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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 4 luglio 2018

VELENI E POLEMICHE. RESA DEI CONTI IN FRATELLI D'ITALIA


Le prime avvisaglie si erano avute alle scorse elezioni politiche e regionali: il partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, stava perdendo rapidamente il suo patrimonio di voti anche nelle roccheforti storiche, compreso il Grande Raccordo Anulare. 
I sondaggi delle ultime settimane, virgola più virgola meno, segnano una costante tendenza alla diminuzione dei consensi che scendono pericolosamente sotto quota 4%. 
A Roma, alle elezioni per i due Municipi III Montesacro e VIII Garbatella, la Meloni ha dovuto accettare lo stato dei fatti: Lega avanti e i candidati romani non sono più scelti da FdI ma dal Carroccio che ha portato nel III al ballottaggio l’ex vicequestore del Commissariato Fidene, Francesco Maria Bova, e con FdI che ha visto cadere la scelta sul forzista Simone Foglio per la Garbatella, Municipio, tra l’altro, di residenza proprio di Giorgia Meloni.
Lo scontro è stato aperto da Fabrizio Santori, uno dei più votati a Roma, e da Federico Iadicicco, esponente dell’ala più vicina al mondo cattolico.
Fabrizio Santori
Per Santori, rimasto fuori dal Consiglio regionale nonostante un rilevantissimo risultato con 8500 preferenze, Fratelli d’Italia è “chiuso a riccio, le decisioni vengono prese da 2-3 persone in una stanza. Manca il rispetto per il merito e la competenza. Dopo l’incontro con Di Maio, la Meloni ci ha detto che Fdi non era ben accetta nel governo, quando invece abbiamo saputo che c’era stata un’apertura nei confronti di Crosetto”, spiega Santori ai microfoni di Radio Cusano. “Il malessere viene da lontano perché ci sono stati errori sia per le regionali che per le politiche. Il partito è in calo, come si vede anche dai sondaggi impietosi. Non esiste una struttura che coinvolga coloro che sono all’interno. Dai vertici non abbiamo mai avuto segnali di rilancio, di possibilità di crescere, di rispetto dei valori del merito e della competenza"
E, su un post pubblicato l’altro ieri sulla propria pagina facebook, scriveva: “Le ragioni (delle dimissioni) sono note: una su tutte l’incomprensibile posizione ondivaga sul sostegno ai temi forti dell’attuale governo nazionale”. 
Federico Iadicicco
Per Iadicicco, rimasto fuori dal Senato dopo essere stato mandato a sbattere contro la Bonino alle elezioni politiche al collegio Roma1 del Senato disturbato, lui uomo di spicco del movimento per la vita, dalla presenza di Mario Adinolfi, lo scotto si è poi concretizzato con la bocciatura nelle urne dei suoi candidati, Paolo Della Rocca (che annuncia di rimanere in FdI) e Flavia Cerquoni
Malumori che trovano sbocco direttamente nella Lega, in espansione sempre più rapida, che, alle regionali, appunto, ha compiuto il sorpasso nella Capitale sugli uomini della Meloni. Lega che, quindi, si appresta a lasciare a Fratelli d’Italia il ruolo che nella vecchia Alleanza Nazionale avevano i “Gabbiani” di Fabio Rampelli: quello di una corrente, forte e compatta, ma sostanzialmente asfittica e non in grado di aggregare masse consistenti di voti. Insieme a Santori e Iadicicco, lasciano i Meloniani anche alcuni consiglieri municipali: Emiliano Corsi e Giusy Guadagno (Municipio V), Daniele Catalano (XI), Giovanni Picone, Marco Giudici e Francesca Grosseto del Municipio XII.
Il portavoce Lazio di Fratelli d'Italia,
senatore Marco Marsilio
La replica degli uomini della Meloni è sintetizzata da una lettera aperta firmata dagli eletti in Regione, Campidoglio e Municipi: “Chi lascia sbaglia sempre, ma non è una scissione: solo qualche ambizione insoddisfatta”, scrivono aggiungendo: “Nessuno si permetta di parlare di scissione o emorragia”. A chiudere, il senatore Marco Marsilio, portavoce Lazio di FdI: “È pressoché certo che qualora fossero stati eletti non avrebbero abbandonato. Dispiace dover registrare questa decisione, che ci auguriamo non sia l’anticamera dell’ingresso in Lega, proprio alla vigilia di numerosi nuovi ingressi in FDI”.

mercoledì 28 febbraio 2018

IL PIANO NEVE COMUNALE FATTO COL "COPIA E INCOLLA"


Se la città è uscita non troppo provata dalla nevicata lo deve più alla poca neve caduta e al fatto che il fenomeno si sia verificato di notte, a città ferma, e che già all’inizio della mattina fosse tutto finito con un bel sole che ha rapidamente ripulito le strade. 
Perché il Piano “speditivo” della Raggi - varato lo scorso 7 dicembre - è né più né meno che un copia e incolla dei precedenti piani redatti (a costo zero) dall’allora capo della Protezione civile comunale, Patrizia Cologgi, con qualche cambio di parola. Ma niente di più: soprattutto nessuna convenzione sottoscritta con le aziende, per cui la corsa al noleggio degli spalaneve costerà almeno 500mila euro alle casse comunali. 
Primo problema è proprio la Protezione civile capitolina: in tutti questi mesi, i grandi impegni della Raggi non hanno consentito al Campidoglio di nominare un capo della Protezione Civile che è affidata ad interim a Diego Porta, comandante dei Vigili, che, pur da ottimo funzionario, non può gestire i pizzardoni di giorno e la Protezione civile di notte. Cosa, tra l’altro, evidenziata al Sindaco in più di un’occasione. 
I piani emergenziali sono fermi tutti quanti o a quelli redatti da Marino, o da Alemanno o addirittura all’epoca di Veltroni. E il Piano Neve non fa eccezione. Del resto, basta scaricarlo dal sito internet comunale e confrontarlo con le precedenti versioni per accorgersi del copia e incolla
Il risultato è l’esercito che dovrà rimuovere il restante ghiaccio, sperando che non arrivi la seconda, annunciata, nevicata. E che il sale che nelle ultime ore è stato sparso sulle strade è proprio quello comprato da Alemanno nel 2012. Cui la Raggi, all’ultimo secondo utile, ha aggiunto altri sacchi acquistati in fretta e furia sul mercato. E, ancora: che il tanto decantato monitoraggio degli alberi è stato smontato da una decina di centimetri di neve. Non c’è strada a Roma dove non ci siano rami spezzati a terra e solo per fortuna non ci sono state conseguenze più gravi. E gli interventi dei Vigili Urbani, almeno in queste ore, si sono limitati a recintare con il nastro giallo alberi e rami caduti. E a proposito dell’impiego dei caschi bianchi: “Ancora non è stato varato il piano di reperibilità per i Vigili urbani - afferma sconsolato Gabriele Di Bella, storico dirigente sindacale della Polizia locale - e così si cercano agenti per coprire i buchi con gli straordinari. Un evento previsto è diventato un’emergenza”. Fabrizio Santori, FdI in Regione, denuncia: “abbiamo foto del deposito di via Montebruno rigorosamente chiuso con cataste di sacchi di sale inutilizzati” e Giancarlo Righini, l’altro FdI in Regione, che rilancia: “Pullman Cotral fermi nel silenzio di Zingaretti”. 
Altro tasto dolente: Atac. Sulle 1300 vetture su gomma che quotidianamente costituiscono la flotta circolante della municipalizzata del trasporto, ce ne sono circa la metà dotate di gomme termiche con un investimento non inferiore ai 2,5 milioni di euro in copertoni invernali. Eppure, nonostante questi numeri (le 700 vetture prestano servizio sulle linee principali) anche il trasporto pubblico è andato in tilt con lunghe attese alle fermate.