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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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sabato 18 aprile 2020

CORONAVIRUS; LA GRANDE FUGA DI ZINGARETTI E TULUMELLO



Il primo atto della grande fuga s’è compiuto: ieri, attesi in audizione al Comitato di Controllo Contabile (Corecoco) - organismo del Consiglio regionale, guidato dall’opposizione e presieduto da Giancarlo Righini (FDI) - né il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, né il capo della Protezione civile, Carmelo Tulumello, si sono presentati. 
Erano attesi dal centrodestra - Lega e Fratelli d’Italia - per rendere conto di spese e criteri seguiti nella gestione degli acquisti di mascherine, tute, respiratori, kit per tamponi. A oggi risultano spesi oltre 101 milioni di euro con cui sarebbero stati acquistati 27 milioni e 285 mascherine - 12,8 milioni di FFP2; 7,1 milioni di FFP3; 7,3 milioni di chirurgiche - per 66 milioni spesi, più camici, tute, occhiali visori, tamponi e altri dispositivi medici. Un dato, peraltro, certamente destinato a crescere visto che moltissime determine di acquisto ancora non sono disponibili alla visione dei consiglieri.
Attorno a questa vicenda, ribattezzata “mascherine fantasma”, non c’è solo un oggettivo problema di soldi spesi e controlli assenti, non solo la resa effettiva davvero scarsa con consegne in ritardo - solo un terzo circa delle mascherine acquistate risulta essere stato effettivamente consegnato mentre da determine dovevano essere qui già tutti i 27 milioni di pezzi - né il problema delle certificazioni di questi dispositivi medici, ma si consuma anche una furibonda battaglia politica.
Che vede il centrodestra tentare di portare Tulumello e Zingaretti a spiegare cosa stanno facendo, come si stanno muovendo. E il centrosinistra arroccato nella difesa che continua istericamente a ripetere che si tratta di “fake news”. 
I 5Stelle sono scomparsi dalla scena: da quando è scoppiato il caso mascherine fantasma i pur solitamente ciarlieri alfieri di onestà e trasparenza sono letteralmente spariti dal quadro politico: non una nota, un comunicato, una posizione ufficiale. Esclusa la consigliera Francesca De Vito, di tutti gli altri si annota solo il gran silenzio. 
Controprova: durante la seduta di ieri del Corecoco, quando il presidente Righini ha dovuto prendere atto dell’assenza strategica all’interrogazione di Zingaretti e Tulumello, a tentare di far chiudere la seduta senza neanche affrontare un minimo di discussione è stata la consigliera pentastellata Valentina Corrado che, anzi, ha accusato Righini di voler trasformare una seduta di Commissione in una “conferenza stampa”. Praticamente la stessa motivazione (“laboratorio delle polemiche”, “perdite di tempo” “uso partitico delle istituzioni”, discussione “di comunicati stampa”) addotta dai consiglieri Pd e sinistra per bigiare completamente la Commissione.
E non a caso, la Lega attacca a testa bassa: “Zingaretti e Tulumello scappano. Hanno paura delle domande? Cosa nascondono le carte? Perché non si presentano in audizione?”.
Ora il nuovo campo di battaglia sarà lunedì. Il 15 aprile, Sergio Pirozzi (FDI) ha convocato la Commissione Protezione Civile per lunedì 20 alle ore 14. Il Pd prima ha tentato di far annullare la seduta accampando presunti vizi procedurali poi ha lavorato per disinnescarla: il 16 Fabio Refrigeri, presidente Pd della Bilancio, convoca la propria Commissione sempre per lunedì 20 ma alle 10. Allibratori in campo e scommesse aperte su quale delle due Commissioni sarà scelta per rispondere ai quesiti. 

giovedì 13 febbraio 2020

LEGA: "ISTITUIRE GIORNATA DEL RICORDO DELLE MAROCCHINATE"


Le parole le trovò Alberto Moravia; Cesare Zavattini e Vittorio De Sica le diedero un volto e una voce, quello di Sophia Loren. La storia di Cesira e Rosetta è una di quelle che, capolavori della letteratura e del cinema a parte, in pochi conoscono e ricordano. È la storia delle “marocchinate”, uno dei più tragici eventi correlati alla Seconda Guerra Mondiale. Per ricordare le 180mila violenze sessuali perpetrate ai danni di oltre 60mila donne di ogni età dai soldati di origini magrebine del Corpo di Spedizione francese in Italia, i cosiddetti “goumier”, la Lega ha proposto, in Consiglio regionale del Lazio, di approvare una legge che istituisca la “Giornata regionale per le Vittime delle Marocchinate” da creare il 18 maggio, giorno in cui, nel 1944, i soldati francesi riuscirono a superare Linea Gustav e ad avanzare in Ciociaria e nel Pontino in direzione Roma. 
Se approvata, sarebbe una seconda legge apripista alla pacificazione nazionale: fu la legge Storace nel 2003 a fare da battistrada a quella nazionale del 2004 per il ricordo delle vittime delle Foibe e dell’esodo Giuliano Dalmata
Spiega il firmatario della proposta, il capogruppo leghista alla Pisana, Angelo Tripodi, nella lettera di accompagnamento della proposta inviata al presidente della Regione, Nicola Zingaretti, al presidente del Consiglio regionale, Mauro Buschini, ai presidenti delle Commissioni Affari Costituzionali, Rodolfo Lena, e Bilancio, Fabio Refrigeri (tutti del Pd): “la legge mira a far conoscere e tramandare le Marocchinate, accadute nel triennio 1943-1945, ai cittadini del Lazio. In particolare nel Frusinate e nella provincia di Latina, sono avvenuti degli episodi di violenza sessuale e violenza fisica di massa ai danni di svariate migliaia di persone di ambo i sessi e di tutte le età” perpetrare dai “goumier” cioè dai “soldati marocchini, algerini, tunisini e senegalesi inquadrati nel Corpo di Spedizione francese in Italia”. 
Tripodi aggiunge anche un dato statistico che evidenzia la piena drammaticità degli eventi raccontati da Moravia ne La Ciociara: “Solo nel Frusinate ci furono oltre 60mila richieste di danni e in migliaia denunciarono gli atti di violenza cui furono sottoposti uomini, donne e bambini. La vittima più giovane aveva 7 anni. La più anziana, 86. Molte delle vittime - che non persero la vita - rimasero incinte e dovettero allontanarsi dai loro paesi: una generazione di bambini nacque nell’infamia e rimase marchiata a vita”. C’è anche il risvolto più banalmente sanitario: in quel triennio, “il 20% delle donne violentarne contrasse la sifilide e l’80% la gonorrea”. L’elenco dei Comuni del Lazio dove si consumarono le violenze lunghissimo e comprende  praticamente un quarto dei Comuni della Regione.