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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Luigi Di Maio. Mostra tutti i post
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domenica 19 luglio 2020

CORRADO (M5S): “SÌ AL RAGGI BIS. MEGLIO DA SOLI CHE COL PD”


Valentina Corrado, consigliera 5Stelle alla Regione, il vincolo sul secondo mandato è ancora attuale? L’eventuale modifica va decisa su Rousseau o basta la segreteria del partito? 
Penso che l’esperienza di governo ci ha fatto rendere conto che per portare a termine i programmi, cinque anni non bastano. Rivedere la regola sul secondo mandato, soprattutto per i Sindaci, è un segno di maturità del Movimento. Gli stati generali del M5S saranno il luogo adatto in cui discutere.

Quindi, sì alla ricandidatura di Virginia Raggi? 
Non ho mai nascosto la stima per Virginia la cui esperienza va valorizzata. Non è un caso il fatto che in tanti temono una Sua ricandidatura.

Nel M5S a livello regionale e comunale si moltiplicano le fuoriuscite: Cacciatore e Barillari, Grancio e Montella. Quali rapporti avete?
Direi “Ci siamo visti, non troppo amati e ognuno per la sua strada”. Come gruppo regionale li consideriamo alla stregua di qualsiasi altro consigliere esterno al M5S. Personalmente ho sempre ritenuto che Barillari fosse più impegnato ad occuparsi del personaggio, sensazionalista e complottista, che della Regione. Cacciatore ha sempre affrontato i problemi con l’arroganza di chi crede di avere la verità in tasca. Con posizioni incomprensibili come sui rifiuti: da una parte vuole imporre a Roma la creazione di nuove discariche e dall’altra è sempre presente accanto ad ogni comitato che manifesta contro la realizzazione di nuovi impianti. 

Gli espulsi comunque aumentano. C’è un difetto di democrazia interna per cui al dissenso si risponde o con l’auto allontanamento o con l’espulsione?
Nel Movimento ognuno ha sempre espresso il proprio pensiero. L’espulsione è la sanzione applicata a chi non rispetta le regole che il M5S si è dato.

Vicende regionali: il piano regionale rifiuti con i 5Stelle collaterali alla maggioranza e un imbarazzatissimo silenzio sulla vicenda mascherine sono le prove generali di alleanza?
È un errore confondere il lavoro propositivo svolto con l’essere collaterali alla maggioranza. In Regione spesso chi strilla è la vera spalla della maggioranza. Ad esempio, grazie all’aiuto di Lega e Forza Italia il Pd ha zittito il dibattito sul Piano Rifiuti in commissione. E sulla vicenda delle mascherine, il silenzio è stato degli editori nei confronti del M5S.

Zingaretti propone alleanze politiche organiche sui territori. La Lombardi appare già pronta. Cacciatore è dato in ingresso nella formazione di Marta Bonafoni. Barillari è segnalato come prossimo a passare con la Lega. Non c’è il rischio che la liquidità del Movimento conduca a una “spartizione alla polacca” fra i suoi vicini?
Il Movimento ha sempre dimostrato di essere una forza politica fondamentale, necessaria per realizzare obiettivi e fare scelte che vanno oltre le logiche e le ideologie di destra e sinistra. Questa è l’identità che ci contraddistingue.

Qual è la rotta M5S che dovrà uscire fuori dal tour nazionale del Movimento? 
Siamo nati nelle piazze e non abbiamo mai smesso di esserci. Ora a causa dell'emergenza sanitaria abbiamo scelto di farlo in maniera virtuale. Lunedì alle 20.30 sarà la volta del Lazio. Insieme agli eletti racconteremo cosa abbiamo fatto per la nostra Regione.

Ferruccio Sansa acuisce lo scontro interno fra Crimi e Di Maio. È un caso isolato o un problema organico?
La sperimentazione delle alleanze elettorali poteva ritenersi chiusa dopo l’Umbria. Il M5S è alternativo alla destra e alla sinistra. Quando abbiamo instaurato rapporti prima con la Lega poi con il PD è diventato complicato spiegarlo ai nostri elettori. Le alleanze pre elettorali con il PD sono un’altra cosa e temo non ci premieranno.

Beppe Grillo, Davide Casaleggio, Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Vito Crimi e Alessandro di Battista. Troppi galli nel pollaio?
Ne potrei aggiungere altri di nomi. Il fatto che si esprimano posizioni anche differenti è la dimostrazione della democrazia interna. Servono gli Stati generali per dare voce ai territori, uscire con un nuovo capo politico e entrare in una nuova fase progettuale.

venerdì 10 luglio 2020

DE VITO CONTRO I 5STELLE: "A QUANDO I NUOVI VERTICI?"



Non lo hanno mai espulso, nonostante lo squalismo isterico del Movimento all’indomani del suo arresto già smontato dalla Cassazione. Non lo hanno cacciato dalla Presidenza dell’Assemblea capitolina nonostante i disperati tentativi tutti naufragati sugli scogli del rispetto delle norme. Considerano Marcello De Vito se non un nemico, un estraneo e prova ne sia che non l’hanno nemmeno invitato pro forma alla riunione sullo Stadio della Roma (alla quale comunque non avrebbe partecipato proprio per le vicende giudiziarie). Lui rimane tranquillo al suo posto e, un po’ modello nemesi alla Pizzarotti, ogni tanto assesta una stangata al purismo dei puri: “quando date seguito al regolamento e nominate i nuovi vertici del partito?”. È la sintesi di ciò che De Vito ha scritto ieri sulla propria pagina facebook sottolineando come il regolamento (quello super derogato alla bisogna) continui ad andare in deroga e che, appello a Beppe Grillo e agli altri, è da molto trascorsa l’ora di nominare il successore di Luigi Di Maio.  


sabato 26 ottobre 2019

SCIOPERO, GARA ADOLESCENZIALE FRA 5STELLE-SINDACATI



Il venerdì nero di Roma è arrivato ed è passato. Quanto la città, almeno dal punto di vista dei rifiuti, sconterà questa giornata lo vedremo nelle prossime ore che serviranno per testare la capacità del sistema di riprendere a pieno regime lo smaltimento.
Per il resto, la giornata dello sciopero generale di tutti i lavoratori delle società partecipate del Comune di Roma, indetto dai sindacati, si chiude con i 5Stelle che fanno quadrato intorno alla Raggi e i sindacati ancor più avvelenati con il Campidoglio per le affermazioni del Sindaco e di Luigi Di Maio, capo politico dei grillini.
Le agenzie di stampa riportano una sorta di adolescenziale gara a chi ce l'ha più grosso  fra il Campidoglio e i sindacati: adesione allo sciopero in Ama, 73% dicono le organizzazioni sindacali. Trentotto, ribatte l’azienda. 
Giochino analogo sui musei: tutti aperti tranne la Villa di Massenzio, afferma Zétema. Sì, ma i punti informativi turistici sono chiusi, replicano i sindacati. Fronte mobilità: secondo Roma Servizi per la Mobilità poco meno del 30% ha scioperato ma lo sciopero vero e proprio era in programma dalle 20 a mezzanotte. Quindi per il dato complessivo sarà necessario attendere la giornata di oggi. A chiudere il resoconto della giornata da un punto di vista strettamente pratico: asili nido in gran parte chiusi; 90% dei lavoratori di Roma Metropolitane in sciopero; manifestazione sotto il Campidoglio. 
Poi c’è il fronte politico. Il sindaco, Virginia Raggi, alle 11.23 di ieri mattina twitta: “una minoranza di sindacalisti prova a tenere in ostaggio una città di 3 milioni di abitanti: di lavoratori, di madri e padri che ogni giorno accompagnano i propri figli a scuola, di studenti e pendolari. La maggioranza dei cittadini è stanca di scioperi ingiustificati”. Delle poco più di mille risposte sotto questo tweet, alla sera di ieri, solo gli utenti con le 5stelle nel profilo difendono il Sindaco. Il resto varia dall’insulto, al “liberaci”, al “dimettiti”, “Roma è stanca” “neanche le Ztl hai aperto, incapace”. Tweet che, rete a parte, non è passato certo inosservato: se addirittura un mite e moderato come il capogruppo di Forza Italia, Davide Bordoni, usa parole dure per la Raggi (“tweet offende lavoratori, cittadini stufi di lei”), è quasi superfluo riportare le repliche della Pd, della sinistra, dei sindacati.
Per Francesco Figliomeni (Fdi) “Il sindaco Raggi e la Giunta sono riusciti a compattare tutte le aziende partecipate facendo arrabbiare tutti i lavoratori usando lo stesso metodo: liquidata Roma Metropolitane, concordato per Atac, cioè in prefallimento, stanno facendo lo stesso con Ama e altre aziende, Farmacap e Ipa, sono fuori controllo". 
A rinfocolare la dose ci pensa Luigi Di Maio che per difendere la Raggi (e magari scrollarsi di dosso l’ombra delle recenti dichiarazioni del suo fedelissimo Spadafora contro la Raggi) sceglie di parlare al ventre più basso dei romani: “ma è mai possibile che tutti gli scioperi si facciano di venerdì? La storia che alcuni sindacati fanno sempre sciopero il venerdì per fare il weekend, mi sembra ormai una questione indecente”.
Il resto del mondo grillino si stringe a difendere l’assediata ridotta di Palazzo Senatorio: “sciopero privo di ogni fondamento, di sapore esclusivamente politico e il cui unico effetto è danneggiare i cittadini”, per il capogruppo pentastellato in Campidoglio, Giuliano Pacetti.
Per l’assessore al Personale, Antonio De SantisAddolora vedere il diritto di sciopero svilito e strumentalizzato in funzione di calcoli meramente politici”. E l’assessore al Bilancio e alle Partecipate, Gianni Lemmetti, rincara la dose: “Uno sciopero al quale non ha creduto la maggioranza degli stessi lavoratori. Noi continuiamo a lavorare permettere in sicurezza i conti”. Chiude il conto Paola Taverna che dalla misera trincea di Montecitorio segue la narrazione della “Raggi al lavoro per risanare le partecipate”. 


giovedì 25 aprile 2019

DE VITO DAL CARCERE: "SONO INNOCENTE, NON MI DIMETTO"


Marcello De Vito, l’ex presidente dell’Assemblea capitolina, scrive un lettera al sindaco, Virginia Raggi, e ai suoi colleghi in Consiglio comunale: niente dimissioni, pronto per il giudizio dei magistrati ma anche fermo nel respingere il giustizialismo da tritacarne mediatico e un paio di stilettate ai 5Stelle e Di Maio.
In questo periodo ho pensato spesso, per il rispetto che nutro verso l'istituzione, al fatto di dimettermi dalla carica di presidente dell'Assemblea capitolina, carica che ho amato e che ritengo di avere svolto con onore per un verso, con piena cognizione dei suoi equilibri e tecnicismi dall’altro. Ma non posso, non voglio e non debbo farlo!”, scrive De Vito, che aggiunge: “Care colleghe e cari colleghi considero privo di presupposti qualsiasi atto che mi abbia privato di qualcosa: sia esso la libertà personale, la carica (anche in via temporanea), la stessa iscrizione dagli M5S. Ai sensi del regolamento del Consiglio comunale considero le assenze dal 20 marzo 2019 contrarie e comunque non imputabili alla mia volontà nonché la sospensione e la temporanea sostituzione prive di presupposti. Credo con forza nella giustizia e giustizia con forza chiedo!”.
De Vito poi si dice pronto per il giudizio della magistratura: “Sono pronto per il giudizio. Non sono corrotto né corruttibile e confido nel pieno e positivo accertamento in tal senso da parte della magistratura” ma poi attacca anche i suoi ex compagni di partito: “Nell'immediato ho provato rabbia e delusione per le parole di abbandono degli ‘amici’. Posso dire che ho ricevuto maggiore solidarietà delle persone in queste retrovie che in qualsiasi altro posto”. Infine, un passaggio De Vito lo dedica anche a Di Maio: “Certamente in questo tempo mi sono chiesto cosa potrebbe decidere il nostro leader per se stesso, ove fosse sottoposto ad un giudizio: sicuramente proporrebbe un quesito ad hoc, come quello ideato sul caso Salvini-Diciotti, da sottoporre al voto online. Così come ho ricordato che il nostro codice etico prevede l'espulsione dall'M5S solo in caso di condanna e non si presta ad opinabili interpretazioni a seconda dei casi o peggio, all'arbitrio del nostro leader".

martedì 5 marzo 2019

CAPANNELLE, SUI TRALICCI CONTRO IL LICENZIAMENTO


La vicenda dell’Ippodromo di Capannelle sta letteralmente esplodendo fra le mani dell’assessore allo sport, Daniele Frongia, e, di riflesso, in quelle del sindaco, Virginia Raggi. 
Prima furono i sit in sotto il Campidoglio; poi il blocco della via Appia; quindi l’operaio che tenta di darsi fuoco, con annessa gaffe della Raggi che lo aveva scambiato per un pastore sardo. Ieri mattina, nuova protesta: 4 operai salgono sui tralicci della luce: “Siamo stufi di questa situazione, l'assessore Frongia ci sta prendendo in giro da due anni. Non va bene giocare con la pelle dei lavoratori”, chiedendo di parlare direttamente con il sindaco, Raggi “e non con Frongia, perché non crediamo più alle cose che ci dice”.
Il problema è sempre la questione del canone di affitto che, con il concordato fallimentare in continuità (lo stesso emesso per l’Atac grillina), è stato decurtato dal Tribunale dagli originari 2,2 milioni di euro annui a 66mila.  E che il Campidoglio grillino prima ha richiesto nella totalità originaria e poi, di fronte, all’opposizione (anche in Tribunale) di Hippogroup, ha accettato i 66mila euro ma solo come acconto nell’ipotesi che il Tribunale (nel 2021) possa rivedere la sua precedente decisione. 
Lo scontro è sempre più forte e, alla fine della scorsa settimana, Hippogroup ha annunciato l’avvio delle procedure di licenziamento del centinaio di dipendenti e la restituzione dell’impianto al Comune, al quale spetterebbe far fronte alle spese di sorveglianza e manutenzione senza avere la benché minima alternativa pronta. Insomma, il caos più totale. 
Dopo cinque ore appesi ai tralicci della luce, i 4 operai sono scesi verso metà pomeriggio: “Dal Campidoglio non è venuto nessuno. Siamo stati costretti a scendere ma non finisce qua. Andremo avanti chiedendo a tutti i costi un incontro con il sindaco Raggi e anche con il ministro Di Maio. Stiamo pagando per gli interessi personali di Daniele Frongia con la Hippogroup, che ha cambiato il suo capo staff, che stava concludendo l'affare per sbloccare la situazione, e intanto non ci riceve”. 
Inutile dire che tutte le opposizioni ci vanno a nozze: Battaglia e Pelonzi (Pd), Palozzi (Fi), Celli (Civica), Figliomeni e Cochi (FdI), tutti uniti a chiedere chiarezza e le dimissioni di Frongia. 
Il precipitare della situazione di Capannelle - cui si sommano il caso Lazio Nuoto alla Garbatella e quelli di altri gestori di impianti sportivi comunali sul piede di guerra per l’infelice e fallimentare nuovo Regolamento grillino sulla gestione degli impianti sportivi di proprietà comunale - ha imposto al Sindaco di far organizzare dal direttore generale del Campidoglio, Franco Giampaoletti, una riunione riservata alla quale ha preso parte l’intero Dipartimento Sport e il capo di Gabinetto della stessa Raggi, Stefano Castiglione, ma non Daniele Frongia né alcuno nessuno dei suoi collaboratori stretti. E, il giorno dopo, è stato ancora il capogabinetto, Castiglione, a mantenere aperto l’ultimo tenue filo di dialogo con Hippogroup, interrottosi di fronte alla impossibilità per la Raggi di sconfessare pubblicamente Frongia il quale, tuttavia, anche se non in forma ufficiale, sembra, almeno per il momento essere stato messo da parte: visto che il capogabinetto Castiglione, a gestire in prima persona il dossier Capannelle. A 81 giorni dalle elezioni europee la Raggi non può permettersi l’esplosione dell’intero settore sportivo romano. 


domenica 10 febbraio 2019

REGIONALI IN ABRUZZO CROCEVIA PER PD, FORZA ITALIA E 5STELLE

PD, EVITARE LA DÉBÂCLE IN VISTA DELLE PRIMARIE
Il Partito Democratico, in cerca di un’identità e di nomi in grado di portare fuori lo storico partito della sinistra dalle secche dove le ultime leadership l’hanno infilato, può vedere dal voto in Abruzzo la propria rinascita o il permanere dell’attuale stato semi comatoso o, infine, la certificazione dell’esaurimento della propria missione e l’anticamera verso la dissoluzione politica. 
Nicola Zingaretti, vicinissimo alla conquista della leadership, rischia di regnare su un cumulo di macerie: vero che peggio delle macerie non c’è nulla e che da esse si può solo (tentare di) ricostruire ma è anche vero che in politica, persi certi treni, non è detto che si presenti una seconda occasione. Per informazioni, rivolgersi al Partito Socialista Italiano.
Il candidato della vasta coalizione di centrosinistra, Giovanni Legnini, avvocato, ha voluto rimarcare la distanza dal Pd rifiutandone simbolo e logo ma è comunque in continuità con la Giunta di Luciano D’Alfonso (dimessosi anzitempo essendo stato eletto in Senato). Per Legnini, come per la Marcozzi, non è tanto la vittoria a valere, quando, nell’eventuale sconfitta, i numeri della stessa: vicini alla meta ha un peso, perdere senza toccar palla, un altro.   


M5S, TEST SUL GOVERNO E SUI LEADER DI PARTITO
Il primo appuntamento con le regionali, quelle del Lazio nel 2018, è stato la prima bocciatura nelle urne per i 5Stelle dopo l’exploit della conquista di Roma e Torino, ora, con quelle abruzzesi, inevitabilmente il test pesa direttamente sul Governo e, conseguentemente, sulla leadership dei grillini. Una vittoria - tra l’altro in una Regione dove alle politiche il Movimento 5Stelle ha fatto il pieno nei collegi uninominali - in Abruzzo verrebbe letta immediatamente come un rafforzamento delle posizioni di Di Maio e della sua guida del partito. 
Al contrario, un’eventuale sconfitta di Sara Marcozzi dovrebbe essere valutata non solo come dato assoluto in sé ma anche in relazione alla percentuale di consensi ottenuti.
È evidente che essere sconfitti è sempre un problema, ma un conto è perdere per un’incollatura, un altro è essere surclassati: nel Lazio la candidata 5Stelle, Roberta Lombardi, finì molto dietro l’uscente Nicola Zingaretti e il candidato del centrodestra, Stefano Parisi
Una riedizione dell’evento in Abruzzo dovrebbe necessariamente aprire un momento di riflessione nei grillini, una riflessione che coinvolge la linea politica scelta da Di Maio e tutti gli uomini di “punta” dei pentastellati nella compagine governativa. 

FORZA ITALIA, RINASCERE O ESAURIRSI DEFINITIVAMENTE
Per Forza Italia in gioco c’è la possibilità di rimanere ancora al tavolo che conta: l’eventuale affermazione di Marco Marsilio da sola potrebbe non bastare. Il partito di Berlusconi oscilla nei sondaggi sempre e comunque al di sotto della doppia cifra e questo è il primo appuntamento elettorale al quale l’ex Presidente del Consiglio partecipa in prima persona dopo le note vicende giudiziarie. Quindi, per gli Azzurri, non è solo necessario che il candidato della coalizione vinca ma anche che il partito tenga e, possibilmente, con un buon risultato possa rilanciarsi anche su scala nazionale. Il richiamo, più volte ribadito dai forzisti, al leader del Carroccio, Matteo Salvini, di staccare la spina al Governo Conte, ovviamente, fino a oggi non ha trovato, né avrebbe potuto trovare, orecchio. Una buona affermazione di Forza Italia, invece, significherebbe ancora una centralità dei berlusconiani nella compagine di centrodestra e potrebbe essere una sirena interessante per Salvini a chiudere l’esperienza con i 5Stelle. Al contrario un risultato flop dalle urne finirebbe per condannare il partito di Berlusconi a una marginalità sempre maggiore con il contemporaneo risultato di rendere sempre più egemone Salvini e la Lega. 

venerdì 19 ottobre 2018

VITALIZI REGIONALI, "LIVORE CONTRO CHI HA SERVITO NELLE ISTITUZIONI"



La nuova frontiera politica pentastellata è il vitalizio. Aboliti nel 2012 quelli di Camera e Senato, era necessario comunque metterci mano ed è ciò che è avvenuto in Parlamento, agli uffici di presidenza, con un semplice riconteggio delle cifre. 
56 milioni di euro di risparmi, cinguettava l’armata mediatica 5Stelle, che divisi per i 6 milioni di poveri e per 12 mesi, fanno la faraonica cifra di 0,77 centesimi di euro a povero al mese. 
Quindi, ora, nel disegno della componente grillina del Governo, tocca mettere mano al portafogli delle Regioni e dei loro vitalizi per rimpolpare l’eccezionale risultato conseguito e arrivare, magari, a pagare un caffè al mese.
Dalle casse delle 20 Regioni escono poco meno di 150 milioni l’anno per pagare i vitalizi agli ex consiglieri. Anch’esse, nel periodo 2012-2013, operarono un primo consistente taglio, oscillante fra un -6 e un -18% delle cifre. Tra l’altro, per alcune Regioni come Toscana ed Emilia-Romagna è stato inserito il divieto di cumulo, per cui un ex consigliere regionale anche ex senatore o deputato, anche europeo, non potrà percepire tutti e due i vitalizi ma dovrà sceglierne uno solo. Sono 3500 gli ex consiglieri regionali che hanno diritto a un vitalizio e il Lazio è la Regione che spende di più, con 16 milioni di euro l’anno, seguita da Puglia, con 15 milioni, e Veneto, 12. 
Gli assegni a favore degli ex consiglieri della Puglia sono i più elevati: in media, 77mila euro lordi l’anno a ex consigliere; secondi classificati gli ex della Pisana che incassano chèque da 63mila euro lordi l’anno, circa 35mila euro netti. Al contrario, i meno ricchi sono i veneti (29mila euro), abruzzesi (31mila) e lombardi (34mila). 
Dopo la prima sforbiciata del 2102 con la Polverini alla guida della Pisana (il vitalizio scattava non più al termine del mandato ma solo dopo il compimento del 50esimo anno d’età), arriva un nuovo taglio portato avanti da Zingaretti. 
Da evidenziare: il diritto al vitalizio prima del 2013 scattava alla cessazione del mandato alla Pisana ma veniva sospeso in caso di elezione in Parlamento o all’Unione Europea. 
A novembre 2014, la Regione Lazio approva un contributo di solidarietà triennale: da gennaio 2015 a fine 2017 veniva ridotto il vitalizio erogato agli ex consiglieri con una percentuale legata allo scaglione economico dell’assegno. Taglio dell’8% fino a 1500 euro lordi al mese; meno 10% da 1501 euro a 3500 sempre lordi; meno 13% per chi incassava da 3501 euro a 6000 euro mensili lordi; e, infine, taglio del 17% per quelli che portavano a casa un assegno superiore ai 6mila euro lordi al mese. Per quei consiglieri che avevano anche un secondo vitalizio, come ex senatori o deputati anche europei le percentuali dei tagli erano aumentate del 40%. Altra modifica, con Zingaretti si innalza l’età in cui si può percepire il vitalizio, non più i 50 anni della Polverini ma 65 anni. Anche se qualche eccezione viene registrata. È il caso di Roberto Buonasorte, oggi assunto nello staff di Sergio Pirozzi, che riesce a incassare dal 2014 il vitalizio di 3148 euro mensili come ex consigliere (2 anni e mezzo alla Pisana nella legislatura Polverini) sommandolo per 4 anni allo stipendio di caposegreteria dell’allora vicepresidente del Consiglio regionale, Francesco Storace
Alla fine del 2017, il contributo triennale è scaduto e, per i primi 4 mesi del 2018, alla Pisana gli assegni sono tornati pieni. Poi, a fine maggio, viene ripristinato lo stesso contributo di solidarietà su tutti i vitalizi in erogazione fino al 2023.
Nel frattempo, si studia - con un po’ di lentezza - una riforma del vitalizio passando dal sistema retributivo a quello contributivo, sulla falsa riga di quanto fatto in Parlamento, introducendo anche il divieto di cumulo. 


mercoledì 30 maggio 2018

IL 2 GIUGNO DIVENTA LA FESTA DELLA DIVISIONE

Ufficialmente i pentastellati sono “tutti impegnati con il tour dei comuni sui territori” quindi nessuno di loro ha “confermato la presenza”. Rimarrebbe fuori solo Roberto Fico, che, in qualità di presidente della Camera, terza carica dello Stato, non può proprio bigiare gli appuntamenti connessi con la Festa della Repubblica del 2 giugno. 
E anche Matteo Salvini, pur non avendo ancora sciolto la riserva in via ufficiale, sarebbe orientato a disertare il tradizionale ricevimento al Quirinale, per il 2 giugno, fissato per le 18 con cocktail e concerto dell'Orchestra dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia. 
Più che la Festa della Repubblica, così, pare il 25 aprile. Un clima pesantissimo dopo il gran rifiuto del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di nominare il professor Savona all’Economia - proponendo in alternativa il nome del capogruppo leghista a Monte Citorio, Giancarlo Giorgetti - con la conseguente rinuncia di Giuseppe Conte a formare il governo, l’incarico a Cottarelli e le polemiche, sui social e mediatiche, fra Quirinale, Grillini e Leghisti.
Dopo l’accenno all’impeachment, anche il Tricolore entra nella querelle politica. 
Luigi Di Maio aveva invitato i suoi sostenitori ad esporre il Tricolore per protestare contro le decisioni di Mattarella (“Appenderò oggi una bandiera italiana fuori dalla finestra del mio ufficio a Montecitorio affinché tutti possano vederla - aveva dichiarato Di Maio - Invito tutti a fare altrettanto. Prendete la bandiera, compratela e appendetela”).
Per chi però Roma l’ha girata, l’appello di Di Maio è palesemente stato ignorato. A parte hotel, sedi istituzionali, scuole e qualche ufficio, non c’è traccia di Tricolori appesi. Neanche nei due Municipi romani - l’VIII Garbatella e il III Montesacro - dove il prossimo 10 giugno si voterà per rieleggere i Presidenti di Municipio dopo il crollo delle due giunte pentastellate c’è una traccia apprezzabile e sensibile che i romani abbiano ascoltato e accolto l’invito del capo politico del Movimento. L’assenza di bandiere italiane sembra non essere sfuggita ai vertici grillini: nel giro di poche ore, sempre dal suo profilo Facebook, Luigi Di Maio, annunciando la manifestazione a piazza Bocca della Verità del 2 giugno, ha chiesto ai sostenitori di cambiare l'immagine del profilo social con un tema dedicato a questa iniziativa. Ovviamente con il tricolore verde, bianco e rosso. 
A parte le facili ironie su bot e troll che si distingueranno proprio per i tricolori, i 5Stelle abbassano un po’ i toni: Roberto Fico sarà alla parata militare della mattina a fianco di Mattarella mentre il pomeriggio, per la manifestazione di Bocca della Verità, si legge sul blog M5S: “la nostra piazza non è contro il Quirinale, ma è a favore del nostro diritto di votare e scegliere”.

mercoledì 14 febbraio 2018

FRONGIA SOGNA GIÀ UN POSTO DA MINISTRO



I mal di pancia interni alla maggioranza 5Stelle che circonda il sindaco di Roma, Virginia Raggi, sono tutti ancora lì. La campagna elettorale, al momento, ha sortito l’effetto di anestetizzare i problemi. Che, però, restano tutti sul tappeto. A partire dalle posizioni sempre più traballanti di due assessori, Linda Meleo, attuale titolare ai trasporti, e Adriano Meloni, Commercio. Per entrambi sembra iniziato un irreversibile conto alla rovescia che li porterà, appena chiusa la kermesse elettorale, ad abbandonare la Giunta Raggi

Al posto di Meloni si sta preparando Leonardo Costanzo, attuale capo staff di Meloni, proseguendo nella politica di scegliere dentro gli stessi uffici i successori dei defenestrati. 
Era accaduto già con Andrea Mazzillo al bilancio, Luca Montuori all’Urbanistica al posto di Berdini, Margherita Gatta ai Lavori pubblici, subentrata a Berdini che aveva la doppia delega, Alessandro Gennaro al posto di Massimo Colomban alle Partecipate. 

Per sostituire la Meleo, scalpita il presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno, che, però, per poter passare dal semplice consigliere ad occupare la poltrona di assessore che, di fatto, ha sempre gestito dovrà attendere la modifica dei regolamenti interni pentastellati che vietano questo passaggio. Regolamenti ai quali si starebbe mettendo mano anche per modificare il divieto ai due mandati consecutivi. 
E mentre questi piccoli malpancismi agitano i sonni di alcuni per la conquista di posizioni marginali c’è chi sta iniziando a pensare molto più in grande. È il caso di Daniele Frongia, già braccio destro della Raggi e suo vicesindaco. Per lui, com’è noto, venne fatta l’eccezione al regolamento grillino: eletto, si dimise per fare il capo di gabinetto, nomina poi bocciata per questioni normative. Risarcimento: ruolo di vicesindaco e assessore allo Sport. La concomitante deflagrazione dell’affaire Marra - uomo che proprio tramite Frongia entrò nel “Raggio Magico” - e dello scontro all’arma bianca con Paolo Berdini sullo Stadio della Roma, appannò temporaneamente la stella di Frongia. Che, però, è anche il più politico nella pattuglia grillina in Campidoglio: pochi mesi e, di fatto, Frongia è tornato ad essere il centro della Giunta. 
Si vede chiaramente la sua mano nella vicenda dell’Ippodromo di Capannelle e anche in quella del Cinema America di Piazza San Cosimato, che suona molto come un avviso all’attuale vicesindaco e assessore alla Cultura, Luca Bergamo, che Frongia non annovera proprio fra i suoi amici più stretti. I suoi successi in questi mesi - l’accordo con Rcs per il Giro d’Italia a Roma, quello sulla Formula E di Alejandro Agag all’Eur - hanno fatto risalire le quotazioni di Frongia che, pur non essendosi mai ufficialmente schierato, è considerato sempre più vicino a Luigi Di Maio. Tanto che, alle prossime elezioni, nel collegio del Tuscolano Frongia è riuscito a spuntare la candidatura del suo maestro di arti marziali, Felice Mariani, con il quale l’Assessore si allena. 
Questo suo nuovo lustro lo pone in prima fila, in caso di Di Maio a Palazzo Chigi come premier, per un ruolo nella squadra di governo. 

La sua centralità sempre crescente in seno alla Giunta Raggi è dimostrata anche dall’offerta che gli è stata avanzata direttamente dal Sindaco di occuparsi, quando Meloni uscirà di scena, anche del Turismo. Un’offerta, però, che secondo quanto trapela, Frongia avrebbe declinato: la preferenza, qualora non vi fosse un approdo nella squadra di Governo, sarebbe quella di occuparsi del dossier patrimonio, che già Frongia aveva seguito durante il mezzo mandato della Consiliatura di Ignazio Marino


giovedì 11 gennaio 2018

SU SPELACCHIO INDAGA L'ANAC


Fino a tutt’oggi torreggerà ancora a piazza Venezia, spoglio, tristo e misero pur con tutti gli addobbi argentati che il Comune gli ha appiccicato addosso senza, per altro, migliorarne l’aspetto. Ma per il povero Spelacchio - assurto a simbolo della spettacolare capacità dei 5Stelle di mortificare perfino il Natale - continua  a non esserci pace. Questa volta è il turno dell’Autorità Anticorruzione di Cantone, l’Anac, che, dopo una verifica condotta a seguito di un esposto, sentenzia: il Comune di Roma ha affidato il servizio grosso modo alla stessa cifra per la quale nel 2015 allestì due abeti e, in più, nel corso degli ultimi tre anni il servizio di trasporto, posizionamento e rimozione dell'abete è stato sempre affidato alla stessa ditta, senza rispettare il principio di rotazione.
Insomma, l’ennesima figuraccia di un’Amministrazione incapace di fare le cose per bene, neanche a Natale.
L’Anac ha inviato nei giorni scorsi tutta la documentazione in Campidoglio chiedendo di fornire chiarimenti entro 30 giorni sul contratto e sulle spese. 
L’esposto a Cantone era partito dal Codacons e ha portato l’Autorità a verificare le procedure di affidamento degli ultimi tre anni. 
In sostanza, l’Anac ha fatto un raffronto fra gli addobbi degli scorsi anni e i costi sostenuti dal Comune: nel 2015, per due alberi da circa 22 metri da posizionare in due zone della città tra cui piazza Venezia, l'affidamento del servizio di trasporto, posizionamento e successiva rimozione e smaltimento dei due alberi aveva un importo di partenza di 38 mila euro più oneri di sicurezza e Iva e se la aggiudicò la Ecofast Sistema con un ribasso intorno al 20%. 
L’anno scorso, la procedura riguardò un solo albero della stessa altezza ma si partì come base di gara da un importo molto più basso, di poco superiore agli 11mila euro più oneri e Iva, al punto che nessuna ditta rispose e molti segnalarono che la cifra era troppo esigua per il servizio richiesto. Siccome Natale pero' era ormai alle porte, si decise per una procedura d'urgenza in affidamento diretto sempre alla Ecofast per una cifra di poco superiore ai 12mila euro più oneri e Iva comprensiva però solo del trasporto dal comune di provenienza e posizionamento. 
E l’anno scorso l’albero di piazza Venezia era così bruttino da meritarsi il soprannome di “Povero Tristo”. Chi sperava che quest’anno le cose migliorassero è rimasto deluso: siamo passati da “Povero Tristo” a “Spelacchio”. Solo che quest’anno il servizio è andato, in trattativa diretta, allo stesso operatore economico che lo aveva avuto nei due anni precedenti. Pagando però quasi 50mila euro: il servizio è stato pagato 37mila e 700 euro più oneri e Iva (ecco come si arriva ai quasi 50mila euro), in pratica assegnato senza nessun ribasso. Tutto questo, secondo Anac è in contrasto con il principio di rotazione previsto dal codice degli appalti per le procedure sotto soglia (gli affidamenti diretti) anche perché, rileva l’Autorità, l’importo è di fatto lo stesso del 2015, quando però gli abeti erano due.
Oggi è prevista la macabra festa per lo smontaggio del povero Spelacchio che, nella visione pentastellata diventerà una "Baby little Home", una casetta in legno per consentire alle mamme di accudire i propri bambini con fasciatoio, poltrona per l'allattamento e tavolino da gioco per i piccoli.
E, ancora una volta, sul corpo del povero Spelacchio si consuma lo scontro politico: il candidato premier dei 5Stelle, Di Maio, spara addirittura un “aumento del 10 di turisti a piazza Venezia”, neanche esistesse un conta turisti nella piazza! E, ovviamente, si tira dietro gli sberleffi del resto del mondo politico “inventa torpedoni” (Piccolo, Pd) e “il mondo ci ha riso dietro per esser incapaci perfino di mettere nella Capitale un bell'albero di Natale” (Giorgia Meloni, FdI).