*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

Visualizzazione post con etichetta Virginia Raggi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Virginia Raggi. Mostra tutti i post

giovedì 24 settembre 2020

STADIO: LA FAVOLOSA NARRAZIONE DI VIRGINIA

Ovvero: quando il racconto è personale. E la realtà è un’altra


Nel gioco politico di queste settimane, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, concede un’intervista ad Andrea De Angelis per Il Romanista per parlare dello Stadio della Roma. Lo fa, in realtà, per rispondere alle accuse del capogruppo Pd, Giulio Pelonzi, che aveva detto, sempre a Il Romanista: “Il PD è ed è sempre stato favorevole allo stadio della Roma. E se non fosse arrivata la Raggi a stravolgerlo probabilmente la Roma già starebbe giocando nel suo stadio”.



Analizziamo le affermazioni del Sindaco.



Dice la Raggi: “Roma a breve avrà un intero quadrante interamente riqualificato con investimenti importanti per il potenziamento della Roma-Lido, l'unificazione della via Ostiense con la via del Mare e un nuovo stadio moderno e all'avanguardia dal punto di vista architettonico e ambientale”. 

Fact checking: È esattamente quello che era previsto nel progetto versione Marino. Una versione osteggiata dai 5Stelle sin dall’inizio, parlando (a vanvera) di localizzazione sbagliata, rischio idrogeologico, speculazione edilizia e altre simili amenità. Facile rammentare l’allora candidata Sindaco, Virginia Raggi, che a Radioradio disse: “Magari la delibera la ritiriamo e lo facciamo da un'altra parte”  






Alla domandaCi spiega quale è la sua visione dell'area e come crede si svilupperà negli anni dopo la costruzione dello stadio?”, la Raggi risponde: 

Chiamiamo le cose con il loro nome: il vecchio progetto era una colata di cemento. 

1) Avremmo avuto palazzoni vuoti e fatiscenti come ce ne sono già tanti nelle periferie 

2) e un piccolo stadio che rappresentava solo il 20% dell'intero progetto.

3) Noi abbiamo evitato questo ennesimo scempio, dimezzando del 50% le cubature previste. 

4) Grazie a noi ci saranno investimenti per la città di circa 1 miliardo di euro. 

5) Il progetto porterà lavoro a migliaia di persone e la riqualificazione di un'area ad oggi assolutamente degradata: circa 500 mila cittadini beneficeranno di servizi e nuove infrastrutture. 

6) Roma potrà avere uno stadio moderno, innovativo ed eco-sostenibile. 

7) Abbiamo rivoluzionato la proposta positivamente, la conferenza dei servizi, che ha coinvolto tutte le istituzioni interessate, ha dato il via libera riconoscendo l'ottimo lavoro fatto da questa Amministrazione”.

Fact checking:

1) Non si capisce perché palazzi nuovi avrebbero dovuto nascere già fatiscenti

2) Ma lo Stadio non era solo il 14% come dicevano la Raggi e i 5Stelle?

3) Non è vero: sono state ridotte non le cubature dell’intervento ma solo quelle della parte uffici. Il resto – area commerciale – è rimasto invariato. E in cambio di questa riduzione di cubature, la Raggi ha rinunciato a un ponte sul Tevere e a un intervento più incisivo sul trasporto pubblico.

4) L’investimento nella versione precedente era di 1miliardo e 650 milioni di euro: grazie all’illuminata revisione Raggi, Roma perde 650milioni di euro di investimento privato.

5) I 500mila cittadini che beneficeranno dell’intervento sono gli stessi che ne avrebbero beneficiato prima

6) Lo stadio moderno, innovativo ed ecostostenibile è lo stesso del progetto versione Marino: non è cambiato di una virgola

7) Tutt’altro: la Conferenza di Servizi non solo non “riconosce” per definizione il “buon lavoro” fatto da nessuno (perché si occupa di un progetto non delle beghe politiche sulle torri) ma se volessimo fare un’analisi ha bocciato proprio le modifiche volute dalla Raggi: ad esempio, la Regione e la Città Metropolitana hanno espresso forti preoccupazioni per l’assenza del Ponte tagliato proprio dalla Raggi.

7bis) Questo “vizietto” di attribuire ad altre istituzioni il riconoscimento del buon lavoro fatto, la Raggi l’ha già speso in passato con Anac, venendo clamorosamente smentita il giorno dopo (STADIO; CANTONE SMENTISCE LA RAGGI: "NESSUN BOLLINO DA ANAC"



Romanista
: il Comune come intende contribuire a questo sviluppo? 

Raggi: “È già tutto nero su bianco: 

1) la Roma-Lido diventerà una metropolitana più moderna e veloce, con più treni e nuove stazioni. 

2) La via del Mare sarà unificata con l'Ostiense e, di fatto, raddoppiata. 

3) Verrà realizzato il Ponte dei Congressi. 

4) Tutte opere che verranno realizzate contemporaneamente all'apertura dello stadio”

Fact checking: 

1) L’intervento sulla Roma-Lido è finanziato dallo Stato tramite la Regione Lazio e lo Stadio non c’entra nulla. L’unico apporto in più derivante dal progetto è la destinazione dei 45milioni di euro dovuti dai proponenti come “contributo costo di costruzione” (la parte cash di tasse che si paga sui progetti edilizi e che spetta al Consiglio comunale in via esclusiva scegliere come destinare) che la Raggi e i suoi hanno scelto di usare per comprare nuovi treni per la ferrovia. 

2) L’unificazione e allargamento della via del Mare con la Ostiense era previsto anche nella versione Marino. La differenza è che nella versione Raggi questa unificazione parte da viale Marconi e arriva al Raccordo. In quella Marino la parte viale Marconi-Stadio (praticamente metà tracciato) era solo genericamente indicata come “messa in sicurezza

3) Il Ponte dei Congressi balla dal 2000. E dal 2014 è fra le opere da fare. Anche questa, con lo Stadio non c’entra niente.

4) Solo l’unificazione della via del Mare con la Ostiense è un’opera connessa col progetto e che dovrà essere completata prima dell’apertura dello Stadio. Le altre si sostanziano in un assegno da staccare e basta. Se non fossero completate, lo Stadio aprirebbe ugualmente visto che, appunto, non sono opere connesse col progetto ma indipendenti.



Romanista
: Rispetto alla gestione Pallotta, ha idea o ha avuto informazioni che qualcosa con la nuova gestione possa cambiare? 

Raggi: “Le cose stanno procedendo velocemente” 

Fact checking: se un quinquennio perso è un procedere velocemente…



Romanista
: “Si sente di fare una promessa ai tifosi della Roma e ai cittadini?” 

Raggi: “Spero di inaugurarlo da sindaca insieme a loro”. 

Fact checking: Immaginiamo si riferisca all’eventuale secondo mandato…

giovedì 17 settembre 2020

SU LA BARBUTA ALTRO SPOT ELETTORALE DELLA RAGGI







Annunci che vanno avanti da quando era ministro dell’Interno Matteo Salvini e che, ciclicamente, si ripetono sui social del sindaco di Roma, Virginia Raggi. Ieri è stato il turno del campo rom La Barbuta, quello a fianco dell’ippodromo di Capannelle e a un tiro di schioppo dall’aeroporto e dal Comune di Ciampino.
Avanti con superamento campo rom Barbuta, che nei prossimi mesi verra' chiuso. In corso abbattimento di 27 baracche abusive. Nostra via è coniugare legalità e inclusione. Diritti a chi rispetta le regole, lavora e manda i figli a scuola. Nessuna tolleranza per chi viola la legge”, scrive su twitter il Sindaco con piglio sceriffesco. 
Possiamo annunciare in maniera molto netta che finalmente a Roma saranno superati i campi rom” diceva nel lontano maggio 2017 la stessa Raggi presentando il “Piano Rom”, aggiungendo: “Iniziamo chiaramente con due campi, La Barbuta e Monachina, nel frattempo negli altri verranno avviati dei progetti con i Municipi”. 
Da quel giorno, sono passati tre anni, tre mesi e 20 giorni: La Barbuta sta ancora lì, come Monachina. Ad aprile 2018, parlando all’AdnKronos, il delegato alla sicurezza del Campidoglio, Marco Cardilli, parlava di una delibera in via di definizione per il superamento dei campi rom.
Altro anno di attesa, e a marzo 2019 invece del superamento con l’inclusione auspicata dalle varie associazioni di volontariato, arriva l’esercito al campo di via Salviati. E al Viminale c’era ancora Matteo Salvini.
Altri sei mesi e a settembre dello scorso anno - 365 giorni fa quasi esatti - la Raggi annuncia l’assegnazione di case a 100 rom residenti a La Barbuta con tanto di nuovo annuncio sullo smantellamento del campo per l’inizio di quest’anno con tanto di smantellamento di 10 container abitativi sui 98 esistenti e le ruspe pronte a demolire baracche e burattini. 
Gennaio 2020 è bello e passato e baracche e burattini sono ancora lì. Dopo che a inizio agosto una serie di incendi avevano semi distrutto il campo rom del Foro Italico e un autodemolitore nei pressi mandando in tilt per il denso fumo nero tutto il quadrante nord di Roma, al momento dello sgombero della struttura, il Campidoglio aveva annunciato il calendario dei successivi interventi: Monachina (sì, ancora Monachina) il 20 agosto e Castel Romano il 10 settembre. Lo sgombero di Monachina è scomparso dai radar e quello di Castel Romano va (forse) a fine mese, continuando così ad alimentare ancora per un po’ la campagna elettorale con l’annuncite.




mercoledì 16 settembre 2020

FRIEDKIN-RAGGI, INCONTRO SLITTA ALLA PROSSIMA SETTIMANA




Il dossier Stadio langue come l’incontro Raggi-Friedkin annunciato da Radio Campidoglio e poi sparito dai radar. E mai come in questi giorni lo Stadio della Roma torna al centro delle congiure interne al mondo grillino romano.
Le ultime notizie sull’incontro fra i Friedkin, ieri ancora a Trigoria, e il sindaco, Virginia Raggi, sono di uno slittamento a ridosso di Roma-Juventus, quindi per la seconda metà della prossima settimana. Proprio per questo motivo il nuovo proprietario giallorosso avrebbe deciso di prolungare la sua permanenza nella Capitale rispetto ai programmi iniziali. Inizialmente la visita in Campidoglio sembrava dover essere fissata per la fine della scorsa settimana, poi per ieri. Quindi più nulla: ufficialmente nessuno in Comune ne sa qualcosa. Dietro le quinte, sembra che vi sia lotta interna fra i “Raggi boys” che si rimpallano la responsabilità della fuga di notizie sull’incontro e sulla conseguente presunta irritazione dei Friedkin. Dall’altra, mai come ora alla Raggi serve come il pane riavviare il dialogo con la Roma e la sua nuova proprietà per cancellare il dissenso interno che assume sempre più la forma di una fronda armata. Che poi resta il quesito: a parte stringersi le mani, ma la Raggi di cosa dovrà parlare con Friedkin (che quasi certamente non sarà accompagnato da Mauro Baldissoni, in uscita dal club) visto che l’iter dello Stadio è fermo e che una fetta dei consiglieri 5Stelle sta in dissenso costante? Dopo le «miccette» di fine luglio, il dossier è nuovamente fermo ai box: la Giunta Zingaretti non ha ancora adottato l’accordo con il Comune sull’utilizzo dei fondi derivanti dal progetto Stadio per la ferrovia Roma-Lido di Ostia. E nemmeno la Giunta Raggi in Città Metropolitana ha adottato l’accordo con il Campidoglio per il rifacimento della via del Mare/via Ostiense: senza queste due adozioni, non si chiudono gli atti per andare al voto.



mercoledì 9 settembre 2020

CENTRO OSTAGGIO DEI CANTIERI LUMACA



Cantieri, cantieri e poi ancora cantieri: aperti non durante la quarantena con traffico zero, né nei mesi estivi con traffico ridotto. Aperti più o meno tutti nelle ultime giornate. 
Così a piazza Venezia, pur in presenza di flussi di traffico contenuti sia per il periodo senza scuole che per la riattivazione della ZTL, il caos regna sovrano. Si rifanno i sampietrini con squadre di operai che stanno lì, in una sorta di enorme gimcana fatta di transenne e reti da pollaio arancioni. Sono i lavori dl Giubileo, quello di Papa Francesco del 2015, con i finanziamenti, poco più di cinque milioni e mezzo di euro, stanziati dallo Stato e delibera dell’allora Giunta Marino. 
Alla fine, il Giubileo è passato, con la Porta Santa chiusa a novembre del 2016, l’aggiudicazione dei lavori è arrivata a dicembre dello scorso anno. Poi, fra Covid e abituali lentezze del Campidoglio, il risultato è che i cantieri sono iniziati già da alcuni mesi ma si andava a pezzi piccolini. Ora, invece, la Piazza è praticamente ridotta a uno striminzito budello: da via del Corso a piazza San Marco, dove ci sono i capilinea di Atac, è tutto un cantiere che si interseca con quello di via IV Novembre dove invece di essere risistemati, i sampietrini vengono tolti e sostituiti con asfalto. Stesso discorso di piazza Venezia: soldi del Giubileo 2015. Da settimane il sindaco Raggi, l’assessore ai Lavori pubblici, Linda Meleo, e qualche consigliere grillino inondano l’etere (e i cellulari dei giornalisti) di fanfare propagandistiche su lavori che dopo sei mesi ancora vedono lontana la fine dei lavori su questi 415 metri di strada.
Lasciandosi piazza Venezia alle spalle, altro cantiere è alla Bocca della Verità con le corsie di marcia a salire verso il Circo Massimo ridotte da tre a due. A seguire, il cantiere apparentemente abbandonato per la creazione della pista ciclabile su Lungotevere Aventino fino a Ponte Sublicio: un po’ di vernice, qualche sostegno in ferro infisso nell’asfalto ma, almeno qui, di operai e mezzi neanche l’ombra. 
Al contrario, il cantiere di via Francesco Crispi, stradina di collegamento fra via Due Macelli e via Sistina va avanti da tempo immemore ma, almeno ieri, i lavori andavano avanti.
Infine, fra i cantieri del centro, prosegue quello di via Sistina, finanziato con mezzo milione di euro dal I Municipio (e non dal Campidoglio) che da via Crispi a Trinità dei Monti sono conclusi mentre sono in corso dal Teatro Sistina a piazza Barberini. L’unico problema è che alla fine del cantiere, la strada sarà restituita alla cittadinanza così com’era: stretti marciapiedi che favoriscono la doppia fila. 
Insieme a questi che sono i principali cantieri nel centro, in tutta la città si segnalano svariati micro lavori, come ad esempio a Trastevere, con ripercussioni sul traffico.

Piazza Bocca della Verità

Piazza Venezia sotto la Cordonata del Campidoglio

I capilinea dei bus a piazza Venezia
Piazza Venezia

Piazza Venezia lato via del Plebiscito
Via Francesco Crispi



lunedì 7 settembre 2020

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA A MAURIZIO GASPARRI


Il centrodestra deve affrontare la questione di Roma come se si dovesse formare il Governo nazionale: non è più tempo di “formazioni B” o di “under 21”, servono personaggi più autorevoli dei ministri. Non esiste una figura messianica. Giorgia Meloni metterebbe tutti d’accordo ma non è l’unica. La Raggi e i grillini vanno ringraziati perché hanno dimostrato che l’incapacità non è l’alternativa alla crisi della politica
Maurizio Gasparri, più volte deputato e senatore; vicepresidente del Senato; Sottosegretario e Ministro, è un fiume in piena: “Il quinquennio di Virginia Raggi è una catastrofe ma paradossalmente è bene che ci sia stato perché dimostra che il nostro è un Paese libero, nel quale si può anche votare per il nulla”.

Un nulla però che nel 2016 ha vinto.
A volte in politica capita che più che il vincitore che vince, sia lo sconfitto che perde. Nel 2008 Alemanno vinse in un contesto  favorevole al centrodestra ma perse Rutelli che era il candidato sbagliato. Nel 2013, Marino vince ma, con il ribasso del centrodestra, gli errori e le inchieste, al posto di Marino avrebbe vinto chiunque, Marone o Maruccio. Nel 2016, lo stesso. Chiunque fosse stato candidato dai 5Stelle, anche Babbo Natale avrebbe vinto. Quindi più che dire “la Raggi ha vinto”, diciamo che hanno perso tutti gli altri: fallimenti, sconfitti ed errori più accuse montate. I grillini sono un incidente della storia e anche tutto questo dibattito sulla ricandidatura della Raggi: ma chi se ne frega. Se non si ricandida, dove va? Prenderà una percentuale di voti da scambiare poi in un momento successivo. Però vanno ringraziati”.

In che senso?
Perché si dimostra che in questo nostro Paese libero anche un’incapace può essere eletta. E che un incapace resta un incapace. La Raggi, Di Battista, Toninelli, la Azzolina, la Taverna, lo stesso Grillo vanno ringraziati perché hanno dimostrato che l’alternativa alla crisi della politica o agli eventuali casi di corruzione non è l’incapacità eretta a sistema”. 

A sinistra e a destra, però, regnano caos e incertezza e fioriscono i nomi, anche i meno probabili. 
Il centrodestra deve ripartire dall’esatto contrario della Raggi: niente improvvisati né incapaci. Ho letto questa ipotesi di candidare Flavio Cattaneo: Flavio è milanese che parla in “milanése” con la “e” larga, ha avuto una lunga carriera, ha guadagnato meritatamente una montagna di soldi, è un manager efficace ed efficiente, ma quando l’ho chiamato per chiedergli di questa ipotesi mi ha risposto in modo colorito “ma che c... dicono?!””. 

Niente Cattaneo, dunque. 
Il Sindaco deve avere capacità di ascolto, dialogo e deve conoscere il territorio dal centro alla periferia. Flavio è l’opposto della Raggi, è una persona capace ma per altre cose. In questi giorni si leggono una marea di sciocchezze”.

Non è il frutto avvelenato dell’assenza di una strategia su Roma?
Nell’equazione Roma, il nome del Sindaco è l’elemento più marginale fra gli altri. Se esistesse il nome messianico in grado di ergersi a vate della Capitale già ci sarebbe il plebiscito. Oggi una figura simile non c’è. Giorgia Meloni, se decidesse di candidarsi, avrebbe capacità, esperienza, conoscenza del territorio, grinta. Mi pare di aver capito che non si candiderà ma se decidesse diversamente non ci sarebbe spazio per alcuna discussione”.

Altri nomi?
Non esiste mica la proprietà transitiva sui nomi. Candidati sindaco manager o della società civile sono barzellette. I tecnici servono nella squadra”.

Lei potrebbe candidarsi?
Non ci si autocandida. La questione di Roma va affrontata dal centrodestra come se si dovesse formare il Governo nazionale, cioè bisogna mettere in campo il meglio che la politica abbia a Roma, più il supporto di tecnici di primo piano. A Roma abbiamo mille problemi: tanto per dirne alcuni siamo in un eterno “dopo Malagrotta”; trasporti al collasso; bilancio fermo, centro storico strozzato e se non si sbrigano a disattivare la ZTL andremo coi cacciaviti a smontare le telecamere. Per dirla alla romana: al sindaco “je deve regge la pompa”.

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA A PAOLO CENTO



Chi pensasse a sinistra di riprendere un cammino interrotto dopo Veltroni, commetterebbe un errore. È politicamente cambiato tutto. Nella coalizione larga e nelle primarie fondamentali nel ridare la parola al nostro popolo, giudico che il dialogo che ci sarà a Garbatella l’11 settembre fra Amedeo Ciaccheri e Monica Cirinnà, sia importante e auspico che possa maturare in scelte comuni”.
Paolo Cento, consigliere comunale, tre volte deputato partendo dai Verdi, poi nell’Ulivo, quindi in Sinistra Ecologia e Libertà e ora in Sinistra Italiana, usa mille cautele verbali ma apre al potenziale sostegno alle primarie a Monica Cirinnà. 
Alla Sinistra non serve una battaglia identitaria ma dobbiamo confrontarci senza pregiudizi. A Roma non serve una Sinistra bonsai, cespuglio del Pd, ma una Sinistra che conta. La Cirinnà ha il vantaggio di essere “un’irregolare” del Pd e la possibilità convergenza va verificata fino in fondo”.

Cento, a quale idea di coalizione pensa? 
A sinistra dobbiamo fare una coalizione larga che, dal punto di vista sociale, deve andare dalle parrocchie al ceto medio in difficoltà come artigiani, piccole imprese, lavoratori precari. Poi il mondo dell’associazionismo, del volontariato, dei centri sociali. Questo è il “campo largo” cui dobbiamo rivolgersi per non consegnare Roma ai sovranisti e alle destre, radicate in città e, quindi, avversario competitivo”.

Virginia Raggi si è autodefinita “di sinistra”. La sua è davvero un’esperienza di sinistra?
No, quella della Raggi non è classificabile né come esperienza di destra né tantomeno di sinistra. Durante la quarantena se in questa città non ci fosse stato il mutualismo legato alle parrocchie o al mondo dell’associazionismo, saremmo sprofondati nella disperazione più totale. E questo è un canone che caratterizza la sinistra. Anche perché basta vedere lo scontro sulla Casa internazionale delle Donne per capire che non è una Giunta di sinistra. La Giunta Raggi ha preso i voti sulla speranza di un cambiamento radicale che non si è visto”.

Però, come, sulla morosità dei partiti che per decenni non hanno pagato un esiguo affitto, non possiamo dimenticare che il debito accumulato dalla Casa delle Donne è di quasi un milione di euro a fronte di canoni risibili.
Un conto sono le sedi di partito, un conto le realtà associative. La Casa internazionale delle Donne ha reso alla città un servizio in supplenza delle istituzioni assenti. La peculiarità di queste esperienze non si può piegare a un bando o a un regolamento. Però la critica alla Raggi non è limitata solo a questi aspetti: pensiamo ai piccoli imprenditori, ad esempio. In questi anni in Campidoglio non hanno avuto interlocutori né ascolto: basta vedere il pasticcio della ZTL di questi giorni. Ulteriore dimostrazione di una mancanza di visione”.

Qual è allora la sua visione della città per il futuro?
Roma deve essere inclusiva, che accoglie le fragilità sociali. Innovativa dal punto di vista tecnologico con grandi investimenti per le attività economiche mettendo anche in moto le università. E va ripensata e rilanciata la vocazione ecologica, anche in termini di infrastrutture”.

Sì ma i soldi per tutti questi grandi investimenti da dove li tiriamo fuori?
Va fatta un’opera di ristrutturazione del debito della città con il sistema bancario e con Cassa Depositi e prestiti. Serve un patto fra le forze politiche e i candidati Sindaco per i poteri e i fondi per Roma. Abbiamo il problema di spendere bene le risorse che abbiamo e che sono poche. Va rivista l’architettura istituzionale della città magari, anche a sinistra, riflettendo su quella proposta “Roma Regione” avanzata dalla destra un po’ di tempo fa”.

A parte gli aspetti sociali, le infrastrutture?
Roma ha bisogno di metropolitane leggere piuttosto che di quelle sotto terra che hanno tempi biblici e costi che si moltiplicano ogni giorno”.

Così perdiamo altri sette anni e mezzo dopo Marino e Raggi...
Se penso alla Tiburtina: sono quindici anni che è fermo il prolungamento della B da Rebibbia a Casal Monastero”.

sabato 5 settembre 2020

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA A LUCIANO CIOCCHETTI



Si può riassumere con quattro espressioni: incompetenza, improvvisazione, ignoranza e lontananza dalla realtà”.
Luciano Ciocchetti, un altro di quei politici con un lungo cursus honorum partendo dall’allora dodicesima circoscrizione (oggi sarebbe il Municipio IX Eur), poi il Consiglio comunale, deputato, consigliere regionale, assessore all’Urbanistica in Regione di cui è stato anche vicepresidente, non usa molti giri di parole per descrivere il quinquennio di Virginia Raggi e dei 5Stelle in Campidoglio.
Quello che sta per finire è uno dei quinquenni più brutti che i romani abbiano vissuto. Il Sindaco, anche nelle interviste e nelle dichiarazioni che fa, sembra scesa dalla luna. Del resto, anche le violente spaccature interne allo stesso Movimento 5Stelle dimostrano questa situazione drammatica. Da ultimo, basta vivere a Roma: chi ci vive anche solo da qualche anno non l’ha mai vista così mal ridotta e abbandonata”.
I 5Stelle sostengono di aver dovuto impiegare questi anni per riparare i danni ereditati dalle passate Amministrazioni.
Parto da cose semplici: per potare gli alberi, quanti anni ci vogliono? Per tagliare l’erba, quanti? In cinque anni non sono stati in grado di fare la gara per potare gli alberi di Roma. L’erba non viene tagliata da anni e abbiamo avuto gli incendi di luglio e di agosto. Queste sono le cose minime che un’Amministrazione comunale deve fare. Questa è colpa delle Amministrazioni precedenti? Il gioco di dare la colpa ai predecessori puoi farlo il primo anno, forse il secondo ma già dal terzo non regge più. Su, siamo seri: questa è incapacità manifesta. Anche questa cosa del bilancio…”.
Cosa?
Questa del presunto risanamento di bilancio: non hai speso nulla, niente gare e soldi fermi. Non è un bilancio risanato. Il servizio di trasporto pubblico reso all’utenza è calato del 30 per cento dal 2016 a oggi. L’altro ieri a La7 ha detto questa favola dell’aver asfaltato il 90 per cento delle strade di competenza del Campidoglio, a Roma c’è un’espressione colorita: “la faccia come il c…”. Politiche culturali tagliate, periferie abbandonate, politiche sociali azzerate: eliminano i servizi dicendo di aver risparmiato e risanato”.
Questo è il quadro di partenza del prossimo Sindaco. A destra e a sinistra, però, la situazione è tutt’altro che chiara. Guardando al centrodestra: la Lega, in passato ostacolo per fondi e poteri per Roma, è un problema?
Questo è un tema di carattere nazionale che va affrontato una volta per tutte. La realtà è che su Roma ci sono state solo due leggi: quella del 1990, piena Prima Repubblica, e quella Berlusconi del 2009. Alla fine, dati alla mano, di Roma Capitale se ne sono fregati tutti: a sinistra ne hanno sempre parlato ma poi di atti concreti nulla. E non penso proprio che prima delle Comunali del 2021 l’attuale maggioranza sia in grado di assumere decisioni in merito. Quindi, iniziamo a ragionare su come utilizzare le norme e i fondi che abbiamo e in base a quelli cominciare a programmare la riattivazione dei servizi minimi essenziali. Per questo io dico che non serve un tecnico che non conosce Roma, non conosce i problemi di quei due terzi di romani che abitano fuori dalla cinta delle Mura Aureliane o addirittura oltre il Raccordo. Serve qualcuno “di territorio”, che conosca Roma e intorno al quale possa costruirsi una squadra seria composta dai migliori e non dagli “amici”. Roma non può essere governata da un uomo solo al comando ma serve una squadra in cui ,lì sì, che devono esserci tecnici di primo piano”.
Ha anche in mente un potenziale nome da proporre per candidato Sindaco?
No, non è compito mio. Conoscendo Roma e avendo avuto ruoli istituzionali, cerco di definire un profilo”.
E a sinistra chi può essere temibile?
So che il duo Bettini/Zingaretti sta spingendo molto su Sassoli che, mi dicono, starebbe resistendo. Sassoli sarebbe un candidato temibile”. 

venerdì 4 settembre 2020

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA A CLAUDIO DURIGON




Tanto a sinistra come a destra sulla corsa al Campidoglio sembra regnare solo tanta confusione e incertezza.
Intanto noi stiamo lavorando a partire dal programma. Vogliamo elaborare una strategia che consenta alla città di uscire dagli anni bui della Raggi e di Ignazio Marino. Sapremo scegliere un nome di qualità per il centrodestra al momento giusto, che dia le giuste prospettive di attuazione del programma, attuando un’inversione totale rispetto alla incompetenza della Raggi che ha fermato la città per troppo tempo”.
Claudio Durigon, sindacalista Ugl, deputato, commissario della Lega a Roma, già sottosegretario al Lavoro nel governo Conte 1, è duro sulla valutazione del quinquennio Raggi (con menzioni anche per Zingaretti) e fa da pontiere con gli alleati sul nome. Durigon, a chi spetta fare il nome? Alla Lega o a Fratelli d’Italia?
Troveremo una convergenza come abbiamo fatto in tutte le situazioni nazionali. Alla fine con la giusta discussione si raggiunge l’unità. Il nome oggi viene in secondo piano. L’esigenza primaria è quella di costruire un programma che risollevi una città abbandonata a se stessa”.
Qualche idea sulle basi di questo programma?
Abbiamo iniziato a gettare le basi su quel che vogliamo per Roma: pulizia, efficienza, sviluppo, sicurezza. Credo che il centrodestra sarà pronto con un programma che faccia tornare Roma vera Capitale”.
Fra i manifesti c’è quello sullo sport. Primo punto, lo Stadio della Roma. Vuol dire che i consiglieri della Lega voteranno a favore del progetto Raggi, se e quando andrà in Aula?
Noi siamo a favore delle infrastrutture. Penso che la Raggi non doveva perdere così tanto tempo e se c’è arrivata solo oggi, a sette mesi dal voto, sia in enorme ritardo. Lo stesso pensiero va al Flaminio e, qualora sarà, anche allo Stadio della Lazio. Noi siamo a favore. Noi eravamo pronti anche a votare a favore di Roma città Olimpica salvo che la Raggi ha deciso di non correre”.
Sì, ma in concreto: voterete sì o no all’attuale progetto?
Dobbiamo verificare il progetto che entrerà in Consiglio. La valutazione non è una cosa secondaria”.
Ha citato il Flaminio. Che, però, è un problema che ha già bruciato i sindaci Alemanno, Marino e Raggi. Tanti vincoli e scarsa appetibilità economica.
Noi dobbiamo ripartire dando risposte. Dobbiamo mettere attorno a un tavolo tutti i soggetti che ruotano sul Flaminio con l’obiettivo di riqualificare quell’area. È compito del sindaco quello di farsi promotore e trovare soluzioni”.
Fra destra e sinistra, non c’è nessuno che promuova l’operato della Raggi.
Ha perso tempo e fatto tanti danni”.
Altro tema: i rifiuti. Difficile non notare che la Lega si sia schierata con le proteste dei no discarica di Monte Carnevale. D’accordo che siete favorevoli ai termovalorizzatori ma anche con i termovalorizzatori la discarica serve comunque.
Le responsabilità vanno ripartite fra i due personaggi che stanno governando la Regione, Nicola Zingaretti, e il Comune, Virginia Raggi. Serve  un ciclo dei rifiuti chiuso e sostenibile, altrimenti la discarica da sola diventa solo una foglia di fico, un alibi. Non solo la Lombardia o il Veneto, ma anche le rossE Emilia-Romagna e Toscana hanno inceneritori, termovalorizzatori e discariche, sistemi integrati che hanno garantito l’ambiente e il decoro urbano”.
Durigon, uno dei ritornelli della campagna elettorale su Roma sarà la “Lega nemica della Capitale”, con riferimento al vecchio Roma Ladrona come alle ultime posizioni in tema di finanziamenti e poteri.
Parliamo dei tempi antichi. La Lega non era neanche presente a Roma. Oggi è un’altra cosa: noi abbiamo chiesto di aprire un confronto per capire quali poteri speciali servono alla città. Poteri speciali alle grandi città, Roma per prima, sono dovuti”.

giovedì 3 settembre 2020

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA AD ANDREA AUGELLO

A Roma il centrodestra non ha bisogno di un programma ma di un progetto che è una cosa molto più seria e complessa: vincere le elezioni senza avere un progetto è un boomerang che ha già bruciato generazioni di amministratori. Questo progetto si basa sulla competizione, cui Roma dovrebbe prepararsi e non lo sta facendo, ad aggiudicarsi le risorse che arriveranno in Italia attraverso il Recovery Fund”.
Andrea Augello, già sottosegretario, senatore, assessore al Bilancio della Regione Lazio, oggi in Fratelli d’Italia, Roma la conosce bene. 
Augello, cosa intende quindi per “programma”?
I finanziamenti europei sono per l’ambiente, le infrastrutture, le imprese. Opportunità, forse irripetibili, che possono strappare Roma a questa marginalità purché ci siano idee chiare su cosa fare. A Roma ormai vengono meno non le sfide con le altre capitali europee ma i servizi primari: hanno collassato i trasporti, la nettezza urbana, la manutenzione stradale, la potatura del verde. Tutto questo non si affronta senza un grande investimento ma anche una riorganizzazione di questi servizi primari. Queste risorse possono essere reperite in modo significativo da nuovi finanziamenti europei”.
D’accordo, ma nello specifico?
Non si può pensare di fare questo da soli. Occorre riaprire un dialogo con i corpi intermedi, con il tessuto delle imprese. È un lavoro molto più complesso che fare un programma. Programmi che sono libri dei sogni e poco altro: bisognerebbe introdurre il principio delle coperture finanziare e forse diventerebbero più credibili, meno pagine e più concretezza”.
Augello, un’analisi su Roma non può eludere il quinquennio Raggi.
I cinque anni di Virginia Raggi consolidano una parabola discendente del declino della città. Si può discutere su quanto questo sia dipeso dalla sua impreparazione e quanto da problemi strutturali. Roma ha comunque raggiunto il suo più basso punto di declino che coincide anche con la massima marginalità della città nella programmazione delle politiche del governo. Nell’esperienza del M5S è mancata anche la discontinuità rispetto a pasticci, inchieste e avvisi di garanzia, cioè tutto quel mix che aveva fatto la fortuna del Movimento 5Stelle. L’Amministrazione Raggi è ormai di casa nella Procura della Repubblica”.
A sinistra sembra regnare il caos. Ma a destra non è che le cose sembrino migliori: a parte i manifesti di Salvini con tre slogan, non c’è altro. C’è un nome a destra?

Il centrodestra, rispetto alle passate e suicide elezioni ha ben chiara l’esigenza di presentarsi assolutamente unito. Non ho mai creduto a questa storia dei nomi. Intanto dobbiamo capire quale tipo di elezione dovremo fare a Roma: le comunali cadranno dopo le regionali di settembre”.
Se finisce cinque a uno…
O anche quattro a due, insomma, male per il centrosinistra, difficilmente saranno evitabili conseguenze sulla Regione Lazio e sul Governo nazionale. Votiamo con un rimpasto di Governo che porta Zingaretti fuori dalla Regione e quindi votiamo per Regionali e Comunali insieme oppure votiamo solo per le Comunali? Le due alternative fanno un’enorme differenza, anche per la scelta del nome che, quindi, diventerà di attualità da ottobre con un quadro politico più definito. A quel punto al tavolo del centrodestra potremmo avviare il confronto sui contenuti del progetto anche per scegliere il migliore profilo. Anche perché io non credo all’uomo che vince da solo. Un uomo solo a Roma non fa niente”.
Il suo nome lo infiliamo nella rosa dei papabili?
Non credo nelle autocandidature. Inoltre, al ballottaggio un candidato del centrodestra politicamente molto identificabile, faciliterebbe quello di centrosinistra nel tentativo di coagulare gli elettori della maggioranza di governo”.
Uno dei temi da inserire nel “progetto” è quello dei poteri di Roma. La Lega è un problema? 
Credo che sia un problema superato: la Lega “Roma Ladrona” è storia del passato”.

mercoledì 2 settembre 2020

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA A MONICA CIRINNÀ

"Amo la mia città, sono stata consigliera comunale per vent'anni. Sto valutando se partecipare alle primarie, che auspico si tengano. Sosterrò chiunque le vincerà. Le primarie servono a dare vita a una coalizione larga che vada oltre i partiti, aperta alle esperienze civiche: si deve sempre passare per il consenso. Vale per Monica, Zevi, Caudo”.
Monica Cirinnà non si nasconde: dopo cinque mandati da consigliera comunale, dopo l’elezione al Senato, è uno dei nomi della rosa Pd per la candidatura a Sindaco.
Una candidatura ben vista dal mondo LGBT ma quasi certamente avversata dalle “comitive” di tipo confessionale.
La questione non è la sfida cattolici contro laici. Penso di poter rappresentare un’area trasversale, dentro e fuori il PD, che si occupa di diritti civili e sociali, che sono un tutt'uno. È un diritto avere la città pulita come avere un congedo parentale. Su questo credenti e non credenti trovano il terreno per un impegno comune, lasciando insieme un segno nel tempo che vivono”. 
Disposta a fare accordi anche con i 5Stelle, magari al ballottaggio?
Lavoro con i 5Stelle al Senato da tempo. Avevamo posizioni lontane, c'è stata una loro evoluzione su tanti temi. Su Roma il discorso però è diverso: la crisi della città è sotto gli occhi di tutti, causata dal no perenne, a partire dalle Olimpiadi. Per vincere, non dobbiamo solo sottolineare le grandi mancanze di questa Sindaca, ma concentrarci in positivo per recuperare le romane e i romani che, delusi da destra e sinistra, hanno creduto alle promesse dei 5Stelle. È un errore pensare che chi va al ballottaggio si possa accordare con chi ne è rimasto escluso. A Roma c'è un 40 per cento di indecisi e delusi, anche elettori grillini. È a quell’elettorato che dobbiamo parlare, non all’establishment”.
Anche perché i 5Stelle non sono la vecchia Dc o il vecchio Pci con dirigenti in grado di controllare pacchetti di voti.

Non credo al “travaso” dei voti. Nell'elezione del Sindaco è determinante che il candidato crei una sua sintonia profonda con gli elettori, suscitando emozioni. Non penso che questo possa essere trasferito su un altro candidato. Chi arriverà al ballottaggio dovrà rivolgersi a tutti i cittadini. Il secondo turno è una partita nuova e solo così si può battere una destra oscurantista e pericolosa”.
Esiste una destra che le piace, non oscurantista, non pericolosa?
Quella liberale, di Carfagna, di Prestigiacomo, di colleghe con cui lavoro oggi per trovare un’intesa sulla legge contro l’omofobia. Una destra liberale, legata anche al mondo cattolico democratico”.
C’è un candidato nel centrodestra che teme?
Più che un nome posso tracciare un identikit”.
Tracci.
Potremmo essere insidiati da persone moderate, non legate alla ritualità del “camerata nero”, o avere una forte competizione con chi, anche a destra, si occupa di povertà ed emarginazione”
Sembra l’identikit di Guido Crosetto.
Non è romano anche se vive a Roma, persona per bene che stimo. È un identikit che potrebbe corrispondere ad altri profili nel centrodestra”.  
Parafrasando la canzone di Valeria Rossi, “Dammi tre parole”, tre punti di partenza per lavorare su Roma?
Manutenzione: pulizia, cura del verde, illuminazione pubblica, buon funzionamento del trasporto urbano, con grande attenzione alle aree più fragili. Lavoro: che vuol dire rilanciare ogni possibilità di occupazione per i romani e creare le condizioni per far rimanere i laureati a Roma. Vuol dire transizione ecologica, ricerca, servizi di qualità, commercio, turismo, una città attrattiva: non il disastro Raggi che ha fatto scappare tutte le grandi aziende, anche multinazionali. "Visione”: Roma deve riprendersi il suo ruolo nel in Italia e nel mondo. Per questo propongo a tutti i candidati di firmare da subito una "pax romana": anche chi perderà le elezioni dovrà fare un leale gioco di squadra per chiedere a Governo e Parlamento la piena attuazione della riforma dell'ordinamento di Roma Capitale, soprattutto per quel che riguarda la consistenza dei fondi destinati a Roma”.