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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 4 marzo 2020

PIOVE E LA CITTÀ VA IN BUCA




Se da una parte il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e il suo assessore ai Lavori pubblici, Linda Meleo, arrivano ad autocelebrarsi, battendosi le mani compiaciute per aver praticamente cambiato le lampadine dentro la Galleria Giovanni XXIII, il resto della città lamenta l'apertura di nuove buche, più o meno ovunque. Sono bastate poche ore di pioggia, effettivamente in alcuni momenti abbastanza intensa, per riaprire le ferite del manto stradale occultate sotto un velo polveroso di asfalto freddo. Moltissimi utenti denunciano il proliferare di fenditure, buche, avvallamenti, breccia ovunque, voragini più o meno in tutta la città. L'elenco dei quartieri dove si stanno verificando queste rotture dell'asfalto è lunghissimo: Esquilino, Prenestino, Marconi, Ostiense, Monteverde, Balduina, Boccea, Salario. Il programma “Strade nuove”, accuratamente pubblicizzato dalla sgangherata compagine che governa, con scarso successo, il Campidoglio evidentemente non è davvero sufficiente. Non a caso, nelle ultime rilevazioni sul gradimento dei cittadini romani, le strade e le buche continuano a ricevere un bassissimo livello di gradimento: basta farsi un giro sui social per toccare con mano quanto i romani siano contenti delle buche. 

Per la gioia di gommisti e meccanici, le piogge delle ultime ore hanno determinato un sensibile e totale aggravamento delle già pessime condizioni del manto stradale. Considerando gli esigui stanziamenti a bilancio per la manutenzione stradale rispetto alle effettive dimensioni delle strade romane, è chiaro come questo stato di cose può essere solo destinato a peggiorare. Le strade di Roma sono divise in due tipologie: quelle della cosiddetta grande viabilità - 800 km lineari di vie consolari, di strade che attraversano più municipi e via dicendo -  la cui manutenzione è competenza diretta del Dipartimento Lavori pubblici del Campidoglio. Poi ci sono le strade di competenza dei Municipi, che sono la maggioranza, 4.700 km lineari, e per la cui manutenzione i fondi vengono utilizzati dalle singole Amministrazioni municipali dopo che il Campidoglio ha ripartito nel Bilancio i soldi per ciascun anno. Stando ai dati del Comune, il totale generale medio in termini di metri quadri delle strade capitoline è di 56 milioni di metri quadri, di queste 11 milioni di metri quadri sono quelle di viabilità principale del Campidoglio, e i restanti 45 milioni di metri quadri sono quelle che ricadono in capo ai Municipi. Appare dunque una minima goccia nel mare la trionfale vanteria della Raggi e della Meleo quando annunciano di aver riasfaltato niente meno che un milione di metri quadri, pari a un cinquantaseiesimo del totale delle strade di Roma. 
Questo pessimo stato di cose, oltre ad essere comunque in buona parte eredità del passato - l'ultimo programma organico di rifacimento stradale risale al biennio 2010-2012 con Alemanno sindaco - è comunque aggravato da un triennio, quello dei grillini a Palazzo Sanatorio, di inattività e solo nell'ultimo anno di una leggera ripresa delle manutenzioni, comunque ancora del tutto insufficiente. In aggiunta, a creare pericoli per la sicurezza, causare frequentemente le rotture degli autobus quando non anche il loro incendio, danneggiare le macchine e ogni tanto ferire anche i pedoni, c'è anche il gran numero di cantieri piccoli e grandi immobili delimitati dalle spettacolari reti da pollaio color arancione, diffusi in periferia e nel centro storico. Il risultato finale è anche economico: 7mila richieste di risarcimento danni per 1,7 milioni erogati fra il 2016 e il 2018.


giovedì 12 dicembre 2019

L'AGENZIA DI CONTROLLO: ROMA CADE A PEZZI



Secondo giro, seconda mazzata: l’Agenzia per il Controllo e la Qualità dei Servizi Pubblici Locali di Roma Capitale (ACoS) conferma il fallimento totale della Giunta Raggi sui rifiuti. Martedì era stata l’Ispra - Istituto per la Protezione e Ricerca Ambientale, dipendente dal Ministero dell’Ambiente - a certificare tragedia dei 5Stelle nella gestione dell’immondizia, attestando il calo della differenziata in città per la prima volta dal 2010. Ieri l’ACoS che, per altro, va ancora più a fondo nell’analisi: primo schiaffo “La scarsa continuità che ha caratterizzato di recente i vertici aziendali ha impedito finora l’adozione e l’attuazione di piani industriali di respiro sufficiente a risolvere le crescenti difficoltà originate soprattutto dalla carenza infrastrutturale ingessata in un quadro strategico di lungo periodo più ideologico che tecnico”. Ovvero, cambiare in continuazione il management dell’Ama non solo impedisce di adottare un piano industriale - l’ultimo, di fatto, è quello firmato da Franco Panzironi, all’epoca di Alemanno - ma la “carenza infrastrutturale” è dovuta a un “quadro ideologico più che tecnico”. Da un punto di vista economico, “il riscontro sugli obiettivi strategici del Piano economico (di Ama, ndr) è praticamente nullo: progetto Ecodistretti è stato accantonato senza essere sostituito da una pianificazione alternativa organica completa ed esecutiva”.Inoltre, nel 2018, è aumentata la produzione di “rifiuti del 2,5% e la raccolta differenziata è pari al 44% con uno scostamento negativo di oltre il 25%” rispetto alle previsioni della Giunta Raggi. E mancano “due bilanci (2017 e 2018) non ancora approvati dal socio unico”.
Insomma, il Piano economico di Ama “manca di aderenza alla realtà, creando i presupposti per un servizio inadeguato”: Grazie alla “debole dotazione impiantistica inadeguata anche ai flussi di rifiuti ottimisticamente ipotizzati a regime” si registrano “gravi ripercussioni” sui costi e sul servizio con un “piuttosto negativo” bilancio “in termini di qualità ed efficacia” dei risultati. A rimarcare la miopia della visione dei 5Stelle sul banale e secco “no” a qualunque soluzione di impianti ci pensa l’Acos: “La scelta di non dotare la città di impianti, neppure quelli all'avanguardia che garantiscono recuperi energetici e risparmio di CO2, sta avendo l'effetto di trasformare la città in una discarica a cielo aperto”. Per altro, se l’idea grillina della salvaguardia ambientale è il ritornello per nobilitare l’assenza di politiche sui rifiuti, l’effetto ottenuto è opposto: “Nel 2018, Ama ha dovuto spedire fuori regione complessivamente quasi 500 mila tonnellate fra rifiuti e residui di trattamento, per una distanza media di circa 450 km, con costi non indifferenti e un impatto ambientale significativo: per il solo trasporto di questi quantitativi stimiamo emissioni di PM10 pari a 5 volte quelle medie annue del TMB Salario”. Non bastasse l’ambiente, anche il portafogli dei romani risente delle non scelte del Movimento 5Stelle: “Al costo ambientale si aggiunge poi il costo economico, che grava direttamente sulla TaRi pagata dai cittadini romani, attraverso incrementi di spesa al momento fra il 25% e il 50% rispetto alle tariffe di trattamento e con la prospettiva futura di ulteriori aumenti necessari a trovare sbocchi alternativi”.
Dopo l’Ispra, dunque, anche l’ACoS infilza la Raggi e la sua politica sull’immondizia mentre oggi scade il termine fissato dall’Ordinanza della Regione Lazio perché la Raggi scelga cosa fare nei sette siti identificati dal Tavolo sui rifiuti.  


Quasi quattromila e 400 corse in meno ogni giorno nel 2018, voto dei romani, un 4: se per l‘Agenzia per il Controllo e la Qualità dei Servizi Pubblici Locali di Roma Capitale (ACoS), Ama è un disastro, Atac non sta certo meglio. Nel 2018 calano le corse degli autobus che segnano un -17% fra il servizio programmato e quello effettivamente erogato. È quanto si legge nella Relazione annuale sullo stato dei servizi pubblici locali del 2019, presentata ieri mattina in Campidoglio alla presenza del presidente dell'Assemblea capitolina, Marcello De Vito.
Ovviamente, è basso il voto dei romani sulla qualità del servizio di trasporto di superficie, ben sotto la sufficienza, con un punteggio di 43,9% su 100. 
Per trovare qualcosa di positivo sul trasporto di superficie in un quadro di queste proporzioni disastrose, l’ACoS va a raffrontare i dati di settembre 2018 con quelli di settembre 2019 evidenziando come l’arrivo dei 227 nuovi bus abbia comportato un miglioramento complessivo dei km percorsi del 7% passando dai quasi 6,3milioni di km del settembre 2018 ai 6,6 di quest’anno. Decisamente meno marcato il miglioramento fra quanto programmato e quanto percorso: nel 2018 si registrava un -21% dei km fatti rispetto a quelli previsti e nel 2019 siamo a un -17%. 
Esulta l’assessore ai Trasporti, Pietro Calabrese: “Stiamo risanando Atac  - dice - e i primi risultati sono sotto gli occhi di tutti: il trasporto pubblico di Roma è migliorato, soprattutto negli ultimi mesi grazie all'arrivo di nuovi mezzi acquistati dalla nostra amministrazione”. Per poi strafare: “Vorrei ribadire che dal 2007 al 2013 non sono stati acquistati mezzi”. Peccato che non sia vero, visto che ne hanno comprati tanto Alemanno (337 vetture) quanto Marino (160). 
Veniamo alle corse perse. Nella relazione di ACoS è in “forte aumento il numero di corse perse sul servizio di superficie per entrambi i gestori del trasporto pubblico romano, gestito da Atac e Roma Tpl: negli ultimi cinque anni sono triplicate per Atac (1,65 milioni nel 2018, circa 4.380 in media al giorno); nello stesso intervallo di tempo, il numero di corse perse da parte di Roma TPL è aumentato di quasi sette volte”. Le corse saltate, “non sono solo un disservizio per gli utenti ma anche una perdita sul bilancio del gestore: per Atac si stima che i mancati ricavi per la programmazione non rispettata ammontino a 263 milioni di euro dal 2015, anno di entrata in vigore dell'attuale contratto di servizio, e a 66 milioni solo nel 2018”.
Segue poi l’elenco dei disservizi di Atac: “la chiusura delle stazioni metro e l'accessibilità delle stesse, gli episodi di incendio o principio di incendio sui bus, la non piena utilizzabilità dei parcheggi di scambio sono alcuni dei disservizi che hanno riguardato la mobilità pubblica e collettiva della Capitale”. Una luce nel buio tunnel dell’Azienda di via Prenestina viene dalle metropolitane: il divario tra il servizio atteso e quello reso “è più contenuto per le metropolitane” ed è quantificato “solo” in un “-4% in risalita dopo il crollo di produzione del 2017, quando la linea C era stata soggetta a riduzione del servizio per usura anomala dei materiali rotabili”.





“Oltre 7mila richieste fra il 2016 e il 2018 e 1,7 milioni di euro di risarcimento erogati dalle Assicurazioni di Roma” tanto è il costo delle buche sotto la Raggi e i 5Stelle in Campidoglio. Lo certifica l’Agenzia per la Qualità dei Servizi Pubblici (ACoS). Nel paragrafo dedicato alle strade, l’ACoS scrive che “gli interventi per il ripristino della funzionalità della rete viaria sono ripresi nel 2018”. Magari perché prima erano interrotte. Il Dipartimento Lavori Pubblici “ha provveduto a redigere e approvare gli interventi di riparazione buche sulla grande viabilità e sulle strade di competenza municipale” e “aggiudicato la gara in 5 lotti” per gli interventi di rifacimento delle strade. C’è il conto di quanto riasfaltato: 380mila metri quadri nel 2018, 420 mila nel 2019 che saliranno a 674mila a fine anno. In totale, quindi, in un biennio è stato riassaltato poco più di un milione di metri quadri di strade. Considerando che a Roma ci sono circa 5.600 km lineari di strade che coprono circa 56 milioni di metri quadri - 11 milioni di metri quadri sono gli 800 km della sola “Grande Viabilità” di competenza diretta del Campidoglio; 45 milioni sono la superficie in metri quadri dei 4.700 km di strade di competenza municipale - appare in tutta la sua pochezza quanto fatto sino ad ora.






Nel 2018 sono stati abbattuti 1.072 alberi sui 315 mila che costituiscono il “patrimonio arboreo, illustre vanto della città” e ne sono stati piantati solo 148. Lo scrive l’Agenzia per la Qualità dei Servizi pubblici nella Relazione annuale. “Per il verde, nel 2018 rispetto al 2017 si è speso di più per il personale (+2,8 milioni) e per beni e servizi (+5,5 milioni) mentre sale a 308 il numero dei giardinieri, dai 283 dell'anno precedente. A questi si aggiungono 69 detenuti appositamente formati e impiegati nei primi sei mesi del 2019 per la manutenzione del verde pubblico”. 

Poi una delle spiegazioni del perché gli alberi vengono giù appena piove o tira vento: “Gli interventi di potatura toccano il minimo nel 2018 riducendosi del 66% negli ultimi cinque anni” e se “Aumenta, dal 2017, il numero di interventi di manutenzione ordinaria” diminuisce “sensibilmente quello delle manutenzioni straordinarie”. Piccolo spiraglio di ottimismo: il 2017 aveva registrato il record negativo di nuove piantumazioni (120) e le 148 del 2018 sono un’inversione di tendenza. Meno confortante è sapere che, a poco più di un anno dalla fine del mandato Raggi, c’è ancora la dicitura “in corso di aggiudicazione” sull’accordo quadro triennale per la manutenzione degli alberi e quella “fase di espletamento” per il verde orizzontale.




“l voto medio sui servizi cimiteriali non raggiunge la sufficienza (5,4) e quasi la metà degli utenti si è detta scontenta del servizio (manutenzione, pulizia, tranquillità); altri aspetti critici sono la scarsa accessibilità e la sicurezza”: anche i cimiteri capitolini - sono 3 principali urbani, Monumentale del Verano, Flaminio e Laurentino; più altri otto suburbani, Castel di Guido, Cesano, Isola Farnese, Maccarese, Ostia Antica, Santa Maria del Carmine, San Vittorino e Santa Maria di Galeria - la Relazione annuale dell’Agenzia per il Controllo e la Qualità dei Servizi Pubblici Locali di Roma Capitale (ACoS) non lascia molti margini. “Nel 2019 i reclami pervenuti ad Ama sono stati 409, la maggior parte riguardanti i cimiteri Verano e Flaminio (rispettivamente 200 e 184 reclami). Solo 9 i reclami per i cimiteri minori. I cittadini hanno segnalato soprattutto problemi legati alle infiltrazioni di acqua, alla mancata manutenzione del verde (alberi o rami pericolanti, erbacce, assenza di potatura, etc.) o danni agli edifici”. È Ama ad occuparsi dei cimiteri con un Contratto di Servizio da poco riformato diviso in due parti: un servizio fisso ad operazione e uno a canone. Per ACoS va valutata “positivamente” la quota fissa, più discutibile il canone di cui è difficile “valutare la congruità”.  



giovedì 4 luglio 2019

QUALITÀ DELLE CITTÀ: SOFIA E BUCAREST MEGLIO DI ROMA


Cumuli di rifiuti da settimane (e ancora per settimane) che adornano e profumano le strade; bus che, quando ci sono, vanno a fuoco; metropolitane con le stazioni chiuse per mesi; verde pubblico a livello giunta urbana; buche da rally: poi arriva il Censis e dice che Sofia e Bucarest, le capitali della Bulgaria e della Romania, battono Roma. Che, se non altro, nell’essere una città poco vivibile è in buona compagnia insieme a Napoli e Palermo.
Questa è la sintesi del focus “Città, la crisi dell'abitare e la mappa dei disagi” promosso da Confcooperative Habitat e realizzato in collaborazione con Censis e Confcooperative. 
Roma, Napoli e Palermo, secondo l'indagine di Censis e Confcooperative, sono "fanalini di coda in Europa: pulizia, trasporto pubblico e le condizioni di strade ed edifici sono la cause principali del collasso. A Roma solo 9 abitanti su 100 sono soddisfatti della pulizia, a Palermo solo il 7%, nessuno in Europa fa peggio”.
A rendere la Capitale sempre più invivibile, dopo tre anni di cura 5Stelle, non ci sono solo i servizi pubblici essenziali che oramai sono un concentrato assoluto di inefficienza quando non di inesistenza. Ci sono anche altri problemi, ovviamente: casa e lavoro, soprattutto. Del resto, siamo in una città in cui da mesi la Giunta non decide cosa fare del più importante cantiere pubblico, la metro C, rischiando di seppellire per sempre le talpe e di dover spendere un’altra ottantina di milioni di euro aggiuntivi se si deciderà davvero di andare avanti. Lo stesso per la più importante opera privata, lo Stadio della Roma, con i suoi 800 milioni di investimenti fermi da mesi per i tentennamenti dei grillini.
La casa "è un incubo più che un sogno per almeno 1,6 milioni di famiglie in affitto sul mercato, in difficoltà a sostenere le sole spese di affitto. Per non parlare dei 60mila sfratti all'anno, 160 al giorno”. Non va meglio "agli oltre 6 giovani su 10 che, nell'età tra i 18 e i 34 anni, vivono ancora a casa con i genitori. Colpisce che siano addirittura uno su due nella fascia 24-35 anni, rispetto a uno su 10, o poco più, di Germania, Regno Unito e Francia. La crisi inoltre ha ridotto fortemente le capacità reddituali sia degli under 35 sia degli over 35".
Per il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardiniil focus del Censis” consegna il quadro di “un disagio economico, sociale, amministrativo” con “giovani che non trovano occupazione e non riescono ad affrancarsi dalle famiglie”. Il disagio sociale “fa il paio con quello economico, acuito dalla crisi iniziata nel 2009 e ancora non pienamente superata”.
L'indisponibilità - spiegano il Censis e la Confcooperative - di case in affitto a basso costo, insieme alla difficoltà a trovare un lavoro stabile, al protrarsi degli studi, determina la lunga permanenza dei giovani in famiglia. Il 66,4% dei giovani italiani, tra i 18 e i 34 anni, vive ancora con i genitori, con una forte differenza tra le donne (56,9%) e gli uomini (68%), ma soprattutto una consistente differenza con la media europea, che si attesta al 48,1%. Se consideriamo la fascia 25-34 anni scopriamo tristemente che interessa il 49,3% dei giovani”.
Per Roma, la classifica del “gradimento” dice che solo il 30% è soddisfatto del trasporto pubblico, il 9% per la pulizia della città, il 20% esprime apprezzamento per lo stato delle strade. Dati positivi: il 65% apprezza gli spazi culturali, il 62% il verde pubblico, il 55% le aree pedonali e il 54% gli impianti sportivi.

sabato 22 giugno 2019

NIENTE CLASS ACTION PER LE BUCHE


Due a zero e partita finita: il pessimo stato di manutenzione delle strade della Capitale non dà automaticamente diritto a richiedere un risarcimento danni. Per chiedere soldi al Comune, è necessario che ci sia un incidente vero e proprio. L’Avvocatura del Comune di Roma - difesa da Andrea Camarda - segna due punti sul Codacons che aveva proposto la causa. Bocciato in primo grado, ora è arrivata anche la sentenza di appello, emessa il 31 maggio scorso, che conferma la pronuncia originale del Tribunale. 
Leggendo le 17 pagine, la prima sezione della Corte d’Appello di Roma stabilisce alcuni punti fermi: intanto il concetto di legittimità della class action. Secondo i giudici, la class action contro la pubblica amministrazione “non può fondarsi sul Codice dei Consumatori” e occorre rivolgersi al “giudice amministrativo”, cioè al Tar, e non al Tribunale civile ordinario. Ma, soprattutto, deve esserci, per i giudici, un rapporto causa effetto alla base di una richiesta di risarcimento danni. Piazzale Clodio stigmatizza a più riprese il pessimo stato di manutenzione delle strade ma non ritiene che esso basti da solo a giustificare una richiesta di risarcimento danni in mancanza di un rapporto diretto di effetto: insomma, per i giudici se ti fai male cadendo in una buca hai gli strumenti per chiedere il risarcimento ma la presenza delle buche in strada da sola non basta, se non c’è danno, a chiedere soldi al Comune. Un principio che, quando venne resa nota la sentenza di primo grado, totalmente confermata in appello anche nella condanna alla pubblicità degli sconfitti su un quotidiano a diffusione nazionale, fu presentato come una specie di gogna mediatica dell’avvocatura capitolina che sembrava aver sostenuto la tesi che la conoscenza delle buche da parte del cittadino ne escludesse il diritto al risarcimento.
E, infatti, in una nota dell’Unione nazionale degli Avvocati degli Enti pubblici (Unaep), Antonella Trentini e Andrea Magnanelli, evidenziano come la “Corte di Appello” abbia confermato “la correttezza dell'operato degli avvocati” e come non sia “accettabile tradurre l’operato dell’Avvocatura in un posizionamento ideologico o politico”.
Nella causa class action intentata dal Codacons e due volte respinta dai giudici, l’associazione dei Consumatori chiedeva al tribunale di riconoscere un “risarcimento dei danni non patrimoniali subiti” calcolati “mille euro in favore dei proponenti e di ciascun successivo aderente alla presentazione” dell’azione risarcitoria. Un reclamo che i giudici hanno ritenuto “ancorché diffusamente motivato in 35 pagine di testo” come “infondato sia in rito”, cioè inammissibile, “sia nel merito” rigettandolo completamente. 





giovedì 24 gennaio 2019

IL CAMPIDOGLIO REGNO DEI BANDI FLOP



Il più celebre è quello per i carro attrezzi. Ma non è che in Campidoglio i bandi di gara se la passino poi tanto bene: tempi lunghissimi per scriverli, spesso sono sbagliati e vengono ritirati o annullati o, banalmente in quanto fuori mercato, vanno deserti.
Per cui, dopo il record dei 6 tentativi falliti per i carrattrezzi che mancano a Roma da oltre 3 anni, ora è il turno del bando per l’appalto del 30% del servizio di trasporto pubblico. Che, per altro, è già alla sua seconda gestazione senza frutto obbligando il Campidoglio, che già l’aveva predisposto in enorme ritardo, a scegliere di prorogare per la terza volta il servizio all’attuale gestore, Roma Tpl. 
Questa volta, a rompere le uova nel paniere della Raggi, sono di nuovo i ricorsi al Tar. Ben cinque quelli presentati da alcune delle ditte partecipanti che chiedono ai giudici amministrativi di valutare se sia corretto che il futuro vincitore della gara debba acquistare a prezzo pieno da Roma Tpl autobus che nuovi non sono e che in più di qualche caso sono andati in cenere nei numerosi incendi che hanno allietato il trasporto pubblico romano nell’ultimo periodo.
L’incapacità dell’Amministrazione Raggi a seguire le norme sulle gare d’appalto aveva causato già una prima proroga dell’appalto a Roma Tpl per aver commesso errori nella pubblicazione del preavviso di gara da fare obbligatoriamente almeno un anno prima della gara vera e propria. Poi era stata necessaria una seconda proroga per aver dovuto fare ben 3 rettifiche al bando vero e proprio per correggere una serie di errori clamorosi. Ora, a bando predisposto, c’è il ricorso al Tar per nuovi errori.
Tar che, ieri, ha aperto l’udienza rinviando, però, la decisione al prossimo 20 febbraio. In quella data, il Tribunale dovrà decidere se concedere la sospensiva alla gara, accogliendo i ricorsi delle aziende partecipanti (Autoguidovie SPA, Busitalia, GTM e SIA), oppure no.
In Campidoglio, aleggia un velo di moderata cautela: fra i corridoio di Palazzo Senatorio la battuta che circola è “almeno non ci hanno preso a pesci in faccia”.
La storia del bando per il 30% del Tpl è solo l’ultima in ordine di tempo brutta avventura con le gare. Detto già dei carrattrezzi, impossibile non ricordare il maxi appalto triennale per riparare le buche, quello per le potature degli alberi e quello per pecore e mucche per tosare le erbacce. Poi la grande gara di Atac per comprare 320 nuovi bus, andata deserta e con il Campidoglio che è dovuto correre ai ripari andando direttamente sulla piattaforma Consip per comprarne 270. Ancora: Spelacchio che ha rischiato di nuovo di non esserci, dopo che il Campidoglio aveva fatto un bando basato su liberalità andato deserto, e facendone subito dopo uno con sponsorizzazione aggiudicato da Netflix. Poi, nella scorsa primavera ci fu il bando per il servizio di tesoreria, andato deserto così come il bando per la manutenzione del verde in 6 impianti sportivi




domenica 18 novembre 2018

I GRILLINI CHIEDONO AL GOVERNO ALTRI 400 MILIONI PER ROMA


Sarà interessante vedere come il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, riuscirà a far rimanere invariati i saldi della manovra economica e a mantenere un minimo di confronto (e non di scontro) con Bruxelles. Ancora non siamo arrivati al dibattito in Aula, ma già sul corpo della manovra si aggirano emendamenti squali: l’ultimo è quello, tutto interno ai 5Stelle, che chiede di stanziare un totale di quasi 400 milioni di euro per la disastrata Capitale. Si tratta di una domanda di fondi divisa in tre parti: la prima, per 55 milioni di euro da destinare al completamento della progettazione della metro C. Cui aggiungere la seconda per altri 90 milioni da destinare alla manutenzione delle linee A e B. E, infine, terza parte, un ulteriore stanziamento di 250 milioni da destinare alle buche e al verde pubblico capitolino.
Questi ultimi 250 milioni, però, da dividere in cinque anni, quindi 50 milioni l’anno. Una cifra che è meno del 10% di ciò che l’Acer stima necessario come fondo annuale da destinare al solo problema buche. Almeno, da destinare alle buche se il tema lo si vuole affrontare con interventi profondi e radicali. E, invece, nell’immaginario grillino con questi 50 milioni si dovrebbero coprire anche i costi per gli interventi sul verde pubblico. 
Per quanto riguarda la revisione del progetto della Metro C, al di là del necessario stanziamento di fondi, c’è ancora da sciogliere il nodo di cosa fare delle talpe che stanno scavando i tunnel. A gennaio 2019 dovrebbe essere completato il solaio di copertura della stazione Colosseo il che, quindi, consentirà di iniziare lo scavo dei livelli interrati, mentre proseguono anche le indagini archeologiche preventive preliminari alla costruzione del corridoio che collegherà a Colosseo la B e la C. Le talpe, invece, hanno oramai raggiunto Amba Aradam e a breve inizieranno lo scavo dei tunnel verso Colosseo e i Fori Imperiali
Il problema è cosa farne dopo. A luglio dello scorso anno, in un sussulto di lungimiranza, la Giunta Raggi ha archiviato l’idea scellerata di fermare la C a Colosseo. Ma, da allora, è calato il silenzio. Nessuna valutazione ufficialmente espressa sui due progetti presentati da Metro C per la stazione di Piazza Venezia, nessuna notizia su come dovrebbe essere costruita la tratta da Venezia a Clodio (T2). E, quindi, nessuna decisione su dove “parcheggiare” le talpe intanto che la tartaruga comunale si muova e decida. Perché se, come fino a oggi deciso, le talpe fossero lasciate sotto il Foro di Traiano, occorrerebbe un notevole sforzo ingegneristico ed economico per poter poi raggiungere piazza Venezia. “Un extra costo quantificabile in almeno 80 milioni di euro - sostiene il portavoce del Comitato MetroXRoma, Andrea Biancucci - pari cioè al costo di una intera stazione della metro C e almeno dieci volte superiore alla semplice prosecuzione delle talpe”.
Per questo, insieme al chiedere soldi al Governo attraverso gli emendamenti amici, sarebbe il caso che il Campidoglio prendesse quanto meno la decisione di far giungere le talpe e, quindi, le gallerie, direttamente a piazza Venezia. In attesa, ovviamente, che l’impalpabile guida comunale decida come costruire da Venezia a Clodio. 
Da ultimo, ancora non sono arrivati i 425 milioni di euro già promessi dal Governo per ammodernare le linee A e B della metro di Roma su cui era stato lanciato l’allarme (inascoltato) dall’ex ad di Roma Metropolitane, Pasquale Cialdini, ma qui ci si avvantaggia chiedendone altri 90. Aspettiamo con ansia i saldi del ministro Tria. 

sabato 7 luglio 2018

LA LOMBARDI ATTACCA GRILLO. FRATTURA NEL M5S


Beppe Grillo magari non ci pensava. Ma le sue due intemerate pro-Raggi (quella sui rifiuti e, soprattutto, quella sulle buche) hanno fatto prepotentemente riemergere le tensioni interne al Movimento, formalmente granitico in stile comunicati dell’Istituto Luce, di fatto spaccato in correnti peggio della vecchia Dc dei bei tempi e sintetizzate dal silenzio sempre più imbarazzato di Virginia Raggi da una parte e dalla staffilata di Roberta Lombardi, densa di significati, diretta proprio a Grillo, dall’altra. 
Roberta Lombardi
Alla Lombardi la sparata sulle buche proprio non è andata giù E, così, picchiando Grillo, la Capogruppo al Consiglio regionale, tenta di ottenere più risultati insieme: picchia la Raggi e cerca di scrollarsi di dosso l’immagine di perdente di (in)successo che le si è ritagliata addosso dopo essere giunta terza alla corsa per le Regionali. E dopo aver perso il suo feudo elettorale, il III Municipio, dove ha imposto la ricandidatura della sua ex portaborse, Roberta Capoccioni, eletta nel 2016 e giubilata dai suoi stessi compagni di partito a febbraio 2018. 
Beppe Grillo e Virginia Raggi
Il Garante del Movimento, un paio di giorni fa, alleggerendo Roma della sua presenza, se ne esce con un “non vedo neanche una buca, neanche una buca” di un minivideo pubblicato su facebook. Minivideo tagliatissimo anche perché girarne uno per più di 10 secondi senza trovare una buca è impresa impossibile a Roma. E, quindi, Grillo la frase incriminata ha dovuto dirla prendendo l’Autostrada Roma-L’Aquila che, com’è noto, non è di competenza del Comune ma di Anas. Ecco la Lombardi a Grillo: “Noi non possiamo dire non ci sono le buche, caro Beppe. Sarebbe da incoscienti, e noi non lo siamo. Dobbiamo dire la verità: a Roma c' è una situazione difficilissima”.

L'incidente dove ha perso la vita Elena Aubry
 Non ci sono, però, solo i morti, come Elena Aubry, scomparsa il 7 maggio scorso cadendo dalla moto per una buca. E non c’è solo la vecchia rivalità con la Raggi dietro questa stilettata della Lombardi a Grillo. Ci sono i giochi politici: spostare l’attenzione dagli insuccessi dei “lombardiani” a Roma e riaccreditare se stessa come dura e pura, quella che “Marra è un virus” e “Lanzalone è stato portato dai vertici M5S” e pazienza se anche qualcuno dei fedelissimi lombardiani in Consiglio comunale i - il capogruppo autosospeso in Campidoglio, Paolo Ferrara - nelle carte della Procura su Luca Parnasi c’è e in una posizione neanche troppo invidiabile, quella di indagato. 

Sì, c’è anche la difesa d’ufficio della Raggi (“Capisco lo sforzo per sistemare quanto più possibile quel disastro”) ma la storiella dell’eredità, dopo 2 anni di governo e conclamata incapacità programmatoria non regge più. 

Paolo Ferrara, capogruppo M5S in Campidoglio e alla Città Metropolitana,
autosospesosi dopo essere stato indagato nell'inchiesta  "Rinascimento"
sullo Stadio della Roma

mercoledì 4 luglio 2018

"IN CITTÀ NIENTE BUCHE" E GRILLO INCIAMPA SUL SENSO DEL RIDICOLO


Come spesso gli accade, usa facebook per lanciare la provocazione del giorno. Questa volta per Beppe Grillo il tema sono le buche di Roma. Che, a suo dire, non ci sono. Succede ieri, quando, dopo alcuni giorni trascorsi nella Capitale nell’abituale hotel fronte Fori Imperiali oramai assurto per il “garante” del Movimento a ciò che per i Socialisti di Craxi era il Rapahel, Grillo se ne va, in macchina e gira un breve video di un minuto e mezzo. 
Apertura su via Cavour, all’incrocio con via degli Annibaldi poi taglio drastico e la ripresa è sulla Tangenziale Est con imbocco del sottovia Passamonti verso la penetrazione urbana dell’autostrada A24 Roma-L’Aquila. Si autodefinisce, Grillo, “moralizzatore del traffico” usando un microfono con amplificazione “esortando” i passanti a sbrigarsi (“Fare veloce, il semaforo sta scattando“) e apostrofando altri automobilisti (“Il semaforo è rosso, non ti muovere, o vai a destra o vai a sinistra, non stare in mezzo alle corsie”).
È transitando sulla Tangenziale, però, che Grillo spara la seconda cartuccia in due giorni a favore della Raggi (la prima era una personalissima interpretazione del Comico genovese del problema rifiuti a Roma che ha scatenato letteralmente l’ira dei romani in rete): “Neanche una buca, neanche una buca, un pochino di manutenzione al verde è normale, sono 40 milioni di metri quadri, siamo leggermente indietro ma non vedo buche”, sostiene Grillo da dietro i suoi occhiali grigio-azzurrati.
Tralasciando le reazioni della rete a questa nuova intemerata pro-Raggi (il più educato dei quali è “Grillo è tornato a fare il comico a tempo pieno”) Grillo dice due cose.

La prima è che non ci sono buche. E può essere solo una battuta di un comico, un’iperbole, una provocazione. Perché che le buche ci siano, a Roma, lo sanno tutti. Tutti lo vedono. A partire dal Campidoglio che per questa prima metà del 2018 dovrà pagare 15 milioni di euro, 8 in più di quanto pagato in tutto il 2017, per i risarcimenti da buche. Campidoglio il cui “Piano Marshall” per le buche non è mai esistito nella realtà, come ammesso dagli stessi assessori Gatta e Lemmetti in Commissione. 
Lo sa l’Atac cui le buche della città stanno rendendo sempre più esigua la già ridottissima flotta di autobus: fra quelli barbecue e quelli che perdono pezzi per le condizioni dell’asfalto c’è poco da stare allegri, come ha sottolineato giusto un paio di giorni fa l’Agenzia per la qualità dei Servizi pubblici del Comune.
E lo sanno i romani che dalle piogge dell’autunno, poi dalla nevicata, hanno visto le condizioni delle strade cittadine fare la felicità di gommisti, meccanici e carrozzieri. 
Lo sanno i ciclisti del Giro d’Italia che nell’ultima tappa chiesero, era il 27 maggio, di “neutralizzare” la corsa proprio per le buche: troppo alto il rischio di farsi male. Una posizione quella dei ciclisti che fece fare una figuraccia internazionale alla città tanto che il Campidoglio ha tentato, senza successo, di metterci una pezza a colore un paio di giorni dopo, a frittata fatta in mondovisione. 
E poi c’è la seconda notizia. E al posto dell’assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari, ci sarebbe da preoccuparsi.
Se per lo stato catastrofico dell’asfalto romano, Grillo dice che va tutto bene, quando, invece, per il verde il Comico se ne esce con un “un pochino di manutenzione al verde è normale, sono 40 milioni di metri quadri, siamo leggermente indietro”, vuol dire che evidentemente siamo davvero giunti a livello di foresta amazzonica. E, forse, se ne finalmente è accorto pure Grillo.

sabato 10 marzo 2018

GIÀ DA RIFARE I LAVORI PER TAPPARE LE BUCHE


Trecento quaranta euro ogni toppa: tanto costerà il “piano straordinario” del Campidoglio per coprire buche e voragini che si sono aperte in ogni strada della Capitale. L’account twitter di Luceverde Roma è costellato di notizie di strade chiuse o con restringimento di carreggiata causa “dissesto del manto stradale”. L’ultima in ordine di tempo è via Guido Mazzoni, al nomentano, chiusa fra Largo Mazzoni e la Circonvallazione nomentana. Ma, nelle ultime ore, l’elenco si è infinitamente dilatato comprendendo via di Acilia - con infinite ripercussioni sul traffico lungo via Cristoforo Colombo e via di Mezzocammino - via di Vigna Murata, via Flaminia Nuova, l’Appia Pignatelli, piazza Roberto Malatesta al prenestino con un’intera area recintata; viale dei Romagnoli sempre ad Acilia. 
Poi ci sono le strade che sono troppo piccole per finire su Luce Verde, ma non per questo meno disastrate: piazza Vittorio Emanuele, nel tratto che costeggia i binari del tram in direzione Termini, la velocità dei veicoli è quella da “spinta a mano” visto che più che di buche si può parlare di un’unica voragine lunga praticamente 250 metri, fra via La Marmora e via Mamiani; né sta meglio via Filippo Turati divenuta un vero e proprio campo minato. In tutte queste strade si vedono nitidamente affiorare tutti gli scavi mal chiusi (e mai controllati) operati dalle società dei pubblici servizi: lunghi serpentoni di fessure, spesso ad andamento a zig zag, su cui poi si spalancano intere voragini. 
Nel III Municipio, a Castel Giubileo bassa, da tre mesi Acea sta spaccando ogni singola strada per interrare nuovi cavi. Nessuna di queste strade, troppo piccole e quasi insignificanti per assurgere agli onori delle cronache, è stata ripristinata a norma: piccole toppe, di asfalto gettato qua e là che si stanno sollevando, lasciando direttamente lo sterrato o crateri lunari lungo via Grottazzolina, via Castorano, via di Castel Giubileo, via Montappone e stradine limitrofe. Tanto che viene da chiedersi dove siano i Vigili Urbani che firmano le determine per i divieti di sosta o gli uffici tecnici municipali che mai passano a controllare. 
Via Salaria, fra la Tangenziale Est e il Grande Raccordo Anulare è stata parzialmente rifatta più e più volte: da Alemanno, poi da Marino e l’ultima dalla Raggi. Ma mai con un vero rifacimento della strada: sempre la solita grattata superficiale con la stesa di asfalto nuovo sopra buche vecchie con il risultato che il guard rail che separa i due sensi di marcia ora è alto una trentina di centimetri e le buche, specialmente sulle corsie di marcia ordinaria in entrambi i sensi di direzione, sono di fatto disseminate lungo tutti i 5,5 km della Consolare. 
Secondo il sito decorourbano.org - nato nel 2011 e che raccoglie le segnalazioni degli utenti su buche, discariche, degrado delle aree verdi, vandalismo, segnaletica - a Roma oggi si contano 10mila buche e non c’è strada che sia risparmiata: Muro Torto, Cassia, Prenestina, Portuense, Aurelia, Pisana, Collatina, Tiburtina, Lungotevere. Secondo il responsabile del sito, Fabrizio Bottacchiari: "Ultimamente c'è stato un aumento delle segnalazioni di buche, non solo degli ultimi giorni ma degli ultimi mesi, in particolare a seguito delle pioggie e solo dopo anche a causa della neve".
"L'ipotesi di chiusura delle strade è stata scartata dagli stessi tecnici del Simu, autori della prima comunicazione, grazie ai lavori di manutenzione programmati nell'immediato", ha fatto sapere in serata il Campidoglio  

venerdì 2 gennaio 2015

MAFIA CAPITALE, UNA PARENTESI FRA DUE COMI

Ci siamo. Passata la buriana ubriacante di Mafia Capitale con i suoi contorni fatti di intercettazioni, veline, e titoloni di prima pagina, riemergono le incapacità amministrative della Giunta Marino.
Sampietrini, bilancio, Vigili, trasporto pubblico: non è sempre domenica e i nodi tornano al pettine.



Con Mafia Capitale, Marino, giunto ormai al limite della sua capacità di tenuta, si è ritrovato il terreno sgomberato manu militari dai suoi avversari, restando l'unico concorrente al tavolo da gioco. L'opposizione, già agonizzante di suo, viene travolta dall'inchiesta, anche se non in modo diretto a tutti i livelli e con tutti i suoi uomini, ma quanto meno come ulteriore offuscamento della propria immagine, già bastonata dai casi Fiorito e parentopoli, e facilmente assimilata a una banda di predoni più che di amministratori.
Ma anche la stessa sinistra, il Pd nello specifico, finisce fuori gioco: gli uomini di punta dell'opposizione interna a Marino (Coratti e D'Ausilio) fatti fuori uno dall'inchiesta e l'altro da un sondaggio.

Unica annotazione di merito: Marino prima usa le intercettazioni degli accusati come un'autoassoluzione di se stesso e una pubblicità ad personam, poi quando le stesse intercettazioni parlano di altri - magari casualmente scelti per ricoprire un incarico assessorile - le stesse chiacchiere registate dagli investigarori vengono derubricate a pettegolezzo. 



Ma tant'è...

Alla fine, Marino resta l'unico ancora in campo. E vince per abbandono dei concorrenti. Ma vince cosa?
Forse un po' di tempo, merce rara e che già scarseggiava prima, essendosi esaurita non solo la pazienza degli sponsor politici del primo cittadino ma soprattutto quella dei romani.

Quanto potrà guadagnare? Qualche mese, forse. Piano piano, anche se prosegue lo stillicidio rituale delle veline passate ai giornali, stancamente questa storia viene via via relegata sempre più nella memoria. Di chi ce l'ha. 
Se non dovesse arrivare un secondo tsunami - che in quel caso è presumibile finisca per essere indirizzato su quelli che, col quinquennio di Alemanno, non hanno nulla a che vedere e che sono rimasti fuori dalla prima infornata di accuse - alla lunga di questa storia si interesseranno più i colleghi della cronaca giudiziaria che la signora Maria che ha il banco di frutta a Campo de' Fiori.

E già si intravedono le ombre lunghe del nuovo crepuscolo. Che riprende, praticamente, da dove si erinterrotto prima.  
Vigili Urbani e dipendenti capitolini, sampietrini, bilancio, buche, trasporti. Mafia Capitale appare più una breve sospensione nell'agonia amministrativa di Marino epitome della quale è la straordinaria capacità del Primo Cittadino di essere sempre altrove quando scoppia una grana.

Da Boston tuona contro i Vigili assenteisti, che poi assenteisti non sono, visto che non hanno mica timbrato il cartellino e poi sono andati a festeggiare capodanno invece che in strada a regolare il traffico. Da Boston gestisce le polemiche sul bilancio: con la sua maggioranza che, ancora una volta, alza la voce contro di lui.


Nomina, Marino, il nuovo assessore ai Lavori pubblici che, per presentarsi, lancia l'idea della vendita dei sampietrini, suscitando le risate e le ire di tre quarti di Roma, costringendo Marino a lanciare subito il più classico dei "contrordine, compagni, abbiamo scherzato".

(Onestamente, da utente delle due e quattro ruote non posso che plaudire all'idea di rimuovere un sistema di pavimentazione obsoleto e costoso. Ha ragione l'ex assessorre Ghera quando dice che i sampietrini sono in grado, se correttamente manutenuti, di offrire un eccellente sostrato. Ma non si manutengono: costa troppo e ci vuole un sacco di tempo per tenerli in ordine. Quindi, onestamente, piantiamola con le impostazioni ideologiche e diamoci un taglio: via i sampietrini nelle strade dove scorre traffico e sì, mettiamoli nelle zone a traffico limitato o pedonalizzate. Sono un simbolo di Roma e come tale devono rimanere). 

Le buche di Roma sono ormai paradigmi sui quali misurare la capacità di balestre, ammortizzatori, sospensioni e pneumatici di reggere botta. Certo, nessun giornale ne parla, ma, si sa, queste cose si scoprono solo di tanto in tanto.
La metro C procede a velocità era geologica e ancora non si è capito dove finirà.
Non si hanno notizie della fermata Jonio della B1 che conta non si sa più quanti mesi di ritardo accumulati.
Ovviamente, del prolungamento della B1 oltre Jonio fino a Bufalotta e della B da Rebibbia a Casal Monastero non se ne parla più. L'importante è discettare sulla meravigliosa e futura fermata Tor di Valle per lo Stadio! O anche di fantastiche nuove linee di tram! Ma sì, un altro po' di fumo neglio occhi!
Nessuna notizia della metro leggera da Anagnina a Pantano, dei prolungamenti della metro A oltre Battistini. Insomma, l'importante è chiacchierare della scellerata pedonalizzazione finta dei Fori Imperiali e del Tridentino mediceo. 

Gli omicidi in strada continuano a susseguirsi a un ritmo vertiginoso ma ormai sono lontani i tempi del Far West e di Chicago anni '30, tanto cari alla sinistra e ad alcuni giornali durante l'era Alemanno.
La mondezza lì era, traboccante dai cassonetti, e lì è rimasta. Gli alberi continuano a cadere sulla testa della gente, le tensioni fra italiani e immigrati stanno sempre lì, pronte ad esplodere nuovamente.

Insomma, fanciulli, non prendiamoci in giro.
Grazie a Mafia Capitale, Marino ha guadagnato alcuni mesi di vita.
Sfortunatamente, pare che sia solo una parentesi fra due stati di coma.