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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta delibera Grancio/Fassina. Mostra tutti i post
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mercoledì 8 maggio 2019

STADIO; ALTRO NO ALLA PROPOSTA GRANCIO/FASSINA


Terzo stop (e mezzo) alla proposta Grancio/Fassina di revocare la delibera Raggi sul pubblico interesse allo Stadio della Roma di Tor di Valle. Ieri pomeriggio, la Commissione Ambiente del Comune ha bocciato la proposta anti Stadio, dopo che già le Commissioni Urbanistica e Lavori pubblici - in quel caso in seduta congiunta - avevano espresso parere negativo. E dopo la figuraccia del IX Municipio in cui un voto contrario è stato trasformato per ignoranza del Regolamento d’aula (dopo 3 anni di governo!) In un parere positivo con successiva bacchettata sulle dita dei consiglieri municipali da parte del segretariato generale.
In occasione della seduta di ieri, la consigliera Grancio ha battuto il tasto del rischio idrogeologico, citando il parere pro veritate reso alla fine del gennaio 2017 dall’ex presidente onorario della Cassazione, Ferdinando Imposimato. 
La proposta Grancio/Fassina, ora, è attesa oggi in mattinata al voto nella Commissione Sport, dove quasi certamente incasserà un’altra bocciatura. Rimarrà, poi, ancora da esprimere il parere da parte della Commissione Mobilità, ultima rimasta e ancora non convocata. Dopo di che, la delibera potrebbe approdare al voto in Consiglio comunale che, con queste premesse, sarà un voto di rigetto per l’ipotesi di cancellare il progetto Stadio di Tor di Valle.  

sabato 27 aprile 2019

STADIO; L'IDIOZIA GIURIDICA DEL "RI-VOTO" SUL PUBBLICO INTERESSE

Da alcune settimane, ciclicamente, gira la voce di un nuovo voto sulla delibera 32/2017, quella Raggi sul pubblico interesse alla costruzione dello Stadio della Roma. 
In sostanza, alcuni consiglieri comunali ritengono che, poiché quella Delibera sarebbe stata “presentata” al voto da De Vito, grillino, ex presidente dell’Aula finito sotto inchiesta per corruzione e al momento detenuto a Regina Coeli, un nuovo voto sul testo “laverebbe” questa “macchia”.

Vediamo perché questa idea è semplicemente un’idiozia giuridica.

NON ESISTE IL DOPPIO VOTO
Primo punto: una delibera votata, è votata. Non si rivota. Né per confermarla né per cambiarla né per cancellarla. Chiunque dica una cosa simile è il caso che torni a studiare le basi del diritto perché si tratta di una cosa giuridicamente non fattibile. 

DE VITO NON È UNA MOTIVAZIONE: È UN’AGGRAVANTE DELL’IDIOZIA
L’idea che De Vito abbia presentato la delibera al voto è un’aggravante dell’idiozia: da quando è stato eletto presidente dell’Assemblea Capitolina al giorno del suo arresto, sotto la presidenza di Marcello De Vito, l’Assemblea ha votato la bellezza di 482 delibere. Sulla base di questa idea del “lavare la macchia De Vito” si dovrebbero rivotare tutte le 482 delibere: né varrebbe l’idea di rivotarne solo una, perché, una qualunque delle altre, verrebbe ad essere attaccabile in tribunale, non per il ruolo di De Vito, ma perché si sarebbe attuata una disparità di trattamento fra provvedimenti, cosa palesemente contraria alla legge.

IL RUOLO DI DE VITO
Entriamo, poi, nella questione del ruolo di De Vito. Qualche buontempone fa circolare la voce che De Vito abbia “presentato” la Delibera al voto e abbia condotto le votazioni come Presidente. Ma guarda un po’ che strano! È esattamente quello che fa il Presidente dell’Aula: conduce i lavori
Ma solo un emerito, colossale ignorante può pensare che la delibera sia portata al voto dal Presidente dell’Aula: la decisione sul calendario dei lavori spetta alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi consiliari (volgarmente: capigruppo). 
E le delibere non sono presentate né proposte dal Presidente dell’Aula ma da chi le firma: un consigliere oppure la Giunta. 
Nel caso Tor di Valle, si trattava di una Delibera di Giunta ad essere stata calendarizzata dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi.
Né esistere l’idea che il voto di De Vito favorevole a quella Delibera ne abbia “macchiato” in qualche modo la purezza: la delibera Stadio ottenne 28 voti favorevoli, 9 contrari e 1 astenuto. Quindi, con un quorum per l'approvazione del provvedimento che era pari a 20 voti (28+9+1=38:2=19 metà dei presenti + 1 per la maggioranza), il voto di De Vito è stato totalmente ininfluente ai fini dell’approvazione del provvedimento

DUE SOLE STRADE PERCORRIBILI
Diciamo che si vuole mandare comunque un segnale forte?
A parte l’ovvia obiezione del perché questo segnale non sia stato inviato il giorno del Consiglio comunale straordinario sullo Stadio, richiesto dal sindaco Raggi, e conclusosi con la bocciatura a maggioranza di tutti gli ordini del giorno presentati dalle opposizioni ma senza che vi fosse un solo documento di maggioranza da votare, esistono due sole strade.

La prima, solo politica: un ordine del giorno o una mozione di sostegno alla Giunta e di riaffermazione del pubblico interesse contenuto nella Delibera 32/2017.
Non costa nulla, ovviamente. Non ha valore giuridico, se non minimo. Ma è un atto dal forte peso politico.

Seconda strada: si propone una nuova delibera. Che non è il “ri-voto” sulla 32 ma proprio un testo nuovo

“Visto..., 
visto..., 
visto..., 
considerato..., 
ritenuto..., 
letta la delibera 32/2017, 
L’Assemblea Capitolina delibera di confermare il contenuto della delibera 32/2017 in ogni sua parte”. 

Attenzione: questo è un testo molto particolare. 
Perché è una delibera di convalida, un testo - si potrebbe quasi definire - di secondo grado e, a differenza di mozione e ordine del giorno, ha un immediato e irrevocabile effetto giuridico: il Comune sana qualunque potenziale irregolarità contenuta della 32/2017.
Una irregolarità che non esiste, sia chiaro, ma che qualcuno cerca al fine di giustificare ancora oggi l’ipotesi di annullamento d’ufficio degli atti ai sensi dell’articolo 21 nonies della legge 241/90.
La delibera di convalida cancellerebbe anche immediatamente non solo l’ipotesi - ribadisco: inesistente - di annullamento d’ufficio ma anche il potere di revoca.

Vale a dire che una delibera di questo tipo, ricadrebbe direttamente in quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 21 nonies (“È fatta salva la possibilità di convalida del provvedimento annullabile, sussistendone le ragioni di interesse pubblico ed entro un termine ragionevole”).

Spieghiamo: già l’annullamento d’ufficio in autotutela è una strada assolutamente non percorribile essendo insostenibile da un punto di vista giuridico. Con questa delibera di convalida, poi, di fatto si metterebbe anche una pietra tombale sul potere di revoca. Perché se è vero che questo potere di revocare un atto resta sempre valido, anche fino all’ultimo secondo, quel che cambia è il costo che un’eventuale revoca avrebbe per la collettività. Ipotizzare di votare una convalida e poi pensare di revocare un atto avrebbe un costo economico assolutamente mostruoso per le casse del Campidoglio in termini di danno di immagine (oltre quelli materiali da danno emergente).

CONCLUSIONE
Smettere di dire cose prive di qualunque senso giuridico sarebbe già un buon punto di partenza. Mi riferisco, all’idea di “rivotare” una delibera. 
Smettere di aggiungere a queste idiozie giuridiche, una motivazione aggravante dello stato di obnubilazione giurisprudenziale sarebbe una seconda cosa buona. Ma la cosa migliore, sarebbe anche pensare alle conseguenze che qualunque atto il Consiglio voti oggi potrebbe sortire in una ipotetica causa. 

Per quanto mozione e ordine del giorno abbiano un effetto giuridico pari a zero, questa potenziale causa ha uno dei suoi fondamenti nell’affidabilità della Pubblica Amministrazione che non può compiere atti fra loro contraddittori. Tipo votare anche solo mozioni sul pubblico interesse allo Stadio e poi revocarlo! 

Insomma: se non si ha nulla di sensato da dire, conviene stare decisamente zitti. 

mercoledì 24 aprile 2019

STADIO; NON VALIDO IL PARERE DEL IX MUNICIPIO SULLA GRANCIO/FASSINA


Bacchettata sulle nocche del segretariato generale del Comune al IX Municipio: non sapete neanche leggere il vostro stesso regolamento d’aula. Non c’è parere positivo alla proposta Grancio/Fassina di annullamento della delibera Raggi sullo Stadio della Roma. Semplicemente perché in Municipio il voto non è stato espresso a maggioranza
Nella lettera al Municipio, del 19 aprile, si legge: “lo Statuto stabilisce che le deliberazioni del Consiglio del Municipio sono adottate con la maggioranza dei consiglieri presenti”. Il 12 aprile, quando il Consiglio del IX Municipio si era riunito per esprimere il parere sulla Grancio/Fassina, in Aula erano in 23, quindi la maggioranza era di 12 voti
Invece, i 5Stelle, incapaci di decidere, si astennero in 14 e 9 furono i voti favorevoli, ovviamente insufficienti a rendere valido il parere sul quale un pezzo del mondo grillino non vicino alla Raggi s’era immediatamente attaccato con comunicati tanto trionfalistici quanto pregni di ignoranza delle regole.
Scrive ancora il Segretariato: “Non avendo la proposta Grancio/Fassina ottenuto la prescritta maggioranza dei voti favorevoli alla votazione pari a 12 voti, la proposta non risulta approvata e il parere non risulta reso”.
Seconda bacchettata: il concetto di “parere obbligatorio”. Il Municipio scriveva nelle premesse del proprio testo che “il Municipio è tenuto ad esprimere parere obbligatorio sull’approvazione” di specifici atti (urbanistica, soprattutto, ndr). Il Segretariato replica: “il Consiglio del Municipio non è affatto obbligato ad esprimersi tanto che in caso di decorrenza dei termini, gli organi comunali adottano il provvedimento indipendentemente dall’acquisizione del parere stesso”.
Viene facile, quindi, ironizzare sulla necessaria presenza dell’ex presidente del Consiglio comunale, Marcello De Vito, quando il IX Municipio approvò nel 2017 la delibera Raggi: occorreva qualcuno che sapesse almeno leggere il Regolamento del Municipio stesso.
Ultimo strale: il segretariato ordina al Municipio di rettificare il verbale. 

Ecco il testo della lettera del Segretariato generale:





lunedì 22 aprile 2019

STADIO ALLO SCONTRO FINALE (versione estesa)











Fra gli uffici del Campidoglio e i proponenti del progetto Stadio di Tor di Valle siamo giunti allo scontro finale
La Roma ha spedito la scorsa settimana il testo “ufficiale” della proposta di Convenzione Urbanistica, cioè il contratto che regola i rapporti fra il Comune e i proponenti. 
Chi l’ha visto, racconta di decine di pagine ma anche di alcuni punti sui quali l’accordo con il Comune non c’è
Questo è l’atto più importante: la Convenzione urbanistica - che dovrà essere poi obbligatoriamente votata in Consiglio comunale - contiene tutte le modalità e i tempi di costruzione delle varie opere ed, fra tutti i passaggi, l’atto amministrativo forse più importante.   
L’obiettivo, ufficialmente mai formalizzato ma perseguito da tutti gli attori (Roma, Eurnova e Campidoglio) era quello di provare a chiudere i lavori entro fine aprile per poter andare in Consiglio comunale per il voto su variante e convenzione urbanistica prima delle elezioni europee, fissate per il 26 maggio. 
Ancora oggi, matematicamente, i tempi ci sarebbero ancora ma la distanza fra le parti non sembra colmabile con poco sforzo e farà, quanto meno, slittare di un mese il closing dell’accordo, scavallando, quindi, le elezioni europee. 
Sempre se il closing si troverà: se le parti irrigidiscono le rispettive posizioni è possibile un ulteriore slittamento fino a data da destinarsi e, viste le potenziali ripercussioni politiche sul governo nazionale e su quello cittadino, delle elezioni europee, totalmente aperto a qualunque soluzione. Compresa la possibilità che il Governo possa emanare un nuovo provvedimento sugli Stadi, tema che, ciclicamente, riesce fuori.
Alla fine, se non si riuscirà a trovare la quadra con gli uffici, la decisione finale finirà per essere rimessa direttamente al sindaco, Virginia Raggi. 

(QUASI) PRONTI PER IL VOTO
E tutti gli altri atti amministrativi - tavole urbanistiche, controdeduzioni alle osservazioni presentate alla Variante Urbanistica, e via dicendo - sono tutti pronti: se si chiudesse l’accordo sul testo della Convenzione urbanistica (cioè il contratto che regola i rapporti fra il Comune e i proponenti e che contiene soprattutto tutte le modalità e i tempi di costruzione delle varie opere; ndr), si potrebbe andare al voto in tempi rapidissimi, prima delle elezioni europee.
Ma l’accordo, appunto, non c’è. Almeno, non c’è ancora su 4 punti. La Roma aspetta una risposta formale dal Campidoglio che, però, non arriverà prima del 2 maggio, e, vista la successione di ponti che sguarnisce gli uffici, forse anche qualche giorno dopo. 

I 4 PUNTI IN DISACCORDO: LE TRIBUNE POSTICCE
Vediamo quali sono i 4 punti sui quali manca ancora la luce verde. Il primo riguarda le tribune posticce dell’ippodromo di Tor di Valle quelle da ricostruire, a spese della Roma, in piccola porzione rispetto all’originale per preservare l’opera del progettista, Julio Lafuente, e realizzarvi un museo dell’impiantistica sportiva
Queste tribune erano state “accantonate” in Conferenza di Servizi. Costerebbero 2,5 milioni di euro circa che, però, erano stati destinati a modificare la parte di viabilità per le emergenze: allargare le piste ciclabili e prolungare di 500 metri oltre il Raccordo l’unificazione della via del Mare/Ostiense. Erano le prescrizioni fornite dalla Città Metropolitana con l’ultimo parere, quello reso il giorno stesso della chiusura della Conferenza il 5 dicembre 2016. È il parere che toglie dagli impicci il Comune: nel precedente, Palazzo Valentini aveva chiesto una seconda via d’accesso all’area Stadio, cioè il Ponte di Traiano. La prima richiesta viene cancellata in zona Cesarini in cambio della nuova sistemazione delle strade. Sistemazione viabilistica che la Roma accetta ma come contropartite chiede la cancellazione delle tribune. Però, formalmente non esiste un atto che realmente le elimina e così, anche per la determinazione dell’ex sovraintendente capitolino, Claudio Parisi Presicce, le Tribune sono tornate a essere un pomo della discordia.

I 4 PUNTI DI DISACCORDO: I TRASPORTI PUBBLICI
Due dei quattro punti di distanza fra Comune e Roma sono legati ai trasporti pubblici e riguardano la ferrovia Roma-Lido di Ostia. La Roma non intende rimanere incastrata dalle possibili (e probabili) lungaggini burocratiche legate all’appalto della Regione Lazio per il rifacimento della linea, i famosi 180 milioni che, più o meno da un triennio, Zingaretti si rivende ciclicamente senza che si aprano effettivamente i cantieri. Però il Comune, anche per dare una parvenza di utilità al siparietto fatto con il Politecnico di Torino, vorrebbe “congelare” l’apertura dello Stadio alla conclusione dei lavori sulla linea argomentando che la tempistica prevista per questo rifacimento è inferiore a quella per realizzare lo Stadio e il suo contorno. Qui l’accordo è davvero difficile da trovare.
Sempre legato a questo, è il problema dei 45 milioni di euro di contributo costo di costruzione, terzo nodo di scontro fra la Roma e il Comune. Si tratta della parte cash delle tasse che si pagano al Comune dove si costruisce: c’è una parte di opere di urbanizzazione primaria (fogne, luce, strade e parcheggi, verde) e una in contanti che si calcola in base al volume del costruito. La stima per Tor di Valle è di 45 milioni di euro e il Consiglio Comunale, con la delibera Raggi sul pubblico interesse del 2017, li ha già destinati all’acquisto di treni per la Roma-Lido di Ostia. La Roma, vorrebbe sfruttare la legge che consente di pagare questo contributo spalmandolo per l’intera durata del permesso a costruire e, quindi, vorrebbe corrisponderli dilazionati. Un po’ per non spendere subito tutta insieme la cifra e un po’ per evitare che finiscano nella fiscalità generale del Comune e possano poi essere impiegati per altro e non essere più disponibili al momento utile, cioè al momento dell’acquisto dei treni, con il rischio di ritrovarsi invischiati in qualche nuova richiesta economica. Il Campidoglio li vuole tutti e subito per poter procedere a comprare i convogli. Possibile un accordo su un finanziamento totale immediato ma vincolato alla reale destinazione. 

I 4 PUNTI DI DISACCORDO: LA VIA DEL MARE/OSTIENSE
L’ultimo punto sul quale ancora non c’è accordo è anche quello sul quale sembra meno arduo chiuderlo: la via del Mare/Ostiense unificata
Oggi abbiamo la via del Mare affiancata alla via Ostiense e da questa divisa da uno spartitraffico e ciascuna delle due strade ha una sola corsia per senso di marcia. Il risultato sono 4 corsie ma fra loro alternate: una scende verso Ostia e una sale verso Roma, un’altra scende e un’altra sale. 
Fra viale Marconi e Tor di Valle, poi, c’è un punto lungo circa 930 metri, in cui la via del Mare è separata dalla Ostiense dalla presenza di alcuni fabbricati artigianali e industriali. Il nodo è tutto qui: nel 2006 la Provincia di Roma (oggi Città Metropolitana), proprietaria delle due strade, aveva elaborato un’ipotesi di esproprio dei capannoni e unificazione delle due vie in un’unica sede
Ma quel progetto, complice la cronica carenza di finanziamenti, era rimasto un disegno su carta. Anzi, non erano neanche state aggiornate nemmeno le mappe catastali. 
In Conferenza di Servizi, invece, il Comune ha rispolverato quell’idea del 2006 e l’ha fatta propria in modo che, costruito il Ponte dei Congressi, fosse più agevole realizzare tutta la viabilità accessoria dell’intero quadrante
La Roma, invece, aveva presentato un progetto che sì, unificava le due strade da Marconi al raccordo (allargandole con complanari e svincoli vari, specie in prossimità dello Stadio) ma che quel tratto di 930 metri lo lasciava con i capannoni in mezzo, in modo non dissimile da quel che accade sul Raccordo fra Anagnina e Appia.
Lo scontro, quindi, è su questi 930 metri. 
Che hanno un costo, a detta della Roma, una ventina di milioni di euro circa e che la Roma non vorrebbe spendere in più ma che il Comune ritiene si possano prendere dai risparmi sulle gare d’appalto. 930 metri che, soprattutto, hanno un problema: gli espropri. La Roma non vuole trovarsi bloccata negli iter infernali e lunghissimi sugli espropri. 
L’accordo fra le parti ancora non c’è ma è potenzialmente il più vicino da raggiungere: i progetti saranno modificati solo dopo l’adeguamento delle carte da parte di Città Metropolitana e il completamento delle procedure di esproprio da parte del Comune. 

VALORE DEGLI IMMOBILI
Uno degli elementi di maggiore perplessità nella delibera Raggi del 2017 era dato dal valore di 805,5 euro a metro quadro che, semplificando, è il guadagno netto per gli imprenditori al momento della vendita dei negozi e degli uffici, depurato già dei costi per la costruzione. Il valore in questione era stato calcolato nel 2014, con la versione Marino/Caudo del progetto. E nel 2017 aveva destato le perplessità tanto dello stesso Caudo quanto, poi, anche dei critici dell’intera opera: Cristina Grancio e Stefano Fassina l’hanno inserita come uno dei punti di forte critica alla base della loro proposta di delibera di annullamento dell’intero iter. 
Nei vari compiti affidati dal sindaco Raggi agli uffici all’interno della due diligence post arresto di Parnasi rientra anche il controllo su tutti gli oneri del progetto. La domanda è legittima: come fa un valore del 2014, stimato per giunta sulla realizzazione di grattaceli, a rimanere invariato nel 2017 e con la costruzione di palazzine invece che di tre torri?
L’analisi ancora non è completata ma le prime risultanze indicano che la Roma ci sta andando a perdere: il valore a metro quadro degli immobili, in realtà, è sceso sensibilmente. E il risultato è che oggi invece di 805,5 euro a metro quadro, la Roma potrebbe, sempre semplificando, incassarne più o meno 700. Il che, per altro, richiederebbe la concessione di maggiore cubatura in compensazione!

venerdì 19 aprile 2019

STADIO; BOCCIATA LA GRANCIO/FASSINA. NIENTE ANNULLAMENTO DEL PUBBLICO INTERESSE

Niente da fare: per Cristina Grancio, ex 5Stelle transitata nel Gruppo Misto prima e approdata poi nel movimento di De Magistris, e per Stefano Fassina, Sinistra X Roma, e la loro proposta di annullare d’ufficio in autotutela la delibera Raggi sul pubblico interesse allo Stadio della Roma sono arrivati due “no” secchi.

URBANISTICA E LAVORI PUBBLICI: NO ALLA GRANCIO/FASSINA
Il parere negativo del Dipartimento
 Urbanistica alla proposta Grancio/Fassina
Ieri, 18 aprile, seduta congiunta delle Commissioni Urbanistica e Lavori pubblici dove i 12 consiglieri 5stelle presenti hanno votato compatti parere negativo alla proposta Grancio/Fassina che ha ottenuto un totale di soli 4 voti favorevoli: Ilaria Piccolo e Giulio Pelonzi (Pd), Andrea De Priamo (FdI) e, ovviamente, la stessa Cristina Grancio.
Seduta di ieri monopolizzata dai funzionari del Dipartimento Urbanistica che, utilizzando il parere firmato dal direttore del Dipartimento, arch. Cinzia Esposito, hanno letteralmente “smontato” da un punto di vista urbanistico la proposta Grancio/Fassina lasciando i due proponenti del “no” allo Stadio solo la possibilità di lanci di agenzia di protesta: “Questo è lo stadio delle omertà di chi preferisce secretare i pareri scomodi piuttosto che renderli noti”, dice la Grancio, e Fassina: “Ancora una volta a Roma gli speculatori prevalgono sugli interessi generali”. 

LA SUSPENCE PER LE FIBRILLAZIONI GRILLINE
Il parere negativo delle due Commissioni (7 pareri negativi alla Grancio/Fassina e 3 favorevoli in Urbanistica e 5 no e 1 sì ai Lavori Pubblici) era sostanzialmente atteso. Almeno su carta. Ma le ultime fibrillazioni politiche tutte interne ai grillini aveva accresciuto l’attesa per questo voto: dopo l’arresto di Marcello De Vito, infatti, tutte le anime più o meno convintamente “annulliste” del progetto Stadio s’erano risvegliate. E tutte queste fibrillazioni, con il coinvolgimento di deputati e consiglieri regionali e comunali, si erano, poi, tradotte nella clamorosa astensione del Gruppo 5Stelle in IX Municipio: 14 astenuti che - con un’interpretazione molto al limite del regolamento municipale - aveva consentito al parere favorevole alla proposta Grancio/Fassina espresso da soli 9 consiglieri di passare. 
Lunedì scorso, poi, in Commissione Sport, causa la mancanza di alcuni pareri, il voto era stato rinviato a dopo Pasqua e, nonostante le rassicurazioni dei 5Stelle presenti e del presidente della Commissione, Angelo Diario, le speculazioni sulla tenuta della maggioranza non s’erano placate.

IMPOSSIBILE “RIVOTARE” LA DELIBERA RAGGI DI PUBBLICO INTERESSE
Che il Movimento 5Stelle fosse in una fase di confusione è testimoniato anche dalle dichiarazioni della presidente della Commissione Urbanistica, Donatella Iorio: "Una probabile nuova votazione sull'interesse pubblico, non dipende da questioni di merito o da una volontà di modificare il progetto ma semplicemente per consolidare quell'interesse pubblico con un voto dell'Aula che non veda coinvolto il presidente Marcello De Vito. Non è ancora una decisione ma un'ipotesi che ci è stata illustrata. Non c'è un altro progetto in discussione sul tavolo. Quello entrato in conferenza dei servizi è il progetto dello stadio a Tor di Valle”. 
L’ipotesi di “rivotare” la delibera già votata, ovviamente, non è neanche da prendere in considerazione, trattandosi di cosa semplicemente impossibile da un punto di vista giuridico. Altro è - come sarebbe stato a prescindere dalle vicende giudiziarie di Parnasi, Lanzalone e De Vito - richiamare nel futuro testo della variante urbanistica un’espressione di conferma forte al pubblico interesse così come espresso nella delibera Raggi del giugno 2017. Del resto, De Vito non è certo il “presentatore” della delibera di pubblico interesse, che era una delibera presentata dalla Giunta, e se si dovesse effettuare un nuovo voto su ogni delibera “presentata” da De Vito nella sua qualità di Presidente dell’Aula, significherebbe dover rivotare ogni singola delibera di Consiglio approvata dall’insediamento di questa Consiliatura: 482 delibere approvate in totale durante la presidenza De Vito. Un po’ troppe anche per gli “annullisti”.

LINK: ILTEMPO.IT


PROSSIME TAPPE
La proposta Grancio/Fassina ora è destinata - a meno di sconvolgimenti totali dell’ultim’ora - a esaurire il suo corso con la bocciatura: anche, alla fine, arrivasse in Aula per il voto, se la compattezza espressa oggi dai consiglieri 5Stelle venisse confermata, l’esito sarebbe scontato, visto comunque il parere negativo dell’Avvocatura in merito allo strumento giuridico scelto (l’annullamento in autotutela) e alla totale bocciatura del Dipartimento Urbanistica in merito a tutti i rilievi mossi da Fassina e Grancio che si è detta disponibile ad accogliere alcuni emendamenti di Pd e Fratelli d’Italia, cosa che ha portato oggi De Priamo e Pelonzi a votare insieme alla stessa Grancio.
Allo stesso tempo, proseguono i lavori fra i proponenti e gli uffici tecnici del Campidoglio per concludere la fase preparatoria propedeutica all’invio in Aula per il voto di Variante e Convenzione urbanistica. Al momento, anche stando alle ultime dichiarazioni di Virginia Raggi, resta ancora valido l’obiettivo di concludere questi lavori in poco tempo per poter giungere a chiudere tutta la fase amministrativa entro l’estate.  





martedì 16 aprile 2019

STADIO, RIMANDATA PRIMA DISCUSSIONE SU DELIBERA GRANCIO/FASSINA


Per la proposta di delibera Grancio/Fassina di annullamento d’ufficio (in autotutela) della delibera Raggi 2017 sul pubblico interesse alla costruzione dello Stadio della Roma, tutto rinviato almeno alla prossima settimana. Nella seduta della Commissione Sport che, ieri mattina, avrebbe dovuto esprimere il proprio parere - a seguire quello delle altre Commissioni: urbanistica, mobilità, lavori pubblici - nulla di deciso: erano, infatti, arrivati solo i pareri del Dipartimento Urbanistica e della Ragioneria generale. Per la Ragioneria generale la proposta Grancio/Fassina non ha rilievi contabili. 
Per il Dipartimento Urbanistica, invece, bocciatura su tutta la linea: come già scritto ieri da Il Tempo, la proposta Grancio/Fassina è sbagliata. Non a caso, nella seduta della Commissione, la consigliera ex 5Stelle, ora Gruppo Misto, Cristina Grancio, ha illustrato più che la sua proposta, le obiezioni ai rilievi del Dipartimento Urbanistica utilizzando, in un paio di occasioni, il famoso “parere Magnanelli”, quello reso al sindaco Raggi a fine gennaio 2017 sulla possibilità di annullamento in autotutela della delibera Marino. La Grancio ha deciso di non consegnare copia di questo parere alla Commissione in modo che siano i consiglieri stessi a chiedere alla Raggi di produrlo ufficialmente agli atti. Per Stefano Fassina, l’altro cofirmatario della proposta di delibera, la Raggi “se non ha nulla da nascondere deve desecretare il parere dell’Avvocatura”, cioè quello dell’avvocato Andrea Magnanelli. Stesso discorso anche per il Pd (Marco Palumbo, “un segreto di Fatima?”) e per la civica Svetlana Celli. Un parere che, in realtà, oramai non sposta più nulla: da quell’epoca, si sono succeduti: l’uscita di Paolo Berdini dalla Giunta, il nuovo accordo con la Roma, la nuova Delibera di pubblico interesse e, soprattutto, il via libera della Conferenza di Servizi decisoria. Insomma, il mondo non si è fermato a gennaio 2017

lunedì 15 aprile 2019

STADIO, IN COMMISSIONE SPORT LA DELIBERA GRANCIO/FASSINA. TUTTI GLI ERRORI



Dopo il pastrocchio del IX Municipio, ora si fa sul serio: la proposta di delibera Grancio/Fassina che prevede l’annullamento in autotutela della delibera Raggi sul pubblico interesse alla costruzione dello Stadio della Roma, inizia l’iter nelle varie commissioni consiliari
Si parte oggi, alle 10.30, con la Commissione Sport dove, almeno su carta, i grillini sono 7 contro 5 consiglieri di opposizione. In un Paese normale non ci sarebbe storia e la proposta di delibera avanzata dalla consigliera ex 5Stelle oggi Gruppo Misto, Cristina Grancio, e da Stefano Fassina, Sinistra X Roma, verrebbe semplicemente ritenuta improcedibile. Ma i 5Stelle hanno già dimostrato proprio nel Municipio di essere incapaci di prendere una decisione e di preferire alla responsabilità della decisione, una pilatesca astensione per salvaguardare l’unità di facciata del Movimento. E in Commissione Sport ci sono almeno due consiglieri grillini che potrebbero spostare gli equilibri: Gemma Guerrini, da sempre contraria, e Carlo Maria Chiossi, che, prendendo il posto di Marcello De Vito, si è schernito sul tema ribadendo la sua “fede” calcistica laziale. 
Oggi, quindi, si avrà un primo assaggio della reale capacità di Virginia Raggi di tenere unita e coesa la sua maggioranza. Alcuni giorni fa, in una riunione con tutti gli eletti grillini, l’Avvocatura comunale ha definita come tecnicamente sbagliata la delibera Grancio/Fassina: non si può procedere con l’annullamento in autotutela, poiché sono scaduti i termini di legge e, più che rischio, sarebbe certo l’annullamento da parte del Tar. Semmai, ma occorrerebbero motivazioni di ferro, occorrerebbe una delibera di revoca, strumento giuridico diverso dall’annullamento. 
Da un punto di vista di sostanza, la proposta di delibera Grancio/Fassina contiene una serie di errori interpretativi delle norme. Si parte con la questione dell’approvazione della variante urbanistica nella “prima seduta utileche non è, come vorrebbero Grancio e Fassina, la prima in ordine temporale ma la prima dopo che si siano compiute le operazioni di pubblicazione degli atti di variante
Si prosegue con la querelle sull’adeguamento delle tavole progettuali che Grancio e Fassina vorrebbero fatte prima del voto sulla variante e che, invece, avverrà dopo per evitare un aggravio della procedura. Ancora: la questione della società sportiva utilizzatrice dell’impianto, tema tanto caro alla Grancio: nella Convenzione con il Comune sarà obbligatoriamente inserito il contratto trentennale registrato comprese le fidejussioni a garanzia
Quarto punto: il presunto rischio idrogeologico. L’Autorità di Bacino del Tevere ha sancito che la deperimetrazione delle aree (l’eliminazione del vincolo, ndr) avverrà solo dopo la conclusione delle opere di messa in sicurezza idraulica. Non bastasse, il Comune ha vincolato all’ok dell’Autorità di bacino il rilascio del certificato di agibilità. 
Altro tema: la scelta dell’area. Che alla Grancio e Fassina non piace ma la legge prevede che sia il privato a scegliere. Cosa fatta comunque con due avvisi pubblici sui quotidiani, il 19 e il 23 aprile 2012. 
Penultimo tema: il calcolo economico delle opere pubbliche che, contrariamente a quanto scritto nella proposta di delibera, è stato effettuato dal Dipartimento Lavori pubblici del Comune.
Ultima questione: la procedura di evidenza pubblica che la Grancio vorrebbe ma che, trattandosi di intervento su area privata, non è prevista dalla legge