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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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sabato 11 aprile 2020

CORONAVIRUS; LA NOMINA DI TULUMELLO FINISCE ALL'ANAC


La nomina di Carmelo Tulumello alla guida della Protezione civile della Regione Lazio finisce davanti all’Autorità nazionale Anti Corruzione (Anac). L’esposto parte da Roberta Angelilli, membro dell’esecutivo nazionale di Fratelli d’Italia. Secondo la Angelilli, la scelta di Tulumello sarebbe viziata da una serie di errori procedurali il più grave dei quali riguarda proprio le gare d’appalto
Tulumello è laureato in Giurisprudenza, ha comandato la Polizia Municipale di Fara Sabina, poi di Rieti, poi della Polizia provinciale di Rieti. È iscritto all’Albo dei Segretari comunali e provinciali. 
A giugno 2016 Tulumello tenta di diventare sindaco di Fara Sabina con il centrosinistra: portato da Zingaretti, vince le primarie ma non la poltrona di primo cittadino, fermandosi al 27 e spicci per cento contro il 56% del candidato vincitore, Davide Basilicata
La Regione a ottobre 2016 emana il bando per cercare il capo della Protezione civile. 
A novembre, la Giunta Zingaretti, dopo aver ricevuto un totale di 10 candidature, sceglie proprio Tulumello.
Fino qui è storia. Secondo la segnalazione della Angelilli, Tulumello “risulta privo di esperienze a livello regionale in materia di protezione civile e può presentare, rispondendo al bando, solo un'esperienza limitata al territorio reatino. In sostanza non ha mai messo piede in una sala operativa di protezione civile con compiti dirigenziali e non ha mai coordinato attività di carattere operativo a supporto dei primi interventi urgenti di protezione civile”. C’è poi il giallo delle gare d’appalto. Leggendo il verbale della seduta della Giunta che nomina Tulumello, viene fuori un pasticcio: vengono usati per dichiarare idoneo Tulumello i criteri del 2014 e non quelli del 2016: mancano la capacità di provvedere alla gestione amministrativa, ivi compresa la procedura di acquisto di beni e servizi in contesto di emergenza; e, secondo, la capacità di programmare e pianificare interventi post emergenziali in coordinamento  con i soggetti del sistema integrato protezione civile.
Risultato: stando al verbale della Giunta regionale Tulumello viene dichiarato idoneo ma sui criteri 2014 e non su quelli 2016.
Spiega la Angelilli: “Ironia della sorte uno dei due requisiti riguardava proprio le competenze relative alle procedure di acquisto di beni e servizi in contesto di emergenza. Esattamente il caso della clamorosa vicenda della ritardata fornitura delle mascherine, ancora aperta e sotto l’attenzione dalle autorità competenti. Insomma da quasi quattro anni abbiamo nel Lazio un capo della Protezione civile valutato dalla Giunta regionale secondo requisiti inesistenti nel bando di selezione. Su questo presenterò un esposto all’ANAC. Questa incredibile vicenda porta alla luce l'assoluta spensieratezza e superficialità con cui nella Regione Lazio si procede a nomine strategiche. In merito alla pasticciata gara sulle mascherine, l’inadeguatezza di Tulumello si basa proprio sulla paradossale circostanza di essere stato selezionato senza avere l’esperienza e la competenza per gestire affidamenti e gare”.



mercoledì 25 marzo 2020

REGIONE; CANDIDATA PD ALL'ANTICORRUZIONE


Altro caso politico in Consiglio regionale. La Lega denuncia: una candidata del Pd nominata come responsabile dell’anticorruzione della Pisana, contravvenendo al requisito di indipendenza e autonomia che l’Anac - Autorità nazionale anti corruzione - identifica come essenziale per il ruolo.
La storia è quella della nomina di Barbara Dominici alla guida del servizio “Prevenzione della corruzione e trasparenza”, ufficializzata con un decreto del presidente del Consiglio regionale dello scorso 20 febbraio. Secondo la Lega, però, questa nomina non sarebbe corretta.
In un’interrogazione a firma del capogruppo, Orlando Tripodi, si legge: “il responsabile dell’anticorruzione è individuata dalle amministrazioni per gestire, coordinare e vigilare sulle misure di prevenzione del rischio corruttivo, allo scopo di ridurre i fenomeni di cattiva amministrazione non necessariamente rilevanti sotto il profilo penale”. Però, prosegue la Lega, “l’Anac si riserva di verificare che sia garantita al responsabile la massima autonomia e indipendenza e che lo stesso non sia sottoposto adatti diretti e/o indiretti di influenza e/o ritorsivi”. Insomma, l’autonomia e l’indipendenza di chi deve controllare l’anticorruzione sono requisiti indispensabili per poter svolgere il ruolo “in modo imparziale, al riparo da possibili ritorsioni” anche verso gli stessi organi responsabili della nomina del capo dell’anticorruzione.
Il 26 novembre 2019 la Pisana avvia la ricerca interna di un dirigente da nominare all’anticorruzione ma, fra “i curricula dei dirigenti che hanno presentato domanda” entro il 3 dicembre - 7 giorni solari, 5 lavorativi -  o di “quelli di tutti i dirigenti in appartenenti al ruolo della dirigenza del Consiglio o della Giunta regionale in servizio presso il Consiglio” “non emergono esperienze che possano ritenersi adeguate per l’attribuzione dell’incarico”. Per cui, due giorni dopo, il 5 dicembre, l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, - presenti e favorevoli il presidente Buschini, il vicepresidente Devid Porrello (M5S) e i consiglieri Michela Di Biase (Pd) e Gianluca Quadrana ; assenti il vicepresidente Giuseppe Cangemi (Forza Italia) e il consigliere Daniele Giannini (Lega) - decide di cercare fuori dall’elenco dei dirigenti regionali. Nella stessa decisione dell’Ufficio di Presidenza viene anche indicato lo stipendio del nuovo capo dell’anticorruzione: 110mila euro lordi l’annooltre ad una retribuzione di risultato, pari al 30% del trattamento economico stesso, connessa alla verifica del raggiungimento degli obiettivi”. Durata dell’incarico: 3 anni. Quindi, al lordo, si può arrivare a 143mila euro l’anno con una spesa nel triennio di 429mila euro
Ora il problema, secondo l’interrogazione di Tripodi, risiede nel curriculum della vincitrice, la dottoressa Barbara Dominici.
Secondo la Lega la Dominici è stata candidata per il Pd alle comunali del 2016 a Trevignano Romano e ricoprendo, ancora oggi, il “ruolo di consigliere di opposizione”. Non bastasse, a dicembre 2018, la stessa Dominici è stata candidata nelle primarie per l’elezione del segretario del Pd Lazio proprio nella lista a sostegno di Bruno Astorre, ex presidente del Consiglio regionale, e ora, appunto, alla guida dei Dem del Lazio.  
Questo basta alla Lega per chiedere conto al presidente della Regione, Nicola Zingaretti, della nomina della Dominici considerata “organica al partito di maggioranza” e “posto che all’interno di Giunta e Consiglio ci sono professionalità con requisiti e esperienza superiori rispetto alla consigliera comunale di Trevignano Romano”. 


martedì 29 ottobre 2019

STADIO DELLA ROMA, L’ANAC PRECISA: “CONVENZIONE DA PUBBLICARE DOPO SOTTOSCRIZIONE”


Ricevo e volentieri pubblico quanto precisazione dell’ufficio del Portavoce dell’Autorità nazionale Anti Corruzione: “quando nella nota a firma del Presidente Raffaele Cantone si parla di “nuova Convenzione urbanistica in via di definizione” non si intende la bozza ma la Convenzione quando sarà sottoscritta e definita. Ogni diversa interpretazione, del resto, non sarebbe in linea con la normativa, che prevede che non si pubblichino bozze”.

Aggiunge l'Anac quali sono i documenti da pubblicare ai sensi delle vigenti normative sulla trasparenza (art. 39 dlgs. 33/2013, delibera Anac n. 1310/2016 (par. 8.3 e pagina 28 dell’allegato 1):
  


Appaiono pertanto decisamente fuori luogo le pretese di alcuni esponenti politici e di alcune associazioni di ottenere il testo della Convenzione prima che esso sia completo e definitivo, in special modo qualora basate sulla pronuncia di Anac.

Che - sia detto con una punta di ironia - magari la prossima volta potrebbe scrivere i propri pareri in modo meno equivocabile: meno gerundi e più futuri! 

Quindi, come specificato già ieri, i testi di tutti gli atti inerenti il progetto Stadio a Tor di Valle - variante urbanistica con osservazioni e controdeduzioni; convenzione “madre” fra la As Roma e il Campidoglio e quelle allegate fra Campidoglio e Regione Lazio sulla ferrovia in concessione Roma-Lido di Ostia, Campidoglio e Città Metropolitana sulla via del Mare/Ostiense; e fra As Roma e Acea per il depuratore e gli interventi di mitigazione degli odori - saranno presentati e regolarmente accessibili quando saranno definitivi esattamente come prevede la legge. 

Il resto sono vuote chiacchiere… da stadio. 




lunedì 28 ottobre 2019

STADIO DELLA ROMA, L’ANAC E LA FIBRILLAZIONE DELLE RANE


Sussulto dell’ultimo minuto: l’Anac, Autorità nazionale anti corruzione, scrive a Comune e Regione e chiede di pubblicare la convenzione in via di definizione sul progetto Stadio della Roma
Subito i ranocchi di Tor di Valle in agitazione: s’ode un gracidare infernale… “Anac, Anac, Anac” ripetuto come le trombe del Conte di Carmagnola. 

Ora, a parte l'evidente malinteso della richiesta alla Regione che, al momento, sta alla finestra non avendo alcun potere - fatto che denota la scarsa dimestichezza con la materia - s
gomberiamo il campo da qualunque equivoco: l’Anac non ha alcun potere in merito. 

Anzi, la richiesta dell’Autorità va ben oltre i suoi compiti e limiti

Forse che il Comune deve pubblicare le bozze di una delibera prima che questa sia approvata?
No, ovviamente. 
Forse che Anac ha chiesto a Milan e Inter di pubblicare integralmente il loro progetto parzialmente secretato per ragioni di politica industriale? Ma neanche per sogno, ovviamente. 
Forse che Anac ha chiesto di pubblicare o il Comune ha mai pubblicato i testi di convenzioni ancora in discussione?
Forse che Anac rivolge analoghe domande agli altri 7.913 Comuni di Italia? Ma nemmeno per sogno. 
Gli atti si commentano, si controllano, si contestano, si analizzano, si vivisezionano e si portano in tribunale quando sono definitivi. 

Le varie associazioni che hanno scritto ad Anac dovranno pazientare: quando gli atti saranno completati, subiranno, come da legge, una fase pubblicistica: saranno inseriti in una apposita delibera che andrà esaminata dalle Commissioni consiliari (almeno 5: urbanistica, lavori pubblici, trasporti, commercio e ambiente. E forse pure sport) e dal IX Municipio, competente per territorio. Poi andrà in aula per il voto. Che, c'è da giurarci, sarà accompagnato da un ampio dibattito. 
Tempo per esaminare i testi, quelli definitivi, ce ne sarà a bizzeffe. 
Qualcuno potrebbe obiettare: ma la stampa ha anticipato i contenuti dell'atto. Quindi ora ce lo diano. Vero. L'atto è stato anticipato su Il Tempo. Ma non pubblicato. Perché il testo non è definitivo. 








venerdì 20 settembre 2019

ECCO IL MANAGER CHE SI PROMUOVE DA SOLO


Passare con un tratto della propria penna il proprio stipendio da 69mila euro l’anno a 96mila: accade a Stefano Brinchi, ingegnere, presidente e amministratore delegato di Roma Servizi per la Mobilità, che si promuove da solo. Assunto come quadro nel 2010 quando Roma Servizi viene fondata, nel marzo 2018 ne diviene presidente e amministratore delegato e, a dicembre dello stesso anno, presenta al Consiglio di Amministrazione della società da lui stesso presieduto una delibera con cui si auto assegna un ruolo da dirigente e un aumento di stipendio, da 69mila euro lordi annui a 96mila. Il tutto senza selezioni o ricerca del personale.
Roma Servizi per la Mobilità è una società pubblica, di proprietà del Comune, per conto del quale “svolge le attività strategiche di pianificazione, supervisione, coordinamento e controllo della mobilità pubblica e privata”, attraverso “progettazione, sviluppo, realizzazione e gestione dei servizi di mobilità e di supporto alla comunicazione”. 
Con la delibera 33 del 21 dicembre 2018 - impossibile da trovare nella sezione trasparenza del sito aziendale - avviene il grande salto di Brinchi. Nel testo si legge che le Direzioni saranno 7 e “ricoperte da personale in possesso della qualifica di dirigente” ma che i dirigenti “attualmente in forza sono 5 e che quindi necessariamente verranno attribuiti degli incarichi ad interim”. E fra questi interim spunta (pagina 7) quello della “Direzione Trasporto pubblico che viene attribuita senza alcuna indennità aggiuntiva all’AD (Brinchi, ndr) in ragione del ruolo” e dell’”esperienza e competenza nel settore acquisita negli anni pur non possedendo la qualifica di dirigente”. Un’esperienza che, secondo il CdA, è “ragionevole e fondato presupposto per derogare a quanto previsto” dalle procedure interne per selezionare il personale. Subito dopo, l’aumento di stipendio: niente indennità, ma da Quadro di fascia IV, Brinchi passa con questa delibera a Quadro di fascia V, il massimo che un quadro possa raggiungere
La storia solletica qualcuno dentro Roma Servizi che informa l’Anac di questa procedura e l’Autorità scrive al Campidoglio che, a sua volta, domanda informazioni a Roma Servizi.
In risposta, a fine luglio di quest’anno, Roma Servizi chiarisce che dal lordo di 69mila euro annui più 9mila euro di premi produzione, con la delibera 33 Brinchi passa dal 1 gennaio 2019 a 96mila lordi e 12.300 euro di premi obiettivi. Cifre, la vecchia e la nuova, che includono anche i 20mila euro di indennità come responsabile di staff delle strategie dell’Agenzia. Spiega Brinchi: “il Cda ha deliberato un'indennità di funzione di 20mila euro annui lordi connessa alle responsabilità ed alle attività svolte quale responsabile dell'Ufficio e che quindi verrà automaticamente meno se e quando cesserà tale ruolo. L’interim alla Direzione Trasporto Pubblico non prevede compenso e l’adeguamento dello stipendio è coerente con il ruolo e senza alcuna procedura selettiva in quanto già Quadro”.


giovedì 17 gennaio 2019

SPELACCHIO SENZA PACE, ORA INDAGA PURE L'ANAC


Non fossero bastati ai romani i mesti spettacoli di Povero Tristo e di Spelacchio, i primi due alberi di Natale dell’era Raggi passati alla storia per la loro miseria, anche l’ultimo, quello appena smontato, finisce per creare grattacapi all’Amministrazione comunale. In questo caso, il Campidoglio dovrà rispondere all’Autorità Nazionale anti corruzione (Anac) guidata da Raffaele Cantone, cui si è rivolto l’immancabile Codacons con il suo immancabile esposto. 
L’albero del Natale 2018 è stato finalmente un albero degno di questo nome ed è stato sponsorizzato da Netflix
Il Codacons ha presentato nelle settimane scorse un esposto chiedendo di verificare la correttezza della sponsorizzazione, considerato che l’albero di Natale di Piazza Venezia targato Netflix, se da un lato garantiva risparmi per l’amministrazione, dall’altro consentiva alla società di utilizzare il marchio della capitale con indubbi vantaggi economici. Secondo una nota diffusa dal Codacons nel pomeriggio di ieri, l’Anac avrebbe aperto un fascicolo chiedendo formalmente al Comune di fornire chiarimenti sulla sponsorizzazione. In sostanza, l’Anac ha chiesto con una lettera ufficiale al Campidoglio di chiarire la documentazione relativa alla verifica dei requisiti morali dello sponsor e di chiarire la natura dei rapporti che intercorrono tra Igp Decaux Spa e la stessa Netflix. 
Nella comunicazione rilasciata dal Codacons vengono citati i passaggi della lettera dell’Anac al Comune: “Relativamente al possesso dei requisiti morali dello sponsor, in base agli atti acquisiti, non emerge se sia stata effettuata la verifica dei requisiti dell’esecutore, trattandosi di sponsorizzazione tecnica. L’Ufficio ha constatato, tuttavia, che tra gli allegati da presentare alla domanda per la formulazione delle proposte alternative, vi era anche un’apposita dichiarazione ai sensi dell’art. 76 del DPR 445 del 28.12.2000 (false autocertificazioni, ndr), di trovarsi in possesso dei requisiti di cui all’art. 80 del d.lgs. 50/2016 (non incorrere nei motivi di esclusione previsti dal nuovo Codice degli Appalti, ndr). Si chiede pertanto a Roma Capitale di confermare l’avvenuta verifica del possesso dei requisiti dell’affidatario della procedura e di inviare copia del contratto di sponsorizzazione, nonché di chiarire la natura giuridica del contratto che lega IGP Decaux Spa allo sponsor Netflix Spa che ha provveduto all’allestimento dell’albero”. 
Per il presidente del Codacons, Carlo Rienziil Comune ha 30 giorni di tempo per rispondere. In assenza dei dovuti accertamenti da parte dell’amministrazione, la procedura sarà ritenuta irregolare e pertanto il Campidoglio sarà denunciato alla Corte dei Conti per gli eventuali danni erariali prodotti”.


sabato 23 giugno 2018

STADIO, VEDIAMO DI CHIARIRCI

Premessa
Tutto ciò che scrivo (o leggiamo) oggi può cambiare anche due minuti dopo che è stato vergato: c’è un’inchiesta in corso e la Procura non è tenuta a dire ai giornalisti la verità su ciò che fa. Quando l’inchiesta sarà terminata, allora potremo tirare le somme.

Tuttavia..


L’INCHIESTA NON È SULLO STADIO DELLA ROMA
Chiarita la premessa, l’inchiesta non investe lo Stadio della Roma. Non vi è un solo atto dell’iter - lungo, complesso e, soprattutto, collegiale - finito nel mirino della Procura che, se del caso, vaglia la validità degli atti, non la loro correttezza amministrativa. 

Spiego: la Procura di Roma deve appurare se gli episodi corruttivi contestati agli indagati, hanno interessato la formazione di un qualunque atto, alternandolo e, quindi, rendendolo non valido. La Procura non entra nel merito delle interpretazioni amministrative delle norme. Per quello ci sono le magistrature amministrative se e quando saranno interpellate. 
L’Anac non si occupa di queste cose: si occupa degli appalti pubblici e non a caso il suo presidente, a mia specifica domanda (registrata pubblicamente) rispose che loro non guardano la correttezza amministrativa dell’iter in sé ma, semmai e se e quando sarà, il rispetto delle norme sugli appalti.

Quindi: quelli che…

  • L’Anac ha detto sì, dicono una cazzata. Anche se siedono in Campidoglio
  • La Procura ha detto sì… dicono una cazzata (che, per altro, potrebbe essere smentita ogni giorno)
  • L’iter è viziato, dicono una cazzata. L’iter è valido. Non corretto da un punto di vista di diritto amministrativo, questo non lo sappiamo e lo sapremo solo se e quando si pronunceranno le Magistrature amministrative, le sole preposte a questa analisi e mai d’ufficio ma su richiesta

PERCHÉ ALLORA SI PARLA DI INCHIESTA SULLO STADIO?

  1. Giornalisticamente è più semplice, attira l’attenzione e fa fare tanti click sulle edizioni online o vendere più copie
  2. La Procura stessa l’ha presentata in questo modo
  3. Lo Stadio (il suo progetto nel complesso) è lo sfondo sul quale si muovono i personaggi coinvolti


MA CI SONO LE INTERCETTAZIONI…

Non ogni intercettazione, per quanto resa pubblica, è una dichiarazione di colpevolezza.
Se la parte privata, in conversazioni private, decide di sviare sempre e comunque il problema del Ponte di Traiano e degli studi sul traffico, è suo diritto farlo. Sarebbe compito degli uffici pubblici evitare lo sviamento. 
Se il rappresentante unico dello Stato in Conferenza di Servizi, in una conversazione privata, asserisce che “lo stadio farà schifo” esprime una posizione personale. Chi ha letto le carte, sa che il Rappresentante dello Stato durante la Conferenza non solo non ha di fatto grande autonomia ma non ha proprio espresso pareri personali, limitandosi, forse pure troppo, a collazionare i pareri dei vari dipartimenti. 
Aggiungo alla riflessione che non è compito di un tecnico dire se quella soluzione è bella o brutta ma è compito suo dire se è tecnicamente corretta e rispetta le varie, numerose norme che regolano il settore.

La domanda, quindi, è: la decisione degli uffici pubblici, ad esempio, di non approfondire la questione del Ponte di Traiano o degli studi sul traffico, è stata presa perché il funzionario responsabile è stato condizionato, vuoi direttamente con corruzione o vuoi perché condizionato un suo superiore che lo ha in qualche modo convinto/costretto?

A questa specifica domanda - la cui eventuale risposta affermativa è quella che potrebbe porre in condizione di invalidità atti dell’iter del progetto - è quella cui devono rispondere da una parte la Procura con le indagini dall’altra gli uffici pubblici coinvolti con il loro controllo interno.


MA CI SONO LE DAZIONI DI SOLDI AI POLITICI

Lo ha spiegato chiaramente il Pm, Paolo Ielo: “Non ogni dazione di denaro fra imprenditori e politici è illecita. Lo è se non viene deliberata dall’organo societario preposto e, soprattutto, se non viene iscritta a bilancio. Se le parti la iscrivono a bilancio ed è deliberata in modo corretto, è una donazione lecita”. Che poi possa essere inopportuna è possibile. Ma c’è enorme differenza fra opportuno e illecito. 


QUINDI?

Quindi, dire che l’iter deve fermarsi per sempre è una sciocchezza pari a quelle di chi propone aree ad minchiam (Eur, ex Fiera e via dicendo), a chi, da società pubblica, si propone di fare il partner di un progetto privato di una società sportiva quotata in borsa (piuttosto, ma chi propone queste cose come fa a stare nel posto che ricopre senza essere cacciato a calci in culo per incompetenza?). 
Altrettanto ad minchiam sono le posizioni di chi, oggi, per non perdere quel poco di faccia che gli è rimasta, urla ai quattro venti che è tutto a posto e che si può andare avanti come se niente fosse. 

Si andrà avanti dopo la fine dell’inchiesta (con i tempi che ha), quando ci sarà la certezza (che non la stabilisce il Sindaco o l’Assessore X o Y ma gli atti scritti della Procura e del GIP) che l’iter è valido perché l’inchiesta è finita senza che vi siano stati atti giudiziari contro l’iter. 

Questo perché, tutti quelli che pontificano su cessioni del progetto e altre idee simili, possono spiegarmi quale imprenditore sano di mente deciderebbe di investire anche un solo sesterzio bucato su un progetto che è così tanto nell’occhio del ciclone?

ULTIMA ANNOTAZIONE

Ci sono, in queste settimane, dichiarazioni di giubilo da parte di alcune Associazioni, magari di urbanisti non proprio di primissimo pelo, che strombazzano un “avevamo ragione noi”. Ci sono quelle di un ex assessore cacciato con ignominia dal posto che occupava per manifesta incapacità (parole del Sindaco) e per aver tentato, con un’intervista a un collega, di insinuare condotte immorali del suo Sindaco. Intervista negata prima, contestata come estorta poi, infine la resa. 
Sul secondo è bene tacere per rispetto dell’età della persona. Non per altro. 
Sui primi, è bene ricordare loro che non una delle loro denunce presentate negli anni è alla base di questa inchiesta. Quindi, un po’ di silenzio, anche per loro, non sarebbe una cattiva politica.

sabato 3 marzo 2018

STADIO; ZINGARETTI TREMA E FINISCE NEL PALLONE


Gli avevano chiesto, a RadioRadio, di commentare le esternazioni di James Pallotta sulle radio romane e Nicola Zingaretti, presidente uscente della Regione Lazio in corsa per la riconferma non le ha mandate a dire: “Pallotta? È un altro che viene da fuori e con arroganza si relaziona a una comunità bellissima, che lo è anche nella sua ricchezza. Arrivano e danno lezioni, se pensassero invece a fare il proprio dovere sarebbe meglio. È un altro di quelli che sbaglia. Da romanista dico: invece di dare lezioni agli altri ci permettesse di tornare a sognare, perché questa è la vera grande questione che abbiamo davanti”.
Un’uscita strana, dura, durissima soprattutto considerando i rapporti che, almeno in apparenza, sono sempre stati ottimi fra la società giallorossa e Zingaretti. 
E più di qualcuno ha subito messo in relazione la tornata elettorale di domani con questa uscita ancor più inaspettata visto il carattere certo non iroso di Zingaretti e il suo costante rifuggire da ogni tipo di polemica.
Alcune voci di Radio Regione parlano di qualche consigliere che avrebbe spinto Zingaretti a questa uscita semplicemente per un banale conto elettorale.
In questo periodo, complici i risultati per nulla entusiasmanti della squadra guidata da Eusebio Di Francesco, sulla graticola è finita la società, a partire proprio da Pallotta, considerato sempre troppo lontano dai calciatori (qui si era abituati al presidente “papà” sul modello di Dino Viola e Franco Sensi), per nulla presente nei momenti importanti e decisamente concentrato sullo Stadio più - sostiene la vulgata accusatoria - che sul rendimento sportivo della squadra. 
Curve rumoreggianti e, quindi, potenziali voti in libera uscita: questo, più o meno il conticino fatto nell’entourage del Presidente della Regione. 
Tra l’altro, che le radio romane non siano tenere nei confronti di Pallotta non è proprio un mistero. Radio romane dove molti esponenti del Pd vanno più o meno quotidianamente per la parte radiofonica della campagna elettorale. 
Difendere, quindi, le radio romane attaccando Pallotta - che, spesso, ci mette tanto del suo per risultare facilmente criticabile - si traduce in una bella strizzatina d’occhio ai tifosi e, ovviamente, alla corte dei miracoli dell’etere. 
Anche perché la granitica certezza sulla rielezione alla guida della Regione non è più così granitica come nelle prime settimane e questo sembra aver acuito una certa dose di “sensibilità” del Governatore. 
Del resto, in questo, non è l’unico che si rivolge alla platea dei voti dei tifosi. In senso contrario a quello di Zingaretti, lo ha fatto il sindaco di Roma, Virginia Raggi, proprio in questi ultimi giorni prima con la questione della variante urbanistica sul Ponte dei Congressi, poi con il presunto “bollino” rilasciato da Anac e smentito a Il Tempo direttamente dal presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone. E lo ha fatto anche la candidata 5Stelle, Roberta Lombardi, anche lei su una sponda diversa da quella di Zingaretti, dicendosi pronta a discutere anche con la Lazio per il suo impianto e promettendo iter veloci in caso di sua vittoria per quello della Roma (peccato che le incombenze che ancora restano in carico alla Regione sono determinate per legge e non sono comprimibili).