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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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domenica 2 agosto 2020

AFFITTOPOLI, DE PRIAMO: "A COLLE OPPIO MEMORIALE REDUCI ISTRIANI"


De Priamo, il capogruppo del Pd, Giulio Pelonzi, apre a un museo dedicato alla tragedia dell’esodo Giuliano-Dalmata. È pronto a presentare una mozione in merito?
Il problema è la certezza che poi le cose si facciano, non solo si annuncino. Conosco Pelonzi e so che è persona di parola ma…”.
Ma?
Ma siamo sicuri che poi i suoi siano realmente pronti a votare una cosa del genere?
Perché lo dice?
Perché quando all’epoca del sindaco Alemanno si lavorò per intitolare una strada a Giorgio Almirante, qualcuno del Pd era pure favorevole. Poi si alzò la canizza e venne ovviamente fatta marcia indietro. Ci sono temi sui quali il Pd non sembra arrivato a maturare un pensiero autonomo”.
D’accordo ma non sono due cose diverse, l’esodo Giuliano Dalmata e via Giorgio Almirante?
Certo che sono cose diverse ma il cliché in questi casi si ripresenta molte volte. Io non voglio presentare una mozione su un tema così delicato e sentito e poi vederla bocciare con la stantia retorica degli anni  passati”.
Pelonzi ha citato la posizione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Direi che è un notevole passo avanti rispetto agli anni passati.
Ripeto. Parlerò con i vertici di Fratelli d’Italia e con i consiglieri di centrodestra per decidere assieme. Ma certo c’è comunque un altro problema”.
Quale?
“Anche se tutto il Pd votasse a favore, servirebbero anche dei voti da parte dei 5Stelle o la mozione non passerebbe”.
De Priamo, lei ha fatto riferimento alla possibilità che, utilizzare la storica sezione di via dei Giubbonari per un centro informativo sulla resistenza romana possa essere un modo surrettizio per riconsegnare i locali al Pd. Però il Pd lì non può rientrare: ha un piano di rateizzazione del debito con Equitalia che impedisce di riavere la sede.
Certo, su carta è così. Ma deve essere necessario che nel bando per la futura assegnazione ci sia questa tutela. Non possiamo escludere che le associazioni cui verrebbe affidato questo centro informativo siano contigue con il Pd”.

sabato 18 novembre 2017

COLLE OPPIO, ATTI IN TRIBUNAL E COMINCIA LA BATTAGLIA


Alla fine il ricorso al Tribunale Amministrativo regionale è arrivato: Fratelli d’Italia - difesa da un pool di avvocati coordinati da Zazza e Del Balzo, con Borre’, Andriani, Dichiara - porta in tribunale il Campidoglio a 5Stelle per lo sfratto della storica sezione del Colle Oppio dalla sede di via delle Terme di Traiano.
Lo sfratto era stato eseguito alle cinque di mattina, da una pattuglia di Vigili Urbani, lo scorso 31 ottobre e aveva dato immediatamente il via a un balletto di accuse. Da un lato il sindaco, Virginia Raggi, e il suo assessore al Patrimonio, Rosalba Castiglione, ad accusare Fratelli d’Italia di essere morosi e abusivi. Dall’altro, il partito della Meloni, con ricevute alla mano, ad accusare la Giunta Raggi di aver compiuto un atto illegittimo per danneggiare la reputazione di FdI alla vigilia del voto a Ostia. 
La vicenda si interseca poi con la cacciata di Andrea Mazzillo da assessore della Raggi al Bilancio e Patrimonio: poco prima di essere defenestrato, Mazzillo, il 9 giugno, aveva portato in Giunta e fatto approvare, una memoria che, facendo proprio un Ordine del Giorno proposto e approvato dai grillini in Consiglio comunale (il 79 del 9 maggio), sospendeva tutti gli sgomberi in atto fino alla definizione del nuovo regolamento. 
Ora si arriva alle carte bollate: stamattina il ricorso sarà notificato al Campidoglio e, più o meno entro una trentina di giorni, i giudici dovranno decidere se la Meloni e i suoi sono abusivi e morosi, come sostiene la Raggi, oppure se la Raggi e la sua Giunta hanno compiuto un atto illegittimo, come sostiene Fratelli d’Italia. 
Il ricorso, di una ventina pagine, è articolato sulla ricostruzione dell’iter amministrativo che già evidenzia un enorme buco. Negli atti notarili del 1925 e 1935 che assegnavano all’allora Governatorato di Roma (antenato del Comune di Roma, ndr) la proprietà di una serie di aree, i locali della sezione del Colle Oppio erano indicati come proprietà privata dei Principi Brancaccio. E, quindi, non sarebbero locali di proprietà pubblica ma privata. 
Dopo di che gli avvocati della Meloni evidenziano la contraddittorietà degli atti assunti dalla Raggi: prima si avviano le procedure di sfratto, poi si sospendono con la Memoria Mazzillo, ma ripartono dopo cinque mesi di silenzio per concludersi con i vigili all’alba del 31 ottobre. 
Altro elemento: i difetti di notifica. Secondo i legali di Fratelli d’Italia il Campidoglio ha compiuto una serie di errori nel notificare gli atti: un po’ come se la multa venisse portata all’indirizzo sbagliato. Per cui, ne deducono, è stato cancellato il diritto al cosiddetto “contraddittorio”, cioè alla possibilità di essere ascoltati dalla Pubblica amministrazione e poter produrre documenti utili. 
Altri motivi di nullità, vanno ricercati nell’abuso d’ufficio (ci si “doveva attenere agli atti consiliari e di indirizzo di Giunta e tenere conto dell’affidamento di FDI alla trattativa in corso sulla corretta determinazione del canone che presupponeva almeno un’alta possibilità di definizione favorevole al rinnovo della concessione”) e nell’eccesso di potere (errori nella quantificazione dei giorni necessari a FdI ad adeguarsi alle richieste del Campidoglio). Per queste ragioni, concludono gli avvocati, vanno annullati tutti gli atti di sfratto. Prossimo appuntamento il Tar che dovrà anche decidere sulla richiesta di sospensiva, “tanto più necessaria - spiega l’avvocato Roberto Zazza - viste le dichiarazioni rese dall’assessore Castiglione in Commissione circa la trasformazione della sezione Colle Oppio in un magazzino”.
Ieri mattina, poi, una nuova sorpresa: “sul cancello di ingresso - afferma ancora Zazza - è stato trovato un Ordine di Sequestro fatto sempre dai Vigili urbani, inviato al Pubblico ministero per la convalida. Strane coincidenze: due atti, sfratto notturno e sequestro mattutino, tutti da giudicare, e tutti disposti il giorno prima del voto” a Ostia, primo turno e ballottaggio.

mercoledì 15 novembre 2017

COLLE OPPIO, UN MAGAZZINO NELLA SEDE DI FDI


La singolar tenzone fra il Campidoglio e Fratelli d’Italia per lo sgombero della storica sezione del Colle Oppio non accenna a finire. Anzi. Entro questa settimana il pool di avvocati del partito di Giorgia Meloni - Zazza e Del Balzo, con Andriani, Borre' e Dichiara - presenterà il ricorso al Tar contro lo sgombero deciso dalla Raggi. A breve, quindi, sarà il Tribunale amministrativo a decidere chi ha ragione: se il Comune che sostiene la morosità di FdI, o Fratelli d’Italia che sostiene non solo di aver pagato, con tanto di esibizione dei bollettini, ma anche che il locale, un seminterrato di una sessantina di metri quadri senza finestre e aria, non può essere messo a reddito. 
A parziale dimostrazione di questa tesi c’è l’annuncio dell’assessore al Patrimonio, Rosalba Castiglione, che, ieri, in Commissione Trasparenza ha annunciato che i locali del Colle Oppio saranno adibiti a magazzino. 
Una decisione che, complice l’esistenza di svariati locali di proprietà comunale desolatamente vuoti come quello di fronte la sede della Sovrintendenza Capitolina di piazza Locatelli, sembra giustificare l’accusa di persecuzione politica che, secondo FdI, la Giunta Raggi starebbe compiendo contro il partito della Meloni in ragione della tornata elettorale a Ostia che proprio una esponente di FdI, Monica Picca, oppone alla candidata 5Stelle, Di Pillo.

Secondo l’assessore Castiglione lo sfratto è dovuto a una “morosità di 11.626 euro, di cui 1.700 per il pregresso e 9.900 dopo la comunicazione del nuovo canone avvenuta a gennaio a 2017 e ammontante a 11.880 euro annuali, 990 al mese”. La Castiglione ha comunque tenuto aperto uno spiraglio nei confronti di Fdi, sottolineando che lo sgombero “non vuol dire che non ci possano essere altri immobili comunali da destinare a questo scopo”. 

La replica di Fratelli d’Italia, oltre che in Tribunale, è affidata a una serie di interventi politici: per Fabrizio Ghera, capogruppo in Consiglio comunale: “O quel locale o è un magazzino o un ufficio di pregio, come hanno scritto nei giorni scorsi lo stesso assessore e il capogruppo M5S, perché se è un magazzino non possono chiederci 990 euro al mese individuandolo come ufficio, ma il canone è di 250 euro. Ci vengono chiesti 11 euro al metro quadro per Colle Oppio che è uno scantinato insalubre non accatastato, altro che ufficio di pregio, mentre negli ultimi bandi per uffici centrali si parte da meno di 3 euro. È una discriminazione politica fatta in malafede: nel 2017 è stato pubblicato un bando per immobili di pregio a Villa Borghese, nel Casino Cenci Giustiniani, a base d’asta di 2,27 euro al mq, al Buon Pastore addirittura a 2,14 euro e a Colle Oppio invece a 11 euro”.

Per Federico Mollicone, presidente del Circolo Colle Oppio “Le affermazioni dell’assessore Castiglione aggravano la posizione del Comune e dimostrano l'intenzione discriminatoria dello sgombero. Non si riprende con la forza la sede di un'associazione garantita dalla Costituzione per realizzarci un magazzino. Un’associazione - e Roma ha centinaia di sedi in locali impropri - ha delle deroghe che il pubblico non ha. L’Assessore cerchi di conoscere almeno le norme dell'ambito che amministra. Colle Oppio non sarà mai un magazzino. Solo pensarlo è sintomo di analfabetismo politico e amministrativo”.
Fra qualche settimana, quindi, sarà il Tar a sbrogliare questa sgradevole matassa. 



sabato 4 novembre 2017

COLLE OPPIO, LETTERA ALLA RAGGI E MARATONA PER LA DEMOCRAZIA


Incontriamoci, parliamo e una soluzione la troviamo. Questa, in sintesi, la sostanza della lettera che Fratelli d’Italia ha inviato a Virginia Raggi, sindaco di Roma, sulla questione dello sfratto della storica sede del Colle Oppio
Oggi, da mezzogiorno alle 10 di sera, il partito della Meloni ha organizzato una “maratona oratoria per denunciare l'azione liberticida del sindaco di Roma e dei 5 Stelle”, dice Federico Mollicone, presidente della sezione. Che aggiunge: “Di fronte la sede, leggeremo brani di autori classici, alternandoli a interventi politici e musicali fino a concludersi con una festa e un brindisi finale alla libertà”.
La parte politico-amministrativa è affidata alla lettera alla Raggi. Si parte leggeri: “oggi tutti i quotidiani pubblicano con dovizia di particolari i bollettini pagati e le mancate risposte del Campidoglio alle nostre richieste di rinnovo della concessione, immotivatamente lasciata scadere dal 1972 e mai rinnovata per l’inerzia dell’Amministrazione”. 
Il portavoce Lazio di Fratelli d’Italia, il deputato Marco Marsilio, e il portavoce romano, Massimo Milani, evitano di calcare troppo la mano: “È acclarato che la macchina burocratica di Roma Capitale ha messo in atto un recupero forzoso del bene sul falso presupposto di una morosità inesistente, inducendo gli organi politici dell’Amministrazione, Sindaco in testa, a rilasciare dichiarazioni diffamatorie sul nostro conto”. 
Lo “sconto”, però, è solo politico, la macchina burocratica, impersonale e senza volto, non si salva: “il Dipartimento non le ha occultato solo i pagamenti effettuati - proseguono i due esponenti di Fratelli d’Italia - ma ha anche omesso di raccontare che da oltre un anno (dopo aver sanato il pregresso) ci siamo messi a disposizione per stipulare una nuova concessione e rideterminare il canone”. 
Solo che, la perizia di Risorse per Roma, dopo aver riconosciuto quanto siano invivibili i locali, aveva deciso di applicare come canone quello degli uffici della zona (11 euro a metro quadro al mese) invece che quello degli scantinati (poco più di 3 euro a metro quadro/mese). “La stima per il nuovo canone è stata oggetto di una nostra motivata e argomentata controproposta che da sei mesi attende risposta”. 
Quindi, si passa un po’ sul tecnico-giuridico, ricordando che la Corte dei Conti, in una serie di sentenze, ha riconosciuto che alle associazioni (“e i partiti politici sono, sotto il profilo giuridico ‘associazioni non riconosciute’”) non si possono applicare i canoni di mercato. E, infatti, Marsilio e Milani ricordano alla Raggi che “l’Assemblea Capitolina ha approvato all’unanimità una mozione per sospendere i provvedimenti di sfratto”. In realtà, sarebbe l’Ordine del Giorno 79, proposto da alcuni consiglieri 5Stelle, votato con l’astensione del Pd. 
Quindi, ricordano i due portavoce di FdI, “Sindaco e Assessore hanno assunto e difeso un provvedimento” sbagliato che “espone oltremodo l’Amministrazione a rischio di soccombenza in sede di contenziosi legali, con conseguenze negative anche sul piano economico, per non parlare di quelle sul piano politico”. 
Lo schiaffetto politico alla Raggi arriva comunque: “Solo per FdI è stata fatta un’eccezione rispetto alla sospensione degli sgomberi, rafforzando l’impressione che si stia agendo con intento discriminatorio e per ragioni propagandistiche”. 

Insomma, la conclusione è quella di chiedere alla Raggi “un supplemento di riflessione e ragionevolezza, revocando la Determinazione dirigenziale di sfratto e la restituzione dei locali con convocazione di una riunione per concludere un accordo sul rinnovo della concessione e l’aggiornamento del canone”. Basterà?


COLLE OPPIO, ECCO L'"AUTOGOL" DELLA RAGGI




La "memoria Mazzillo" (42/2017) approvata dalla Giunta Raggi

C’è un atto, una Direttiva di Giunta, che più di ogni altro spiega chiaramente perché Fratelli d’Italia si
L'ordine del giorno 5Stelle (79/2017)
per lo stop agli sgomberi
senta dalla parte della ragione nella vicenda dello sfratto della storica sezione del Colle Oppio. 
Non è solo una questione di bollettini pagati e ricevute esibite o di perizie del Comune sulle dimensioni, la luminosità e l’ariosità di quello che è poco più uno scantinato in uso alla destra dal 1950 in poi. 
Questa è una Direttiva della Giunta Raggi, non c’entra Tronca, né Marino, Alemanno, Mafia Capitale e i congiurati che uccisero Giulio Cesare, eredità delle precedenti amministrazioni. 
La firma è di Andrea Mazzillo, fino a poche settimane fa braccio destro della Raggi e suo assessore al Bilancio dopo essere stato il suo tesoriere in campagna elettorale. Insomma, non proprio uno qualsiasi anche se, la sua caduta in disgrazia e la sua espulsione dalla Giunta, potrebbero spingere qualcuno a non ritenerlo più un 5Stelle doc. 
Giugno 2017. Mazzillo fa approvare in Giunta la Direttiva 42 sul patrimonio immobiliare. Quel giorno, stando ai verbali della seduta di Giunta, in Giunta ci sono quasi tutti: la Raggi, il vicesindaco, Luca Bergamo, gli assessori Baldassarre, Frongia, Mazzillo stesso, Meleo, Montanari e Montuori, con l’assessore al Commercio, Meloni che giunge poco dopo. Manca solo Colomban. 
La Giunta, in attesa di adottare il “nuovo Regolamento sulle concessioni dei beni utilizzati da organismi senza fine di lucro e con valenza socio culturale” decide di dar vita a un (consistente) tavolo di lavoro. Ci staranno l’avvocatura a coordinare, poi i Dipartimenti Cultura, Patrimonio, Servizi sociali, Scuola, Bilancio e Cultura. Insomma praticamente metà dei dirigenti del Comune. Questo tavolo dovrà individuare i modi per riesaminare i “procedimenti che hanno portato” agli sfratti “dei beni immobili, ponendo in essere i necessari e urgenti atti utili ad evitare pregiudizi gravi e irreparabili.
Insomma, sfrondando dal burocratese e andando a leggere le lunghe premesse di questa Direttiva di Giunta, viene fuori che la questione degli sgomberi dei locali di proprietà comunale dati a Enti, Organismi o Associazioni che svolgono attività socialmente utili, stanno sfuggendo di mano al Campidoglio. 
Si legge, infatti: “gli organismi coinvolti (territoriali, di volontariato, culturali, sociali) hanno manifestato l’impossibilità di assicurare la prosecuzione delle funzioni di interesse pubblico svolte, nonché serie preoccupazioni circa la propria sopravvivenza, soprattutto in relazione alla effettiva difficoltà di provvedere alla corresponsione del corrispettivo pregresso”. 
Non solo. 
C’è anche il rischio per il Comune del danno erariale: “i giudizi pendenti e contenziosi futuri espongono l’Amministrazione Capitolina al rischio di pregiudizi patrimoniali e non patrimoniali”. 
Tutto questo, aveva portato il Consiglio comunale a trazione grillina ad approvare un Ordine del Giorno, a maggio 2017, in cui si chiedeva alla Giunta di darsi una mossa ed evitare che potessero esserci da un lato problemi alle Associazioni operanti sul territorio e dall’altro danno erariale contro il Campidoglio. 
Tra l’altro, nell’Ordine del giorno - firmato dai grillini Paolo Ferrara, Valentina Vivarelli, Nello Angelucci, Carola Penna, Alisia Mariano e Giuliano Pacetti e approvato con i voti favorevoli dell’intero gruppo consiliare 5Stelle - ricordava una serie di sentenze della Corte dei Conti concludendo: fermarsi prima di fare danni ulteriori. 
Cosa che la Giunta Raggi pare aver dimenticato nel caso Colle Oppio.