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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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sabato 19 settembre 2020

ELETTI I NUOVI PRESIDENTI DELLE COMMISSIONI BILANCIO E URBANISTICA

 


Nell’ultimo giorno utile stabilito dai regolamenti sul funzionamento del Consiglio comunale, arrivano i nuovi presidenti delle Commissioni Bilancio e Urbanistica dopo le dimissioni a sorpresa dei rispettivi presidenti, Marco Terranova e Donatella Iorio, entrambi del Movimento 5Stelle.
Nella mattinata di ieri, alla terza votazione, Sara Seccia, già Presidente reggente del Consiglio comunale durante la detenzione di Marcello De Vito, è stata eletta alla guida della Bilancio. Nuovi vicepresidenti sono Angelo Diario, sempre M5S, già presidente della Commissione Sport e che sarà anche il vicario; e Valeria Baglio (Pd) in quota opposizione.
Determinante l’assenza di Stefano Fassina (Sinistra per Roma) che ha impedito alle opposizioni di provare a strappare questa presidenza ai grillini: il regolamento prevede infatti che, a parità di voti, viene eletto il consigliere anagraficamente più anziano e la Seccia è giovanissima. Con Fassina presente ci sarebbero stati sei consiglieri di opposizione e sei grillini.
Anche in Commissione Urbanistica si cambia. Qui la maggioranza era di 7 a 5, quindi è bastato un solo scrutinio per eleggere l’architetto Carlo Maria Chiossi (M5S) nuovo presidente. Come vicepresidenti sono stati eletti il grillino Massimo Simonelli, vicario e appena subentrato in Commissione, e Alessandro Onorato che era già vicepresidente.
Per la Seccia i primi appuntamenti sono già in agenda: variazione e assestamento di bilancio con alcune delibere collegate e poi il previsionale “elettorale” a dicembre. Per Chiossi, invece, l’esordio pesante potrebbe avvenire con la delibera Stadio della Roma. 

lunedì 22 giugno 2020

SINISCALCHI: "CONTENTI, MA ORA FATECI LAVORARE"


“Noi ovviamente siamo più che soddisfatti. Ora l’appello è alle Istituzioni: basta chiacchiere e metteteci in condizione di lavorare”.
Renato Siniscalchi, vicepresidente onorario della Società Sportiva Lazio Nuoto, frena a stento la soddisfazione per la sentenza del Tar che annulla l’aggiudicazione del bando per la piscina di via Giustiniano Imperatore alla Garbatella e la riassegna alla società biancazzurra.
“Il Tar ha centrato la sua decisione sugli aspetti economici dell’intera questione. Io credo che questo sia in qualche modo una forma di contrappasso: quando si decide di ignorare 34 anni di storia sportiva, di successi e di campioni e il ruolo sociale che la Lazio Nuoto svolge sul territorio per concentrare tutto solo sui soldi, sulla capacità di fatturare, fa strano vedere come sui soldi poi cada tutto”.

Ritiene che sia uno schiaffo al Campidoglio? Facile ricordare la conferenza stampa dell’assessore allo Sport, Daniele Frongia, e del presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, che festeggiavano l’assegnazione alla Maximo. O alcuni comunicati stampa in cui il Comune si vantava di avere sempre ragione al Tar. 
“Guardi, non ho alcuna voglia di fare polemiche. Il Tar ha deciso che i vincitori del bando siamo noi. Non mi interessa altro. Ora è il momento di collaborare. L’obiettivo è quello di riprendere l’attività il più in fretta possibile. Lo dobbiamo soprattutto al nostro territorio che, in questi mesi durissimi, non ci ha fatto mancare l’appoggio pubblico anche con molte manifestazioni. Quindi, parafrasando un po’ l’”ora et labora” benedettino, meno parole, e ricominciamo a lavorare”.  


LA PISCINA RESTA ALLA LAZIO NUOTO



La sintesi, sfrondata dal burocratese tipico delle sentenze del Tar, è che la Maximo non poteva proprio essere ammessa a partecipare al bando per la gestione della piscina di via Giustiniano Imperatore, alla Garbatella, fino al 2019 e per 34 anni gestita dalla Lazio Nuoto. E che, quindi, il vero vincitore è la stessa Lazio Nuoto. 
In pratica, i giudici amministrativi hanno contestato agli uffici del Dipartimento Sport del Campidoglio di aver erroneamente applicato i criteri indicati nel bando e cioè il fatturato dell’ultimo triennio che avrebbe dovuto essere di 900mila euro. 
“La stazione appaltante (cioè il Campidoglio, ndr) ha invece, come accertato, disatteso le regole da essa stessa poste e che doveva applicare in modo imparziale e trasparente; dall’erronea applicazione di tali regole è scaturita l’ammissione alla gara della S.S.D. Maximo a r.l. che, invece, non poteva parteciparvi, non avendo i requisiti speciali di partecipazione richiesti dal bando a pena di esclusione”. 
Cercando di semplificare: fra i requisiti per poter partecipare, c’era l’aver fatturato nell’ultimo triennio 900mila euro ottenuti dalla gestione di un impianto natatorio aperto al pubblico. Questo requisito poteva essere ottenuto anche con l’ausilio di altre società collegate. Solo che, secondo il Tar, in Campidoglio viene fatta confusione su questo aspetto: “Si aggiunga, infine, che la Visura del Registro Imprese, depositata con la relazione istruttoria, riguarda la S.S.D Juventus Nuoto Roma a r.l. che non è quella indicata come ausiliaria della S.S.D. Maximo a r.l.. L’ausiliaria dell’offerente è, infatti, la S.S.D. Sporting Club Juventus a r.l. che è una società formalmente distinta dall’ausiliaria. Ciò dimostra perplessità nell’intera azione amministrativa”. Insomma, una bocciatura su tutta la linea dell’azione amministrativa del Dipartimento Sport che investe, pur se non in modo diretto, anche la parte politica: impossibile non ricordare la conferenza stampa con cui l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, e il presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, presentarono la Maximo e i video con cui, a fronte del ricorso al Tar della Lazio Nuoto, venissero espresse posizioni quasi di scherno.
Il risultato finale, dunque, è l’esclusione della Maximo e l’assegnazione diretta del bando, da parte del Tar, al secondo classificato che è la Lazio Nuoto. 
Da quanto trapela la Maximo ha comunque intenzione di ricorrere in appello al Consiglio di Stato mentre il Campidoglio rimane in silenzio: per il Comune alla fine non importa chi vinca, purché il vincitore faccia riprendere l’attività e sia in grado di far fronte alle previsioni economiche contenute nel bando di gara.


sabato 7 settembre 2019

TUTTI D'ACCORDO: UNA LEGGE SPECIALE PER ROMA CAPITALE


Il ritornello è a una sola voce: i poteri speciali per Roma Capitale. Ed è a una sola voce, più o meno, anche l’idea specifica: dotare il Campidoglio di poteri legislativi e autonomia ai Municipi. Ovvero, di fatto, fare di Roma una Regione a tutti gli effetti, magari pure speciale, con poteri finalmente adeguati al ruolo di Capitale e fondi diretti (e abbondanti). Sono d’accordo i 5Stelle - dopo il lungo letargo iniziale in cui di poteri non se ne voleva sentir parlare - il Partito Democratico e pure Forza Italia e Fratelli d’Italia che, pure, col nuovo governo rosso-giallo nulla hanno a che fare. Anzi, FdI, per bocca del capogruppo, Andrea De Priamo, rivendica la primogenitura di un consiglio straordinario dedicato e FI (Davide Bordoni) che Berlusconi e Tajani abbiano già parlato della governance di Roma nella consultazioni con il premier, Giuseppe Conte. 
“Il problema del governo cittadino è centrale e primario - spiegano il capogruppo Pd, Giulio Pelonzi, e la consigliera dem Giulia Tempesta - e con esso quello dei finanziamenti alla città”. Analoga la posizione dell’ex capogruppo M5S, Paolo Ferrara: “I poteri sono fondamentali altrimenti rischiamo di far rimanere la città comunque sempre impantanata. E con i poteri servono i finanziamenti”. 
“Berlino - gli fa eco Marco Palumbo (Pd) - riceve un fondo perduto annuale di 300 milioni di euro solo per il trasporto pubblico”.
Il problema, però, è serio: dall’inizio degli anni ’90, con la scomparsa dei finanziamenti perla vecchia legge per Roma Capitale, il Campidoglio ha dovuto far fronte con i bilanci ordinari a tutta una serie di funzioni - Ministeri e Governo, Ambasciate, Santa Sede, manifestazioni, mobilità - che hanno finito per squilibrare i conti. I famosi 12 miliardi e spicci di euro di debito hanno molti padri ma una sola madre: la fine del finanziamento statale a Roma Capitale. 
“Io credo - aggiunge ancora Palumbo - che il Governo potrebbe comunque dare un segnale forte a Roma: l’assegnazione a un sottosegretario di una delega speciale per la Capitale che, per troppo tempo, anche dai governi di sinistra, non è mai stata tenuta nella giusta considerazione”.
Per Ferrara, oltre i poteri per la città, il Governo deve riservare un’attenzione speciale al litorale: “Siamo l’unica Capitale che ha un proprio mare eppure se si pensa Roma non è certo alla spiaggia che si fa riferimento. E questo a Ostia sta riaccendendo troppe pulsioni secessioniste”.
“Siamo alla vigilia del 150esimo anniversario di Roma Capitale - puntualizza Pelonzi - e credo sia giunto il momento di mettere mano seriamente a questa riforma”. Che, però, per farla seria, richiede una modifica della Costituzione con la creazione di una nuova Regione, Roma. Il che significa doppia votazione per ciascuna Camera a un intervallo minimo di 3 mesi e maggioranza qualificata in entrambi i rami del Parlamento per evitare l’ennesimo referendum che, come i precedenti, rischierebbe di morire per mancanza di quorum. 
C’è anche chi lascia gli aspetti normativi da parte e si concentra su temi più concreti: Ilaria Piccolo (Pd) si aspetta un maggior impegno per le infrastrutture e Angelo Diario (M5S) per gli impianti sportivi “patrimonio enorme di questa città”.

sabato 2 marzo 2019

CAPANNELLE CHIUDE: VIA AI LICENZIAMENTI, LE CHIAVI AL CAMPIDOGLIO




Via ai licenziamenti e alla restituzione dell’ippodromo di Capannelle al proprietario, il Comune di Roma. Alla fine, il tira e molla andato in scena negli ultimi 15 mesi fra il Campidoglio da una parte e la Hippogroup, storico gestore dell’impianto romano, sembra giunto alla sua conclusione. A meno di un intervento espresso diretto del sindaco, Virginia Raggi, cento dipendenti diretti e un migliaio dell’indotto andranno a casa, l’ippica romana per come la si conosce in città da 72 anni chiude qui e sulle casse del Campidoglio non solo non entreranno più i soldi del canone ma sarà necessario coprire le spese per la sicurezza e la gestione, un mezzo milione di euro al mese. 
Ieri scadeva l’ultimo termine che, a fine gennaio, Comune e Hippogroup si erano dati per trovare una soluzione. Il problema è quello antico: lavori di miglioria nell’impianto per quasi decine di milioni di euro pluriennali rimasti incagliati nella farraginosità delle procedure comunali di autorizzazione e, alla fine, rimasti sospesi fra il vecchio regolamento per gli impianti sportivi che autorizzava quasi in automatico le proroghe per migliorie e il nuovo regolamento, varato dai 5Stelle, che cassa questo automatismo. Con la concessione a Hippogroup che, quindi, scade a fine 2016 e il Comune che, da allora, fa partire un braccio di ferro con i concessionari fatto di bastone e carota, comunicati concilianti e pretese economiche. 
Alla fine, dopo quasi un anno e mezzo di questo tiro alla fune, la corda s’è rotta. E ieri Hippogroup ha annunciato con una nota durissima l’avvio dei licenziamenti, a partire dai suoi vertici, e delle procedure di restituzione dell’impianto al Comune. Silenzio totale da parte del Campidoglio.
Scrive Hippogroup in una lunga nota in cui si ricostruisce giorno per giorno l’evolversi di questa surreale vicenda: licenziamenti e restituzione dell’ippodromo sono “il risultato che il Comune di Roma ha voluto coscientemente perseguire sin dall’inizio. Per un anno e mezzo siamo stati presi in giro dall’assessore allo Sport, Daniele Frongia, e dal presidente della Commissione Sport, Angelo Diario. Questi due personaggi hanno inscenato un balletto sulla pelle dei lavoratori e degli operatori”. A corredo, Hippogroup cita uno stralcio di un libro pubblicato da Frongia nel 2016, prima delle elezioni comunali, in cui il futuro Assessore allo Sport “Non sarebbe ora di chiudere il contratto con questa Hippogroup e cercare un nuovo concessionario per Capannelle?”, aggiungendo “Parole cui, evidentemente, è seguita un’azione politica determinata a conseguire la fuoriuscita di Hippogroup dall’Ippodromo Capannelle”.
Poi, un paio di chicche: la prima è una riunione definita “riservatissima” da Hippogroup che ha visto al tavolo il DG del Comune, Giampaoletti, il nuovo capo di Gabinetto della Raggi, Castiglione, e tutti i tecnici del Dipartimento Sport ma non l’assessore Frongia e nessuno “dei suoi collaboratori”. A questa riunione, ne segue una seconda, con il solo Castiglione, in cui Hippogroup chiede un’assunzione pubblica di responsabilità del Sindaco, ovvero la possibilità che sia direttamente e pubblicamente la Raggi a seguire il dossier, “visto che non esiste più alcun rapporto di fiducia né con l’Assessore allo Sport né con il Presidente della Commissione Sport”. il diniego opposto da Castiglione ha chiuso la vicenda. Con uno strascico ulteriore: non solo il Comune dovrà pagare 500mila euro al mese per sorvegliare l’impianto, ma, se e quando arriverà il nuovo gestore, dovrà consegnare i luoghi in buono stato oppure dovrà versare l’indennizzo a Hippogroup. Un vero capolavoro.  


sabato 23 febbraio 2019

CAPANNELLE, LICENZIAMENTI PRONTI


Anche per l’Ippodromo di Capannelle - il più grande impianto sportivo di proprietà del Comune di Roma e gestito, da 72 anni, dalla Hippogroup - si sta andando velocemente verso lo showdown. 
In mancanza di nuovi elementi, il 28 febbraio, fra 5 giorni, Hippogroup chiuderà la porta ai singhiozzi del Campidoglio e farà partire le lettere di licenziamento: un centinaio di persone con contratto diretto, più un altro migliaio nell’indotto, sono oramai a rischio di perdere il lavoro. Ieri, il nuovo atto di questa tragicommedia è andato in scena in Commissione Trasparenza con la tensione sempre più palpabile che si è concretizzata in parole grosse indirizzate al presidente della Commissione Sport, il grillino Angelo Diario. 
In mattinata, il Comune, con l’ennesimo movimento sussultorio, diffonde una nota dell’assessore allo Sport, Daniele Frongia, che annuncia la decisione di accettare i 66mila euro annui di canone di affitto per l’impianto. Si tratta della cifra decisa dal giudice quando ha accordato il concordato preventivo (lo stesso di Atac) a Hippogroup e che il Comune, invece, per mesi ha cercato di cassare e per tornare ad incamerare il canone originario, di oltre 2 milioni annui. Però, il Comune corre subito a precisare che i 66mila euro sono solo un “acconto dell’eventuale importo maggiore che il Tribunale Civile di Roma potrebbe determinare a seguito della prossima udienza fissata per il 6 aprile 2020. La stessa Hippogroup, infatti, ha impugnato al Tribunale la nota di richiesta di indennità di occupazione chiedendo al Giudice di determinare l’importo dovuto; Roma Capitale, quindi, accetta temporaneamente la cifra di € 66mila lasciando al Giudice stesso la determinazione finale dell’importo corretto”. Poi, Frongia tenta di passare all’incasso: “L’Amministrazione ritiene che, a questo punto, non sussista più impedimento alcuno ad accettare la proposta e quindi richiede di riprendere al più presto le corse, di mantenere gli attuali livelli occupazionali, di procedere al reintegro del personale licenziato e di assicurare una continuità dell’attività ippica e degli eventi collaterali che ogni anno si svolgono nell’ippodromo”.
La replica di Hippogroup arriva nel pomeriggio. Elio Patuasso, Ad della Società, a RadioRadio spiega: “La lettera di Frongia non è un accoglimento della richiesta. Infatti non è riportato un canone certo, come invece avevamo richiesto, ma i 66mila euro sono considerati come acconto su una futura sentenza il cui primo grado, se andrà bene, arriverà solo nel 2021. Nessuna menzione della richiesta di indicare una data certa di pubblicazione del nuovo bando per la gestione dell’impianto. Per noi resta valida la scadenza del 28 febbraio”.
Insomma, prima il Campidoglio intima a Hippogroup di restituire le chiavi di Capannelle, poi, di fronte al ricorso al Tar, annulla la richiesta ma inizia il balletto sul canone di affitto che ancora non si arresta. I lavoratori protestano e Capannelle rischia di diventare un nuovo problema per la Giunta Raggi. 

giovedì 1 marzo 2018

RIMANDATO A DOPO LE ELEZIONI IL REGOLAMENTO PER L'IMPIANTISTICA SPORTIVA

Prima delle elezioni niente più sedute del Consiglio Comunale: tutti i consiglieri (o quasi) impegnati nella campagna elettorale, chi la propria chi a sostegno di altri. E quindi per l’approvazione del nuovo Regolamento sugli impianti sportivi comunali, predisposto ed emendato dal presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, sarà necessario attendere la ripresa delle sedute dopo le elezioni. Con una certa dose di irritazione da parte del sindaco di Roma, Virginia Raggi, che avrebbe mostrato in modo piuttosto veemente tutto il suo disappunto per essere stata coinvolta dall’assessore allo Sport, Daniele Frongia, e dal presidente Diario, in una conferenza di presentazione alla stampa del nuovo Regolamento. Una conferenza, evidentemente, troppo ottimisticamente anticipata rispetto al voto in Aula Giulio Cesare. 

sabato 24 febbraio 2018

RINVIATO IL REGOLAMENTO SUGLI IMPIANTI SPORTIVI COMUNALI

Avevano indetto una conferenza stampa in pompa magna, il sindaco, Virginia Raggi, l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, e il presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, scomodando i Musei Capitolini per presentare il nuovo Regolamento sugli impianti sportivi comunali quasi fosse già approvato. Alla fine, invece, nella più strana seduta convocata in notturna (senza che si fosse sotto approvazione di Bilancio) che si sia mai vista, il Regolamento, scritto da Diario, al voto non ci è proprio arrivato. Rinviato a una successiva seduta, probabilmente martedì, con la discussione neanche iniziata.
Anche perché Segretariato generale e Dipartimento Sport del Campidoglio in realtà avevano consegnato i rispettivi pareri solo sul testo originale della delibera, depositato a fine novembre e non sui successivi emendamenti. Un testo iniziale duro, fortemente contestato dai concessionari degli impianti comunali già pronti a ricorrere al Tar. Così duro che, dopo mesi di incontri e tentativi di chiarimenti, Diario, con molto sano pragmatismo, aveva corretto, presentando una serie di emendamenti (alla fine saranno 51) in parte proposti da concessionari, Coni e Fdi. Solo che gli emendamenti, consegnati agli uffici per i pareri solo il 19 sera, hanno ricevuto pareri per metà negativi (24 no su 51 proposte); pareri negativi peraltro non tutti di natura tecnico formale ma anche stranamente di senso politico.
Una sorpresa giunta proprio alle 18 di giovedì sera, all’inizio della seduta di Consiglio.
Dopo un paio d’ore di altalena sul filo del numero legale, parlando di debiti fuori bilancio e di mozioni, al momento di aprire le danze sul testo del Regolamento, è arrivato il passo indietro.
Formalmente, su richiesta delle opposizioni - segnatamente del consigliere di Fratelli d’Italia, Andrea De Priamo - di fatto “per evitare di chiudere la seduta per mancanza del numero legale e doverla riconvocare magari nella mattina”, dice De Priamo e così, intorno alle 22 di giovedì si sono spente, per ora, le luci su questo testo.
Su carta, se non ci saranno ulteriori sorprese, se ne riparlerà martedì, a 5 giorni dal voto per le elezioni politiche e quelle regionali. Una scadenza che, per buon senso, dovrebbe suggerire di rinviare tutto alla settimana successiva, visto, soprattutto, che non vi sono scadenze improrogabili cui dover dare risposta.
Una chiusura legata al problema delle presenze del gruppo 5Stelle: Cristina Grancio, la pasionaria dell’Urbanistica, e Gemma Guerrini, salita alla ribalta per la vicenda del Cinema America, sono ai margini della vita del gruppo consiliare, in posizione sempre più critica e defilata. Entrambe assenti con la Guerrini per giunta malata, come in malattia sono Fabio Tranchina e Monica Montella. Quattro assenti che abbassano pericolosamente la maggioranza 5stelle sul filo del numero legale: non a caso, oramai, le opposizioni hanno adottato la tattica di essere presenti in aula, intervenire nella discussione, ma non votare obbligando, quindi, i grillini a rimanere compatti sui proprio scranni per non andare sotto.
E giovedì sera, complice una mozione legata alla legittimità del servizio di notifica dei tributi comunali attualmente svolto da Poste Italiane ha portato la consigliera Agnello - già legale per Poste Italiane - a doversi astenere dal partecipare al voto per conflitto di interessi. Risultato, maggioranza sotto, “salvata” dal voto contrario di Svetlana Celli (Civica Giachetti) orchestrato da Andrea De Priamo (FdI) che ha concordato con la maggioranza grillina il rinvio del Regolamento ad altra seduta in cambio del mantenimento del numero legale. Piccoli trucchi d’aula. Martedì ci si riproverà con il consigliere Diario che ha già stilato un sub emendamento che tiene conto dei pareri degli uffici: “La sostanza di ciò che abbiamo presentato in conferenza stampa con il Sindaco e l’assessore Frongia non cambia. Confermiamo tutte le indicazioni circa le novità contenute nel nuovo testo, la più grande delle quali è che per la prima volta, a differenza dei due precedenti testi del 1995 e del 2002, si interrompe il regime degli affidamenti provvisori”.

Chiosa la Celli: “Mentre i consiglieri di questa maggioranza si dilettano con i giochi di prestigio, risulta impossibile capire quale sia il testo finale e quale la strategia sullo sport del M5S a Roma”.

venerdì 23 febbraio 2018

CAMPIDOGLIO, SALTA APPROVAZIONE NUOVO REGOLAMENTO IMPIANTI SPORTIVI

5Stelle sotto il numero legale (23 presenti), 
salvati dall’opposizione. 
Pareri contrari degli uffici al nuovo testo.



Alla fine del nuovo regolamento sugli impianti sportivi comunali se ne riparlerà in qualche prossima seduta: l’Assemblea Capitolina - convocata in seduta notturna con spesa per straordinari di Vigili e personale comunale - ha finito per essere rinviata. Di fatto per mancanza del numero legale: solo 23 grillini presenti in Aula e solo l’intervento dell’opposizione (voto contrario di De Priamo di Fratelli d’Italia) ha evitato l’ufficializzazione del numero. E questa è una notizia: i 5Stelle, dopo i crolli nei Municipi VIII e III e gli scricchiolii nel IV e V, iniziano a trovare difficoltoso mantenere addirittura il numero legale in Consiglio, complici anche le frizioni politiche con le due (quasi) eretiche consigliere, Cristina Grancio e Gemma Guerrini. 
Fatto sta che la questione del numero legale ha finito comunque per agevolare i pentastellati: 30 emendamenti (su 36) che il presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, ha presentato al testo del Regolamento (predisposto da… Angelo Diario) non avevano infatti ottenuto il via libera degli uffici del Dipartimento Sport e, in qualche caso, anche del Segretariato generale.
Accordo, quindi, per rinviare (in cambio del voto contrario a una mozione ed evitare la caduta del numero legale) con le opposizioni. 
Minimizza Diario: "Abbiamo depositato un subemendamento per recepire le osservazioni del dipartimento e quindi non c'è alcun problema procedurale”. 
Subemendamento, però, che gli uffici non avrebbero ancora valutato.
“Noi saremmo disponibili a fare anche le 5 del mattino - ha proseguito Diario - ma siamo d'accordo con le opposizioni a rinviare la discussione al primo Consiglio utile perché si tratta di una delibera talmente importante che tutti devono avere il giusto tempo per valutare i documenti”.
E sì che lo scorso 15 febbraio il sindaco, Virginia Raggi, l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, e lo stesso Diario avevano intrattenuto la stampa parlando delle meraviglie del nuovo regolamento come fosse già stato approvato.

giovedì 22 febbraio 2018

STADIO FLAMINIO, DA MARINO A RAGGI I PROGETTI NAUFRAGATI



Forse il fondo lo si è toccato a inizio febbraio, il 2, quando dentro lo Stadio Flaminio venne rinvenuto il cadavere di un cingalese senza fissa dimora picchiato a morte, secondo la ricostruzione dei Vigili Urbani, da un connazionale arrestato dalla Polizia Locale una settimana dopo. E quel giorno il Campidoglio decise di spostare immediatamente la vigilanza dentro l’area del Flaminio, togliendola dal Palazzetto dello Sport. 
La lenta agonia del Flaminio, però, va avanti da oramai un quinquennio abbondante: a inizio 2013 il Comune incaricò Risorse per Roma di predisporre uno studio di fattibilità per rilanciarlo dopo la fine dell’esperienza del rugby e del Sei Nazioni. Il cambio amministrazione del 2013 portò il progetto di Risorse per Roma ad essere chiuso in un cassetto e il nuovo assessore allo Sport di Marino, Luca Pancalli, tentò un accordo con la Federazione Gioco Calcio per destinare l’impianto a “casa madre” delle nazionali giovanili. Progetto rimasto sulla carta. 
Il Campidoglio è il proprietario della struttura sulla quale, però, grava il vincolo dei Beni Culturali di “interesse artistico e storico”, lo stesso che la Eichberg avrebbe voluto imporre sull’ippodromo di Tor di Valle. Non bastasse, agli eredi del progettista, Pier Luigi Nervi, detengono, tramite la Fondazione Nervi, i diritti morali e la proprietà intellettuale dell’opera: hanno, in sostanza, l’ultima parola su qualunque progetto di riqualificazione o ristrutturazione venga presentato. Lo stesso diritto che qualcuno avrebbe voluto riconoscere all’erede di Lafuente, progettista dell’Ippodromo di Tor di Valle. Zero soldi della proprietà (Comune), vincolo dei Beni Culturali e diritti degli eredi Nervi hanno fino ad ora reso vano qualunque tentativo di ristrutturare e riqualificare l’impianto. 
L’attuale Amministrazione ha tentato di mettere mano al problema: prima con la partecipazione a un bando della Fondazione Getty. Bando vinto con il quale verrà finanziata la realizzazione di un studio per predisporre il (futuro nuovo) progetto di riqualificazione dell’area. Le prime polemiche arrivarono poche settimane dopo l’insediamento della Giunta Raggi: a luglio 2016 il capogruppo di Fratelli d’Italia, Fabrizio Ghera, attaccò duramente l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, e l’allora assessore al Bilancio, Minenna, accusandoli di aver cassato un finanziamento di 6,5 milioni di euro destinati a riqualificare l’impianto. La risposta fu che 6,5 milioni non bastavano. Da allora, più o meno ciclicamente, arriva l’annuncio della “nuova vita” del Flaminio. In genere se ne occupa l’assessore Frongia: “Abbiamo iniziato il percorso di riqualificazione dello stadio”, annuncia il 3 gennaio 2017. “Stiamo ricevendo molte idee da soggetti privati e pubblici per il Flaminio. Stiamo studiando la soluzione migliore. Vogliamo restituire ai cittadini il Flaminio al più presto” ed era il 14 marzo 2017. Ad aprile, il 6, sopralluogo di Frongia nell’impianto con la spiacevole sorpresa di discrepanze fra le planimetrie in mano del Campidoglio e i lavori effettivamente effettuati negli anni. In quell’occasione, Frongia: “andiamo avanti per ridare decoro al Flaminio”. Ad agosto: “Con la famiglia Nervi abbiamo subito collaborato per riportare lo Stadio Flaminio agli antichi splendori”
Poi il 31 ottobre: “Se entro la fine della nostra consiliatura non avessimo iniziato con i lavori per la riqualificazione del Flaminio sarebbe grave” ma intanto se ne farà un parcheggio temporaneo per i pullman turistici. Pochi giorni fa, presentando alla stampa il nuovo regolamento per gli impianti sportivi che inizia oggi la discussione in Aula, “l’auspicio è di poter dare notizie entro poche settimane”. 

giovedì 15 febbraio 2018

ULTIMA CHIAMATA PER CAPANNELLE


È il più grande impianto sportivo di proprietà del Comune di Roma. Per 72 anni è stato gestito ininterrottamente da una sola società, la Hippogroup. Ora, complice il nuovo regolamento sugli impianti sportivi che la maggioranza 5Stelle, presentato dal presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, porterà in Aula al voto presumibilmente martedì prossimo, l’Ippodromo di Capannelle sta per entrare in un cono d’ombra da cui potrebbe uscire ridotto come il Flaminio. 
Andiamo per ordine. Dimentichiamo le scene del film Febbre da Cavallo e le gesta (che tra l’altro si svolgevano a Tor di Valle) di Mandrake e del Pomata: da molti anni quel mondo non c’è più e i cavalli sono in crisi. 
In tutto il Lazio ci sono una quindicina di grandi allevamenti che regalano alle piste un paio di migliaia di cavalli: sono più o meno 1500 gli animali che corrono al galoppo e intorno ai 500 quelli impiegati nel trotto. 
A Capannelle si corre cinque volte a settimana: martedì, venerdì e domenica al galoppo e il mercoledì e il sabato al trotto. E proprio quest’ultima specialità - complice la chiusura di Tor di Valle nel 2013 - è l’ultima entrata a Capannelle dove, anche su richiesta dell’Amministrazione comunale, sono stati approvati e compiuti i lavori di creazione della pista del trotto, accogliendo cavalli e fantini di Tor di Valle ed evitando così che l’ippica, già duramente colpita dalla crisi, subisse anche i contraccolpi della fine dell’ippodromo del Mandrake.
Cinquantamila, più o meno, gli appassionati di cavalli: l’equivalente di una medio-alta partita all’Olimpico in fatto di afflusso di tifosi. E un giro d’affari, almeno per Capannelle, che a stento raggiunge i 5 milioni di euro l’anno, tutto compreso. 
Un centinaio, fra part e full time, i dipendenti della Hippogroup e più o meno 400 le altre figure professionali che ruotano intorno al settore: veterinari, stallieri, venditori di mangimi, vigilanza: Capannelle costa più o meno 6 milioni di euro l’anno, fra sicurezza, manutenzione, illuminazione, canone al Campidoglio. Canone che, nel 2013, venne fissato dal Tribunale fallimentare in una procedura di concordato analoga a quella oggi intrapresa per Atac in circa 50mila euro, invece degli originari 2 milioni stabiliti dal Comune quando i cavalli ancora “tiravano”. E che oggi il Campidoglio a trazione pentastellata vorrebbe nuovamente incassare. 
I conti, però, non tornano: 6 milioni i costi di oggi, 4 milioni Il contributo che il Ministero delle Politiche agricole versa all’Ippodromo, un milione o poco più il guadagno dalle attività e, quindi, in totale ogni anno Capannelle sta sotto di almeno mezzo milione di euro. Insostenibile con la richiesta di 2 milioni di canone. Anche perché la Hippogroup ha presentato un progetto per dotare di illuminazione la pista del trotto al fine di poter fare gare d’estate, quando per le norme di tutela degli animali, i cavalli possono correre solo nelle ore di frescura, tanto che gli allenamenti terminano alle 5 di mattina. Progetto che, pur avendo ottenuto il via libera dalla conferenza dei servizi, non ha mai incassato l’ok finale del Campidoglio. 
A novembre scorso, poi, il Dipartimento Sport ha adottato una determina dirigenziale con la quale, entro sei mesi, vista la scadenza della concessione, richiedeva indietro le chiavi della struttura. Per procedere, non appena approvato il nuovo Regolamento sugli impianti sportivi comunali, a pubblicare un nuovo bando per assegnare Capannelle. L’approvazione del progetto di illuminazione avanzato da Hippogroup, invece, qualora approvato con le vecchie norme, avrebbe consentito un prolungamento quasi automatico della concessione. Ad andare via, però, la Hippogroup non ci pensa proprio: è stata presentata al Tar un ricorso contro la decisione del Campidoglio di richiedere le chiavi con tanto di risarcimento danni. 

MARTEDÌ AL VOTO IL REGOLAMENTO PER GLI IMPIANTI SPORTIVI COMUNALI


In Aula Giulio Cesare avrebbe dovuto entrare oggi. Invece del can can mediatico organizzato dai 5Stelle per presentare il nuovo Regolamento per i 165 impianti sportivi comunali rimane solo la conferenza stampa con il sindaco, Virginia Raggi, e l’assessore allo Sport, Daniele Frongia. Domani, con la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi consiliari, verrà ufficializzata la data di inizio della discussione sul provvedimento: a quanto è dato sapere, si inizierà con la seduta di martedì 20.
Non è l’unica frenata che la maggioranza grillina ha fatto sul nuovo Regolamento. Un testo fortemente contestato dalle Associazioni sportive dilettantesche, dagli Enti di promozione sportiva, dai titolari delle concessioni degli impianti. Troppo rigide le posizioni dei 5Stelle che, in partenza, avrebbero voluto adottare una sorta di tagliola su tutte le concessioni: niente più proroghe. Poi, piano piano, nel corso di una serie di assemblee dei concessionari e di riunioni della Commissione Sport, il presidente della Commissione, Angelo Diario, primo firmatario del testo, ha progressivamente ammorbidito questa rigidità comprendendo, con un po’ di sano pragmatismo, che la strada inizialmente intrapresa avrebbe rischiato di bloccare nel giro di pochi anni più o meno definitivamente tutta la pratica sportiva nei centri comunali, palestre dei municipi o grandi impianti. Insomma, il rischio “Stadio Flaminio” con la desertificazione di un settore invece dinamico e vitale era dietro l’angolo. 
Ecco, quindi, che nella trentina di emendamenti che lo stesso Diario ha predisposto al suo testo originario di fine novembre scorso, trovano posto quelli avanzati da Fabrizio Ghera, di Fratelli d’Italia, e quelli evidenziati da concessionari e associazioni. Viene introdotto il parametro europeo, prima escluso: potranno partecipare ai futuri bandi anche società non italiane purché riconosciute dal “Coni” del loro paese. E, per Capannelle - il più grande fra gli impianti sportivi di proprietà comunale - viene introdotta la possibilità che a gestirlo non siano solo società iscritte al Coni o al Comitato Paralimpico (altro emendamento inserito da Diario) ma anche le “discipline sportive associate” che pare essere un modo per evitare che chi si occupa di ippica (trotto e galoppo), essendo iscritto non al Coni ma al Ministero delle Politiche agricole e forestali, rimanga tagliato fuori dai bandi. 
Altra novità che dovrebbe entrare in discussione in Aule è quella dell’inserimento del project financing come metodo per uscire fuori dall’impasse legata a quelle società che hanno presentato progetti tecnicamente approvati ma non ratificati dal Consiglio comunale. 
Insomma, un grande ammorbidimento su tutta la linea che fa sperare se non in un voto positivo delle opposizioni almeno in una benevola astensione. Anche per questo, per non acuire uno scontro che non avrebbe avuto altro vantaggio che quello di guadagnare 4 giorni di tempo, la maggioranza grillina ha deciso di evitare di forzare il regolamento e il calendario dei lavori d’aula inserendo d’imperio la discussione e il voto sul regolamento nella giornata odierna: un atto che avrebbe solo ottenuto l’effetto di far alzare all’opposizione barricate che, forse, porterebbero non essere necessarie. 

lunedì 12 febbraio 2018

IMPIANTI SPORTIVI, PRONTO IL BANDO DELLE POLEMICHE


L’obiettivo è quello di chiudere stamani la prima parte dell’iter di approvazione del nuovo Regolamento per gli Impianti sportivi comunali con il voto favorevole in Commissione e di portare il testo al voto di adozione definitiva in Aula Giulio Cesare. 
I concessionari dei 165 impianti sportivi comunali sono sul piede di guerra: qualcuno è moroso ma tutti gli altri hanno effettuato investimenti cospicui per migliorare le strutture perché in cambio avevano ottenuto proroghe della concessione. Proroghe che ora sono tutte a rischio: per i 5Stelle, stando ai testi del Regolamento che circolano, niente più proroghe. Ma solo appalti. E pazienza se chi ha le concessioni ha speso centinaia di migliaia di euro. 
Certo, molti concessionari hanno utilizzato il sistema “proroga in cambio di lavori” per farsi prolungare le licenze di concessione e qualcuno ha anche fatto un po’ il furbo ma per almeno 8 casi su dieci si tratta di grandi investimenti di impianti dove i romani vanno a tariffe agevolate e non concorrenziali e che, quindi, tariffe basse e canone al Comune, richiedono anni per rientrare. Proroghe che prima erano legittime e riconosciute e che ora, applicando il codice degli appalti quasi che i concessionari sportivi fossero fornitori di autobus o manutentori di strade, i pentastellati vogliono eliminare. 
Un Regolamento che, per altro, se non interverranno emendamenti, prevede anche dei buchi normativi: potranno partecipare ai bandi solo le società iscritte al Coni. Rimarrebbe fuori il più grande fra gli impianti sportivi comunali, quello di Capannelle, visto che l’ippica (trotto e galoppo) viene fatta da società per legge iscritte negli elenchi del Ministero dell’Agricoltura e non del Coni, dove invece sono iscritte le società che fanno sport equestri (ad esempio i concorsi di piazza di Siena). Per cui, chi ha capacità e, forse, la struttura economica per sostenere l’Ippodromo di Capannelle non potrà partecipare al bando. 
Un Regolamento che, per giunta, non viene presentato dalla Giunta: l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, è rimasto prudentemente defilato, lasciando che il suo “uomo forte” in Consiglio, Angelo Diario, ci mettesse la faccia. Tanto che, infatti, quando entrerà in discussione in Aula Giulio Cesare, si tratterà di una delibera di iniziativa di un singolo consigliere pur trattandosi di un tema delicato come quello di un Regolamento. Prassi questa che i 5Stelle stanno seguendo su molte materie e che apre anche il quesito sulla regolarità di uffici della Giunta che finiscono per lavorare per i consiglieri.