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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 24 settembre 2020

STADIO: LA FAVOLOSA NARRAZIONE DI VIRGINIA

Ovvero: quando il racconto è personale. E la realtà è un’altra


Nel gioco politico di queste settimane, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, concede un’intervista ad Andrea De Angelis per Il Romanista per parlare dello Stadio della Roma. Lo fa, in realtà, per rispondere alle accuse del capogruppo Pd, Giulio Pelonzi, che aveva detto, sempre a Il Romanista: “Il PD è ed è sempre stato favorevole allo stadio della Roma. E se non fosse arrivata la Raggi a stravolgerlo probabilmente la Roma già starebbe giocando nel suo stadio”.



Analizziamo le affermazioni del Sindaco.



Dice la Raggi: “Roma a breve avrà un intero quadrante interamente riqualificato con investimenti importanti per il potenziamento della Roma-Lido, l'unificazione della via Ostiense con la via del Mare e un nuovo stadio moderno e all'avanguardia dal punto di vista architettonico e ambientale”. 

Fact checking: È esattamente quello che era previsto nel progetto versione Marino. Una versione osteggiata dai 5Stelle sin dall’inizio, parlando (a vanvera) di localizzazione sbagliata, rischio idrogeologico, speculazione edilizia e altre simili amenità. Facile rammentare l’allora candidata Sindaco, Virginia Raggi, che a Radioradio disse: “Magari la delibera la ritiriamo e lo facciamo da un'altra parte”  






Alla domandaCi spiega quale è la sua visione dell'area e come crede si svilupperà negli anni dopo la costruzione dello stadio?”, la Raggi risponde: 

Chiamiamo le cose con il loro nome: il vecchio progetto era una colata di cemento. 

1) Avremmo avuto palazzoni vuoti e fatiscenti come ce ne sono già tanti nelle periferie 

2) e un piccolo stadio che rappresentava solo il 20% dell'intero progetto.

3) Noi abbiamo evitato questo ennesimo scempio, dimezzando del 50% le cubature previste. 

4) Grazie a noi ci saranno investimenti per la città di circa 1 miliardo di euro. 

5) Il progetto porterà lavoro a migliaia di persone e la riqualificazione di un'area ad oggi assolutamente degradata: circa 500 mila cittadini beneficeranno di servizi e nuove infrastrutture. 

6) Roma potrà avere uno stadio moderno, innovativo ed eco-sostenibile. 

7) Abbiamo rivoluzionato la proposta positivamente, la conferenza dei servizi, che ha coinvolto tutte le istituzioni interessate, ha dato il via libera riconoscendo l'ottimo lavoro fatto da questa Amministrazione”.

Fact checking:

1) Non si capisce perché palazzi nuovi avrebbero dovuto nascere già fatiscenti

2) Ma lo Stadio non era solo il 14% come dicevano la Raggi e i 5Stelle?

3) Non è vero: sono state ridotte non le cubature dell’intervento ma solo quelle della parte uffici. Il resto – area commerciale – è rimasto invariato. E in cambio di questa riduzione di cubature, la Raggi ha rinunciato a un ponte sul Tevere e a un intervento più incisivo sul trasporto pubblico.

4) L’investimento nella versione precedente era di 1miliardo e 650 milioni di euro: grazie all’illuminata revisione Raggi, Roma perde 650milioni di euro di investimento privato.

5) I 500mila cittadini che beneficeranno dell’intervento sono gli stessi che ne avrebbero beneficiato prima

6) Lo stadio moderno, innovativo ed ecostostenibile è lo stesso del progetto versione Marino: non è cambiato di una virgola

7) Tutt’altro: la Conferenza di Servizi non solo non “riconosce” per definizione il “buon lavoro” fatto da nessuno (perché si occupa di un progetto non delle beghe politiche sulle torri) ma se volessimo fare un’analisi ha bocciato proprio le modifiche volute dalla Raggi: ad esempio, la Regione e la Città Metropolitana hanno espresso forti preoccupazioni per l’assenza del Ponte tagliato proprio dalla Raggi.

7bis) Questo “vizietto” di attribuire ad altre istituzioni il riconoscimento del buon lavoro fatto, la Raggi l’ha già speso in passato con Anac, venendo clamorosamente smentita il giorno dopo (STADIO; CANTONE SMENTISCE LA RAGGI: "NESSUN BOLLINO DA ANAC"



Romanista
: il Comune come intende contribuire a questo sviluppo? 

Raggi: “È già tutto nero su bianco: 

1) la Roma-Lido diventerà una metropolitana più moderna e veloce, con più treni e nuove stazioni. 

2) La via del Mare sarà unificata con l'Ostiense e, di fatto, raddoppiata. 

3) Verrà realizzato il Ponte dei Congressi. 

4) Tutte opere che verranno realizzate contemporaneamente all'apertura dello stadio”

Fact checking: 

1) L’intervento sulla Roma-Lido è finanziato dallo Stato tramite la Regione Lazio e lo Stadio non c’entra nulla. L’unico apporto in più derivante dal progetto è la destinazione dei 45milioni di euro dovuti dai proponenti come “contributo costo di costruzione” (la parte cash di tasse che si paga sui progetti edilizi e che spetta al Consiglio comunale in via esclusiva scegliere come destinare) che la Raggi e i suoi hanno scelto di usare per comprare nuovi treni per la ferrovia. 

2) L’unificazione e allargamento della via del Mare con la Ostiense era previsto anche nella versione Marino. La differenza è che nella versione Raggi questa unificazione parte da viale Marconi e arriva al Raccordo. In quella Marino la parte viale Marconi-Stadio (praticamente metà tracciato) era solo genericamente indicata come “messa in sicurezza

3) Il Ponte dei Congressi balla dal 2000. E dal 2014 è fra le opere da fare. Anche questa, con lo Stadio non c’entra niente.

4) Solo l’unificazione della via del Mare con la Ostiense è un’opera connessa col progetto e che dovrà essere completata prima dell’apertura dello Stadio. Le altre si sostanziano in un assegno da staccare e basta. Se non fossero completate, lo Stadio aprirebbe ugualmente visto che, appunto, non sono opere connesse col progetto ma indipendenti.



Romanista
: Rispetto alla gestione Pallotta, ha idea o ha avuto informazioni che qualcosa con la nuova gestione possa cambiare? 

Raggi: “Le cose stanno procedendo velocemente” 

Fact checking: se un quinquennio perso è un procedere velocemente…



Romanista
: “Si sente di fare una promessa ai tifosi della Roma e ai cittadini?” 

Raggi: “Spero di inaugurarlo da sindaca insieme a loro”. 

Fact checking: Immaginiamo si riferisca all’eventuale secondo mandato…

sabato 29 agosto 2020

ELEZIONI COMUNALI 2021, INTERVISTA A GIULIO PELONZI

Questo gioco del totonomi non porta da nessuna parte. Più che il nome altisonante, serve un progetto, una visione della città e una squadra all’altezza delle necessità di recuperare almeno un decennio perso. Il nome arriverà dopo, con le primarie che devono essere primarie delle idee”.
Giulio Pelonzi è il capogruppo del Pd in Consiglio comunale ed è uno degli homini novi dei Dem a Roma. Pelonzi, questa storia delle primarie suona piuttosto stantia: i nomi che circolano oggi, David Sassoli e Paolo Gentiloni, sono stati stracciati alle primarie del 2013 da Ignazio Marino. E sappiamo com’è finita.
Ma infatti devono essere primarie vere che non si limitino alla scelta fra nomi ma sulle idee. Io vorrei delle primarie in cui i candidati sindaco si confrontano fra loro sulle idee per Roma”.
Che esce da cinque anni di Virginia Raggi.
Un quinquennio buttato. La Raggi e i 5Stelle hanno dimostrato di non saper governare. A Palazzo Senatorio ma anche nei Municipi. E le macerie che lasciano sono terrificanti”.
Esempi?
I poteri per Roma, oggi Virginia Raggi li invoca. A parte che nel 2016, in audizione alla Commissione Affari Istituzionali del Consiglio regionale, disse che non servivano e ci sono i resoconti stenografici, oggi sembra chiederli solo come alibi per l’immobilismo. Cinque anni di appalti mancati, di Atac al disastro, di rifiuti che strabordano, di mancato sviluppo delle opere pubbliche, di “no” alle Olimpiadi, di edilizia popolare ferma”.
Però il Pd e il centrosinistra hanno enormi responsabilità: fra Regione, Provincia (fino a che c’era) e Campidoglio il centrosinistra ha governato sempre per 47 anni contro i 22 e mezzo degli altri.
Certo che la Raggi ha comunque ereditato una situazione difficile legata in primo luogo al taglio dei trasferimenti dello Stato e della Regione. Però ci hanno messo tantissimo del loro con una totale incapacità amministrativa a tutti i livelli”.
Sull’altro fronte, quello di destra? Chi teme di più?
Ovviamente Giorgia Meloni è il candidato sindaco che può sparigliare ma, dato che sembra non avere alcuna intenzione di candidarsi, onestamente non saprei indicare altri nomi. Anche perché, e questo ragionamento vale per entrambi gli schieramenti, non si è mai vista una corsa a sindaco che inizia un anno prima delle elezioni. Tutto questo dibattito nasce solo perchè la Raggi ha forzato i tempi e ha annunciato il desiderio di ricandidarsi nel giorno delle stelle cadenti”.
“Stelle cadenti” in che senso?
L’annuncio è arrivato il 10 agosto, giorno di San Lorenzo e per tradizione delle stelle cadenti. Come quelle dei 5Stelle, cadono una dopo l’altra”.
Pelonzi, la Raggi avrà anche i suoi motivi per fare lo strappo, ma siete voi del Pd che ci governate assieme a Palazzo Chigi e anche in Regione dove la Giunta Zingaretti regge solo grazie ai buoni uffici della pattuglia grillina alla Pisana. 
Ma non c’entra”.
No, c’entra eccome: è fisiologico che si apra un dibattito se il Pd dice “no a un Raggi bis”, qualcuno “no ai 5Stelle” anche se poi in Parlamento si vota tutti assieme, qualcuno vuole le primarie di partito, qualcuno di coalizione. Onestamente, a sinistra regna un gran caos.
Ripeto, il quadro è semplicemente prematuro. Ora è una reazione alla ricandidatura della Raggi. Dopo le Regionali si vedrà seriamente”.

giovedì 27 agosto 2020

ZINGARETTI VS RAGGI


Serve una grande alleanza che ridia alla Capitale quello che merita e questo non coincide con l'attuale sindacatura che credo che sia stata il principale problema di Roma in questi ultimi anni” con questa frase il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha chiuso (almeno per ora) a qualunque accordo con i 5Stelle e il sindaco di Roma, Virginia Raggi, sull’ipotesi di ricandidatura dell’esponente grillina. 
Ovviamente, è subito partita la replica mediatica dei grillini contro Zingaretti: silenziosa la Raggi (in altre occasioni come sui rifiuti in prima linea per rispondere a Zingaretti), per suo conto sono usciti Max Bugani, il suo capostaff ed esponente di spicco dell’élite pentastellata, l’assessore al Personale, Antonio De Santis, il capogruppo in Campidoglio, Giuliano Pacetti, e l’ex capogruppo, Paolo Ferrara, la senatrice Barbara Lezzi. Controreplica del Pd romano e pomodori che volano un po’ dappertutto. Certo, le difese della Raggi sembrano molto d’ufficio e relativamente poco “di peso”, così come le risposte del Dem capitolini tanto da lasciare ancora aperto il dubbio che sia solo una “ammuina” legata più alle alleanze per le Regionali che altro. Dentro il Pd coesistono due correnti di pensiero: un candidato “debole” tanto quanto la Raggi e poi al secondo turno si vedrà chi appoggiare. Parole del genere le può dire solo chi non conosce Roma, chi non conosce Virginia e chi non capisce una mazza di politica. Datti una registrata, fenomeno, e fatti un bel bagno di umiltà” (Bugani). Oppure c’è la sempreverde carta della “mafia” (che per i giudici a Roma non c’è) ma c’è per Pacetti, Ferrara e De Angelis che esaltano la “lotta” alla mafia condotta dalla Raggi. Poi c’è la senatrice Lezzi che si meraviglia di “come qualcuno tra i vertici ancora parli con questo personaggio per condividere strategie”, anche se di questo dovrebbe parlarne con Vito Crimi e Luigi Di Maio, visto che stanno al Governo assieme.
Oppure un candidato “simil-grillino” che, al ballottaggio, sia in grado di assorbire i voti degli elettori 5Stelle senza necessità di apparentamenti formali. Fra i grillini permane l’idea che la Raggi sia in grado di arrivare al ballottaggio con un 20-25 percento dei consensi. Fatto sta che alle affermazioni di Zingaretti, Bugani, Ferrara, Pacetti, De Santis, Lezzi, reagiscono comunque con veemenza sottolineando come “
A rispondere ai fuochi d’artificio grillini, un tweet del capogruppo Pd in Campidoglio, Giulio Pelonzi (“La corte dei miracoli della Sindaca dovrebbe preoccuparsi dei suoi errori e degli elettori delusi che la manderanno a casa”) e una nota del Pd capitolino in cui, dopo la lunga doglianza delle cose che non vanno, si legge; “Bugani, insieme all'assessore al Personale De Santis, sono solo giullari di una corte ormai decadente, assediata anche da lotte intestine”.

domenica 2 agosto 2020

AFFITTOPOLI, DE PRIAMO: "A COLLE OPPIO MEMORIALE REDUCI ISTRIANI"


De Priamo, il capogruppo del Pd, Giulio Pelonzi, apre a un museo dedicato alla tragedia dell’esodo Giuliano-Dalmata. È pronto a presentare una mozione in merito?
Il problema è la certezza che poi le cose si facciano, non solo si annuncino. Conosco Pelonzi e so che è persona di parola ma…”.
Ma?
Ma siamo sicuri che poi i suoi siano realmente pronti a votare una cosa del genere?
Perché lo dice?
Perché quando all’epoca del sindaco Alemanno si lavorò per intitolare una strada a Giorgio Almirante, qualcuno del Pd era pure favorevole. Poi si alzò la canizza e venne ovviamente fatta marcia indietro. Ci sono temi sui quali il Pd non sembra arrivato a maturare un pensiero autonomo”.
D’accordo ma non sono due cose diverse, l’esodo Giuliano Dalmata e via Giorgio Almirante?
Certo che sono cose diverse ma il cliché in questi casi si ripresenta molte volte. Io non voglio presentare una mozione su un tema così delicato e sentito e poi vederla bocciare con la stantia retorica degli anni  passati”.
Pelonzi ha citato la posizione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Direi che è un notevole passo avanti rispetto agli anni passati.
Ripeto. Parlerò con i vertici di Fratelli d’Italia e con i consiglieri di centrodestra per decidere assieme. Ma certo c’è comunque un altro problema”.
Quale?
“Anche se tutto il Pd votasse a favore, servirebbero anche dei voti da parte dei 5Stelle o la mozione non passerebbe”.
De Priamo, lei ha fatto riferimento alla possibilità che, utilizzare la storica sezione di via dei Giubbonari per un centro informativo sulla resistenza romana possa essere un modo surrettizio per riconsegnare i locali al Pd. Però il Pd lì non può rientrare: ha un piano di rateizzazione del debito con Equitalia che impedisce di riavere la sede.
Certo, su carta è così. Ma deve essere necessario che nel bando per la futura assegnazione ci sia questa tutela. Non possiamo escludere che le associazioni cui verrebbe affidato questo centro informativo siano contigue con il Pd”.

AFFITTOPOLI, MUSEO DELLA RESISTENZA NELLA SEDE MOROSA EX PD



Grazie ai 5Stelle, il Pd potrebbe rientrare nella sezione di via dei Giubbonari, quella storica da cui, nel 2016, i Dem dovettero andarsene perché morosi per 170 mila euro nonostante il canone di affitto fosse di 100 euro al mese. Oggi, invece, grazie a una mozione presentata dal Roberto Allegretti, consigliere 5Stelle e membro dell’Associazione nazionale Partigiani, le probabilità che, usciti dalla porta, i Dem possano rientrare dalla finestra ci sta. Anche se, va sottolineato, non sarà mai una cosa diretta: il piano di rientro dalle morosità con Equitalia impedisce al Pd di riavere la sede. 
In più, dopo oltre 75 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, questa vicenda riaccende la disputa fra destra e sinistra sulla memoria condivisa. Succede che nell’anno del Signore 2020 Allegretti presenti una mozione per fare dei locali ex Pci di via dei Giubbonari un centro informativo sulla resistenza romana. A dirla tutta, il testo originale prevedeva addirittura l’assegnazione diretta alla stessa Anpi. Tanto che il presidente della Commissione Patrimonio, il grillino Francesco Ardu, non ha voluto votare il testo. Poi, arriva il capogruppo Pd, Giulio Pelonzi, che prende il testo Allegretti e si accorda per modificare il tutto: via l’assegnazione diretta e sì a un generico punto informativo da affidare con un futuro bando di gara. 
Lato Fratelli d’Italia, il capogruppo, Andrea De Priamo, lancia l’esca: proporre di destinare i locali di via di Terme di Traiano, al Colle Oppio, poi storica sede della destra e primo luogo ad ospitare gli esuli Giuliano Dalmata a centro analogo sulle vicende di foibe ed esodo. Ma “incredibilmente grillini e sinistra hanno bocciato i nostri emendamenti”. 
E parte la polemica: da destra si sospetta che tutta questa storia sia solo un modo per riaffidare via dei Giubbonari al Pd, più o meno direttamente. 
A sinistra, Giulio Pelonzi spiega: “È giusto e significativo che uno spazio dedicato per anni al dibattito politico, nel cuore della città di Roma, sia ora destinato al ricordo di uno dei più importanti momenti della storia italiana e romana”. Poi una timida apertura: “Noi crediamo si debba aprire una riflessione, dopo le dichiarazioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sulla necessità di creare un museo o un centro informativo sulle Foibe e siamo disponibili a un confronto politico aperto per individuare uno spazio”.


domenica 19 luglio 2020

SU ROSATI MAL DI PANCIA BIPARTISAN


Per i grillini la Raggi ha un alto gradimento in città, fino al al 25%. E comunque l’eventuale modifica sul divieto di superare i duemandati può essere superata visto che i grillini già possono appoggiare candidati esterni. Tradotto: la Raggi potrebbe essere candidata con una lista civica, appoggiata dal Movimento. 





L’approdo di Antonio Rosati, Pd, alla presidenza di Eur SpA non sembra, almeno per ora, certificare la parafatura dell’alleanza sul territorio fra Dem e pentastellati auspicata a più riprese dal presidente della Regione, Nicola Zingaretti. La prima scelta del Ministro delle Finanze, Roberto Gualtieri, era l’ex presidente della Provincia (e ex presidente di molte altre cose), Enrico Gasbarra la cui candidatura, però, è stata bocciata con un veto intransigente dal sindaco di Roma, Virginia Raggi. Motivazione: per paradosso proprio l’eccezionale curriculum di Gasbarra i cui innumerevoli incarichi nel tempo lo pongono agli occhi dei grillini come l’esponente tipico della Prima Repubblica.  
Se da Forza Italia, Maurizio Gasparri stigmatizza la nomina come uno “scellerato inciucio” da “manuale Cencelli”, tutti e due i partiti appaiono, almeno per ora, fermi sulle rispettive posizioni: per il Pd non può esserci un’alleanza fino a che c’è Virginia Raggi. Per i grillini, non c’è storia: la Raggi sarà la candidata al bis. La convergenza sembra poter arrivare grazie alla legge elettorale che, per il Sindaco di Roma, prevede il doppio turno. Lato M5S Campidoglio la questione è che con o senza la deroga o la modifica al vincolo dei due mandati è la Raggi che sarà candidata. E di un appoggio immediato dei Dem non se ne parla visti gli attacchi quotidiani e, secondo i grillini, immotivati all’Amministrazione capitolina. Lato Pd le posizioni oscillano da quelle altrettanto intransigenti come quelle di Marco Palumbo (“ma dopo i disastri che hanno combinato ma come possiamo appoggiarli e fare un’alleanza? Anche senza la Raggi non si può”) a quelli più morbide espresse dal capogruppo, Giulio Pelonzi:Con la Raggi in campo no, non è possibile un’alleanza. Ma senza, se si trova una candidato civico in grado di essere di unione, se ne può discutere”. La quadra si potrebbe trovare al secondo turno: “al primo - spiega Pelonzi - si va da soli. Poi eventualmente si vedrà cosa fare al secondo”. Pensiero condiviso anche sulla sponda grillina: primo turno da soli, poi al secondo vediamo. In ogni modo, Rosati dovrebbe approdare all’Eur, benedetto dalla Raggi e con un accordo che passa sopra la testa di Zingaretti, deciso fra Goffredo Bettini (padre politico di Rosati) e Roberto Gualtieri, il dalemiano ministro delle Finanze.

giovedì 16 luglio 2020

VIRGINIA VUOLE IL SUO STADIO





L’accelerazione è di quelle importanti: dopo mesi di melina, rinvii, mezze parole, ieri il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha annunciato che la delibera sul progetto Stadio della Romaa breve arriverà in Giunta”. Non ha specificato la data ma ha chiarito che sarà a giorni, “compatibilmente con gli atti che sono in lavorazione nei vari  uffici. Poi - ha aggiunto il Sindaco - passerà in Assemblea, immagino, dopo l’estate". 
Le elezioni comunali si avvicinano a grandi passi e lo Stadio della Roma diventa una succulenta carta elettorale da giocarsi: insomma, dal “cancelliamo il progetto” espresso dalla Raggi nella campagna elettorale 2016 siamo passati al “fortissimamente volli” il nuovo “Colosseo” del 2020. 
Lunedì 20 dovrebbe arrivare il via libera definitivo dei consiglieri 5Stelle in Campidoglio i quali, dopo la riunione in streaming del 7 luglio, si sono presi due settimane per riflettere e poter leggere gli atti della due diligence interna. 
Ogni lunedì i grillini tengono una riunione di gruppo e per quella del 20 è calendarizzata la discussione finale sul progetto Tor di Valle. 
Ottenuto questo via libera - un atto giuridicamente inventato ma politicamente importante - la strada dovrebbe spianarsi secondo un cronoprogramma abbastanza chiaro nelle sue linee essenziali: prima di tutto in Giunta vanno adottati i testi delle convenzioni con la Regione Lazio per la Roma-Lido di Ostia e con la Città Metropolitana per la via del Mare
Atti che poi dovranno essere firmati e inseriti come parte integrante della delibera Stadio. Non a caso, la Raggi ha aggiunto un passaggio alle sue dichiarazioni: “intanto mandiamo avanti i lavori in Giunta”. Completato questo step, gli uffici potranno consegnare tutte le carte complete e, a quel punto, inizierà il vero iter che porterà alla votazione finale in Assemblea Capitolina. Prima la Giunta, poi le Commissioni - saranno quanto meno cinque: Urbanistica, Mobilità, Lavori pubblici, Ambiente e Commercio - e il IX Municipio. Poi finalmente il voto definitivo
Il nodo politico per la Raggi è proprio la votazione: è probabile un sostegno al progetto sia da alcuni consiglieri della Lega, di Fratelli d’Italia e del Pd ma è la conta interna ai grillini quella che desta preoccupazioni. Ci sono alcuni nomi - Simona Ficcardi, Alessandra Agnello, Gemma Guerrini - che circolano come di “dubbiosi” se non proprio “dissidenti”. E sarà necessario capire se questo dissenso sarà confermato o meno. 
Dalle opposizioni, l’unica voce che si leva è quella del capogruppo Pd, Giulio Pelonzi che, però, per l’ennesima volta dimostra di non conoscere le norme che regolano il funzionamento del Consiglio comunale. Pelonzi chiede che le bozze del testo vengano preliminarmente analizzate “in Commissione urbanistica per dare modo ai consiglieri visionare tutti gli atti” prima dell’inizio dell’iter vero e proprio: gli atti sono già accessibili, l’analisi preliminare non è prevista ed è anche pericolosa dato che costituirebbe una duplicazione di passaggi burocratici, un rallentamento ulteriore dell’iter e un precedente pericoloso per qualunque futuro progetto. 

martedì 14 luglio 2020

IL "SONETTO" DI GRILLO, DE VITO SI SMARCA


Marcello De Vito, presidente del Consiglio comunale, usa una citazione di Alberto Sordi (“Noi abbiamo avuto il privilegio di nascere a Roma. Roma non è una città come le altre. È un grande museo da attraversare in punta di piedi”) per marcare in modo tanto elegante quanto netto la distanza da Beppe Grillo e il suo “sonetto”. Sonetto - anche se stilisticamente tutto è fuorché un sonetto - i cui strascichi proseguono tanto che l’autore, Franco Ferrari, cambia la frase più pesante quella in cui i romani venivano definiti “gente de fogna” e ora “gente da poco”. 
Toppa peggiore del buco”, stigmatizza il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli. Con il resto del mondo politico ancora inferocito per l’uscita del comico genovese: Giulio Pelonzi (capogruppo capitolino Pd), Davide Bordoni (Lega in Campidoglio), Adriano Palozzi (consigliere regionale Cambiamo con Toti), Maria Teresa Bellucci (deputata FdI), tutti schierati contro Grillo. 



giovedì 9 luglio 2020

STADIO, CORSA CONTRO IL TEMPO DELLA RAGGI


La foto con la prima pietra dello Stadio della Roma potrebbe farla il nuovo Sindaco se la Raggi e i suoi non si sbrigano: le elezioni per eleggere il successore di Virginia a Palazzo Senatorio sono a giugno 2021 e se il Sindaco e i 5Stelle intendono realmente utilizzare lo Stadio come oggetto di campagna elettorale, il tempo è davvero minimo. 
In attesa che i consiglieri comunali 5Stelle, dopo 4 anni di governo della città e un numero elevatissimo di incontri tecnico/politici, decidano, forse lunedì, di dare il via libera politico per portare alla votazione finale il progetto Stadio della Roma, piovono dichiarazioni politiche, dal Pd a Salvini a Fassina, e si può iniziare a tracciare un potenziale cronoprogramma.
In Campidoglio “gira” un timing minimo/massimo: quello ottimistico è di portare in Giunta la delibera Stadio intorno al 10 agosto per poi farle iniziare, alla ripresa dei lavori, l’iter nelle cinque commissioni consiliari (Urbanistica, Lavori pubblici, Mobilità, Ambiente e Commercio) e nel IX Municipio per l’espressione dei pareri obbligatori ma non vincolanti. Quindi, dopo un breve riepilogo delle carte in Giunta, la calendarizzazione del voto in Aula. La velocità dei passaggi intermedi è un elemento fondamentale: possono bastare pochi giorni se le Commissioni lavorano a spron battuto. In questo caso, il voto potrebbe esserci nella prima metà di settembre
Il timing meno ottimistico e molto legato alle fibrillazioni interne dei 5Stelle, invece, prevede che tutto l’iter descritto termini con il voto finale a fine novembre. Oltre è poco pratico andare, visto che a dicembre inizia la sessione di bilancio. 
Intano iniziano i posizionamenti delle forze politiche: il Pd, prima schierato su un “no” oltranzista, ora apre timidamente la porta. “Prima leggeremo attentamente tutte le carte, poi, se le prescrizioni della Regione saranno state tutte accolte, valuteremo”, dice il capogruppo Dem in Campidoglio, Giulio Pelonzi al programma "Gli Inascoltabili" su NSL Radio e TV. Ancor più importante la posizione di Matteo Salvini che, pur rimandando la decisione al gruppo in Aula Giulio Cesare, ha detto: “Io tifo perché ci sia uno stadio nuovo e spero che si sblocchi”. Contrario, come al solito, Stefano Fassina che parla di “un’altra incompiuta in arrivo” e che chiede ai 5Stelle di impegnarsi “insieme per bloccare l’ennesima speculazione su Roma”.

sabato 6 giugno 2020

VINCE LAZIO NUOTO, CAMPIDOGLIO SCONFITTO AL TAR


Settimana difficile quella del Campidoglio che al Tar ha rimediato, dopo quella sui prezzi delle case costruite nei Piani di Zona, una seconda, sonora bocciatura, quella per la piscina Lazio Nuoto, società parte della Polisportiva Ss. Lazio. 
Nel 2019, all’interno della maxi operazione che l’Assessorato allo Sport ha condotto per il riordino delle diverse strutture sportive in concessione, la Piscina che era affidata a Lazio Nuoto viene messa a bando. 
Con Lazio Nuoto che prima protesta poi presenta ricorsi al Tar. 
E ieri - mancano le motivazioni che devono ancora essere pubblicate - il Tribunale amministrativo ha accolto uno dei ricorsi presentati dalla Lazio che festeggia: la “sentenza dà ragione alla Lazio, sconfitta da un bando che, come più volte sostenuto, non premiava la storia, i valori tecnici e il sociale”. Con la decisione del Tar viene annullata l’aggiudicazione del bando. 
Opposizioni all’attacco. “Grande soddisfazione” per i Pd Marco Palumbo Giulio Pelonzi, mentre il presidente del VIII Municipio, Amedeo Ciaccheri, si schiera “contro la scelta sconsiderata del Campidoglio di considerare lo sport come uno strumento per far cassa e le società sportive come la controparte”. Dura anche Svetlana Celli, lista Civica: “non avevamo dubbi che il bando emanato dal Comune fosse sbagliato”. Anche da Fratelli d’Italia fioccano le prese di posizione: “fin dall'inizio abbiamo segnalato le nostre perplessità sulla gara”, dice il capogruppo Andrea De Priamo, mentre per la consigliera regionale, Chiara Colosimo, “Ancora una volta la Giunta Raggi, e in particolare l'assessore Frongia, hanno dimostrato la propria incapacità a governare la città”.
Chiamato in causa è proprio l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, che dopo le intercettazioni di Palamara e la storia della via d’uscita a Sport e Salute, ha un terzo problema da risolvere: “Attendiamo i 30 giorni per leggere tali motivazioni e dare seguito alla sentenza del Tar”, scrive su facebook e, dopo aver rivendicato la “correttezza e la trasparenza” dei bandi, afferma: “nel caso si confermasse la Lazio Nuoto la vincitrice del bando per l'Amministrazione non può che essere una vittoria”.

venerdì 27 marzo 2020

CORONAVIRUS; TRA INTOPPI E GAFFE, SEDUTA IN STREAMING PER I CONSIGLIERI



Una première in Italia: 47 consiglieri - unico assente, Alfio Marchini - collegati ciascuno da casa propria, tranne il presidente dell’Assemblea Capitolina, Marcello De Vito, seduto in Sala delle Bandiere con tecnici e il segretario generale, Pietro Mileti; e il sindaco, Virginia Raggi, al suo posto nella stanza del primo piano di Palazzo Senatorio.
Tutti gli altri, a casa. Un miracolo vero di tecnologia messo in campo dalla Presidenza e dagli uffici tecnici del Campidoglio che sono riusciti in pochi giorni a creare una piattaforma dove condividere documenti, votare, intervenire, registrare. Con il presidente del Consiglio, De Vito, che organizza anche il nuovo Regolamento temporaneo d’Aula. Prima assoluta nel nostro Paese.
Seduta convocata alle 14.30 e, quasi puntualmente, parte la diretta streaming. Una prima mezz’ora quasi esilarante: c’è qualcuno che si soffia il naso suscitando ironia e reprimende dei colleghi che lo invitano a chiudere il microfono; a qualcuno scappa qualche parolaccia; microfoni che ogni tanto vanno e vengono. Poi inizia la seduta vera e propria ma si vede che più di qualche consigliere non è particolarmente pratico. Il capogruppo del Pd, Giulio Pelonzi, parla per i suoi abbondanti cinque minuti ma inquadrandosi solo la frangetta. L’assessore allo Sport, Daniele Frongia, neanche quella: per i primi due minuti si vede solo la sommità del cranio, poi lo schermo nero. Il consigliere della Lista Marchini, Alessandro Onorato, in alcuni momenti esibisce un’inquadratura di primissimo piano della telecamera frontale.
Poi ci sono i figli: il capogruppo di Fratelli d’Italia, Andrea De Priamo, è costretto a posticipare il suo intervento per la presenza del figlio al momento iniziale del collegamento. Va molto peggio all’assessore Veronica Mammì che deve affrettare la conclusione della propria relazione a causa dei capricci dai decibel decisamente fuori scale della prole. 
All’inizio della seduta, come di consueto viene suonato l’Inno d’Italia: qualcuno si alza rimanendo inquadrato all’altezza del bacino. Subito dopo, però, il momento serio: minuto di silenzio per le vittime della pandemia. 
È la prima volta che quest'Aula si riunisce in videoconferenza: è un grande risultato che abbiamo voluto fortemente e siamo riusciti a ottenere in pochissimo tempo per garantire le riunioni degli organi deliberativi e uno spazio di legittimo dibattito democratico”, ha esordito De Vito, che poi ha aggiunto: “Da domani la modalità partirà nelle commissioni, poi arriverà anche nei Municipi”.
Clima decisamente meno formale negli interventi con l’unico vero siparietto fra la consigliere Cristina Grancio e il presidente De Vito: durante il suo discorso, il microfono della Grancio fa la bizze e lei, fra il serio e il faceto, accusa De Vito definendo non democratica e partecipativa la videoconferenza come sistema di riunione dell’Assemblea. Replica di De Vito: “non è una congiura contro di lei”. La Spectre dei microfoni può aspettare.

martedì 22 ottobre 2019

VENERDÌ SCIOPERO GENERALE: CAOSA ANNUNCIATO


Venerdì tenersi a casa l’immondizia. E non sperate di prendere l’autobus o la metro. Né di comprare un’aspirina nella farmacia comunale. O che la scuola dei vostri figli sia pulita. Sono questi gli effetti dello sciopero generale dei lavoratori di tutte le società di proprietà del Comune di Roma, indetto dal Cgil, Cisl, Uil e Ugl, e in programma per l’intera giornata di venerdì 25 ottobre.  
Sarà un venerdì duro per la città e politicamente molto pesante per Virginia Raggi e la sua compagine di governo del Campidoglio. Quello di venerdì è il “primo sciopero generale di Roma”, come hanno evidenziato i sindacati nel presentare l’astensione dal lavoro per protestare contro la Giunta Raggi.
In sintesi, venerdì, si asterranno dal lavoro i dipendenti di Ama, Atac, Farmacap, Risorse per Roma, Zètema, Æqua Roma e via via tutte le altre municipalizzate
L’Ama - tipo bollettino di guerra - chiede per venerdì ai romani di tenersi in casa l’immondizia, visto che saranno garantiti solo il ritiro dell’immondizia prodotta in ospedali e case di cura, caserme e lo svuotamento dei cestini in alcune zone più turistiche del centro,  assicurando che già al primo turno di lavoro di sabato i rifiuti saranno nuovamente raccolti. Ma ci sarà da testare la capacità di tenuta di un sistema che ha già superato da un pezzo il livello collasso e in cui ogni sussulto nel sistema di raccolta rischia di creare giorni e giorni di maleodorante caos in strada.
Niente bus e tram, metropolitane e ferrovie concesse (Roma-Lido, Roma-Viterbo e Roma-Giardinetti) e, non bastasse, per lo stesso giorno è stato indetto uno sciopero sia dei lavoratori Cotral che di alcune sigle sindacali autonome del Gruppo Fs. Tradotto: niente Atac ma a rischio anche i treni e i pullman del consorzio della Regione Lazio.
Allo sciopero aderiscono anche i partiti di opposizione alla Raggi e anche l’immancabile Codacons
Come antipasto allo sciopero di venerdì, già oggi i lavoratori di Roma Multiservizi incroceranno le braccia con sit-in sotto la sede di Ama, mentre per il venerdì nero i sindacati hanno previsto una manifestazione sotto il Campidoglio (“evitato il corteo per non aumentare i disagi ai cittadini”, spiegano).
Non ci divertiamo a bloccare la città” spiegano i sindacati. “È il primo sciopero generale di Roma, uno sciopero politico da quando ci hanno mandato la polizia a forzare il cordone di lavoratori al presidio di Multiservizi", dicono Natale di Cola (Cgil), Gianpaolo Pavoni (Cisl) e Alberto Civica (Uil), che aggiungono: “Ce l'abbiamo messa tutta a trovare gli accordi con questa amministrazione che poi sono diventati carta straccia. Da tanto non sentiamo il sindaco Raggi, ma vorremmo chiarire una cosa: la liquidazione significa che una società chiude, non può significare un'altra cosa”, il riferimento è a Roma Metropolitane, la società che progetta e appalta le metro e le altre infrastrutture di trasporto e che la Raggi ha deciso di mettere in liquidazione assicurando, a suo dire, la continuità nel servizio.
Opposizioni a sostegno dello sciopero: “Dopo 3 anni e mezzo questa giunta non ha più scuse. Se una Giunta non riesce a imprimere la sua volontà di governo agli amministratori, che lei stessa nomina, qualunque sia stato il passato, un risultato è chiaro: la Giunta ha fallito”, dicono Stefano Fassina (Sinistra per Roma), Svetlana Celli (Roma per Roma), Cristina Grancio (Dema), e Giulio Pelonzi (Pd).


sabato 5 ottobre 2019

ROMA METROPOLITANE; GABRIELLI: "INECCEPIBILE L'OPERATO DELLA POLIZIA"


L’operato della polizia è stato ineccepibile”. Franco Gabrielli, capo della polizia, esprime un giudizio netto sui fatti accaduti il 1 ottobre durante la manifestazione dei lavoratori di Roma Metropolitane durante la quale è rimasto ferito il deputato di Leu e consigliere comunale, Stefano Fassina, che ha riportato un trauma toracico da compressione e 20 giorni di prognosi.
Secondo Gabrielli “altri non avrebbero dovuto consentire che si arrivasse a quel punto e che il delegato dell’assessore avrebbe dovuto avere maggior cautela nel chiedere l’intervento della polizia per entrare in una circostanza nella quale forse se non fosse entrato non avrebbe creato quanto successo dopo”. Intanto la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta in relazione alla vicenda al momento senza indagati e ipotesi di reato.
I fatti appaiono piuttosto lineari: la manifestazione dei lavoratori di Roma Metropolitane in sciopero per protestare contro la decisione della Giunta Raggi di mettere in liquidazione la società, era autorizzata fino alle 18.00. Pochi minuti prima della scadenza del permesso, Fassina insieme ai consiglieri del Pd, Giulio Pelonzi, Ilaria Piccolo e Giulio Bugarini e ai sindacalisti Natale Di Cola (Cgil) e Alberto Civica (Uil) chiedono ai manifestanti di allontanarsi e si preparano a mettersi davanti il portone di ingresso della Società stretti a cordone. 
In quel momento - stando al racconto di Giulio Pelonzi - “il dirigente della Questura chiede al delegato del Campidoglio se è necessario il suo ingresso nella sede di Roma Metropolitane”. Alla risposta affermativa del rappresentante del Comune, i poliziotti intervengono per aprire a forza il cordone. Ne nasce un parapiglia che vede Fassina e Pelonzi avere la peggio: ambulanza, ospedale e attestazioni di solidarietà anche dall’altra parte politica, Fratelli d’Italia con Andrea De Priamo
Gabrielli aggiunge: “Credo che chi manifesta deve sempre porsi nella condizione di manifestare pacificamente il proprio pensiero. E di non considerare i poliziotti e i carabinieri dei punching ball. Questo è un Paese nel quale si è ritenuto che sputare a un poliziotto sia un comportamento di tenue gravità. Io credo che non sia così. Chi veste una divisa e chi rappresenta un’istituzione, credo che dovrebbe essere portatore di un rispetto non solo per la persona ma anche per quello che rappresenta”. 
Per Fassina la questione deve rimanere su un “terreno politico. il ministro dell’Interno, Lamorgese, si è impegnata a rispondere all’interrogazione che abbiamo presentato alla Camera e al Senato e attendiamo la sua risposta. È evidente che c’è stata una indisponibilità da parte dell’Assessore ad avere un minimo di dialogo con i lavoratori. Lemmetti si comporta come il padrone di Roma. Ho grande stima per il capo della Polizia, ma mi chiedo se non si poteva provare a dialogare; se di fronte al diritto del delegato dell’assessore di entrare non si dovesse tenere in considerazione anche il diritto di manifestare di lavoratori che perdono il posto di lavoro, diritto sancito anche dalla Costituzione”.

sabato 7 settembre 2019

TUTTI D'ACCORDO: UNA LEGGE SPECIALE PER ROMA CAPITALE


Il ritornello è a una sola voce: i poteri speciali per Roma Capitale. Ed è a una sola voce, più o meno, anche l’idea specifica: dotare il Campidoglio di poteri legislativi e autonomia ai Municipi. Ovvero, di fatto, fare di Roma una Regione a tutti gli effetti, magari pure speciale, con poteri finalmente adeguati al ruolo di Capitale e fondi diretti (e abbondanti). Sono d’accordo i 5Stelle - dopo il lungo letargo iniziale in cui di poteri non se ne voleva sentir parlare - il Partito Democratico e pure Forza Italia e Fratelli d’Italia che, pure, col nuovo governo rosso-giallo nulla hanno a che fare. Anzi, FdI, per bocca del capogruppo, Andrea De Priamo, rivendica la primogenitura di un consiglio straordinario dedicato e FI (Davide Bordoni) che Berlusconi e Tajani abbiano già parlato della governance di Roma nella consultazioni con il premier, Giuseppe Conte. 
Il problema del governo cittadino è centrale e primario - spiegano il capogruppo Pd, Giulio Pelonzi, e la consigliera dem Giulia Tempesta - e con esso quello dei finanziamenti alla città”. Analoga la posizione dell’ex capogruppo M5S, Paolo Ferrara: “I poteri sono fondamentali altrimenti rischiamo di far rimanere la città comunque sempre impantanata. E con i poteri servono i finanziamenti”. 
Berlino - gli fa eco Marco Palumbo (Pd) - riceve un fondo perduto annuale di 300 milioni di euro solo per il trasporto pubblico”.
Il problema, però, è serio: dall’inizio degli anni ’90, con la scomparsa dei finanziamenti perla vecchia legge per Roma Capitale, il Campidoglio ha dovuto far fronte con i bilanci ordinari a tutta una serie di funzioni - Ministeri e Governo, Ambasciate, Santa Sede, manifestazioni, mobilità - che hanno finito per squilibrare i conti. I famosi 12 miliardi e spicci di euro di debito hanno molti padri ma una sola madre: la fine del finanziamento statale a Roma Capitale. 
Io credo - aggiunge ancora Palumbo - che il Governo potrebbe comunque dare un segnale forte a Roma: l’assegnazione a un sottosegretario di una delega speciale per la Capitale che, per troppo tempo, anche dai governi di sinistra, non è mai stata tenuta nella giusta considerazione”.
Per Ferrara, oltre i poteri per la città, il Governo deve riservare un’attenzione speciale al litorale: “Siamo l’unica Capitale che ha un proprio mare eppure se si pensa Roma non è certo alla spiaggia che si fa riferimento. E questo a Ostia sta riaccendendo troppe pulsioni secessioniste”.
Siamo alla vigilia del 150esimo anniversario di Roma Capitale - puntualizza Pelonzi - e credo sia giunto il momento di mettere mano seriamente a questa riforma”. Che, però, per farla seria, richiede una modifica della Costituzione con la creazione di una nuova Regione, Roma. Il che significa doppia votazione per ciascuna Camera a un intervallo minimo di 3 mesi e maggioranza qualificata in entrambi i rami del Parlamento per evitare l’ennesimo referendum che, come i precedenti, rischierebbe di morire per mancanza di quorum. 
C’è anche chi lascia gli aspetti normativi da parte e si concentra su temi più concreti: Ilaria Piccolo (Pd) si aspetta un maggior impegno per le infrastrutture e Angelo Diario (M5S) per gli impianti sportivi “patrimonio enorme di questa città”.

giovedì 8 agosto 2019

PER AMA BILANCIO 2017 IN ROSSO DA 136 MILIONI


A due terzi dell’anno di grazia 2019, il Consiglio di Amministrazione di Ama vara, finalmente, il bilancio 2017. Che ora dovrà essere ratificato dal Comune, adempiendo, per altro in ritardo e parzialmente, a una delle varie incombenze previste nell’ordinanza Zingaretti sui rifiuti: manca ancora il bilancio 2018.
Per il 2017 il bilancio è in passivo per 136 milioni di euro grazie all’artificio contabile di una provvidenziale e sostanziosa svalutazione del valore del Centro Carni
La nota diffusa da Ama lascia i dati importanti in fondo, casualmente quelli negativi: “le perdite, pari a circa 136milioni di euro, derivano in massima parte dalla rettifica del valore (dai 137 milioni stimati del 2009 agli attuali 31,5 milioni di euro) del complesso del Centro Carni comunicato ad Ama dalla società di gestione del fondo immobiliare, proprietario dell’asset, istituito dieci anni fa per la valorizzazione dello stesso”.
Ama graziosamente ci fa sapere che “il valore della produzione è pari a oltre 810milioni di euro e il margine operativo lordo si attesta al 15,9% del valore della produzione. Migliora sensibilmente e ulteriormente, per ben 57 milioni, la posizione finanziaria netta dell’azienda”, visto che i debiti finanziari sono scesi di 57 milioni di euro e quelli verso i fornitori sono diminuiti di 9 milioni rispetto al 2016, fermandosi a quota 141 milioni. Infine, il patrimonio netto dell’Azienda si attesta a “circa 134 milioni di euro”.
Facendo i conti, quindi, la gestione Bagnacani - cui fa riferimento questo bilancio - è totalmente positiva: senza la svalutazione dell’ultimo secondo del Centro Carni e i famigerati 19 milioni di crediti cimiteriali, casus belli con il Campidoglio, il bilancio sarebbe stato in saldo attivo. 
Dato che non sfugge alle opposizioni. Scrive Andrea De Priamo, capogruppo Fratelli d’Italia: “Adesso scopriamo che, misteriosamente, la passività dell’azienda non è più legata alle spese cimiteriali ma al Centro Carni, impianto che è un’eccellenza nella Capitale. L’obiettivo dell’assessore al Bilancio Lemmetti di approvare un bilancio Ama in perdita, e quindi aprire all’ingresso dei privati in azienda, è comunque centrato. La Giunta Raggi probabilmente non è mai stata interessata a rilanciare la municipalizzata dei rifiuti – e le girandole ai vertici dell’Ama così come l’emergenza di questi mesi in città ne sono la conferma – e non vorremmo che il disegno grillino portasse alla svendita delle aziende capitoline”.
Dal Partito Democratico, il capogruppo, Giulio Pelonzi e la consigliera Ilaria Piccolo, rimarcano proprio la strana “voragine ben più ampia del contenzioso sui 18 milioni che il comune per un anno e mezzo non ha voluto riconoscere alla sua azienda. Anziché pretendere una gestione sana dell'azienda, il Campidoglio sembra aver fatto del tutto per definire una situazione al limite del disastro.O il Cda guidato da Bagnacani ha preso un abbaglio, o chi ha sottoscritto un bilancio con una passività di 136 milioni di euro è venuto a conoscenza di altra documentazione cui il precedente CdA era stato tenuto all'oscuro.Sul nuovo documento contabile dell'azienda capitolina e su altri interrogativi il CdA di Ama, l'assessore Lemmetti e Giampaoletti saranno chiamati in audizione nella commissione Trasparenza” che i Dem hanno richiesto.
E se il forzista Davide Bordoni lamenta la nuova crisi rifiuti a Ostia - con Ama che smentisce senza smentire - i sindacati festeggiano le nuove assunzioni promesse dalla Raggi in cambio della pace sociale: “Dopo più di dieci anni di blocco, abbiamo firmato un accordo che prevede 350 nuove assunzioni".