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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Daniele Frongia. Mostra tutti i post
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martedì 30 giugno 2020

PALAZZETTO DELLO SPORT, DUE ANNI PER PUBBLICARE IL BANDO PER LA RISTRUTTURAZIONE



Gli annunci dell’Amministrazione Raggi partivano addirittura nel 2017: il palazzetto dello Sport di viale Tiziano (quello a pochi metri dall’altro buco nero del Campidoglio: lo Stadio Flaminio) sarebbe rimasto chiuso per due anni, 2018-2020, per consentire i lavori di ristrutturazione interni ed esterni alla struttura.
Alla veneranda data di metà 2020, nuovo annuncio, di ieri:  pubblicata la procedura aperta per l’affidamento dei lavori di risanamento conservativo del Palazzetto: spogliatoi, presidio medico, pavimentazione dell’arena, impermeabilizzazione, sostegno della cupola, climatizzazione, per un totale di poco superiore a 2 milioni e 577mila euro..
Nel frattempo, Virtus Roma e Eurobasket sono emigrate altrove fra le polemiche, la Virtus all’Eur l’Eurobasket a Cisterna di Latina.
È appena il caso di ricordare come la sorveglianza alla struttura venisse spostata dal Palazzetto dello Sport al Flaminio dopo il rinvenimento nel vecchio stadio del cadavere di un clochard (febbraio 2018) e che, nei brogliacci dell’Inchiesta Rinascimento, quella su Luca Parnasi e Luca Lanzalone, ci fossero anche passaggi proprio sui problemi delle due società capitoline di basket e i vertici dell’Assessorato allo Sport del Comune.
Come se i due anni di attesa per il solo bando non fossero mai passati e l’Amministrazione Raggi si fosse insediata ieri, la nota del Campidoglio riporta il verbo del sindaco, Virginia Raggi (“L’intervento era atteso da tempo, gli uffici e l'Assessorato Sport hanno lavorato molto”) e dell’assessore allo Sport, Daniele Frongia: “Lo avevo anticipato e finalmente è stato pubblicato il bando che prevede un progetto per un unico lotto di lavori di risanamento e adeguamento a norma che sono necessari per la riapertura dell’impianto”.



lunedì 22 giugno 2020

SINISCALCHI: "CONTENTI, MA ORA FATECI LAVORARE"


Noi ovviamente siamo più che soddisfatti. Ora l’appello è alle Istituzioni: basta chiacchiere e metteteci in condizione di lavorare”.
Renato Siniscalchi, vicepresidente onorario della Società Sportiva Lazio Nuoto, frena a stento la soddisfazione per la sentenza del Tar che annulla l’aggiudicazione del bando per la piscina di via Giustiniano Imperatore alla Garbatella e la riassegna alla società biancazzurra.
Il Tar ha centrato la sua decisione sugli aspetti economici dell’intera questione. Io credo che questo sia in qualche modo una forma di contrappasso: quando si decide di ignorare 34 anni di storia sportiva, di successi e di campioni e il ruolo sociale che la Lazio Nuoto svolge sul territorio per concentrare tutto solo sui soldi, sulla capacità di fatturare, fa strano vedere come sui soldi poi cada tutto”.

Ritiene che sia uno schiaffo al Campidoglio? Facile ricordare la conferenza stampa dell’assessore allo Sport, Daniele Frongia, e del presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, che festeggiavano l’assegnazione alla Maximo. O alcuni comunicati stampa in cui il Comune si vantava di avere sempre ragione al Tar. 
Guardi, non ho alcuna voglia di fare polemiche. Il Tar ha deciso che i vincitori del bando siamo noi. Non mi interessa altro. Ora è il momento di collaborare. L’obiettivo è quello di riprendere l’attività il più in fretta possibile. Lo dobbiamo soprattutto al nostro territorio che, in questi mesi durissimi, non ci ha fatto mancare l’appoggio pubblico anche con molte manifestazioni. Quindi, parafrasando un po’ l’”ora et labora” benedettino, meno parole, e ricominciamo a lavorare”.  


LA PISCINA RESTA ALLA LAZIO NUOTO



La sintesi, sfrondata dal burocratese tipico delle sentenze del Tar, è che la Maximo non poteva proprio essere ammessa a partecipare al bando per la gestione della piscina di via Giustiniano Imperatore, alla Garbatella, fino al 2019 e per 34 anni gestita dalla Lazio Nuoto. E che, quindi, il vero vincitore è la stessa Lazio Nuoto. 
In pratica, i giudici amministrativi hanno contestato agli uffici del Dipartimento Sport del Campidoglio di aver erroneamente applicato i criteri indicati nel bando e cioè il fatturato dell’ultimo triennio che avrebbe dovuto essere di 900mila euro. 
La stazione appaltante (cioè il Campidoglio, ndr) ha invece, come accertato, disatteso le regole da essa stessa poste e che doveva applicare in modo imparziale e trasparente; dall’erronea applicazione di tali regole è scaturita l’ammissione alla gara della S.S.D. Maximo a r.l. che, invece, non poteva parteciparvi, non avendo i requisiti speciali di partecipazione richiesti dal bando a pena di esclusione”. 
Cercando di semplificare: fra i requisiti per poter partecipare, c’era l’aver fatturato nell’ultimo triennio 900mila euro ottenuti dalla gestione di un impianto natatorio aperto al pubblico. Questo requisito poteva essere ottenuto anche con l’ausilio di altre società collegate. Solo che, secondo il Tar, in Campidoglio viene fatta confusione su questo aspetto: “Si aggiunga, infine, che la Visura del Registro Imprese, depositata con la relazione istruttoria, riguarda la S.S.D Juventus Nuoto Roma a r.l. che non è quella indicata come ausiliaria della S.S.D. Maximo a r.l.. L’ausiliaria dell’offerente è, infatti, la S.S.D. Sporting Club Juventus a r.l. che è una società formalmente distinta dall’ausiliaria. Ciò dimostra perplessità nell’intera azione amministrativa”. Insomma, una bocciatura su tutta la linea dell’azione amministrativa del Dipartimento Sport che investe, pur se non in modo diretto, anche la parte politica: impossibile non ricordare la conferenza stampa con cui l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, e il presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, presentarono la Maximo e i video con cui, a fronte del ricorso al Tar della Lazio Nuoto, venissero espresse posizioni quasi di scherno.
Il risultato finale, dunque, è l’esclusione della Maximo e l’assegnazione diretta del bando, da parte del Tar, al secondo classificato che è la Lazio Nuoto. 
Da quanto trapela la Maximo ha comunque intenzione di ricorrere in appello al Consiglio di Stato mentre il Campidoglio rimane in silenzio: per il Comune alla fine non importa chi vinca, purché il vincitore faccia riprendere l’attività e sia in grado di far fronte alle previsioni economiche contenute nel bando di gara.


sabato 6 giugno 2020

VINCE LAZIO NUOTO, CAMPIDOGLIO SCONFITTO AL TAR


Settimana difficile quella del Campidoglio che al Tar ha rimediato, dopo quella sui prezzi delle case costruite nei Piani di Zona, una seconda, sonora bocciatura, quella per la piscina Lazio Nuoto, società parte della Polisportiva Ss. Lazio. 
Nel 2019, all’interno della maxi operazione che l’Assessorato allo Sport ha condotto per il riordino delle diverse strutture sportive in concessione, la Piscina che era affidata a Lazio Nuoto viene messa a bando. 
Con Lazio Nuoto che prima protesta poi presenta ricorsi al Tar. 
E ieri - mancano le motivazioni che devono ancora essere pubblicate - il Tribunale amministrativo ha accolto uno dei ricorsi presentati dalla Lazio che festeggia: la “sentenza dà ragione alla Lazio, sconfitta da un bando che, come più volte sostenuto, non premiava la storia, i valori tecnici e il sociale”. Con la decisione del Tar viene annullata l’aggiudicazione del bando. 
Opposizioni all’attacco. “Grande soddisfazione” per i Pd Marco Palumbo Giulio Pelonzi, mentre il presidente del VIII Municipio, Amedeo Ciaccheri, si schiera “contro la scelta sconsiderata del Campidoglio di considerare lo sport come uno strumento per far cassa e le società sportive come la controparte”. Dura anche Svetlana Celli, lista Civica: “non avevamo dubbi che il bando emanato dal Comune fosse sbagliato”. Anche da Fratelli d’Italia fioccano le prese di posizione: “fin dall'inizio abbiamo segnalato le nostre perplessità sulla gara”, dice il capogruppo Andrea De Priamo, mentre per la consigliera regionale, Chiara Colosimo, “Ancora una volta la Giunta Raggi, e in particolare l'assessore Frongia, hanno dimostrato la propria incapacità a governare la città”.
Chiamato in causa è proprio l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, che dopo le intercettazioni di Palamara e la storia della via d’uscita a Sport e Salute, ha un terzo problema da risolvere: “Attendiamo i 30 giorni per leggere tali motivazioni e dare seguito alla sentenza del Tar”, scrive su facebook e, dopo aver rivendicato la “correttezza e la trasparenza” dei bandi, afferma: “nel caso si confermasse la Lazio Nuoto la vincitrice del bando per l'Amministrazione non può che essere una vittoria”.

domenica 31 maggio 2020

ZTL, SCONTRO STEFANO RAGGI



Lo spegnimento delle telecamere delle varie ZTL fino al 30 agosto non ha solo il problema del totale silenzio della Giunta Raggi sui rimborsi ma ha anche un prezzo politico: la rottura con il presidente della Commissione Mobilità, il grillino Enrico Stefàno, che, in un post pubblicato sulla propria pagina facebook critica in modo netto la decisione della Raggi: “perdi coerenza e credibilità”.
E suona come un nuovo campanello d’allarme sulla tenuta della compagine pentastellata: Stefàno contro Raggi nel momento in cui l’assessore allo Sport e Grandi Eventi, Daniele Frongia, cerca altre strade che portano all’abbandono della Giunta a meno di un anno dal voto.
Andando per ordine: la Raggi, dopo l’annuncio di un paio di giorni fa, proroga le ordinanze che sospendono fino al 30 agosto le ZTL della città, dimenticandosi ancora una volta di affrontare il problema dei rimborsi per chi ha già pagato. Che Legambiente sia contraria (“altra scelta sbagliata”) è quasi banale. Che lo sia anche il presidente della Commissione Mobilità, molto meno. Anche perché Stefàno è uno dei quattro consiglieri della prima ora, eletto già con Marino sindaco, uomo di punta sui trasporti dei grillini romani: è stato di fatto il vero assessore alla Mobilità durante la pallida esperienza di Linda Meleo, formale titolare della delega. E di fatto continua ad esercitare una forte “presa” anche sotto il successore della Meleo, Pietro Calabrese.  Stefàno scriva su facebook: “Se riattivi la Sosta Tariffata, se realizzi una rete di corsie ciclabili "transitorie", se implementi i servizi di sharing, se aumenti la possibilità di mettere tavolini all'aperto, logica, coerenza, linearità, buon senso, imporrebbero anche la riattivazione della ZTL”. E aggiunge: “invece no, si procede a caso, accontentando oggi uno e domani l'altro, anche se questi stridono fortemente tra loro. E come si dice, alla fine per accontentare tutti non accontenti nessuno, e anzi ti metti contro tutti, perchè non puoi fare sempre "di tutto un po' ". E perdi quella cosa che per me è fondamentale nella vita ancora prima che in politica, coerenza e credibilità”. Spiega poi che tanto i parcheggi per lasciare la macchina sono tutti fuori dalla ZTL e che i posti dentro sono, di fatto, appannaggio dei residenti. Quindi, “aprire la ZTL non serve a nulla, se non a creare traffico "a monte" (perchè tutti si sentiranno in diritto di "provare" ad andare a via del Corso in auto) e a penalizzare il trasporto pubblico (bus e soprattutto taxi)”.
Ora, senza voler ripercorrere i lunghi addii di assessori, consiglieri e dirigenti che hanno fatto della Giunta Raggi una “giunta girevole”, con un pezzo del mondo 5Stelle che non vuol sentir parlare di deroghe ai due mandati, Frongia che, legittimamente, aspira ad un posto di vertice a Sport e Salute; e Stefàno contro Raggi sulla ZTL, fanno, in 24 ore, un bell’uno-due pugilistico


giovedì 13 febbraio 2020

UEFA EURO 2020; FRONGIA: "CONCERTONE AI FORI E VILLAGGI SPORTIVI IN PERIFERIA"

Si avvicina la gara di apertura degli Europei di Calcio - prima gara il 12 giugno all’Olimpico contro la Turchia - e si muove anche il Campidoglio. 
Ieri, seduta della Commissione Sport con audizione dell’assessore allo Sport, Daniele Frongia, che è commissario dell’evento. Dice Frongia: “Tutto nasce da un contratto sottoscritto nel 2014 da Ignazio Marino con l'Uefa. Prevedeva la gestione del Comune di questi eventi a proprie spese. Costo 12 milioni di Euro, 2 dal Comune e 10 dal Governo. I lavori sono iniziati con Uefa e Figc già due anni fa”. Poi una serie di dettagli organizzativi: “Ci saranno altri hotspot limitrofi a via del Corso e porteremo l'evento soprattutto in periferia: l'idea è di dare fondi a tutti i Municipi per la creazione di villaggi sportivi. Il concerto inaugurale si terrà a via dei Fori Imperiali l'11 giugno, e sarà gratuito. Dal 17 al 19 aprile la coppa farà il giro della città e verrà allestito un villaggio sul ponte di Castel Sant’Angelo”.



venerdì 27 dicembre 2019

LO STADIO C'È, FRIEDKIN QUASI



La doppia svolta è solo rimandata. Da una parte lo stadio di Tor Di Valle, ormai pronto a partire dopo un iter infinito e con un nuovo partner della Roma - il ceco Radovan Vitek al posto di Luca Parnasi - dall’altra la cessione delle quote di maggioranza del club.
La trattativa fra Pallotta e il gruppo Friedkin ha subìto un rallentamento, ma non si è arrestata. E ora, trascorse le feste, si avvicina il momento cruciale: chiuse tutte le due diligence, va trovata l’intesa sul prezzo finale dell’operazione valutata nel complesso intorno al miliardo di dollari inclusi i debiti della società giallorossa (circa 270 milioni di euro) e l’aumento di capitale da massimo 150 milioni di euro già deliberato e da realizzare entro il 2020. Le parti sono divise da qualche decina di milioni, Pallotta è pressato dai suoi soci che vogliono uscire e cerca di ottenere il massimo, Friedkin invece vorrebbe investire di più nella Roma e meno sul prezzo d’acquisto. E farlo il prima possibile. Un comprensibile tira e molla che entro gennaio si potrebbe risolvere positivamente.
Intanto sul fronte dossier Tor di Valle, Comune, As Roma e Eurnova, in modo congiunto, hanno deciso lo slittamento dell’annuncio da parte del Campidoglio sulla chiusura dei lavori tecnici sul progetto. Il Comune voleva più tempo per concludere le ultimissime verifiche ed Eurnova per chiudere gli accordi con Vitek il cui subentro è visto con estremo favore dal Campidoglio dato che, l’uscita di scena dei Parnasi, libererebbe le coscienze di qualche consigliere recalcitrante. Tanto che emissari di Vitek hanno già incontrato i tecnici capitolini. 
Che nel periodo natalizio - data mai ufficialmente fissata - l’annuncio fosse prossimo è confermato dal fatto che fra il sindaco Virginia Raggi, il direttore generale del Comune, Franco Giampaoletti, e gli assessori Luca Montuori (Urbanistica) e Daniele Frongia (Sport) è circolata, nei giorni scorsi, una bozza di comunicato che Il Tempo ha letto in anteprima. Nel testo si legge che i lavori tecnici sono in via di definizione e viene spiegato come l’inchiesta giudiziaria non abbia riguardato la procedura amministrativa. In ogni modo, la Raggi ha comandato due analisi degli atti, una delle quali è stata quella del Politecnico di Torino sul traffico conclusa con un parere «positivo». 
Nella bozza di testo, il Campidoglio avrebbe sottolineato come lo stadio sarebbe diventato un elemento catalizzatore degli interventi previsti nel Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile, con annesso riferimento alle linee ferroviarie Roma-Lido e Roma-Fiumicino. A seguire, sarebbero state evidenziate le differenze tra la versione Marino e quella Raggi del progetto. L’attesa potrebbe non essere lunga: il passaggio di proprietà fra Parnasi e Vitek è quasi completato e mancano alcuni dettagli. La nuova previsione (aleatoria come le precedenti) è che da metà gennaio in poi ogni giorno possa essere quello buono per l’annuncio della cessione del progetto Stadio a Vitek e della conclusione formale di tutti i lavori tecnici. Un passaggio seguito con grande interesse anche da Friedkin, ma non è lo stadio il nodo da sciogliere con Pallotta. Perché per rendere la Roma più forte in tempi brevi, non si può attendere la costruzione dell’impianto.

mercoledì 18 dicembre 2019

LA MARATONA SI VESTE DI NUOVO


Partenza e arrivo sono sempre gli stessi: via dei Fori Imperiali e Colosseo. Per il resto, la Maratona di Roma cambia pelle più o meno integralmente. Nuova la medaglia che si ispira all’interno della cupola del Pantheon, con il suo spettacolare soffitto a cassettoni e con l’”oculus” centrale. Nuovo anche il nome:  “Acea Run Rome The Marathon – Roma Capitale”. 
Nuovi (o quasi) gli organizzatori: a Italia Marathon Club di Enrico Castrucci che ha gestito da sola le precedenti 24 edizioni, il bando di gara voluto dal Campidoglio 5Stelle ha visto vincere un’associazione temporanea di imprese (Ati) composta da Infront, Corriere dello sport, Atielle e la stessa Italia Marathon club. 
A presentare alla stampa le novità dell’edizione 2020 della Maratona, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, con l’assessore allo Sport, Daniele Frongia; Michaela Castelli, presidente di Acea, main sponsor della gara; Alessandro Giacomini di Infront; Enrico Castrucci di Italia Marathon Club.
Fra le novità: la corsa Stracittadina si terrà il sabato e non, come in passato, la domenica in concomitanza alla maratona. Esordisce la “staffetta”: chi non ha nelle gambe i 42 km e spicci della maratona, potrà dividere il percorso in quattro tappe e darsi il cambio, ogni 10 chilometri, con altri 3 amici, colleghi o parenti. 
In preparazione alla gara, è già partito il programma ‘Get ready’ che prevede 18 allenamenti organizzati, da dicembre al giorno della gara, il 29 marzo, gratuiti e aperti a tutti alla presenza di coach professionisti, con tappe da ponte Milvio al centro fino ad Ostia e Centocelle con due testimonial romani come i campioni Franca Fiacconi e Giorgio Calcaterra. L’Expo-Village Acea Run Rome The Marathon, vale a dire la casa dei runner, sarà situata press il Ragusa Off, la location nata dal recupero degli immobili Atac di maggior prestigio. 
Quest’anno la maratona si rinnova – ha spiegato la Raggi – abbiamo lavorato tanto ad un bando per fare in modo che la maratona cambiasse passo per diventare un evento internazionale a tutti gli effetti. Sarà una festa di tutti e per tutti: la Run Rome The Marathon guarda al futuro, ma al tempo stesso custodisce il suo fascino unico rappresentato da un percorso che attraversa la storia di Roma e i suoi monumenti simbolo”.
Con il nuovo bando la corsa arriverà a standard qualitativi di livello europeo e internazionale - ha aggiunto l’assessore allo Sport del Comune di Roma, Daniele Frongia - In poco tempo diventerà una delle più importanti al mondo e l’obiettivo è arrivare a 20.000 iscritti nel triennio”.
Il main sponsor della gara resta anche quest’anno Acea. “Siamo felici di rinnovare il nostro impegno per un evento unico ed eccezionale – ha aggiunto la presidente Michaela Castelli – confermiamo la somma di 350.000 euro”.
Il percorso della maratona resta tra i più belli al mondo: dopo la partenza ai Fori gli atleti toccheranno alcune tra le piazze e i monumenti più noti della città: piazza del Popolo, piazza di Spagna, Piramide, San Paolo, San Pietro, ponte Milvio. E saranno 50 gli eventi sul percorso per dare ritmo a chi corre.
Roma non ha nulla da invidiare a nessuno – ha chiuso Alessandro Giacomini di Infront – e vogliamo che entri nei prossimi anni nel circuito delle più grandi maratone mondiali”.





La medaglia ispirata alla cupola del Pantheon

Il percorso della Maratona 2020


martedì 3 dicembre 2019

SPORT, LA SFIDA GRILLINA DI AVERE IMPIANTI ALL'ALTEZZA


Gli Europei di nuoto del 2022 sono stati assegnati a Roma. La notizia era già nell’aria ma l’ufficialità è arrivata a metà pomeriggio di ieri: dall’11 al 21 agosto 2022 la Capitale ospiterà le gare di nuoto di fondo, tuffi, tuffi dalle grandi altezze e nuoto sincronizzato. “Entusiasta” il presidente della Federnuoto (e della Lega Europea di Nuoto, LEN), Paolo Barelli; mentre per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, “Roma vince di nuovo”. Pur se rimane poco più di un anno prima delle elezioni per il rinnovo del Sindaco della Capitale, i grillini avranno il compito di far dimenticare lo scandalo dei Mondiali di Nuoto di Roma del 2009, quelli delle piscine vuote, delle Vele di Calatrava, del Polo natatorio di Ostia. 
Mentre Roma sprofonda fra buche, rifiuti e trasporto pubblico sempre più moribondo, almeno lo sport sembra tenere: lo Stadio Olimpico sarà sede delle tre partite casalinghe dell’Italia di Roberto Mancini per i Campionati europei di calcio e la gara 2019 della Formula E ha ricevuto il riconoscimento di “Evento sportivo dell’anno” Il Gran Premio di Formula E - riservato a vetture simili a quelle della Formula 1 ma alimentate con motori elettrici - è alla vigilia della sua terza edizione: quella del 2020 è programmata per il prossimo 4 aprile e i biglietti sono già in vendita.
Il percorso è quello solito dell’Eur: scelto già nel 2010 da Alemanno quando cercò di portare la Formula 1 vera e propria a Roma, fallendo per l’opposizione del Pd e dei soliti movimenti in servizio permanente anti sviluppo, l’Amministrazione Raggi lo rispolverò nel 2018 per le vetture elettriche. La prima edizione, quella del 2018, fu un notevole successo di immagine ma non esattamente un esempio di organizzazione con strade chiuse per settimane e grande caos in tutto il quadrante e nelle aree limitrofe. Errori che, nell’edizione 2019 vennero se non in tutto, parzialmente corretti con una lunga e approfondita interlocuzione fra il Campidoglio - in prima linea l’assessore allo Sport e Grandi Eventi, Daniele Frongia - e i residenti e i commercianti. E il secondo E-Prix di Roma ha superato tutte le attese: 35mila spettatori lungo il percorso creato ad hoc nel quartiere Eur e ben 12mila ingressi al Roma Convention Center “La Nuvola”. Fiore all'occhiello della manifestazione divenne anche l’Allianz E-Village, area dedicata ai fan per sperimentare la Formula E ed educare le prossime generazioni sul futuro del racing e ai suoi valori chiave: tecnologia, energia, ambiente.

martedì 19 novembre 2019

STADIO FLAMINIO NEL COMPLETO DEGRADO


È chiuso dall’anno di grazia 2011 e, da allora, promesse tante, soldi spesi pure ma lo Stadio Flaminio continua ad essere un buco nero di degrado, sporcizia, abbandono.
Siamo andati a fare un sopralluogo e quel che si presenta è lo stesso sfacelo di uno, due, quattro, sei anni fa. Peggiorato, se possibile: un enorme pino è crollato e sta marcendo sul lato che dà verso il viadotto di Corso Francia. Nel crollo una consistente porzione di muro perimetrale è stata intaccata e sembra solo attendere che il peso del tronco finisca l’opera della forza di gravità oppure che il marciume del legname salvi la struttura. E non è che dall’altro lato, quello di viale Tiziano, le cose siano poi tanto migliori: l’albero che è caduto sul muro di cinta e sui cancelli è solo leggermente più piccolo del grande pino.
Per il resto, il solito panorama: materassi abbandonati, cumuli di rifiuti, calcinacci e altri materiali di risulta. Poi ci sono i camper: uno, in particolare, sul retro del Flaminio, circondato da carrelli della spesa, sempre di più e sempre vuoti. 
Sotto i piloni del viadotto di Corso Francia, poi, la quantità di rifiuti abbandonati è sconcertante: alcuni oramai sono ricoperti da erbacce, segno di una lunga giacenza all’aria aperta.
Ogni tanto una volante della Polizia o dei Carabinieri fa un giro intorno, facendo ben attenzione a schivare le buche e le lunghissime fenditure dell’asfalto. Tutta l’area è ridotta a un enorme parcheggio: il Campidoglio, versione 5Stelle, ha investito molta credibilità sul recupero del Flaminio spendendo circa 100mila euro per rimuovere i detriti e i rifiuti dopo l’omicidio, a febbraio 2018, di un clochard cingalese all’interno dell’impianto. Centomila euro che, da fuori, sembrano non aver prodotto un miglioramento della situazione. Secondo l’assessore allo Sport, Daniele Frongia - uno degli uomini di punta dell’Amministrazione Raggi e, certamente, fra quelli dotati di maggior capacità politica - entro novembre dovrebbe essere completato il progetto di riqualificazione finanziato dalla Fondazione Getty. A fine agosto, Frongia spiegava: “Abbiamo istituito un gruppo di lavoro con la Facoltà di Ingegneria de La Sapienza, con Cassa Depositi e Prestiti e l’Istituto per il Credito Sportivo” e il progetto di riqualificazione del Flaminio e “del Villaggio Olimpico” avrebbe dovuto essere completato entro la fine di questo mese. L’idea - se il progetto andrà in porto - è quella di far partire i lavori entro fine consiliatura. A inizio ottobre, il Flaminio era assurto a querelle fra la Raggi e il leader della Lega, Matteo Salvini, con le accuse di quest’ultimo sul degrado e la replica di Frongia: “il recupero del Flaminio è una priorità”.

lunedì 23 settembre 2019

STADIO, UN MERCOLEDÌ DA LEONI


Convocazione arrivata: mercoledì pomeriggio tutti insieme, allegramente, attorno al tavolo per il progetto Stadio della Roma. La Roma - che, per inciso, giocherà all’Olimpico la gara contro l’Atalanta di lì a poco - Eurnova e tutti i vari uffici pubblici che, da giugno dell’anno scorso dopo l’arresto di Parnasi, continuano a girare più o meno a vuoto attorno al progetto Tor di Valle. 
Una riunione, questa di mercoledì, che potrebbe segnare un momento di svolta e spingere finalmente verso una conclusione che chiuda la lunghissima querelle. 
Se saranno champagne e cotillon o carte bollate e tribunale è ciò che dovrebbe emergere da questo incontro. 
Che non dovrebbe mettere la parola fine alle trattative ma chiarire se il Campidoglio dopo la lunga trafila di dichiarazioni pubbliche improntate all’ottimismo - del sindaco, Virginia Raggi, degli assessori allo Sport, Daniele Frongia, e al personale, Antonio De Santis (entrambi, per motivi diversi, uomini di rilevante peso politico nella Giunta grillina - passerà dalle chiacchiere agli atti concreti e protocollati. Oppure se si andrà avanti con questa insopportabile melina fatta di incontri inconcludenti e chiacchiere interminabili sulle virgole. 
Perché due cose sono sicure: la prima è che, pur mancando ancora un solo punto fondamentale, la contestualità, il testo della Convenzione urbanistica (il contratto vero e proprio fra la Roma e gli Enti pubblici, l’atto più importante di tutti) è praticamente pronto per il voto come quello della variante dal Piano regolatore. Il secondo è che la Roma ha ancora tanta pazienza solo se il Campidoglio virerà verso la volontà vera di concludere l’accordo. In caso contrario, al persistere della tattica dilatoria, l’attesa della Roma si esaurirà presto e verrà chiesto formalmente al Comune di portare in votazione i testi che ci sono come sono per poi vedersi in tribunale per le interpretazioni. Manca, come detto, il nodo della contestualità fra l’apertura dello Stadio e le opere di mobilità pubblica, con il Campidoglio che vorrebbe i cancelli di Tor di Valle aperti solo al raggiungimento di quella previsione del 50% dei tifosi allo stadio con il trasporto su ferro che, però, è soggetta a un appalto non gestito dalla Roma (come invece era nella versione Marino del progetto). E, ovviamente, la Roma che non intende sottostare a questa pretesa avanzata dalla Raggi e dai suoi che, per tagliare le tre torri di Libeskind, prima hanno preteso la cancellazione della parte del progetto Marino che prevedeva le opere pubbliche di mobilità pagate e costruite dalla Roma e vincolanti all’apertura dell’impianto, ma che, poi, vorrebbero far permanere il vincolo fra completamento delle opere e apertura dello Stadio. In mezzo, a dirimere la querelle la Regione che a luglio, rispondendo a una richiesta della Roma su suggerimento del sindaco Raggi, ha chiarito come tutte le opere di mobilità pubblica previste nel progetto o ad esso aggiunte dalle prescrizioni degli Enti pubblici vanno completate e collaudate prima dell’apertura dei cancelli di Tor di Valle ai tifosi ma non altre. Ribadendo, in sintesi, che lo Stadio non può aprire se manca la nuova stazione della Roma-Lido di Ostia “Tor di Valle” ma che non si può vincolare l’apertura dello stesso se manca quella di Acilia Sud.  

mercoledì 28 agosto 2019

ARRIVA IL TETTO PER IL CENTRALE DEL TENNIS



Il “Centrale del Tennis” del Foro Italico si avvia ad avere una copertura. Lo ha deciso la Giunta Raggi che, ieri, ha approvato una delibera congiunta dei Dipartimenti Sport e Urbanistica, che, nell’ambito di una pluriennale valorizzazione del quadrante Stadio e Foro Italico, prevede un futuro concorso internazionale di progettazione per realizzare la copertura del campo da tennis sul quale si disputano gli Internazionali di Roma.
Molti ancora i passaggi da completare per un iter, quello della valorizzazione, iniziato nel lontano 2005: si parte con la firma di un protocollo di intesa fra Campidoglio, Coni, la nuova Sport & Salute (che ha preso il posto della vecchia Coni Servizi nella gestione di tutto il complesso del Foro Italico e dello Stadio Olimpico), Ministero per i Beni culturali e Regione Lazio. 
A questo è servita la delibera approvata ieri in Campidoglio, ad autorizzare il Sindaco alla firma di questo protocollo di intesa con il quale ognuno dei soggetti coinvolti si impegna “ciascuno per le proprie competenze, a porre in essere i procedimenti, le iniziative e le attività idonee” alla “riqualificazione architettonica e funzionale” del Centrale del Tennis. Il “progetto perseguirà obiettivi di alta qualità architettonica e urbana, prevedendo la realizzazione di una copertura mobile in grado di garantire un pieno utilizzo dell’impianto polivalente al coperto allineandosi agli standard prestazionali richiesti” dalle federazioni internazionali di tennis e “consentendo in tal modo alla città di Roma di poter continuare ad ospitare il Torneo Internazionale del circuito ATP”.
Ciascun Ente coinvolto ha il proprio ruolo: il Comune assicurerà “ogni necessario supporto allo svolgimento delle attività tecniche e amministrative”; Sport & Salute, oltre che pagare, sarà impegnata a produrre i documenti preliminari per la redazione del progetto. Il Ministero, attraverso la Soprintendenza, dovrà effettuare una “valutazione dei vincoli” che gravano sull’intero complesso del Foro Italico e a lavorare per identificare la “più idonea” procedura utile a garantire “un’alta qualità architettonica” della ristrutturazione. Un po’ più sfumati i compiti di Regione (“piena collaborazione per le attività tecniche e amministrative”) e del Coni (“massima collaborazione e pieno sostegno istituzionale”).
Roboante il canonico post su facebook del sindaco, Virginia Raggi: “Abbiamo dato via libera a una delibera che prevede la valorizzazione architettonica di un polo strategico dello sport a Roma”, scrive, sorvolando sull’inizio - Veltroni sindaco, anno 2005 - di questa “valorizzazione architettonica”. Seguono i ringraziamenti di rito a “Daniele Frongia, assessore allo Sport, e all’assessore all'Urbanistica, Luca Montuori, per aver lavorato a questo obiettivo”. 
Spiega, poi, il Sindaco: “A breve sottoscriveremo un protocollo d'intesa con Ministero per i beni e le attività culturali, Regione Lazio, Coni, Sport e Salute Spa: quest'ultima società farà partire un concorso di progettazione internazionale per la riqualificazione del Foro Italico, che tenga conto dei suoi caratteri originari, garantisca un'alta qualità architettonica e preveda la copertura mobile del Centrale”.
Il vero banco di prova di questo intervento sarà proprio il rispetto dei “caratteri originari” del Foro Italico, ideato e realizzato dall’architetto Enrico Del Debbio, fra la fine degli anni ‘20 e l’inizio degli anni ‘30 del secolo scorso, pur se completato dopo la guerra.


giovedì 1 agosto 2019

STADIO; FRONGIA: "ITER RALLENTATO MA VA AVANTI"


Lo Stadio della Roma va avanti: “la Sindaca e l’Amministrazione hanno confermato l’interesse nell’andare avanti con i prossimi incontri. Ci sono delle prescrizioni da seguire, ma non ci sono novità a riguardo. Sicuramente non è stato un percorso lineare e privo di ostacoli, tutto questo ha rallentato l’iter amministrativo”. Lo ha detto l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, ai microfoni di RadioRadio, aggiungendo sul Flaminio: “Lotito mi ha parlato del nuovo stadio quando io gli proponevo il Flaminio. Mi disse di no. Il Flaminio non è un contenitore sufficiente”. 

martedì 9 luglio 2019

CAMPIDOGLIO; SECCIA AL POSTO DI STEFÀNO


Salvo sorprese dell’ultimo minuto, sarà Sara Seccia a prendere il posto di vicepresidente vicario dell’Assemblea capitolina subentrando al dimissionario Enrico Stefàno.
Giovedì 4 luglio, senza, per altro, specificarne le ragioni in maniera ufficiale, Stefàno, con un post su facebook, aveva annunciato la volontà di dimettersi dalla funzione di vicepresidente dell’Aula ruolo che ricopriva da inizio consiliatura ma che, con l’arresto, il 20 marzo scorso, di Marcello De Vito, presidente grillino dell’Assemblea Capitolina, aveva trasformato Stefàno in un Presidente facente funzioni senza averne, però, ufficialità, titolo, staff ed emolumenti. 
Tre mesi e mezzo sullo scranno più alto dell’Aula Giulio Cesare e Stefàno ha alzato bandiera bianca: dopo l’arresto prima in carcere e da qualche giorno ai domiciliari, De Vito si è sempre proclamato innocente rifiutandosi di dimettersi dalla Presidenza e venendo sospeso, come da legge, dalla carica di consigliere ma senza decadere. In caso di scarcerazione, De Vito avrebbe potuto “chiedere indietro” la guida del Consiglio. Stefàno - l’unico dei 4 consiglieri comunali al secondo mandato a non essere stato “valorizzato” in qualche modo: Raggi sindaco, Frongia assessore e De Vito presidente l’Aula - per giunta, per guidare il Consiglio come facente funzione aveva dovuto rinunciare a guidare la Commissione Mobilità da cui esercitava di fatto il ruolo di assessore, complice l’impalpabilità della titolare dell’Assessorato, Linda Meleo. Dopo aver chiesto una serie di pareri legali agli uffici del Campidoglio, la maggioranza dei consiglieri 5Stelle non ha ritenuto di avere garanzie sufficienti per votare la sua decadenza di De Vito senza rischiare di incorrere in futuro in ipotetiche azioni giuridiche. Da qui, secondo Radio Campidoglio, il malumore di Stefàno sfociato poi nelle dimissioni. 
L’Aula, però, se può andare avanti anche con il Presidente agli arresti, non può lavorare se c’è un solo vicepresidente, per giunta, come esponente dell’opposizione, come Francesco Figliomeni. Per questo, nella prima seduta utile, dovrà essere eletto il successore di Stefàno che, ovviamente, non sarà Presidente dell’Aula, ma vicepresidente vicario. E la scelta è caduta su Sara Seccia anche per non andare a toccare ancora le Presidenze delle Commissioni che, poi, sarebbe stato necessario ritoccare andando a solleticare i già delicatissimi equilibri interni alle correnti del mondo penta stellato.
La Seccia, quindi, sarà chiamata a guidare il Consiglio anch’ella senza averne reale titolo, né poteri, né staff, né emolumenti, tenendo comunque presente che a strettissimo giro dovrà dare prova di saper gestire non solo i lavori ma il fantastico mondo del grillismo chiamato a lavorare, prima della pausa estiva, sull’assestamento di Bilancio, poi sui due Bilanci Ama da approvare entro il 5 agosto se il Comune ottempererà all’Ordinanza Rifiuti di Zingaretti.  

sabato 6 luglio 2019

IPPICA; NEL DERBY LEGA-M5S ROMA PERDE IL TROTTO



Dopo tanto tribolare a Capannelle, il Derby di Trotto lascia Roma e approda a Napoli. La decisione, di qualche settimana fa, era stata anche commentata pubblicamente dal ministro per le Politiche agricole, Gian Marco Centinaio (Lega) il cui dicastero è titolare per l’ippica: “l'ippodromo delle Capannelle questo anno, da quando sono ministro, ha vissuto dei momenti un po' troppo convulsi, e di conseguenza voglio far sì che questo evento venga realizzato in una struttura ed in un ambiente un po' più sereno rispetto a Roma”.
Ieri, dopo un incontro fra i vertici di Hippogroup e l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, arriva la risposta di quest’ultimo: “La decisione di togliere la finale di Derby di Trotto all'Ippodromo di Capannelle per essere assegnata a Napoli mi lascia veramente sconcertato. Ho letto sulla stampa le dichiarazioni del Ministro Centinaio ma queste non fugano i dubbi che, soprattutto per gli addetti ai lavori, balzano agli occhi immediatamente.  L'Ippodromo di Capannelle è l'impianto più completo, attrezzato e funzionale per le competizioni ippiche, terreno ideale per lo svolgimento delle stesse, così come ribadito più volte da tutti gli attori che ruotano nel mondo dei cavalli”. 
La sorpresa del Campidoglio è piuttosto indicativa dello stato di disgregamento dell’Amministrazione 5Stelle: in occasione della festività di San Pietro e Paolo, 29 giugno, a Roma è tradizione il pomeriggio alle corse con i due Gran Premi di trotto, “Tino Triossi” e “Antonio Carena”. In quell’occasione, l’amministratore delegato di Hippogroup, Elio Patuasso, aveva espresso disappunto per questa decisione: “Riprenderemo il 1 settembre con le batterie del Derby e delle Oaks del trotto, purtroppo senza le due finali”. Ancor più chiaro, nell’occasione fu l'ex campione di Roma e Juventus, Zbigniew Boniek, grande appassionato di ippica, proprietario di cavalli e Driver: “A mio avviso è una decisione sbagliatissima. La storia dei Premi più importanti del trotto nazionale è piena di appuntamenti consolidati, il Lotteria a Napoli, l'Orsi Mangelli a Milano, il Costa Azzurra a Torino e appunto il Derby a Roma. Se per questioni che a me sembrano politiche, cominciamo a cambiare anche queste cose, è la fine. Capannelle è un impianto bellissimo, ma ci è stato detto che la finale del Derby non si può correre a Roma perché manca l'impianto di illuminazione per il trotto. Eppure questo appuntamento si tiene a settembre e inizia alle 17, quando sia a Roma che a Napoli è ancora pieno giorno. La verità è che il Derby è stato strappato all'Ippodromo Capannelle e non riesco a capirne il motivo”.
Tuttavia, la tardiva presa di posizione di Frongia è chiara: “il Ministro avrebbe potuto contattare il Campidoglio per fugare le sue preoccupazioni, possiamo comunque tranquillizzare tutti affermando che ogni tipo di criticità presente nei mesi scorsi sull'impianto comunale è al momento superata, si collabora in un clima disteso e in maniera. Avrei gradito un confronto fra istituzioni per conferire a questa vicenda un quadro più chiaro e risolutivo. Fare distinzioni fra nord e sud lo ritengo inopportuno - continua Frongia - e poco funzionale, Napoli è una bellissima città, non penso che i suoi abitanti abbiano bisogno di contentini, resta meravigliosa ed efficiente, la recente organizzazione delle Universiadi del periodo lo dimostra e non è il Derby di Trotto a definire le capacità delle due città. Mi aspettavo comunque una risposta alla mia nota inviata al Ministero diverse settimane fa, nella quale richiedevo esplicitamente l'assegnazione del Derby a Capannelle”.


venerdì 5 luglio 2019

STEFÀNO LASCIA, 5STELLE PERDONO IL CONSIGLIO COMUNALE



Se ne va sbattendo la porta anche il vicepresidente vicario dell’Assemblea Capitolina, Enrico Stefàno, che aveva preso il posto di Marcello De Vito senza però subentrargli effettivamente dopo l’arresto il 20 marzo scorso. Con un post su facebook in cui allega la lettera spedita al segretario generale del Comune, Pietro Paolo Mileti, al sindaco di Roma, Virginia Raggi, al direttore dell’Ufficio dell’Assemblea Capitolina, Angelo Gherardi e, per conoscenza, ai presidenti dei Gruppi consiliari, Stefàno spiega: “Oggi ho rassegnato le dimissioni dal ruolo di Vice Presidente Vicario dell'Assemblea Capitolina. A mente fredda spiegherò i motivi. Ovviamente resta il mio pieno e incondizionato appoggio alla maggioranza e a Virginia, che in questi tre anni sta facendo un lavoro straordinario e merita il supporto di tutti, amministratori e soprattutto cittadini. Continuerò a lavorare per Roma, che amo, dando il massimo per vedere realizzata la nostra idea di città”.
Enrico Stefàno, 32 anni, è al secondo mandato in Aula Giulio Cesare. Insieme a Virginia Raggi, Daniele Frongia e Marcello De Vito era stato eletto per la prima volta nel 2013. In questa seconda  consiliatura, Stefàno è rimasto un po’ al palo: la Raggi sindaco; Frongia assessore; De Vito presidente del Consiglio comunale. A compensazione, Stefàno era stato eletto vicepresidente vicario e presidente della Commissione Mobilità, ruolo in cui ha esercitato un potere tutt’altro che occulto e senza dubbio più rilevante dell’assessore titolare, Linda Meleo
Stefàno non ha voluto spiegare le motivazioni alla base della sua decisione riservandosi di farlo “a mente fredda” ma secondo i sussurri dei corridoi di Palazzo Senatorio la decisione sarebbe maturata proprio per lo stallo legato alla vicenda De Vito: dopo l’arresto del 20 marzo scorso, De Vito ha rifiutato di dimettersi da Presidente del Consiglio. Stefàno, come vicario, gli è subentrato e per farlo ha dovuto rinunciare alla presidenza della Commissione Mobilità senza però ottenere in cambio titolo, staff ed emolumenti. 
Ora si apre il problema del funzionamento del Consiglio comunale. De Vito è in prigione, il vicario, Stefàno, lascia. Resta il terzo in “linea di successione”, il vicepresidente in quota opposizione che è Francesco Figliomeni, di Fratelli d’Italia. Che non può rimanere da solo: occorre eleggere un altro vicepresidente del Consiglio che, tra l’altro, a breve dovrà iniziare l’esame dell’assestamento di Bilancio.
Quello di Stefàno - che, va ricordato, resta comunque consigliere comunale e, anzi, ha ribadito il sostegno al sindaco, Virginia Raggi - è comunque l’ennesima tegola in casa grillina. In soli tre anni di governo cittadino, si fa prima a contare chi è rimasto della prima ora. Ricapitolando: 3 assessori al Bilancio (Marcello Minenna, Raffaele De Dominicis, Andrea Mazzillo), 2 all’Ambiente (Paola Muraro e Pinuccia Montanari) con la casella rifiuti rimasta in mano al Sindaco; il doppio Paolo Berdini (Urbanistica e Lavori pubblici); due alle Partecipate (Colomban e Gennaro) delega poi infilata fra quelle di Gianni Lemmetti ultimo titolare del Bilancio; e l’addio di Adriano Meloni al Commercio dopo lo scontro con Andrea Coia, presidente della Commissione Commercio. A questi si aggiungono gli addii dei 5 management di Ama e dei 4 di Atac più il caso Luca Lanzalone in Acea.


venerdì 10 maggio 2019

STADIO; PALLOTTA SPACCA IL POPOLO ROMANISTA


In Campidoglio il messaggio di Pallotta è arrivato e anche in modo piuttosto chiaro. Dall’altra parte, però, se il Presidente della Roma voleva saggiare il proprio personale appeal nei confronti della tifoseria il risultato non è esattamente esaltante.
Andiamo per ordine. Martedì scorso, James Pallotta, in un’intervista, si lascia scappare una battuta: in sostanza paragona i tempi di costruzione del Colosseo con quelli che si stanno impiegando per il progetto Stadio di Tor di Valle. Non siamo lontani dal vero: per il Colosseo, iniziato nel 72 dopo Cristo dall’imperatore Vespasiano, furono necessari 8 anni, dato che lo inaugurò nell’80 il figlio di Vespasiano, Tito. Per Tor di Valle, siamo oramai giunti a oltre 6 anni e mezzo dall’inizio dell’iter. E senza che ancora sia stato smosso un solo sassolino. 
Mercoledì, poi, l’account twitter ufficiale della Roma pubblica un cinguettio del patron giallorosso nel quale Pallotta dice di aver spedito Robert Needham, Chief Financial Officer del Fondo Raptor, e un legale di fiducia a Roma. I due, qui già da qualche giorno, sono nella Capitale per le trattative sulla cessione dei terreni di Tor di Valle da parte di Eurnova e, con l’occasione, avrebbero voluto anche incontrare i funzionari capitolini. Che, però, hanno fissato già da qualche giorno il primo appuntamento per lunedì 13 maggio. 
Il secondo punto è che, per Pallotta, risulta difficilmente comprensibile questa lunga attesa: la Pec con la proposta di Convenzione urbanistica è stata ricevuta in Campidoglio lo scorso 15 aprile e, più o meno dopo quasi un mese, il Presidente giallorosso si sarebbe aspettato quanto meno una prima risposta. Ecco quindi che il tweet di mercoledì suona un po’ come un avvertimento: “al Comune erano troppo occupati per incontrarli (gli emissari di Palotta, ndr). Forse un grande investimento e tanti nuovi posti di lavoro non sono così importanti”. 
E questa parte del messaggio è arrivata ben chiara in Comune. “Né io né l’assessore all’Urbanistica, Luca Montuori, avevamo un appuntamento con i delegati di Pallotta né eravamo a conoscenza della loro presenza in città. Sono convinto che verranno ricevuti in Campidoglio da chi di competenza in una prossima data concordata”, ha scritto l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, dopo aver parlato anche ai microfoni di RadioRadio.
Rimane aperto il quesito se queste due uscite consecutive di Pallotta vadano interpretate come un cambio di comunicazione sul dossier Stadio oppure solo come un momento estemporaneo e legato a una contingenza specifica. 
Le parti sono alla stretta finale: da lunedì si rimetteranno a discutere degli ultimi punti rimasti aperti prima di chiudere l’eventuale accordo per poter, finalmente, portare al voto del Consiglio comunale tanto la variante urbanistica con le osservazioni dei cittadini e dei comitati e le controdeduzioni degli uffici, quanto, soprattutto, i testi delle Convenzioni, cioè dei contratti fra pubblico e privato. E qui c’è ancora lo scoglio dei 4 punti sui quali l’accordo non è ancora stato trovato: le modalità di versamento del contributo costo di costruzione (45 milioni per i treni della Roma-Lido), le modifiche chieste dal Campidoglio al progetto per unificare la via del Mare/Ostiense con il problema esprori; il rifacimento della Roma-Lido con la lentezza esasperante della Regione Lazio; e, da ultimo, il rifacimento delle tribune posticce dell’Ippodromo per realizzarvi il Museo dell’Architettura sportiva.
Da ultimo, però, c’è l’ultima frase del tweet di Pallotta che, invece, ha spaccato il mondo romanista. Scrive il Presidente: “Se i tifosi vogliono lo stadio, devono sollecitare un intervento”. Sui social - e ancor di più in quelle radio sportive tanto “ambiente romano” e così poco apprezzate da Pallotta - si è scatenata la lotta con una gran fetta di tifosi che hanno bombardato gli account twitter del sindaco, Virginia Raggi, e di altri esponenti 5Stelle chiedendo, in sostanza, di sbrigarsi. Un’altra fetta, invece, che ha invece sbertucciato Pallotta (compreso uno striscione appeso a Trigoria).