*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

Visualizzazione post con etichetta Piano regionale Rifiuti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Piano regionale Rifiuti. Mostra tutti i post

giovedì 24 settembre 2020

SANNA (COLLEFERRO): "DA NOI MAI I RIFIUTI DI ROMA"


È uno dei due sindaci di Comuni con più di 15mila abitanti, rieletto al primo turno. Pierluigi Sanna, Pd, sindaco di Colleferro per la seconda volta, ha ottenuto il record del 75 per cento abbondante di voti. 

La possiamo definire “lo Zaia del Lazio”?
Io sono molto modesto e non mi paragono al Governatore del Veneto che ha avuto una responsabilità con un carico assai più ampio del mio”.

Però il 75 per cento di consenso in una città che fino a pochi anni fa era un feudo del centrodestra…
Colleferro è stata dal 1946 al 1992 un feudo del centrosinistra, una città operaia. Poi per 23 anni c’è stato sì il centrodestra”.

Ma fino al 1992 era un mondo, dopo il 1992 un altro. Per 23 anni la vita politica di Colleferro ha visto in Silvano Moffa il principale attore. Con lei torna il centrosinistra confermato con il voto di tre cittadini su quattro. Una bella soddisfazione.
Una grande soddisfazione. Un grande onore. Ma anche una grande responsabilità”.

Una campagna elettorale segnata dalla tragedia di Willy Monteiro Duarte.
Quella di Willy è una tragedia che ci ha segnato profondamente ma che non ha influito sulla campagna elettorale. In quei sette giorni ho sospeso la campagna elettorale: bisogna saper distinguere l’importanza delle cose, soprattutto nella vita pubblica. E comunque i nostri elettori hanno giudicato le cose fatte nel quinquennio non solo negli ultimi giorni”.

Programmi sulla sicurezza?
Se nei luoghi della tragedia c’erano telecamere è perché le abbiamo installate. Ne installeremo molte altre sempre in collaborazione con le forze dell’ordine. Concordandola con il Prefetto, ho emanato un’ordinanza sugli orari degli esercizi commerciali e continueremo a supportare con i Vigili Urbani il lavoro di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza”. 

Quanto può avere influito sul voto la chiusura dell’inceneritore?
La questione ambientale è uno fra i temi affrontati nel primo mandato e che ci ha portato la stima e la fiducia delle persone. Noi avevamo fatto delle battaglie quando eravamo all’opposizione e abbiamo mantenuto le promesse quando siamo stati eletti. Ma è la questione ambientale nel suo complesso”.

Cosa intende?
La questione ambientale è anche la chiusura della discarica, l’aumento della differenziata porta a porta, la nascita del Consorzio Minerva (l’azienda pubblica che gestisce i rifiuti nei Comuni della Valle del Sacco, ndr), i contributi pubblici che abbiamo erogato per l’acquisto di auto ibride e bici elettriche, gli investimenti sulla pista ciclabile, il piano urbano del traffico, l’acquisto del Parco del Castello. Questo, insieme alle politiche culturali e a quelle sul settore aerospaziale, ha segnato il primo mandato”.

A Colleferro dovrebbe sorgere, secondo la Regione, il “compound dei rifiuti”.
Noi siamo chiaramente a favore che la nostra differenziata finisca in un impianto che ricicla i rifiuti. Non siamo d’accordo che si costruisca qui un impianto che serva a smaltire i rifiuti di Roma. Non abbiamo visto progetti…”.

Quindi, dalla Regione non vi hanno sottoposto nulla.
Assolutamente no. I terreni sono i nostri e non li daremo a nessuno e vaglieremo con attenzione, insieme ad associazioni e comitati, i progetti. Non siamo disponibili a ricevere i rigiuti di Roma: abbiamo un porta a porta al 70% e non vediamo il motivo per il quale, dopo averlo fatto per 20 anni, dobbiamo supportare Roma”.


venerdì 7 agosto 2020

RIFIUTI, RICOMINCIA LA ZUFFA


La tregua è finita: Virginia Raggi e Nicola Zingaretti, il Pd e i 5Stelle, il Campidoglio e la Regione tornano ad azzannarsi sui rifiuti. Casus belli, il Piano regionale che, nel tardo pomeriggio di mercoledì, è stato approvato alla Pisana e che, con un emendamento presentato all’ultimo dall’assessore regionale all’Ambiente, Massimiliano Valeriani, ha riacceso lo scontro sopito nei giorni della scelta di Monte Carnevale come sito della discarica di Roma. 
Gli accordi che avevano sancito la fragile tregua prevedevano per la Raggi l’indicazione del sito della discarica e per la Regione la rinuncia a fare di Roma un ambito territoriale ottimale (Ato) autonomo accorpandola invece nell’Ato su base provinciale.
L’emendamento Valeriani rispetta sulla carta questo accordo ma, di fatto, lo cambia: tanto Roma da sola quanto la Provincia dovranno ciascuna dotarsi degli impianti necessari a raggiungere l’autosufficienza. 
Apriti cielo: i grillini attaccano il Pd. Il Pd attacca su Ama e sull’ennesima crisi rifiuti con l’immondizia che ha invaso nuovamente le strade di Roma.
Il Piano viene approvato poco prima delle nove della sera di mercoledì. Poco dopo, nota del presidente della Regione, Nicola Zingaretti: “La Regione Lazio anche sui rifiuti ha fatto il suo dovere. Meno rifiuti prodotti, più differenziata, nuovi impianti e sviluppo economia circolare. Ora basta furbizie. Tutti si devono assumere le proprie responsabilità per una gestione green del ciclo. I rifiuti non sono un problema, ma una risorsa”.
Pochi minuti e risponde la Raggi che attacca su twitter: “Zingaretti, parli di furbizie sui rifiuti. L'unica furbizia è quella del tuo piano regionale. Roma e i suoi tre milioni di abitanti non meritano altre discariche e tmb nella loro città. Non rispetti nemmeno la parola data”. 
Da lì in poi, le agenzie di stampa sono letteralmente inondate di comunicati dell’una e dell’altra parte: i 5Stelle fanno quadrato intorno alla Raggi e la parola d’ordine è etichettare il Pd come il “Partito delle Discariche”. I Dem contrattaccano a testa bassa difendendo le scelte della Regione e accusando i 5Stelle di incapacità amministrativa e programmatoria.
Insomma tutto da copione: con un Piano rifiuti che non contempla la creazione di nuovi termovalorizzatori ma privilegia le discariche e che si pone come obiettivo quello di giungere per il 2025 al 70% di raccolta differenziata e all’autosufficienza senza dover, quindi, esportare più rifiuti fuori Regione. La vera novità, al di là della querelle politica, è proprio contenuta nell’emendamento Valeriani: la necessità che Roma imposti la creazione di impianti di trattamento e di smaltimento in modo autonomo dalla Provincia è forse uno dei pochi passaggi del Piano che oggettivamente tiene conto delle reali necessità della città. Per interrompere questa costante crisi dei rifiuti. 

mercoledì 5 agosto 2020

PARISI: “IL PIANO RIFIUTI NON RISOLVE NIENTE”


Durante la campagna elettorale nel 2018 ci siamo impegnati a chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno della regione Lazio entro il 2019, bastava attivare tutti gli impianti autorizzati dal Piano Polverini”. 
Stefano Parisi, consigliere regionale del Lazio, era il candidato alla Presidenza nelle elezioni 2018, arrivato poco dietro Nicola Zingaretti.  
Consigliere, per “chiusura del Piano” intende l’autosufficienza del Lazio nella gestione del ciclo rifiuti? 
Sì, intendo quello. L’emendamento che ho proposto e che è stato approvato prevede la chiusura del ciclo dei rifiuti entro il 2025 come primo obiettivo del Piano”.
Parisi, il Piano manca dell’impiantistica per la chiusura del ciclo sull’indifferenziato. 
Già. Loro dicono: entro il 2025 raggiungeremo il 70% di raccolta differenziata. Totalmente irrealizzabile. Se anche fosse realizzato questo obiettivo comunque avremmo 500mila tonnellate da portare fuori dalla Regione. È un Piano che non risolve niente. Una valanga di piccole misure sul compostaggio da fare nel giardino di casa”. 
Pochi giorni fa il progetto Ama di un impianto di compostaggio aerobico a Cesano ha ottenuto l’assenso con prescrizioni alla Valutazione di Impatto ambientale ma la Lega si è schierata con i Comitati della protesta. 
La Lega è a favore dei termovalorizzatori ma poi su un semplice impianto di compostaggio si mette contro. Per noi nel Lazio serve un secondo impianto di termovalorizzazione, oltre a quello di San Vittore del Lazio, altrimenti l’obiettivo che il Consiglio ha approvato, di chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno della regione entro il 2025, non è realizzabile. C’è però una parte di Fratelli d’Italia che è totalmente contraria. Questa è la contraddizione del centrodestra”.  
Dunque avete proposto un secondo termovalorizzatore.  
Si, ma difficilmente passerà anche se ci sono settori anche della maggioranza favorevoli. Ma Zingaretti oramai ha consegnato la Regione, come il Governo, alla subalternità ai 5Stelle. La verità è che su questi temi la politica ha paura di guidare la Regione verso la modernità”. 

martedì 4 agosto 2020

VIA LIBERA ALL’IMPIANTO DI COMPOSTAGGIO AMA A CESANO


Arriva, con numerose prescrizioni, la valutazione di impatto ambientale (Via) all’impianto di trattamento per i rifiuti umidi progettato da Ama e da realizzarsi a Cesano, nel territorio nel XV Municipio.
Il progetto è stato presentato in Regione da Ama a inizio marzo 2018 e ha subito un iter al quale hanno preso parte: l’Agenzia regionale di Protezione ambientale del Lazio, la Asl, svariati dipartimenti del Campidoglio, comprese le sue aziende agricole e il XIII Municipio, il Comune di Anguillara Sabazia, l’Enea e sei diversi Comitati e Associazioni più o meno contrari al progetto. 
Alla fine, la Via viene accordata con un totale di 71 fra prescrizioni e osservazioni
Il progetto prevede di realizzare un “impianto di recupero di rifiuti urbani biodegradabili provenienti da raccolta differenziata mediante compostaggio (bio-ossidazione aerobica)” ed è stato proposto da Ama.
L’impianto dovrebbe sorgere in località via della Stazione di Cesano in un’area al di fuori del GRA, localizzata nel territorio del Municipio Roma XV a ridosso del confine con i comuni di Anguillara Sabazia, Campagnano di Roma e Formello. In totale di tratta di un’area di 68mila metri quadri.
L’impianto dovrebbe produrre “compost” attraverso un processo che stabilizzi i rifiuti organici mescolati con materiale di origine lignea.
Dal punto di vista biologico la frazione più problematica proveniene dalla raccolta differenziata (scarti di cucina, scarti mercatali)”, si legge nella Via. Il processo si svolge in tre fasi: miscelazione e pretrattamento; ossidazione delle sostanze organiche e loro stabilizzazione e, infine, maturazione del composto. 
In totale il nuovo impianto avrà una capacità di trattamento totale di 60mila tonnellate annue, di cui 50mila proverranno dai rifiuti organici e 10mila dal materiale di origine lignea che non è classificato come rifiuto.
Stando alle tabelle inserite nella Via, l’impianto potrebbe assorbire rifiuti organici per 111 kg annui per abitante, pari a quelli prodotti annualmente da circa 450mila abitanti, più o meno corrispondenti ai residenti nei Municipi III, XV e parte del XIV.   


Il progetto prevede la costruzione di un capannone di oltre 17mila metri quadri di superficie dove saranno trattati i rifiuti organici mentire “i rifiuti verdi (quelli di origine lignea, ndr) saranno invece stoccati e trattati al di sotto di una tettoia dedicata contigua al capannone di lavorazione dotata di pavimentazione industriale e rete di raccolta dei percolati”.
Per evitare i miasmi generati durante la fase di ossidazione (che sviluppa calore) “il capannone, all’interno del quale verranno effettuate tutte le operazioni di trattamento dei rifiuti organici sarà tenuto in costante depressione al fine di evitare emissioni fuggitive. L’aria estratta sarà avviata ad un sistema” di filtri “della superficie di circa 1.768 mq”.
Il risultato dopo i 90 giorni di maturazione sarà un “compost stabile ed utilizzabile come ammendante (fertilizzante) in campo agricolo”.
Ovviamente monta la protesta dei vari comitati del no assieme ai quali si schiera la Lega al Consiglio Regionale del Lazio. Una protesta politica miope che non arriva a cogliere la necessità di dotare Roma di impianti sulla differenziata: la città è sommersa dai rifiuti e il sistema di riciclo è al collasso. 

FDI: “RACCOLTA RIFIUTI FERMA PER RIMPALLI RESPONSABILITÀ”


Mentre la Lega soffia sul fuoco della protesta dei vari comitati del “no” all’impianto di compostaggio Ama di Cesano che ha ottenuto l’ok con prescrizioni alla Valutazione di Impatto ambientale, l’altra gamba del centrodestra, Fratelli d’Italia, elabora una serie di proposte sul Piano Rifiuti 2019-2025 in discussione in questi giorni alla Pisana per l’approvazione finale. 
In una Capitale sommersa nuovamente dai rifiuti - servono a poco le chiacchiere mediatiche di Ama: la raccolta è nuovamente ferma - secondo FdI le criticità che si registrano a Roma derivano “principalmente dalla assenza di un piano rifiuti regionale e dal continuo scontro istituzionale ed il rimpallo di responsabilità tra il Presidente Zingaretti e il Sindaco Raggi”. Mancano una “strategia in materia di politiche dei rifiuti”, “investimenti per il potenziamento della raccolta differenziata e per la realizzazione di impianti di trattamento e smaltimento delle diverse frazioni di rifiuti”.
Il Piano Rifiuti in approvazione, poi, manca di un “quadro economico degli investimenti regionali da destinare al raggiungimento dell’autosufficienza gestionale e impiantistica” e contiene “previsione di obiettivi irrealistici a fronte delle misure programmate”, in particolare, sull’idea del Piano che nel 2025 si raggiunga il 70% di differenziata.
Il partito della Meloni identifica com’è possibili strategie: il potenziamento della differenziata porta a porta, un sistema di cauzioni sul vetro e sulla plastica (il vecchio “vuoto a rendere”) con incentivi economici e accordi con la media e grande distribuzione per la creazione di centri di consegna dei vuoti. Per l’impiantistica, inoltre, occorre “privilegiare la gestione pubblica degli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti nel quadro della strategia tendente “verso rifiuti zero”; favorire la realizzazione di impianti di compostaggio - non meno di 4 impianti di compostaggio per Ambito di Roma – prescrivendo che gli stessi siano realizzati di piccole dimensioni; sostenere economicamente la realizzazione di impianti di compostaggio domestico e di comunità con la previsione di una sostanziale riduzione della tariffa dei rifiuti per cittadini ed imprese al fine di incentivarne il ricorso e di ridurre la produzione di rifiuti”
Poi, ancora, la semplificazione delle procedure per le autorizzazioni degli impianti, assicurando tempi certi alle imprese e agli operatori del settore; il sostegno alla realizzazione dei centri di raccolta comunali; incentivare la realizzazione dei centri di raccolta delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (i cosiddetti RAEE) e avviare studi epidemiologici sulla popolazione residente nei territori interessati da impianti e discariche.

mercoledì 18 dicembre 2019

FOGLIE RADIOATTIVE, L'AMA ORA NEGA (MALDESTRAMENTE)


I carichi di materiali provenienti dalle attività di spazzamento e raccolta dei rifiuti indifferenziati non destano alcun tipo di allarme radioattività, come riportato ieri da alcuni quotidiani, perché evidenziano una presenza radiometrica irrilevante. Questa, infatti, nei pochi casi in cui si riscontra, non supera lo 0,1 circa. In buona parte dei casi, la radioattività è già presente in natura. Elementi come il radon (gas inerte radioattivo di origine naturale) possono infatti essere già naturalmente presenti nelle cosiddette “terre di spazzamento” (foglie, terriccio, polveri, pietre, ecc.)”: Ama cerca di correre ai ripari, piuttosto maldestramente per altro, dopo che ieri abbiamo riportato le affermazioni rilasciate in Commissione Ambiente dai tecnici dell’azienda in merito al Piano Foglie. 
In sostanza, nel corso della Commissione - e basterà attendere la trascrizione dei verbali se non dovessero essere sufficienti le domande rivolte ad Ama durante la seduta da una decina di consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione - Ama ha spiegato come le foglie, apparentemente un rifiuto organico, debbano invece essere considerate un rifiuto indifferenziato. Motivo: smog e polveri sottili sono agenti inquinanti presenti già direttamente sugli alberi e, a maggior conto, quando poi le foglie cadute a terra vengono raccolte insieme a quanto presente sui marciapiedi e sulle strade. Ma, ha spiegato Ama, in qualche caso - a margine dell’incontro quantificato in due volte su 600 - è capitato che il carico contenente foglie venisse “identificato” come radioattivo. Quando i mezzi entrano nei siti di trattamento e di stoccaggio dei rifiuti, vengono fatti passare sotto una specie di portale stile “metal detector” che ne analizza i contenuto di inquinanti. E, appunto, in qualche caso ha rilevato elementi radioattivi diffusi nel cassone e sparsi fra fogliame e rifiuti. Una rivelazione, questa fatta dai tecnici Ama, che ha destato sorpresa e allarme anche fra i consiglieri comunali presenti i quali per lungo tempo hanno chiesto spiegazioni ai tecnici aziendali. Tanto che, hanno spiegato gli emissari dell’Azienda, in questi casi i mezzi vengono, per legge, bloccati fino a che la radioattività non decade per esaurimento naturale. I tecnici Ama, ben lontani dal chiamare in causa il gas radon, hanno attribuito la rilevazione di radioattività alla presenza di rifiuti ospedalieri di esami medici svolti mezzi di contrasto che sono radioattivi. 
Intanto nella tarda serata di ieri l'azienda ha reso note le linee guida del Piano Industriale 2020-2024: quattrocento dieci milioni di euro di investimenti su attrezzature per la raccolta dei rifiuti, per la flotta dei mezzi e gli impianti. È l’annuncio fatto ieri nel tardi pomeriggio dall’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis, che, all’Assemblea Generale di Utilitalia, ha illustrato le linee guida del Piano Industriale 2020-2024. Il documento di Ama, come ha spiegato lo stesso Zaghis, dovrà tenere conto del Piano regionale Rifiuti che, pochi giorni fa, è stato approvato in Giunta Zingaretti e che, a breve, inizierà l’iter di votazione in Consiglio regionale per essere licenziato presumibilmente a gennaio prossimo. 
Nella nota diffusa da Ama si legge che “le Linee Guida del nuovo Piano Industriale sono  in linea con la strategia europea lanciata recentemente dalla Commissione Europea con il green new deal, sostenuto anche a livello nazionale, teso a stimolare l’uso efficiente delle risorse, grazie al passaggio a un’economia circolare e pulita. I pilastri del documento strategico pluriennale sono la sostenibilità, la coerenza, la fattibilità e la concretezza che rendano possibile lo sviluppo di un sistema di gestione integrato per la chiusura del ciclo dei rifiuti”. Tutto senza approvazione dei vecchi bilanci e con siti di conferimento ancora da trovare. 

sabato 14 dicembre 2019

NEL 2020 AUMENTA LA TARI


Si avvicina velocemente l’aumento della tassa sui rifiuti, la TaRi. Pochi giorni fa, in un’intervista, lo aveva praticamente annunciato l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis (“se il Campidoglio rifiuta il termovalorizzatore, aumenterà la Tari perché noi continueremo a spendere un sacco di soldi per mandare altrove i rifiuti”). Ieri lo stesso Zaghis lo ha ribadito davanti alla Commissione Ambiente del Consiglio comunale: “Nel 2019 Ama ha speso 170 milioni di euro per mandare i rifiuti in impianti non di proprietà fuori città, Regione o Italia e nel 2020, se non si trova una soluzione sulla discarica di Colleferro, andrà a spendere almeno 190 milioni che pagherà tutta la popolazione”.
Popolazione che, per altro, paga già la Tari più elevata d’Italia: secondo la Relazione annuale dell’Agenzia dei pubblici servizi, ogni romano paga 275 euro l’anno per portar via i rifiuti e spazzare le strade. 
Con una dose di pragmatico realismo, Zaghis spiega: “Siamo in una fase di emergenza, il tempo perso ha portato tutti i nodi al pettine in un colpo solo. Ama ha bisogno di sbocchi perché non si può restare in questa situazione. Il 16 gennaio chiude la discarica di Colleferro, siamo in emergenza ed è un problema molto serio. La città vive sul filo del rasoio e non può stare sempre in questa condizione”. 
Ma dal Campidoglio arrivano segnali scoraggianti: subito dopo il Consiglio straordinario sui rifiuti, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha scritto al presidente della Regione, Nicola Zingaretti, per chiedergli di sospendere l’ordinanza sui rifiuti e incontrarsi. Risposta: sì all’incontro, no alla sospensione. Risultato, due giorni fa, la Giunta capitolina ha annunciato la decisione di ricorrere al Tar contro l’Ordinanza. Per cui, se Zingaretti temporeggia - con l’effetto di rendere la voce grossa dei primi giorni più un pigolio - la Raggi manda segnali contraddittori. E nessuno sceglie
Zingaretti aspetta la relazione del suo capo dipartimento, Flaminia Tosini, sull’applicazione dell’ordinanza. Alla serata di ieri il testo non era ancora definito ma pronto: Ama ha indicato i siti di trasferenza - quelli nei quali i rifiuti vengono trasbordati da un camion piccolo a uno grande senza toccar terra - che sono Rocca Cencia e Maccarese cui si aggiungono Ponte Malnome e Ostia e con altre due localizzazioni in via di identificazione. Inoltre prosegue la collaborazione fra Ama, Regione e Invitalia sulla redazione del bando di gara per portare all’estero i rifiuti. Infine, sono in definizione il rinnovo degli accordi con Marche e Abruzzo (più Sardegna). Manca la Raggi. Zingaretti potrebbe aspettare fino a martedì: se ci sarà l’incontro o se si andrà al Commissariamento.


sabato 7 dicembre 2019

RIFIUTI; NIENTE VOTO, 5STELLE SPACCATI. RAGGI ALL'ATTACCO DI ZIGARETTI. SINDCI DELL'HINTERLAND CONTRO IL CAMPIDOGLIO




Nessun voto: sette ore di seduta straordinaria del Consiglio comunale non sono bastate per finire le discussioni e votare gli ordini del giorno proposti da maggioranza e dalle opposizioni. Tutto rimandato alla prossima seduta, fissata per martedì 10
Movimento 5Stelle spaccato fra l’ala “raggiana” arroccata sul “no” a qualsiasi impianto dentro Roma e il manipolo dei comunali allineati sulle posizioni del consigliere regionale Marco Cacciatore favorevole alle decisioni della Regione. L’impasse dei grillini ha finito per far mancare il numero legale a lungo e così, alle 5 del pomeriggio, seduta chiusa e se ne riparla martedì con i voti sugli ordini del giorno prima dell’inizio dei lavori sul bilancio. 
In mezzo alle due fazioni pentastellate, l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis, che chiede il termovalorizzatore (“almeno due”) e si muove con Regione Lazio e Ministero della Difesa per chiudere sulle aree, “quattro, una per ogni quadrante della città” in cui realizzare siti di trasferenza.
La Regione Lazio e il Ministero dell’Ambiente, invitati a Palazzo Senatorio, hanno evitato di presentarsi. In compenso, presente un folto numero di Sindaci dei comuni dell’hinterland romano, fasce tricolori indosso. 
La seduta è scivolata sulla mezz’ora di dichiarazioni della Raggi che ha accusato direttamente la Regione e il suo presidente, Nicola Zingaretti, di tenere nell’emergenza la Capitale, di inerzia per la mancata approvazione del Piano Rifiuti, di adottare provvedimenti “emergenziali”. Secondo giro: la Raggi ha nemmeno troppo velatamente “ricordato” ai sindaci della provincia che 50 di loro si servono di Roma per smaltire i rifiuti e che “parlare di sub-ambito” per i rifiuti (l’autosufficienza di Roma nel suo territorio, ndr) potrebbe essere applicato anche alle “infrastrutture idriche” e che “se il sub-ambito viene portato avanti vuol dire che ciascuno penserà per sé, e questo vale per tutti i comuni della provincia”. Terzo attacco della Raggi: dopo aver elencato uno per uno i 50 Comuni che usano i Tmb romani per trattare i loro rifiuti, il Sindaco ha indicato in Fiumicino il comune più scroccone: “dopo 60 anni di conferimenti nella discarica di Malagrotta ha deciso di conferire i propri rifiuti nei Tmb di Malagrotta”. Replica di Esterino Montino, sindaco della cittadina litoranea: “Fino a 26 anni fa eravamo Roma il cui l'unico impianto di trattamento dell'organico di proprietà dell'Ama è a Maccarese, nel comune di Fiumicino”. Infine, la Raggi si è retoricamente domandata se vi sia un accordo politico-elettorale fra Zingaretti e il sindaco di Colleferro, Pierluigi Sanna, alla base della decisione di chiudere anticipatamente la discarica di Colleferro visto che nel Comune della Valle del Sacco si andrà al voto per il Sindaco il prossimo anno. Replica di Sanna, unico sindaco dell’hinterland a parlare in Aula Giulio Cesare: “Non c’è alcun accordo. Il contratto ventennale scade quest'anno. Le province di questa regione hanno dato tanto alla Capitale. Non andremo oltre: “lasciateci stare. Abbiamo già dato””. Se la Raggi ha centrato l’intero suo intervento nell’illustrare le mancanze di Regione e dei suoi predecessori, le opposizioni hanno avuto gioco facile nel rimarcare come, fra le parole del Sindaco, non ci fosse un solo accenno alle responsabilità del Campidoglio a trazione 5Stelle, come se a Palazzo Senatorio si fossero seduti ieri pomeriggio. 

venerdì 6 dicembre 2019

RIFIUTI; I SITI CHE POTREBBERO SALVARE ROMA



Sono trascorse ventiquattro ore dalla diffusione dell’elenco dei siti dove si possono realizzare impianti per lo smaltimento dei rifiuti all’interno del territorio del Comune di Roma. 
Sulle sette aree, due sono quelle che non ospiteranno discariche: la discarica di inerti, di proprietà dell’Adrastea, in via Giovanni Canestrini - terzo sito nella “classifica” stilata dal Tavolo regionale sui rifiuti - è praticamente esaurita. Quindi, qualora il sito finisse per essere selezionato, vi sarà collocato solo un centro di stoccaggio, vale a dire un posto nel quale i rifiuti sostano per il tempo strettamente necessario al completamento delle operazioni di trasferimento altrove. 
L’altro sito che difficilmente sarà selezionato è quello di Corcolle, di proprietà della Daf del Gruppo Donzelli, perché è al centro di un contenzioso giudiziario. Per inciso, il sito è conosciuto anche con il nome di “discarica di Villa Adriana” visto che, nel 2012, venne scelto dall’allora commissario straordinario per l’emergenza rifiuti di Roma, l’ex prefetto della Capitale, Giuseppe Pecoraro. E, pur essendo distante dalla Villa dell’Imperatore, fu subito oggetto di una campagna massiccia di “no” in nome della salvaguardia della dimora di Adriano.
Restano in lizza gli altri siti: due sono in zona Pisana-Malagrotta. Uno - di proprietà della società Cerchio Chiuso, 900mila metri cubi, operativa in 6 mesi - è davvero vicina anche alla sede del Consiglio regionale. L’altra - della N.G.R. New Green Roma, in località Malnome - è la più grande, visto che dai file regionali risulta poter contenere 1 milione e 400mila metri cubi. Ma entrambe sono in una zona martoriata: a poche centinaia di metri ci sono la vecchia discarica di Malagrotta, i due TMB operativi, il depuratore e la raffineria di Roma. Rimangono le ultime tre: Falcognana, Laurentina e Selvotta. In quest’ordine sono le candidate al ruolo di salvatrici della città. 

giovedì 5 dicembre 2019

ECCO I 7 SITI PER LE DISCARICHE




Ora tocca a Virginia Raggi: la relazione del Tavolo tecnico sui rifiuti è arrivata ed è partita destinazione Campidoglio. Il testo contiene un elenco di siti divisi in tre tipologie: quelli già esistenti e operanti, quelli in via di autorizzazione e quelli con le cosiddette “aree bianche”, aree idonee ad accogliere nuovi impianti o discariche. Tre i siti sul “podio”: il primo è Falcognana, all’Ardeatino, dove già c’è una discarica di rifiuti pericolosi e che, in un mese, con una “modifica non sostanziale” del tipo di rifiuto accolto può essere pronta. A Falcognana sono disponibili 850mila metri cubi e per essere pronta deve solo essere realizzata la rete di captazione del biogas (prodotto dalla fermentazione dei rifiuti organici). Secondo posto: zona Laurentina, discarica di rifiuti inerti, 290mila metri cubi disponibili, pronto in 200 giorni. Terzo sito, la discarica di via Canestrini (sempre zona Ardeatina-Porta Medaglia), quasi al completo ma che verrebbe usata per deposito preliminare dei rifiuti: 30 giorni per le necessarie autorizzazioni.
Il Tavolo tecnico – composto dai tre dirigenti apicali responsabili dei rifiuti del Comune di Roma, Laura D’Aprile, della Città Metropolitana, Paola Camuccio, e della Regione Lazio, Flaminia Tosini - si è occupato di esaminare le aree da un punto di vista tecnico, non politico. Questa incombenza ora spetta a Virginia Raggi che, dal momento in cui riceverà la Relazione, avrà sette giorni di tempo per decidere e indicare cosa realizzare e dove. In assenza di una decisione del Sindaco, il presidente della Regione, Zingaretti, potrà commissariare il Campidoglio e inoltrare alla Procura una denuncia per atti omissivi. 
La relazione contiene un quadro degli impianti esistenti per cui è stata valutata la fattibilità di utilizzo come discarica per gli scarti e l’organico oppure come siti di deposito preliminare dei rifiuti da avviare a trattamento o smaltimento. Ciascun sito scelto ha una capacità di accoglimento almeno di 6 mesi e si trova lontano da edifici sensibili. Fra quelli esclusi ci sono Tor Tignosa (edifici vicini) e Porta Medaglia (problemi tecnici). 
L’elenco dei siti idonei prosegue con la discarica di inerti di via della Selvotta (Ardeatino), con una volumetria residua di 300mila mc e anche questa andrebbe integrata con una rete di captazione del biogas. Tempi stimati per le opere: 45 giorni.  Scorrendo l’elenco spunta la discarica della Cerchio Chiuso, in via della Pisana a due passi dalla sede del Consiglio regionale, con una volumetria residua di circa 900mila mc. Pure in questo caso serve un’integrazione con la rete del biogas e 180 giorni di tempo stimato. Al sesto punto c’è la discarica della NGR a Ponte Malnome, Malagrotta. L’ultima ipotesi è la discarica di inerti della Daf a Corcolle. Oltre agli impianti esistenti, nella relazione sono state menzionate anche “le attività estrattive” (le cave, ndr): tre nel Municipio XI e una nel XIV. Infine, sono stati avviati contatti con il Ministero della Difesa per verificare la possibilità di usare immobili e aree dismesse o in dismissione (una quindicina fra Ardeatino, Laurentino, Magliana, Flaminio, Tiburtina) come possibili isole ecologiche o impianti di trasferenza dopo che saranno state analizzate da Ama e dal Comune di Roma.

mercoledì 4 dicembre 2019

PRONTO L'ELENCO DELLE NUOVE DISCARICHE


La discarica di Colleferro, anche se solo per poco più di un mese, riapre oggi e Ama (e Rida Ambiente) potranno tornare a usarla quotidianamente. Ieri sopralluogo della magistratura e dei funzionari regionali che ha dato il via libera alla riapertura dell’impianto. Ora resta da capire quanto tempo sarà necessario ad Ama per svuotare tutti i siti - Rocca Cencia e i due impianti di Malagrotta - che sono stati riempiti fino ad oggi e tornare, quindi, a una parvenza di normalità. Roma potrebbe non trascorrere Natale con l’immondizia per le strade anche se il problema è solo posticipato di pochi giorni.  
E ieri seconda e ultima riunione del Tavolo tecnico sui rifiuti in Regione Lazio al quale ha partecipato anche l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis. In teoria oggi i lavori del Tavolo dovrebbero concludersi con una relazione nella quale dovrebbe essere indicata una graduatoria fra i siti, tutti interni al territorio del Comune di Roma, sui quali già esistono impianti oppure aree nelle quali nuovi impianti possono essere creati. E per impianti si intende o un centro di stoccaggio o una discarica di servizio. Un elenco che - da quanto filtra - potrebbe prevedere più di un impianto per tipologia
Aree non ne trapelano anche se l’elenco difficilmente si discosterà troppo da quei siti già indicati in tutti questi anni: Falcognana, Malagrotta, Rocca Cencia, Corcolle, Tragliatella, Laurentina. Con Falcognana che sembra essere decisamente in pole position per aggiudicarsi il titolo di prossima discarica di servizio di Roma. Sempre oggi, Ama dovrebbe indicare le due aree dove realizzare le cosiddette “stazioni di trasferenza” aree, cioè, dove i camion più piccoli travasano il loro contenuto in quelli più grandi senza che i rifiuti tocchino terra. L’elenco più rilevante, quindi, quello delle discariche dovrebbe vedere la luce oggi per poi essere consegnato al sindaco di Roma, Virginia Raggi, cui spetterà, stando all’Ordinanza Zingaretti di pochi giorni fa, il compito di identificare definitivamente e ufficialmente il sito e l’impianto da realizzarvi. Sarà interessante vedere cosa farà la Raggi che, fino ad oggi, si è molto preoccupata di ribadire a voce alta il suo no a trovare aree dentro Roma pretendendo che i rifiuti della Capitale venissero smaltiti in proroga ancora fuori Comune. Se sul breve-medio periodo Ama si sta attrezzando per bandire una nuova gara, insieme questa volta a Invitalia, per il trasferimento dei rifiuti all’estero, il problema si ripresenterà il 15 gennaio alla chiusura di Colleferro: proroghe, checché le chieda la Raggi, non sembrano all’orizzonte e scatenerebbero comunque una guerra sui rifiuti. Il nodo, quindi, è trovare rapidamente impianti alternativi, magari piccoli, ma in grado di tamponare la situazione fino a che non entrino in funzione impianti di trattamento che, però, a Roma non ci sono. Né ci saranno a breve vista la contrarietà dei 5Stelle a prenderli in considerazione. Stando all’Ordinanza Zingaretti, però, da domani la Raggi avrà una settimana di tempo per scegliere dove far costruire la nuova discarica di Roma, oltre sei anni dopo la chiusura di Malagrotta. In caso di rifiuto, Zingaretti nominerà un commissario che attuerà l'ordinanza e spedirà il fascicolo in Procura.

martedì 3 dicembre 2019

RIFIUTI, ALTRA FUMATA NERA




Ancora un nulla di fatto sui rifiuti: il Tavolo tecnico regionale, convocato prima nella tarda mattinata di ieri e poi riunitosi solo nel pomeriggio, ha finito con una fumata nera. E una riconvocazione questa mattina alle 10.00. Assenti, ieri, la Città Metropolitana e l’Amministratore Unico di Ama, Stefano Zaghis, che era stato convocato. In ogni modo, salvo clamorose sorprese, il gioco dell’oca è sempre quello: i siti nei quali si possono creare impianti di trattamento o smaltimento sono noti più o meno da un decennio. E sono sempre gli stessi. Non a caso, infatti, ciclicamente tornano ad affacciarsi gli stessi nomi: Falcognana, Pizzo del Prete, Cupinoro, Guidonia, Malagrotta e via dicendo. 
L’appuntamento è posticipato a domani, mercoledì, quando il Tavolo dovrà produrre la relazione finale nella quale i tre tecnici - Laura D’Aprile per il Comune, Paola Camuccio per Città Metropolitana e Flaminia Tosini per la Regione Lazio - dovranno indicare i siti sui quali calare gli impianti necessari a Roma.
Il cui sindaco, Virginia Raggi, appare decisamente molto interessata a trovare un colpevole cui addossare la colpa del disastro: “Roma è pronta a fare la sua parte, ma gli ennesimi provvedimenti emergenziali non servono. Dopo la giustissima chiusura di Malagrotta non è più stato fatto nulla. La commissione Ue ha già rappresentato alla Regione Lazio che l’inerzia prolungata per sette anni costituisce un fatto estremamente grave, preludio a una prossima procedura di infrazione. Roma vuol fare la sua parte ma all’interno del piano regionale rifiuti. La Regione sta dicendo che Roma Capitale deve fare una o più discariche sul proprio territorio con un provvedimento emergenziale. Io ricordo che le cosiddette ordinanze hanno una durata di 6 mesi prorogabile fino a 18 mesi. Io non ho mai visto una discarica che dura solo 18 mesi. La Regione con un provvedimento che ha durata massima di 18 mesi vuole farci andare in deroga a norme ambientali e a norme sulla tutela della salute dei cittadini per aprire una discarica che rimarrà a Roma per molti anni. Io credo che non sia la soluzione giusta. Tre milioni cittadini romani hanno la stessa dignità degli altri cittadini del Lazio”.
La guerra dei rifiuti finisce per coinvolgere tutti: a Civitavecchia, durante un sit in di protesta contro la decisione della Raggi - un’ordinanza emergenziale, per altro - di aumentare il quantitativo di rifiuti da portare nella città costiera, un camion Ama è stato bloccato dai manifestanti. 
E “l’incendio” sul problema rifiuti, dopo tre anni e mezzo di fallimenti targati M5S che si sommano a quelli precedenti targati centrodestra e centrosinistra, rischia di diffondersi rapidamente ovunque. Ieri in Commissione Ambiente è stata bocciata la proposta di una società privata di creare un impianto per biomasse sulla Prenestina con la motivazione di eccessiva vicinanza di alcune abitazioni. Dopo le proteste a Falcognana, venerdì si terrà una nuova manifestazione, di mattina, durante il Consiglio straordinario sui rifiuti del 6 dicembre al Campidoglio, alla quale parteciperà una folta delegazione dal territorio di Civitavecchia e dei Comuni limitrofi. La politica dei “no” e dei veti sta raggiungendo il suo apice.

venerdì 22 novembre 2019

RIFIUTI; NUOVA LITE RAGGI-ZINGARETTI


Fra il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, volano, ancora una volta, i rifiuti. La Raggi (“trova una discarica alternativa a Colleferro”) spedisce un ultimatum a Zingaretti che le risponde per le rime (“spetta a te farlo”). Il Ministro Costa cerca di fare da paciere e finisce per fare il Pilato. E Salvini che fa la parte dello statista rispetto ai due galletti nel pollaio. La pax governativa è finita
La discarica di Colleferro, gestita dalla società di proprietà della Regione, Lazio Ambiente, è chiusa. Pochi giorni fa un tragico incidente nella discarica è costato la vita a un operaio. Da quel momento il sito è chiuso. Già nei giorni scorsi Ama aveva specificato in una nota che senza quel sito, 1.100 tonnellate di rifiuti sarebbero rimasti in strada. La Raggi, quindi, scrive a Zingaretti intimandogli di “indicare senza indugio e non oltre la data” di ieri “un sito alternativo" dove spedire le 1.100 tonnellate di rifiuti assorbite da Colleferro. A stretto giro, replica Zingaretti: “La competenza a individuare un sito alternativo di conferimento per le 1000 tonnellate/giorno conferite nel sito di Colleferro è di piena responsabilità della Sua amministrazione”.
Aggiunta: “la Regione sta intervenendo nel ripristinare, seppur per il lasso temporale rimasto, il funzionamento dell'impianto di Colleferro che richiederà comunque 3/4 giorni”. 
Perché un dato è certo: l’incidente mortale nella discarica ha solo regalato ai romani l’antipasto di ciò che potrebbe succedere dal prossimo 1 gennaio quando la discarica di Colleferro chiuderà definitivamente. 
La situazione già oggi è al limite della catastrofe: Rida Ambiente, la società di Aprilia che accoglie 4mila tonnellate a settimana di rifiuti romani nel suo impianto di Trattamento Meccanico Biologico (i cui scarti di lavorazione finiscono nella discarica di Colleferro) chiude alla mondezza romana “fino a nuova comunicazione”.
In mezzo a questo irresponsabile gioco del cerino sulla pelle dei romani fra la Raggi e Zingaretti (con i rispettivi partiti a fare il tifo) risulta al limite dell’evanescenza la figura del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, che non trova nulla di meglio che scrivere: ”bisogna lavorare tutti insieme, abbassando i toni e alzando il livello di collaborazione”.
La Lega in Regione attacca: “Daniele Fortini (già alla guida di Ama rimosso dalla Raggi, poi alla guida di Lazio Ambiente, ndr) scappa: ha risposto al bando per il Consiglio di Amministrazione della partecipata Asia (l’Ama del Comune di Napoli, ndr) dove è stato amministratore delegato e è stato nominato consigliere di Asia dal sindaco Luigi De Magistris”, dice il capogruppo Angelo Tripodi
In questo quadro di nanismo, finisce per giganteggiare Matteo Salvini: “Mentre Raggi e Zingaretti anche oggi litigano, Roma rischia l'ennesima emergenza rifiuti. Basta, non se ne può più! Giovedì 28 novembre alle 18, al Teatro Italia di via Bari a Roma, ci sarà la prima grande assemblea cittadina con cui la Lega si prepara a mandare a casa Raggi e Zingaretti e a dare un futuro migliore ai cittadini di Roma e del Lazio".


martedì 9 luglio 2019

VALERIANI: "RAGGI NON HA ALIBI, IN TRE ANNI IL NULLA"


Noi non vogliamo più alimentare polemiche. Ci siamo assunti una responsabiltà di fronte alla città adottando l’Ordinanza sui rifiuti e ci auguriamo che ora tutti lavorino per risolvere il problema”.
Cerca di fare il pompiere, Massimiliano Valeriani, assessore ai Rifiuti della Regione Lazio, e di evitare di acuire lo scontro con il Campidoglio e il Movimento 5Stelle, ma non fa comunque sconti.

Assessore, il neo presidente di Ama, Luisa Melara, lamenta il silenzio da parte degli impianti. Ieri Rida Ambiente si starebbe sfilando.
L’ordinanza è stata notificata ieri. Spero che Ama si stia preoccupando di mettersi d’accordo con tutti gli operatori. A differenza della mattinata in cui sembrava che nessun operatore fosse pronto, la situazione è cambiata già nel pomeriggio con il via libera di Ecologica Ambiente di Viterbo e di SAF di Frosinone. Lunedì è stata convocata una riunione in Regione con Ama e Campidoglio per fare il punto sull’operatività dell’ordinanza. Ricordo, però, che la Regione non è proprietaria degli impianti che sono sul territorio: nel caso in cui gli impianti rimanessero chiusi senza motivo, sarà l’autorità giudiziaria o il prefetto a dover intervenire”.

Per Rida Ambiente, com’è la situazione?
Mi auguro che si risolvano tutti i problemi. L’ordinanza è chiara e prescrive a tutti gli operatori di aprire i loro impianti a Roma fino alla massima disponibilità e mi aspetto che questa o accada”.

La Uil Trasporti ha dichiarato la disponibilità dei propri associati a lavorare senza guardare orari e turni fino a fine emergenza.
Ringrazio gli operatori Ama cui in questo momento spetta il compito più duro e che pagano in prima persona le difficoltà dell’azienda”.

Anche oggi dal Movimento 5Stelle si sostiene che dal 2012 la Regione Lazio latita, non avendo approvato il Piano Rifiuti.
Il Piano regionale Rifiuti vale 6 anni ed è scaduto a dicembre 2018. A gennaio 2019 abbiamo approvato le linee guida e a luglio approveremo in Giunta il Piano 2019-2025 per portarlo al voto in Aula. La Regione non fa impianti attraverso il Piano regionale che individua solo il fabbisogno. Gli impianti li fanno o i Comuni o i privati e il Comune di Roma e Ama avrebbero potuto farli anche col vecchio piano. Mi duole dirlo ma da 3 anni a questa parte, Roma Capitale non ne ha realizzato neanche uno. Con il prossimo Piano, mi auguro che Roma inizi a riflettere sul fatto che non si può andare avanti in questo modo senza avere nessun impianto di trattamento e di smaltimento”.

In realtà anche da prima dell’ultimo triennio...
L’Amministrazione Marino aveva presentato un proprio piano che, però, è stato accantonato da chi le è succeduto (i 5Stelle, ndr)”.

Sì, ma il Piano Fortini era di aprile 2015 e Malagrotta è stata chiusa a settembre 2013. Non era in ritardo quel Piano?
A maggior ragione non esiste nessun alibi per chi da 3 anni governa la città e non ha accelerato quel processo”.