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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 24 gennaio 2019

RIFORMA CONI, LO SPORT SI FERMA


La strada della riforma del Coni intrapresa nei mesi scorsi dal Governo rischia di azzerare tutte le attività sportive almeno fino ad aprile.
Questo è quanto emerge dalla lettura di una lettera firmata da Carlo Mornati, segretario generale del Coni, e indirizzata ai Presidenti, ai Segretari e Delegati provinciali del Comitato Olimpico.
Nel testo si legge: “con riferimento al riassetto del Coni e del sistema di finanziamento dello Sport di cui all’articolo 1, commi da 629 a 633 della legge 30 dicembre 2018 numero 145, vi informiamo che il budget Coni per l’esercizio 2019, approvato dal Consiglio nazionale con propria deliberazione del 26 ottobre 2018, sarà oggetto di rimodulazione ai fini della ripartizione delle risorse tra Coni e Sport e Salute Spa”.  
Sfrondando dal burocratese, la legge di riforma del sistema di finanziamento dello sport deve ancora passare per la effettiva divisione dei fondi fra il Coni e la Sport e Salute, la società che, secondo il Governo, dovrà preoccuparsi di gestire le erogazioni dei finanziamenti a tutte le federazioni sportive, attività fino a oggi svolta in via diretta dal Coni.
Prosegue la lettera: “alla luce di quanto sopra, si rappresenta che tutte le attività delle strutture territoriali finanziate o co-finanziate con fondi Coni devono intendersi, al momento, sospese in attesa della nuova ripartizione delle risorse destinate al Coni. Per quanto concerne, invece, le progettualità finanziate interamente con fondi di terzi, le stesse potranno essere attuate nei limiti degli stanziamenti comunicati dai soggetti eroganti. Si specifica che dovrà essere garantita l’apertura delle sedi per l’ordinaria amministrazione e potranno essere svolte tutte quelle attività che non prevedono impegni di spesa”.
Anche qui, traducendo dal burocratese, le sedi vanno tenute aperte, si possono portare avanti o quelle iniziative che sono gratis o quelle interamente finanziate da soggetti terzi, quindi non dal Coni o dalle Federazioni, e solo nei limiti del finanziamento esterno ottenuto.
Per quelle che, ordinariamente, sarebbero state finanziate con i fondi del Coni, invece, si dovrà attendere l’esecutività della riforma del settore con l’assegnazione dei fondi alla costituenda Sport e Salute.
Se va bene, quindi, almeno 3 o 4 mesi di stop a qualsiasi attività onerosa: la Sport e Salute dovrà entrare nella sua piena operatività prima di poter procedere all’erogazione effettiva dei finanziamenti. 
La riforma voluta dal Governo Conte va a modificare le leggi varate da Tremonti nel 2002 che avevano dato vita all’attuale sistema: da una parte il Coni, dall’altra la Coni Servizi che diventava società strumentale della prima. La Coni Servizi era partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia e lavorava per il Coni con un contratto di servizio, gestendo i Centri di preparazione olimpica, la Scuola dello Sport e l’Istituto di medicina e Scienza per lo sport. Al Coni rimane la gestione dei finanziamenti alle Federazioni sportive.
Il nuovo assetto deciso dall’attuale Governo prevede che la Coni Servizi cambi nome, diventando Sport e Salute SpA, e che sia questa a distribuire i finanziamenti alle Federazioni sportive. Quindi, il controllo dei soldi per il mondo dello sport passa dall’organo di autogoverno dello sport, il Coni, a una società i cui vertici sono espressione del Ministero delle Finanze.    
Ogni anno il Coni gestisce fondi per circa 260 milioni di euro utilizzati per le attività di Federazioni sportive, Enti di promozione sportiva e dei gruppi sportivi militari.


martedì 6 novembre 2018

LA RIFORMA DEL CONI 3/ COME FUNZIONA ALL'ESTERO. LA RIVOLTA DELLE FEDERAZIONI


Come funziona il finanziamento allo Sport negli altri Paesi? Ovviamente, le differenze sono molte, legate, ad esempio, all’importanza delle Regioni come in Spagna e Germania, oppure al mondo dell’imprenditoria privata, come per gli Stati Uniti. Uno degli elementi dominanti, però, in Usa, Gran Bretagna, Francia, Spagna e Germania - Paesi del G7 e tutto sommato omologhi all’Italia - è la presenza, fra le fonti di finanziamento, delle rispettive lotterie nazionali
In sostanza, in ciascuno di questi Paesi, quello che da noi una volta era il Totocalcio, finanzia per buona parte il mondo sportivo. In Italia, invece, l’introduzione negli anni ’80, nelle varie declinazioni, di Superenalotto e Gratta e Vinci ha finito, insieme alla frammentazione delle partite dei campionati di calcio, per distruggere il Totocalcio che era la principale fonte di finanziamento del Coni

STATI UNITI
Negli Usa, innanzitutto, vige un forte regime liberista, il che si traduce nella totale assenza di finanziamenti pubblici allo Sport che, al contrario, vive per il 40% dai diritti Tv, per un altro 40% dagli sponsor e per il restante 20% da donazioni private che sono rigorosamente esentasse. Non solo, ma il Comitato Olimpico Internazionale “gira” al Coni americano il 20% delle sponsorizzazioni fatte da aziende americane. Parliamo di General Electrics, Coca Cola, Visa, Procter&Gamble, Dow Chemicals, Intel, Atos, NBC e Discovery. Una fetta di soldi immensa che è il Coni a stelle e strisce a gestire. 

GERMANIA 
Qui, con la riforma del 2006, è stato di fatto copiato il modello italiano. Il Coni tedesco ha incorporato sia le Federazioni di sport olimpici che quelle di sport non olimpici. I soldi provengono dalla Lotteria, dalle sponsorizzazioni, dalle sovvenzioni erogate dai singoli Länder (Regioni) cui si aggiungono 150 milioni di euro annui dallo Stato federale. Il tutto gestito autonomamente dal Coni di Berlino

GRAN BRETAGNA
Dalla regina Elisabetta il Coni locale incorpora solo le federazioni che disputano le Olimpiadi. Non ci sono fondi di Stato ma lo sport viene finanziato dalla Lotteria nazionale. La ripartizione dei finanziamenti viene calcolata in base alle medaglie già vinte in una determinata disciplina e a quelle probabilmente attese. Se non vinci, niente soldi e non a caso, gli inglesi sono secondi, dopo gli Usa, nel medagliere Olimpico di tutti i tempi.

FRANCIA
Qui la differenza è che il Ministero dello Sport eroga direttamente i fondi (in Italia, quando c’è, il Ministero dello Sport è senza portafogli) ma, in vista delle Olimpiadi di Parigi del 2026, il sistema si sta avviando verso una riforma che ricalca il sistema italiano con la gestione dei finanziamenti affidata a un’Agenzia ma con le decisioni assunte dal Coni d’Oltralpe.

SPAGNA
I finanziamenti vengono decisi dal Ministero dello Sport che li eroga tramite il Consejo Superior de Deportes che “gira” i soldi alle Federazioni.





Sono preoccupato. Se questa è la riforma, rischiamo la morte dello sport italiano che il Coni finanzia anticipando i soldi”.
Ugo Claudio Matteoli, professore universitario di Chimica industriale, è il presidente della Federazione Italiana della Pesca sportiva e Attività Subacquee (Fipsas), giunto al quinto mandato nonché presidente della Fédération Internationale de la Pêche Sportive en Eau Douce (Pesca sportiva in acqua dolce).

Presidente, che ne pensa di questa proposta di riforma?
Faccio una premessa importante: sono di ritorno ora dal Messico, dove ho accompagnato la squadra italiana al Campionato del mondo di “black bass” (un tipo di pesce persico) che è tornata con il bronzo. Per questo ho potuto solo leggere notizie di stampa, senza parlare con nessuno. Tuttavia, sono molto preoccupato”.

Cosa la preoccupa?
Quando la politica si intromette nello sport non ne discendono mai cose buone. E per politica, non intendo un partito o uno schieramento, ma la politica tout court. Ancora dobbiamo riprenderci dai danni che ha fatto la Riforma Melandri che ci è caduta fra capo e collo la legge sul limite dei tre mandati. Una follia tipicamente politica. A livello internazionale, se va bene iniziano a conoscerti con non meno di due mandati, forse tre. Strano che, poi, si voglia metter mano ai mandati delle federazioni sportive e non a quelli di Camera e Senato. Basti pensare che, quando scadrà questo mandato, sarà necessario trovare fra le 6 e le 7mila persone volontarie che diano vita alle 105 sezioni provinciali e ai 21 comitati regionali. Solo per la Pesca. Queste sono le storture che la politica ha prodotto ogni volta che ha messo mano alla governance dello Sport”.

E ora?
Ora, riflettiamo su un paio di passaggi. In primo luogo, se sarà la Coni Servizi, società per azioni, indipendentemente dal nome con cui si chiamerà, a erogare i fondi, a quella cifra di 410 milioni di euro che il Governo ha annunciato, andranno sottratti 60 milioni di Iva che si perdono nel giro delle fatture. Ma c’è un problema ancora maggiore”.

Dica.
Le Federazioni oggi funzionano perché il Coni anticipa i soldi per farle funzionare. Domani, messi sotto il Ministero delle Finanze, andremo sotto le lentezze burocratiche tipiche dei Ministeri. Tu presenti bilanci e fatture che poi lo Stato ti paga con ritardi clamorosi. Questo rischia di segnare a morte l’intero mondo sportivo italiano. Tra l’altro, che in nome della trasparenza e correttezza amministrativa, i nostri bilanci sono giustamente spulciati e controllati sia dal collegio interno dei revisori dei conti i cui membri sono in maggioranza nominati non dalla Federazioni ma poi anche da società esterne, per la mia Federazione è Ernst&Young, che, infine, dal Coni che li vidima”.

E quindi?
Quindi, non può certo essere una questione di trasparenza dei conti. Tra l’altro il Coni è un vero e proprio gioiello”.

Cioè?
La nostra governance del mondo sportivo è un fiore all’occhiello che il resto del mondo ci invidia o ci copia. Come Presidente della Federazione Internazionale ho modo di interagire con i miei colleghi di altri Stati: l’autonomia e la funzionalità del Coni ci vengon invidiate e non a caso molte nazioni stanno ispirandosi al nostro sistema per riformare i loro”.

Il presidente Abbagnale ha richiamato la necessità di una riforma che parta dalla scuola. 
Ha ragione. Il movimento sportivo si basa essenzialmente sul volontariato. E la scuola è assente nella formazione dei futuri atleti. Ora, io capisco la necessità di provare ad ammodernare il sistema ma questa proposta di riforma mi sembra sbagliata sotto tutti i profili. Ripeto un concetto: quando la politica mette mano in modo dogmatico allo sport, finisce solo per creare danni”. 

lunedì 5 novembre 2018

LA RIFORMA DEL CONI 2/ CORTE DEI CONTI, CONI CAMPIONE DI EFFICIENZA


Mentre il Governo cerca di impossessarsi non solo, o non tanto, direttamente della gestione dei soldi dello sport quanto, soprattutto, di mettere le mani della politica sull’intero mondo sportivo, c’è da registrare quanto la Corte dei Conti - solitamente mai particolarmente tenera nel giudicare le società pubbliche - afferma sui bilanci del Coni e della Coni Servizi: promossi e benedetti. 

LA RIFORMA PROPOSTA DAL GOVERNO
La riforma che l’Esecutivo ha inserito - con il solito articoletto estemporaneo dentro la legge finanziaria esattamente con lo stesso cliché che avvenne per la cosiddetta legge Stadi (147/2013) - nella manovra di bilancio di prossima discussione in Parlamento prevede che sia la Coni Servizi, cui verrò cambiato nome in Sport e Salute SpA, ad erogare i fondi alle 44 Federazioni sportive nazionali. A oggi, questo compito spetta al Coni, origano di autogoverno del mondo dello sport. I vertici del Coni - Giovanni Malagò è l’attuale presidente - sono eletti dal Consiglio nazionale che è composto da 70 membri espressione delle Federazioni e da 5 degli Enti di Promozione Sportiva. Coni Servizi, invece, ha già i vertici nominati dal Ministero delle Finanze ma è una società per azioni strumentale al funzionamento del Coni i rapporti con il quale sono regolati da apposito contratto di servizio. La riforma, quindi, trasferirebbe il controllo dei soldi per le Federazioni sportive dal Coni a una società i cui vertici sono espressione del Governo. 

MANUALE CENCELLI PER LO SPORT COME PER LA RAI
A parte la violazione delle raccomandazioni del Comitato Olimpico Internazionale (la numero 28: “Il supporto ricevuto dalle autorità pubbliche non deve essere utilizzato in alcun modo per giustificare interferenze o pressioni sulle organizzazioni sportive”), il nodo è che in questo modo le Federazioni “povere” finiranno per essere politicizzate. Insomma, si rischia di fare del mondo sportivo un carrozzone esattamente uguale alla Rai: invece delle poltrone dei direttori di rete e testata, dei capiredattori e dei corrispondenti, si parlerà di presidenti federali e simili: insomma, si adotterà il Manuale Cencelli anche per lo sport. 

LE FEDERAZIONI “POVERE” LE PRIME VITTIME
Facile capire come: su 44 Federazioni, escluse quelle più ricche (Calcio, Rugby, Volley, Tennis, Basket e Nuoto) tutte le altre dipendono quasi esclusivamente dai contributi oggi versati dal Coni e, domani, dalla politica. Badminton, Canoa e Kayak, Squash, Hockey, Motonautica, Pentatholn e Sci Nautico, ad esempio, dipendono dai contributi Coni per una quota non inferiore all’84% del valore della produzione fino addirittura al 90% della Motonautica. Poi, ci sono tutte le altre, le cui percentuali sono inferiori ma comunque con una media superiore al 50% del valore della produzione. Spostare, quindi, la fonte del contributo vitale da un organo apolitico e apartitico a una società che risponde a Ministri, viceministri, sottosegretari, partiti e movimenti, di oggi e di domani, significa rendere le Federazioni dipendenti dal potere politico. 

LA CORTE DEI CONTI BENEDICE CONI E CONI SERVIZI
C’è poi il “dettaglio” della Corte dei Conti che ha esaminato, promosso e benedetto i bilanci consuntivi 2016 di Coni e Coni Servizi. 
Quelli del 2016 sono gli ultimi bilanci che la magistratura contabile ha esaminato: quelli 2017 sono stati approvati pochi mesi fa e il lavoro della Corte ovviamente giungerà più in avanti. 
Al di là di questo, però, in un panorama francamente desolante di società pubbliche che la Corte bacchetta ogni anno, Coni e Coni Servizi rappresentano se non un unicum sicuramente una perla rara. 

L’ANALISI DEI BILANCI 2016 CONI
Scrivono i magistrati contabili: il Coni nel 2016 si è occupato della “partecipazione della squadra italiana” alle Olimpiadi di Rio “nonché alla II edizione dei Giochi olimpici giovanili invernali di Lillehammer”. Il bilancio è in attivo di 263mila euro, con un valore globale della produzione pari a 458milioni di euro, in aumento rispetto al 2015 grazie alla “crescita dei ricavi commerciali, dei contributi assegnati dallo Stato, da Ministeri ed altri Enti pubblici e privati, nonché dai contributi del CIO”. Ovviamente, rispetto al 2015 sono aumentati anche i costi, lasciando però il saldo finale con il segno più. Aumenta di poco patrimonio netto che si attesta a 41milioni di euro e spicci. Quasi 3 milioni i risparmi che il Coni ha fatto dando “attuazione ai vincoli di finanza pubblica”. Altra nota positiva, la predisposizione del “Piano triennale di prevenzione della corruzione e del Programma triennale della trasparenza”, l’implementazione del “sistema di “whistleblowing” per la gestione delle segnalazioni”. Tempestivi anche i pagamenti verso i fornitori. Infine, la Corte ribadisce la necessità che il Coni, nel trasferire le risorse alla Federazioni sportive, le subordini “ad uno scrupoloso e puntuale rispetto delle norme volte al contenimento delle spese, anche al fine di ottimizzare i costi e rendere più efficiente la gestione”. 

L’ANALISI DEI BILANCI 2016 DI CONI SERVIZI
Veniamo all’analisi dei bilanci della Coni Servizi. “La Società ha provveduto, alla luce delle norme introdotte dai provvedimenti legislativi sulla “spending reviewa realizzare le necessarie economie, seguite, laddove previsto dalle norme, dai conseguenti accantonamenti e versamenti allo Stato, sia direttamente, sia indirettamente attraverso il Coni (riduzione del contributo statale a monte e/o versamento da parte dell’ente)”, scrivono i giudici contabili che aggiungono: “nel corso del 2016, Coni Servizi ha provveduto ai versamenti alle casse dello Stato di quanto dovuto, sia in termini di “dividendo” che di saldo delle riduzioni” di spese (1,6 milioni). Regolarissimo il pagamento dei fornitori, in media a 36 giorni, e allineati i compensi per gli amministratori della società. In salita anche il patrimonio netto (57,5 milioni), 144 milioni il valore della produzione e 826mila euro in attivo la chiusura del bilancio. 

LA RIFORMA DEL CONI 1/ LE MANI DEL GOVERNO SULLO SPORT





Nella manovra finanziaria su cui il Governo deve ottenere il via libera da Camera e Senato è stata inserita anche una “riforma” del sistema sportivo italiano. Una riforma - come fin troppo spesso accade nel nostro Paese - piuttosto estemporanea e tutt’altro che organica e che, di fatto, mette nelle mani dell’Esecutivo il controllo sullo sport e sui soldi che girano intorno allo sport. 
Andiamo per ordine. 

Com'era fino a oggi
Nell’articolo 48 dell’attuale testo viene disposta la modifica delle leggi Tremonti che avevano dato vita all’attuale sistema Coni da una parte e Coni Servizi dall’altra, risolvendo in questo l’allora gravissima crisi economica del mondo sportivo, legata al collasso delle scommesse del Totocalcio. 
Dal 2002, quindi, al Coni si affianca la Coni Servizi, società per azioni, partecipata al 100% dal Ministero dell'Economia. Coni Servizi è il braccio operativo del Coni con il quale ha un contratto di servizio e gestendo i Centri di preparazione olimpica, la Scuola dello Sport e l’Istituyto di medicina e Scienza per lo sport. Al Coni rimane la gestione dei finanziamenti alle Federazioni sportive.
A questo proposito, stando ai bilanci consuntivi del 2017 delle 44 federazioni sportive italiane, il Coni ha elargito contributi per le attività federali pari a quasi 240 milioni di euro.

La riforma del Governo
Ecco, di fatto, con la riforma che il Governo ha pensato, l’Esecutivo finisce per mettere le mani sullo sport e sulla sua società strumentale, la Coni Servizi, che cambierà nome, diventando Sport e Salute SpA. Solo che a distribuire i finanziamenti alle Federazioni sportive non sarà più il Coni ma sarà la nuova creatura, Sport e Salute SpA. Quindi, il controllo dei soldi per il mondo dello sport passerà dall’organo di autogoverno dello sport, il Coni, a una società i cui vertici saranno nominati dal Ministero delle Finanze. 

Rischio nuovo carrozzone di Stato
Lo spostamento del controllo dei fondi da un organismo autonomo come il Coni a uno controllato direttamente dall’Esecutivo, come sarà la Sport e Salute, rischia di dare vita a una nuova forma surrettizia di carrozzone di Stato. Senza tener conto della Raccomandazione 28 del Comitato Olimpico internazionale: “Il supporto ricevuto dalle autorità pubbliche non deve essere utilizzato in alcun modo per giustificare interferenze o pressioni sulle organizzazioni sportive”.


Il nuovo conto economico
Il testo della riforma, in teoria in vigore dal 2019 in realtà è probabile che il tutto slitti al 2020, il Governo ritiene di finanziare lo sport destinando il 32% annuo degli introiti di alcune tasse - Ires, Iva, Irap e Irpef derivanti dalla gestione di impianti sportivi, dalle attività di club sportivi, palestre e altre attività sportive - per Coni e la futura Sport e Salute SpA per un ammontare, però, che non dovrebbe mai essere inferiore a 410 milioni di euro. In sostanza, ad esempio, se nel 2019 quelle quattro imposte dessero un gettito di 2 miliardi, il 32%, quindi 640 milioni, andrebbe allo Sport. Se il gettito fosse solo 1 miliardo - 320 milioni sono il 32% - il Governo dovrebbe coprire la differenza fino ad arrivare a finanziamenti pari a 410 milioni. 
Di questi 410 milioni, 40 andrebbero al Coni, per sostenerne il funzionamento, le attività istituzionali, la copertura dei costi della preparazione olimpica e il supporto alla delegazione italiana. Il resto, 370 milioni, finisce a Sport e Salute che dovrà destinarne non meno di 260 (“inizialmente” è scritto nel testo della proposta di legge) al “finanziamento delle Federazioni sportive nazionali”.
Insomma, se economicamente, a occhio, l’ammontare annuo dei fondi per le Federazioni sportive resta più o meno invariato, quello che cambia è “l’ufficiale pagatore”: non più il Coni ma, di fatto, il Governo con l’Interposta società Sport e salute. 

Toccato anche il calcio
E non è che il calcio - la Federazione Gioco Calcio da sola genera un movimento economico di oltre 4,5 miliardi di euro - resti incolume dalle mire del Governo che già, con il Decreto Sicurezza, imporrà alle società sportive di pagare i costi delle forze dell’ordine impiegate in occasione degli eventi sportivi. Dalla prossima stagione, le società di calcio di serie A e B sarebbero obbligate a sottoporre i propri bilanci entro il 30 giugno alla vigilanza di società di revisione sottoposte al controllo della Consob. Pena l’esclusione dalla «torta» dei diritti tv. Anche qui, poi, è in atto un processo di riforma della giustizia sportiva da parte di Coni e Federazione: chi verrà sanzionato, avrà una settimana per ricorrere ad una sezione ad hoc della giustizia sportiva. Poi si andrà direttamente alla sezione speciale del Collegio di Garanzia del Coni e quindi al Tar. Ci sarà quindi un grado di giudizio in meno. 


FEDERAZIONE Consuntivo 2017 Contributo Coni %
AECI                (aeromobil Club) 3.180.350 €
ACI 383.987.862 €
FIDAL             (Atletica leggera) 24.691.118 € 11.119.519 € 45,03%
FIBA (Badminton) 2.934.751 € 2.483.684 € 84,63%
FIBS (Baseball) 6.141.960 € 4.175.807 € 67,99%
FIB (Bocce) 8.574.717 € 3.155.482 € 36,80%
FIDS                (Danza sportiva) 7.865.855 € 1.636.052 € 20,80%
FIDASC              (Armi e caccia) 1.478.598 € 1.131.018 € 76,49%
FIGC (Calcio) 4.500.000.000 € 33.022.068 € 0,73%
FICK                 (Canoa e Kayak) 4.802.608 € 4.039.914 € 84,12%
FIC (Canottaggio) 6.861.723 € 4.262.244 € 62,12%
FCI (Ciclismo) 18.071.781 € 9.148.575 € 50,62%
FICR (Cronometristi) 2.878.202 € 1.507.509 € 52,38%
FGI (Ginnastica) 10.826.070 € 6.428.094 € 59,38%
FIG (Golf) 21.156.274 € 9.204.707 € 43,51%
FIGH (Handball) 4.773.656 € 2.822.920 € 59,14%
FIGS (Squash) 1.514.773 € 1.345.751 € 88,84%
FIH (Hockey) 3.447.447 € 2.908.970 € 84,38%
FISR                 (Sport rotellistici) 5.187.340 € 3.376.632 € 65,09%
FIJLKAM            (Arti marziali) 12.177.398 € 7.344.020 € 60,31%
FMSI              (Medici sportivi) 10.249.838 € 2.736.785 € 26,70%
FMI (Moto) 18.891.321 € 4.489.224 € 23,76%
FIM (Motonautica) 2.138.724 € 1.940.185 € 90,72%
FIN (Nuoto) 44.693.626 € 14.105.126 € 31,56%
FIP (Pallacanestro) 40.037.000 € 9.468.000 € 23,65%
FIPAV (Pallavolo) 44.686.205 € 10.120.029 € 22,65%
FIPM (Pentathlon) 3.212.549 € 2.854.607 € 88,86%
FIPSAS           (Pesca sportiva) 9.795.076 € 3.214.511 € 32,82%
FIPE (Pesistica) 5.259.461 € 3.315.681 € 63,04%
FPI (Boxe) 6.651.412 € 5.054.782 € 76,00%
FIR (Rugby)* 44.564.316 € 5.794.171 € 13,00%
FIS (Scherma) 10.911.734 € 7.475.144 € 68,51%
FISW (Sci nautico) 2.679.329 € 2.388.001 € 89,13%
FISG                  (Sport del ghiaccio) 8.334.667 € 4.872.932 € 58,47%
FISE                 (Sport equestri) 19.887.001 € 5.268.592 € 26,49%
FISI                  (Sport invernali) 27.003.690 € 9.779.909 € 36,22%
FITA (Takwondo) 4.483.876 € 2.876.894 € 64,16%
FIT (Tennis) 59.000.195 € 7.053.360 € 11,95%
FITET (Tennistavolo) 5.159.258 € 3.186.501 € 61,76%
UITS                 (Tiro a segno) 7.155.011 € 3.669.561 € 75,90%
FITAV (Tiro a volo) 7.249.426 € 5.502.357 € 72,50%
FITARCO               (Tiro con l'arco) 5.184.981 € 3.758.860 € 72,50%
FITRI (Triathlon) 4.808.800 € 2.671.118 € 55,55%
FIV (Vela) 7.270.228 € 4.368.288 € 60,08%
TOTALE 5.429.860.207 € 235.077.584 € 4,33%
*Disponibile solo il bilancio preventivo 2017
Fonte: elaborazione sui bilanci consuntivi 2017 depositati dalle singole Federazioni con l'eccezione della Figc la cui relativa pagina è inaccessibile ed  quindi stata usata la cartella stampa della presentazione del consuntivo 2017 e la FIR per cui è disponibile solo il preventivo 2017
Nota metodologica: viene utilizzato il "valore della produzione" come voce relativa al bilancio. I contributi Coni sono quelli indicati nei bilanci stessi