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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Dario Franceschini. Mostra tutti i post
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venerdì 3 luglio 2020

FRANCHESCHINI L'ANTI-RAGGI


Ad ogni scossone dei rapporti fra i due azionisti principali del Governo, il Pd e i 5 Stelle, e il premier, Giuseppe Conte, corrisponde, quasi con una relazione geometrica, uno scossone sulla tenuta interna dei due stessi partiti, uno sulla Regione Lazio e uno sulla corsa al Campidoglio. Tutti diabolicamente collegati come fosse un enorme domino.
Negli ultimi giorni due elementi stanno mandando in fibrillazione il sistema: Conte e il Pd si stanno allontanando sempre di più praticamente su ogni tema all’ordine del giorno, dal Mes e dal Dl Liquidità, fino alle cose più piccole. E, in Regione, continua la lotta al coltello fra i due Zingaretti boys, il vicepresidente Daniele Leodori, e l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, con il segretario del Pd stufo di questa continua serie di discussioni che stanno finendo per logorare la già raffazzonata maggioranza che tiene su la Pisana. Tanto che, secondo fonti Pd, lo stesso Zingaretti starebbe iniziando a considerare l’esperienza di governo in Regione come un qualcosa di concluso.
La sommatoria di questi due fronti - Pd e Conte e Regione maionese impazzita - potrebbe finire per avere ripercussioni molto più profonde anche sulla candidatura per Roma. Il mandato Raggi scade a giugno 2021 e, ancora oggi, la risposta di tutti i partiti, Pd per primo, è che di Roma e delle candidatura se ne parlerà dopo le Regionali di autunno che segneranno, qualunque sia il risultato, uno spartiacque.
Il risultato delle Regionali potrebbe assestare il colpo di grazia al governo Conte o comunque indebolirlo, rendendo necessario un cambio di passo e di assetti nell’esecutivo. In questo caso, per evitare le urne che potrebbero consegnare a Salvini e alla Meloni la maggioranza del Parlamento che eleggerà, nel 2022, il successore di Sergio Mattarella al Quirinale, Zingaretti potrebbe essere obbligato ad entrare direttamente nella compagine di governo.
Di conseguenza, salterebbe sia la Regione - che andrebbe al voto anticipato, forse anche insieme al Comune di Roma in un election day di fuoco - che l’assetto interno del Pd. Zingaretti, dunque, dovrebbe lasciare la guida del Lazio ma, entrando nel governo, finirebbe per divenire automaticamente il capo delegazione, fagocitando il ruolo oggi ricoperto da Dario Franceschini, ministro dei Beni Culturali e capo delegazione del Pd all’interno della maggioranza. 
I rapporti tra il premier Conte e Franceschini, inoltre, non sarebbero affatto idilliaci: i due hanno visioni molto discordanti su tutti i principali dossier aperti. Le discussioni a Palazzo Chigi sarebbero all’ordine del giorno.
Insieme a quelli di Roberto Gualtieri ed Enrico Letta - solo per citare i nomi di due big Dem, ai quali bisogna comunque aggiungere Paolo Gentiloni e, soprattutto, David Sassoli - il nome di Franceschini era già girato come quello di possibile candidato sindaco di Roma per la coalizione di centrosinistra. È uomo di levatura, con una solida esperienza amministrativa e di governo (l’esatto contrario della Raggi e di Marino) ma, come da lui stesso detto in conversazioni private con colleghi di partito, non è romano e, pur essendo il marito di Michela Di Biase, consigliera regionale romana e una delle «grandi potenze» del Pd capitolino, il timore è quello di finire come Ignazio Marino, un marziano troppo distante dalla mentalità del Campidoglio e della sua melassa. 
Inoltre Franceschini oggi si trova nel suo elemento: ai Beni Culturali e capo delegazione Pd è, di fatto, uno degli uomini di maggior rilievo nel panorama politico Dem.
Tuttavia, l’eventuale ingresso di Zingaretti al Governo finirebbe, appunto, per erodere la posizione di Franceschini il quale, a questo, punto, potrebbe anche essere tentato dall’avventura a Palazzo Senatorio.


giovedì 2 luglio 2020

ROMA, LE PRIME GRANDI MANOVRE PER LE COMUNALI 2021

Giorno più, giorno meno manca solo un anno alle elezioni per il successore di Virginia Raggi il cui mandato scade a giugno 2021. Ufficialmente tutti gli schieramenti si nascondono dietro un “è troppo presto, se ne parla verso Natale” ma iniziano le grandi manovre di avvicinamento al voto.

Per i 5Stelle i prossimi 6 mesi saranno animati dalla lotta fra il sindaco uscente, Virginia Raggi, che vorrebbe tentare una candidatura bis e chi, usando la regola del divieto di superare due mandati, non ne vuol sentir parlare. Se la Raggi non dovesse battere le resistenze armate del no al bis, in campo Monica Lozzi, presidente del VII Municipio e considerata, nel nulla cosmico dei parlamentini sopravvissuti alle gelosie interne grilline, la più capace. Perché la Raggi corra per un secondo mandato da sindaco e un terzo totale (considerata l’esperienza da consigliere comunale con Ignazio Marino sindaco) occorre cambiare le regole interne del MoVimento. Ma in molti, visto il bilancio disastroso di questo quinquennio e le scarse probabilità della Raggi di arrivare al ballottaggio, non hanno intenzione di fare ulteriori strappi alla già fin troppo addomesticabili regole del partito per incassare solo una sonora sconfitta. In questo fronte del “no Raggi bis” va inserita di diritto Roberta Lombardi, capogruppo in Regione, e una fetta di consiglieri comunali per altri versi stanchi del procedere a zonzo del Sindaco e dei suoi. 
La Raggi ha sei mesi per battere questa fronda interna. 
La decisione finale sarà comunque demandata alla conventicola interna della casta grillina e poi, come d’abitudine, ratificata sulla piattaforma Rousseau.
Per il centrodestra e il centrosinistra la partita è decisamente più complessa e si intreccia in modo diabolico con gli assetti interni dei partiti e delle alleanze nonché con la tenuta del Governo nazionale e della Regione Lazio.
Primo punto: in molti a sinistra temono o a destra sperano che in autunno il Governo Conte chiuda i battenti e che alla fine non ci siano altre maggioranze rinvenibili in Parlamento con il risultato del voto anticipato in primavera. 
Una ipotesi comunque difficile da realizzarsi visto che eventuali elezioni politiche finirebbero per comporre quel Parlamento cui spetterà di determinare la scelta del successore di Sergio Mattarella al Quirinale nel 2022.
L’ipotetica caduta di Conte finirebbe per trascinare con sé anche quella della Regione Lazio (dove nel 2018 Zingaretti vinse di misura ma senza avere la maggioranza in Consiglio regionale) i cui equilibri si reggono su un paio di consiglieri di opposizione passati a puntellare gli zingarettiani e la pattuglia grillina trasformata in quieto giullare della maggioranza. 
Il risultato finale sarebbe la tempesta perfetta: un mega election day con alle urne Parlamento, Regione Lazio e Campidoglio. 
Nel Pd ci sono da tenere presente gli equilibri interni che poggiano sull’alleanza fra Dario Franceschini e Zingaretti, la stessa alleanza che consente a Conte di rimanere ancora a Palazzo Chigi. Con i renziani che attaccano quotidianamente i Dem. 
A sinistra da settimane girano molti nomi: Roberto Gualtieri, David Sassoli, Carlo Calenda, i presidenti dei Municipi I, Sabrina Alfonsi, e III, Giovanni Caudo; Lorenzo Tagliavanti
Ciascuno di questi nomi presenta più problemi che soluzioni: Calenda litiga tutti i giorni col Pd e coi renziani; Gualtieri non è esattamente il più amato dagli italiani che aspettano ancora la cassa integrazione; Sassoli non ha esperienza di alcun tipo e sta decisamente bene a presiedere il Parlamento europeo. La Alfonsi e Caudo sono troppo “piccoli” per una corsa simile; Tagliavanti ha tanti amici quanti nemici fra Unioncamere, Camera di Commercio e Confederazione Artigiani.
Per questo l’idea che circola - formalmente respinta dal diretto interessato ma non per questo accantonata - è quella di candidare Enrico Letta. Uomo garbato, personalità di rilievo europeo, con ottime entrature nel mondo che conta della politica e della finanza, moderato (che dopo le urla politiche di Marino e la Raggi non guasta), in grado di aggregare. Certo, Letta non è esattamente un uomo del popolo. E per questo l’orientamento sarebbe quello di affiancargli Amedeo Ciaccheri, oggi presidente del Municipio Garbatella e proveniente dal mondo della sinistra movimentista.
Enrico Letta potrebbe anche garantire alle opposizioni un mandato di “pace” politica: dalla campagna di Alemanno in poi è stato tutto un susseguirsi di ululati politici che hanno alzato costantemente il tono e le attese, deludendo altrettanto rapidamente.
Nel centrodestra, invece, la partita è a uno stadio un po’ più arretrato. Il primo vero problema è che né Fratelli d’Italia né la Lega hanno personale politico sufficiente in numero e preparazione per “reggere” il Campidoglio e la Regione (qualora si votasse per entrambi). Non parliamo poi del Governo… 
Quindi, a destra, sembra più iniziata una corsa a non rimanere col cerino della scelta in mano. FdI, con un fortissimo radicamento a Roma, potrebbe lasciare alla Lega la scelta del nome e, al massimo, tentare il colpo sulla Regione. La Lega non sembra disposta a fare l’agnello sacrificale e quindi, alla fine, non è da escludersi un candidato di Forza Italia. Gira il nome di Annagrazia Calabria che possiede un curriculum di tutto rispetto ma non appare esattamente come un trascinatore di folle. Tanto che più di qualcuno ipotizza che la “pax lettiana” potrebbe non essere affatto un’offerta da rifiutare.

giovedì 21 maggio 2020

IL GOVERNO BOCCIA DI NUOVO IL LAZIO


E siamo a due. Il Governo impugna dinanzi la Corte Costituzionale il collegato al bilancio della Regione Lazio. Giusto poco più di un mese fa, era stato impugnato il Piano Territoriale Paesistico regionale. 
Difficile non evidenziare come entrambe le impugnative siano state portate all’approvazione del Consiglio dei Ministri da parte del Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, che è anche il “capo delegazione del Pd nel Governo. Di fatto, il paradosso è che il capo delegazione del Pd nel Governo impugna dinanzi la Consulta in un poco più di un mese due provvedimenti del leader del Pd, Nicola Zingaretti. 
Ad aprile, dunque, era stato impugnato il Piano Paesistico, ora il collegato al bilancio. Ironia della sorte, il collegato viene impugnato proprio per le parti legate alla pianificazione paesaggistica in quanto violerebbero il Codice dei Beni Culturali.
In modo sintetico, il Governo chiede alla Corte Costituzionale di dichiarare l’illegittimità di alcuni articoli e commi del Collegato regionale perché sarebbero in contrasto, appunto, con le norme nazionali sui Beni Culturali. Fra queste norme del Collegato impugnate, alcune riguardano le energie rinnovabili e il fotovoltaico; altre le attività legate al turismo rurale, alla vendita diretta dei prodotti agricoli, alla ristorazione con i  prodotti tipici e, infine, alle attività culturali. 
Siamo all’ennesimo scontro istituzionale tra Governo e Regione Lazio e tutto ciò avviene sulla pelle dei cittadini che sono oggi disorientati davanti alla terza impugnatura che blocca di fatto un’altra legge approvata dalla maggioranza. Se c’è un conto in sospeso interno al Pd, tra Zingaretti e Franceschini, non possono rimetterci i cittadini”, attacca Laura Corrotti, consigliere regionale della Lega.

La prima pagina del ricorso alla Consulta


mercoledì 11 luglio 2018

PALAZZO NARDINI È VINCOLATO: NIENTE VENDITA


Palazzo Nardini - antica sede del Governatorato di Roma con il Papa Re - è vincolato e non si può vendere
Lo ha stabilito la Commissione Regionale per la Tutela del Patrimonio Culturale del Lazio (la stessa, per intendersi, che bocciò la richiesta di vincolo avanzata dalla soprintendente Margherita Eichberg sulle tribune dell’ippodromo di Tor di Valle). 
La Commissione ha approvato, all’unanimità, “la riformulazione del vincolo su Palazzo Nardini, avviata dalla Soprintendenza il 10 aprile scorso, ai sensi del Codice dei Beni Culturali”. 
Palazzo Nardini, attualmente nel patrimonio della società pubblica Invimit, era già vincolato per il suo valore architettonico e storico artistico. 
Il nuovo provvedimento riconosce all’intero complesso anche il particolare interesse storico per il suo riferimento alle vicende politiche, della cultura, nonché di testimonianza dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive e religiose del nostro Paese. 
Il nucleo originario dell’edificio viene costruito nella seconda metà del 1400 e prende il nome dall’allora arcivescovo di Milano, Stefano Nardini, che dà il via alla costruzione del palazzo. Alla morte di Nardini, la proprietà passa all’Arciconfraternita Ospedaliera del SS. Salvatore ad Sancta Sanctorum che lo affitta a una serie di personaggi storici: il cardinale Giovan Battista Orsini; Franceschetto Cybo, figlio di papa Innocenzo VIII; Federico Sanseverino, cardinale di Salerno; e altri.
A metà 1600 il palazzo diviene ufficialmente la sede del Governatorato di Roma dove rimarrà per un secolo quando sarà il Governatorato si trasferirà a Palazzo Madama, oggi sede del Senato. 
Curiosità: il nome della strada su cui sorge Palazzo Nardini, via del Governo Vecchio, discende proprio dalla destinazione dell’edificio. 
Negli anni 30 del secolo scorso, a Palazzo Nardini si installa la sezione penale della Pretura di Roma
Il 2 ottobre 1973 un gruppo di donne appartenenti a diversi movimenti dell’epoca, prese possesso di Palazzo Nardini, abbandonato, che divenne, quindi, la prima sede della Casa Internazionale delle donne. Trasformatolo in una struttura di accoglienza per le donne in difficoltà, il Palazzo rimase sede della Casa fino al 1985 quando, dopo un quadriennio di trattative, il sindaco di allora, Nicola Signorello (Dc), assegnò loro un’ala del Convento del Buon Pastore a via della Lungara.
Nel 2001 la Regione Lazio (presidenza Storace) assegna il Palazzo alla Asl, poi stringe un accordo con il Ministero dei Beni culturali che si conclude, nel 2003, con l’acquisto dell’edificio per 37,5 milioni di euro. Nel 2008 la Regione (presidenza Marrazzo) decide di rivendere il Palazzo al Mibact per farne la sede di una biblioteca, con tanto di lavori nei solai per sostenere il peso per circa 5milioni di euro. Fra il 2011 e il 2014 la Regione (presidenze Polverini e Zingaretti) conduce una trattativa con il Mibact per finalizzare questo trasferimento di Palazzo Nardini. Arrivano i primi ok, ma, all’ultimo, il Mibact si tira indietro: la biblioteca non interessa più. 
La Regione, allora, tenta la carta Invimit, la società pubblica che dovrebbe valorizzare i beni dello Stato. 
E c’è pure una paginetta di gossip vecchia Dc: il “no” finale all’acquisizione di Palazzo Nardini da parte del Mibact avviene sotto la guida del Ministero di Dario Franceschini, la Invimit è guidata da Elisabetta Spitz, già direttrice dell’Agenzia del Demanio, prima moglie di Marco Follini. Ad esprimere interessamento per Palazzo Nardini all’Invimit sarebbe stata Angiola Armellini, già compagna di Bruno Tabacci
Poi arriva la Soprintendenza che pone il vincolo, ieri confermato dalla Commissione regionale. Sul vincolo, Invimit aveva tentato la carta Tar: ma il Tribunale, a maggio, ha negato la sospensiva fissando l’udienza di merito a dicembre.

martedì 1 maggio 2018

NIENTE BIGLIETTO PER IL PANTHEON. ALMENO FINO A SETTEMBRE


Doveva partire domani, il 2 maggio, il biglietto di ingresso di 2 euro al Pantheon, l’antico Tempio di tutti gli Dei dell’Antica Roma divenuto Basilica cristiana dove sono sepolti i Re d’Italia. E, invece, niente da fare: prima della fine dell’estate resta tutto così com’è sempre stato, gratuito. 
E non c’entrano - stando al Ministero dei Beni Culturali - le polemiche sollevate al momento dell’annuncio dell’istituzione del ticket dal vicesindaco e assessore alla Cultura di Roma, Luca Bergamo. Si tratta solo di un problema burocratico: il direttore del Pantheon è andato in pensione e il Mibact, prima di procedere con il biglietto, vuole che sia individuato il nuovo responsabile del tempio edificato nel 27 dopo Cristo da Marco Agrippa, genero dell’imperatore Augusto. 
In questi giorni, forse proprio il 2 o il 3 maggio, sarà pubblicato “l’interpello” - una procedura interna all’Amministrazione con cui si scelgono, con l’esame dei curricula, i nuovi dirigenti, già usata, ad esempio, anche dalla Raggi nell’ultimo riordino delle varie posizioni di comando in Campidoglio - con il quale verranno individuati una ventina di nuovi direttori di strutture culturali non autonome (quindi niente bando internazionale) fra le quali, appunto, anche il Pantheon. 
Il bando resterà aperto per un mese, quindi almeno fino all’inizio di giugno. Dopo di che, trattandosi di una procedura interna, in tempi piuttosto brevi - una decina di giorni - dovrebbe essere nominato il nuovo responsabile della basilica che, con i suoi quasi 7,4 milioni di visitatori, risulta essere il sito museale italiano più visitato.
A quel punto inizieranno le procedure per rendere operativo il sistema di bigliettazione: al momento, il Mibact è orientato alla creazione di un ticketing diffuso. In sostanza non un luogo specifico e unico in prossimità dell’edificio, la classica biglietteria, ma la possibilità di acquisire i tagliandi di ingresso nelle edicole, nelle tabaccherie e online. 
A questo, poi, si potrebbe aggiungere anche una parte di personale del Ministero, che dovrà appositamente essere addestrato, e che, essendo “itinerante” (in modo non dissimile a quanto avviene sui treni con i controllori che fanno il biglietto a chi ne è sprovvisto) potrà fare i biglietti “volanti”. 
Lo scorso 11 dicembre, un accordo firmato tra il Vicariato e il Mibact alla presenza del ministro della Cultura, Dario Franceschini e del vicario per la Diocesi di Roma, monsignor Angelo De Donatis, aveva decretato la fine della gratuità dell’ingresso al Pantheon con l’istituzione di un biglietto da 2 euro. Che, moltiplicato per i 7,4 milioni di visitatori medi annui dell’edificio, fanno un gruzzoletto di 15 milioni abbondanti che il Mibact avrebbe utilizzato per valorizzazione e tutelare il monumento. L’esercizio del culto e le attività religiose sarebbero rimaste gratuite. 
Al momento dell’annuncio, si era immediatamente dichiarato contrario il vicesindaco e assessore alla Cultura di Roma, Luca Bergamo: “il Governo adotta decisioni che hanno impatto sulla vita della Capitale senza cercare un accordo con chi l'amministra. Mi auguro che il ministero abbia pensato ad accantonare fondi da trasferire a Roma per coprire i costi delle misure aggiuntive di vigilanza urbana e polizia amministrativa che necessariamente deriveranno dalla formazione di code sulla piazza”.
In questo caso, niente polemiche ma solo un po’ di sana italica burocrazia. 


venerdì 10 novembre 2017

REGIONALI, LE GRANDI MANOVRE NEL PD


La data ancora non è stata fissata: la legislatura regionale, su carta, dovrebbe concludersi a fine febbraio prossimo quando si compiranno i 5 anni dalla data dell’elezione di Nicola Zingaretti alla presidenza della Regione Lazio. Ma le elezioni regionali sono prossime: fra marzo e maggio/giungo si voterà, forse regionali e politiche insieme, qualora il Governo optasse per un election day. E, nel frattempo, dentro il Partito Democratico sono iniziate le grandi manovre per le candidature.

La consapevolezza, fra i Democratici è netta: queste regionali sono un po’ un’ultima spiaggia. Se il Lazio passasse di mano, il Pd nel giro di un triennio dall’elezione di Ignazio Marino con il record di tutti i Municipi a guida Pd, e dal trionfale 39,17% delle europee del maggio 2014, si ritroverebbe, dopo il Campidoglio, confinato e stritolato all’opposizione anche alla Pisana. Per questo, la ricerca affannosa è quella di persone in grado di mobilitare e aggregare consenso: nomi, quindi, capaci di rivitalizzare un elettorato sfiduciato e riportare la gente a votare. 
Iniziano, quindi, a girare i primi identikit. Il primo nome della rosa è quello di Michela Di Biase, oggi capogruppo Dem in consiglio comunale. La sua candidatura, certamente uno degli elementi più forti del Pd romano, specie nelle periferie, rappresenterebbe l’icona di come si sta ridisegnando la geografia interna delle correnti dei Democratici con il forte riavvicinamento degli zingarettiani con la corrente di Franceschini, consorte della Di Biase. 
La legge elettorale regionale consente all’elettore di dare due voti di preferenza purché siano uno per un uomo e l’altro per una candidata donna e, quindi, Radio Pisana già indica il possibile ticket sul quale si starebbe lavorando: la Di Biase sarebbe affiancata con Mario Ciarla, ex marroniano, vicinissimo a Zingaretti, oggi vicepresidente del Consiglio regionale, subentrato in questa carica a Massimiliano Valeriani, passato a reggere il gruppo Dem alla Pisana. Mentre Valeriani sarebbe pronto a fare il salto alla Camera dei Deputati, sarebbe pronto a correre per la Pisana Michele Civita, fino a oggi assessore tecnico esterno di Zingaretti che lo ha avuto sia in Provincia (Territorio e Ambiente) che alla Regione (Urbanistica, Mobilità e Rifiuti). Altro giro: sempre lato Franceschini se ne andrebbe in Regione Paolo Masini, già consigliere Pd in comune nell’era Alemanno, transitato al ruolo di assessore ai Lavori Pubblici con Marino e oggi consigliere del Ministro. 
Ancora: altro nome fra quelli emersi come in procinto di candidarsi alla Pisana è quello Valeria Baglio, consigliera in Campidoglio e protegée dell’ex assessore all’Urbanistica di Marino, Giovanni Caudo, che di lei dice un gran bene. Terza nella corsa alla segreteria romana del partito, dietro il vincente Andrea Casu e il secondo classificato, Andrea Santoro, già presidente del IX Municipio, momentaneamente tornato alla sua professione di grafico dopo la nascita di un figlio, la Baglio sarebbe alla terza campagna elettorale in poco tempo. Infine, ultima casella nello scambio Campidoglio-Pisana è quella di Orlando Corsetti, già presidente del III e poi del I Municipio, oggi nelle Commissioni Bilancio, Casa e Personale. 
Diplomaticamente, ciascuno degli interpellati risponde con un: “è presto”. 
Ma, intanto, si muovono le pedine.