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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 7 agosto 2019

STADIO, ORA TOCCA ALLA RAGGI




La “grana Stadio” è pronta per tornare sul tavolo della Raggi. Con un margine di manovra - per tutti, Campidoglio e As Roma - sempre meno ampio: la risposta della Regione, pur se scritta in un fitto e stretto burocratese, lascia poco spazio alle interpretazioni
La lettera - partita lunedì 5 agosto, cofirmata dall’architetto Manuela Manetti, direttore dell’Urbanistica regionale e presidente della Conferenza di Servizi, e dai direttori dei Dipartimenti regionali Trasporti, Stefano Fermante, e Ambiente, Flaminia Todini - in sostanza ribadisce che, come da impegni presi dalla Roma, metà dei tifosi dovrà essere messa in condizione di arrivare e andarsene dallo Stadio con il trasporto pubblico su ferro, quindi con la Roma-Lido di Ostia e con la ferrovia Fiumicino-Orte. Ma, in modo molto chiaro, sancisce che questo vincolo - opere tutte completate e collaudate prima dell’apertura dello Stadio - vale solo per le opere incluse nel progetto e non “da interventi sull’intera infrastruttura successivamente programmati e finanziati”. Tradotto: la stazione Tor di Valle va fatta, completata e collaudata. Ma l’apertura dello Stadio non può essere vincolata alla stazione Acilia Sud della Roma-Lido.
Quindi, se la Raggi pensava di subordinare l’apertura dello Stadio alla Roma-Lido totalmente adeguata e rifatta, può scordarselo. Ma la Roma deve comunque garantire che metà del spettatori possa usare la ferrovia per andare alla partita. 
Si riparte, quindi, con uno spazio di manovra sempre più ristretto: bruciata pure la carta Conferenza di Servizi, di fatto ora la palla torna sul tavolo del Sindaco e della sua sgangherata maggioranza. La pazienza della Roma è in via di esaurimento: al rientro dalle ferie di agosto inizierà un pressing sul Campidoglio. Dentro o fuori. Nella Convenzione urbanistica (il contratto fra la Roma e il Comune) dovranno trovare posto tutte e solo le opere pubbliche del progetto, o presentate dalla Roma o richieste in Conferenza di Servizi. Niente di più.
Il problema, per la Raggi, diventa, quindi, tutto politico. La sua maggioranza - ammesso che sullo Stadio ne abbia ancora una - non sembra nelle condizioni di accettare una Convenzione al ribasso: aver costantemente alzato l’asticella delle attese ora rischia di ritorcersi contro il Sindaco e i grillini. E gli scricchiolii interni già non mancano: l’addio polemico di Stefàno alla vicepresidenza del Consiglio, la tensione sui provvedimenti di urbanistica fra la consigliera Monica Montella e gli altri pentastellati, il possibile rientro in Aula di Marcello De Vito che, a dispetto dei proclami, non solo è ancora un grillino ma è sempre il Presidente del Consiglio comunale. 
Tutto questo, a fronte della lettera della Regione che, senza benedire del tutto la posizione della Roma, respinge comunque il tentativo del Campidoglio di allargarsi oltre il dovuto, potrebbe spingere la Raggi e i suoi a mantenere l’atteggiamento dilatorio tanto caro al mondo grillino del non fare per non sbagliare
Facendo i conti con il calendario degli impegni istituzionali alla mano, entro fine settembre il Consiglio comunale dovrà approvare il bilancio consolidato che, almeno per qualche seduta potrebbe impegnare l’Aula e la Giunta. A dicembre, poi c’è il bilancio di previsione da votare. 
I tempi, quindi, sono stretti: la Roma per metà settembre vorrà sapere dalla Raggi se si va avanti con i fatti oltre che con le dichiarazioni radiofoniche. In mancanza di una chiara posizione, potrebbe iniziare uno show-down: ricorso al Tar per la nomina di un Commissario ad acta che obblighi l’Aula a votare i testi. Modificati secondo la lettera della Regione. Oppure no e in quel caso, subito dopo il voto, con appuntamento in Tribunale e Fiumicino in pole per subentrare. La speranza, ovviamente, è riposta nel buon senso di non perdere centinaia di milioni di investimento e rischiare una causa miliardaria. 













giovedì 18 luglio 2019

STADIO; LA ROMA VA ALLA REGIONE PER LA FERROVIA


La richiesta ufficiale è stata presentata il 10 luglio scorso all’ufficio dell’architetto Manuela Manetti, presidente della Conferenza di Servizi decisoria e la domanda è piuttosto secca: traslandola dal burocratese al linguaggio comune, la Roma chiede alla Regione: “quali opere sul trasporto vanno considerate vincolanti” per l’apertura dello Stadio di Tor di Valle? 
L’impasse che, da più di qualche mese, tiene in un mezzo limbo la stesura della Convenzione urbanistica (il contratto vero e proprio fra il pubblico e la Roma) per lo Stadio potrebbe chiudersi prima della pausa estiva dei lavori del consiglio comunale.
Nelle quattro pagine firmate dalle tre società proponenti - Eurnova come “soggetto proponente”, TDV Real Estate come futura acquirente delle aree e Stadio TDV come futuro sviluppatore del progetto - alla Manetti viene chiesto “di confermare” che, gli “interventi necessari ad assicurare la "contestualità" dell'esercizio del trasporto pubblico su ferro”, sono “esclusivamente” quelli inseriti nel “progetto approvato dalla Conferenza di Servizi” e per i quali il privato proponente dovrà curare la “gara d’appalto, il finanziamento, il completamento ed il collaudo” mentre restano escluse quelle opere “al di fuori del progetto Stadio della Roma” la cui realizzazione è indipendente dallo Stadio.
Scendendo su un piano più pratico, il nodo è quello della “contestualità”: il Comune - dopo aver cancellato tutte le opere pubbliche di mobilità (Ponte di Traiano e interventi per il trasporto su ferro che davano origine a compensazioni) per poter cancellare le tre Torri di Libeskind - vorrebbe subordinare l’apertura dello Stadio al completamento degli interventi di ristrutturazione della Roma-Lido di Ostia che sono finanziati da Stato e Regione e che sono gestiti dalla Pisana. 
La Roma, ovviamente, non ci sta a legare l’apertura di Tor di Valle a opere fatte da altri soggetti su cui né la Roma né il Comune hanno alcun potere di intervento. 
Da qui, lo stallo: gli uffici si sono visti e rivisti limando tutti (o quasi) gli altri dettagli. Nell’ultimo incontro con il vicepresidente della Roma, Mauro Baldissoni, è stato il sindaco, Virginia Raggi, a suggerire questo ricorso alla Presidenza della Conferenza di Servizi. Compiendo, dopo la tragicommedia del Politecnico di Torino, ancora l’errore di rivolgersi a soggetti terzi per chiarire il caos creato dalle decisioni della Giunta grillina. 
E, da parte della Roma si inizia a disegnare la potenziale road map: dando per scontata la risposta favorevole all’interpretazione “giallorossa” della querelle Roma-Lido, la Roma andrà dalla Raggi chiedendole di far concludere i lavori di stesura dei testi e portare tutto, Variante e Convenzione, al voto in Aula magari per settembre quando è anche prevista una visita di James Pallotta a Roma. In caso di risposta positiva, tutto bene, si vota, si firma tutto e si avvia il cantiere. In caso di melina o diniego, verrebbe comunque presentata istanza di voto in modo tale da avere un atto da impugnare in Tribunale per il risarcimento. E a quel punto, prenderebbe quota l’ipotesi Fiumicino






martedì 2 luglio 2019

RENZI E LE "CHIACCHIERE" SULLA VENDITA AL QATAR


Rilievo penale, zero. Concretezza, anche meno di zero. Più o meno, chiacchiere da ristorante. Però chiacchiere fra signori che contano: Luca Palamara e Luca Lotti. In mezzo a un turbine di chiacchiere, ci finisce la As Roma, lo Stadio di Tor di Valle e la presunta vendita della stessa Società al Qatar. Stando ai brogliacci delle intercettazioni, pubblicati ieri su La Verità, il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, mentre Lotti e Palamara discutono di nomine e di intrighi politici stile House of Cards, a un certo punto sbuca fuori dal nulla un pezzetto di chiacchierata sulla Roma e sullo Stadio.
Va ricordato che Luca Lotti, da ministro allo Sport nel governo Gentiloni, fu l’autore della famosa telefonata in Regione Lazio che sbloccò, il 5 dicembre 2017, la Conferenza di Servizi arenatasi sulla vicenda del Ponte di Traiano. In quell’occasione, Lotti promise, la copertura del Governo alla realizzazione del Ponte. 
Tornando alla chiacchierata fra Lotti e Palamara, nel racconto viene coinvolto anche l’ex premier, Matteo Renzi. Tornando a casa, Palamara, intercettato, racconta alla moglie che Lotti gli avrebbe riferito che Renzi si stava adoperando (“sta facendo da intermediario”) per far passare di mano la Roma da Pallotta al Qatar. Siamo nei giorni in cui sui giornali gira vorticosamente la notizia di questa presunta trattativa, una trattativa mai nata e subito smentita dalla Roma (Pallotta: “È tutto falso”). E visto che Renzi era stato in Qatar riciccia l’idea della vendita con riferimento anche allo stadio: “ma lo stadio si fa o no” avrebbero chiesto i qatarioti. E Renzi a Lotti - ma stiamo a quanto Palamara riferisce alla moglie - avrebbe detto che non si può garantire per lo Stadio per la contrarietà (“il problema”) di “Franco Caltagirone”. Non fosse per il calibro degli intercettati, sarebbero giusto chiacchiere da bar. 

sabato 22 giugno 2019

STADIO, INTESA SU VIA DEL MARE


Riunione tecnica e operativa, quella di ieri in Campidoglio, sullo Stadio della Roma insieme, questa volta a Città Metropolitana dedicata all’unificazione della via del Mare/Ostiense. Forse è presto per l’ottimismo, ma progressivamente si stanno appianando tutte le cause di attrito. Raggiunta l’intesa fra i due soggetti pubblici - Campidoglio e la ex Provincia - e i proponenti, ora si passa alla stesura della Convenzione fra Palazzo Senatorio e Palazzo Valentini per cui lunedì è già stata fissata una nuova seduta tecnica dedicata solo agli avvocati per gli aspetti legali del testo. Intanto, la Roma sta predisponendo, su indicazione del sindaco Raggi, la richiesta alla Presidenza della Conferenza di Servizi di un’interpretazione autentica delle prescrizioni sul trasporto pubblico necessaria a superare l’ultimo ostacolo. 


giovedì 11 aprile 2019

AVVOCATURA 2017: LO STADIO SI DEVE FARE


Vecchie e nuove storie che si incrociano sulla via di Tor di Valle e dello Stadio della Roma: oggi pomeriggio, in scena al IX Municipio, quello entro cui ricade proprio l’area del progetto Stadio, va la votazione sulla delibera Grancio/Fassina che chiede l’annullamento d’ufficio della delibera Raggi sul pubblico interesse. E, contemporaneamente, dopo l’incontro della scorsa settimana fra l’Avvocatura capitolina e i consiglieri pentastellati in Campidoglio e nei Municipi, dai cassetti spunta fuori il parere ufficiale che la stessa Avvocatura diede a Virginia Raggi a gennaio 2017.
Un parere (protocollo RF/2017/4672) redatto da Rodolfo Murra, allora in forza alla squadra dei legali del Comune, e controfirmato dal capo dell’Avvocatura, Carlo Sportelli
Il parere - si legge dagli atti - venne richiesto il 13 gennaio 2017 dal sindaco Raggi che domandava all’Avvocatura se la delibera Marino potesse essere annullata d’ufficio; quale fosse il reale “peso” giuridico della dichiarazione di pubblico interesse e, infine, quale fosse la posizione del proponente. 
Già allora Murra, nel rispondere ai quesiti, fu piuttosto chiaro: dopo aver effettuato le analisi della giurisprudenza, scriveva che in caso di revoca “il proponente pur non potendo accampare diritti alla realizzazione dell’opera potrebbe essere legittimato a richiedere quanto meno il rimborso degli oneri vivi occorsi per la progettazione definitiva”. In soldoni: nel 2017 la revoca avrebbe comunque comportato un risarcimento danni. Non solo. Secondo passaggio fondamentale: in caso di annullamento si poteva prefigurare “la colpa” da parte del Comune, ovvero “l’emissione di atti inizialmente favorevoli poi ritirati che hanno creato affidamento nella loro legittimità” cosa che avrebbe comportato il “conseguente rischio dell’accoglimento” della richiesta di risarcimento. Anche qui, in sintesi: alto rischio di risarcimento danni per aver “ingenerato il convincimento nel destinatario l’incolpevole convincimento di poter legittimamente procedere”. 
E questo era l’anno di grazia 2017: Paolo Berdini era ancora assessore (sarebbe stato allontanato a San Valentino) e solo il 24 febbraio, quindi oltre un mese dopo il parere Murra, la Raggi, Baldissoni e Parnasi avrebbero concluso il nuovo accordo sfociato poi nel progetto rivisto, nella nuova delibera di pubblico interesse (giugno 2017) e nella nuova Conferenza di Servizi
Allora c’era da cassare solo una delibera, quella Marino/Caudo. Oggi, invece, bisognerebbe cancellarne due, Marino e Raggi, e, in più rispetto al 2017, ci sono altri elementi che rendono impraticabile qualunque marcia indietro: questa è la stessa maggioranza che ha votato il pubblico interesse nel 2017 e, secondo, si è anche avuto il via libera dalla Conferenza di Servizi decisoria
Tutti elementi, incluso il trascorrere del tempo e i lavori preparatori a variante e convenzione urbanistica, che finiscono per rafforzare “il convincimento di poter legittimamente procedere” da parte della Roma.
La prima pagina del "parere Murra" del Gennaio 2017 sullo Stadio della Roma
Ecco, quindi, che la giornata odierna nel IX Municipio cessa di avere una vesta giuridica che per altro non ha mai avuto dato che si tratta di un parere non obbligatorio e, men che meno, vincolante. Ma assume contorni politici molto netti: il risultato è in bilico. L’aula municipale dovrà esprimere semplicemente un parere su una delibera, quella Grancio/Fassina, la cui inconsistenza giuridica (improcedibile l’annullamento in autotutela della delibera Raggi) non ne attenua però la portata politica. E, di certo, qualunque sia l’esito del voto, esso riattizzerà ancora una volta le polemiche che sono l’unica cosa davvero inutile nell’intera vicenda.  


giovedì 6 dicembre 2018

STADIO/LA RELAZIONE DEL POLITECNICO: STORIA DEL PONTE DI TRAIANO


Che la “visioneBerdini/Raggi della viabilità del progetto Stadio di Tor di Valle fosse zoppicante - Il Tempo a parte - l’avevano detto anche i tecnici.
E lo avevano detto in Conferenza di Servizi.
Nei documenti protocollati in Regione, infatti, erano emerse in modo netto le contrarietà sia del Ministero delle Infrastrutture, che della Regione Lazio, della Città Metropolitana e, infine, anche del Municipio IX. Per inciso, se all’epoca il Ministero era retto dal piddino Delrio e la Regione dal piddino Zingaretti, Città Metropolitana e Municipio erano rette dai 5Stelle. Insomma, la storiaccia del Ponte di Traiano sì o no, dentro o fuori, non era solo una questione di bega politica fra i Dem e i grillini. Era una questione tecnica. 
E, in Conferenza di Servizi il via alle danze fu il parere della Direzione Strade del Ministero che aveva espresso parere positivo sulla parte di viabilità del vecchio progetto Marino addirittura inserendo la prescrizione che lo svincolo di Parco de Medici con il ponte di Traiano dovesse essere realizzato prima dello Stadio. Ministero che, a seguito del
cambiamento del progetto operato dalla Giunta Raggi, aveva trasformato il parere in negativo stigmatizzando il comportamento tenuto dall’Amministrazione Comunale che, inizialmente, aveva lasciato il Ponte di Traiano in ballo ma senza indicarne la copertura economica. Era l’epoca in cui si pensava, in Campidoglio, che si potessero spostare i soldi del Ponte dei Congressi su quello di Traiano. Per i tecnici del Ministero, l’approccio del Comune “risulta fuorviante non consentendo una corretta valutazione sia da parte degli enti” che si occupano di strade, “sia da parte degli altri enti interessati alla valutazione della sicurezza pubblica”. Non bastasse: “il Ponte di Traiano è parte integrante del progetto Stadio” mentre “il Ponte dei Congressi è completamente indipendente sia come procedimento sia come finanziamento e soprattutto come tempi di realizzazione”. Dopo di che: “risulta esclusa l’ipotesi di trasferimento delle risorse dal Ponte dei Congressi al Ponte di Traiano”. Non è finita: “La delibera Raggi comporta un impatto significativo sulla viabilità di diretta competenza del Ministero. Il Ponte di Traiano costituisce la principale via di accesso allo Stadio e non può considerarsi in alcun modo alternativo al Ponte dei Congressi poiché i due ponti svolgono funzioni completamente diverse nell’ambito della rete infrastrutturale stradale”; “non si può concordare con la realizzazione del nuovo Stadio senza la preventiva e propedeutica realizzazione” del Ponte di Traiano con annesso svincolo. Altre critiche nette: le simulazioni del traffico sono parziali e incomplete e anche la riduzione dei parcheggi destava preoccupazione. 
La Regione - all’epoca l’assessore all’Urbanistica era Michele Civita (Pd) finito invischiato nell’inchiesta su Parnasi - riteneva sbagliato il taglio del Ponte di Traiano in favore di quello dei Congressi iniziando un braccio di ferro con il Campidoglio che fu superato solo dalla famosa telefonata dell’allora ministro dello Sport, Luca Lotti, che annunciò la volontà (mai resa operativa) di finanziare la costruzione del Ponte di Traiano.
Ma è sul parere della Città Metropolitana (sindaco Virginia Raggi) che si concentrano le maggiori perplessità. Più correttamente, sui due pareri della Città Metropolitana. Perché ce n’è un primo, datato 24 novembre 2017, in cui viene scritto. “è condizione essenziale imprescindibile per la sussistenza del parere favorevole, sulla situazione viabile di competenza della Città metropolitana di Roma Capitale, la necessità di realizzare un secondo accesso carrabile all’area dello stadio”. E poi ve n’è un secondo, protocollato il giorno stesso della conclusione della Conferenza (5 dicembre) e non controfirmato dal rappresentante unico della ex Provincia, Massimo Piacenza, ma da questi solo inoltrato in cui si dà l’ok al progetto senza Ponte di Traiano basta allargare un paio di svincoli e le piste ciclabili da usare per far passare i mezzi di emergenza. 

venerdì 30 novembre 2018

TUTTI IN FILA PER COSTRUIRE DAVANTI AL NUOVO STADIO



Lo Stadio della Roma è in dirittura d’arrivo ma ancora non ha avuto il semaforo verde finale eppure un effetto sulla città già lo sta avendo: all’Assessorato all’Urbanistica, nelle ultime settimane, si sono affacciati ben quattro gruppi che avevano progetti di sviluppo edilizio nel quadrante Tor di Valle-Magliana fermi nei cassetti almeno dal 2008 se non addirittura da prima.
È vero anche che l’asse Eur/Ostiense in direzione Fiumicino è forse l’unica area libera dove Roma può svilupparsi: la zona della Laurentina/Ardeatina è stata gravata di un vincolo ambientale dalla Soprintendenza statale durante la sindacatura Alemanno. Più oltre, girando sul Raccordo, il confine comunale di Roma è prossimo: i comuni Ciampino, Tivoli, Guidonia sono di fatto a un tiro di schioppo dal GRA. Più a nord altri parchi naturali: Marcigliana e Vejo e immensi problemi geostatici, come hanno dimostrato i difficoltosi lavori per la terza corsia del Raccordo in zona Cassia.
Fatto sta che immediatamente al di là del Tevere, di fronte proprio all’ansa di Tor di Valle dove sorgerà lo Stadio della Roma, erano fermi almeno da un decennio quattro progetti. Due per alloggi e due per uffici e negozi. E, dettaglio da non sottovalutare, uno di questi due complessi per uffici e negozi, quello di Valle Luparetta, è di Salini, ad oggi fortemente indiziato come il futuro costruttore delle parti private del progetto giallorosso, quindi  proprio Stadio, Nuova Trigoria e aree commerciali, e gli uffici. 
Una voce, questa su Salini, ufficialmente mai confermata ma con contatti che vanno avanti almeno da un biennio e che, nell’ultimo periodo, secondo Radio Trigoria, avrebbero avuto un discreto balzo in avanti. Quindi, se non è ancora ufficializzato che sarà Salini a tirar su lo Stadio, è pur vero che lo stesso Gruppo si sta muovendo in Campidoglio. Tra l’altro, mentre negli anni scorsi era stata avanzata la richiesta di variazione urbanistica del progetto di Valle Luparetta da uffici e negozi ad abitativo, proprio nelle scorse settimane il Gruppo Salini avrebbe formalizzato in Comune la volontà di rientrare all’interno delle previsioni del Piano Regolatore che, nel 2008, aveva riconosciuto ufficialmente il programma si sviluppo urbanistico.
Nel frattempo, mentre il Politecnico di Torino procede nell’esame della viabilità con una costante interazione con il Campidoglio, filtrano aggiornamenti sullo stato dell’iter del progetto Stadio vero e proprio. Il lavoro degli uffici capitolini dell’Urbanistica sulle osservazioni presentate alla variante urbanistica è praticamente concluso e, confermando quanto già Il Tempo aveva anticipato nei mesi scorsi, l’orientamento è quello di utilizzare il verbale della Conferenza di Servizi per le risposte dell’Amministrazione. In sostanza, anche in considerazione del tipo di osservazioni presentate che sono più sul progetto e uguali a quelle presentate in Conferenza che sulla variante urbanistica vera e propria, il Comune finirà per rigettarle tutte adducendo come motivazione quanto deciso dalla Conferenza stessa. Chiaramente la parola finale spetterà al Consiglio comunale ma difficilmente i consiglieri, su un tema così complesso e delicato, si discosteranno dalle indicazioni fornite dagli uffici stessi. 

domenica 1 aprile 2018

STADIO, SI PARTE CON LA VARIANTE URBANISTICA




Ci siamo: probabilmente entro la fine della prossima settimana (al massimo entro una decina di giorni) inizierà l’iter che porterà all’approvazione della variante urbanistica sul progetto della Roma di costruire il suo stadio a Tor di Valle, con la “pubblicazione a fini urbanistici” dell’intero dossier Stadio. La notizia trapela dai corridoi del Campidoglio: le carte che i proponenti hanno presentato in Comune lo scorso 15 marzo - e di cui Il Tempo ha dato notizia in esclusiva - dovrebbero essere sufficienti a far iniziare il percorso.

SCIOLTO IL NODO PROCEDURALE
Risolto anche il problema delle procedure da seguire. In Campidoglio c’era una corrente di pensiero che riteneva necessario sottoporre l’intero dossier Stadio, così come modificato dalla prescrizioni della Conferenza di Servizi, a un primo voto di adozione del Consiglio comunale. E solo dopo questo, procedere con la pubblicazione degli atti. 
L’altra corrente di pensiero, invece, prevedeva di procedere subito con la pubblicazione degli atti, sfruttando le norme dell’ultima legge finanziaria sulla Conferenza di Servizi. 
Alla fine, quindi, si parte direttamente con la pubblicazione degli atti.

NUOVE MODIFICHE AL PROGETTO
L’ultimo accordo col Campidoglio prevede di fatto l’addio al Ponte di Traiano che sarà sostituito da interventi più “pesanti” sulla via del Mare/Ostiense, soprattutto, sugli svincoli con il Raccordo e il Ponte dei Congressi. Una modifica piuttosto onerosa che potrebbe comportare l’addio alla riproduzione della sezione delle Tribune dell’ippodromo inizialmente ipotizzata.

TRE MESI DI ATTESA
L’iter, a questo punto, prevede che il dossier Stadio con le sue ultime modifiche insieme al verbale finale della Conferenza di Servizi sia pubblicato “a fini urbanistici”. In sostanza, per 30 giorni, rimarrà affisso all’albo pretorio del Comune affinché chiunque ne possa prendere visione. Dopo questi 30 giorni, ne scatteranno altri 30 che la legge dispone a favore di chi - associazioni, comitati, cittadini - voglia presentare “osservazioni” al testo, vale a dire, per semplificare, modifiche e emendamenti al progetto. Trascorso anche questo mese, gli uffici del Dipartimento Urbanistica del Campidoglio prenderanno tutte le osservazioni pervenute e per ciascuna di esse predisporranno una risposta, in gergo tecnico “controdeduzione”. Le osservazioni possono essere accolte, determinando quindi una modifica del progetto, oppure respinte. In questo caso, il “no” dovrà essere accompagnato da idonea motivazione. 

FINALMENTE IL VOTO
Tre mesi, quindi, di attesa. Facendo dei conti, nella prima decade di luglio, si potrebbe andare in Consiglio comunale per il voto su ogni singola osservazione. A quel punto, con l’assenso dell’Assemblea Capitolina, l’iter di variante urbanistica sarà quasi del tutto completato. 

ULTIMI PASSAGGI
Se alcune osservazioni venissero accolte, si aprirebbe la necessità di riscrivere le parti del progetto modificate in questo modo. Qualora, invece, venissero tutte respinte, il progetto andrebbe bene così com’è. L’ultimo passaggio è la trasmissione di tutto questo enorme verbale - progetto, verbale della Conferenza di Servizi, osservazioni e controdeduzioni, voto finale - in Regione. Sarà infatti la Regione Lazio, con propria Delibera di Giunta, a rendere effettiva e operativa la variante al Piano regolatore. Tempi prevedibili ad oggi: verso ferragosto (salvo complicazioni).

LA CONVENZIONE URBANISTICA
Dopo il voto finale, al di là della conclusione formale dell’iter in Regione, occorrerà ancora una mesata per la redazione della Convenzione Urbanistica. Si tratta dell’atto più importante di tutto il processo: è il “contratto” che regola i rapporti fra i proponenti (la As Roma e il costruttore Luca Parnasi) e la controparte pubblica (il Campidoglio). Esso dovrà contenere la tempistica delle edificazioni, quale verrà realizzata prima, quale dopo.

PRIMA PIETRA
Parallelamente a questi atti burocratici, la Roma potrà, all’indomani del voto finale in Consiglio sulla variante, dare il via ad alcune procedure preliminari: bonifica dall’amianto e dagli ordigni bellici, scavi archeologici, demolizione dell’ippodromo. Poi si andrà, almeno per le opere di interesse pubblico, a gara europea. Salvo complicazioni, quindi, è ragionevole ipotizzare la vera prima pietra per la primavera del prossimo anno. 

domenica 28 gennaio 2018

LO STADIO PROCEDE A RILENTO


L’ok al progetto della Roma di costruire il suo stadio a Tor di Valle era arrivato il 5 dicembre. A fine gennaio la burocrazia ancora imperversa e l’iter per l’adozione della variante al Piano regolatore non parte. E il Ponte di Traiano torna in altissimo mare.
Già, perché giusto venerdì la Regione Lazio, dopo aver ricevuto alcune osservazioni da parte degli Enti coinvolti nella Conferenza dei Servizi in merito alla completezza del verbale finale, ha scritto ai proponenti indicando loro la necessità di consegnare in Campidoglio tutte le carte progettuali così come modificate dalle prescrizioni emerse dalla Conferenza dei Servizi. 
La verifica della corretta ed esaustiva rappresentazione delle prescrizioni impartite - si legge nella lettera del Campidoglio - presupporrebbe che gli elaborati del progetto fossero stati adeguati al recepimento delle prescrizioni. Solo due elaborati del Definitivo sono stati adeguati e appare evidente l’impossibilità da parte degli uffici di questa Amministrazione (e si immagina anche delle altre) di verificare il recepimento di tutte le prescrizioni”. Stesso rilievo anche dalla Città Metropolitana che, aggiunge, “la verifica richiesta si colloca al di fuori di un modulo procedimentale non risultando procedura ‘di rito’”. 
Insomma, non basta che i proponenti abbiano prodotto l’impegno a recepire tutte le prescrizioni in sede di progetto esecutivo, occorre che consegnino tutti gli elaborati con la versione dei progetti emersa dalla Conferenza. E c’è pure il dubbio che comunque questa parte della procedura non sia “di rito”. 
Il lavoro di adeguamento dei progetti - per gran parte si tratta di piccoli aggiustamenti e lievi modifiche - era già iniziato durante le sedute della Conferenza, man mano che emergevano le diverse prescrizioni. Tuttavia, la necessità di produrre concretamente il “pezzo di carta” modificato imporrà certamente un ulteriore slittamento ai tempi di avvio dell’iter di adozione della variante urbanistica.
E torna in alto mare il Ponte di Traiano. Scrive il Comune: “nel merito della richiesta dell’inserimento nella variante urbanistica del Ponte, così come contenuta nella colonna prescrizioni, si fa presente che la stessa è stata accolta esclusivamente come raccomandazione ma non può essere oggetto della variante urbanistica come da verbale del 5 dicembre”. Quindi, due notizie: la Regione ha inserito il ponte effettivamente come una prescrizione e il Comune si affretta a rispedire la palla al mittente: è solo una raccomandazione, in variante non ci va. 


giovedì 4 gennaio 2018

STADIO, TUTTE LE PRESCRIZIONI SU VERDE E ARCHEOLOGIA


Oltre le prescrizioni già illustrate, ve ne sono ancora altre 71 quasi tutte di natura tecnica - come ad esempio i 26 nulla osta anticnendio dei Vigili del Fuoco sui progetti di diversi edifici - e che nelle carte riportano la dicitura “prescrizioni da rispettare in fase esecutiva”. Si tratta di elementi emersi in Conferenza dei Servizi di cui di dovrà tener obbligatoriamente contro al momento della redazione della versione esecutiva del progetto. Fra queste ultime tipologie di prescrizioni spiccano quelle legate al verde pubblico e quelle sull’archeologia preventiva.


Il Dipartimento Ambiente del Comune prevede per il verde pubblico dell’intero progetto che siano “abbattute circa 1.770 alberature, molte delle quali presentano criticità” ma che “verranno piantumati 14.520 alberi”. 

La Città Metropolitana, invece, prescrive di non utilizzare né la Quercia del Vietnam detta anche Albero del Rosario né il Pino Italico, quello da pinoli, per intendersi, a causa della grande invasività della prima specie e onerosità nella manutenzione del secondo. 
La Regione, infine, prescrive di salvaguardare “per quanto possibile le piante di Olmo campestre e Leccio presenti nell'area”. Ancora: va valutata “l'eventualità” di sradicare o controllare le “specie invasive presenti nell'area (Robinia e Ailanto)” mentre si deve privilegiare “per la vegetazione erbacea prevista nella realizzazione del verde, anche per quella tra i fori e gli interstizi degli elementi dei percorsi pedonali, la ricostituzione spontanea di quella preesistente. In alternativa, si proceda alla semina di piante erbacee utilizzando il fiorume raccolto nelle zone contigue al sito dell'intervento oppure si utilizzino semi di piante a rapida scomparsa”. Una nota anche sulla terra da usare: “quello che sarà rimosso per la realizzazione delle opere” prestando attenzione a che sia conservato e non mescolato ad altri. Ultima nota della Regione sul verde pubblico: un elenco nutrito di piante da usare per evitare che si corrano “rischi di inquinamento genetico” delle specie autoctone.




Secondo i risultati delle trincee di esplorazione la Soprintendenza detterà le prescrizioni delle attività di scavo per chiarire la natura e la complessità del deposito archeologico e solo successivamente impartirà le prescrizioni di salvaguardia e/o valorizzazione, e le valutazioni di compatibilità con le opere pubbliche di progetto”. È uno degli elementi che la Soprintendenza archeologica ha fatto inserire nelle prescrizioni, aggiungendo che è necessario “procedere ad ampliamenti delle trincee nell'eventualità di rinvenimenti di natura tale da necessitare approfondimenti d’indagine”. 
Deve essere “rivisto il cronoprogramma” degli interventi che prevede “tempi troppo stretti in relazione ai volumi di scavo”. Inoltre, la Soprintendenza indica anche quale sia la prima area da scavare: Fosso di Vallerano e al “Ponte dell’Arca”, l’antico ponte romano che consente alla via Ostiense di scavalcare il Vallerano. 
I cantieri, poi, “dovranno essere seguiti da tecnici specializzati esterni” scelti dal proponenti e con l’ok della Soprintendenza. “Gli eventuali reperti mobili che a insindacabile giudizio della direzione Scientifica saranno considerati di particolare pregio dovranno essere trasportati il giorno stesso del rinvenimento nella sede della Soprintendenza; gli altri reperti saranno ricoverati in cantiere in condizioni di sicurezza”. 
Infine, la “relazione finale di scavo” dovrà essere “in formato digitale” con “una copia del testo stampata e corredata da documentazione grafica e fotografica".

LO STADIO DELLA ROMA PRENDE FORMA




Sono 44 le pagine di prescrizioni che la Conferenza dei Servizi ha apposto al progetto della Roma di costruire il suo stadio a Tor di Valle e che sono contenute nella Determinazione che la Regione ha spedito martedì 2 gennaio a tutte le Amministrazioni coinvolte per la pre-revisione della correttezza del testo prima dell’invio definitivo al Campidoglio per l’avvio dell’iter di adozione della variante urbanistica. In totale sono 173 le prescrizioni presentate nel corso delle quattro sedute della Conferenza dei Servizi. Di queste, 42 erano state formulate dallo Stato, altre 42 dalla Regione, 33  dalla Città Metropolitana e ben 56 erano quelle inserite dal rappresentante unico del Comune, l’ingegner Fabio Pacciani. Di queste 173 prescrizioni, dopo le varie sedute ne sono rimaste ancora 75 da recepire in sede di progetti esecutivi.

TORNA IL PONTE DI TRAIANO
La prescrizione maggiormente rilevante è il ritorno del Ponte di Traiano. Lo chiede nella prescrizione B07a, la Regione che ha disposto che nella variante sia inserita quest’opera. E lo conferma lo Stato, nella prescrizione A08 in cui viene scritto: “Si rappresenta, altresì, il Ministero delle Infrastrutture (Mit), in via cautelativa, come comunicato con nota n. 529 del 24 gennaio 2017, manterrà le risorse economiche già stanziate sul Contratto di programma Mit-Anas Spa, che potranno essere utilizzate, anche, per la realizzazione del tronco autostradale, di circa 700/800 metri e del nuovo svincolo "Parco de' Medici", qualora in fase di esercizio della Stadio (Business Park) si dovesse presentare una maggiore esigenza di mobilità nell'area rispetto alle previsioni progettuali”. 
Ora con le prescrizioni della Regione e dello Stato l’opera potrebbe trovare il finanziamento del Governo, magari impiegando lo 0,11% dei 93 miliardi del contratto di servizio con Anas per investire questi 110 milioni di euro in un’infrastruttura comunque prevista da decenni in quel quadrante.

LA REGIONE: SULLA ROMA-LIDO CONTI SBAGLIATI
C’è poi una seconda prescrizione della Regione che suona come uno schiaffo in faccia alla Raggi e alla sua delibera. 
Come già Il Tempo aveva evidenziato semplicemente leggendo le stesse carte dei proponenti, anche la Regione ritiene che le previsioni inserite dalla Raggi nella sua delibera di pubblico interesse sulla capacità della Roma-Lido di assorbire il flusso di spettatori legati alle partite siano solo un sogno. Si legge, infatti: “L’indicazione di Roma Capitale di pervenire ad una capacità della linea ferroviaria Roma Lido di 20mila viaggiatori/ora per direzione su tutta la tratta risulta non realistica allo stato dell’ultimo progetto proposto”. Pe consentire questa capacità di servizio occorrono “il potenziamento della Stazione di Tor di Valle con 3 nuovi tronchini”, interventi sulla linea aerea, binari e scambi, più la “disponibilità di un parco convogli costituito da almeno 18 treni più le necessarie riserve”. 
Aggiunge ancora la Regione: “In ogni caso l’eventuale servizio aggiuntivo che dovesse essere ritenuto necessario per gli eventi sportivi non potrà essere posto a carico della Regione Lazio, ma dovrà essere svolto entro i limiti tecnici imposti dagli impianti esistenti e con il materiale rotabile disponibile. Si ritiene pertanto che la soluzione indicata dal Proponente sia realizzabile solo a seguito di investimenti (non previsti nella nuova proposta) che riguardino la stazione di Tor di Valle (Roma-Lido) e di Magliana (FL1) e una offerta di trasporto su ferro adeguata”. 
Della serie: poi, domani, non venite a piangere miseria da noi. 
E, ancora: “Nel caso in cui non ci fossero interventi sulle predette stazioni (che permettano l’aumento di capacità delle due linee per la soddisfazione della domanda massima prevista) le due infrastrutture ferroviarie (Lido e FL1) saranno in grado di assorbire (allo stato attuale) al massimo un quarto della domanda di trasporto prevista e quindi si avrà un utilizzo prevalente del mezzo privato (75% e oltre) per raggiungere lo stadio nei giorni dell’evento/partita. Si vuole evidenziare che nel caso in cui si verificasse tale eventualità anche la rete di viabilità privata andrebbe in crisi per la presenza di una domanda di trasporto abbondantemente superiore a quella di progetto”.
Ecco la prescrizione: “Si ritiene quindi opportuno prescrivere: il potenziamento infrastrutturale della Roma-Lido e della FL1, oltre all’acquisto dei nuovi treni; la contestualità dell’apertura dello stadio con il potenziamento del punto 1; in assenza di attuazione delle due prescrizioni precedenti, risulterà necessario un impegno da parte di Roma Capitale nella predisposizione di un progetto con una adeguata rete di TPL su gomma ed un conseguente Programma di esercizio, prevedendo per questo l’istituzione di corsie preferenziali (di tipo dinamico) riservate ai soli Autobus di linea di Atac ed ai mezzi di emergenza, in grado (almeno nella prima fase e a valle del progetto di potenziamento della stazione di Tor di Valle e della messa in esercizio di nuovi treni) di assorbire una quota consistente di domanda di trasporto (15-20%) che possa poi essere gradualmente diminuita un volta completati i necessari interventi di potenziamento della ferrovia Roma – Lido e sulla FL1”.

IL RISCHIO IDROGEOLOGICO
L’Autorità di Bacino ribadisce che le opere di messa in sicurezza dovranno essere effettuate prima dell’utilizzo dello Stadio”. Per il resto, poi, le analisi dell’Autorità e le prescrizioni sono le stesse identiche del vecchio progetto (“conferma le prescrizioni di cui alla nota prot. 464 del 6/02/2017”), tanto che, addirittura, si rimanda ai file consegnati a febbraio 2017. Se non altro, a dimostrazione di quanto fossero false prima le affermazioni di alcuni grillini e benpensanti sul rischio allagamenti e quanto siano altrettanto false le affermazioni dell’Amministrazione Raggi di aver risolto il problema con la sua nuova delibera. 

LE TRIBUNE DELL’IPPODROMO
La soprintendenza con successiva nota prot. 34644 del 04/12/2017 prende atto della nuova proposta di ricollocazione del settore di tribuna come da planimetria allegata, con la prescrizione che il progetto esecutivo dovrà essere sottoposta all'esame della stessa”, si legge nelle prescrizioni, chiudendo, quindi, definitivamente la querelle iniziata a San Valentino dello scorso anno con la decisione dell’allora soprintendente, Margherita Eichberg, dai avviare l’iter di apposizione del vincolo architettonico sulle tribune, poi bocciato dalla Conferenza dei Soprintendenti e dalla Direzione Generale dello stesso Ministero. Sulla stessa identica lunghezza anche la Sovrintendenza comunale