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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 5 settembre 2019

RIPARTONO LE RIUNIONI PER IL NUOVO STADIO


Si riparte per l’ennesimo giro di giostra sulla vicenda Stadio della Roma di Tor di Valle. Trascorso agosto con le sue giornate di ferie che hanno svuotato il Campidoglio fermando del tutto l’attività amministrativa, il programma dei lavori prevede, nei prossimi giorni, due riunioni interne, una fra Comune e Acea e l’altra Comune con Città Metropolitana, cui poi dovrebbe seguire una nuova seduta plenaria: Roma, Eurnova e tutti gli Enti coinvolti intorno al tavolo. 
L’obiettivo è sempre lo stesso: chiudere. Il dossier, esaurita la valenza più strettamente urbanistica, è planato sul tavolo del vicedirettore del Comune, l’ingegner Roberto Botta, cui il .
Dalla Roma c’è una sorta di fiduciosa attesa: l’idea è che la sentenza della Cassazione su De Vito e la lettera della Regione sulla questione opere pubbliche, possano contribuire a far riprendere speditamente l’iter che, nei mesi scorsi, aveva vissuto una lunga stagnazione.
La lettera ha (o dovrebbe aver) disinnescato il problema della contestualità, cioè il legame fra l’apertura dello Stadio e il completamento delle opere pubbliche di mobilità. La Regione ha ribadito che le opere previste nel progetto o in esso inserite come prescrizioni vanno fatte tutte prima dell’apertura dell’impianto cosa che la Roma non si è mai sognata di mettere in discussione. Contemporaneamente, però, la Regione ha anche chiarito che Tor di Valle non potrà rimanere bloccato a causa di altri lavori sulla mobilità non legati allo Stadio: ovvero, per sintetizzare, se la stazione Tor di Valle non è finita lo Stadio non apre. Ma non può rimanere chiuso se manca Acilia Sud. E se sarà necessario un intervento tampone per il trasporto, questo sarà di competenza di Palazzo Senatorio.
La Cassazione, poi, ha fatto a pezzi il lavoro della Procura, del Gip e del Riesame contro De Vito finendo anche per incensare ancora più forte l’iter seguito. Le frasi scritte dalla Suprema Corte (“enunciati contraddittori”, “operazione interpretativa addomesticata”, “apprezzabile iter procedurale”, “assenza di qualsivoglia indice probatorio”) potrebbero essere utili a far rientrare qualche mal di pancia fra le fila grilline.
Da ultimo, il cambio di Governo, nella versione rosso-gialla, potrebbe rappresentare un ulteriore elemento di impulso verso la soluzione in tempi rapidi. Buono il rapporto della Roma con il Pd di Zingaretti e buono quello con il Pd di Renzi ci sarà da capire quale atteggiamento assumeranno i consiglieri Dem in Aula Giulio Cesare: una benevola astensione nel giorno della votazione su variante e convenzione farebbe rimanere alto il quorum e renderebbe superflui e quindi inoffensivi eventuali voti negativi a sorpresa dei malpancisti 5Stelle. 

domenica 18 ottobre 2015

LA SINDROME DEL MIGLIORE

C'è una parte del Paese che è stata colpita da una strana forma epidemica di "sindrome del migliore".
Il soggetto in questione si ritiene perfetto, sempre nel giusto e dalla parte giusta, onesto e rappresentante degli onesti come lui. Contemporaneamente ritiene che chiunque non sia con lui, sia un povero demente o, peggio, un amico dei criminali se non criminale egli stesso. Un disonesto, un evasore. E, soprattutto, un idiota che "non capisce".

Questa parte del Paese, cambiando nome e un po' casacca, ci ha regalato venti anni continuati di Berlusconismo. Berlusconismo, attenzione, non solo Berlusconi. Perché il Berlusconi uomo, come tutti gli uomini, è destinato a esaurirsi e l'esaurimento è venuto grazie alla magistratura. Perché la politica di questa parte del Paese, per battere il Berlusconismo - un fritto misto di qualche buona idea teorica, buoni slogan emotivi molto populisti, poca concretezza finale - ha finito per diventare berlusconiana. Invece di produrre gli anticorpi al berlusconismo, ne ha prodotto un clone. Solo più giovane (e con l'accento toscano che fa quasi sempre simpatia).
E questa parte, oggi, si accinge a regalarci un nuovo ventennio. Evidentemente è una parte cui la parola ventennio, alla fin fine, piace. E molto.
Un ventennio che sta curando ben bene, annaffiandolo e concimandolo ogni giorno. Al grido de "noi siamo l'Italia giusta e onesta", diciamo, per semplificare, la "Buona Italia", quesi figuri non sembrano arrivare a comprendere che il Grillismo ha smesso i panni di voto di protesta. E sta iniziando a incarnare un'altra Italia: inizia ad essere l'espressione di una classe sociale, rappresentandone le istanze. Una classe sociale (usando un'espressione tipicamente marxiana) trasversale sotto molti punti di vista: reddito, istruzione, età. Una classe che dopo sette decenni di deleghe in bianco, si sta riappropriando, in modi ancora rozzi, dell'idea rousseauiana di democrazia diretta.

E che, per giunta, scende nell'agone politico senza timore di confrontarsi sullo stesso terreno dei "migliori": l'onestà, l'antimafiosità, la trasparenza. Migliori che, ad oggi, hanno ancora un punto di vantaggio, la competenza. Ma è un punto che sta evaporando rapidamente.
Perché è vero che la classe dirigente dei migliori viene da 70 anni di scuole di partito, scuole amministrative negli enti pubblici e locali, scuole politiche nelle segreterie comunali, regionali e nazionale del partito che, in confronto, Richelieu e Mazzarino erano dei dilettanti allo sbaraglio. Ma è altrettanto evidente che una fetta sempre più consistente di questa classe dirigente sta sotto botta della magistratura: tangenti, scontrini, appalti, omicidi, collateralità alla mafia.
E, in più, quelli dell'altro lato, non rimarranno infanti per sempre. Anzi, oramai sono entrati a pieno diritto nell'adolescenza. Quasi maggiorenni. Il vero banco di prova sarà dato dalle prossime amministrative in cui rischiano seriamente di prendersi una o due città di quelle grosse. Certo, potrebbero bruciarsi, come a Roma. Ma visti i risultati di chi li ha preceduti, non cambierebbe poi tanto. Al contrario, dovessero riuscire, dimostrerebbero di essere adulti e pronti. Pronti a governare davvero il Paese.

mercoledì 28 maggio 2014

AAA CERCASI LEADER

Due schieramenti e problemi infiniti. 
Roma sta vivendo una crisi epocale.

Da una parte c'è il "Sindaco per caso", Ignazio Marino da Genova, approdato alla guida del Campidoglio con zainetto e bicicletta e che i suoi stanno provando a spedire altrove, magari in treno, tanto per far prima.

Dall'altra, un centrodestra annichilito, incapace di risollevarsi.

Di Marino è stato detto più e più volte. Non sa governare e non sa neanche ascoltare. Caratterialmente non lo digerisce nessuno. Politicamente, tanto da SeL quanto da tutte le anime piddine, stanno brigando tutti per liberarsene. E per liberarsene in fretta. Non una delle cose che fino a oggi ha provato a fare, funziona. La città è abbandonata a se stessa, sudicia, immobile, morta.

Più preoccupante è la parabola negativa dell'area di centrodestra.
Fra i tanti, perché certo non sono da soli, sono due i genitori "nobili" di questo stato di cose. 
Gianni Alemanno da una parte, e Renata Polverini dall'altra, hanno accumulato un enorme carico di responsabilità
Non tanto per la mancanza - almeno per il primo - di un minimo di chiaro disegno politico sul governo della realtà da loro amministrata, quanto per l'incapacità palese e manifesta di saper scegliere persone, tempi, modi e linguaggio per le loro sortite.
Né Alemanno, infatti, né la Polverini, una volta vinte le rispettive campagne elettorali, hanno saputo scegliere il linguaggio giusto per comunicare quanto stavano per fare o stavano facendo. Non hanno saputo identificare correttamente i tempi per prendere certe decisioni. A volte si è trattato di decisioni sbagliate. E, molto più spesso, si sono circondati di squali affamati.

La vera condanna di Alemanno, infatti, più che una nevicata - affrontata nel modo sbagliato, con il linguaggio sbagliato, nei tempi sbagliati - è stata la quantità inverosimile di persone border line - guarda caso finiti tutti nei guai con la giustizia - di cui l'ex Sindaco si è circondato. E lo stesso dicasi per la Polverini.
Né è necessario ripercorrere il numero inverosimile di inchieste giudiziarie che hanno interessato le due Amministrazioni: basta una breve ricerca su google per rinfrescarsi la memoria.  

L'impressione che i cittadini hanno avuto è stata quella di un'area politica popolata di affamati, di persone che, con arroganza, hanno confuso un potere temporaneo e di cui render conto, con una regale proprietà privata di cui usare, abusare e disporre ad libitum.

E, aggiungiamo una considerazione: anche in tempi di crisi economica e sociale forti come quelli che Roma sta vivendo da circa sei anni, i cittadini sono disponibili a "passar sopra" qualche ruberia da polli. Purché, però, il sistema funzioni. E, sfortunatamente per loro - o anche grazie alla miopia di chi aveva il dovere di ricordare loro l'assoluta temporaneità dei loro incarichi e ha mancato a questo compito - il sistema è andato in tilt.
Con loro? O per loro colpa?
Qui, probabilmente, la verità sta nel mezzo. Nessuno dei due - Alemanno e Polverini - ha goduto di fondi cospicui come avvenuto in passato. Ed entrambi hanno dovuto affrontare sia una crisi strutturale del debito dei loro enti locali, sia enormi crisi di liquidità di cassa. Ma, contemporaneamente, se hanno saputo forse dimostrare in alcune materie un quadro abbastanza chiaro dello sviluppo futuro della Città e della Regione, hanno anche evidenziato una scellerata tendenza al "faraonismo", una incapacità di operare scelte chiare a fronte di risorse sempre più limitate e una sostanziale inconsistenza gestionale dell'ordinario. E l'esempio della nevicata è uno, ma se ne possono citare altri, dagli ospedali ai trasporti, alla gestione del ciclo dei rifiuti.

Il risultato finale della somma di queste mancanze è una crisi globale di tutta l'area di centrodestra: crisi di leader, crisi di ideologia, crisi organizzativa, crisi di consenso e, quindi, crisi elettorale.

La probabilità che nella primavera del prossimo anno si torni a votare per il Comune di Roma è altissima

Il centrodestra ha pochissimo tempo per ricompattarsi, per dare una scossa seria ai suoi capetti locali, per identificare un programma credibile e uomini o donne credibili in grado di metterlo in pratica. 
Il tempo è pochissimo e il risultato - ammesso che questa operazione riesca - è tutt'altro che scontato. 
Ma, se si vuol provare a contendere lo scranno più alto di Palazzo Senatorio alla sinistra e ai grillini - che, non dimentichiamo, non sono affatto morti con queste elezioni - occorre mettersi al lavoro immediatamente: in primis c'è da recuperare uno svantaggio su Renzi. Non sul PD ma sul Premier, vero e solo vincitore di queste elezioni che - usando un linguaggio nuovo alla sinistra - ha riportato a votare un popolo che si era perso. 
Infine, quelli che, in modo molto miope, a sinistra, hanno festeggiato questo crollo del centrodestra, prestino attenzione a due cose: la vittoria porta in sé il germe della sconfitta e, meglio è il nemico che si conosce e con il quale le armi dialettiche sono rodate di quello che è ignoto.



sabato 17 maggio 2014

IGNAZIO MARINO: SOTTO IL VESTITO NIENTE

Quella che si chiude oggi è davvero una settimana da segnare sul calendario, per il povero Ignazio Marino.
Sempre più solo, sempre più inadeguato, sempre meno considerato dai suoi stessi compagni di cordata, il "Sindaco per caso" sta affondando lentamente, un po' fra il ridicolo e il tragico. Nel naufragio sta tirandosi appresso tutto lo schieramento di centrosinistra, PD in primis, e, purtroppo, la città intera.

Le operazioni di facciata reggono fino a un certo punto. 
E di operazioni di facciata, Ignazio, ne ha rifilate un bel po'.
I Fori Imperiali pedonalizzati hanno sempre meno appeal anche presso i giornali. Dopo un anno di governo non è che puoi ancora giochicchiare con questa favoletta.
Le piste ciclabili fanno solo incazzare la gente, visto che da più di 100 giorni la Tangenziale Est, la Galleria Giovanni XXIII, la Panoramica sono chiuse o semichiuse al pubblico.
La partecipazione al Gay Pride del 2014 fa a cazzotti con lo slittamento del Consiglio comunale e con l'uscita del suo ufficio stampa che considera "diversi" i gay e le lesbiche.
I turisti - dice Marino - aumentano ma pare che più che altro aumentino i pellegrini e quelli che alloggiano nei bed&breakfast abusivi.
Insomma, mai come ora, per Marino vale il vecchio titolo di Vanzina: "Sotto il vestito niente".



Andiamo per ordine.
L'esordio è di quelli da far tremare le vene: 24mila dipendenti comunali in sciopero per la vicenda salario accessorio. Per l'ennesima volta, dopo il Salva Roma, il Governo deve intervenire e salvare le chiappe del Sindaco. 
Renzi Matteo da Firenze non ce la fa più a parare il deretano di Marino Ignazio da Genova: si aspetta solo un nuovo hastag #ignaziostaisereno.


In realtà, il Governo dà a Ignazio un lasciapassare valido fino a luglio. Entro luglio - stesso periodo nel quale il Governo dovrà dare il via libera definitivo al Piano di Rientro dal debito del Comune - Marino deve stringere un nuovo accordo sindacale per il salario dei dipendenti.
Intanto si sta avvicinando rapidamente la scadenza dell'Ordinanza su Malagrotta. Pochi giorni ancora e o il Governo salva un'altra volta le tricolori natiche con qualche provvedimento ad sindacum, oppure ci ritroveremo Roma invasa dai rifiuti.
Arriva la Notte dei Musei e il Colosseo resta chiuso. Anzi, no. Lo apriamo a singhiozzo, proprio mentre, quasi che fosse l'unico problema della Città, si decide che il simbolo di Roma dal 753 Avanti Cristo, la Lupa, non va bene come logo della città e si pensa proprio al Colosseo per sostituirlo. Quando si vede che vuol dire arrivare per caso da qualche parte!

Finalmente si inaugura una meravigliosa pista ciclabile in XIV Municipio. 




Peccato che la Tangenziale Est, la Panoramica, la Galleria Giovanni XXIII e strade varie, siano chiuse da oltre 100 giorni per frane varie ed eventuali dopo le piogge.



Roba che se ci fosse stato Alemanno...
Sorvoliamo sulla quantità e qualità dei commenti dei cittadini: assistere a una fucilazione sarebbe meno cruento.

Nella settimana dedicata al mondo gay, Marino prima annuncia la sua partecipazione al Pride, poi, quanto meno con il suo silenzio, avalla lo spostamento del Consiglio comunale straordinario dedicato all'omofobia a dopo le elezioni europee per evitare "strumentalizzazioni". Il tutto mentre il suo ben pagato Ufficio Stampa etichetta, nella newsletter ufficiale del Comune, i gay come "diversi" con tanto di virgolette.





In mezzo a tutto questo sfacelo, il nostro eroe che fa? Ma, ovvio, rilancia la pedonalizzazione del Fori Imperiali.




Risultato finale: fra pochi giorni si vota per le elezioni europee, di fatto una vera e propria conta del peso dei partiti. A livello nazionale, il PD si aspetta un ottimo risultato complice l'effetto traino del premier, Mattero Renzi.

A Roma città, invece, i sondaggi parlando dei Grillini primo partito e di un PD ben al di sotto della soglia del 30%.

Il punto è che uno scostamento, magari contenuto entro un paio di punti percentuali, fra il risultato del PD sul nazionale e quello su Roma sarà ritenuto bene o male fisiologico e, tutto sommato, accettabile. Servirà a stringere ancora di più l'incaprettamento che è in atto su Marino, commissariato di fatto.
Ma se il PD romano dovesse segnare un tonfo ben superiore a questi due punti, allora Ignazio può iniziare a far le valige. 
Perché il Premier e con lui il PD romano e tre quarti della città, non ne possono più

Consiglio: Ignazio, evita di passare sotto la statua di Pompeo!

venerdì 23 agosto 2013

C'è indennità e indennità...

Personalmente credo che il sindaco Marino abbia ragione. L'indennità che percepisce il sindaco di Roma è ingiustamente insufficiente alle responsabilità delle quali lo stesso deve occuparsi.
Ha ragione, Marino, quando dice che un suo Assessore guadagna meno di un usciere della Camera.
Ha ragione quando ricorda che, di fatto, il Sindaco di Roma amministra - fra Campidoglio e controllate - oltre 25mila dipendenti e muove bilanci di miliardi di euro, oltre 5 solo quello del Comune.

Poi, si potrebbe discutere se è l'Assessore che guadagna poco o il commesso della Camera che guadagna troppo, ma sarebbe un po' come chiedere se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto.

Però, mi domando, come mai per il Corriere della Sera esistano indennità e indennità: alcune da trattare con i guanti bianchi, altre per "ciurlar la nel manico".

Intanto, sarebbe il caso di capire: parliamo di stipendi o di indennità? 
La differenza non è di poco conto: indennità si corrisponde per lo svolgimento di una funzione (sindaco o presidente di Regione) e non prevede il versamento di contributi previdenziali o assicurativi. 
Lo stipendio o salario, invece, prevede il versamento di contributi ed è un emolumento che si percepisce in cambio del proprio lavoro.
Insomma, i due termini, pur se spesso impropriamente usati come tali, non sono affatto sinonimi.

La domanda, quindi, non è peregrina: perché il Corriere per alcuni parla di indennità e per altri di stipendio?
http://roma.corriere.it/popup/pop_Marino_Renzi.shtml 

Seconda questione: va bene schierarsi ed essere un po' lacché... il servilismo, a volte, nei giornalisti è parte integrante del mestiere di pennivendolo... ma faremi capire perché il Corriere debba far risultare il Paperon de' Paperoni il povero Bobo Maroni e non il governatore dell'Emilia Romagna, Vasco Errani?

Leggete con attenzione, infatti, la dida di Errani:
Quindi, il conto è presto fatto:

                                                    STIPENDIO          €   5.788  +
                                                    INDENNITÀ          €   2.258  =
                                                _____________________________
                                                           TOTALE           €   8.046

La foto corrette, perciò, è questa:


Le considerazioni da dietrologia, però, le lasciamo ai lettori...