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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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martedì 2 luglio 2019

RENZI E LE "CHIACCHIERE" SULLA VENDITA AL QATAR


Rilievo penale, zero. Concretezza, anche meno di zero. Più o meno, chiacchiere da ristorante. Però chiacchiere fra signori che contano: Luca Palamara e Luca Lotti. In mezzo a un turbine di chiacchiere, ci finisce la As Roma, lo Stadio di Tor di Valle e la presunta vendita della stessa Società al Qatar. Stando ai brogliacci delle intercettazioni, pubblicati ieri su La Verità, il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, mentre Lotti e Palamara discutono di nomine e di intrighi politici stile House of Cards, a un certo punto sbuca fuori dal nulla un pezzetto di chiacchierata sulla Roma e sullo Stadio.
Va ricordato che Luca Lotti, da ministro allo Sport nel governo Gentiloni, fu l’autore della famosa telefonata in Regione Lazio che sbloccò, il 5 dicembre 2017, la Conferenza di Servizi arenatasi sulla vicenda del Ponte di Traiano. In quell’occasione, Lotti promise, la copertura del Governo alla realizzazione del Ponte. 
Tornando alla chiacchierata fra Lotti e Palamara, nel racconto viene coinvolto anche l’ex premier, Matteo Renzi. Tornando a casa, Palamara, intercettato, racconta alla moglie che Lotti gli avrebbe riferito che Renzi si stava adoperando (“sta facendo da intermediario”) per far passare di mano la Roma da Pallotta al Qatar. Siamo nei giorni in cui sui giornali gira vorticosamente la notizia di questa presunta trattativa, una trattativa mai nata e subito smentita dalla Roma (Pallotta: “È tutto falso”). E visto che Renzi era stato in Qatar riciccia l’idea della vendita con riferimento anche allo stadio: “ma lo stadio si fa o no” avrebbero chiesto i qatarioti. E Renzi a Lotti - ma stiamo a quanto Palamara riferisce alla moglie - avrebbe detto che non si può garantire per lo Stadio per la contrarietà (“il problema”) di “Franco Caltagirone”. Non fosse per il calibro degli intercettati, sarebbero giusto chiacchiere da bar. 

sabato 25 novembre 2017

STADIO, PRONTI AL VIA LIBERA



Non c’è ancora la certezza matematica ma lo Stadio della Roma è (quasi) realtà: manca solo l’annuncio ufficiale. La Conferenza dei Servizi non si è ancora chiusa ma la notizia trapelata nel tardo pomeriggio è di quelle da bottiglia di champagne. Pregiato, per giunta. 
Andiamo per ordine. Il Ponte di Traiano è essenziale: lo aveva scritto la Direzione Strade del Ministero delle Infrastrutture, la Regione e, ancora ieri, la stessa Città Metropolitana lo aveva richiesto domandando due diverse vie d’uscita dall’impianto. 
Su questo tema, unito a quello della insufficiente previsione nella delibera Raggi degli investimenti per la mobilità pubblica, si era generata un’impasse dei lavori della Conferenza. Tanto che, dopo una mattinata - anche con toni piuttosto accesi - trascorsa a discutere sui temi del traporto pubblico e privato, nel pomeriggio, prudentemente, non riuscendo a trovare una soluzione al problema, la presidenza della Conferenza aveva spostato il dibattito dedicandolo ad affrontare le tematiche urbanistiche.
Nel tardo pomeriggio di ieri, poi, il gran colpo di scena. La rincorsa delle telefonate ha raggiunto il ministro dello Sport, il renziano Luca Lotti, in quel momento in treno insieme al segretario Pd, Matteo Renzi. Frenetico giro di chiamate con il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio e, alla fine, la soluzione. 

Il Ponte di Traiano sarà finanziato dallo Stato. 

Ovviamente non all’interno di questa procedura: come Il Tempo aveva già anticipato, non sarebbe tecnicamente possibile perché significherebbe avere lo Stato come cofinanziatore di un progetto privato e, quindi, direttamente come partner commerciale di una società sportiva che, per giunta, è anche quotata in borsa. Assolutamente impensabile. 

Rimane l’unica altra possibilità: il Ponte di Traiano sarà oggetto di un apposito nuovo Accordo di Programma fra lo Stato e il Comune. Verrà considerato di pubblico interesse e, analogamente a quando avvenuto per il Ponte dei Congressi, verrà inserito fra le opere da finanziare. Magari già all’interno del tavolo Raggi-Calenda. 

Del resto, le stesse simulazioni sul traffico che i proponenti avevano presentato dimostrano, al di là di qualsiasi dubbio, che il Ponte di Traiano - 100 milioni circa di costo, da costruire sullo svincolo di Parco de’ Medici sull’autostrada Roma-Fiumicino con due complanari dedicate, ciascuna da 2 km sia in ingresso che in uscita - è in grado di esercitare una capacità di assorbimento di flussi di traffico superiore del 40% rispetto al Ponte dei Congressi (140 milioni di costo, da costruire sempre sulla Roma-Fiumicino ma all’altezza di viale Isacco Newton ma a senso unico in direzione via del Mare/Ostiense e con 45 milioni di euro necessari a pagare la costruzione della viabilità locale accessoria ancora da trovare). 

Insomma, il Ponte di Traiano costa quasi la metà del Ponte dei Congressi e rende quasi il doppio. A testimonianza del suo reale valore di opera pubblica. 

Ancora da capire se questo finanziamento avverrà spostando i fondi del Ponte dei Congressi su quello di Traiano - tra l’altro risparmiando una quarantina buona di milioni di euro su quanto già stanziato più la restante parte ancora da finanziare per un totale di quasi 90 milioni - oppure, ipotesi tutt’altro che da scartare, con un nuovo finanziamento che copra i costi di entrambi i ponti

Da un punto di vista progettuale, poi, il progetto del Ponte di Traiano è già stato approvato in Conferenza dei Servizi: erano state avanzate, infatti, due prescrizioni. La prima, da parte dell’Ente Roma Natura che gestisce la Riserva naturale della Tenuta dei Massimi, che evidenziava come un pilone del Ponte ricadesse non nell’area vincolata ma in quella di rispetto. Prescrizione risolta spostando il pilone. E la seconda, da parte del Dipartimento Lavori pubblici del Comune, che chiedeva delle prove da sforzo in caso di rottura di uno dei cavi di tiraggio. Anche questa soddisfatta. Tutto questo, quindi, fa sì che il progetto del Ponte di Traiano sia a livello di definitivo e già approvato. Quindi, rispetto a quello dei Congressi, anni luce più avanti. Il Ponte dei Congressi, infatti, deve ancora superare la sua Conferenza dei Servizi visto che la prima progettazione era stata bocciata proprio dallo Stato ed era tornato sul tavolo di ingegneri e architetti.

A questo punto, superato lo scoglio più rilevante, anche in considerazione del tenore dei pareri del Campidoglio, tutti positivi con prescrizioni non particolarmente “pungenti” - basti, per tutti, quello del Dipartimento Mobilità che, dopo aver ribadito che il contributo del Comune sarà dato dall’acquisto dei nuovi treni per la Roma-Lido coperti con parte dei 45 milioni di euro del contributo costo di costruzione versati dalla Roma, si concentra sulla divisione della “rampa A”, sull’innesto in curva della “rampa Z” di uno degli svincoli della via del Mare - la necessità sarà quella di trovare la quadra fra le varie prescrizioni. 


La Conferenza dei Servizi che sta esaminando la “versione Raggi” del progetto Stadio della Roma tornerà a riunirsi, probabilmente, il prossimo martedì. La data, formalmente, non è ancora stata annunciata ma questo sembra l’intendimento degli uffici regionali. 
La giornata ha vissuto momenti di tensione, soprattutto in mattinata, quando è andato in scena uno scontro abbastanza acceso fra il Campidoglio da una parte e la Regione e lo Stato dall’altra. 
Tema del contendere, la mobilità pubblica. La Regione, calcolatrice alla mano, ha iniziato a fare i conti sulla capacità della Roma-Lido di trasportare i 20mila tifosi che il Comune ha indicato come la soglia minima da raggiungere. Solo che, appunto con il pallottoliere in mano, i treni che il Comune intende mettere sui binari non sono sufficienti. Insomma, conti sballati. Alla domanda: “come intendete pagare i 10 treni che mancano all’appello”, il Campidoglio avrebbe risposto chiamando in causa progetti di investimento dello Stato. Che, però, ha immediatamente chiarito che non se ne parla proprio: abbiamo già dato, in sostanza, con i 180 milioni di finanziamento per rifare la Roma-Lido. Milioni che la Regione ha tenuto a precisare che non saranno destinati a rafforzare solo il tratto utile allo Stadio ma che, al contrario, devono essere spesi per migliorare l’intera linea, da capolinea a capolinea. 
Un dibattito, questo, che è andato in scena anche davanti Cristina Grancio, la “pasionaria” consigliera comunale 5Stelle contraria al progetto e che, per la sua posizione, era stata prima espulsa dal gruppo grillino e poi reintegrata: “Le problematiche sono tante, in modo particolare sulla mobilità ma non solo, e quindi c’è bisogno di un aggiornamento. Comunque come la penso politicamente si sa, ora attendiamo”, ha detto uscendo dalla sede della Regione. Una presenza in Conferenza dei Servizi, quella della Grancio, che non sarebbe stata per nulla gradita ai “piani nobili” del gruppo capitolino 5Stelle.
Manca almeno una seduta per chiudere la Conferenza dei Servizi. Dalla Regione, l’assessore all’Urbanistica, Michele Civita, lascia trapelare un cauto ottimismo: “penso che il lavoro di oggi con un’altra seduta abbastanza lunga riuscirà a definire i vari aspetti e armonizzare i vari pareri. La parte più delicata riguarda soprattutto la viabilità privata e il trasporto pubblico che sono a servizio di tutti i cittadini del quadrante”. 
Ora che si avvicina il via libera finale, c’è la corsa ai galloni di paternità: “siamo soddisfatti dell'importante lavoro fatto in Campidoglio in questi mesi e ringrazio gli uffici”, afferma l’assessore all’Urbanistica del Comune, Luca Montuori


Il valore generale delle opere pubbliche previsto nella “versione Raggi” del progetto Stadio della Roma trova una sua nuova quantificazione dopo l’arrivo del parere del Dipartimento Lavori pubblici che ha applicato anche i ribassi medi “per lavori consimili”.
In totale, la Roma spenderà 143 milioni di euro per queste opere pubbliche: 63 milioni e mezzo, il 44,5%, per quelle definite come “opere a standard”, vale a dire quelle opere, pagate dal costruttore, e che sono obbligatorie per legge come le fogne, le strade, l’illuminazione.
Nello specifico, si tratterà di quasi 41 milioni per i parcheggi a raso e tutta la viabilità interna al futuro complesso di Tor di Valle. Poco più di 12 milioni e mezzo andranno a finanziare il parcheggio multipiano chiamato “par02”. Il gran cavallo di battaglia dell’ex assessore all’Urbanistica della Giunta Raggi, Paolo Berdini, e cioè le idrovore, costeranno qualche migliaio di euro in più di 7 milioni. Soldi che non daranno diritto ad avere in cambio compensazioni. A chiudere il conto, altri 3 milioni per pagare il cosiddetto asse di collegamento interno che, con il ripristino del Ponte di Traiano, probabilmente sconterà un aumento dell’investimento.
E veniamo alle spese che ricevono in cambio cubature a compensazione. Sono poco meno di 79 milioni e mezzo di euro, il 55,5% del costo totale e serviranno a pagare la riunificazione e messa in sicurezza della via del Mare e via Ostiense, per 46 milioni in totale. 
Su questo intervento lo stesso Dipartimento Lavori pubblici ha inserito una prescrizione piuttosto importante: “nel tratto in cui la via del Mare e la Ostiense si biforcano, a cavallo dell’intersezione con il viadotto della Magliana e fino al loro successivo riallineamento, per una lunghezza di 900 metri circa, l’unificazione deve essere concepita realmente in modo da consentire la realizzazione delle rampe di collegamento con il viadotto della Magliana stesso”.
Sette milioni serviranno per la nuova stazione di Tor di Valle del trenino Roma-Lido di Ostia; qualcosa in meno di 10 milioni per  il ponte ciclo-pedonale che connetterà la stazione Fs di Magliana sulla linea Orte-Fiumicino con l’area “curva nord” dello Stadio. Quasi due milioni e mezzo il costo della videosorveglianza e un milione e 735mila euro i due pontili di attracco sul Tevere, elemento, per altro, fondamentale anche in sede di costruzione come punto di scarico dei materiali di cantiere. Infine, l’opera forse più attesa e quella più importante tanto che sarà la prima, la messa in sicurezza del Fosso del Vallerano costerà 12 milioni e 300 mila euro.

Intanto inizia a fare capolino il problema della stesura della Convenzione urbanistica, cioè il “contratto” che regolerà i rapporti fra i proponenti e il Campidoglio e che conterrà anche l’esatta calendarizzazione e scaletta delle priorità degli interventi pubblici e privati. Il parere della Direzione edilizia dell’assessorato all’Urbanistica inizia, infatti, a dettare le prime linee guida per la stesura della Convenzione: una competenza della Conferenza dei Servizi che redigerà il testo da far approvare dal Consiglio comunale per diventare efficace. In primo luogo: la manutenzione di tutte le opere pubbliche sarà fissata per un “periodo non inferiore a tre anni dalla data del collaudo”. Ancora: i treni della Roma-Lido previsti dalla delibera Raggi dovranno essere disponibili il giorno dell’inaugurazione dello Stadio. Infine: nella Convenzione dovrà essere indicato il criterio di stima con cui verrà determinato l’ammontare nel tempo della penale che la Roma dovrà corrispondere al Comune qualora venisse sciolto il vincolo trentennale di proprietà Stadio/Società. 





giovedì 31 marzo 2016

STADIO AS ROMA; DOSSIER (QUASI) PRONTO PER LA CONSEGNA IN COMUNE

Si ricorda che la consegna dovrà avvenire entro l'8 aprile per permetterci di fare l'ultimo check finale della documentazione prima della consegna al Comune”. Firmato: Parsitalia
Con questa email, datata poco prima di Pasqua, indirizzata a tutti i progettisti che stanno lavorando alle diverse parti dell’opera, si chiude il cerchio intorno al progetto dello Stadio della Roma a Tor di Valle


Lavori che vanno avanti, dunque, in un silenzio mediatico interrotto, ieri, dal feroce botta e risposta fra l’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, e il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti.
Entro il prossimo 8 aprile, dunque, tutti i progettisti devono consegnare alla società australiana Lend Lease, coordinatrice del lavoro, i progetti finiti. 
Dopo di che, la stima è che ci vogliano da un minimo di 15 a un massimo di una trentina di giorni affinché tutto il plico sia composto per essere presentato, finalmente, in Campidoglio.
Da lì, dopo l’esame preliminare delle carte in Campidoglio - ci vorrà circa un mese - il dossier dovrebbe transitare in Regione per la seconda metà di giugno, a nuovo Sindaco già eletto. Dopo di che, alla Regione serviranno un paio di settimane per convocare la benedetta Conferenza di Servizi che, quindi, potrebbe aprirsi per fra fine giugno e inizio luglio e concludersi, se non ci sono intoppi, per la fine di dicembre 2016. A quel punto, firmata la Convenzione Urbanistica - il contratto fra il Comune e i proponenti - potranno iniziare i primi lavori di demolizione del vecchio ippodromo. Politica permettendo.



E, come anticipato da Il Tempo, per questo Mauro Baldissoni, direttore generale della As Roma, e Italo Zanzi sono volati a Boston da Pallotta ieri mattina. Previste una serie di riunioni proprio sul tema Stadio che dovrebbero tenere il duo Zanzi e Baldissoni negli Stati Uniti fino a sabato con l’obiettivo di rientrare in tempo a Roma per poter assistere al derby con la Lazio in programma domenica pomeriggio all’Olimpico. 
Vicenda Stadio, poi, che si arricchisce di un nuovo capitolo di polemiche. Ad aprire il fuoco è stato l’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, che, durante la conferenza stampa alla sede della Stampa Estera per presentare il suo libro in uscita, ha sparato ad alzo zero contro il premier, Matteo Renzi, e il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti. Dice Marino: “La costruzione dello stadio della Roma è importante non solo per i tifosi, ma anche per la ricaduta economica di circa un miliardo e mezzo di euro che avrebbe. Il governo e il presidente della Regione Zingaretti hanno rallentato la costruzione e forse vogliono fermarla. Avremmo portato a Roma ricchezza culturale, sportiva ed economica. Il governo Renzi ha voluto interrompere questo percorso”. Aggiungendo, in riferimento ai diversi candidati Sindaco in corsa: “Leggo nel presente molta confusione sull'argomento e nessuno che abbia preso una decisione netta da una parte o dall'altra. Io mi auguro che prevalga l'interesse della città. Non c'è però la determinazione nel proseguire il progetto. Il futuro sindaco spero possa portarlo a termine”.


A stretto giro e certo non con l’abituale sorriso, a Marino risponde per le rime Zingaretti: “Io non ho letto il libro. Ho letto dello stadio della Roma e voglio chiarire che la Regione è ancora in attesa del progetto dello stadio”. Questo, ha aggiunto il Governatore, “perché lo stesso Comune inviando i documenti con i pareri sui progetti depositati scrisse esplicitamente che anche l'assenza di un parere positivo avrebbe compromesso l'interesse pubblico dello stadio e i dipartimenti inviarono alla Regione tutti pareri negativi sui documenti che avevano. E quindi siamo in attesa del progetto dello stadio”. Dopo di che, giù durissimo: “Io non sono abituato a dire dei sì o dei no in assenza di progetti - ha concluso Zingaretti - ed è stravagante che si possa teorizzare il contrario”.


Altra coda polemica, poi, in un secondo botta e risposta fra due dei candidati Sindaco, Virginia Raggi, dei 5Stelle, e Francesco Storace, La Destra. 

Dice la Raggi a RaiNews24, riferendosi alle Olimpiadi ma dopo aver già espresso la sua contrarietà anche allo Stadio di Tor di Valle: “Non si può pensare a futuri stadi del nuoto o di atletica o villaggi olimpici a Tor Vergata su cui sappiamo gli interessi di chi ci sono, noi dobbiamo pensare al quotidiano, perché da qui al 2024 i romani sono morti: sono morti di traffico, di sporcizia, di incuria”. 
Secca la replica di Storace, che invece sullo Stadio si è dichiarato favorevole senza se e senza ma: “Da Virginia Raggi viene esposto il programma del partito del no. Quando i media - a partire da Rai e Mediaset - lo consentiranno toccherà a chi punta sull'economia di una città che ha diritto a crescere. Olimpiadi, stadio, metro sono opere necessarie allo sviluppo”.