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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 2 ottobre 2019

IL CDA DI AMA SALUTA LA RAGGI. E SIAMO A 5. IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA





La lettera con cui il Consiglio di Amministrazione dell’Ama, la municipalizzata dei rifiuti, ha rassegnato ieri le proprie dimissioni nelle mani del sindaco di Roma, Virginia Raggi, è un atto d’accusa pesantissimo contro l’intera classe dirigente del Movimento 5Stelle. Che risponde un’ora e mezza dopo che le dimissioni del CdA sono divenute effettive, con la nomina di Stefano Zaghis ad amministratore unico pescando ancora una volta nel proprio cricoletto grillino sempre più stretto: Zaghis è un attivista 5Stelle della prima ora, molto vicino a Marcello De Vito e in passato molto critico con la Raggi, con zero esperienza nel settore rifiuti ma molto attivo in quello dei centri commerciali, resort, porti, settore immobiliare. 
Sei pagine firmate da Luisa Melara, presidente; Paolo Longoni, Ad; Massimo Ranieri, consigliere in cui non solo si ribadisce la correttezza dei bilanci ma - cosa mai vista prima - i vertici della controllata sfiduciano i controllori: Ama sfiducia il Campidoglio.
Da parte nostra - scrive il sesto management Ama dell’era Raggi - è venuta meno la necessaria fiducia nel socio unico di Ama” che è il Campidoglio. Alla base ci sono sì le considerazioni economiche ma, soprattutto, l’”inerzia” del Comune e un “incomprensibile e antigiuridico modo di intendere i rapporti” fra socio, il Comune, e controllata, l’Ama.
Sulla questione dei 18,3 milioni di euro che Ama ritiene le spettino per i servizi resi nei cimiteri e che il Campidoglio, invece, non vuole assolutamente riconoscere, il CdA uscente sferza la Raggi sulla “vicenda tanto inopportunamente e non correttamente sbandierata” relativa al bilancio 2017 e a questi soldi, questa “posta è stata da Lei (Virginia Raggi, ndr) ratificata con l’approvazione del bilancio chiuso il 31 dicembre 2016 ed è stata oggetto di una delibera della Giunta, la 21/2019”. Tuttavia, secondo i manager uscenti, il problema principale è la “assoluta inerzia e mancanza di una fattiva e concreta collaborazione con Ama per superare le criticità”. 
Spiegano ancora i vertici Ama che l’inerzia del Campidoglio a 5Stelle non viene stigmatizzata per questioni formali ma di merito “perché le emergenze di Ama non possono essere affrontate e risolte senza la partecipazione” del Comune con le sue “specifiche e uniche prerogative”. 
Poi, l’affondo: “sembra di percepire da tale incomprensibile atteggiamento da parte di Roma Capitale, e dalle sua stesse comunicazioni pubbliche, che la stessa Roma Capitale consideri Ama non una propria emanazione (come di diritto e secondo buon senso è) bensì un soggetto privato antagonista del pubblico interesse con l’ulteriore paradossale considerazione che il denaro dato ad Ama sia sottratto dai fini pubblici”. Aggiungono la Melara, Longoni e Ranieri: “in questo filone di incomprensibile, antigiuridico modo di intendere i rapporti fra il Socio, Roma Capitale, e la sua partecipata che di Roma Capitale non è altro che un’articolazione operativa” vanno ascritti “l’inerzia nel risolvere la questione della liquidazione delle somme derivanti dal contratto di Servizio 2014 per 104,4 milioni”, poi “l’inattività assoluta nel procedere a provvedimenti amministrativi dovuti che liberino le somme a favore di Ama bloccate dal 2009 nella gestione Commissariale del debito di Roma Capitale per 30 milioni”. Totale, quasi 135 milioni che “consentirebbero alla società di riequilibrare la propria posizione finanziaria” e “costituirebbero la provvista per il necessario piano di investimenti” per il biennio 2019/2020.
Risposta in tarda serata dell’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti: “Roma Capitale non ha mai fatto mancare il proprio sostegno finanziario e amministrativo ad Ama. Gli uffici stanno regolarmente liquidando le fatture del contratto di servizio presentate dall’azienda. Non c’è ragione per paventare una crisi aziendale. La regolarità e correttezza dei bilanci dell'azienda è il presupposto per garantire la solidità di Ama”. 
Qualcuno fra Palazzo Senatorio e Ama sta evidentemente guardando due film diversi. 


ECCO IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA DI DIMISSIONI DEL CDA AMA ALLA RAGGI







sabato 28 settembre 2019

SI SVUOTANO LE FOSSE DEL TMB SALARIO E LA PUZZA AMMORBA I QUARTIERI


Fidene, Castel Giubleo, Villa Spada: tutti i quartieri a ridosso dell’impianto di trattamento meccanico biologico (Tmb) di via Salaria sono invasi, nuovamente, da una puzza mefitica che ammorba l’aria e serra la gola. Una puzza che arriva a percepirsi, acida e persistente, fino addirittura all’intersezione fra la via Salaria e il Grande Raccordo Anulare. 
Abbiamo compiuto un sopralluogo nel pomeriggio di giovedì e, effettivamente, i miasmi sono davvero potenti e invasivi e, magicamente, si avvertono fra l’aeroporto dell’Urbe e il Raccordo.
Abbiamo sentito il presidente del III Municipio, Giovanni Caudo, che della chiusura del TMB Salario ha fatto una delle battaglie primarie della sua Amministrazione. 
Finalmente dopo mesi dall’incendio che ha distrutto l’impianto, Ama è riuscita a stringere un accordo con alcune discariche per poter trasferire le 5000 tonnellate di rifiuti umidi che, da quel dicembre dello scorso anno, stazionavano nelle fosse”.
Nei Tmb vengono trattati i rifiuti indifferenziati. Quando arrivano i camion dell’Ama carichi, i rifiuti vengono separati in due tipologie principali: quelli secchi e quelli umidi. Quelli secchi vengono destinati a un determinato ciclo di lavorazione che li porterà, poi, a diventare elementi combustibili. Quelli umidi, invece, devono rimanere all’interno di particolari fosse per essere stabilizzati. Ovviamente, non si tratta di fosse normali ma di strutture dotate di filtri che dovrebbero azzerare le emissioni odorifere. La stabilizzazione dura almeno 30 giorni dopo di che questi rifiuti possono essere trasferiti altrove per le successive lavorazioni. Al momento dell’incendio del 14 dicembre 2018, erano 5mila le tonnellate di rifiuti umidi che stazionavano nelle fosse. E, dall’epoca, sono rimaste lì: è stato necessario prima attendere le indagini con l’intero impianto che era sotto sequestro da parte della magistratura. Poi, una volta dissequestrato, Ama ha dovuto trovare un posto dove spedire queste 5mila tonnellate maleodoranti. 
Mesi di attesa, quindi, che da inizio di settembre e fino alla prima decade di novembre vedranno impegnati gli uomini di Ama a svuotare piano piano queste tonnellate e a portarle fuori regione. 
Già in altre occasioni, ad esempio a inizio settembre, si erano verificati casi di forti odori che avevano appestato tutti i quartieri circostanti. “Fino a che non termineranno i lavori di svuotamento delle fosse - spiega ancora Caudo - purtroppo ciclicamente ci ritroveremo con forti odori magari legati a particolari giornate ventose”. 
Ama tuttavia non ci sta a finire ancora una volta sul banco degli imputati. Abbiamo contattato l’Azienda che, dopo un pomeriggio passato ad effettuare verifiche e ad interpellare i responsabili di zona, ha risposto che a loro non risultano particolari emissioni di odori e che la frazione organica presente nelle fosse è oramai stabilizzata e, quindi, non produce più odori, anche quando avvengono le operazioni di svuotamento che, normalmente, vengono effettuate di mattina.  

venerdì 14 giugno 2019

L'EX CARTIERA DELLA SALARIA DIVENTA POLO CULTURALE


Fino a ieri era il buco nero di via Salaria: in sequenza, la ex sede di Sky, poi la ex cartiera, poi il TMB Ama. Tre enormi spazi vuoti e abbandonati racchiusi in poche centinaia di metri. Prima di questo buco e dopo di esso si contano svariate aziende: la Zecca e il museo della Moneta, l’aeroporto dell’Urbe, la Canon, il Salaria Sport Village, la sede della Api. Da oggi e per i prossimi tre anni, invece, almeno la ex cartiera tornerà a vivere. Si chiamerà Citylab 971 e sarà un nuovo spazio polifunzionale a disposizione della città. Il progetto - presentato ieri alla stampa dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, e dal presidente del III Municipio, Giovanni Caudo - è stato predisposto dalla Urban Value by Ninetyne, società specializzata in recupero e rigenerazione di edifici abbandonati. Loro sono gli artefici dei progetti di riqualificazione del Palazzo della Civiltà del Lavoro, il Colosseo Quadrato all’Eur oggi sede della Maison Fendi: delle ex caserme di via Guido Reni al Quartiere Flaminio, del Palazzo degli Esami a Trastevere e, da ultimo, dei due progetti di riqualificazione temporanea dei depositi Atac di piazza Ragusa all’Appio San Giovanni e di piazza Bainsizza, in Prati.
Con Citylab 971 - ha spiegato il sindaco Raggi - diamo avvio a un importante progetto di rigenerazione urbana che darà nuova vita all’ex Cartiera. Recuperiamo e valorizziamo un immobile da anni abbandonato e lasciato al degrado, trasformiamo una struttura ormai simbolo di incuria e riconsegniamo ai romani e alle famiglie di questa parte della città un luogo che diventerà centro pulsante di eventi e attività culturali, musicali, sportive e sociali”. 
Nell’occasione, inoltre, la Raggi ha annunciato l’invio di una lettera al presidente della Regione, Nicola Zingaretti, per chiedere la revoca delle autorizzazioni al TMB Ama di via Salaria, 6 mesi dopo il rogo che l’ha distrutta
Prendendo le mosse da questa lettera della Raggi, il presidente del Municipio, Caudo, parla di “luci sulla Salaria: Citylab 971 dà il via a una differente narrazione per la Salaria. L'ex Cartiera, infatti, sarà un luogo poroso con la città e con il Municipio che ha aderito al progetto e che promuoverà iniziative e userà spazi destinati ai giovani. Citylab 971 ci aiuterà ad accendere le luci sulla Salaria e per questo siamo a fianco dei proponenti nella realizzazione di un progetto di riuso ambizioso ma possibile”. 
Caudo, poi, ha alzato l’asticella: “l’attenzione dovrebbe essere posta anche a quelle fermate del treno - Fidene, Settebagni e Nuovo Salario - vicine ma prive di un collegamento diretto con la Salaria, la facoltà di Ingegneria Aerospaziale dell’Università La Sapienza di Roma, l’istituto Poligrafico”. 
Dentro i 20mila metri quadri, fra spazi interni ed esterni, della ex cartiera, per un triennio, verranno realizzati orti urbani, un distretto artistico, un’arena estiva e la gestione dei contenuti sarà affidata a Visionart, società specializzata in eventi culturali e attività aperte al pubblico che daranno spazio al maggior numero di attori rendendo il progetto estremamente inclusivo.

venerdì 31 maggio 2019

DIMISSIONI, GUASTI E INCENDI: GLI ANNI SENZA PACE DI AMA


La rottura di un nastro trasportatore degli scarti del trattamento dei rifiuti nel TMB di Rocca Cencia è solo l’ultimo di una lunghissima serie di problemi e incidenti che si sono susseguiti nel corso degli anni all’Ama. Anche se i primi problemi partono un po’ più in su, direttamente dal Campidoglio: dall’8 febbraio, giorno delle dimissioni di Pinuccia Montanari dalla guida dell’Assessorato all’Ambiente, ancora manca il successore. Fosse solo l’Assessore fantasma sarebbe quasi un problema da poco. È che dietro le dimissioni della Montanari - per altro, il secondo Assessore all’Ambiente a mollare la Giunta Raggi dopo l’addio di Paola Muraro, il 13 dicembre 2016 - c’è il problema dei bilanci dell’Azienda, non ancora approvati, e, soprattutto, del management. Già, perché uno dei problemi di Ama è la straordinaria girandola di direttori, amministratori, consiglieri che, da quando i 5Stelle amministrano il Campidoglio, si sono succeduti senza riuscire a incidere realmente nelle politiche aziendali: Alessandro Solidoro, Stefano Bina, Antonella Giglio, Lorenzo Bagnacani sono entrati e usciti dalla grazie dell’Amministrazione comunale con la stessa rapidità (e fine) delle mogli di Enrico VIII. 
Testa del pesce a parte, poi, c’è il lungo elenco di problemi che hanno martoriato l’Ama. I più gravi sono, ovviamente, i due incendi. Il primo, quello gravissimo, dell’11 dicembre 2018, dell’impianto di trattamento meccanico biologico di proprietà di Ama di via Salaria. 
Un impianto che, sin dalla sua apertura nel 2011, è stato una spina nel fianco dei cittadini della zona di Villa Spada, Fidene e Castel Giubileo sulla Salaria e oggetto di grandi proteste. A dicembre 2018, di notte, l’impianto va a fuoco. Le fiamme finiscono per distruggere un po’ tutto e, finalmente, la struttura viene chiusa. 
Arriviamo al secondo incendio, quello di fine marzo scorso e che investe il TMB di Rocca Cencia, quello dove ieri è andato fuori servizio il nastro trasportatore. In quel caso, fu necessario chiudere una metà dell’impianto - questa volta, secondo le prime notizie diffuse dall’azienda, sarà l’intero stabilimento - e, anche in quell’occasione, Ama si raccomandò con i romani di fare al meglio possibile la differenziata. Per nessuno di questi incendi è ancora stata appurata la causa, se sabotaggio, autocombustione, errore umano. A questi roghi, però, vanno sommati anche quelli di svariati cassonetti nel corso del tempo: spesso come risposta (sbagliata) di cittadini esasperati dalla mancata raccolta, altre volte come atto vandalico. Episodi, però, usati dalla propaganda grillina per gridare lo slogan del “siamo sotto attacco”.
Fra incendi, deliberata scelta di non occuparsi dell’impiantistica di smaltimento da parte dei grillini e rotture, però, Roma continua ad avere un ciclo rifiuti sempre al limite del collasso

AMA, KO ANCHE IL TMB DI ROCCA CENCIA


Settecentocinquanta tonnellate al giorno: tante ne lavora - ne lavorava - l’impianto di trattamento meccanico biologico (TMB) di proprietà di Ama a Rocca Cencia. Che, da ieri, ha smesso di funzionare: s’è rotto il nastro trasportatore per gli scarti pesanti che è collocato al termine del processo di lavorazione e del quale non è possibile fare a meno.
Ancora nel pomeriggio, i tecnici di Ama stavano smontando le paratie d’acciaio che proteggono il percorso del nastro, operazione necessaria per poter effettuare una diagnosi e, quindi, capire se si tratta di un guasto facilmente riparabile oppure se l’intervento di ripristino richiede lavori più profondi.
Si lavora comunque per riaprire l'impianto già da oggi, ma bisognerà prima completare la diagnosi sul guasto. 
Il problema, però, è assai serio: dopo l’incendio di via Salaria, l’altro impianto TMB di Ama, all’Azienda era rimasta attiva solamente Rocca Cencia. La rottura e la conseguente sospensione delle attività riduce a zero il trattamento dei rifiuti “fatto in casa”, quindi senza costi da pagare a terzi, e alza l’asticella - 750 tonnellate al giorno - di quanto Ama dovrà ricorrere ad altri soggetti, pubblici o privati, pagando. Il che significa che i già periclitanti bilanci di Ama dovranno subire, almeno per qualche giorno, uscite straordinarie per pagare il trattamento di 750 tonnellate al giorno di rifiuti. E che, se non dovesse arrivare l’ok dagli altri stabilimenti - un processo che riguarda anche la Regione Lazio che, se non fosse già previsto, deve autorizzare l’aumento di tonnellate trattate - sarebbe un problema anche per la città.
Non a caso, ieri, Ama ha diffuso una nota stampa in cui oltre a replicare ai sindacati - Cgil e Cisl - che avevano annunciato la notizia della rottura di Rocca Cencia, l’Azienda ha anche rivolto un appello ai romani: “a fare al massimo grado la raccolta differenziata, separando correttamente tutti i materiali riciclabili, conferendo ciascuna frazione (organico, vetro, carta, plastica e metalli) negli appositi contenitori e non abbandonando mai rifiuti a terra”.
Secondo l’amministratore unico di Ama, Massimo Bagatti, “Chiediamo a tutti, alle utenze commerciali e domestiche di accompagnare con un comportamento corretto e virtuoso lo sforzo che l’Azienda sta compiendo sui servizi di raccolta, in particolar modo in questo periodo caratterizzato da una complessa gestione a causa delle manutenzioni in alcuni impianti. Abbattere lo stock di rifiuti indifferenziati si può: è fondamentale la collaborazione di tutti per una gestione dei rifiuti più responsabile”.

sabato 25 maggio 2019

FDI: "PER IL ROGO DEL TMB SALARIA SOSPETTI SU PREVENZIONE"

C’è un particolare elemento che potrebbe gettare nuova luce sull’incendio dell’impianto di trattamento dei rifiuti (TMB) dell’Ama di via Salaria avvenuto l’11 dicembre 2018 ed è il possibile mancato rispetto da parte dell’azienda di una serie di previsioni di legge - le cosiddette “dotazione minime” - destinate proprio alla prevenzione degli incendi.
Il tema è stato sollevato dal deputato di FdI Paolo Trancassini (su impulso di Roberta Angelilli, già europarlamentare e ricandidata a Strasburgo per FdI, da sempre vicina ai comitati civici e che da anni segue la vicenda) il quale ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Ambiente, Costa, per sapere se il Ministero abbia verificato se Ama abbia realmente rispettato tutte le previsioni di legge legate alla prevenzione antincendi. Si tratta della designazione preventiva dei lavoratori incaricati di attuare le misure di prevenzione e lotta antincendio - una designazione che per legge deve essere formalizzata dal datore di lavori e controfirmata dai lavoratori designati - e, soprattutto, della dotazione di attrezzature antincendio che l’azienda deve mettere a disposizione di questi lavoratori. L’eventuale mancanza di questi requisiti potrebbe esporre Ama ad essere oggetto di possibili sanzioni penali e pecuniarie.

giovedì 7 marzo 2019

AMA, ATAC, ADIR: QUANTE DELUSIONI DAI BILANCI DELLE SORELLE DI ACEA


Se Acea può strappare un sorriso alla Raggi - ma soprattutto all’assessore al Bilancio, Lemmetti - con il suo dividendo, ci sono almeno altre tre partecipate che, al contrario, sono una croce per i bilanci e anche per la tenuta politica della maggioranza. 
Atac vive in un limbo: il concordato in continuità è passato ma questo non ha estinto il debito monstre ereditato dal passato, superiore al miliardo e duecento milioni di euro. Semplicemente, esso è stato parzialmente ridotto e, soprattutto, spalmato nel tempo. Ma prima o poi questi debiti verso fornitori e creditori dovranno essere pagati e l’azienda, oggi, non pare esattamente in miglior salute rispetto a prima del concordato: i dati sul servizio reso all’utenza sono pessimi (fra il 70 e l’80% di quanto previsto nel contratto di servizio), le gare d’appalto continuano ad essere un disastro è l’arrivo dei 335 nuovi bus totali, previsto per quest’anno, se va bene si fermerà a sole 108 vetture, per altro prese a noleggio e a caro prezzo. 
L’altra sorella è, ovviamente, Ama. L’immondizia allieta il panorama dei romani e dei turisti, senza più fare distinzioni fra centro storico e periferie, piazze di pregio e viottoli suburbani. Ma la crisi di Ama - una crisi strana, nata tutta in seno all’amministrazione grillina con la guerra fra Lemmetti e l’ex assessore all’Ambiente, Montanari - si centra tutta sui bilanci: quello del 2017 ancora non è stato approvato. È quello dei famosi 18 milioni di contenzioso fra Campidoglio e Azienda, 18 milioni per servizi erogati negli anni scorsi nei cimiteri e riconosciuti fino, appunto, al bilancio 2017 con il collegio dei sindaci che prima approva il documento finanziario e subito dopo lo boccia aprendo la strada alla crisi. Quei 18 milioni sono costati la poltrona al quarto board nominato dalla Raggi (quinto se si considera quelli nominati prima del 2016 e ereditati dai grillini) e, nonostante l’avvicendamento a via Calderon de la Barca, ancora il bilancio 2017 non vede la luce. E, quando la vedrà, sarà comunque in rosso. E manca ancora il bilancio 2018 le cui premesse paiono, se possibile, ancor peggiori delle precedenti. A questo, si somma la crisi dell’impiantistica determinata dall’incendio del TMB Salario cui la Raggi, ad oggi, non ha saputo trovare una soluzione strutturale ma solo escamotage tampone. Quindi, i bilanci Ama in rosso, zero possibilità di assunzioni e tanta mondezza ancora per strada.
La terza sorella povera è Assicurazioni di Roma: fra alberi che crollano e buche nell’asfalto, la compagnia assicuratrice che tutela il Campidoglio ha visto raddoppiare le spese per risarcimento danni. Nel 2018 sono stati necessari 13 milioni di euro, più del doppio di quanto fu necessario per il 2017, che si era fermato a soli 7 milioni. Sono tanti soldi e il 2019 non sembra aprirsi sotto una luce migliore dell’anno scorso. 

venerdì 18 gennaio 2019

RIFIUTI; NESSUN PROGETTO PER IL TMB SALARIO, SOLO UNA TESI DI LAUREA


Lo scorso lunedì sera, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, aveva postato sulla propria pagina facebook un bel rendering sul futuro del TMB Salaria, andato a fuoco lo scorso 11 dicembre e da allora chiuso ma ugualmente maleodorante. 
Al netto della mancanza di un reale progetto con relativo piano economico-finanziario dell’opera, l’agenzia di stampa Dire scopre che il bel disegno è la tesi di laurea, datata 2006, di un ingegnere edile dipendente di Ama, Giovanni Sulis
Quando, nel 2004, iniziarono i lavori per la costruzione del TMB Salario (ultimati intorno al 2008), Sulis faceva parte dello staff della direzione lavori come studente-lavoratore e cominciava a immaginare come sarebbe potuta diventare quell'area un domani. La tesi di laurea, risalente al 2006, gli ha permesso di dare un senso pratico all'idea, anche con l'elaborazione del rendering (a corredo del documento) per la trasformazione dell'area e dello stabilimento.
"Quando ho appreso dell'incendio che ha compromesso gravemente la struttura, ho provato un grande dispiacere - ha raccontato Sulis - e mi è sembrato giusto, data la necessità per la mia azienda di intervenire nuovamente su quella proprietà, di riproporre ai miei superiori il progetto di riconversione architettonica che avevo nel cassetto. Il mio voleva essere un contributo utile, come tecnico che si sente parte della sua azienda e come cittadino. Per questo sono felice che sia stato apprezzato anche in Campidoglio e dalla sindaca". 
Neanche a dirlo, le opposizioni si sono immediatamente scatenate. Per Andrea De Priamo, capogruppo Fratelli d’Italia, “Riteniamo meritorio il lavoro di questo dipendente ma fa sorridere che la Raggi ed il presidente dell'Assemblea capitolina De Vito lo abbiano pubblicato con enfasi neanche fosse un progetto ufficiale dell'Amministrazione. Perché non hanno sentito il dovere di informare sulla reale fonte di quel disegno?”.
Per le Pd, Valeria Baglio e Ilaria Piccolo: “Spacciare il progetto di un bravo ingegnere senza farne menzione, e farlo apparire come una soluzione predisposta in funzione della chiusura dell'impianto è disonesto e rende ancora meno credibili le intenzioni della giunta Raggi. La sindaca faccia ammenda, renda merito all'ingegner Sulis. Roma non si governa con i copia-incolla”.

martedì 15 gennaio 2019

AL SALARIO INIZIA LA RIMOZIONE DEI RIFIUTI


I cassonetti dell’immondizia, dopo lo sforzo di pulizia dei primissimi giorni dopo la Befana, tornano a riempirsi più o meno ovunque in città. Il presidente del III Municipio, Giovanni Caudo, lancia l’ennesimo allarme per la situazione del TMB Salaria andato a fuoco alcune settimane fa. I sindaci dei Comuni della provincia romana sono sul piede di guerra. Insomma, i rifiuti continuano a rimanere il tema caldo della Giunta Raggi con voci insistenti di una Pinuccia Montanari, l’assessore all’Ambiente, non esattamente in una botte di ferro. Andiamo per ordine.

TMB SALARIO
Apre le danze Caudo che, a Radio Cusano Campus, (ri)lancia l’ennesimo allarme: “Le immagini (girate dai sindacati, ndr) certificano tutte le nostre preoccupazioni, a questo punto sono preoccupazioni che hanno preso la forma di una discarica a cielo aperto. Le immagini del piazzale intorno all’ex impianto completamente circondato dall’immondizia sono esplicite, un abbandono che non può essere tollerato. Si vedono rifiuti abbandonati, ammucchiati, bagnati perché dovevano essere spenti, carbonizzati. Nel sito c’è stato un incendio ed è seriamente compromesso. Occorre programmare una messa in sicurezza ma nessuno se ne sta occupando”. Per Caudo, non bastano i comunicati stampa della Raggi “servono atti che si portano in Giunta, atti di indirizzo, cose firmate e siglate. Di tutto questo non c’è stato nulla. Siamo passati da una situazione in cui l’impianto era controllato a una discarica a cielo aperto dove ci sono migliaia di tonnellate di rifiuti che marciscono e puzzano”. 

COMMISSIONE TRASPARENZA
Oggi, è stata convocata una seduta della Commissione Trasparenza del Consiglio comunale nella sede del III Municipio. Il presidente della Commissione, Marco Palumbo, che ha invitato gli assessori competenti, spiega: “La situazione ha raggiunto livelli di reale pericolosità dal punto di vista igienico sanitario. Finora nessuna risposta chiara è stata fornita dal Campidoglio. È arrivato il momento che la Giunta Raggi si assuma le sue responsabilità. Speriamo che in Commissione gli assessori competenti vogliano partecipare”.

AMA
E, finalmente, si muove anche Ama che annuncia come sia iniziata da “alcuni giorni l’operazione di rimozione e avvio a corretto trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati collocati, per ragioni di sicurezza, nell’area esterna dell’impianto TMB Salario. Le operazioni di rimozione dei rifiuti si completeranno presumibilmente entro la fine di questa settimana”. Non sono le operazioni di rimozione di tutti i rifiuti presenti in situ: “Per la rimozione delle altre frazioni di rifiuto (FOS, scarti, ecc.) presenti all’interno dell’impianto, Ama è in attesa della conclusione e valutazione delle specifiche analisi”, si legge nella nota dell’azienda.

IL NUOVO PROGETTO
"Prato verde, biblioteca, asilo nido, una sala per gli incontri pubblici a disposizione dei cittadini, un edificio all'avanguardia dal punto di vista ambientale. È il nuovo centro direzionale di Ama, che realizzeremo al posto del vecchio Tmb Salario". Così in un post su Facebook la sindaca di Roma, Virginia Raggi.

SINDACI IN RIVOLTA
Non accenna a placarsi la rivolta dei sindaci dei comuni metropolitani che oggi pomeriggio incontrerà la Raggi cui consegnerà una lettera indirizzata al presidente della Regione, Nicola Zingaretti, e al ministro dell’ambiente, Sergio Costa, con la quale si chiede di “redigere un piano rifiuti che scongiuri la presenza di discariche e altri impianti nei comuni limitrofi della Capitale”. All’incontro è prevista la presenza dei sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci, promotore dell’iniziativa; di Fiumicino, Esterino Montino; di Latina, Damiano Coletta; e i consiglieri municipali Andrea Bozzi (X Municipio) e Dario Nanni (VI municipio).

TORNANO I RIFIUTI IN STRADA
Dopo tre o quattro giorni di tregua, i social stanno rapidamente tornando a popolarsi di cinguettii e post che testimoniano come lo sforzo di Ama per ripulire dignitosamente le strade dai rifiuti appaia in via di esaurimento. L’esempio migliore viene da largo Sperlonga, zona Cassia, dove, nei giorni scorsi era stato girato lo sketch con Maria Amelia Monti e Angela Finocchiaro. Ripulita l’area il giorno dopo i video, ora è tornata nuovamente una piccola Malagrotta domestica. 

domenica 6 gennaio 2019

COMPLOTTINI E PROPAGANDA

...E L’INFERNO SOTTO CASA

Vulgata (semi) ufficiale del grillismo: se a Roma si affoga di rifiuti è colpa di qualcun altro. Ovviamente, quando se ne parla. 
Perché la prima linea del fronte propaganda 5Stelle è “non parlarne”. Un po’ come quegli esilaranti gatti che nascondono la sola testa dietro una tenda, con tutto il corpo e la coda fuori, ma con l’idea del “se non ti vedo, non mi vedi”. 
Ecco, il silenzio dei pentastellati sui rifiuti non è solo un “non so che dire” ma è anche un modo per tacitare il tema, eliminando argomenti per i giornalisti cattivi che ce l’hanno con noi accerchiati dai poteri fortissimi.

A Roma, di fortissimo, s’è solo la puzza. Diuffusa, nauseabonda, persistente, essa si insinua nella nari e lascia stordirti. Il vero nuovo modello di impiantistica dei rifiuti del grillismo: la discarica sotto casa di ciascun romano.

Poi c’è la seconda linea, la vera e propria Maginot della comunicazione. Il complottismo: ci fu quello dei frigoriferi, poi i divani, i forni, gli assenteisti, i piromani. Valeva pure per Atac: ricordiamo tutti la ridicola denuncia sui bus flambé per colpa dei poteri forti. Poi, si dimostrò quello che tutti sapevano: le buche e l’età delle vetture unite alla scarsa o nulla manutenzione arrostiscono una vettura ogni dieci giorni. E dio ci ha messo una mano sulla capoccia, visto che a oggi non ci sono stati né morti né feriti gravi.

Torniamo ai rifiuti: c’è il dossier da portare in Procura. L’ennesimo dossier la cui realizzazione pare oramai diventata l’attività principale dell’Amministrazione grillina di Roma. Dossier sulla qualsiasi che poi finiscono a coriandoli di carnevale. Complotti, complottini e complottismi ma, mi raccomando, non diciamo che dopo due anni e 8 mesi di Giunta abbiamo sbagliato tutto sui rifiuti. 
Avevamo previsto il calo della produzione di rifiuti. Aumenta. Sarà il complotto dei droghieri!
Avevamo previsto un aumento esponenziale della differenziata. Se va bene si aumenta a un +1% annuo, ma forse tornerà indietro. Sarà il complotto dei cittadini cattivi.
Avevamo previsto un miracolo di impianti. Non ce n’è nessuno nuovo, quelli progettati stanno a carissimo amico, nascono vecchi e insufficienti. E il TMB va a fuoco ma sarà colpa del complotto dei piromani.
I cassonetti vanno a fuoco? Complotto. 
Pagate la Tari con il peggior rapporto qualità/prezzo d’Italia? Spazzatevi pure i marciapiedi.
Tanto arruoliamo pecore e mucche per potare le erbacce (che stanno tutte lì e lì rimarranno fino alla prossima emergenza), api per lo smog, pipistrelli per le zanzare (sia mai che evitiamo un’estate con gli zampironi!), gabbiani per mangiare i sorci e sorci per mangiare i rifiuti. 

Cari romani, avete votato i laureati della vita al governo cittadino, quelli che hanno letto in trenta secondi due siti trovati a pagina 25 di google e su quello regolano la loro azione politica. Avete scelto chi prometteva il paradiso in terra. 

Non lamentatevi ora dell’inferno sotto casa. 


POSTILLA PER GLI STRUZZI

  • C'è chi dice: "colpa di Zingaretti"/1. No, mi spiace. Zingaretti avrà colpa un minuto dopo che il Campidoglio avrà indicato i siti dove localizzare gli impianti e la Regione non avrà a quel punto varato il Piano Regionale dei Rifiuti. Questo dice la legge. Fino a che il Comune non compirà quest'atto, la Regione non può emanare il Piano Rifiuti aggiornato. Non penserete che Zingaretti, che non è mai brillato come cuor di leone, si assuma, non obbligato, la necessità di "commissariare" la Raggi nella scelta dei siti (vanno indicati in Area Metropolitana) consentendo al Sindaco e ai 5Stelle di fare polemica e prendendosi i vaffa dei cittadini interessati dai siti? La legge dice che spetta al Sindaco della Città Metropolitana indicare i siti. Punto. 
  • C'è chi dice: "colpa di Zingaretti"/2. No, mi spiace ancora. Il primo problema qui è Ama (azienda di proprietà del Comune di Roma e certo non della Regione) che non riesce a gestire adeguatamente la raccolta. Figurarsi poi il resto del ciclo dei rifiuti. Ama che da quando c'è la Raggi ha visto ben 4 cambi di vertici (tanto per indicare chiarezza di intenti e lungimiranza nella scelta dei manager). La flotta dei mezzi oramai è vecchia, mediamente 1 veicolo su 3 rimane fermo per manutenzione, il personale non è sufficiente a fare la differenziata spinta e a garantire il normale servizio di raccolta dove la differenziata porta a porta non è stata ancora attivata. Mediamente, per ogni punto percentuale di aumento di raccolta differenziata porta a porta occorrono 10 milioni di euro di investimenti. Che Ama non ha (anzi, pregate iddio che non faccia la fine di Atac ché la cura grillina sta arrivando anche a questo). E che il Campidoglio non mette. 
  • C'è chi dice: "allora meglio prima! quelli di mafia capitale! Il piddi!" e tutto l'armamentario di idiozie del cretino di turno. Mafia Capitale si occupava di potature del verde e di gestire i campi rom e l'accoglienza per i migranti. Non si è mai occupata, per far soldi, di gestire i rifiuti. Due cooperative facenti riferimento a Buzzi eseguivano una parte della raccolta di carta e cartone. Una di queste, la 29giugno, lo faceva ancora pochi mesi fa. Se non siete ciechi (cretini o in malafede) bastava guardare le scritte sulle fiancate dei camioncini bianchi. Qui il problema, però, non è la raccolta di carta e cartone, plastica e metallo e vetro. Qui il problema sono gli indifferenziati.
  • C'è chi dice: "se critichi la Raggi allora stai con... (segue elenco dei nemici del popolo)". Pezzo di deficiente, non è che se io e XXX, YYY, ZZZ, MMM etc. etc. diciamo le stesse cose stiamo per forza dalla stessa parte. Ti viene in mente, magari, che se tutto il mondo parla (e critica) l'incapacità di questa Amministrazione a gestire dopo 30 mesi di governo il ciclo dei rifiuti, che foto e video si moltiplicano urbi et orbi, forse non siamo noi che critichiamo a dire il falso ma sono quelli che governano che non sanno davvero cosa stanno facendo?

BREVE SPIEGAZIONE PER GLI STRUZZI
Dati Ama (Il link al sito Ama con i dati sulla raccolta dei rifiuti 2016): A Roma si producono giornalmente 4.600 tonnellate di rifiuti. Duemila sono quelle differenziate (quindi, carta e cartone, vetro, plastica e metallo, organico) e 2.600 sono gli indifferenziati. Al netto delle fluttuazioni di tonnellata più, tonnellata meno, in termini percentuali questo vuol dire che il 57% dei rifiuti è indifferenziato e il 43% viene differenziato (Questo il link al sito del Campidoglio per i dati scorporati per frazione sulla differenziata 2016).
Quel 57% (2.600 tonnellate al giorno circa) veniva pre-trattato per poi essere avviato a conclusione del ciclo con lo smaltimento. Il trattamento meccanico biologico (TMB) veniva fatto nell'impianto Ama di via Salaria (quello andato a fuoco nella notte dell'11 dicembre scorso), in quello Ama di Rocca Cencia e nei due impianti TMB di Manlio Cerroni (quello di Malagrotta) a Malagrotta e sempre a Rocca Cencia. 
Dopo di che c'è il buco nero. Una volta che i rifiuti sono stati trattati e preparati, Ama li porta (a spese nostre) altrove. Prima andavano a Malagrotta in discarica. Ora viaggiano per mezza Italia a carissimo prezzo e qualcuno va pure fuori confine. 
Questo perché ad Ama manca la parte più redditizia del trattamento dei rifiuti, quella legata alla chiusura del ciclo della "monnezza". Che si fa con gli impianti. Impianti che pochi hanno il coraggio di dire che servono e che quasi tutti gli altri, invece, si affannano a cianciare della loro inutilità. 
È molto più facile ululare e dire che non servono inceneritori, gassificatori, termovalorizzatori, discariche; abbaiare alla gente paurosa e impaurita (in parte a ragione in parte a torto) che noi, no, mai permetteremo; annunciare la più grande menzogna della millenaria storia delle menzogne umane e cioè che la differenziata salverà il mondo; piuttosto che scegliere quale linea di chiusura del ciclo rifiuti seguire, convincere la gente che non sarà nociva della salute e costruirla. 
Ah, San Francisco così spesso citata a sproposito, è la città con la più alta percentuale di differenziata al mondo (oltre l'80%) e anche quella con una delle più grandi, funzionali e pulite discariche al mondo, perché anche quando riesci a differenziare quasi tutto, c'è sempre una parte che non si può differenziare, magari i residui di lavorazione o, purtroppo capita, proprio rifiuti veri e propri. L'incatesimo "reducto" funziona solo nei libri di Harry Potter!

CONCLUSIONE PER GLI STRUZZI
Venire a fare gli sboroni con la bavetta alla bocca ululando a Zingaretti, il Pd, Mafia Capitale e altro vi rimarca per ciò che siete: struzzi. Infilate la testa sotto la sabbia perché è più facile autoconvincersi che la colpa è di qualcun altro, piuttosto che ammettere di aver votato il peggio che potesse capitare: incompetenza, incapacità e arroganza messe assieme. 

venerdì 21 dicembre 2018

I SINDACATI: "NON VOGLIAMO PIÙ ENTRARE NEL TMB SALARIA"


L’altro ieri era l’allarme per la puzza. Ieri, al cattivo odore, si sommano le foto dei camion pieni di rifiuti che entrano nel TMB Ama di via Salaria. E, per non farsi mancare nulla, anche le polemiche dei sindacati
Partiamo dai sindacati: una delegazione dell’Unione sindacale di base (Usb) ieri mattina si è presentata nella sala dove l’assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari, avrebbe dovuto tenuto, di lì a poco, la conferenza con la stampa sulle adozioni per gli animali. I sindacalisti hanno chiesto un incontro con l'assessore Montanari: “L'assessore deve recarsi sul posto e disporre l'immediata interdizione al transito nelle aree contaminate e mettere in sicurezza il territorio e i cittadini”, si legge nella nota diffusa. Per l’Usb destano allarme le conseguenze dell'esposizione alla diossina e ai metalli pesanti che i lavoratori dell'impianto e gli abitanti della zona stanno respirando. Ama, dicono i sindacati, ancora non ha provveduto a interdire l'accesso dei lavoratori alle zone a rischio elevato. Una scuola, poco distante dall'impianto andato a fuoco, ancora non è stata evacuata. 
Nel corso della mattinata, poi, la Montanari ha incontrato una rappresentanza della delegazione dell’Usb e si è impegnata a sollecitare ad Ama la costituzione di un'unità informativa alla quale i lavoratori potranno rivolgersi per avere aggiornamenti sui rischi dei veleni sprigionati dall'incendio, nonché a organizzare incontri pubblici con i cittadini sulla gestione dei rifiuti.
Cittadini che, però, guardano con sempre minore serenità all’impianto. 
Martedì lamentavano la puzza atroce che era tornata ad allietare l’olfatto dei residenti nelle aree limitrofe l’impianto. E ieri sono rimasti tutti sorpresi nel vedere entrare e uscire camion compattatori carichi di rifiuti.
Dalla mattinata si sono inseguite foto e giri di notizie. Interviene, ancora una volta, il presidente del III Municipio, Giovanni Caudo, che prima definisce “tranquillizzanti” i dati di Arpa Lazio sul monitoraggio ambientale dell’area che sono in fase di rientro sotto le soglie di sicurezza ma poi spiega: “Preoccupa lo stato di degrado ambientale dell'area dove oggi sono sparsi almeno 2 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati che sono in putrefazione ed emettono odori nauseabondi. In più ci sono diverse tonnellate di frazione organica stabilizzata, il compost, non interessato dal fuoco ma chiuso in un capannone che non è più alimentato dall'energia elettrica e che subisce anche questo alterazioni dallo stato di abbandono. Lunedì scorso ho scritto alla sindaca e alle autorità competenti per segnalare la preoccupazione mia e della cittadinanza che quell'area a seguito del rogo si trasformi in deposito di rifiuti a cielo aperto. Sarebbe una beffa per i cittadini che ora si ritroverebbero una sorta di discarica dietro casa”. 
Sul via vai di camion Ama spiega ufficialmente: “nello stabilimento di via Salaria è rimasta attiva esclusivamente l’autorimessa per la flotta aziendale, essenziale per i servizi. Nel sito, dunque, non viene svolta alcuna movimentazione o scarico dei rifiuti, visto che il TMB è totalmente fermo. Gli automezzi in transito sono esclusivamente quelli che, dopo aver svolto il servizio assegnato sul territorio, tornano nella propria sede di ricovero. Può capitare che l’autista abbia terminato il proprio turno di lavoro e il mezzo sia ancora pieno. In questi casi, limitati e circoscritti, è il collega che subentra a svolgere, a stretto giro, l’operazione di conferimento conducendo il mezzo nel sito di destinazione previsto”.

giovedì 20 dicembre 2018

AL SALARIO I RIFIUTI PUZZANO ANCORA


L’allarme parte dai residenti nelle aree adiacenti il TMB di via Salaria andato a fuoco alcune notti fa e, da allora, chiuso: la puzza è tornata. Chiunque passi anche solo velocemente lungo la Salaria lo avverte: un tanfo ammorbante, persistente, che fa stringere la gola e rimane a lungo addosso o nella macchina che incautamente avesse avuto i finestrini aperti nonostante il freddo.
Le segnalazioni arrivano alla redazione de Il Tempo e sono confermate anche dal presidente del Municipio, Giovanni Caudo: “Sì, risultano anche a me le lamentele. Il problema è semplice. Là dentro, dopo l’incendio, sono rimaste le tonnellate di rifiuti che c’erano fino al divampare delle fiamme. Tonnellate di immondizia che sono state anche smosse dai Vigili del Fuoco per spegnere il rogo e poi bagnate. Parliamo dell’indifferenziato. Ma non solo. Ci sono anche i rifiuti organici, quelli del Fos (frazione organica stabilizzata), che servono per produrre, nella fase successiva del ciclo, il compost. Quei rifiuti rimangono nella fossa per 28 giorni. E da allora sono lì. Per oggi ho chiesto una nuova riunione della cabina di regia proprio per affrontare il problema della rimozione di questi rifiuti che ancora giacciono lì”.
Tutta questa roba fermenta e marcisce, e appesta l’aria come quando il TMB funzionava provocando ancora disagi pesanti ai residenti. 
Assessorato all’Ambiente e Ama ci mettono un bel po’ prima di abbozzare una qualche spiegazione. Ovviamente, l’area è sotto sequestro, spiegano lato Campidoglio e Azienda, e sono in corso ancora le indagini quindi non si può spostare nulla. 
A parte la puzza atroce, c’è da capire se altri rischi seri per la salute siano o meno scongiurati: “A seguito dell'incendio dell'11 dicembre 2018 - comunica in una nota l’Istituto Zooprofilattico - il Dipartimento di prevenzione dell'Asl Roma 1 ha prelevato, in data 14 dicembre, 4 campioni di origine vegetale per la ricerca di contaminanti organici eventualmente ricaduti sulle aree interessate ai fini della valutazione del rischio per la catena alimentare. Le analisi per la ricerca di idrocarburi sono risultate tutti negative e quelle per la ricerca di diossine e pcb, con tempi tecnici superiori, sono risultate comunque ampiamente al di sotto dei limiti di attenzione”.
Però poi c’è l’audizione in Commissione parlamentare sulle ecomafie del direttore dell’Agenzia regionale di Protezione ambientale (Arpa) del Lazio, Marco Lupo che spiega come la centralina di Villa Ada abbia registrato uno sforamento dei limiti fissati dalla legge per le polveri sottili sia martedì che mercoledì. Un “valore importante” perché trattandosi di una centralina collocata all'interno di un parco dove mai i rilievi superano il limite consentito unica causa adducibile “è da collegare all’incendio". Anche diossina e composti organici simili ad essa hanno superato la soglia indicata dall’Organizzazione Mondiale di Sanità (non ci sono limiti fissati da leggi), registrando “valori superiori a quelli rilevati in prossimità dell'incendio a Pomezia” così come si è sforato il limite per il benzopirene. 
Il rogo di Pomezia, maggio 2017, vide un incendio nella EcoX sulla Pontina vecchia diverso da quello del TMB Ama di via Salaria: “il materiale in combustione era molto diverso”, spiega sempre Marco Lupo di Arpa Lazio: “imballaggi in plastica a Pomezia, rifiuti indifferenziati al Tmb Salario. A Pomezia si è dunque prodotta più diossina, al Tmb Salario invece più benzopirene” e polveri sottili. E se da un canto per estensione e durata il rogo di Pomezia ha battuto quello della Capitale, di contro quest'ultimo si è verificato in una zona a più alta densità abitativa. 


martedì 18 dicembre 2018

I RIFIUTI DEL TMB SALARIO VANNO AD APRILIA


Sulla carta Roma non dovrebbe essere sommersa dai rifiuti per le feste di Natale: la Regione Lazio e la Rida Ambiente di Aprilia hanno firmato un accordo grazie al quale Roma potrà spedire 400 tonnellate di rifiuti al giorno in provincia di Latina che, a sua volta, con questo accordo, potrà utilizzare la discarica di Colle Fagiolara (Colleferro) per smaltire le lavorazioni. Un accordo, questo, considerato essenziale per scongiurare il pericolo del Natale con la discarica casalinga sotto l’abitazione di ogni romano. 
Quindi, pur in assenza di notizie sulle tariffe, queste 400 tonnellate giornaliere di Rida Ambiente di Aprilia vanno sommate alle 400 consentite alla Saf di Frosinone, alle 100 del TMB privato di Rocca Cencia, alle 100 di Malagrotta, alle 100 di Ecologia Viterbo e alle 60 di GSA Latina per un totale di 1.160 tonnellate al giorno cui si possono sommare le 350 del tritovagliatore di Ostia per un quantitativo globale quotidiano di 1.510 tonnellate ben superiore alle 750 che erano quelle autorizzate al TMB Salario andato a fuoco qualche giorno fa. Ci sono, quindi, 760 tonnellate in più già solo su carta, senza considerare che nell’impianto di via Salaria raramente si superavano le 600 tonnellate giornaliere (e molto più spesso si stava sulle 500).
Ed è anche partita ufficialmente dal Campidoglio la richiesta di prorogare per un altro anno l’accordo con la Regione Abruzzo che, nel 2017, ha trattato oltre 70mila tonnellate di rifiuti della Capitale.   
Insomma, in teoria - pur utilizzando impianti e discariche non romane - Roma non dovrebbe avere nessun problema di rifiuti. In teoria, appunto, visto che non c’è strada in cui i rifiuti non siano cumuli enormi. Avveniva prima dell’incendio al Salario e ora sta peggiorando. 
Tanto che Ama stessa si sente in dovere di comunicare che nelle ultime 48 ore sono state raccolte “più di 3.900 tonnellate di rifiuti indifferenziati” con la predisposizione di “servizi di pulizia supplementari intorno alle postazioni di conferimento, che scattano all’occorrenza”.

Sui social però la disfatta è totale: i post con foto raccapriccianti sono centinaia e coprono davvero ogni strada della Capitale. 
E che la situazione sia difficile lo sottolineano le parole del sindaco di Roma, Virginia Raggi: “Oggi si è fatto un importante passo in avanti”, dice riferendosi all’accordo con Rida Ambiente aggiungendo: “Io però sono convinta che ci sia ancora molto da lavorare perché, comunque, dobbiamo assicurare Roma nella gestione delle tonnellate che venivano lavorate all'impianto Salario andato a fuoco”.
Il problema, ovviamente, è, forse, solo arginato per Natale: fra un mese queste autorizzazioni supplementari causate dall’incendio del TMB Salario andranno a scadenza. Senza metter mano in modo strutturale al problema dell’impiantistica per la Capitale - i due impianti per il compostaggio dell’organico sono fermi in Regione su richiesta del Comune che deve vincere le resistenze delle popolazioni locali di Cesano e Casal Selce - il resto dell’azione politica del Campidoglio si traduce di fatto solo in appelli.