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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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domenica 26 aprile 2020

FASE 2, TAMPONI A TUTTI MA NON AI VIGILI


In vista della fase 2, la Giunta della Regione Lazio approva una delibera proposta dall’assessore alla sanità, Alessio D'Amato, che stabilisce i parametri per i test sierologici su operatori sanitari e delle Forze dell'Ordine. Solo che nell’elenco degli inclusi - Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Vigili del Fuoco, Polizia Penitenziaria, Esercito 'Strade Sicure', Guardia di Finanza e Guardia Costiera - mancano i Vigili urbani. E, manco a dirlo, si scatena la polemica. Durissimo il comandante del Corpo di Roma, Antonio Di Maggio, che definisce “vergognoso” il provvedimento regionale e aggiunge: “È da un anno che lavoro senza percepire alcun compenso e non esiterò a destinare parte della mia pensione per far eseguire tutti i test necessari agli appartenenti al Corpo della Polizia Locale di Roma Capitale presso laboratori o strutture private. Un impegno che certificherò a breve”. Infine, ultimo affondo: “riterrò priva di credibilità qualunque smentita o promessa da parte della Regione, a meno che entro la prossima settimana non arrivi un provvedimento certo con le date dei test per tutti gli uomini e le donne della Polizia Locale”.
Toni più pacati ma la sostanza non cambia anche da parte dell’assessore al Personale del Campidoglio, Antonio De Santis: “Siamo basiti e amareggiati. I nostri agenti devono essere tutelati. Non sono lavoratori di Serie B. Sarebbe uno sgarbo molto rischioso”.
Stessa lunghezza d’onda per l’Ugl Polizia Locale, che in una nota del coordinatore romano Marco Milani, denuncia “la disparità di trattamento” parlando “schiaffo alla categoria” concludendo con un “Giudichiamo irresponsabile e deprimente questa immeritata mancanza di collaborazione, proveniente proprio dall'istituzione che dovrebbe valorizzarci e motivarci”. Di “schiaffo” parla anche il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Fabrizio Ghera che definisce “irresponsabile e vergognosa” la delibera regionale. 
Mezza marcia indietro finale della Giunta Zingaretti: “la Regione Lazio sta predisponendo un protocollo con Anci Lazio e Upi Lazio affinché i Comuni e Province, a spese della Regione e nel rispetto delle necessarie indicazioni sanitarie, effettuino i test sierologici a tutti i componenti dei corpi di Polizia locale e provinciale della Regione Lazio”.
Un protocollo a parte, non quello per le Forze dell’Ordine, insomma: “Nella certezza che Roma Capitale riesca a mettere da parte le dinamiche burocratiche, come ben sa l'assessore competente, il piano  prevede il pieno coinvolgimento della giunta Raggi”, conclude la nota della Regione. 



domenica 19 aprile 2020

CORONAVIRUS; "NIENTE TAMPONI, COSTANO TROPPO"


Caso mascherine fantasma a parte, con i suoi strascichi di veleni politici, c’è anche un altro caso che rischia di esplodere nel Lazio dopo la Lombardia e la Toscana. Quello dei tamponi che si potevano fare e la cui mancanza ha effetto sulle Residenze Sanitarie Assistite (RSA) che divengono facilmente focolai per il Covid. 
Spiega Antonello Aurigemma, consigliere regionale di Fratelli d’Italia: “Ci sono una serie di documenti, di email e Pec, da cui risulta come la Regione a fronte della possibilità di utilizzare i laboratori privati, abbiamo preferito non farlo aggravando la situazione invece che alleviandola. C’è una circolare del Ministero della Salute che spiega come sia fondamentale eseguire i tamponi al personale sanitario. I degenti nelle RSA sono praticamente reclusi dall’inizio della pandemia senza poter vedere nessuno. Quindi, i contagi non possono essere avvenuti attraverso i contatti inesistenti con persone esterne alle strutture. Ecco perché era e resta fondamentale che la Regione si muova e faccia i tamponi. È sorprendente vedere come negli elenchi delle determine regionali per fronteggiare l’emergenza ci siano acquisti ingenti di mascherine ma solo 150mila tamponi”.
E, a sostegno della sua segnalazione, Aurigemma esibisce i documenti: il 2 aprile la sezione sanità dell’Unione Industriali spedisce una Pec al presidente della Regione, Nicola Zingaretti e all’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, con cui viene offerta la disponibilità dei “laboratori privati accreditati di tutto” il Lazio ad “eseguite i tamponi e i test ai cittadini”. Secondo gli industriali, questa possibilità avrebbe alleggerito “le strutture pubbliche, migliorando i tempi e la sicurezza degli operatori sanitari”. Non solo. Ma, aggiungeva Unindustria “saremo anche in grado di organizzare rapidamente l’effettuazione degli esami presso il domicilio del paziente nel rispetto di tutte le procedure di sicurezza”. 
La risposta della Regione, sei giorni dopo, è gelida: “sono pervenute segnalazioni in merito a strutture private autorizzate proponenti in regime privatistico a prezzi esorbitanti test per il Covid”. Detto da una Regione che arriva a pagare 7 euro e mezzo una mascherina FFP2. 
Poi si entra nel merito. Per i tamponi nasofaringei c’è “disponibilità limitata dei test” e “carenze nella disponibilità dei reagenti” ma il problema più grosso è che costano: “69,88 euro” a carico del Servizio Sanitario regionale, per cui “le strutture sanitarie autorizzate come laboratori analisi, seppure con settori specializzati in citogenetica e biologia molecolare, non sono autorizzate a fare tamponi”.
Però si potrebbero fare i test sul sangue. Qui però mancano dei “protocolli definiti a livello nazionale e regionale” quindi i laboratori privati che li fanno lo dovranno fare in “regime privatistico” ovvero, paga il paziente e il Servizio Sanitario non rimborsa. C’è anche il costo che la Regione stima congruo “per evitare fenomeni speculativi": 20 euro per il test rapido con il sangue capillare e 45 per quello con il prelievo in vena.