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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Covid. Mostra tutti i post
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sabato 29 agosto 2020

RICICCIA IL CASO MASCHERINE FANTASMA

L’emergenza Covid sta ricominciando e torna in primo piano anche il caso “mascherine fantasma” che aveva popolato le pagine dei giornali durante l’emergenza in primavera.
La Regione Lazio ha, infatti, proceduto alla revoca di uno degli appalti -  850 mila camici e 1 milione di tute protettive - finiti nell’occhio del ciclone, quello a una società di Taranto, la Internazionale Biolife, appalto sul quale indagano la Procura di Roma e quella di Taranto.
Dopo quattro mesi di ritardo e con parte dei camici già inviati sequestrati dalla Guardia di Finanza, finalmente la Pisana si decide e revoca un appalto costato alle casse regionali 2,8 milioni di euro dei quali ora si chiede la restituzione maggiorata di un altro milione e 400mila euro per le penali. 
La notizia viene data da Le Iene che, insieme a Il Tempo e a Il Fatto Quotidiano, avevano seguito tutta la vicenda. Stando a quanto viene raccontato sul sito internet delle Iene, l’appalto viene assegnato il 30 marzo con l’impegno di consegnare le merci - 850mila camici e 1 milione di tute - entro l’8 aprile a Fiumicino. La prima consegna arriva solo il 3 giugno, due mesi di ritardo, e arrivano solo 150mila camici e niente tute. Il 26 agosto la Finanza notifica il sequestro dei camici alla Protezione civile regionale su disposizione della Procua di Taranto. A quel punto la Regione revoca l’appalto e chiede indietro i soldi: 4,2 milioni in tutto, di cui 1,4 di penali.
La Regione però fa anche sapere che non c’è un “buco” nelle casse regionali. I 2,8 milioni pagati come anticipo alla Biolife sono stati coperti dal mancato pagamento di mascherine che la Biolife aveva consegnato con altro appalto. La nota della Regione, dopo aver sottolineato la collaborazione con la Procura pugliese, sottolinea come “nessuno dei camici è stato mai distribuito” e “l'anticipo versato per la fornitura è stato interamente coperto” dato che non è stata “saldata una fornitura di mascherine, autorizzate e conformi, provenienti della stessa società”.
In realtà un problema per le casse regionali potrebbe esserci di riflesso: nell’intricatissimo gioco delle forniture di mascherine che ha visto protagonisti la Eco Tech e la svizzera Ex-Or, rientra anche la Biolife. Intanto perché quando la Eco Tech non ha consegnato le mascherine, la Regione le ha acquistate a prezzo maggiorato dalla Biolife. Ma poi perché, dalle carte, risulta sempre la Biolife come fornitore della Ex-Or a sua volta fornitrice della Eco Tech. “Purtroppo avevamo ragione. La Ecotech non era un caso isolato e sono confermati tutti i dubbi anche sulla Biolife”, commenta Roberta Angelilli (FdI).

sabato 20 giugno 2020

DI STEFANO (GIOVANI INDUSTRIALI): "MENO PRESSIONE FISCALE E VIA ALLE OPERE PUBBLICHE"



Come giovane industriale condivido e appoggio in pieno il Piano per l'Italia 2030 presentato da Bonomi (presidente di Confindustria, ndr): lo Stato deve dare il via alle opere pubbliche, partendo da quelle finanziate e ferme. Valgono 60 miliardi di euro. Serve un nuovo patto fra Stato e aziende per lottare insieme contro il debito pubblico”.

Riccardo Di Stefano è il vicepresidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria. Venerdì prossimo si terranno le elezioni per la carica di Presidente dei Giovani Imprenditori, per la quale Di Stefano è candidato con parecchie chance di vittoria e che dà diritto ad entrare direttamente nella squadra di Confindustria come vicepresidente di Bonomi.

Di Stefano, appoggia il piano di Bonomi perché fra una settimana potrebbe essere il suo vice?
Assolutamente no. È una questione di logica: il Piano presentato da Bonomi è l’unica vera base di partenza se vogliamo che l’Italia ricominci a crescere. Serve ripartire dalle opere pubbliche sia come volano per l’economia che per colmare il divario infrastrutturale col resto d’Europa”.

D’accordo, partiamo con un’ondata di Keynes. Poi?
Poi lo Stato deve ridurre la pressione fiscale sul lavoro: il lavoro oggi costa troppo alle imprese in termini di tasse. Ed è essenziale abolire l’IRAP. Al sistema produttivo non servono interventi spot ma strutturali e l’abolizione dell’IRAP sarebbe quello più efficace anche perché incide su tutti i costi aziendali. Vanno messi subito in pagamento i debiti della pubblica amministrazione. Non si può chiedere alle aziende di lavorare per pagare le tasse quando la pubblica amministrazione non paga i propri debiti. Servono incentivi per l’economia sostenibile e industria 4.0. E, infine: il Governo ha stanziato fondi per la liquidità e per il rilancio delle aziende ma spesso mancano i decreti attuativi e altre volte quelli presenti sono scritti male finendo per impedire alla banche una rapida erogazione dei fondi. La poca liquidità che resta in azienda viene utilizzata per anticipare la cassa integrazione ai lavoratori. Servono norme chiare e procedure meno farraginose”.

Fino a questo momento, però, sta tutto sulle spalle dello Stato: o toglie tasse o eroga soldi o deve riscrivere norme. E i privati cosa fanno?
A parte aver tenuto in piedi il sistema anticipando i soldi per la cassa integrazione ai lavoratori, devono e possono impegnarsi a investire nel rinnovamento tecnologico e nell’economia verde ma, soprattutto, a far rientrare in Italia, a condizione che venga tagliato il cuneo fiscale, tutte quelle produzione che sono state delocalizzate all’estero negli ultimi anni. Infine, ma è la cosa più importante, devono investire nel welfare aziendale e nella valorizzazione del capitale umano per rendere più competitivo ed inclusivo il Paese”.

Di Stefano, quali effetti ha avuto questa quarantena?
Sulle mie aziende che si occupano di impianti tecnologici ed efficientemente energetico, un impatto ancora gestibile. Certo, come tutti abbiamo avuto un forte contraccolpo ma, tutto sommato, l'ecobonus è una misura che ci fa ben sperare”.

L’Ecobonus è contenuto nel Decreto Rilancio e prevede una serie di sconti, fino al 110% dell’investimento, per chi ristruttura l’immobile variando almeno di due classi il consumo energetico. 
Però, Di Stefano, molte aziende non vogliono accollarsi il rischio di anticipare i lavori per poi incassare i soldi. Molti imprenditori non si fidano dello Stato.
Sì, la norma è migliorabile. Mancano i decreti attuativi, il timore è che le aziende più piccole non siano in grado di affrontare il rischio. Purtroppo lo Stato ha abituato le aziende a tanti, troppi cambi in corsa di regole. Gli operatori con minore capacità finanziaria potrebbero essere tagliati fuori da questa opportunità di rilancio”.

venerdì 19 giugno 2020

PASCUCCI (CERVETERI): "CINQUE MILIARDI AI COMUNI O MOLTI SALTANO IN ARIA"

Servono almeno 5 miliardi di euro solo per i Comuni o andremo verso il fallimento delle Amministrazioni Locali che sono i veri erogatori ai cittadini dei diritti costituzionali”.
Il Sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci, pur essendo un “civico”, è considerato non solo di sinistra ma anche politicamente molto vicino al Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, è particolarmente duro nei confronti del Governo per la gestione della pandemia prima e della ripresa ora.
Sindaco, cosa pensa degli Stati Generali?
Mancano le parrucche alla Luigi XVI poi il distacco fra la realtà e il Governo centrale sarà totale. In queste settimane di quarantena, la prima e unica vera linea del fronte sono stati i Sindaci: sulle loro spalle il Governo ha fatto ricadere l’intero peso della gestione dell’emergenza. In questa tragedia, se penso a Bergamo o Milano, noi possiamo dirci fortunati con il numero dei decessi sotto la decina. Ma per il resto, ci hanno completamente abbandonato. Conferenze stampa a profusione e atti concreti zero o quasi”.
Quindi?
Quindi, per la ripartenza concordo con quanti richiedono un ripensamento totale dell’anno fiscale 2020 ma la questione dei buchi nei bilanci dei Comuni è un elemento fondamentale”.
In che senso?
I Comuni sono quel pezzo dello Stato che eroga effettivamente i diritti costituzionalmente garantiti ai cittadini. Quanto meno: ne eroga la quasi totalità. Con l’esclusione della sanità, praticamente tutto il resto grava sui Comuni. Dalla pulizia delle strade al trasporto pubblico, dai nidi ai centri anziani di fatto siamo noi Sindaci che garantiamo la vita quotidiana ai cittadini. Se lo Stato continua a latitare finirà per creare un enorme voragine nel sistema, una voragine che potrebbe comportare il dissesto di tantissime Amministrazioni Comunali”.
Un rischio concreto o una difesa corporativa? 
Nessuna difesa di corporazione: è un rischio concreto. Abbiamo stimato che occorrano 5 miliardi per tenere a galla le finanze dei Comuni. E sono soldi che non basta promettere. Devono arrivare e anche rapidamente. Dopo di che, questo è il momento di ripensare in maniera totale il sistema degli Enti locali. Ma si può avere un Consigliere comunale che prende 250 euro l’anno? Vanno rivisti i poteri dei Sindaci e dei Consigli comunali ma anche le indennità”. 


giovedì 18 giugno 2020

GRANDO (LADISPOLI): "AVEVAMO SANATO IL BILANCIO. DA SOLI NON POSSIAMO FARCELA"

Vuole una stima dei costi della quarantena? Tre anni fa abbiamo trovato il Comune con un rosso di circa 7 milioni. L’ultimo bilancio nel 2019 l’abbiamo chiuso a 300mila euro di passivo. Se lo Stato non si muove, il prossimo bilancio tornerà a meno 7 milioni. Questo è il costo della quarantena: tre anni di fatica e lavoro buttati”.
Alessandro Grando, sindaco di Ladispoli, è un fiume in piena. Quasi 42mila abitanti fanno della città costiera il diciottesimo comune del Lazio per popolazione, subito dietro Marino e davanti a Monterotondo. 
Lo Stato? Promesse ma poco altro”, spiega. E racconta: “Noi siamo soli. Gli aiuti dello Stato non sono stati sufficienti a coprire neanche la metà delle domande di buoni pasto. Ci hanno bloccato gli incassi di qualunque imposta ed è giusto così. Ma ora i bilanci diventano insostenibili senza, peraltro, aver risolto i problemi dei cittadini”.
Anche Grando, come il presidente di Confimprese, Guido D’Amico, o il sindaco di Anzio, Candido De Angelis, è preoccupato e ritiene che la prima cosa da fare, da un punto di vista economico, sia ripensare l’intera architettura dell’anno fiscale 2020: tasse, pagamenti vari, cartelle esattoriali devono essere quanto meno rinviate.
In questi mesi di chiusura molte famiglie e molte imprese del territorio sono state duramente colpite. La ripresa sta iniziando ad affacciarsi ora con la riapertura. Non è percorribile la strada di una fiscalità che riparta a settembre: se va bene, per quel momento, a mala pena ci saranno gli incassi di due mesi. Lo Stato deve fermarsi”. 
Il problema primario è che, fermandosi, si apre anche la voragine dei conti per gli Enti Locali: i Comuni se non incassano la tassa di occupazione di suolo pubblico, quella per i rifiuti, l’IMU, finiscono con le casse vuote. 
È chiaro che se lo Stato centrale capisce che il sistema non può sopportare la tassazione come una tagliola posta all’inizio della ripresa della vita normale, deve anche prevedere il finanziamento dei Comuni. Qui io vedo a mala pena una enorme lentezza: soldi non se ne vedono. Aziende e cittadini stanno andando a intaccare i risparmi dove ci sono. Ma i Comuni non hanno risparmi cui poter attingere. Se da Palazzo Chigi non si muovono, qui avremo problemi sempre più grandi e ingestibili. Il tempo non c’è più: le decisioni devono arrivare e anche molto rapidamente”.  


mercoledì 17 giugno 2020

DE ANGELIS (ANZIO): "DIFFICOLTÀ NELLE SPIAGGE, CAOS SUL DISTANZIAMENTO"


La buona notizia è che oggi (ieri per chi legge, ndr) abbiamo avito per la prima volta zero contagi. Ma per il resto, stiamo molto, molto indietro”.
Candido De Angelis è il sindaco di Anzio, una delle più note località di vacanza sulla costa del Lazio.

Sindaco, come sono andati questi mesi di quarantena?
Da subito abbiamo stanziato un milione di fondi del Comune, dividendone una metà per il sostegno alle attività produttive e l’altra per le famiglie. Poi sono arrivati anche i soldi della Protezione civile e quelli della Regione. Alla fine, siamo stati in grado di erogare un contributo di 400/600 euro a famiglia, a fronte di circa 2.200 domande presentate”.

Poi?
Poi abbiamo utilizzato una parte di questi fondi per corrispondere un bonus da 70 a 150 euro agli studenti per consentire l’acquisto di tablet per fare le lezioni da casa”.

Quindi, tutto bene, sostanzialmente?
Beh, insomma, fra stanziamenti regionali e quelli della Protezione civile abbiamo ricevuto dallo Stato circa 500mila euro: la metà di quel che ha messo il Comune. E un enorme aiuto è venuto dalle donazioni, soprattutto per quel che riguarda i generi alimentari. La nostra è una città che vive sul porto, con il turismo e la ristorazione. Ora stiamo iniziando a ripartire”.

Sindaco De Angelis, ha una stima sulle riaperture? 
Dati precisi ancora non ne abbiamo ma la nostra stima è che almeno un 10-15% di attività non abbia riaperto”.

Insomma, lo Stato ha erogato poco e gli effetti iniziano a vedersi.
La prima questione è che le banche non stanno erogando soldi. Non ci sono tracce di quei fantastiliardi promessi. Qui, sul territorio non si vedono. Se c’è stata la poderosa macchina da guerra, i suoi effetti noi non li abbiamo potuti apprezzare”.

Lei ha ricordato come Anzio viva di turismo. Si avvicina l’estate…
Sì, stiamo riaprendo anche le spiagge anche se con queste misure sul distanziamento c’è molto lavoro da fare anche perché temo che per mesi dovremo saranno la norma”.

A suo giudizio, quali sono le priorità per garantire la ripartenza?
Da un punto di vista, diciamo, “sociale” la prima cosa è garantire il rientro a scuola a settembre. Non possiamo pensare di rimanere ancora con le lezioni online e i figli a casa”.

E per l’economia?
Va immediatamente ripensato il sistema della fiscalità. Se le banche non erogano i fondi promessi, se le aziende non ripartono con la produzione e il commercio, l’economia resta ferma. Lo Stato non può pensare di ricominciare praticamente subito con le tasse, le cartelle esattoriali e via dicendo. Stiamo rischiando di spingere molti a non riaprire: magari si fermano, aspettano il reddito di cittadinanza e poi fra un anno si vede. Ma molti altri rischiamo che finiscano fra le braccia dell’usura e della criminalità organizzata. Il Governo deve fare estrema attenzione o le conseguenze potremmo pagarle per i decenni a venire”.

Quindi, in termini pratici?
La fiscalità del 2020 va completamente ridisegnata. Le faccio un esempio”.

Dica.
Pensi ai negozi di abbigliamento. Tanto a quelli delle grandi catene quanto alle realtà più piccole. Quando è scoppiata la pandemia avevano appena messo in vendita le collezioni primavera-estate. Poi hanno chiuso. Ora, quindi, quelle collezioni sono rimaste invendute del tutto e dovranno per forza finire nei saldi. Ma per pagare la collezione della ripartenza, quella autunno-inverno, serviranno soldi. Se non dagli  incassi che non ci sono, devono venire da qualche parte. Altrimenti ci sono solo debiti. E non puoi sommarci anche le tasse del 2020”.

Insomma, anche lei vede una situazione difficile.
La situazione è senza dubbio molto, molto difficile”.

lunedì 15 giugno 2020

D'AMICO: "BASTA CON CARTELLE E PIGNORAMENTI"


La Nazione riparte solo se si è in grado di garantire il lavoro: se il 30 settembre ricominciano cartelle, pignoramenti e ingiunzioni non ci sarà nessuna ripartenza”.
Guido D’Amico, presidente nazionale di Confimprese, va giù duro: “Gli Stati Generali sono una kermesse per fare foto. Il Governo doveva venire con un’idea già esaminata in Parlamento di cosa fare per la ripresa. E, poi, con quali criteri sono stati fatti gli inviti? Abbiamo già dimenticato le parole che la Lagarde pronunciò sull’Italia durante la pandemia?”. 

(Christine Lagarde è l’ex direttore generale del Fondo Monetario internazionale e l’attuale presidente della Banca Centrale Europea, succeduta a Mario Draghi, e, l’11 marzo scorso, nel pieno dell’esplosione della pandemia, durante una conferenza stampa disse: “Non siamo qui per “chiudere gli spread”. Ci sono altri strumenti e altri attori per gestire queste questioni”. Una frase che fece crollare il valore dei titoli di stato Italiani con un’esplosione del tasso di interesse).

Presidente D’Amico, come ne usciamo?
Ne usciamo solamente se siamo in grado di garantire il lavoro. Ai lavoratori dipendenti occorre che gli imprenditori siano messi nelle condizioni di corrispondere lo stipendio alla fine del mese. E gli imprenditori questo possono farlo solo se lo Stato si muove e alleggerisce il carico fiscale”.

Vale a dire?
Vale a dire che tasse e cartelle esattoriali non possono essere semplicemente posticipate al 30 settembre. Ma ci rendiamo conto che, se va bene, gli imprenditori avranno forse forse incassato a luglio e agosto? E che, a settembre, gli facciamo pagare l’intero? E così quando riparte il sistema se lo strozziamo? Dobbiamo pensare a questi mesi come a mesi di un’economia post conflitto. Dopo una guerra non puoi pensare di ricominciare spedendo la cartella delle tasse o un pignoramento di Agenzia della Riscossione”.

E la sua proposta qual è? 
Mi rendo conto che sarebbe necessario fare un vero e proprio “anno bianco” delle tasse ma che questo non è possibile. Però almeno l’anno fiscale 2020 deve essere spalmato su un quinquennio. Ci vuole tempo per riassorbire le perdite di questi mesi di quarantena e se neanche riparti e già lo Stato vuole il conto non si va da nessuna parte. E spalmare solo le tasse 2020 non basta”.

Cos’altro?
Se non vogliamo chiamarlo condono, chiamiamolo un Giubileo fiscale. Ma dobbiamo rivedere anche tutte le pendenze. Dobbiamo scegliere e vedere se e cosa si può cancellare e cosa rateizzare”.

Ad esempio?
Ad esempio, si potrebbe pensare di cancellare tutti i debiti sotto i mille euro. Per gli altri, pensiamo a forme di dilazione nel tempo. Al sistema Italia serve liquidità per ripartire. E di tutto questo non si trova traccia nelle politiche seguite dal Governo. E anche questi Stati Generali...

Non le piacciono?
Sono solo una kermesse buona per fare foto. Se il Governo voleva organizzare una cosa seria e non una passerella avrebbe dovuto fare altro”.

Cosa?
Intanto doveva presentarsi alle Camere con una serie di proposte da sottoporre al vaglio del Parlamento. Così si fa in una democrazia parlamentare. Ma mi rendo conto che Conte non è un Premier eletto”.

Però, nella Costituzione non c’è scritto che il Premier debba essere eletto per poter governare...
No, ma salvo rarissime eccezioni, il Presidente del Consiglio è sempre stato un Parlamentare eletto. E Conte non ha mai ricevuto un mandato elettorale da nessuno”. 

E, al di là dell’elezione, cos’altro?
Dopo aver ricevuto un mandato parlamentare su una serie di proposte precise, a quel punto si dà vita a incontri con le categorie sociali e produttive del Paese. Qui, tutto questo non c’è. Come non c’è nessuna visione della ripresa: il Governo ha gestito l’emergenza ma su come ripartire dimostra solo una totale assenza di idee. Così come, ma su quali basi, con quali criteri sono stati selezionati gli invitati? Vedo che interverrà la Lagarde. Abbiamo già dimenticato con quali belle e felici espressioni la Lagarde parlò dell’Italia giusto poche settimane fa in piena pandemia?”.


martedì 2 giugno 2020

ATAC, I CONTI NON TORNANO, RIVEDERE IL CONTRATTO DI SERVIZIO



Nonostante i proclami di propaganda, Atac e i suoi conti sono sempre più a rischio: non c’è solo il periodo della quarantena, il calo dei biglietti e i costi lievitati; c’è il concordato preventivo i cui obiettivi erano e restano sempre più difficili da soddisfare e rischiano di condannare l’Azienda al fallimento. Altro che “Atac rinasce”.
A certificarlo è Franco Middei, capo del settore legale. Middei, ascoltato in Commissione Mobilità, mette nero su bianco quanto la crisi economica aziendale sia seria: servono (almeno) 150 milioni per coprire il “buco” del Covid e solo una parte dei creditori saranno pagati a giugno. Un’altra parte deve slittare, forse dopo il 2022. Infine, serve pure di riscrivere da capo il contratto di servizio: quello in vigore, fatto dalla Raggi, non funziona e l’Azienda non lo rispetta.

CONTRATTO DISATTESO
Un dato, quest’ultimo, che Il Tempo aveva già evidenziato quando era emersa l’enorme divario fra i km previsti dal Contratto e quelli realmente percorsi. Per dare le cifre più significative: nel 2019 Atac avrebbe dovuto percorrere 101milioni e mezzo di km con il servizio di superficie (bus, tram e filobus). Ma si è fermata a poco più di 86milioni. Per metro e ferrovie concesse, obiettivi mancati ma con scarti decisamente inferiori.

LO SCONTO CON IL TRUCCO
Tanto che Comune e Atac avevano stabilito nuove cifre con il cosiddetto “budget aziendale”: una specie di sconto necessario a provare a rispettare i parametri del concordato preventivo. Praticamente, con questo “sconto”, il Comune accordava ad Atac di fare meno km (non più 101 milioni in superficie ma 93) per avere alla fine un conto meno disastrato sulla resa del servizio. 
Che non è solo un problema con i passeggeri ma anche un problema di conti: Atac prende soldi in base ai km che effettivamente percorre.  

SPARITI I RAPPORTI MENSILI
Non a caso, da dicembre 2019, Atac non pubblica più mensilmente i dati sui km percorsi limitandosi a celare i veri numeri dietro comunicati stampa di propaganda non verificabili. 

RIPENSARE I BIGLIETTI
Se ancora non siamo alla richiesta di aumentare il costo dei biglietti, Atac però vuole rivedere il sistema dei Bit, i biglietti giornalieri a tempo, i cui incassi vanno per l’86% a Atac e il resto a Cotral e Trenitalia: “si possono creare ‘titoli Roma’ in cui il 100% dei ricavi va lasciato ad Atac”.

“RIVEDERE IL CONTRATTO DI SERVIZIO”
Il governo - spiega Middei - nel Decreto Aprile ha previsto 500 milioni per coprire la mancanza di ricavi di tutte le aziende di trasporto pubblico italiane. Per noi sono risorse assolutamente insoddisfacenti. Abbiamo calcolato una perdita al mese, per tutte le aziende di tpl locali più il ramo regionale di Fs, di 200 milioni” di cui 150 solo per Atac. Di conseguenza: “Abbiamo, quindi, richiesto a Roma Capitale la revisione del contratto”.

PAGHIAMO I CREDITORI PRIVILEGIATI 
Poi il tema del pagamento dei creditori: “abbiamo pubblicato il piano di riparto” necessario per pagare la “quota dei creditori con privilegio” e “da questa settimana si potrà cominciare a pianificare i pagamenti per arrivare alla scadenza 25 giugno ad onorare questi creditori”.

GLI ALTRI CREDITORI ASPETTERANNO
Poi ci sono i creditori “chirografari” (quelli senza diritti privilegiati): “Per loro siamo orientati ad una ripianificazione, non del quanto, ma del quando”. “Il 1 aprile e il 1 ottobre di ogni anno Atac deve fotografare la cassa e dividere la quota da mettere a disposizione. Nel 2020 la quota di disponibilità è stata calcolata di circa 75 milioni, quindi circa 38 ogni semestre. Ma la congiuntura ha fatto venire meno notevoli risorse e quindi non abbiamo potuto pagare integralmente”. E il Covid non c’entra nulla: erano soldi da trovare sul 2019 quando il Covid non c’era. Per i “chirografari” se va bene se ne parla da 2023.

mercoledì 18 marzo 2020

CORONAVIRUS; RIECCO ZINGA: "COMBATTO"


Il viso è ancora un po’ congestionato e le borse sotto gli occhi ne testimoniano lo stato di affaticamento ma la notizia è che Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio e segretario Dem nonché fra i primi politici ad essere risultato positivo al Coronavirus, è tornato a farsi vedere dopo l’annuncio, il 7 marzo scorso, della positività al virus e contestuale inizio della quarantena. Dieci giorni di assenza e un messaggio in uno stile che ricorda un po’ quello dei passati vecchi leader dell’Unione Sovietica, Breznev, Andropov e Černenko
Con un messaggio postato sui social network, Zingaretti spiega: “Sono ancora in isolamento a casa, in assistenza domiciliare. Ho avuto un paio di giorni di febbre alta, ora sto meglio. Ho iniziato la terapia antivirale e combattiamo”. Poi, fa il punto sulla situazione sanitaria della Regione: “Nel Lazio stiamo costruendo il rafforzamento della Rete e siamo pronti ad ogni evenienza. Abbiamo iniziato con l'ampliamento dei posti letto allo Spallanzani poi come sapete il Gemelli-Columbus con una struttura interamente dedicata al Covid. Ne apriranno altre al policlinico Umberto I - all'Eastman - e al policlinico Tor Vergata. In tutti gli ospedali delle province stiamo ampliando la rete per essere pronti ad ogni evenienza”. E sotto, in montaggio, le relative immagini. 
"Stiamo ampliando la rete" ha proseguito il Governatore del Lazio che ha aggiunto: “Lo so che è dura, continuiamo a stare a casa, ma è importante sapere che siamo tutti impegnati per vincere questa sfida”.
Parole di ringraziamento per quanti, medici e infermieri, si stanno prodigando senza sosta per affrontare in prima linea questa emergenza sanitaria: “Volevo dire di nuovo grazie a tutte le operatrici e gli operatori della sanità che stanno dando il massimo in questo momento. Grazie alla squadra della regione”. 
A parte il messaggio sul proprio stato di salute, l’attività social di Zingaretti è stata piuttosto intensa. Su twitter il Presidente del Lazio ha dedicato un cinguettio all’apertura del Covid3 a Casal Palocco - sollevando interrogativi da parte di Fratelli d’Italia circa i costi e la scelta della Regione di utilizzare una piccola struttura privata di proprietà di un gruppo imprenditoriale dell’Emilia Romagna - cui è seguito un secondo tweet di appello ai cittadini del Lazio a rispettare le regola e rimanere a casa. Da ultimo, Zingaretti ha ringraziato la sanità militare e l’Esercito Italiano per aver attivato “nuovi posti letto nell’ospedale militare del Celio” e ha annunciato l’apertura del “Covid5 Hospital all’Eastman Policlinico Umberto I”, vale a dire il vecchio ospedale odontoiatrico che viene riattrezzato per ospitare pazienti colpiti dal Coronavirus.