opere sul fosso di Valleranno, ritenute indispensabili dall’Autorità di Bacino del Tevere per evitare il rischio di allagamenti dovuti alle piogge, arriveranno fino alla Colombo. Oltre la pulizia del fosso, da quanto si apprende, il progetto prevede, dunque, due km circa di opere di contenimento, innalzamento e rifacimento degli argini. Già nel progetto presentato a giugno scorso, la Roma aveva “stanziato”, proprio per affrontare questo problema, ben 5 milioni di euro da dedicare al Fosso. Che, forse, grazie a questo intervento, non rappresenterà più un problema per i residenti della zona.



E lo stadio potrebbe aprire anche senza metro
Nel ginepraio della delibera di pubblico interesse si annida la scappatoia per uscire fuori dall’impasse della metropolitana. E potrebbe anche accadere che lo Stadio e tutto il suo complesso, possano aprire anche senza la metro
Andiamo per ordine. 
Fra le opere sulle quali è stato dato il “pubblico interesse” c’è il “potenziamento dell’offerta del trasporto pubblico su ferro con frequenza di 16 treni l’ora nelle fasce orarie di punta, prioritariamente attraverso il prolungamento della metro B”, con un investimento di 50,45 milioni di euro. 
Ora, al momento di trasmettere in Regione il dossier di giugno, nella lettera del Campidoglio allegata al faldone, c’era la bocciatura del progetto della metro B. I tecnici di Atac e del Dipartimento Mobilità del Campidoglio scrissero: “unica soluzione efficace è il potenziamento della Roma-Lido, mentre gli interventi sulla Metro B risultano inefficaci” arrivando a paventare una “riduzione dell’offerta del 40% rispetto all’attuale servizio e la compromissione della regolarità dell’esercizio creando problemi alla B/B1 tali da coinvolgere 2/300mila utenti”. 
Qualora, in sede di Conferenza di Servizi, venisse confermata la bocciatura della metro B, sarebbe obbligatorio ripiegare sulla Roma-Lido, il cui rifacimento è stimato con un costo di 300 milioni di euro. La Roma-Lido, però, è di proprietà della Regione
Quindi, la Roma, non gestendo direttamente il progetto, non potrebbe più essere obbligata, per aprire, ad attendere il completamento dell’opera che non dipende da lei ma da altri soggetti. Pagato l’obolo di 50 e spicci milioni, lo Stadio potrebbe aprire anche senza la metro.




venerdì 23 ottobre 2015

STADIO; CAUDO: "NESSUNA BOCCIATURA PER LA METRO"


PARSITALIA (PARNASI): "ENTRO POCHE SETTIMANE PRONTI I DOCUMENTI MANCANTI"



Entro poche settimane consegneremo in Comune i documenti mancanti”, dice Simone Contasta, di Parsitalia. E, Giovanni Caudo, assessore all’Urbanistica: “Non c’è nessuna bocciatura della metro” per lo stadio di Tor di Valle. 
Questo, in sintesi,  il risultato del sopralluogo di ieri sull’area dell’ex ippodromo, organizzato dall’Osservatorio Tor di Valle, l’organismo creato dall’Assessorato all’Urbanistica e che unisce comitati di quartiere e Municipi IX e XI per discutere del nuovo stadio della Roma di Tor di Valle. 
Entro quante settimane il dossier sarà effettivamente completo non è chiaro, anche perché Claudio Vercelli, geologo della Geores che sta curando i sondaggi geologici, conferma che mancano ancora le trivellazioni per il fosso di Vallerano e per le complanari di inserimento sull’autostrada Roma-Fiumicino. 
Difficilmente la consegna avverrà prima di novembre o, più probabilmente, di dicembre. Ribadite ai cittadini presenti le assicurazioni in merito alla bontà e innovazione del progetto, il piccolo colpo di teatro è venuto dall’incontro con l’assessore Caudo che dice: “non c’è nessuna bocciatura del progetto sulla metropolitana. Si deciderà tutto in conferenza di servizi in Regione”. 



Come si ricorderà, fra le relazioni che il Comune aveva inviato in Regione e ai proponenti, figurava un passaggio dell’assessorato alla Mobilità che, facendo propria una posizione di Atac, dichiarava il progetto sulla diramazione Metro B “inutile e dannoso”. Tuttavia, anche da parte dei proponenti le analisi progettuali sul trasporto pubblico su ferro continuano a essere incentrate proprio sulla metro B. 

mercoledì 23 settembre 2015

STADIO; INDAGA LA PROCURA, CARTE ALLA GUARDIA DI FINANZA

È uno dei grandi nodi da sciogliere ancora, quello della proprietà delle aree. La Procura indaga sulla compravendita dell’area oggi di proprietà di Parnasi, che però, è solo il 50,4% della superficie interessata dall’intero progetto. Un altro 8% è di proprietà pubblica, ma il 41,6% è di altri privati, quasi tutta, oltre il 90%, di società riconducibili al Gruppo Armellini. 
Ed è su questa parte che si incentra un pezzo della relazione che il Campidoglio ha allegato al cosiddetto “progetto definitivo” dell’impianto di Tor di Valle, al momento dell’invio del dossier alla Regione, lo scorso 25 luglio. 


Il Dipartimento Ambiente del Comune ha evidenziato un serie di problematiche ancora da risolvere. Fra queste, quello della proprietà delle aree
Si legge, infatti,“Oggi Eurnova […] non dispone delle aree del “parco agricolo” né delle aree di mitigazione a contatto con il depuratore Roma Sud. Dalla lettura della documentazione tecnica presentata, non si fanno riferimenti a questi aspetti legati al cronoprogramma degli interventi”. Inoltre, viene evidenziato che “le aree del parco agricolo, superficie di 230mila metri quadri, sono tutte di proprietà privata”. Tradotto dal burocratese: per realizzare il parco così come progettato, occorre che il Comune provveda “all’acquisizione delle aree individuando una procedura negoziata o per esproprio”. Insomma, il duo Parnasi/Pallotta o compra le aree che mancano o il Comune dovrà espropriarle

E non è questo l’unico problema che sta facendo slittare in avanti nel tempo l’apertura della Conferenza di Servizi finale in Regione. 

Il primo, come Il Tempo ha anticipato già nell’inchiesta di luglio scorso sul dossier Stadio, è dato dalla carenza di documentazione che rende il progetto non completo, almeno non in termini di legge. 
Mancano, infatti, tutta una serie di documenti - a partire dai sondaggi (ormai in fase di conclusione), al computo metrico estimativo, dalla relazione economico-finanziaria al piano particellare aggiornato e altri - che fanno del progetto non un definitivo ma una sorta di preliminare molto avanzato. Almeno per alcune parti di esso.

Il secondo, è il problema metropolitana
Ad agosto scorso, in Conferenza di Servizi preliminare, i tecnici capitolini si espressero chiaramente per destinare la parte di fondi messi a disposizione dai privati per il trasporto pubblico su ferro al miglioramento della Roma-Lido di Ostia, escludendo qualsiasi intervento sulla Metro B
Su indicazione del sindaco Marino, invece, in sede di trattativa con la Roma, e poi in delibera questo parere tecnico è stato “rovesciato”: nel testo varato dall’Assemblea Capitolina, infatti, si legge che l’intervento sul trasporto pubblico su ferro, dovrà essere realizzato “prioritariamente” attraverso il prolungamento della linea B della Metro fino a Tor di Valle, pur rimanendo scritte le perplessità del Dipartimento Mobilità sui rischi di interferenze con il servizio sulla Roma-Lido. 
Se non che, sia l’Atac che il Dipartimento Mobilità, analizzando il “progetto definitivo” presentato a giugno di quest’anno, hanno espresso nuovamente la loro contrarietà tecnica a quest’opera definita “inutile e dannosa” e in grado di mettere a rischio “2/300mila utenti” con una diminuzione del servizio del 40% in direzione Laurentina.

Un tema questo della metro che lascia, però, abbastanza indifferenti in Campidoglio: il nodo, dicono dagli uffici di Roma Capitale, verrà sciolto solo in sede di Conferenza di Servizi decisoria. Solo lì, infatti, si potranno effettuare le valutazioni approfondite sia sulla ipotesi progettuale presentata sia su eventuali altre varianti.

Un ulteriore problema è dato dal rischio idrogeologico. Giusto tre giorni fa, in risposta ad una interrogazione presentata da Filiberto Zaratti, deputato di SeL ed ex verde, il sottosegretario all'ambiente, Silvia Velo, Pd, citando l'Autorità di Bacino del Tevere, aveva parlato di rischi idrogeologici sul Fosso di Vallerano e su tutta l'area interessata dal progetto. In sostanza, esiste un rischio alluvioni nella zona. Si tratta, anche in questo caso come per la diramazione della Metro B, di un problema già noto sin dall'inizio della progettazione tanto che la stessa Autorità di Bacino aveva prescritto interventi di contenimento e mitigazione del rischio sul Fosso di Vallerano per un investimento globale di ben 5 milioni di euro. Investimenti conteggiati nel progetto che, chiaramente, dovrà poi essere valutato dall’Autorità di Bacino in sede di Conferenza definitiva. 

Tutto questo, quindi, comporta un evidente dilazione nei tempi di apertura della Conferenza di Servizi definitiva: occorrono prima i documenti mancanti (che dovevano giungere il 5 settembre ma la cui consegna è slittata), poi la revisione del progetto sul trasporto pubblico su ferro, quindi il problema dell’acquisizione delle aree mancanti. Solo allora, in Regione, partirà realmente il count-down dei sei mesi per chiudere la pratica. Cui dovranno comunque sommarsi le procedure per le gare europee (6-8 mesi) per le opere di interesse pubblico. 


Insomma, la strada per aprire i cantieri è ancora molto lunga: le promesse del Sindaco sulla prima pietra entro il 2015 appartengono al libro dei sogni. Infranti.

martedì 7 luglio 2015

STADIO; DUE ANNI DI LAVORI


 “Prima pietra” e inizio dei lavori: il sogno dei tifosi (e della dirigenza) della Roma ha queste espressioni ricorrenti. 
Al di là della data in cui effettivamente partiranno i lavori, nella Capitale del Paese delle incompiute e delle opere a rilento come la Salerno-Reggio Calabria e la metro C che doveva essere quella del Giubileo del 2000, l’avvio dei cantieri sarà comunque un successo su scala certamente nazionale. 

Ma, dopo la famosa prima pietra, come funzionerà il cantiere?

Nella mappa, la esatta localizzazione delle varie parti del progetto stadio


La risposta al quesito è di grande importanza perché si tratta della costruzione di quasi un milione di metri cubi in un quadrante in cui le strade sono già oggi intasate dal traffico. Per almeno 22 mesi (ma già dalla Roma si parla di 24 mesi) dalla data della posa della prima pietra ci sarà un gran via vai di camion, tir, gru, operai, trivelle. 
Sapere, quindi, come dalla Roma (e da Parnasi) prevedono di allestire un cantiere così rilevante è di grande importanza. 

Nella cartina, la disposizione dei nuovi ponti sul Tevere previsti nel progetto


IL PIANO LOGISTICO DELLA CANTIERIZZAZIONE
Per questo, l’ultimo dei documenti redatti e consegnati in Campidoglio lo scorso 15 giugno, è il “piano logistico della cantierizzazione”. Si tratta di un piano, redatto dalla Lendlease, che si adotta per organizzare e pianificare le “attività di gestione e di controllo della logistica del cantiere, al fine di assicurare un corretto e coordinato sistema di utilizzo delle aree di cantiere che devono essere condivise da più imprese, prevenendo l’insorgere di criticità tali da precludere il corretto svolgimento delle attività”.
Per scriverlo, vengono considerate una serie di variabili: l’analisi degli accessi al sito, compresi impatto sul traffico, controllo degli accessi, sicurezza del sito, consegna delle merci e dei materiali, rimozione dei materiali e permessi comunali; l’analisi delle interferenze (viabilità esistente, fogne, cunicoli, condotti, ambiente, ndr); l’analisi delle vie di circolazione dei lavoratori e dei materiali, alle zone di deposito e il sito ufficio; il coordinamento dell’organizzazione logistica; e, infine, l’analisi delle attività preliminari ai lavori, tra cui l'approvvigionamento idrico, la comunicazione di lavori temporanei come ad esempio recinzioni perimetrali, e segnaletica.

I TEMPI DEI PERMESSI
La prima parte del Piano, dopo aver ripercorso sommariamente tutto l’intervento (Stadio, Trigoria e Roma Village; Convivium; Business Park e aree verdi), si sofferma sulla questione delle tempistiche stimate per poter procedere con l’avvio dei lavori. 
Ancora (ottimisticamente) si prevede entro dicembre di quest’anno che la Conferenza di Servizi in Regione approvi il progetto definitivo (che definitivo, come si è visto nell’inchiesta de Il Tempo, non è ancora). 
E, a seguire, l’avvio del cantiere entro fine 2015. “Procedura di Valutazione di Impatto Ambientale alla Conferenza di Servizi”, scrivono, “come endo-procedimento”. 
L’obiettivo è di arrivare al rilascio dei titoli abilitativi per consentire l’avvio delle opere propedeutiche e delle demolizioni entro la fine del 2015”. Ovviamente, come la Lendlease stessa scrive, “data la complessità dell’operazione, l’intervento sarà sviluppato per fasi consecutive”.

LE FASI
Prima di tutto si partirà con la demolizione delle opere esistenti necessaria per avviare la costruzione dello stadio e delle infrastrutture. 
Subito dopo inizieranno i lavori per stadio (con parcheggi a servizio e viabilità interna), Trigoria, Roma Village e Convivium e, con questi, anche i lavori della prima fase del Business Park: Promenade, una delle tre torri con i suoi edifici bassi e opere a servizio.
La seconda fase del Business Park “inizierà dopo la conclusione delle fasi precedenti e sarà sviluppata sulla base delle reali esigenze commerciali”. 
E le opere pubbliche
Tre righe: “Le opere di urbanizzazione saranno realizzate con appalto pubblico. La loro esecuzione dovrà avvenire contestualmente alla realizzazione dei comparti privati. Le opere legate al verde pubblico saranno progettate a carico del Promotore, ma saranno realizzate dal Comune di Roma”. 




L’AREA DI CANTIERE
L’area sulla quale si costruirà è molto vasta (circa 1.085.520 mq). Per questo, in base alla sequenza dei lavori, verranno di volta in volta realizzate diverse aree di cantiere
Nella prima fase, durante le demolizioni, l’area sarà di dimensioni ristrette ma sarà necessario realizzare “la viabilità di cantiere” e l’”Area Logistica Centrale”. 
Saranno effettuate valutazioni del rumore, prima dell’inizio delle lavorazioni e durante il corso degli stessi, in cui si dovrà tener conto dei tempi e delle soglie di esposizione al frastuono per gli operai.  

LE DEMOLIZIONI
Per quanto riguarda le demolizioni, è stata eseguita a maggio scorso un’indagine con prelievo di 5 campioni di materiali a sospetto contenuto di amianto. Le analisi hanno accertato la presenza di amianto in due campioni e di fibre artificiali vetrose in un altro. A questi rifiuti pericolosi, si sommano due serbatoi in ferro per gasolio e benzina. Tutti questi rifiuti - si legge nel progetto - verranno smaltiti come sostanze pericolose. 
Dopo la rimozione di questi rifiuti, si parte con l’abbattimento in sequenza delle due tribune dell’Ippodromo, quindi degli edifici ausiliari (cabina elettrica, centrale termica, edificio custodi, ecc.) e, infine, con le scuderie. Durante tutte queste operazioni, è prevista una separazione dei tipi di rifiuti (ferrosi, piastrelle, mattoni, legno e via dicendo). 

RIDUZIONE DELL’INQUINAMENTO
Nel corso delle demolizioni - ma anche nella successiva fase di costruzione - il progetto prevede tutta una serie di accorgimenti per ridurre i diversi tipi di inquinamento, acustico, polveri, ambientali. I camion, ad esempio, in uscita dal cantiere dovranno essere preventivamente puliti, in special modo sulle gomme, e tutta la viabilità interna dovrà essere costantemente annaffiata per ridurre la dispersione di polveri. Nello specifico, in prossimità dell’uscita dal cantiere dovrà essere realizzata una piattaforma per il lavaggio delle gomme e dei mezzi pesanti, per preservare la pulizia generale delle strade e le condizioni igieniche delle aree esterne interessate dal passaggio dei mezzi. Lo smaltimento delle acque provenienti dall’impianto di lavaggio delle ruote degli automezzi invece avverrà tramite vasche di decantazione e separazione oli e grassi, prima di essere immesse nella rete comunale. Verrà anche realizzata una apposita vasca per il lavaggio delle betoniere.
  
IMPIANTI DI CANTIERE
Elettricità, acqua, smaltimento dei diversi tipi di rifiuto prodotto: ognuna di queste voci prevede una serie di opere necessarie a dotare il cantiere di allaccio per l’energia elettrica, nello smaltimento delle acque meteoriche (che avranno un particolare sistema di pompaggio per evitare l’accumulo nel fondo dello scavo), nella fornitura di acqua potabile e industriale, nell’allaccio delle fogne, e dei servizi telefonici. 



LA VIABILITÀ
Ovviamente, per chi vive o si trova a transitare quotidianamente per l’area di Tor di Valle è fondamentale ridurre il più possibile l’impatto dei camion in ingresso e in uscita dal cantiere. 
Per questo, nel piano si legge che nel giorno 0 (il D-Day giallorosso) verrà usata l’attuale viabilità (Via del Mare, via dell’Ippodromo e via Ostiense) con ingresso e uscita nell’attuale ingresso dell’Ippodromo
Al momento dell’inizio dei lavori dello stadio e della torre, sfruttando la futura viabilità così come progettata, gli accessi al cantiere diverranno due: via dell’Ippodromo e via dell’Equitazione. Per l’uscita, si continuerà a utilizzare via dell’Ippodromo. 
La terza fase, quella del rifacimento di parte della via del Mare/via Ostiense, prevede lo spostamento della sola uscita dal cantiere da via dell’Ippodromo a via dell’Equitazione che, nel frattempo, diverrà a due corsie.