*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

Visualizzazione post con etichetta Gianluca Perilli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gianluca Perilli. Mostra tutti i post

giovedì 15 settembre 2016

PALLOTTA SOGNA: STADIO A FINE INVERNO


Per usare una metafora calcistica, si è trattato di un primo tempo di studio fra le due squadre. Questo in sintesi l’esito del primo incontro faccia a faccia fra i vertici del Campidoglio - il sindaco, Virginia Raggi, il vicesindaco, Daniele Frongia, e gli assessori alla Mobilità, Linda Meleo, e all’Urbanistica, Paolo Berdini - e la delegazione della Roma, guidata dal presidente, James Pallotta, affiancato dal direttore generale, Mauro Baldissoni, dall’amministratore delegato, Umberto Gandini, e dal responsabile del progetto stadio, David Ginsberg. Un incontro iniziato alle 11 e durato una quarantina di minuti. 


Le dichiarazioni ufficiali sia del patron giallorosso che del Campidoglio sono improntate al “bello stabile”. Pallotta: “È stato un ottimo incontro. Abbiamo discusso di alcune cose, parlato del progetto, di quello per cui lavoriamo ormai da tre anni e mezzo-quattro. È andata bene. Loro sanno che è importante e lo sappiamo anche noi. Sono molto aperti, è stata una buona riunione. Sono sempre stato ottimista sul fatto che costruiremo questo stadio. Non c’è motivo per cui non dovrebbe essere fatto e vogliamo farlo nel modo giusto”. 


Poi una sottile virata, rispetto alle dichiarazioni rilasciate il giorno prima al termine dell’incontro con il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, sull’inizio dei lavori: “Sono fiducioso del fatto che inizieremo a costruire per la fine dell’inverno”.
Anche il Sindaco, uscendo dal Campidoglio una mezz’ora dopo il termine dell’incontro, ai giornalisti che attendevano da oltre due ore, ha solo detto che “non si è parlato di dettagli tecnici che saranno affrontati in prossimi incontri” per poi rilasciare l’abituale post sulla sua pagina facebook: “è stato un incontro cordiale di conoscenza. Si è parlato di una possibile collaborazione tra il Comune e la Società per iniziative non solo legate al calcio ma allo sport in generale, in particolare a progetti dedicati ai più giovani. Tra gli obiettivi reciproci c'è quello di dare nuova linfa alle strutture e agli impianti sportivi della città. Tradizionalmente la nostra città è legata e vive con passione il gioco del calcio, una realtà importante da valorizzare a più livelli”. 
All’incontro hanno parlato la Raggi, Frongia e un po’ la Meleo. Berdini è rimasto silenzioso tutto il tempo e, quindi, i temi sono virati più sulla impostazione che la Giunta pentastellata vuole dare al governo cittadino, cercando di spiegare a Pallotta la visione di Roma e del suo futuro, che sui dettagli tecnici del progetto. Una visione, ovviamente, tutta incentrata sul ripristino della legalità. 

Meno tranquillità fra i 5stelle della Regione: Davide Barillari e Gianluca Perilli (fino a pochi giorni fa membro del minidirettorio di “supporto” alla Raggi) hanno puntualizzato: “Dobbiamo capire se è uno stadio pubblico o uno su un terreno privato da cui un privato avrà guadagni, se ci sarà una colata di cemento. Si deve pensare prima all’interesse dei cittadini e non andare verso un’ulteriore privatizzazione delle grandi opere di cui non abbiamo bisogno” (Barillari) e, Perilli, occorre “verificare che ci siano tutte le condizioni adatte. Ma non deve trasformarsi in una speculazione commerciale”, con la stoccata finale alla Raggi: “Il sindaco Raggi sa perfettamente come procedere nell’autonomia del proprio potere decisionale". 

martedì 20 gennaio 2015

SEMPRE CARO MI FU QUELL'ERMO COLLE

PICCOLO RETROSCENA DELLO PSICODRAMMA LAZIALE

Piovve, alla fine. La manovra del Gruppo di Forza Italia finisce in un clamoroso autogol: passa ∫, grillino, che diviene il delegato (in quota opposizione) del Lazio per l'elezione del prossimo Presidente della Repubblica.



Per chi non lo sapesse, il Capo dello Stato viene eletto dal Parlamento (Camera e Senato) riunito in seduta comune. Ai 630 deputati e 315 senatori (più quelli a vita) si sommano i delegati delle Regioni.

 Ogni Regione esprime 3 delegati (tranne la Valle d'Aosta che ne ha uno solo), per prassi due per la maggioranza che governa la Regione e uno per l'opposizione. Nel Lazio, quindi, i delegati saranno il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, il presidente del Consiglio regionale, Daniele Leodori, le due cariche più importanti della Regione, entrambi in quota maggioranza e Pd. Il terzo delegato, appunto, sarà Gianluca Perilli, consigliere del Gruppo Movimento 5 Stelle. 

Ora, in termini numerici, l'opposizione conta 22 consiglieri su 50 (51 compreso il presidente Zingaretti) di cui 7 dei 5 Stelle (gruppo consiliare singolo più consistente) e 15 che fanno capo (più o meno) all'area di centrodestra, frazionati in vari gruppi.
Sulla carta, quindi, se il centrodestra avesse espresso una posizione unitaria, non ci sarebbe stata partita.
Invece, alla fine, ha prevalso, con un mezzo colpo di teatro, un candidato minoritario: 10 voti sono andati a Perilli, 9 a Cangemi (NCD e candidato di bandiera del centrodestra), 2 schede bianche, un assente.

Il tutto nasce - almeno sulla base di dichiarazioni ufficiali - dal fatto che il Gruppo di Forza Italia ha ritenuto inadatto a ricoprire il ruolo di grande elettore l'ex governatore del Lazio, ex ministro della Salute ed candidato sconfitto da Zingaretti nella scorsa tornata delle Regionali.
Inadatto - sempre secondo i sentito dire - perchè Storace non sarebbe stato in grado di garantire il voto a scatola chiusa a favore o contro i voleri dei vertici nazionali del partito. Certo, la versione della condanna per vilipendio del Capo dello Stato (comminata a Storace in primo grado) è, soprattutto in un Parlamento che pullula di condannati (anche in via definitiva) e di indagati, un'ottima foglia di fico!

Negli ultimi due giorni Storace ha lanciato messaggi vari e trasversali. Praticamente rimasti inascoltati.

Oggi, il redde rationem nel più classico "fra i due litiganti, il terzo gode".
Storace ha dimostrato di poter bene o male orientare un totale di cinque voti, senza considerare l'assenza di De Lillo.

Chi ha manovrato per bruciare Storace è rimasto a sua volta bruciato.

La questione vera, però, è "perché". 
Perché bruciare un candidato, Storace, che, forse, per il 15%, avrebbe potuto non garantire un voto di disciplina per sceglierne uno, Cangemi, che al 100%, essendo NCD parte integrante della coalizione di governo che sostiene Renzi, avrebbe votato un'indicazione che poteva non essere coincidente con quella di Forza Italia?
Perché rischiare invece una rottura interna del centrodestra già di suo lacerato, garantendo - ciò che è poi avvenuto - che alla fine trionfasse il candidato grillino?

Da qualsiasi parte la si guardi, questa è una scelta politica miope e sciocca: nessun vantaggio immediato e, al contrario, rischi altissimi di sconfitta. 

E, attenzione, la sconfitta non è solo numerica. In fondo, parliamo di un delegato che starà alla Camera qualche giorno, farà un paio di interviste (se gli va bene), e poi sarà una scheda su 1.009. 
È una sconfitta politica, che dimostra pochezza di pensiero, scarsa lungimiranza, incapacità programmatoria. 

Ora, con una manovra d'aula di grande furbizia, il conto è stato presentato. 

Se il centrodestra intende davvero ricompattarsi, il messaggio dovrebbe essere giunto a destinazione. 

Adesso è il momento di seppellire l'ascia di guerra: l'incidente lascerà poche tracce visibili, ma è un (ennesimo) campanello d'allarme.
Chi oggi porta a casa il risultato del delegato all'elezione del Quirinale, dopo la retorica dei festeggiamenti, torni coi piedi per terra e comprenda che il regalo è una manna piovuta dai litigi interni di altri. La libertà non c'entra nulla.