*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

Visualizzazione post con etichetta M5S. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta M5S. Mostra tutti i post

giovedì 27 agosto 2020

L’AMMUINA DI PD E M5S

Pelo irto e tanta cagnara ma, proprio come due gatti che litigano, Pd e grillini a Roma sembrano non volersi fare male neanche un po’. Sì, il presidente della Regione e segretario Dem, Nicola Zingaretti, ha attaccato il sindaco di Roma, Virginia Raggi, stando ben attento a non nominarla ma definendola “il principale problema di Roma in questi ultimi anni”. E, sì, qualche esponente grillino è insorto, anche con parole forti, come Max Bugani, che ha invitato Zingaretti a un bagno di umiltà. Ma, appunto, solo tanta cagnara. Il concreto sospetto è che continui la commedia delle parti dei due sodali che di giorno si spartiscono le poltrone a Palazzo Chigi e di notte si insultano sui social a beneficio delle curve dei rispettivi tifosi.
Dopo i risultati delle elezioni regionali e del referendum sul taglio dei parlamentari - nel Lazio si sommano anche 36 rinnovi di sindaci dei quali 11 di città con popolazione superiore ai 15mila abitanti e alcuni centri (Colleferro, Fondi e Terracina sugli altri) di particolare significato politico - inizierà la vera corsa su Roma che, al momento, vive di tante chiacchiere e poche certezze.
Ad oggi la sola certezza è che Virginia Raggi corre per il bis.
Le rilevazioni di gradimento (che confortano molto il mondo grillino) accreditano alla Raggi un 20 percento di consenso. Ma è un dato che dovrà essere per forza rivisto al ribasso quando arriveranno i nomi alternativi di sinistra e di destra. Del resto, da quando la Raggi siede a Palazzo Senatorio i 5Stelle nella Capitale hanno collezionato un’impressionante serie di sconfitte elettorali con erosione costante del consenso: politiche, regionali e suppletive nei Municipi hanno testimoniato l’incapacità dei grillini di reggere alla prova delle urne. E non si vede davvero come il trend possa invertirsi visto lo stato di totale degrado e abbandono della città a qualunque livello. Inoltre, per la Raggi c’è da contenere il dissenso interno - le difese di Virginia sono molto d’ufficio e molti dei suoi sono quanto meno tiepidi sulla sua ricandidatura - e da aggregare gente realmente spendibile nelle liste civiche di sostegno.

BONUS COVID ALLA MOGLIE DI PIROZZI

Il caso bonus Covid, i 600 euro, approda anche in Consiglio regionale del Lazio. A richiedere e ottenere l’aiuto di Stato è la signora Teresa Carbone, moglie del consigliere regionale ed ex sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi. La signora Carbone è “socia accomandataria” della società Punto e Virgola, con sede ad Amatrice, e che risulta in Camera di Commercio avere per oggetto la vendita di giornali, libri e materiale di cancelleria. Insomma, un’edicola anche piuttosto ampia, 48 metri quadri, come ce ne sono molte nei piccoli paesi. 
Non ho beneficiato del bonus richiesto da mia moglie Teresa autonomamente per mandare avanti la piccola edicola che gestisce ad Amatrice”, afferma Sergio Pirozzi che aggiunge: “Non avrei potuto impedire che effettuasse una legittima richiesta per far sopravvivere la sua attività. Qualcuno pensa che avrei dovuto garantire a mia moglie una ‘paghetta’, mortificando la sua scelta di autonomia economica che ha sempre rivendicato durante tutto il nostro matrimonio? Il mio ruolo in questa impresa è ininfluente sia da un punto di vista gestionale, sia rispetto alla posizione Inps e al conto corrente intestato esclusivamente alla mia consorte”. 
Il problema però è che dalla visura societaria effettuata in Camera di Commercio, se la signora Teresa Carbone risulta socio accomandatario, il socio accomandante è proprio Sergio Pirozzi, al 50%.
Da un punto di vista societario, Pirozzi ha perfettamente ragione: come socio accomandante non ha voce nella gestione dell’attività e ne risponde, infatti, solo in modo limitato. A differenza della posizione della moglie, accomandataria, cui è attribuita l’amministrazione e la rappresentanza della società delle quali risponde in modo illimitato. 
Pirozzi, ovviamente, non ci sta ad essere tirato in mezzo e precisa: “A tutela della mia onorabilità di uomo impegnato nelle istituzioni da 25 anni e di quella della mia famiglia agirò per vie legali contro chiunque tenterà di mettere la posizione di Teresa sullo stesso piano di quella dei politici eletti che, in via diretta hanno approfittato delle gravi lacune che di questa legge, fatto che ho apertamente e pubblicamente condannato fin dal primo momento in cui è emersa la vicenda”.
Solo tre giorni fa, lo stesso Pirozzi sulla propria pagina facebook scriveva: “Una brutta storia, che fotografa bene la distanza che c'è oggi tra una certa politica e le persone comuni. io spero che questi 5 vigliacchi, di qualunque partito siano, si dimettano e chiedano scusa agli italiani e ai loro sacrifici. Sarebbe doveroso. Al centro ci sono sempre le persone: se uno è una brava persona lo è da cittadino e da uomo o donna delle Istituzioni. È questo che fa la differenza. Sempre”.
Colgono al volo l’occasione i grillini alla Pisana: “Siamo sempre stati convinti che chi abbia dei privilegi debba dare, non prendere e reputiamo miserabile la richiesta del Bonus di 600 euro fatta da esponenti politici, che di certo non sono a corto di benefici. Per dovere di trasparenza nei confronti dei cittadini comunichiamo che nessuno degli otto consiglieri del Movimento 5 Stelle alla Regione Lazio si è avvalso della possibilità di avere il Bonus, né mai ha lontanamente pensato di accedere ad una misura destinata a chi stava vivendo un momento di difficoltà. Chi lo ha fatto non è degno di rappresentare le Istituzioni e con tale gesto ha dimostrato una meschineria che non è solo è uno schiaffo a tutti coloro che ne avevano realmente bisogno, ma anche un vergognoso esempio di ingordigia per il quale dovrebbero prima chiedere scusa agli italiani e poi ritirarsi a vita privata”.

martedì 11 agosto 2020

IL QUINQUENNIO DI “SUCCESSI” DI VIRGINIA RAGGI


Il quinquennio di Virginia Raggi e dei 5Stelle in Campidoglio si può sintetizzare in tanta (scadente) propaganda e paralisi del Comune.
La prima cosa che emerge è proprio il fermo totale di tutte le principali attività della macchina capitolina: da quelle ordinarie a quelle straordinaria.
L’accelerazione degli ultimi giorni sullo Stadio della Roma è solo un palliativo elettorale che segue un quadriennio di inerzia. Come per Tor di Valle, l’incapacità decisionale dei grillini - persi in discussioni interne senza fine e senza costrutto in ossequio al principio dell’uno vale uno che si trasforma in un’impasse infinita - si è riverberata direttamente su tutte le grandi opere che sono al palo. Ferma la metro C che ha accumulato, di fatto, un ritardo di lavorazione pari esattamente al mandato pentastellato. Azzerato il prolungamento della B da Rebibbia a Casal Monastero, opera di cui si sono perse le tracce. Come per la metro D, ripescata dal cilindro poche settimane fa ma solo a livello di annunci. Scomparsi dai radar: la Città dei Giovani, le Torri dell’Eur, le caserme di via Guido Reni, la Raggi si è concentrata sulle due opere più inutili della storia: le funivie, strappate al nulla dalla necessità di imporre una traccia del passaggio dei grillini a Palazzo Senatorio. 
Lo stesso percorso delle grandi opere - tentennamenti e ripensamenti - lo si vede nella composizione della Giunta che ha cambiato un enorme numero di assessori. Un’invasione di “stranieri” che di Roma conoscono poco o niente ha preso possesso delle stanze del Campidoglio, arrivati tutti accompagnati dalla fanfara e ripartiti dopo qualche mese fra le polemiche: prima degli attuali ci sono stati tre assessori al Bilancio; due alle Partecipate, due al Commercio, uno ad Urbanistica, uno a Lavori pubblici, uno alla Mobilità, una alle Politiche sociali, una al Patrimonio. A questi va sommato l’assessorato alla Semplificazione, soppresso. Più il caos rifiuti.
Gli assessori all’Ambiente sono cambiati tanto quanto i manager di Ama. Il risultato finale è sotto gli occhi e i nasi di tutti i romani: chiacchiere a parte buone solo per intasare le caselle email dei giornali, Ama è arrivata al limite. I rifiuti restano in strada per settimane ovunque: al centro e in periferia, dove c’è il porta a porta spinto e dove ci sono i cassonetti. Il Piano rifiuti della Regione - usato come alibi dai 5Stelle dal 2018 - per quando non convincente ora è approvato. La Raggi ha rinnegato la prima parte del verbo grillino finendo per indicare Monte Carnevale, di fronte a Malagrotta da cui dista poco più di un km in linea d’aria, come sede della discarica di Roma. Ma, tempi tecnici a parte, la città è preda delle crisi dei rifiuti che con cicli sempre più ravvicinati fra loro e più lunghi nella durata stanno rendendo la Capitale un letamaio maleodorante. 
E con i rifiuti, si accompagna il verde: aiuole stile giungla, alberi che crollano per totale assenza di manutenzione e un monitoraggio che, a ogni crollo, ci viene propinato come fosse la panacea. 
Terzo settore in crisi, quello del trasporto pubblico. La propaganda grillina gira tutta attorno al concordato: un congelamento dei debiti, di cui solo una piccola parte viene pagata e, per il resto, un’Azienda che si tiene in piedi solo grazie alle sovvenzioni (sotto varie forme) pubbliche. Anche qui, chiacchiere a parte, siamo a 18 bus flambé nel 2020, metropolitane che hanno già fatto perdere ai romani oltre 17 giorni di tempo e management i quali, analogamente ad Ama, saltano come i tappi a capodanno. 
E questa lunga serie di “successi” della Giunta Raggi ha anche un’immediata eco in Consiglio comunale dove da ormai molto tempo, la maggioranza grillina è tale solo sulla carta riuscendo a mala pena a tenere il numero legale. Le sconfitte elettorali nelle urne - Politiche, Regionali, suppletive dei Municipi - si vedono anche in Aula Giulio Cesare dove i rapporti fra i consiglieri sono sempre più tesi.  

venerdì 7 agosto 2020

RIFIUTI, RICOMINCIA LA ZUFFA


La tregua è finita: Virginia Raggi e Nicola Zingaretti, il Pd e i 5Stelle, il Campidoglio e la Regione tornano ad azzannarsi sui rifiuti. Casus belli, il Piano regionale che, nel tardo pomeriggio di mercoledì, è stato approvato alla Pisana e che, con un emendamento presentato all’ultimo dall’assessore regionale all’Ambiente, Massimiliano Valeriani, ha riacceso lo scontro sopito nei giorni della scelta di Monte Carnevale come sito della discarica di Roma. 
Gli accordi che avevano sancito la fragile tregua prevedevano per la Raggi l’indicazione del sito della discarica e per la Regione la rinuncia a fare di Roma un ambito territoriale ottimale (Ato) autonomo accorpandola invece nell’Ato su base provinciale.
L’emendamento Valeriani rispetta sulla carta questo accordo ma, di fatto, lo cambia: tanto Roma da sola quanto la Provincia dovranno ciascuna dotarsi degli impianti necessari a raggiungere l’autosufficienza. 
Apriti cielo: i grillini attaccano il Pd. Il Pd attacca su Ama e sull’ennesima crisi rifiuti con l’immondizia che ha invaso nuovamente le strade di Roma.
Il Piano viene approvato poco prima delle nove della sera di mercoledì. Poco dopo, nota del presidente della Regione, Nicola Zingaretti: “La Regione Lazio anche sui rifiuti ha fatto il suo dovere. Meno rifiuti prodotti, più differenziata, nuovi impianti e sviluppo economia circolare. Ora basta furbizie. Tutti si devono assumere le proprie responsabilità per una gestione green del ciclo. I rifiuti non sono un problema, ma una risorsa”.
Pochi minuti e risponde la Raggi che attacca su twitter: “Zingaretti, parli di furbizie sui rifiuti. L'unica furbizia è quella del tuo piano regionale. Roma e i suoi tre milioni di abitanti non meritano altre discariche e tmb nella loro città. Non rispetti nemmeno la parola data”. 
Da lì in poi, le agenzie di stampa sono letteralmente inondate di comunicati dell’una e dell’altra parte: i 5Stelle fanno quadrato intorno alla Raggi e la parola d’ordine è etichettare il Pd come il “Partito delle Discariche”. I Dem contrattaccano a testa bassa difendendo le scelte della Regione e accusando i 5Stelle di incapacità amministrativa e programmatoria.
Insomma tutto da copione: con un Piano rifiuti che non contempla la creazione di nuovi termovalorizzatori ma privilegia le discariche e che si pone come obiettivo quello di giungere per il 2025 al 70% di raccolta differenziata e all’autosufficienza senza dover, quindi, esportare più rifiuti fuori Regione. La vera novità, al di là della querelle politica, è proprio contenuta nell’emendamento Valeriani: la necessità che Roma imposti la creazione di impianti di trattamento e di smaltimento in modo autonomo dalla Provincia è forse uno dei pochi passaggi del Piano che oggettivamente tiene conto delle reali necessità della città. Per interrompere questa costante crisi dei rifiuti. 

martedì 28 luglio 2020

CAOS MULTISERVIZI. SCIOPERO IN VISTA


Si riaccende lo scontro fra il Campidoglio e le organizzazioni sindacali sul futuro della Roma Multiservizi. Cgil, Cisl e Uil attaccano frontalmente: “abbiamo appreso dal sito istituzionale che l’Amministrazione ha deciso di proseguire l’iter della gara a doppio oggetto” stigmatizzando come “a poco più di un mese dalla riapertura delle scuole” non sia stata data “comunicazione ufficiale sul servizio”. 
Parliamo di quella società, la Roma Multiservizi, circa 2.400 dipendenti, che si occupa, fra le altre cose, della pulizia delle scuole, della cura del verde e dell’assistenza alle persone. Proprietà mista pubblico (Ama, 51%) e privato (due soci, 49%), all’epoca di Ignazio Marino sindaco i 5Stelle si batterono per chiudere con il privato e riportare tutto dentro ad Ama. E anche all’inizio, quando assessore all’Ambiente era Paola Muraro, venne tentata la strada della internalizzazione subito abbandonata in favore della gara a doppio oggetto (una gara fatta sia per scegliere il socio privato che per appaltare un servizio, ndr) duramente contestata dai dipendenti, dai sindacati e dalle opposizioni in Consiglio comunale. Quando ad agosto 2018 venne approvata la delibera di indirizzo da cui discendono i bandi, in Consiglio comunale le urla e la bagarre furono udite ben al di fuori dell’Aula Giulio Cesare. 
Dopo un tira e molla durato anni - la prima delibera,  luglio 2017 venne bocciata dall’antitrust e ritirata poi i successivi atti sono stati impugnati al  Tar (vittoria del Comune nel 2019) e al Consiglio di Stato (doppia vittoria dei ricorrenti a luglio e ottobre 2019) - la gara è stata sospesa dal Consiglio di Stato in attesa che si pronunci la Corte di Giustizia dell’Unione europea sui ricorsi presentati. Per cui, il Comune intanto vira di bordo e, pur proseguendo, secondo la denuncia dei sindacati, l’iter per la gara a doppio oggetto intanto fa una procedura negoziata e affida il servizio scolastico integrato al  Consorzio Nazionale servizi (CNS).
La situazione quindi si complica per la solita lentezza del Campidoglio grillino. Spiega Alessandro Bonfigli, della Uil: “Visti i tempi stretti, in attesa della costituzione ufficiale della newco, il Campidoglio sembra a voler affidare il servizio a Cns che a sua volta, nonostante il blocco sulla procedura negoziata, spezzetterebbe l'appalto alle due cooperative consorziate, Co laser e Formula servizi”. Insomma, il caos amministrativo aggravato dalla pervicacia del Campidoglio: “Se così fosse saremmo davanti al più grande gioco al massacro dei lavoratori di questa amministrazione, ancor peggio dell'ultimo cambio appalto sulla refezione scolastica spezzettata in 15 società nei 15 municipi di Roma. L’unica soluzione resta l'internalizzazione del servizio o la cessione di ramo d’azienda”, aggiunge Bonfigli che poi lancia l’altolà all’Amministrazione Raggi; “La piazza è pronta”. 

martedì 21 luglio 2020

STADIO, DOPO 4 ANNI, ENNESIMO RINVIO



Quattro anni e 29 giorni non sono bastati per chiudere politicamente il dossier Stadio della Roma. Il Gruppo 5Stelle, alla seconda (e per ora non ne sono previste altre) riunione dedicata al progetto, invece di dare il via libera come da più parti e da più giorni trapelato, ha nuovamente non deciso. Tecnicamente il progetto va avanti: le carte passeranno per la Giunta, probabilmente o subito prima o subito dopo la pausa estiva, per poi approdare nelle Commissioni (Urbanistica, Mobilità, Lavori pubblici, Ambiente e Commercio), al IX Municipio e, quindi, al voto finale. Ma senza la benedizione politica che da settimane la Giunta attendeva.
Incapaci di assumersi la responsabilità di una decisione politica, i 5Stelle sembrano eletti per rinviare ogni decisione. 
Il cliché seguito su tutti i grandi progetti si è ripetuto ancora una volta: dopo Metro C, Torri dell’Eur, Mercati Generali, anche lo Stadio diventa solo una pratica su cui è meglio non decidere. 
Se Virginia Raggi realmente ha intenzione di usare la carta Tor di Valle per ricandidarsi dovrà fare prima i conti con i suoi e farli molto seriamente. I favorevoli al progetto, e sono la quasi totalità del Gruppo fra accesi sostenitori e tiepidi fan, non riescono a superare i veti di quei nomi contrari - ad oggi, Alessandra Agnello, Simona Ficcardi, Gemma Guerrini - e, come dice uno dei “big” del Gruppo 5Stelle: “la mia personale impressione è che ci sono i soliti indecisi che continueranno ad esserlo indipendentemente da qualsiasi relazione tecnica ma non possono né fermare né rallentare l’iter. L’approvazione in Giunta è vicina e subito dopo si andrà in Assemblea” per il voto. Per concludere con un altro dei consiglieri di punta: “si andrà in aula. Ognuno voterà e poi si assumerà la responsabilità del proprio voto”.

domenica 19 luglio 2020

CORRADO (M5S): “SÌ AL RAGGI BIS. MEGLIO DA SOLI CHE COL PD”


Valentina Corrado, consigliera 5Stelle alla Regione, il vincolo sul secondo mandato è ancora attuale? L’eventuale modifica va decisa su Rousseau o basta la segreteria del partito? 
Penso che l’esperienza di governo ci ha fatto rendere conto che per portare a termine i programmi, cinque anni non bastano. Rivedere la regola sul secondo mandato, soprattutto per i Sindaci, è un segno di maturità del Movimento. Gli stati generali del M5S saranno il luogo adatto in cui discutere.

Quindi, sì alla ricandidatura di Virginia Raggi? 
Non ho mai nascosto la stima per Virginia la cui esperienza va valorizzata. Non è un caso il fatto che in tanti temono una Sua ricandidatura.

Nel M5S a livello regionale e comunale si moltiplicano le fuoriuscite: Cacciatore e Barillari, Grancio e Montella. Quali rapporti avete?
Direi “Ci siamo visti, non troppo amati e ognuno per la sua strada”. Come gruppo regionale li consideriamo alla stregua di qualsiasi altro consigliere esterno al M5S. Personalmente ho sempre ritenuto che Barillari fosse più impegnato ad occuparsi del personaggio, sensazionalista e complottista, che della Regione. Cacciatore ha sempre affrontato i problemi con l’arroganza di chi crede di avere la verità in tasca. Con posizioni incomprensibili come sui rifiuti: da una parte vuole imporre a Roma la creazione di nuove discariche e dall’altra è sempre presente accanto ad ogni comitato che manifesta contro la realizzazione di nuovi impianti. 

Gli espulsi comunque aumentano. C’è un difetto di democrazia interna per cui al dissenso si risponde o con l’auto allontanamento o con l’espulsione?
Nel Movimento ognuno ha sempre espresso il proprio pensiero. L’espulsione è la sanzione applicata a chi non rispetta le regole che il M5S si è dato.

Vicende regionali: il piano regionale rifiuti con i 5Stelle collaterali alla maggioranza e un imbarazzatissimo silenzio sulla vicenda mascherine sono le prove generali di alleanza?
È un errore confondere il lavoro propositivo svolto con l’essere collaterali alla maggioranza. In Regione spesso chi strilla è la vera spalla della maggioranza. Ad esempio, grazie all’aiuto di Lega e Forza Italia il Pd ha zittito il dibattito sul Piano Rifiuti in commissione. E sulla vicenda delle mascherine, il silenzio è stato degli editori nei confronti del M5S.

Zingaretti propone alleanze politiche organiche sui territori. La Lombardi appare già pronta. Cacciatore è dato in ingresso nella formazione di Marta Bonafoni. Barillari è segnalato come prossimo a passare con la Lega. Non c’è il rischio che la liquidità del Movimento conduca a una “spartizione alla polacca” fra i suoi vicini?
Il Movimento ha sempre dimostrato di essere una forza politica fondamentale, necessaria per realizzare obiettivi e fare scelte che vanno oltre le logiche e le ideologie di destra e sinistra. Questa è l’identità che ci contraddistingue.

Qual è la rotta M5S che dovrà uscire fuori dal tour nazionale del Movimento? 
Siamo nati nelle piazze e non abbiamo mai smesso di esserci. Ora a causa dell'emergenza sanitaria abbiamo scelto di farlo in maniera virtuale. Lunedì alle 20.30 sarà la volta del Lazio. Insieme agli eletti racconteremo cosa abbiamo fatto per la nostra Regione.

Ferruccio Sansa acuisce lo scontro interno fra Crimi e Di Maio. È un caso isolato o un problema organico?
La sperimentazione delle alleanze elettorali poteva ritenersi chiusa dopo l’Umbria. Il M5S è alternativo alla destra e alla sinistra. Quando abbiamo instaurato rapporti prima con la Lega poi con il PD è diventato complicato spiegarlo ai nostri elettori. Le alleanze pre elettorali con il PD sono un’altra cosa e temo non ci premieranno.

Beppe Grillo, Davide Casaleggio, Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Vito Crimi e Alessandro di Battista. Troppi galli nel pollaio?
Ne potrei aggiungere altri di nomi. Il fatto che si esprimano posizioni anche differenti è la dimostrazione della democrazia interna. Servono gli Stati generali per dare voce ai territori, uscire con un nuovo capo politico e entrare in una nuova fase progettuale.

giovedì 16 luglio 2020

VIRGINIA VUOLE IL SUO STADIO





L’accelerazione è di quelle importanti: dopo mesi di melina, rinvii, mezze parole, ieri il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha annunciato che la delibera sul progetto Stadio della Romaa breve arriverà in Giunta”. Non ha specificato la data ma ha chiarito che sarà a giorni, “compatibilmente con gli atti che sono in lavorazione nei vari  uffici. Poi - ha aggiunto il Sindaco - passerà in Assemblea, immagino, dopo l’estate". 
Le elezioni comunali si avvicinano a grandi passi e lo Stadio della Roma diventa una succulenta carta elettorale da giocarsi: insomma, dal “cancelliamo il progetto” espresso dalla Raggi nella campagna elettorale 2016 siamo passati al “fortissimamente volli” il nuovo “Colosseo” del 2020. 
Lunedì 20 dovrebbe arrivare il via libera definitivo dei consiglieri 5Stelle in Campidoglio i quali, dopo la riunione in streaming del 7 luglio, si sono presi due settimane per riflettere e poter leggere gli atti della due diligence interna. 
Ogni lunedì i grillini tengono una riunione di gruppo e per quella del 20 è calendarizzata la discussione finale sul progetto Tor di Valle. 
Ottenuto questo via libera - un atto giuridicamente inventato ma politicamente importante - la strada dovrebbe spianarsi secondo un cronoprogramma abbastanza chiaro nelle sue linee essenziali: prima di tutto in Giunta vanno adottati i testi delle convenzioni con la Regione Lazio per la Roma-Lido di Ostia e con la Città Metropolitana per la via del Mare
Atti che poi dovranno essere firmati e inseriti come parte integrante della delibera Stadio. Non a caso, la Raggi ha aggiunto un passaggio alle sue dichiarazioni: “intanto mandiamo avanti i lavori in Giunta”. Completato questo step, gli uffici potranno consegnare tutte le carte complete e, a quel punto, inizierà il vero iter che porterà alla votazione finale in Assemblea Capitolina. Prima la Giunta, poi le Commissioni - saranno quanto meno cinque: Urbanistica, Mobilità, Lavori pubblici, Ambiente e Commercio - e il IX Municipio. Poi finalmente il voto definitivo
Il nodo politico per la Raggi è proprio la votazione: è probabile un sostegno al progetto sia da alcuni consiglieri della Lega, di Fratelli d’Italia e del Pd ma è la conta interna ai grillini quella che desta preoccupazioni. Ci sono alcuni nomi - Simona Ficcardi, Alessandra Agnello, Gemma Guerrini - che circolano come di “dubbiosi” se non proprio “dissidenti”. E sarà necessario capire se questo dissenso sarà confermato o meno. 
Dalle opposizioni, l’unica voce che si leva è quella del capogruppo Pd, Giulio Pelonzi che, però, per l’ennesima volta dimostra di non conoscere le norme che regolano il funzionamento del Consiglio comunale. Pelonzi chiede che le bozze del testo vengano preliminarmente analizzate “in Commissione urbanistica per dare modo ai consiglieri visionare tutti gli atti” prima dell’inizio dell’iter vero e proprio: gli atti sono già accessibili, l’analisi preliminare non è prevista ed è anche pericolosa dato che costituirebbe una duplicazione di passaggi burocratici, un rallentamento ulteriore dell’iter e un precedente pericoloso per qualunque futuro progetto. 

giovedì 9 luglio 2020

STADIO, CORSA CONTRO IL TEMPO DELLA RAGGI


La foto con la prima pietra dello Stadio della Roma potrebbe farla il nuovo Sindaco se la Raggi e i suoi non si sbrigano: le elezioni per eleggere il successore di Virginia a Palazzo Senatorio sono a giugno 2021 e se il Sindaco e i 5Stelle intendono realmente utilizzare lo Stadio come oggetto di campagna elettorale, il tempo è davvero minimo. 
In attesa che i consiglieri comunali 5Stelle, dopo 4 anni di governo della città e un numero elevatissimo di incontri tecnico/politici, decidano, forse lunedì, di dare il via libera politico per portare alla votazione finale il progetto Stadio della Roma, piovono dichiarazioni politiche, dal Pd a Salvini a Fassina, e si può iniziare a tracciare un potenziale cronoprogramma.
In Campidoglio “gira” un timing minimo/massimo: quello ottimistico è di portare in Giunta la delibera Stadio intorno al 10 agosto per poi farle iniziare, alla ripresa dei lavori, l’iter nelle cinque commissioni consiliari (Urbanistica, Lavori pubblici, Mobilità, Ambiente e Commercio) e nel IX Municipio per l’espressione dei pareri obbligatori ma non vincolanti. Quindi, dopo un breve riepilogo delle carte in Giunta, la calendarizzazione del voto in Aula. La velocità dei passaggi intermedi è un elemento fondamentale: possono bastare pochi giorni se le Commissioni lavorano a spron battuto. In questo caso, il voto potrebbe esserci nella prima metà di settembre
Il timing meno ottimistico e molto legato alle fibrillazioni interne dei 5Stelle, invece, prevede che tutto l’iter descritto termini con il voto finale a fine novembre. Oltre è poco pratico andare, visto che a dicembre inizia la sessione di bilancio. 
Intano iniziano i posizionamenti delle forze politiche: il Pd, prima schierato su un “no” oltranzista, ora apre timidamente la porta. “Prima leggeremo attentamente tutte le carte, poi, se le prescrizioni della Regione saranno state tutte accolte, valuteremo”, dice il capogruppo Dem in Campidoglio, Giulio Pelonzi al programma "Gli Inascoltabili" su NSL Radio e TV. Ancor più importante la posizione di Matteo Salvini che, pur rimandando la decisione al gruppo in Aula Giulio Cesare, ha detto: “Io tifo perché ci sia uno stadio nuovo e spero che si sblocchi”. Contrario, come al solito, Stefano Fassina che parla di “un’altra incompiuta in arrivo” e che chiede ai 5Stelle di impegnarsi “insieme per bloccare l’ennesima speculazione su Roma”.

mercoledì 8 luglio 2020

SE OCCUPI HAI CASA. RIECCO LA SANATORIA REGIONALE


La sanatoria per chi occupa case abusivamente, decisa dalla Giunta Zingaretti, si avvicina sempre di più. Dopo aver deciso, all’interno del collegato alla legge finanziaria regionale votato a maggioranza a febbraio scorso, la sanatoria per chi occupa abusivamente case e immobili, ieri la Giunta ha emanato i regolamenti attuativi. Con l’approvazione dei regolamenti, la procedura per regolarizzare gli occupanti abusivi entra nella fase operativa. Stando a una nota dell’Unione Inquilini, le domande per la sanatoria potranno essere presentate a partire dal 1 settembre di quest’anno fino al 27 febbraio del 2021. 
Il provvedimento prevede per i Comuni e le Ater di aumentare del 10 per cento la quota di alloggi da destinare alle famiglie in emergenza abitativa e di poter acquistare immobili direttamente sul mercato. 
A fianco a questo, però, il centrosinistra e un pezzo del Movimento 5Stelle alla Pisana approvano la sanatoria per gli occupanti abusivi delle case popolari. La regolarizzazione, espressione molto più diplomatica di sanatoria, riguarda le famiglie che vivono in un alloggio popolare senza titolo ma che sono in possesso dei requisiti di reddito. L’importante è aver occupato prima del 23 maggio 2014, giorno in cui venne approvato il Piano Casa del Governo Renzi, e, appunto, rientrare nei limiti di reddito necessari ad avere il diritto di accedere a un alloggio popolare. Chi verrà regolarizzato dovrà pagare una sanzione che è pari al canone di edilizia residenziale pubblica più 200 euro mensili fino a cinque anni, importo che, però, potrà essere rateizzato. 
Insomma, occupare conviene sempre e comunque. 
Anche perché chi avesse occupato dopo l’entrata in vigore del Piano Casa Renzi, è prevista la possibilità di restare in casa facendo domanda e aspettando in graduatoria, purché l’assegnazione avvenga entro due anni dall’ammissione. Nei casi in cui vi sia una condizione di disagio grave (invalidi, anziani, famiglie con minori etc.) o che gli occupanti siano seguiti dai servizi sociali è prevista la possibilità di spostare la riconsegna della casa occupata.

sabato 4 luglio 2020

STADIO, LUNEDÌ 6 LUGLIO VIA AL CONFRONTO SINDACO/TECNICI/MAGGIORANZA


Si parte. Forse è finita la lunghissima attesa sullo Stadio della Roma di Tor di Valle. Il Campidoglio ha fatto trapelare che lunedì 6 è stata calendarizzata una riunione che dovrà esaminare la parte più “rilevante” del dossier, cioè la due diligence richiesta dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, nell’estate 2018, dopo l’arresto di Luca Parnasi, patron di Eurnova, di alcuni suoi collaboratori e di Luca Lanzalone, l’avvocato chiamato dai 5Stelle a dirimere la querelle Stadio.


I Consiglieri - spiegano fonti del Campidoglio - hanno chiesto di poter visionare questa due diligence” e l’incontro è fissato, probabilmente, per il 6. Probabilmente, perché nello stesso giorno è già stata messa in agenda una seduta del Consiglio comunale dalle 14 alle 19, quindi è possibile che la riunione sullo Stadio possa anche slittare al giorno dopo. 
All’incontro dovrebbero prendere oltre ai consiglieri di maggioranza, anche i tecnici che hanno costituito il gruppo di lavoro che ha elaborato la due diligence: Roberto Botta per la Direzione generale del Campidoglio e Fabio Pacciani per conto del Dipartimento Lavori pubblici; Cinzia Esposito, direttore del Dipartimento Urbanistica; Carolina Cirillo, direttore del Dipartimento Mobilità; Gabriella Acerbi del segretariato generale e coordinatrice del Gruppo. Probabile la presenza anche dell’Avvocatura capitolina e non è da escludersi quella degli assessori maggiormente coinvolti dal progetto, Luca Montuori (Urbanistica), Linda Meleo (Lavori pubblici) e Pietro Calabrese (Mobilità).
Sul tavolo, dunque, ci sarà la due diligence una lunga relazione che ripercorre tutti i passaggi amministrativi seguiti sin dall’inizio. Il contenuto è più o meno trapelato, anche se non nel dettaglio: l’iter seguito è corretto, sono stati ricontrollati tutti i calcoli sulle volumetrie e i costi delle opere pubbliche e private ed è stata elaborata la tabella sui costi per gli espropri. La sintesi è che gli scostamenti fra i calcoli del progetto presentato e quelli finali sono piuttosto esigui: in un caso, quello degli espropri, addirittura inferiori a quanto preventivato dalla Roma.
Di fatto, quindi, questa riunione ha una particolare rilevanza: Virginia Raggi, dopo il confronto con i consiglieri, dovrebbe essere in grado di impartire agli uffici la disposizione di concludere tutto, firmare e consegnare le carte affinché possa iniziare l’iter per la votazione in Consiglio comunale
Il che significa: prima il passaggio in Giunta dell’intero corpo della delibera che conterrà la variante urbanistica, la convenzione Comune/As Roma, le convenzioni fra Comune e Regione per la Roma-Lido, fra Comune e Città Metropolitana per la via del Mare/Ostiense e fra la Roma e Acea per il depuratore, più il testo della due diligence e quello della relazione del Politecnico di Torino.
Dopo l’adozione in Giunta, tutto il dossier sarà inviato alle Commissioni consiliari (Urbanistica, Lavori pubblici, Mobilità, Ambiente e Commercio) e al IX Municipio per l’espressione dei pareri obbligatori e non vincolanti di competenza. Quindi, dopo un ultimo approdo in Giunta per chiudere il tutto, andrà in capigruppo per la calendarizzazione del voto d’Aula finale.

venerdì 3 luglio 2020

FRANCHESCHINI L'ANTI-RAGGI


Ad ogni scossone dei rapporti fra i due azionisti principali del Governo, il Pd e i 5 Stelle, e il premier, Giuseppe Conte, corrisponde, quasi con una relazione geometrica, uno scossone sulla tenuta interna dei due stessi partiti, uno sulla Regione Lazio e uno sulla corsa al Campidoglio. Tutti diabolicamente collegati come fosse un enorme domino.
Negli ultimi giorni due elementi stanno mandando in fibrillazione il sistema: Conte e il Pd si stanno allontanando sempre di più praticamente su ogni tema all’ordine del giorno, dal Mes e dal Dl Liquidità, fino alle cose più piccole. E, in Regione, continua la lotta al coltello fra i due Zingaretti boys, il vicepresidente Daniele Leodori, e l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, con il segretario del Pd stufo di questa continua serie di discussioni che stanno finendo per logorare la già raffazzonata maggioranza che tiene su la Pisana. Tanto che, secondo fonti Pd, lo stesso Zingaretti starebbe iniziando a considerare l’esperienza di governo in Regione come un qualcosa di concluso.
La sommatoria di questi due fronti - Pd e Conte e Regione maionese impazzita - potrebbe finire per avere ripercussioni molto più profonde anche sulla candidatura per Roma. Il mandato Raggi scade a giugno 2021 e, ancora oggi, la risposta di tutti i partiti, Pd per primo, è che di Roma e delle candidatura se ne parlerà dopo le Regionali di autunno che segneranno, qualunque sia il risultato, uno spartiacque.
Il risultato delle Regionali potrebbe assestare il colpo di grazia al governo Conte o comunque indebolirlo, rendendo necessario un cambio di passo e di assetti nell’esecutivo. In questo caso, per evitare le urne che potrebbero consegnare a Salvini e alla Meloni la maggioranza del Parlamento che eleggerà, nel 2022, il successore di Sergio Mattarella al Quirinale, Zingaretti potrebbe essere obbligato ad entrare direttamente nella compagine di governo.
Di conseguenza, salterebbe sia la Regione - che andrebbe al voto anticipato, forse anche insieme al Comune di Roma in un election day di fuoco - che l’assetto interno del Pd. Zingaretti, dunque, dovrebbe lasciare la guida del Lazio ma, entrando nel governo, finirebbe per divenire automaticamente il capo delegazione, fagocitando il ruolo oggi ricoperto da Dario Franceschini, ministro dei Beni Culturali e capo delegazione del Pd all’interno della maggioranza. 
I rapporti tra il premier Conte e Franceschini, inoltre, non sarebbero affatto idilliaci: i due hanno visioni molto discordanti su tutti i principali dossier aperti. Le discussioni a Palazzo Chigi sarebbero all’ordine del giorno.
Insieme a quelli di Roberto Gualtieri ed Enrico Letta - solo per citare i nomi di due big Dem, ai quali bisogna comunque aggiungere Paolo Gentiloni e, soprattutto, David Sassoli - il nome di Franceschini era già girato come quello di possibile candidato sindaco di Roma per la coalizione di centrosinistra. È uomo di levatura, con una solida esperienza amministrativa e di governo (l’esatto contrario della Raggi e di Marino) ma, come da lui stesso detto in conversazioni private con colleghi di partito, non è romano e, pur essendo il marito di Michela Di Biase, consigliera regionale romana e una delle «grandi potenze» del Pd capitolino, il timore è quello di finire come Ignazio Marino, un marziano troppo distante dalla mentalità del Campidoglio e della sua melassa. 
Inoltre Franceschini oggi si trova nel suo elemento: ai Beni Culturali e capo delegazione Pd è, di fatto, uno degli uomini di maggior rilievo nel panorama politico Dem.
Tuttavia, l’eventuale ingresso di Zingaretti al Governo finirebbe, appunto, per erodere la posizione di Franceschini il quale, a questo, punto, potrebbe anche essere tentato dall’avventura a Palazzo Senatorio.


giovedì 2 luglio 2020

ROMA, LE PRIME GRANDI MANOVRE PER LE COMUNALI 2021

Giorno più, giorno meno manca solo un anno alle elezioni per il successore di Virginia Raggi il cui mandato scade a giugno 2021. Ufficialmente tutti gli schieramenti si nascondono dietro un “è troppo presto, se ne parla verso Natale” ma iniziano le grandi manovre di avvicinamento al voto.

Per i 5Stelle i prossimi 6 mesi saranno animati dalla lotta fra il sindaco uscente, Virginia Raggi, che vorrebbe tentare una candidatura bis e chi, usando la regola del divieto di superare due mandati, non ne vuol sentir parlare. Se la Raggi non dovesse battere le resistenze armate del no al bis, in campo Monica Lozzi, presidente del VII Municipio e considerata, nel nulla cosmico dei parlamentini sopravvissuti alle gelosie interne grilline, la più capace. Perché la Raggi corra per un secondo mandato da sindaco e un terzo totale (considerata l’esperienza da consigliere comunale con Ignazio Marino sindaco) occorre cambiare le regole interne del MoVimento. Ma in molti, visto il bilancio disastroso di questo quinquennio e le scarse probabilità della Raggi di arrivare al ballottaggio, non hanno intenzione di fare ulteriori strappi alla già fin troppo addomesticabili regole del partito per incassare solo una sonora sconfitta. In questo fronte del “no Raggi bis” va inserita di diritto Roberta Lombardi, capogruppo in Regione, e una fetta di consiglieri comunali per altri versi stanchi del procedere a zonzo del Sindaco e dei suoi. 
La Raggi ha sei mesi per battere questa fronda interna. 
La decisione finale sarà comunque demandata alla conventicola interna della casta grillina e poi, come d’abitudine, ratificata sulla piattaforma Rousseau.
Per il centrodestra e il centrosinistra la partita è decisamente più complessa e si intreccia in modo diabolico con gli assetti interni dei partiti e delle alleanze nonché con la tenuta del Governo nazionale e della Regione Lazio.
Primo punto: in molti a sinistra temono o a destra sperano che in autunno il Governo Conte chiuda i battenti e che alla fine non ci siano altre maggioranze rinvenibili in Parlamento con il risultato del voto anticipato in primavera. 
Una ipotesi comunque difficile da realizzarsi visto che eventuali elezioni politiche finirebbero per comporre quel Parlamento cui spetterà di determinare la scelta del successore di Sergio Mattarella al Quirinale nel 2022.
L’ipotetica caduta di Conte finirebbe per trascinare con sé anche quella della Regione Lazio (dove nel 2018 Zingaretti vinse di misura ma senza avere la maggioranza in Consiglio regionale) i cui equilibri si reggono su un paio di consiglieri di opposizione passati a puntellare gli zingarettiani e la pattuglia grillina trasformata in quieto giullare della maggioranza. 
Il risultato finale sarebbe la tempesta perfetta: un mega election day con alle urne Parlamento, Regione Lazio e Campidoglio. 
Nel Pd ci sono da tenere presente gli equilibri interni che poggiano sull’alleanza fra Dario Franceschini e Zingaretti, la stessa alleanza che consente a Conte di rimanere ancora a Palazzo Chigi. Con i renziani che attaccano quotidianamente i Dem. 
A sinistra da settimane girano molti nomi: Roberto Gualtieri, David Sassoli, Carlo Calenda, i presidenti dei Municipi I, Sabrina Alfonsi, e III, Giovanni Caudo; Lorenzo Tagliavanti
Ciascuno di questi nomi presenta più problemi che soluzioni: Calenda litiga tutti i giorni col Pd e coi renziani; Gualtieri non è esattamente il più amato dagli italiani che aspettano ancora la cassa integrazione; Sassoli non ha esperienza di alcun tipo e sta decisamente bene a presiedere il Parlamento europeo. La Alfonsi e Caudo sono troppo “piccoli” per una corsa simile; Tagliavanti ha tanti amici quanti nemici fra Unioncamere, Camera di Commercio e Confederazione Artigiani.
Per questo l’idea che circola - formalmente respinta dal diretto interessato ma non per questo accantonata - è quella di candidare Enrico Letta. Uomo garbato, personalità di rilievo europeo, con ottime entrature nel mondo che conta della politica e della finanza, moderato (che dopo le urla politiche di Marino e la Raggi non guasta), in grado di aggregare. Certo, Letta non è esattamente un uomo del popolo. E per questo l’orientamento sarebbe quello di affiancargli Amedeo Ciaccheri, oggi presidente del Municipio Garbatella e proveniente dal mondo della sinistra movimentista.
Enrico Letta potrebbe anche garantire alle opposizioni un mandato di “pace” politica: dalla campagna di Alemanno in poi è stato tutto un susseguirsi di ululati politici che hanno alzato costantemente il tono e le attese, deludendo altrettanto rapidamente.
Nel centrodestra, invece, la partita è a uno stadio un po’ più arretrato. Il primo vero problema è che né Fratelli d’Italia né la Lega hanno personale politico sufficiente in numero e preparazione per “reggere” il Campidoglio e la Regione (qualora si votasse per entrambi). Non parliamo poi del Governo… 
Quindi, a destra, sembra più iniziata una corsa a non rimanere col cerino della scelta in mano. FdI, con un fortissimo radicamento a Roma, potrebbe lasciare alla Lega la scelta del nome e, al massimo, tentare il colpo sulla Regione. La Lega non sembra disposta a fare l’agnello sacrificale e quindi, alla fine, non è da escludersi un candidato di Forza Italia. Gira il nome di Annagrazia Calabria che possiede un curriculum di tutto rispetto ma non appare esattamente come un trascinatore di folle. Tanto che più di qualcuno ipotizza che la “pax lettiana” potrebbe non essere affatto un’offerta da rifiutare.

mercoledì 1 luglio 2020

SEDUTE DEL CONSIGLIO COMUNALE, I GRILLINI TORNANO IN AULA

Alla fine l’ha spuntata il presidente dell’Aula, Marcello De Vito: le sedute del Consiglio comunale tornano a essere fisiche e a Palazzo Senatorio. Basta con lo streaming. Se il mondo torna a vivere, con precauzioni, ma nella normalità possono farlo anche i consiglieri comunali. Meglio: i consiglieri comunali 5Stelle, i soli che hanno manifestato con debolissime motivazioni il desiderio di rimanere comodamente seduti a casa, connessi via pc. 
La querelle era esplosa a inizio giugno: finita la quarantena in molti, a partire proprio da De Vito, avevano proposto il rientro in Aula Giulio Cesare per tenere le sedute del consiglio comunale che, nei mesi di lockdown, si erano svolte in streaming con tanto di piattaforma tecnica e regolamento preparati da De Vito e dagli uffici tecnici in tempi record.
Se non che, l’opposizione al rientro in aula è venuta proprio dai 5Stelle: mentre tutti i gruppi, da Fassina al Pd, dal Fratelli d’Italia alla Lega, alle liste civiche, si pronunciavano a favore delle sedute dal vivo e non “in vitro”, dai 5Stelle si è alzata la barricata.
Il 18 giugno si era tenuta una prima seduta vera. Per poi però rientrare subito nel più comodo e rassicurante salotto di casa.
La spiegazione di questo comportamento era affidata alle parole di Giuliano Pacetti, capogruppo 5Stelle: “credo sia necessario - disse a metà giugno - continuare i lavori dell'Aula sulla piattaforma per qualche altra settimana altrimenti vorrebbe dire negare la possibilità a dei consiglieri eletti di partecipare perché impossibilitati per motivi veri, ovvero condizioni di fragilità che non gli permettono di venire in Aula in sicurezza”. 
Il riferimento era al consigliere Roberto Di Palma, colpito, come da lui stesso dichiarato, da un infarto il 27 marzo con “due operazioni al cuore, evento accaduto perché io sono anche diabetico”. Cosa che, però, non aveva impedito a Di Palma il 29 maggio di partecipare alla conferenza stampa della Raggi sui cosiddetti zozzoni.
Dopo questo lungo tira e molla fra De Vito da una parte e Pacetti e il gruppo consiliare 5Stelle dall’altra, alla fine lo streaming non poteva durare ancora più a lungo e così da domani, giovedì, si torna regolarmente in Aula. 
Ieri eravamo in video - spiega De Vito - ma da giovedì si torna in Aula. L’ordine dei lavori che prevede il rientro a Palazzo Senatorio è stato votato all’unanimità dai 31 consiglieri presenti. E la mia opinione rispetto al 18 giugno non è cambiata: non mi faccio tirare per la giacchetta da nessuno. Men che meno da tutti quelli cui ora piace tanto parlare di questo ottimo sistema di videosedute (perché la connettività è una stella e parlarne fa tanto "radical-chic"), ma che fino a ieri e per 4 mesi non hanno mosso neppure un dito o un filo per creare questa ‘connessione’”.

sabato 18 aprile 2020

CORONAVIRUS; LA GRANDE FUGA DI ZINGARETTI E TULUMELLO



Il primo atto della grande fuga s’è compiuto: ieri, attesi in audizione al Comitato di Controllo Contabile (Corecoco) - organismo del Consiglio regionale, guidato dall’opposizione e presieduto da Giancarlo Righini (FDI) - né il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, né il capo della Protezione civile, Carmelo Tulumello, si sono presentati. 
Erano attesi dal centrodestra - Lega e Fratelli d’Italia - per rendere conto di spese e criteri seguiti nella gestione degli acquisti di mascherine, tute, respiratori, kit per tamponi. A oggi risultano spesi oltre 101 milioni di euro con cui sarebbero stati acquistati 27 milioni e 285 mascherine - 12,8 milioni di FFP2; 7,1 milioni di FFP3; 7,3 milioni di chirurgiche - per 66 milioni spesi, più camici, tute, occhiali visori, tamponi e altri dispositivi medici. Un dato, peraltro, certamente destinato a crescere visto che moltissime determine di acquisto ancora non sono disponibili alla visione dei consiglieri.
Attorno a questa vicenda, ribattezzata “mascherine fantasma”, non c’è solo un oggettivo problema di soldi spesi e controlli assenti, non solo la resa effettiva davvero scarsa con consegne in ritardo - solo un terzo circa delle mascherine acquistate risulta essere stato effettivamente consegnato mentre da determine dovevano essere qui già tutti i 27 milioni di pezzi - né il problema delle certificazioni di questi dispositivi medici, ma si consuma anche una furibonda battaglia politica.
Che vede il centrodestra tentare di portare Tulumello e Zingaretti a spiegare cosa stanno facendo, come si stanno muovendo. E il centrosinistra arroccato nella difesa che continua istericamente a ripetere che si tratta di “fake news”. 
I 5Stelle sono scomparsi dalla scena: da quando è scoppiato il caso mascherine fantasma i pur solitamente ciarlieri alfieri di onestà e trasparenza sono letteralmente spariti dal quadro politico: non una nota, un comunicato, una posizione ufficiale. Esclusa la consigliera Francesca De Vito, di tutti gli altri si annota solo il gran silenzio. 
Controprova: durante la seduta di ieri del Corecoco, quando il presidente Righini ha dovuto prendere atto dell’assenza strategica all’interrogazione di Zingaretti e Tulumello, a tentare di far chiudere la seduta senza neanche affrontare un minimo di discussione è stata la consigliera pentastellata Valentina Corrado che, anzi, ha accusato Righini di voler trasformare una seduta di Commissione in una “conferenza stampa”. Praticamente la stessa motivazione (“laboratorio delle polemiche”, “perdite di tempo” “uso partitico delle istituzioni”, discussione “di comunicati stampa”) addotta dai consiglieri Pd e sinistra per bigiare completamente la Commissione.
E non a caso, la Lega attacca a testa bassa: “Zingaretti e Tulumello scappano. Hanno paura delle domande? Cosa nascondono le carte? Perché non si presentano in audizione?”.
Ora il nuovo campo di battaglia sarà lunedì. Il 15 aprile, Sergio Pirozzi (FDI) ha convocato la Commissione Protezione Civile per lunedì 20 alle ore 14. Il Pd prima ha tentato di far annullare la seduta accampando presunti vizi procedurali poi ha lavorato per disinnescarla: il 16 Fabio Refrigeri, presidente Pd della Bilancio, convoca la propria Commissione sempre per lunedì 20 ma alle 10. Allibratori in campo e scommesse aperte su quale delle due Commissioni sarà scelta per rispondere ai quesiti.