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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 6 agosto 2020

METRO A SINGHIOZZO: PERSI 17 GIORNI DA INIZIO ANNO




Prosegue inarrestabile il servizio a singhiozzo che Atac fornisce all’utenza: l’Azienda sarà anche salva, per parafrasare la propaganda grillina, ma in strada i mezzi non passano.
Ieri mattina, per il secondo giorno consecutivo, è rimasta chiusa la ferrovia Roma-Lido di Ostia fra Piramide e Acilia. Il motivo, in questo caso, è il rogo nell’area di Tor di Valle ma le scene sulle vetture sostitutive, al netto del mancato rispetto delle misure anti Covid, sono da paese del Quarto mondo.
La mattinata si era aperta con la chiusura in uscita della stazione Vittorio Emanuele della linea A della metro. E capita che Atac si perda i bus: alle 11.47 l’Azienda non era in grado di fornire i tempi di arrivo del 77 in direzione Piramide. In questi giorni, poi, il servizio di superficie viene svolto con una media della metà dei bus che erano disponibili prima della quarantena e, nonostante questo, capita ancora che Atac non riesca a garantire che sulle linee certificate come idonee per il trasporto disabili non vi siano bus con ostacoli: è successo ancora ieri, sulla linea 90, dove a mezzogiorno e mezzo girava la vettura 5271 non accessibile ai portatori di handicap.
Nei giorni scorsi, poi, si sono registrati guasti alla Metro B e alla C: due volte ciascuna il 2 agosto con rallentamenti e circolazione interrotta.
Fra circolazione interrotta, stazioni chiuse, rallentamenti da inizio anno Atac ha fatto perdere ai romani (almeno) 17 giorni, cioè un abbondante 8% del servizio che l’Azienda avrebbe dovuto fornire.
I dati provengono dall’account twitter ufficiale di Atac, @infoatac, che di norma avvisa con i cinguettii quando una linea si ferma o rallenta o chiude.
L’analisi nel dettaglio dimostra come la più tartassata sia la linea A: da inizio gennaio a fine luglio, sono stati persi 5 giorni e 23 ore in chiusure, e 2 giorni e 1 ora in rallentamenti. A volte si tratta di cose di pochi minuti ma altre volte sono stazioni che chiudono per ore o interruzioni lunghe delle linee per soccorrere passeggeri, guasti tecnici (tipologia di motivazione abusatissima da Atac senza che mai si sappia quale guasto fosse), scioperi, intervento delle forze dell’ordine. 
A seguire come linea tartassata c’è la C, che, per inciso, è la linea più nuova fra le tre e con i treni a guida automatica. Nei primi sette mesi del 2020 in totale si sono persi più di otto giorni di servizio: 4 con blocchi e sospensioni della circolazione e 4 con i rallentamenti. 
Paradossalmente, quindi, la migliore per prestazioni risulta la linea più vecchia di Roma, la B: qui si è perso un totale di un giorno e pochi minuti in termini di chiusure e nemmeno uno completo come rallentamenti che si verificano sì di frequente ma sono spesso di pochi minuti di durata. I bilanci staranno anche a posto, come sostengono i grillini, ma la gente non si sposta sopra i libri contabili.   

martedì 28 luglio 2020

STOP ALLA METRO UN GIORNO SU SEI



Giornata di passione infernale per le metropolitane capitoline: prima, intorno alle nove di mattina, si blocca la stazione Termini della B con forti rallentamenti dell’intera linea, poi si replica, intorno alle tre del pomeriggio, ma sulla C.
Nel giorno in cui la Raggi annuncia la conclusione dei carotaggi per la stazione Venezia, Atac regala ai romani una delle sue migliori performance sulle sotterranee. 
Partiamo dalla linea B: alle 9.24 Atac twitta su Termini: “causa guasto tecnico circolazione rallentata sull’intera linea”. Rallentamenti che proseguono fino a quasi le 11 di mattina quando finalmente l’Azienda annuncia il ripristino della regolare circolazione.  
Stessa criptica causa: il guasto tecnico - a richiesta Atac non ha saputo né voluto specificare di quale guasto si è trattato - si ripresenta intorno alle tre del pomeriggio sulla linea C. Stavolta però niente “semplici” rallentamenti. La terza linea metro di Roma si ferma del tutto in entrambi i sensi di marcia. Lo stop totale dura tre quarti d’ora. Verso le 15.45 Atac cinguetta la riattivazione del servizio nelle tratte fra San Giovanni e Mirti e fra Giardinetti e Pantano. Ma, per ancora un’altra ora e mezza, servono le famigerate navette sostitutive per la tratta centrale fra Giardinetti e San Giovanni. Solo alle sei del pomeriggio la circolazione è ripresa sull’intera linea anche se, ancora per un po’, si sono registrati ritardi e disagi per gli utenti.
Utilizzando l’account ufficiale dell’azienda, @infoatac, viene fuori un quadro desolante: almeno una volta a settimana si verifica qualche problema sulle linee metro.
Limitando l’analisi alla sola linea A, da inizio anno si sono registrare ben 32 chiusure di stazioni - una ogni sei giorni e spicci - e, fra quelle totali e quelle parziali, ben 14 sospensioni della linea. Ovviamente, in molti casi si tratta di chiusure e sospensioni che durano solo alcuni minuti che, però, specie nell’ora di punta, possono rappresentare un enorme problema per l’utenza: non solo lì per lì i convogli non passano o saltano una fermata ma quando il servizio torna regolare si sono accumulate code infinite. 
La dizione “guasto tecnico” tanto cara ad Atac che non fornisce mai spiegazioni esaurienti alla faccia della trasparenza, è stata utilizzata quattro volte per chiusura totale della linea, cinque per la chiusura solo di alcune tratte (Battistini-Ottaviano, Battistini-Termini, Anagnina-Cinecittà) e ben 10 volte per giustificare la chiusura di una stazione.
C’è la top ten delle stazioni chiuse: vince la medaglia di peggior stazione della linea A la fermata Furio Camillo che ha subito sette chiusure nel 2020 (9 nel 2019 e 18 nel 2017). Argento per Re Di Roma che in questo anno è rimasta chiusa sei volte. Terza sul podio, Repubblica che, dopo la lunghissima chiusura dovuta alle scale mobili rotte, in quest’anno è già stata chiusa 5 volte. Ultima testimonianza della solerte trasparenza di Atac: venti volte l’azienda ha chiuso stazioni metro nel 2020 con la generica motivazione di “guasto agli impianti di stazione”. 


giovedì 23 gennaio 2020

BOLOGNA, POLICLINICO E CASTRO PRETORIO, STAZIONI OFF LIMITS


L’odissea scale mobili che da almeno un paio d’anni “allieta” i trasbordi metro di romani e turisti potrebbe subire in questo 2020 una splendida nuova stagione di disagi e caos. Piramide, Castro Pretorio, Policlinico, Bologna, Tiburtina F.S., Quintiliani, Monti Tiburtini, Pietralata, Santa Maria del Soccorso, Rebibbia: in tutte queste fermate nel 2020 vanno cambiate le scale mobili, gli ascensori e i tapis roulant. 
La legge prescrive due revisioni, la prima a dieci anni, la seconda, molto approfondita, a venti e, a trent’anni di età, le scale mobili vanno in pensione e devono essere completamente sostituite
Quello che sta accadendo ora sulla metro A - Battistini, Cornelia, Baldo degli Ubaldi, Valle Aurelia e Cipro - è la revisione ventennale. Che il sindaco Raggi parli di “operazioni che prima non erano mai state effettuate” e di “scale mobili della metropolitana abbandonate da 20 anni” suona decisamente ilare: la revisione ventennale è la prima nella vita ventennale di queste 5 stazioni. 
Sulla B sono in totale 22 le scale mobili, altrettanti gli ascensori e 4 i tapis roulant da sostituire. Il Campidoglio - in questo caso la manutenzione straordinaria spetta direttamente al Comune - ha incaricato Atac di essere stazione appaltante ed è stata fatta una gara vinta dalla Schindler
Inizialmente, l’investimento messo a bando era di quasi 11 milioni e mezzo di euro e la Schinlder ha vinto con un ribasso economico di poco superiore al 4% facendo, quindi, scendere il valore globale della fornitura a 9,2 milioni di euro.
Di questi, quasi 7 milioni e mezzo serviranno alla fornitura delle 22 scale, 22 ascensori e 4 tapis roulant; 800 mila euro per pagare lo smantellamento dei vecchi; 165mila per pagare la progettazione; 153 mila per la opere civili e, infine, 632mila euro per gli oneri per la sicurezza.
In totale l’appalto avrà una durata di 706 giorni, quindi quasi 2 anni e sarà suddiviso in lotti, definiti come “contratti applicativi”. 
Il primo lotto a che vedrà gli operai lavorare su scale mobili e ascensori è quello di Bologna, 4 scale su 8; Policlinico, 2 scale su 4; e Castro Pretorio, 3 scale su 4. Viste le condizioni di operatività, quindi, la lungimiranza capitolina rischia di lasciare solo in uscita queste tre stazioni visto che sono tutte e tre profonde. 
Le altre, invece, piano piano che arrivano a scadenza dovranno fermarsi. In questo caso, però, la scarsa profondità delle stazioni non dovrebbe avere effetti diretti sul loro funzionamento: i problemi li avranno le persone con ridotta mobilità. E quindi, in questo caso, a fermarsi progressivamente per raggiunta scadenza saranno prima gli impianti di Piramide che vanno a scadenza il 25 giugno e il 3 luglio; poi, il 25 novembre, scadranno quelli di Tiburtina. E il 28 novembre tutti gli altri. Insomma, la solita programmazione del Comune a 5Stelle. 

mercoledì 13 novembre 2019

DISASTRO METRO: CHIUDE SPAGNA, MANZONI A SINGHIOZZO; PIOVE A VALLE AURELIA. E POI I FLAMBUS: GIÀ 26


Chiude Spagna, Barberini non si sa quando e come riaprirà, piove dentro la stazione Valle Aurelia, Baldo degli Ubaldi la rivedremo forse a gennaio, Manzoni fa le bizze: la metropolitana è diventata la nuova nemesi, dopo i rifiuti, della Giunta Raggi.
Ieri pomeriggio si rompe un treno a Cornelia: saltano i freni. Evacuazione delle carrozze che, poi, vanno portate al deposito. Il quale è ad Anagnina. Praticamente, un treno “sfrenato” invece di poter arrivare alla stazione successiva, Battistini, che è capolinea, è costretto a essere rimorchiato per oltre 15 chilometri fino al deposito che sta, appunto, ad Anagnina. Cammina, cammina quando il convoglio arriva a Spagna i freni si piantano un’altra volta, sollevano un denso fumo acre e scatta l’allarme antincendio. Tutti fuori, stazione chiusa per quasi un’oretta. Per la cronaca, le denunce degli utenti sulla rete testimoniano del fumo anche a Lepanto dove, però, l’antincendio non è scattato. Né è scattato in nessuna delle fermate successive creando, ovviamente, il dubbio sulla sensibilità dei sensori: troppo a Spagna o poco nelle altre?
Capitolo stazione di Valle Aurelia: “scale mobili rotte, ascensori fermi da mesi e oggi (ieri, ndr) scende acqua dalle plafoniere direttamente sulla banchina di acceso ai treni. È proprio il caso di dire che l’amministrazione 5stelle fa acqua da tutte le parti”, denuncia Daniele Giannini, consigliere regionale della Lega. Gli fa eco Angelo Belli, coordinatore Lega nel Municipio XIII: “Sono passati solo 15 giorni dal termine dei lavori di manutenzione e di collaudo di questa fermata, gli ascensori sono ancora tutti rotti da luglio scorso e una scala mobile non funziona. Dopo la chiusura della fermata Baldo degli Ubaldi, che sta creando notevoli disagi, ci aspettavamo una manutenzione seria, non approssimativa”.
Il sito aziendale ieri riportava un “90%” di impianti funzionanti, fra ascensori, montascale e scale mobili. Poi, però, spulciando meglio viene fuori che 12 stazioni della linea A su 27, il 45%, lamenta qualche problema agli impianti, una le scale mobili, una gli ascensori o i montascale, qualcuna con più di un sistema fuori servizio. Anche sulla B sono 12 su 26 (46%) le stazioni con problemi agli impianti. Un filino meglio sulla linea C: 6 stazioni su 22 (27%) con qualche disservizio.
Capitolo Manzoni: negli ultimi giorni la stazione chiude con una certa frequenza. Prima il 20 agosto, poi il 23 settembre, di nuovo il 19 ottobre poi si ferma il 4, l’8, il 10 e l’11 novembre. Stando ad Atac la colpa è del maltempo: quando piove si allaga un locale tecnico di servizio da cui poi l’acqua cola sotto, invadendo le fosse delle scale mobili. Ovviamente, più è intenso il fenomeno meteorologico più la chiusura è lunga. Praticamente, i tecnici Atac, nonostante l’apposizione di paratie, finiscono per dover asciugare le scale mobili e, come accaduto il 4 novembre, anche ripristinare i servizi elettrici nella stazione. 
Da ultimo, per non farsi mancar nulla, ieri all’alba una vettura del 2013 in servizio sulla linea notturna N8 ha preso fuoco. Il bus, che era vuoto e in rientro al deposito, è andato completamente distrutto. Il conto aggiornato dei flambus del 2019 recita 26 vetture in fiamme di cui 13 distrutte.


venerdì 8 novembre 2019

ANCORA CAOS SUI TRASPORTI CAPITOLINI


Guasto tecnico” è stata la dicitura che, su twitter, ha dominato, ieri, nel corso dell’intera giornata, le comunicazioni ufficiali di Atac: metro B, metro C, Roma-Lido. Treni rotti e stazioni chiuse: un mercoledì di passione per gli utenti del trasporto pubblico. 
Si parte con la stazione San Giovanni preda dell’ormai abituale caos dovuto al pessimo sistema di scambio fra la linea A e la C: gente ammassata nel tentativo di cambiare convogli. Il problema di San Giovanni è oramai quotidiano e sarà destinato a durare fino a che non si concluderanno i lavori per la connessione diretta fra le due linee mentre oggi gli utenti sono obbligati a “uscire” da una linea e “entrare” nell’altra risalendo di fatto praticamente in strada.
Sofferenza sulla linea C: prima “circolazione rallentata causa guasto tecnico” alla stazione di Teano, poi altro guasto tecnico e chiude la stazione Giardinetti.
Cambiando linea, non cambiano i guasti tecnici: stavolta tocca alla stazione Policlinico chiudere i battenti per oltre 3 ore. Tra l’altro, a complicare ancor di più la situazione, ci si mette anche Ferrovie dello Stato con un altro guasto tecnico a Roma Tiburtina che alle 7.30 di mattina per quasi 4 ore manda in tilt la circolazione dell’intero nodo di Roma.
Treno guasto. Si prega di scendere”: è l’annuncio che, alle 8.30 di mattina, ha “allietato” la giornata degli utenti della Roma-Lido di Ostia. Già quel treno era stato “rimodulato” ovvero spostato: doveva essere quello delle 8, poi spostato alle 8.08, poi alle 8.11, quindi alle 8.14 fino a che, a Casal Bernocchi, la resa: tutti a terra. Gente che scende, banchine che si riempiono all’inverosimile e tante male parole all’indirizzo della Regione, del Campidoglio e di Atac. Atac che ufficialmente non riporta alcun disservizio, quasi a ultima beffa per migliaia di persone. 
La quotidianità dell’eccellente servizio reso da Atac ai romani è esemplificata in modo plastico dalle scale mobili: 12 stazioni su 27 della linea A contano impianti fermi, in termini percentuali è il 44% delle stazioni con problemi. Sulla linea B la percentuale di stazioni con problemi a scale mobili o ascensori o montascale si ferma “solo”, si fa per dire, al 38%: 10 stazioni su 26 hanno qualche impianto fermo. Che sulla nuovissima linea C, dopo 5 anni dall’apertura, sia il 27% delle stazioni a contare qualche impianto fermo (6 stazioni su 22) è ancora da capire se sia una notizia positiva (sono poche) o negativa (sono stazioni nuove).

martedì 1 ottobre 2019

ARCHEOLOGIA: ALTRI DUE SCHELETRI SOTTO PIRAMIDE


Il sottosuolo di Roma continua a riservare nuove scoperte: dopo lo scheletro rinvenuto lo scorso 20 settembre, ieri altre due tombe emergono da sotto l’asfalto davanti all’uscita della metro B Piramide. Lo scavo archeologico fa parte di un cantiere di Acea per il rinnovamento dell’illuminazione della piazza e ha una lunghezza di 6 per una profondità di 1,70 metri, e sarà ultimato nei prossimi giorni. 
Le prime analisi sullo scheletro del 20 settembre, sembrano attestare che si trattasse di un maschio adulto di età compresa fra i 30 e i 40 anni. Ieri, invece, le ossa rinvenute sono della sepoltura di una donna e di un bambino, non lontani dalla prima tomba. L’intera area è nota da molto tempo agli studiosi come la necropoli Ostiense, sorta nel I secolo a.C. ai lati della via consolare e sopravvissuta per molti secoli: già lo scorso anno, in occasione di lavori per il rinnovo dei binari del tram 3 su via Marmorata erano emersi reperti archeologici comprese alcune tombe, tessere di mosaico di un pavimento, parti di intonaco ad affresco, un pezzo di muraglione di età imperiale, magazzini di granaglie del porto, depositi di anfore, pezzi di opus reticulatum il tutto pochissimi centimetri sotto l’asfalto.
Per i ritrovamenti di ieri, le prime analisi indicano che la donna fosse di giovane età, fra i 20 e i 30 anni, e da alcune calcificazioni del bacino gli archeologi sono convinti che avesse partorito poco prima del decesso e forse anche a causa di esso. La presenza di numerosi chiodi rinvenuti nella sepoltura porta a ipotizzare che la inumazione sia avvenuta in una cassa, il cui legno è deperito nel corso dei secoli: il fanciullo era deposto all’altezza dell’anca della donna. 
Tutte e tre le sepolture - quella del 20 settembre e quelle di ieri - sono prive di corredo e sono tombe molto povere senza neanche traccia di quelle tegole di copertura proprie delle sepolture di persone di bassa condizione sociale. Secondo gli archeologi queste tombe sono di età tardo antica, probabilmente fra il IV e il V secolo dopo Cristo e lo stato di conservazione è molto compromesso da precedenti lavori per i sotto servizi (acqua, elettricità). Stando alla nota diffusa dalla Soprintendenza statale, nei prossimi mesi verranno effettuate indagini scientifiche e antropologiche sugli scheletri per ottenere ulteriori informazioni sui defunti sepolti: ad esempio, se le tre tombe possono appartenere a membri di una stessa famiglia.





sabato 14 settembre 2019

METRO, TRAPPOLA NEL TUNNEL: TUTTI A PIEDI


Uno dei giorni più neri per il trasporto pubblico romano. Forse il più nero dopo quel 24 ottobre dello scorso anno quando la scala mobile di Repubblica crollò per mancata manutenzione sotto i piedi di una quarantina di russi, tifosi della CSKA Mosca, in visita a Roma per la partita di Champions all’Olimpico contro i giallorossi di Di Francesco. Si parte con Termini al buio. Prima mattina, orario di punta: per un paio d’ore la fermata Termini rimane servita solo dalle luci di sicurezza con scale mobili ferme. Nemmeno finita l’emergenza di Termini che, dopo poco, cade l’alimentazione elettrica sulla linea B con interruzione del collegamento fra Basilica San Paolo e Castro Pretorio. Treni fermi e passeggeri a piedi in galleria.  
Le immagini girate dagli utenti raccontano di gente costretta a scendere dai treni fermi dentro le gallerie e ad incolonnarsi più o meno al buio per dirigersi verso la stazione più vicina. Per un passeggero disabile è stato necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco che hanno dovuto trasportarlo dall’interno della galleria fino alla banchina della fermata Cavour. Per ragioni di sicurezza, insieme ai pompieri era presente anche un equipaggio del 118. 
Comunicazioni ufficiali da Atac non ne arrivano, nonostante le richieste. Unico canale di informazioni, l’account twitter dell’azienda, @infoatac, che racconta già di rallentamenti alle 10.18: “intervento tecnico in linea. Circolazione rallentata”. Alle 10.37 il primo tweet dell’azienda: “MetroB: interruzione tratta Basilica San Paolo-Castro Pretorio. Istituito servizio navetta. Restano attive tratte Laurentina Basilica San Paolo e Castro Pretorio- Rebibbia/Ionio”.
E la situazione è rimasta ferma al buio totale fino quasi alle 2 del pomeriggio quando Atac comunica che sulla “metro B il servizio è ripristinato su intera tratta con residui ritardi”.
Spiegano dall’azienda che si è trattato di un problema di alimentazione elettrica che è saltata. Il sistema di sicurezza ha consentito a tutti i treni tranne uno di giungere nelle stazioni più vicine per poter far scendere i passeggeri sulle banchine. Stando ai calcoli dei conducenti, il tragitto fra Castro Pretorio e Basilica San Paolo dovrebbe essere normalmente svolto in 12-15 minuti. Questo significa che al momento del guasto i treni in circolazione sulla tratta al buio potevano essere 3 o 4. Solo un convoglio, fra le stazioni di Termini e di Cavour, sarebbe rimasto effettivamente bloccato dentro la galleria costringendo i passeggeri alla camminata sul piccolo marciapiede di emergenza.
La giornata di ieri segue un periodo totalmente nero per il trasporto pubblico romano: l’inchiesta della magistratura sulla vicenda scale mobili con gli arresti della giornata di giovedì getta una luce sinistra sull’intero sistema appalti di Atac, sui mancati controlli e sulla sicurezza dei passeggeri. Problemi che si sono manifestati già nel 2017, proseguendo per tutto il 2018 fino all’incidente di Repubblica e, poi, alle chiusure natalizie a singhiozzo di Barberini e Spagna diventate poi lungodegenti con Barberini ancora chiusa da fine marzo. Né i dati sul servizio reso da Atac lasciano ben sperare per il futuro: la perdita di chilometri si aggrava di anno in anno, così come la moria di vetture. E i 227 nuovi bus turchi in consegna (170 già sulle strade) possono riuscire appena appena a riportare la flotta ai livelli del 2016, sempre che si arresti l’emorragia dei veicoli esistenti. Infine, grazie ai colpevoli ritardi dell’Amministrazione grillina nel decidere sul futuro della linea C dopo Colosseo, rischiamo di perdere le due talpe che stanno scavando le gallerie con un enorme aggravio dei costi (un’ottantina di milioni di euro per comprarne di nuove) e un rallentamento biblico dei tempi. E mentre il sindaco, Virginia Raggi, fra un selfie e l’altro con i bus nuovi dedica in pochi giorni ben 8 tweet alle 3 macchinette mangiaplasica, né lei né l’assessore alla Mobilità, Linda Meleo, hanno dedicato un solo momento social a tutti questi eventi negativi: se non se ne parla, il problema non esiste. 


venerdì 13 settembre 2019

SCALE MOBILI, DISSERVIZI CONTINUI


La riapertura di Spagna prima (7 maggio, dopo 44 giorni di chiusura) e di Repubblica poi (25 giugno, 243 giorni di chiusura) aveva rimosso dall’occhio del ciclone mediatico la vicenda scale mobili. Certo, c’è ancora Barberini persa nel limbo che perdura dal 23 marzo scorso (173 giorni): forse riapre per ottobre, forse novembre, forse chissà. Le notizie dalla trasparentissima Atac se arrivano, arrivano quando ci sono audizioni di funzionari in qualche Commissione. Ma, anche se il clamore mediatico dei mesi caldi della “tav cittadina” si è spento, non è che la situazione scale mobili andasse poi bene. Quotidianamente, il sito aziendale di Atac riporta guasti e disservizi (e nemmeno sempre tutti segnalati). Ieri, 11 stazioni della linea A registravano scale ferme, monacale fuori servizio, ascensori rotti. Cinecittà, Numidio Quadrato, Colli Albani, Spagna, Lepanto, Ottaviano con i monacale fermi; Ponte Lungo, Spagna, Cipro e Valle Aurelia ascensori bloccati; Cornelia scale mobili offline.
Metro B e B1, 10 stazioni: Monti Tiburtini, Policlinico, Marconi, Eur Fermi, Eur Palasport ascensori fermi ai piani; poi due nodi di scambio con le ferrovie come Stazione Tiburtina e Piramide con le scale mobili fuori servizio come a Magliana e Laurentina. Infine, Cavour col monacale rotto.
Per Metro C, solo tre stazioni con problemi: scale mobili bloccate a Grotte Celoni e ascensori fermi a Torre Gaia e Parco di Centocelle. 
Da ultimo, tre stazioni con disservizi sulla Roma-Lido di Ostia: scala mobile ferma a Casal Bernocchi come pure gli ascensori. E sempre gli ascensori bloccati a Ostia Antica e Castel Fusano. 
E il quadro è più meno costante - o anche peggiore nei numeri - praticamente tutti i giorni. La rincorsa di Atac a mettere una pezza a colori alla gara d’appalto incriminata - quella vinta da Metro Scarl con un ribasso di quasi il 50%, appaltata da questo management Atac nominato dall’Amministrazione Raggi - avrà un costo totale di oltre 8 milioni e mezzo, fra interventi d’urgenza sulle scale delle fermate centrali della A (Otis, 1,2 milioni) e nuova società per la manutenzione ordinaria (Schindler, 7,3 milioni). 

lunedì 9 settembre 2019

DA OGGI METRO B A MEZZO SERVIZIO



Si apre un periodo nuovamente di fuoco per il trasporto pubblico. La metro B, da questa sera, chiuderà prima per consentire una serie di lavori nella fermata Colosseo necessari a creare il corridoio di collegamento con la futura stazione della linea C
Il servizio sulla B sarà riprogrammato in 3 fasi: la prima (9 settembre-7 dicembre) prevede per la tratta Castro-Pretorio/Laurentina l’ultima partenza dai capilinea alle 21.00 e poi bus sostituitivi. Per la Castro Pretorio/Rebibbia e Castro Pretorio/Ionio servizio normale. Inoltre, nei fine settimana del 21 e 22 e 28-29 settembre, 12 e 13; 26 e 27 ottobre, sempre sulla Castro Pretorio/Laurientina, servizio interrotto per gli interi weeekend con le abituali sostituzioni con bus di superficie. Gli orari di servizio restano comunque invariati: dalla domenica al giovedì 5.30-23.30 e venerdì e sabato dalle 5.30 all’una e mezza di notte. Da evidenziare che nei fine settimana di chiusura totale della B, i bus seguiranno percorsi alternativi vista la pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali.
La seconda fase scatterà a febbraio 2020 e la terza a giugno 2021. Sul sito dell’Atac (https://www.atac.roma.it/page.asp?r=17034&p=159), nella sezione dedicata alla riprogrammazione per i lavori, è possibile trovare tutti i dettagli e le possibili alternative di percorso.
E dopo il tragico incidente del maggio scorso quando una donna di 33 anni cadde sui binari di Lepanto e, non riuscendo a risalire, rimase uccisa dal treno nel frattempo sopraggiunto, analogo episodio ieri a Termini, fortunatamente con conseguenza molto meno gravi: una donna inglese è rimasta incastrata con la gamba fra treno e banchina causando l’ovvio blocco della circolazione per un’ora circa fra San Giovanni e Ottaviano per consentire le operazioni di salvataggio da parte dei Vigili del Fuoco.
Foto: A. Parboni - 8/9/19, ore 15.45 - vi Flaminia, 999 fronte rimessa Grottarossa
Nel caos ci finisce anche il servizio di superficie di Atac. Dopo la diffusione dei dati sul servizio reso a maggio di quest’anno che segna un -15% abbondante su quanto invece l’Azienda da contratto di servizio avrebbe dovuto erogare e con un aumento di questo mancato servizio medio di oltre 1 milione di km/anno, nel mirino ci finiscono i nuovi bus, i “giovani turchi” provenienti dal caro acquisto fatto sulla piattaforma Consip direttamente dal Campidoglio, unico modo per tenere a galla Atac.
I bus turchi, prodotto dalla Industria Italiana Autobus di proprietà turca e prodotti sul Bosforo, della commessa sono 227. Ne sono arrivati più o meno un centinaio con il sindaco, Virginia Raggi, che li ha già presentati 5 volte per Roma, togliendone, ogni volta, una decina dal servizio per poter fare la passerella del momento. A questi, dalle rilevazioni elettroniche effettuate attraverso il sistema di monitoraggio, ne risulta mancante una media consistente, circa il 5% che, giornalmente, non risulta in servizio
Una possbile spiegazione: come dimostrano le foto scattate ieri pomeriggio a via Flaminia, proprio di fronte la rimessa Atac di Grottarossa, e le denunce di molti autisti Atac, queste vetture si rompono con grande facilità. Già dai primi giorni si sono susseguite spie accese, porte guaste, rotture dei motori. Atac minimizza e in Commissione Trasporti ha parlato di questi eventi usando l’espressione “mortalità infantile”. Resta il fatto che chiunque esca con una nuova vettura da un concessionario si augura di non vedere per molto tempo né carri attrezzi né officine. Ma, forse, questa normale aspettativa non vale per Atac. 

venerdì 9 agosto 2019

METRO, A NOVEMBRE RIAPRE BARBERINI. FORSE




Forse, per novembre, potrebbe riaprire la stazione metro Barberini, chiusa dal 21 marzo scorso a seguito dei problemi sulle scale mobili. 
L’annuncio sulla possibile riapertura, condito da mille condizionali, arriva da Atac, ascoltata in Commissione Trasparenza.
Di fronte alla Commissione presieduta dal Dem Marco Palumbo, il direttore Procurement, Legale e Affari generali di Atac, Franco Middei, ha spiegato: “Entro fine settembre partiranno gli interventi sulle prime due scale mobili, ed entro fine ottobre sulle altre due. Orientativamente la stazione Barberini potrà riaprire a novembre. La stazione è sotto sequestro e Atac, il 6 agosto, ha presentato istanza di dissequestro sulla base del cronoprogramma dei lavori presentato dalla ditta Otis sulle scale mobili. Aspettiamo di poter entrare per effettuare i lavori sulle 4 scale. I tempi che sono previsti da Otis per i lavori sono fine settembre per i lavori sulla prima coppia di scale, fine ottobre per la seconda coppia di scale. Quindi prevediamo appunto nelle prime settimane di novembre di avviare le verifiche necessarie sulle stesse e poi riaprire la stazione, perché la riapertura deve avvenire in sicurezza e senza ombre”.
Le scale mobili a Barberini sono 6 e sono fondamentali: non esistono scale fisse, quindi per l’accesso in stazione - che, per altro, è la seconda, dopo Spagna, per profondità scendendo a meno 30 metri sotto il piano strada - 4 scale mobili funzionanti sono il minimo standard di sicurezza.
Il caos scale mobili era iniziato a ottobre del 2017 quando, qualche ora prima della partita di Champions fra Roma e CSKA di Mosca, una trentina di tifosi russi era rimasta coinvolta nel crollo della scala a Repubblica, conteggiando svariati feriti. Stazione immediatamente sequestrata dai magistrati. Poi, gli stessi “sintomi” di Repubblica si erano registrati alle scale di Spagna e Barberini che, sotto le feste di Natale, vennero chiuse a singhiozzo. Un singhiozzo di apri e chiudi ben oltre il ridicolo nel più totale silenzio del sindaco di Roma, Virginia Raggi, e dell’assessore alla Mobilità, Linda Meleo. Alla fine, anche Barberini e Spagna vennero chiuse per sicurezza creando, per mesi, il treno alta velocità di Roma con salita a Termini e discesa a Flaminio. Caos generato dal meraviglioso appalto per la manutenzione delle scale mobili bandito da questo management di Atac (nominato da questa Giunta comunale) e da Atac assegnato con un ribasso che sfiorava il 50%. Caos dal quale con fatica e a carissimo prezzo si sta uscendo: scaricare e sostituire il vecchio appaltatore, trovare chi (Otis) nell’emergenza lavorasse per riaprire solo alcune scale mobili ci costa un totale di 8 milioni e 648mila euro. 7 milioni e spicci da dare alla Schindler come subentrante al vecchio appaltatore fino a giugno 2020 e un altro milioncino abbondante a Otis per rimettere in piedi 23 scale mobili nelle tre stazioni centrali della linea A.
Che, poi, nelle altre stazioni le cose non è che vadano bene:  ieri 27 fermate fra A, B, C, e Roma-Lido, lamentavano impianti fermi: 7 nella A, 11 nella B/B1, 5 nella C e 4 della ferrovia per Ostia. 
Atac centellina le riaperture: “Entro fine mese - dice sempre Middei - riaprirà anche l'altra scala mobile della stazione Repubblica. La quinta scala mobile della stazione metro A di piazza di Spagna è stata riaperta in questa settimana”.
E le opposizioni vanno a nozze. Bruno Astorre, senatore Pd, ironizza: “Atac comunica che la fermata metro Barberini aprirà forse a novembre. Ma non specifica di quale anno”; Davide Bordoni, capogruppo Forza Italia in Campidoglio: “Il Comune risarcisca gli imprenditori penalizzati attraverso una specifica delibera”; Francesco Figliomeni, Fratelli d’Italia, parla di “cittadini abbandonati. Nessuno degli assessori della giunta Raggi si è degnato di presentarsi in commissione”.
Infine, nota di colore: la rete non perdona. Non passa giorno senza che il sindaco Raggi pellegrini per la città presentando la prima tranche dei nuovi bus, i 227 comprati da Consip. Solo che gli utenti hanno notato come i bus usati per la presentazione siano sempre gli stessi: identici numeri di matricola. Un po’ come la leggenda degli aerei di Mussolini.

lunedì 5 agosto 2019

METRO C: SOLO IL MINISTTO PUÒ SVEGLIARE LE TALPE


Le due “talpe” che stanno scavando i tunnel della metro C sono arrivate entrambe ai Fori Imperiali, cioè alla futura stazione di scambio fra la C e la linea B di fronte al Colosseo. 
E si sono fermate. Dovranno arrivare a piazza Venezia e poi fermarsi in attesa che il Campidoglio decida davvero (con atti formali) cosa fare e quale percorso seguire: la revisione progettuale sempre annunciata ancora non è partita e, quindi, i tempi si allungano. 
E fra le prime carte sul tavolo del neoministro perle Infrastrutture, la Pd Paola De Micheli, ci sarà la Metro C. Perché fino a che il Ministero non firmerà il via libera al raggiungimento di Piazza Venezia, le talpe rimarranno ferme, nel limbo, sotto i Fori Imperiali. 
Con conseguenze importanti perché lo stop a Fori Imperiali, a cascata, ha effetti di blocco dei lavori anche indietro: a Amba Aradam Ipponio - la stazione con la Casa del Comandante e la Caserma dei legionari - è collocata la base di alimentazione delle talpe. Se le talpe si fermano, si ferma anche la base. Il risultato di questo capolavoro di ritardi, saranno nuovi ritardi anche per Amba Aradam Ipponio. 
Una colpa che l’Amministrazione Raggi condivide appieno e quasi in parti uguali con l’Amministrazione di Ignazio Marino: è dal 2013 che il Campidoglio era consapevole del problema su Piazza Venezia e la decisione di variare il progetto scavi e portare le talpe fino a piazza Venezia (pronte a proseguire quando sarà scelta la direzione successiva) è stata presa solo a inizio luglio 2019. In pratica, l’Amministrazione Raggi, persa nelle diatribe interne sulle grandi opere, si è fermata per un triennio anche solo per prendere una decisione banale come quella di spingere le talpe appena oltre piazza Venezia, pronte, appunto, a riprendere gli scavi se e quando la revisione del progetto per la tratta Venezia-Clodio sarà avviata e portata a termine. Per Marino invece la colpa si limita “solo”a due anni e mezzo di mancanza di decisioni. 
Ora, complice la crisi di Governo e il cambio alla guida del Ministero delle Infrastrutture, passato dalle mani del grillino Danilo Toninelli a quelle della De Micheli, da luglio a oggi nulla è stato fatto. La procedura prevede che sia il MIT ad approvare questa variante del progetto originario e, quindi ad autorizzare le talpe a spingersi fino a dopo piazza Venezia. 
Ogni settimana di ritardo, quindi, a questa autorizzazione corrisponderà a un allungamento dei tempi della C. Anche perché se Amba Aradam Ipponio è, di fatto, già bloccata a breve si dovranno fermare anche le opere nel pozzo sotto Villa Celimontana e, a seguire, nella stessa stazione Colosseo/Fori Imperiali. La ragione è semplice: le talpe scavano le gallerie che, poi, vengono allargate. E questa operazione non si può fare fino a che le talpe non si sposteranno. Al momento, a Fori Imperiali si sta realizzando il corridoio che collegherà la stazione Colosseo della Linea B con la futura stazione Fori della C: un’operazione che comporterà alcuni interventi invasivi (basta osservare che sono state installate delle reti di protezione sovrastanti le banchine della B) tanto che in queste settimane la B vedrà le sue corse limitate. 
La possibile previsione dei ritardi è di almeno un semestre sulla tabella di marcia: i 190 metri aggiuntivi che, rispetto al progetto originario, le talpe dovranno scavare dopo piazza Venezia, richiedono, dopo la decisione del Campidoglio, le approvazioni del Genio Civile, poi del Ministero delle Infrastrutture e del Cipe (Comitato interministeriale programmazione economica) e, infine la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Per completare questo iter, difficilmente si potrà scendere sotto i 6 mesi di tempo: se il calendario ottimistico pensava per il 2024 di aprire Amba Aradam-Ipponio e Fori Imperiali è probabile che queste scadenze vadano riviste. 


mercoledì 26 giugno 2019

METRO C, LA PRIMA TALPA A COLOSSEO


Colosseo-Fori Imperiali: la prima delle due talpe che sta scavando la linea C della metro è a pochi metri dalla futura intersezione fra la “linea verde” e la metro B, di fronte all’Anfiteatro Flavio. 
Metro C, infatti, ha reso noto l’ultimo aggiornamento sulla posizione delle talpe: la prima è praticamente arrivata a Colosseo, la seconda ha superato il pozzo di Villa Celimontana.
Manca poco, quindi, e le due talpe finiranno per essere sepolte lì, sotto via dei Fori Imperiali. L’inerzia più totale del Comune di Roma - versioni Alemanno, Marino e Raggi - sta per determinare l’interramento delle due talpe: nel 2010, Giunta Alemanno, Roma Metropolitane ordina al consorzio costruttore, Metro C, di sospendere le attività di progettazione della tratta T2, quella che va da piazza Venezia a piazzale Clodio passando sotto Corso Vittorio Emanuele prima e a Ottaviano San Pietro poi. 
Sospensione in attesa di “superiori decisioni dell’Amministrazione comunale” che, però, non sono mai arrivate. Con Marino una fetta del Pd voleva deviare il percorso direttamente verso Flaminio. Poi con i 5Stelle, Paolo Berdini arrivò a teorizzare il capolinea a Corviale. Poi lo stop a Colosseo. Poi, finalmente il rinsavimento del Campidoglio e il via libera alla prosecuzione ma, al di là di una richiesta di revisione del progetto per il “dopo piazza Venezia”, nulla è stato fatto. 
E così, di inerzia in inerzia, di centralità delle piste ciclabili e di altri marginalia simili, il Campidoglio sta condannando le talpe a rimanere a disposizione per gli archeologi del futuro: tecnicamente non è possibile realizzare un manufatto di fine tratta da cui estrarre le due talpe che, quindi, superata la stazione Colosseo/Fori Imperiali verranno parzialmente abbandonate nel sottosuolo visto che la stazione Venezia sarà scavata senza di esse. E, in futuro, recuperarle - a tanto ai calcoli degli ingegneri di MetroXRoma - costerebbe un’ottantina di milioni di euro da aggiungere ai costi “ordinari” della costruzione della linea che non sono esattamente a buon mercato.
Nel frattempo, inesorabilmente, le talpe vanno avanti e, con esse, avanzano anche tutti i lavori: a partire dalle opere di consolidamento della Basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio sotto cui passa la C. Nonostante la grande profondità del tracciato della linea rispetto alla Basilica, sono stati eseguiti interventi di consolidamento delle varie strutture murarie, delle travi di legno e il restauro di affreschi e mosaici. 
Intanto, a Colosseo sono già stati completate alcune opere sui solai con la rimozione di vecchi pozzi, sono stati montati i pilastri in acciaio che sosterranno il solaio della stazione e, soprattutto, sono terminate le opere di consolidamento dei terreni fondamentali per salvaguardare la stazione della linea B.
In corso, invece, delicatissimi interventi di tipo archeologico con la rimozione controllata di alcune strutture risalenti all’epoca dell’imperatore Nerone con il recupero di alcuni soffitti che sono stati rinvenuti. Insieme a questi, si stanno completando le demolizioni di alcuni muri degli atri delle stazioni. Infine, a brece inizieranno i lavori di scavo del cunicolo di collegamento fra la futura stazione della C e l’attuale stazione della linea B.

mercoledì 19 giugno 2019

LE SCALE "IMMOBILI" DELLE METRO ROMANE



Trentotto stazioni, fra metro A, metro B, metro C e Roma-Lido di Ostia, con scale mobili, ascensori o montascale fuori servizio. Un’ottantina buona di impianti fermi. Ed è così da giorni. Sulla A, 17 stazioni con impianti rotti sul totale di 27 fermate che compongono la linea, il 63%. Sulla linea B, 16 stazioni su 26, cioè il 62%. 
Sulla C si va un po’ meglio: solo 4 stazioni con impianti guasti su 22 in totale, cioè “solo” il 18%. Certo, poi sulla C sarebbe appena il caso di ricordare che la linea è stata aperta nel 2014, solo 5 anni fa (scarsi) e che ci siano fuori servizio a Grotte Celoni e Torre Spaccata le scale mobili e a Alessandrino e Centocelle l’ascensore, la dice lunga sul pessimo stato di manutenzione del trasporto romano. 
È di 5 giorni fa il filmato al limite dell’allucinante dei passeggeri della C che, a San Giovanni - dopo Spagna, una delle tre stazioni, con Barberini e Repubblica, poste a grande profondità, meno 30 metri circa - sono costretti a risalire a piedi per la rottura delle scale mobili. 
Detto delle quattro stazioni della C, il libro nero degli “impianti di traslazione” - termine tecnico che racchiude scale mobili, ascensori e montascale - fuori servizio recita ascensori rotti a Subaugusta, Manzoni, Spagna e Cornelia sulla A; Pietralata Garbatella, Marconi, Basilica San Paolo, Eur Fermi e Eur Palasport sulla B. Per i montascale, cartello “fuori servizio” a Lucio Sestio, Arco di Travertino, Flaminio, Lepanto e Ottaviano sulla A; Cavour, Colosseo, Circo Massimo sulla B. Infine, per le scale mobili, abbiamo l’”out of order” a Ponte Lungo, Re di Roma, San Giovanni, Vittorio Emanuele, Flaminio, Cornelia, Spagna dove ancora ieri due scale mobili non erano ancora state riparate, Cipro e Valle Aurelia sulla A; poi Ponte Mammolo, Stazione Tiburtina, Policlinico, Castro Pretorio, Piramide e Laurentina per la B.
La rottura delle scale mobili, quindi, non è certo concentrata solo sul trittico del centro storico Spagna, Barberini e Repubblica, ma è diffusa oramai quotidianamente su una metà di tutte le stazioni.
Cercando di vedere il bicchiere mezzo pieno, a Repubblica, sono iniziati i collaudi da parte dell’Ustif - l’ufficio del Ministero dei Trasporti cui sono demandati collaudi e via libera sia a convogli e binari di treni e metro che anche gli ok a scale mobili e ascensori - sulle scale mobili. Gli impianti erano stati chiusi lo scorso 23 ottobre quando le scale letteralmente crollarono travolgendo un gruppo di tifosi del CSKA Mosca in trasferta a Roma per la partita di Champions League con la Roma. Essendo Repubblica, come la sorella Barberini, accessibile solo con le scale mobili, la rottura di queste aveva portato all’automatica chiusura della stazione. I collaudi dell’Usitf dovrebbero durare tre giorni e, al termine di queste analisi, dovrebbe essere comunicata la data di riapertura della stazione. 
Atac, ovviamente, preferisce non anticipare notizie anche per evitare che un qualunque nuovo intoppo possa finire di distruggere quel minimo di credibilità rimasta all’azienda ma è chiaro che, se i collaudi ministeriali dessero esito positivo, la stazione riaprirà in tempi brevissimi, anche il giorno stesso come era successo a Spagna: ok al collaudo da Ustif e dopo due ore stazione riaperta. 


venerdì 14 giugno 2019

LA RAGGI TENTENNA, LA ROMA SE NE VA


Il vicepresidente della Roma, Mauro Baldissoni, ha incontrato, per la seconda volta in pochi giorni,  il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino. Al centro dell’incontro l’offerta, avanzata più volte da Montino, di poter “ospitare” sul territorio del comune litoraneo lo Stadio della Roma.
La prima riunione è stata “di cortesia istituzionale”, come hanno spiegato lo stesso Montino e la As Roma: nessun sopralluogo, nessun terreno effettivamente visionato, né geometri né ingegneri al seguito. A quella riunione, poi, è succeduta quella di ieri pomeriggio. Questa volta, meno “di cortesia” e fatta per acquisire informazioni più dettagliate sui terreni, privati, che il Sindaco avrebbe proposto ai giallorossi.

UN PIANO DI RISERVA
Non c’è nessuna fuga a Fiumicino. L’idea della Roma è quella di tenersi aperta una porta, Fiumicino, nel caso in cui con il Campidoglio si andasse alla rottura. Questo secondo incontro è, quindi, un piano di riserva, non un’opzione valida ora.

RICOMINCIARE DA CAPO
Non è un’opzione valida ora - può diventarlo solo se con la Raggi andasse tutto all’aria - anche perché l’iter dovrebbe ricominciare da zero. Al netto dei ponti d’oro e dei tappeti rossi che, a parole, l’amministrazione comunale di Fiumicino oggi vagheggia, occorrerebbe ripartire da zero. Gli 80 milioni spesi fino a oggi, sarebbero stati buttati. Del progetto potrebbe salvarsi solo la parte estetica ma la parte di statica e ingegneria dovrebbe essere rifatta. Solo dopo nuovi sondaggi geologici. Tra l’altro, le modifiche normative imporrebbero questa volta la presentazione di un progetto a un livello molto più avanzato di quello presentato a Marino nel 2014. Poi ci sono da valutare i vincoli: la vicinanza con l’aeroporto presenta limitazioni a altezze degli edifici e materiali di costruzione non riflettenti. Infine, per quanto con estrema faciloneria si parli di una non necessità di variante urbanistica, nessuno dei terreni oggi proposto - dietro Parco Leonardo - avrebbe il corretto accatastamento, verde sportivo attrezzato, cosa che richiederebbe una variante e, quindi, un passaggio in Regione Lazio.

PRESSIONI SUL CAMPIDOGLIO
Tuttavia, il piano di riserva, al netto delle difficoltà tecniche tutte superabili ma non con la facilità oggi raccontata, ha un effetto. Fa pressione, c’è da capire quanto voluta e quanto no, sul Campidoglio. Le trattative sono nella fase decisiva. 
La prossima riunione è fissata per mercoledì 19. 
In quell’occasione, la Roma, dopo lo sforzo sostenuto nell’ultima riunione, di venire ulteriormente a patti con il Comune anche su questioni non di diretta competenza del privato (Roma-Lido della Regione, espropri sulla via del Mare/Ostiense per soddisfare le richieste di modifiche progettuali che il Comune vuole in lontana vista del Ponte dei Congressi) si aspetta che il Campidoglio sblocchi l’impasse in cui il progetto è precipitato grazie alle improvvide decisioni assunte dalla Raggi su imbeccata dell’ex assessore Berdini cioè tagliare le opere pubbliche di mobilità (Metro B e Ponte di Traiano) che, nella versione Marino, avrebbe realizzato il privato per usare solo quelle realizzate e finanziate dal pubblico (Roma-Lido e Ponte dei Congressi). 
Ecco, quindi, che la consapevolezza che, qualora le trattative fallissero, la Roma non rimarrebbe esposta ma avrebbe una via d’uscita è un’arma di pressione con svariati risvolti. 
Primo: la Raggi, che ad oggi, dopo un triennio di governo, ha in mano meno di un mazzo di ravanelli, rischia di passare alla storia come il Sindaco che ha cacciato quasi un miliardo di euro di investimenti sulla città, affossando un progetto che ha ricadute per svariate migliaia di posti di lavoro. Senza considerare le ripercussioni sportive
E, pur se non ci sono conferme ufficiali, in caso di fallimento delle trattative, la Raggi passerebbe anche alla storia per la causa di risarcimento che la Roma non esiterebbe certo a muovere al Campidoglio. Con tutti i problemi del caso, a partire da quelli mediatici e a finire con il rischio Corte dei Conti. 
Una sola via d’uscita resta alla Raggi: decidere. Sì o no allo Stadio, ma basta tentennamenti e sotterfugi dilatori.