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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta piazza Venezia. Mostra tutti i post
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mercoledì 9 settembre 2020

CENTRO OSTAGGIO DEI CANTIERI LUMACA



Cantieri, cantieri e poi ancora cantieri: aperti non durante la quarantena con traffico zero, né nei mesi estivi con traffico ridotto. Aperti più o meno tutti nelle ultime giornate. 
Così a piazza Venezia, pur in presenza di flussi di traffico contenuti sia per il periodo senza scuole che per la riattivazione della ZTL, il caos regna sovrano. Si rifanno i sampietrini con squadre di operai che stanno lì, in una sorta di enorme gimcana fatta di transenne e reti da pollaio arancioni. Sono i lavori dl Giubileo, quello di Papa Francesco del 2015, con i finanziamenti, poco più di cinque milioni e mezzo di euro, stanziati dallo Stato e delibera dell’allora Giunta Marino. 
Alla fine, il Giubileo è passato, con la Porta Santa chiusa a novembre del 2016, l’aggiudicazione dei lavori è arrivata a dicembre dello scorso anno. Poi, fra Covid e abituali lentezze del Campidoglio, il risultato è che i cantieri sono iniziati già da alcuni mesi ma si andava a pezzi piccolini. Ora, invece, la Piazza è praticamente ridotta a uno striminzito budello: da via del Corso a piazza San Marco, dove ci sono i capilinea di Atac, è tutto un cantiere che si interseca con quello di via IV Novembre dove invece di essere risistemati, i sampietrini vengono tolti e sostituiti con asfalto. Stesso discorso di piazza Venezia: soldi del Giubileo 2015. Da settimane il sindaco Raggi, l’assessore ai Lavori pubblici, Linda Meleo, e qualche consigliere grillino inondano l’etere (e i cellulari dei giornalisti) di fanfare propagandistiche su lavori che dopo sei mesi ancora vedono lontana la fine dei lavori su questi 415 metri di strada.
Lasciandosi piazza Venezia alle spalle, altro cantiere è alla Bocca della Verità con le corsie di marcia a salire verso il Circo Massimo ridotte da tre a due. A seguire, il cantiere apparentemente abbandonato per la creazione della pista ciclabile su Lungotevere Aventino fino a Ponte Sublicio: un po’ di vernice, qualche sostegno in ferro infisso nell’asfalto ma, almeno qui, di operai e mezzi neanche l’ombra. 
Al contrario, il cantiere di via Francesco Crispi, stradina di collegamento fra via Due Macelli e via Sistina va avanti da tempo immemore ma, almeno ieri, i lavori andavano avanti.
Infine, fra i cantieri del centro, prosegue quello di via Sistina, finanziato con mezzo milione di euro dal I Municipio (e non dal Campidoglio) che da via Crispi a Trinità dei Monti sono conclusi mentre sono in corso dal Teatro Sistina a piazza Barberini. L’unico problema è che alla fine del cantiere, la strada sarà restituita alla cittadinanza così com’era: stretti marciapiedi che favoriscono la doppia fila. 
Insieme a questi che sono i principali cantieri nel centro, in tutta la città si segnalano svariati micro lavori, come ad esempio a Trastevere, con ripercussioni sul traffico.

Piazza Bocca della Verità

Piazza Venezia sotto la Cordonata del Campidoglio

I capilinea dei bus a piazza Venezia
Piazza Venezia

Piazza Venezia lato via del Plebiscito
Via Francesco Crispi



mercoledì 29 luglio 2020

IL DISASTRO RAGGI SU ALBERI E VERDE



Dopo il crollo del pino, lunedì scorso, a piazza Venezia con il ferimento di una donna e il silenzio imbarazzato del sindaco, Virginia Raggi, non accennano a placarsi le polemiche.
I numeri del quadriennio grillino in Campidoglio sono impietosi: anno 2014, crollano 12 alberi. Nel 2015 sono 32. Nel 2016 arriviamo a 48. Nel 2017 leggera diminuzione a 41. Poi l’apocalisse: nel 2018 ne cadono 400 e l’anno scorso si arriva a 460. In pratica, arrivano al pettine i risultati della mancata attività sia della Giunta Marino che di quella Raggi. La certificazione finale arriva dall’Autorità per il Controllo della qualità dei servizi del Comune (ente terzo ma con nomina politica della maggioranza, ndr). Nell’ultima relazione, l’Autorità riporta come nel 2012 fossero stati piantati 1830 nuovi alberi contro 1400 abbattimenti e un saldo positivo di 430 nuove alberature, mentre nei primi 3 anni Raggi il totale è 404 nuove piantumazioni a fronte di 3806 abbattimenti e un saldo negativo di 3402 alberi che non ci sono più. 
Sul fronte politico, attacca Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia: “Il crollo di un grosso pino secolare a Piazza Venezia, conferma l'inadeguatezza della Raggi a prendersi cura della città. La Raggi aveva giurato di effettuare i lavori di manutenzione proprio durante il lockdown. Dopo il lockdown i cittadini si sono accorti che di straordinario c'era solo l'assoluta inadeguatezza dell'Amministrazione comunale. Sono partiti solo i monopattini”.
Rincara la dose Piergiorgio Benvenuti, neo responsabile delle Politiche ambientali di Forza Italia a Roma e Presidente del Movimento Ecologista Ecoitaliasolidale, che, dopo aver ricordato come il pino di piazza Venezia sia caduto in assenza tanto di vento quanto di pioggia, spiega: “i circa 330.000 alberi presenti nella Capitale sono stati abbandonati. Di questi, circa due terzi sono da considerare a rischio. In particolare, a quanto risulta, sarebbe malato il 10 per cento dei pini, mentre un platano su cinque a Roma sarebbe affetto dal cancro colorato, dovuto all'azione di un fungo parassita che attacca esclusivamente questo tipo di pianta. Nel I Municipio, degli ottomila alberi monitorati, il 2 per cento è stato dichiarato “da abbattere con emergenza”. Ma non tutti gli interventi sono stati eseguiti, come dimostra il pino crollato ieri. Roma è la città con più ettari di verde d’Europa che con l’amministrazione Raggi da risorsa si è trasformata in un pericolo”, chiosa Benvenuti.

martedì 28 luglio 2020

STOP ALLA METRO UN GIORNO SU SEI



Giornata di passione infernale per le metropolitane capitoline: prima, intorno alle nove di mattina, si blocca la stazione Termini della B con forti rallentamenti dell’intera linea, poi si replica, intorno alle tre del pomeriggio, ma sulla C.
Nel giorno in cui la Raggi annuncia la conclusione dei carotaggi per la stazione Venezia, Atac regala ai romani una delle sue migliori performance sulle sotterranee. 
Partiamo dalla linea B: alle 9.24 Atac twitta su Termini: “causa guasto tecnico circolazione rallentata sull’intera linea”. Rallentamenti che proseguono fino a quasi le 11 di mattina quando finalmente l’Azienda annuncia il ripristino della regolare circolazione.  
Stessa criptica causa: il guasto tecnico - a richiesta Atac non ha saputo né voluto specificare di quale guasto si è trattato - si ripresenta intorno alle tre del pomeriggio sulla linea C. Stavolta però niente “semplici” rallentamenti. La terza linea metro di Roma si ferma del tutto in entrambi i sensi di marcia. Lo stop totale dura tre quarti d’ora. Verso le 15.45 Atac cinguetta la riattivazione del servizio nelle tratte fra San Giovanni e Mirti e fra Giardinetti e Pantano. Ma, per ancora un’altra ora e mezza, servono le famigerate navette sostitutive per la tratta centrale fra Giardinetti e San Giovanni. Solo alle sei del pomeriggio la circolazione è ripresa sull’intera linea anche se, ancora per un po’, si sono registrati ritardi e disagi per gli utenti.
Utilizzando l’account ufficiale dell’azienda, @infoatac, viene fuori un quadro desolante: almeno una volta a settimana si verifica qualche problema sulle linee metro.
Limitando l’analisi alla sola linea A, da inizio anno si sono registrare ben 32 chiusure di stazioni - una ogni sei giorni e spicci - e, fra quelle totali e quelle parziali, ben 14 sospensioni della linea. Ovviamente, in molti casi si tratta di chiusure e sospensioni che durano solo alcuni minuti che, però, specie nell’ora di punta, possono rappresentare un enorme problema per l’utenza: non solo lì per lì i convogli non passano o saltano una fermata ma quando il servizio torna regolare si sono accumulate code infinite. 
La dizione “guasto tecnico” tanto cara ad Atac che non fornisce mai spiegazioni esaurienti alla faccia della trasparenza, è stata utilizzata quattro volte per chiusura totale della linea, cinque per la chiusura solo di alcune tratte (Battistini-Ottaviano, Battistini-Termini, Anagnina-Cinecittà) e ben 10 volte per giustificare la chiusura di una stazione.
C’è la top ten delle stazioni chiuse: vince la medaglia di peggior stazione della linea A la fermata Furio Camillo che ha subito sette chiusure nel 2020 (9 nel 2019 e 18 nel 2017). Argento per Re Di Roma che in questo anno è rimasta chiusa sei volte. Terza sul podio, Repubblica che, dopo la lunghissima chiusura dovuta alle scale mobili rotte, in quest’anno è già stata chiusa 5 volte. Ultima testimonianza della solerte trasparenza di Atac: venti volte l’azienda ha chiuso stazioni metro nel 2020 con la generica motivazione di “guasto agli impianti di stazione”. 


venerdì 5 giugno 2020

VIA LIBERA ALLE TALPE DELLA METRO C FINO A PIAZZA VENEZIA


Finalmente, dopo mesi di attesa, la Giunta Raggi è riuscita ad approvare la delibera di Giunta per far proseguire lo scavo dei tunnel della metro C fino a piazza Venezia.
Le talpe ora possono ripartire dopo mesi di ragnatele sotto i Fori Imperiali dovuti all’incapacità amministrativa del Campidoglio di produrre gli atti necessari a sfruttare i 9 milioni di euro stanziati a novembre 2019 dal Ministero delle Infrastrutture. 
Con la delibera approvata, la Giunta ha autorizzato la modifica del progetto. Per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, “oggi facciamo un ulteriore passo in avanti verso la prosecuzione di un'opera strategica per la nostra città”. 
L’assessore alla Mobilità, Pietro Calabrese, giustifica i mesi di ritardo con un “questa è la prima approvazione di variante messa nero su bianco in completa trasparenza e dopo un attento controllo da parte di Roma Capitale” e ovviamente i ritardi sono colpa di “un impianto amministrativo disastrato, frutto di approcci sbagliati e legati a vecchie logiche”.
Le opposizioni - Svetlana Celli, lista civica; Ilaria Piccolo, Pd - alzano il tiro: “mesi di ritardo non sono un successo”.  
Difficile, però, dimenticare il lungo tira e molla che ha caratterizzato i pentastellati e la loro visione delle metro a Roma. 
Come ricorda MetroXRoma: “Dal "tubone senza fermate in centro" di Alemanno&Marino, al dirottamento a Flaminio, sempre di Marino, a chi doveva infine rappresentare una discontinuità rispetto al passato e che, invece, proprio come i predecessori ha speso tre anni a produrre "berdinate" come il mandare la Metro C a Corviale o a Circo Massimo, condite con tanta colpevole inerzia. Il tutto nonostante gli appelli dei Comitati” e della stampa a partire propri da Il Tempo, alla Raggi e si suoi assessori alla Mobilità, Linda Meleo prima e Pietro Calabrese poi, per accelerare le decisioni ed evitare che le talpe finissero tombate sotto i Fori Imperiali. Ora si apre la partita della richiesta di finanziamenti per la realizzazione della stazione Venezia vera e propria, le cui indagini preliminari sono già in corso e sono visibili anche dalla piazza.

sabato 4 aprile 2020

METRO C, NUOVA GUERRA FRA CONSORZIO E COMUNE




Due email di Posta certificata e un comunicato piccato del Campidoglio: non c’è pace per la metro C. Dopo il salvataggio in extremis delle talpe che stanno scavando le gallerie dal tombamento causato dall’inerzia del Campidoglio grillino che, in tre anni, non è mai riuscito a decidere cosa fare della terza linea delle metro romana, ora la partita si sposta sulla ripresa degli scavi. 
Il Consorzio Metro C - quello che sta scavando i tunnel - spedisce due PEC a Comune, Regione, Governo più o meno con lo stesso messaggio: fateci ripartire, il Comune sta perdendo nuovamente tanto tempo. La prima è del 19 marzo e parla di “ingiustificata inerzia dell’Amministrazione” nell’approvare gli atti necessari a riprendere gli scavi. Una settimana dopo, seconda PEC, ancora più dura: il Consorzio aggiunge all’inerzia anche il fatto che rimanendo fermo lo scavo, rimangono fermi anche “molteplici lavorazioni” come la stazione Amba Aradam “il cui progetto architettonico risulta non approvato”. 
La replica piccata del Campidoglio è affidata alla penna dell’assessore ai Trasporti, Pietro Calabrese: “si vogliono gettare ombre sul nostro operato. La prosecuzione della metro C non è a rischio, le 'talpe' che scaveranno fino a piazza Venezia non rimarranno ferme, Gli atti propedeutici alla ripartenza delle talpe, e la costruzione delle gallerie approderanno presto in Assemblea Capitolina. È partito il lavoro di verifica da parte degli Uffici di competenza, a cui seguirà il passaggio in Giunta Capitolina e infine l’ok dell’Aula”. Quando, però, l’Assessore non lo dice. 

La PEC del 19 marzo

E quella del 25


sabato 8 febbraio 2020

IL TRAM 8 SI ALLUNGA FINO A TERMINI


Novità in arrivo, oltre che per la metro C, anche per il tram 8. In Commissione Mobilità, a parte la terza linea della sotterranea, è stato affrontato anche il nodo del tram 8 che arriverà fino a Termini
In Commissione è stato spiegato che “i binari, che attualmente si fermano al capolinea di largo Berlinguer, proseguiranno e passeranno davanti al marciapiede dell’Altare della Patria, poi su via dei Fori Imperiali e infine su via Cavour fino a piazza Vittorio, dove poi si divideranno: una parte correrà fino a Termini, l’altra fino alla via Prenestina. Da un lato quindi nascerà la nuova linea 8 Casaletto-Termini e dall’altro una linea ‘Est-Ovest’ Casaletto-Prenestina". 
Inizia a definirsi il progetto della cosiddetta ‘linea tranviaria dei Fori’, il cui progetto è stato presentato ieri in Commissione ieri dall’ingegner Pierfrancesco Canali
Parallelamente all’iter per la realizzazione della stazione ‘Venezia’ prosegue, dunque, anche il progetto del nuovo tram dei Fori il cui cantiere si intreccerà con quello della fermata e per questo è stato affrontato oggi nell’ambito della discussione sul futuro della metro C
Una particolare novità sarà data dal sistema di alimentazione elettrica ai Fori Imperiali: “La nuova linea - ha aggiunto Canali - non avrà linea aerea e sarà una sorta di passeggiata verso i Fori”. Il che significa, spiega il presidente della commissione, Enrico Stefàno, che la linea verrà dotata “di nuovi tram con speciali batterie”. Del resto, argomenta ancora Stefàno, “abbiamo chiesto e ottenuto dal Ministero dei Trasporti il finanziamento per l’acquisto di 50 nuovi tram” alcuni dei quali dovrebbero essere utilizzati sull’altra linea tranviaria - la Termini-Vaticano-Aurelio, TVA - in progettazione in Campidoglio, da Termini, passando per via Nazionale, IV Novembre, piazza Venezia, via del Plebiscito. L’"obiettivo dell’amministrazione - conclude Stefàno - è chiedere i finanziamenti entro giugno sia della linea dei Fori, che della stazione Venezia della linea C, che della linea tranviaria Tva”.

ENTRO MAGGIO IL PROGETTO DI VENEZIA METRO C


Mentre le linea A della metro cade a pezzi - un’ora di stop fra Battistini e Ottaviano alle cinque e mezza del pomeriggio - in Campidoglio si sogna la metro C. Entro maggio, stando a Roma Metropolitane, il Campidoglio presenterà al Ministero delle Infrastrutture il progetto definitivo per la stazione Venezia della metro C per cui sono in corso, da dopo le feste di Natale, i sondaggi archeologici sotto l’aiuola centrale di piazza Venezia. 
Sarà una fermata molto “archeologica” visto che, delle due uscite per ora sicure, quella a piazza Madonna del Loreto incorporerà i resti dell’auditorium di Adriano. L’altra sarà all’angolo tra piazza Venezia e via del Plebiscito. È allo studio, poi, una terza uscita che potrebbe essere realizzata nei pressi di piazza San Marco, sotto cui nascerà in futuro la stazione ‘Venezia’ della linea D. In più sarà realizzato un tunnel sotterraneo che collegherà Palazzo Venezia all’Altare della Patria passando in uno spazio espositivo.
Non fosse il danno dei quasi quattro anni di ritardo dovuti alla indecisione della Giunta Raggi, la Commissione Mobilità di ieri dedicata alla Metro C sarebbe di quelle da segnare per l’importanza. In Commissione, Andrea Sciotti, responsabile del progetto per Roma Metropolitane, ha spiegato che “Le talpe ferme sotto via dei Fori ripartiranno in tempi rapidi. Sono, invece, già attualmente in corso le attività di completamento delle indagini archeologiche per acquisire gli ultimi elementi sul definitivo di Venezia e le opere complementari. Al centro dell’aiuola centrale è allestito il campo prova per il congelamento del terreno. Entro maggio completeremo il progetto per la stazione e chiederemo il finanziamento all’interno del prossimo bando del Mit. Appena consegnato il progetto di ‘Venezia’ al Mit, nella seconda metà del 2020 è previsto invece l’approfondimento tecnico sulla T2, ovvero la tratta Venezia-Clodio della linea C. In estate - ha concluso Sciotti - si è conclusa la prima fase di project review con le attività propedeutiche sulle diverse soluzioni costruttive delle stazione, a partire da Chiesa Nuova. Va ancora deciso se posizionarla lì ma con una soluzione tecnologica differente o se spostarla verso piazza della Cancelleria e largo Argentina. Abbiamo definito con la Soprintendenza un nuovo piano di indagini archeologiche che costeranno 5-10 milioni. Inoltre è in corso la verifica del rapporto contrattuale con Metro C spa".

giovedì 16 gennaio 2020

A PIAZZA VENEZIA APRONO DUE CANTIERI PER METRO C


Ecco il cantiere della metro C a piazza Venezia dove sorgerà la futura stazione della linea metropolitana”.
C’è una musichetta dai vaghi echi rock nel post che il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha pubblicato ieri mattina sulla propria pagina Facebook. 
Il video del Sindaco ritrae due piccoli cantieri: il primo, quasi di fronte l’Altare della Patria con due operai, una ruspa piccola e un camion. Il secondo, lungo via dei Fori Imperiali quasi di fronte la salita per il Campidoglio di San Pietro in Carcere, con altri due operai e una trivella. 
"Quelle che vedete - scrive ancora la Raggi sotto il video - sono le immagini dei carotaggi: si tratta praticamente di prove tecniche utili per verificare il sottosuolo, la consistenza dei terreni e le attività di consolidamento. Stiamo procedendo con gli scavi anche per individuare i sottoservizi come le condutture dell’acqua e le linee elettriche. Sono fasi preliminari, ma indispensabili. Tutto questo ci permetterà di stimare in modo certo costi e tempi della futura stazione ma soprattutto evitare ogni spreco e ridurre al minimo “gli imprevisti” durante la fase degli scavi. Dopo aver ottenuto i fondi ministeriali, andremo avanti con gallerie oltre i Fori Imperiali. Le talpe continueranno a scavare. La metro C avrà un’altra stazione museo a Piazza Venezia, nel centro della nostra città”.
Un video che arriva con almeno tre anni di ritardo: i primi tre anni e spicci della Giunta Raggi con i grillini persi dietro le loro fantasie sulla metro C. Chi - l’ex assessore Berdini - voleva proporre di  portarla da San Giovanni a Corviale; chi - lungo elenco - voleva fermarla a San Giovanni, chi a Colosseo
Solo nel 2018-2019, quando con l’approvazione del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile i romani hanno nettamente e chiaramente espresso la volontà di avere metropolitane prima di qualunque altra cosa, i pentastellati hanno finito per convincersi tutti della necessità di proseguire dopo Colosseo. Tre anni, però, persi con la corsa dell’ultimo minuto da parte del Governo e del Campidoglio per evitare il seppellimento totale delle due talpe che scavano le gallerie, rivenduto dall’Amministrazione Capitolina come un successo mentre in realtà è solo una pezza messa per evitare un danno milionario causato proprio dalla indecisione di Palazzo Senatorio. Ora il Campidoglio grillino ha un ultimo compito: completare la revisione del tracciato velocemente per non perdere ulteriori anni preziosissimi. 

sabato 28 dicembre 2019

METRO C, SPUNTA SAXA RUBRA


La metro C “continuerà almeno fino a Clodio-Mazzini, i romani chiedono di andare oltre Farnesina e di arrivare a Saxa Rubra”: lo ripete da un po’ Virginia Raggi, sindaco di Roma. E lo ha ripetuto anche ieri, di fronte al ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, invitata a un sopralluogo al cantiere della stazione Amba Aradam/Ipponio della C. 
Oggi Amba Aradam/Ipponio è la via d’uscita degli elementi scavati dalle talpe che, ora, sono arrivate sotto via dei Fori Imperiali, in direzione piazza Venezia, appena dopo via di San Pietro in Carcere
Per dovere di cronaca: nel tracciato originale della linea C non c’è la fermata Saxa Rubra. Al massimo c’è quella Ospedale Sant’Andrea-Grottarossa. Ma tant’è.


Al sopralluogo - politicamente molto simile a un tour di ringraziamento alla De Micheli che ha messo una toppa al disastro della Giunta Raggi evitando il tombamento delle talpe stanziando in extremis 10 milioni di euro per proseguire gli scavi - c’era lo stato maggiore del Campidoglio: l’assessore alla Mobililtà, Pietro Calabrese, e il presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno, il presidente di Metro C, Franco Cristini, l'amministratore delegato Fabrizio Paolo Di Paola, e l'amministratore unico di Roma Metropolitane, Giovanni Mottura
Lontanissimi i tempi - 23 settembre 2013 - in cui i grillini  (firme di Raggi, De Vito, Stefàno e Frongia) presentavano in Consiglio una mozione per fermare la C a San Giovanni. Oggi, il nuovo verbo grillino è quello delle metro. 
Nonostante la stazione Amba Aradam, a causa dell’inerzia della Giunta pentastellata, non aprirà nel 2021 ma nel 2024, il sopralluogo è l’occasione, per il Sindaco, per rilanciare un’altra volta il Piano Urbano per la Mobilità sostenibile: “Ad agosto abbiamo approvato il Piano che disegna uno scenario della mobilità di Roma da qui a 10 anni predisposto insieme ai cittadini” che hanno espresso “una richiesta molto complessa di trasporto su ferro”. 
Il Ministero dei Trasporti - spiega ancora la Raggi - ha stanziato 10 milioni per continuare gli scavi fino a Colosseo. Amba Aradam sarà un’altra stazione museo, proprio come San Giovanni, perché negli scavi è stato ritrovato un ‘castrum’”. Giustamente, quindi, la Raggi chiede che il Mistero dei Beni Culturali partecipi in modo più incisivo alle opere: “chiederemo al Mibact una partecipazione maggiore per creare un sistema museale con tutti i reperti ritrovati negli scavi delle nostre metropolitane”. 
Per quanto vi siano ancora “molti step per il completamento della metro C” la Raggi rilancia: “la stazione di piazza Venezia sarà il nodo di scambio con la futura metro D”, ad oggi un’idea dell’èra Veltroni rimasta su carta
È la volta del ministro De Micheli: “Come ministero abbiamo appena approvato i 10 milioni per sbloccare la metro C e arrivare a piazza Venezia e sono contenta perché questa sarà un’opera che cambierà la vita dei romani”. Il Ministro ha poi aggiunto come “nei giorni scorsi sia stato approvato in Conferenza Stato-Regioni quasi mezzo miliardo di euro per tramvie e funivie a Roma”. Questi fondi serviranno a finanziare l’acquisto di 50 nuovi tram, la realizzazione delle linee tranviarie su viale Palmiro Togliatti e via Tiburtina e le funivie Battistini-Casalotti e Magliana. Il ministero di Porta Pia ha invece respinto le richieste del Campidoglio di finanziare anche il tram via Cavour-largo Corrado Ricci e la Roma-Giardinetti.





Foto 1 - I “conci” che vengono utilizzati per rivestire internamente le gallerie durante lo scavo
Foto 2 -L'area di cantiere di Amba Aradam/Ipponio lato via Norico
Foto 3 - I nastri trasportatori sui quali vengono caricati i materiali scavati dalle due talpe,
ora all’altezza del Campidoglio, e che fuoriescono a Amba Aradam
Foto 4 - Un momento dell’incontro di ieri. A sinistra: il presidente della Commissione Mobilità del Comune, Enrico Stefàno; il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli;
l’assessore capitolino alla Mobilità, Pietro Calabrese; il sindaco di Roma, Virginia Raggi

Foto 5 - La galleria “dispari” (quella che sarà percorsa dai treni in direzione Monte Compatri)
che collega la stazione Amba Aradam/Ipponio con quella di San Giovanni 

Foto 6 - Le due gallerie che collegano la stazione Amba Aradam/Ipponio con San Giovanni: la prima è
per i treni che andranno in direzione Monte Compatri, la seconda per quelli in direzione Clodio/Mazzini

Foto 7 - L’area delle future banchine della stazione Amba Aradam/Ipponio
Foto 8 - Uno dei monitor di controllo della talpa meccanica che sta scavando le gallerie

Foto 9 - Il monitor della talpa che mostra l’avanzamento dello scavo. Attualmente la TMB si trova
appena oltre l‘ingresso del Campidoglio di via di San Pietro in Carcere, sotto via dei Fori Imperiali.  
Foto 10 - L'ultimo tratto di galleria scavata con l’inizio del motore della talpa
Foto 11 - Le “Colonne d’Ercole”: qui finiscono i binari. Da questo punto in poi si sta scavando

sabato 21 dicembre 2019

BARLUMI DI FUTURO PER LA METRO C


Nonostante il tempo perso dietro le elucubrazioni dei 5Stelle, c’è un barlume di speranza per il futuro della Metro C. Ieri il Il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) ha approvato “la modifica del perimetro della tratta T3 della linea C della metropolitana di Roma al fine di portare le gallerie di linea della tratta a ridosso del corpo della futura stazione Venezia”. In sintesi, il Cipe ha approvato la (tardiva) modifica del progetto che consentirà di evitare il tombamento delle due talpe che stanno scavando le gallerie. 
Seconda notizia: “Tra aprile e giugno attiveremo la richiesta ufficiale al Cipe per il finanziamento della stazione Venezia della linea C”. Lo ha annunciato Andrea Sciotti, responsabile del procedimento linea C, durante la seduta/sopralluogo a piazza Venezia della commissione Mobilità del Campidoglio. 
Dopo un triennio perduto (l’assessore ai trasporti, Pietro Calabrese: “quando mi sono insediato ho trovato una situazione confusa”), la lavorazione della metro C sembra uscire dal coma: sulla stazione piazza Venezia, spiega Sciotti: “La progettazione è già stata condivisa con la Soprintendenza per la modalità di scavo e per la valorizzazione dell’auditorium di Adriano. Venezia sarò predisposta come nodo di scambio con la futura linea D e realizzata come terminale provvisorio, cosa che permetterà di avere un treno ogni 4 minuti, ma anche di proseguire il percorso verso Prati con la tratta T2. Infine, verrà realizzato un collegamento verso palazzo Venezia” creando un’area museale connessa anche al Vittoriano.
Tempi lunghi per la realizzazione della stazione: “Finite le indagini a giugno 2020 saranno completate l’istruttoria, la richiesta di finanziamento e sarà aperta la conferenza dei servizi. I lavori per la stazione dureranno 7 anni. Ma l’ipotesi progettuale prevede che per il 2024 venga almeno inaugurata la sistemazione superficiale in vista del Giubileo lasciando solo il cantiere sotterraneo”.
I ritardi accumulati dalla gestione Raggi/Meleo del cantieri sono confermati: la tratta San Giovanni-Colosseo della linea C, con la stazione-museo intermedia di Amba Aradam, “sarà inaugurata ed entrerà in esercizio a metà 2024
Qualche notizia anche su San Giovanni dove sta per concludersi l’istruttoria per il nuovo tunnel di collegamento tra linea C e A: “I lavori potrebbero iniziare tra il 2020 e il 2021 e dureranno 24 mesi, 6 dei quali comporteranno la chiusura totale della stazione della sola linea A di San Giovanni, pur permettendo il passaggio dei treni”.



sabato 9 novembre 2019

L'ULTIMA TROVATA GRILLINA: PEDONALIZZARE PIAZZA VENEZIA A NATALE



È l’ultima invenzione della compagine grillina al governo di Roma: pedonalizzare piazza Venezia. Siamo in una fase ancora embrionale del progetto ma, stando alla seduta della Commissione mobilità di ieri mattina, l’idea entra nel mondo del reale. Dopo l’aumento del costo delle strisce blu, l’estensione della Ztl e le funivie ora ci si dedica all’”ipotesi” - così era definita nella convocazione della Commissione - di rendere perdonabile almeno una parte di piazza Venezia.
Il verbale della seduta è molto chiaro. Il presidente della Commissione, Enrico Stefàno (M5S), nel presentare il punto all’ordine del giorno, dice: “È un mio pallino, lo confesso. Già in alcune domeniche, una parte della piazza viene pedonalizzata. Già si potrebbe pensare di attuarla tutte le domeniche?”. 
A rispondere, da un punto di vista tecnico, è l’Agenzia Roma Servizi per la Mobilità: “Nelle ipotesi, anche le transenne e i materiali rimovibili sono stati inseriti calcolando l'impatto minore possibile. La segnaletica non verrebbe mai alterata”. Riprende Stefàno: “Si potrebbe pensare di farle tutte le domeniche, soprattutto durante le feste natalizie. Tutto ciò è realizzabile già quando in alcune domeniche si pedonalizza Via dei Fori Imperiali. Si espanderebbe anche a Piazza Venezia”.
Piazza Venezia con il suo selciato disastrato, dannazione di motorini, coppe dell’olio, ammortizzatori e tacchi alti. Piazza Venezia dove, attualmente, transitano 14 linee di bus diurni (e 7 notturni) e, fra le diurne, alcune che sono fra le linee più affollate di Roma come il 64, il 70, l’81, l’87 e il 492. Linee che, quindi, potrebbero essere “toccate” da questa pedonalizzazione.
Spiega ancora Stefàno: “Vogliamo portare avanti questa proposta: rendere definitivo tutte le domeniche l'assetto che oggi c'è con “Via Libera” - l’iniziativa che periodicamente vede alcune zone della Capitale pedonalizzate e ciclabili, ndr - in una parte di piazza Venezia. Ovvero pedonalizzare tutte le domeniche, come sono pedonalizzati i Fori Imperiali, la parte di piazza Venezia verso il Palazzo delleGenerali, dividendola dai percorsi dei bus e dei taxi”. 
Qualora questo progetto andasse avanti, sarebbe un’ennesimo colpo alla già disastrata mobilità del centro storico: piazza Venezia è comunque uno snodo fondamentale del traffico urbano della città, come testimoniato dall’intenso volume di traffico sulla piazza, spesso bloccata, nonostante sia all’interno della Zona a traffico limitato. 
Piazza Venezia, soprattutto, che risulta ai margini della progettualità dell’Amministrazione Raggi. Il tombamento delle talpe della Metro C dovuto all’incapacità della Giunta grillina di prendere per tempo le decisioni utili sul percorso da seguire; la revisione progettuale della stessa Metro C annunciata da un paio d’anni e mai partita; la liquidazione di Roma Metropolitane che si sta rapidamente trasformando nel colpo di grazia alla prosecuzione dei lavori sulla terza linea della sotterranea capitolina; la chiusura ancora della fermata Barberini sulla linea A: sono quattro elementi che rischiano di trasformare l’idea di pedonalizzare piazza Venezia, seppur parzialmente e di per sé magari anche affascinante, in ulteriore caos.

PEDONALIZZAZIONE PIAZZA VENEZIA/ A PARIGI FUNZIONA. CON I MEZZI PUBBLICI



Sono le stradine di ciò che resta della Parigi medievale, piccoli vicoli dietro l’antica Parigi dei Templari, quella della Torre dove venne rinchiusa la famiglia reale durante la Rivoluzione e dove vi morì il piccolo Luigi XVII, il figlio di Luigi XVI e Maria Antonietta
E oggi, il Marais, è in parte il quartiere ebraico e in parte il quartiere gay della Ville Lumière e il quartiere che ogni fine settimana viene pedonalizzato
Totalmente pedonalizzato con gli agenti della Police Nationale a presidiare i varchi di accesso. 
I fine settimana al Marais sono un appuntamento fisso per i parigini: rue de Rosiers, rue Vielle du Temple, rue du Roi du Sicile sono invasi da una folla di persone di ogni età, sesso, combinazione possibile. Con le biciclette al passo, con le carrozzine dei bambini o a piedi sembra che mezza Parigi si ritrovi a passeggiare fra i piccoli bistrot e i locali un po’ più equivoci, fra negozi di abbigliamento particolarmente sofisticati e cineserie più a buon mercato.
Un quartiere pedonale, vivo, pulsante, allegro anche con la pioggia. Grazie a ben 7 diverse linee di metropolitana che portano tutte in zona: cinque di queste - la linea 1 a Saint-Paul Le Marais; la 11 a Rambuteau; la 8 a Chemin Vert; la 3 a Arts-et Metier e Temple; e la 7 a Ponte Marie - portano praticamente dentro il Marais. Poi ci sono quelle che arrivano vicino: per intenderci un po’ come se si scendesse a Flaminio per andare a piazza di Spagna, cosa che i romani hanno dovuto fare per mesi. E qui il numero si allarga: a quelle sei fermate che potremmo definire “dirette” si aggiungono République, dove di linee ne fermano ben 5 (la 3, la 5, la 8, la 9 e la 11), Oberkampf (2 linee), Hotel de Ville (2 linee), Bastille (3 linee) e, soprattutto, Chatelet-Les-Halles, forse il più importante nodo parigino con 3 linee di trenini metropolitani (le RER A, B e D) e 5 linee di metro (1, 4, 7, 11 e 14). Un sistema di trasporto pubblico di massa sotterraneo che funziona a rete, esattamente
quello che manca a Roma per poter pedonalizzare anche solo metà di piazza Venezia.