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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 29 luglio 2020

IN CITTÀ METROPOLITANA APPROVATO IL BILANCIO SCRITTO DALL'OPPOSIZIONE


D’accordo che come Ente conta davvero poco ma arrivare ad approvare il bilancio di previsione della Città Metropolitana grazie alle opposizioni ancora non s’era visto. Invece è accaduto sotto la splendida regia dei grillini, del sindaco della Città Metropolitana, Virginia Raggi, e della sua vice, Teresa Zotta. Due settimane fa i 5Stelle avevano dovuto ritirare la propria proposta di bilancio. Da quel momento si sono messi al lavoro i pontieri sotto la guida di Alessio Pascucci, sindaco di Cerveteri, presidente della Commissione Bilancio e capofila dell’opposizione. Alla fine, è arrivato un testo come maxi emendamento che lo stesso Pascucci ha dovuto illustrare in Consiglio su indicazione della Zotta. Alla fine il voto è arrivato all’unanimità (assente il sindaco Raggi). 
Attaccano i consiglieri di Fratelli d’Italia Andrea Volpi, Micol Grasselli, Nanni Libanori e Marco Silvestroni: “Fallimentari al governo del Paese, inconcludenti in Città metropolitana, i 5Stelle sono riusciti ad approvare il bilancio solo grazie al sostegno delle opposizioni che hanno salvato l’Ente”.

domenica 19 luglio 2020

LA RAGGI ORDINA L’ACCELERAZIONE DELLA DELIBERA STADIO

Siamo al “pari avanti tutta”: lo Stadio della Roma ora deve correre. Lo scorso giovedì mattina riunione tecnica in Campidoglio con sindaco, Virginia Raggi, assessori e, soprattutto, i funzionari che hanno in mano il dossier. 
Ordine del Sindaco: correre.
Entro fine luglio andranno in Giunta i due accordi con la Regione Lazio per la ferrovia Roma-Lido di Ostia e con Città Metropolitana per la via del Mare/Ostiense. In questo modo, il Campidoglio conta di portarli alla firma dei tecnici per inserirli belli e pronti nella maxi delibera Stadio. Che, a questo punto, forzando molto i tempi, potrebbe anche approdare in Giunta prima della pausa estiva dei lavori (10 agosto). Siamo con una tempistica davvero al limite quindi è più probabile che, alla fine, la Giunta decida alla ripresa dei lavori. Ma il fatto in sé che la Raggi abbia chiesto di fare il massimo sforzo per arrivare a far partire l’iter prima dello stop ferragostano la dice tutta sulla volontà del Sindaco di portare rapidamente a casa il via libera finale allo Stadio. Nella riunione di giovedì, inoltre, è stato dato mandato agli uffici di accogliere anche le richieste dei consiglieri comunali di avere copia della due diligence che, da quando è stata resa nota nella riunione di maggioranza del 7 luglio, era accessibile solo in lettura. 
In ogni modo, prima o dopo la pausa estiva, ora c’è davvero da correre: dopo la Giunta, i testi saranno esaminati dalle Commissioni (almeno cinque: Urbanistica, Lavori pubblici, Mobilità, Commercio e Ambiente) e dal IX Municipio prima del voto finale. Fatti tutti i conti, superare settembre metterebbe a rischio la foto con la prima pietra.  

sabato 18 luglio 2020

"A CASTEL ROMANO NESSUNA EMERGENZA SANITARIA MA SOLO DEGRADO AMBIENTALE"




Sarà il tribunale amministrativo regionale a decidere se ha ragione il Campidoglio o la Regione Lazio a proposito dello sgombero e della messa in sicurezza del campo rom di Castel Romano
Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha infatti presentato ricorso al Tar contro l’ordinanza firmata dal presidente della Regione, Nicola Zingaretti, per le “azioni organizzative e funzionali alla chiusura definitiva” di Castel Romano. 
Fa sorridere, già alla prima riga, leggere come Virginia Raggi ricorra non solo contro Zingaretti ma anche contro Raggi Virginia sindaco della Città Metropolitana: visto che il ricorso è indirizzato anche contro la Città Metropolitana governata dalla Raggi. Ed è quanto meno curioso vedere come, a fronte di rifiuti ovunque e roghi tossici, il Comune sostenga che non vi sia un’emergenza sanitaria ma solo un problema di tutela ambientale
La storia di Castel Romano viene ripercorsa nelle prime pagine: nato nel 2005 (sindaco Veltroni) come campo per la collocazione temporanea dei nomadi sgomberati da Vicolo Savini, si allarga e si stabilizza. Stando alla ricostruzione del Comune, il campo è diviso in due parti, una di proprietà pubblica e una privata e ricade all’interno della Riserva naturale di Decima Malafede, e sull’area insistono 4 diversi campi rom divisi in base all’etnia degli abitanti. Nel 2018 Zingaretti firma l’ennesima deroga alle norme sulla salvaguardia ambientale della Riserva valida però solo sulla parte pubblica dell’area. Il problema è che su quella privata insistono due depuratori che, da allora, non hanno più ricevuto manutenzione mentre dovrebbero servire tutti e quattro i campi. 
Di fondo, a parte questioni formali in punta di diritto, questo è il primo motivo concreto di ricorso del Campidoglio: se Zingaretti, argomentano gli avvocati del Comune, non mi consente di manutenere i depuratori non può poi accusarmi per la scarsa igiene dell’area. Il secondo è che il Governo, causa emergenza sanitaria, ha sospeso tutti gli sgomberi fino al 1 settembre 2020.
Fa, però, sorridere leggere come fra le argomentazioni “politiche” addotte dal Comune per spiegare che non è vera l’accusa della Regione di inerzia, vi siano la delibera di istituzione del “Tavolo per l’inclusione dei Rom” del 2016, quella per il “Piano di indirizzo per l’inclusione dei Rom” del 2017 e una del 2019 per sperimentare misure di sostegno ai Rom. Pezzi di carta a parte, il lavoro del Comune si riduce a impegnare 480mila euro (su un preventivo di 1,3 milioni) per sgomberare i rifiuti e non allo sgombero vero e proprio, all’istituzione di un presidio di vigilanza e all’apposizione di barriere di cemento. Tutto ciò per arrivare a sostenere come non esista “l’emergenza igienico-sanitaria ma più semplicemente una situazione di ampio degrado della zona”.
È surreale che Sindaca Raggi abbia impugnato l'ordinanza della Regione Lazio sostenendo che non sussiste a Castel Romano alcuna emergenza igienico sanitaria - spiega Roberta Angelilli, di Fratelli d’Italia, autrice insieme a Il Tempo e Le Iene dell’esposto da cui è partita tutta la vicenda - negando non solo l'evidenza palese ma ignorando anche le continue denunce ed esposti, dei cittadini e delle autorità. Già dal 2017  i Vigili urbani avevano evidenziato il degrado del campo e la  Asl Roma 2 ha più volte, anche recentemente nel mese di marzo e di aprile, effettuato sopralluoghi denunciando condizioni non conformi a criteri minimi di carattere igienico sanitario di sicurezza. Solo dopo l'esposto di Fratelli d’Italia e il servizio de Le Iene la Raggi si è decisa, il 7 luglio, a ripristinare la vigilanza all’ingresso, soppressa nel 2015”.



martedì 17 settembre 2019

STADIO; RIPARTONO LE RIUNIONI


Lentamente, ma si riparte. Ieri riunione interna fra uffici tecnici del Campidoglio e della Città Metropolitana per discutere approfondimenti sulla questione degli svincoli sulla via del Mare/Ostiense all’interno del progetto Stadio della Roma di Tor di Valle. Mercoledì, poi, seconda riunione con Acea con cui dovrà essere affrontato il problema degli odori derivanti dal depuratore che, in particolari condizioni atmosferiche, potrebbero essere avvertiti anche nel futuro impianto giallorosso nonostante nel progetto siano state accuratamente studiate una serie di barriere verdi olfattive. 
Due riunioni che, dopo la lunghissima pausa estiva, segnano il riavvio effettivo delle procedure che dovrebbero portare alla conclusione delle discussioni sul progetto, o approvandolo con champagne e cotillon o con lo show down in tribunale
Due riunioni, va aggiunto, che sono propedeutiche a far trovare agli uffici pubblici dei diversi enti una posizione comune in vista della prossima riunione plenaria, ancora da convocarsi ma comunque a stretto giro, e che, se non proprio definitiva, potrebbe però segnare un punto di svolta nel lungo e travagliato iter sul futuro impianto della Roma. 
Un iter che, durante i mesi estivi, ha visto raggiungere una serie di accordi fra i privati proponenti e gli uffici capitolini su molti punti del progetto, lasciando fuori il problema della contestualità fra l’apertura di Tor di Valle e il completamento delle opere pubbliche di mobilità. Mentre il Campidoglio ha cercato di far rimanere i vincoli della versione Marino del progetto - quando tutte le opere pubbliche di mobilità erano a carico dei proponenti - la Roma si è opposta all’idea che lo Stadio potesse aprire solo dopo la fine di tutti i lavori sulla Roma-Lido di Ostia che sono ora di competenza e finanziamento regionale. E proprio la Regione, a inizio luglio, ha chiarito la questione ribadendo che lo Stadio è vincolato al completamento di tutte le opere di mobilità vagliate dalla Conferenza di Servizi ma non altre. Quindi, per semplificare: lo Stadio non apre se la stazione Tor di Valle non è completa ma non può rimanere chiuso se manca Acilia Sud. 

sabato 22 giugno 2019

STADIO, INTESA SU VIA DEL MARE


Riunione tecnica e operativa, quella di ieri in Campidoglio, sullo Stadio della Roma insieme, questa volta a Città Metropolitana dedicata all’unificazione della via del Mare/Ostiense. Forse è presto per l’ottimismo, ma progressivamente si stanno appianando tutte le cause di attrito. Raggiunta l’intesa fra i due soggetti pubblici - Campidoglio e la ex Provincia - e i proponenti, ora si passa alla stesura della Convenzione fra Palazzo Senatorio e Palazzo Valentini per cui lunedì è già stata fissata una nuova seduta tecnica dedicata solo agli avvocati per gli aspetti legali del testo. Intanto, la Roma sta predisponendo, su indicazione del sindaco Raggi, la richiesta alla Presidenza della Conferenza di Servizi di un’interpretazione autentica delle prescrizioni sul trasporto pubblico necessaria a superare l’ultimo ostacolo. 


venerdì 21 giugno 2019

STADIO, STAMANI NUOVA RIUNUONE. IN SI DISCUTE DELLA VIA DEL MARE/OSTIENSE


Si riparte: questa mattina nuova riunione tecnica sul progetto Stadio della Roma di Tor di Valle. La novità - piuttosto rilevante - è che la riunione è allargata a Città Metropolitana, cosa che fino ad ora non era mai avvenuta. Quasi superfluo sottolineare come la seduta sarà dedicata alla questione dell’unificazione della via del Mare/Ostiense. La strada è di proprietà della Città Metropolitana e uno dei problemi da risolvere è che i progetti del Campidoglio sulla strada divergono da quelli di Palazzo Valentini. 
Intanto, dopo l’incontro dei giorni scorsi fra il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e il vicepresidente della Roma, Mauro Baldissoni, al quale è affidata la delega su Tor di Valle, ci si sta preparando per ricorrere alla Conferenza di Servizi per avere un’interpretazione autentica sulla questione della contestualità, cioè dell’apertura dello Stadio contestuale alla funzionalità delle opere pubbliche di mobilità, di fatto sulla ferrovia Roma-Lido di Ostia. La proposta di rivolgersi alla Conferenza sarebbe stata concordata con la Roma su suggerimento del Sindaco stesso. Il tema è delicato: per il Comune lo Stadio potrà aprire solo dopo il completamento e l’efficienza delle opere sulla Roma-Lido che, però, nella versione Raggi sono di competenza regionale mentre nella versione Marino erano appalti pagati e gestiti dalla Roma, quindi con un legame diretto. Inoltre, il Comune vorrebbe utilizzare i 45 milioni della Roma più che per comprare treni, quanto per finanziare opere infrastrutturali sulla ferrovia creando il cosiddetto “anello corto” - una specie di cerchio fra Tor di Valle e Piramide per rendere più corto e, quindi, veloce il trasbordo dei tifosi in occasione delle gare - una modifica della destinazione dei soldi, però, che dovrà essere recepita dal Consiglio comunale cui compete scegliere l’impiego di questi 45 milioni.
Da quanto trapela agli uffici comunali, sono a buon punto le trattative con la Regione necessarie a predisporre il testo dell’accordo, obbligatorio dato che la Roma-Lido è di proprietà della Pisana. 
In via di definizione anche l’altro tema che aveva animato il dibattito nelle scorse settimane: il metodo di calcolo della penale in caso di separazione fra la proprietà della squadra e quella dello Stadio, un legame trentennale vincolato dal pubblico interesse. Non è ancora sereno, ma certo non sembra più tempesta. 

mercoledì 19 giugno 2019

STADIO, PASSI AVANTI. RESTA IL NODO ROMA-LIDO


Chi pensava che fra gli effetti della conferenza stampa di Francesco Totti fosse compreso anche un de profundis per il progetto Stadio di Tor di Valle, rischia di rimanere assai deluso. Ieri, nuova riunione tecnica - l’agenda reca il numero 109 - fra i proponenti e gli uffici comunali. E le distanze ora non sembrano così ampie rispetto alle settimane a cavallo fra Pasqua e fine maggio quando - complici i lunghi ponti vacanzieri, una improvvida pec spedita agli uffici comunali con la bozza di convenzione e le notizie su “Fiumicino piano B” - si era registrato un aumento della tensione e della lontananza dell’accordo. 
Lo stadio resta fondamentale nei progetti della Roma, come ha ribadito a Sky il vicepresidente giallorosso, Mauro Baldissoni: “Poter costruire uno stadio di proprietà nel calcio moderno significa avere un amplificatore di ricavi che sono necessari alla società Roma per poter incrementare la sua capacità competitiva. Senza, l'orizzonte diventa molto complesso. Se tutti dichiarano di volere primeggiare sappiate che senza un acceleratore di ricavi che passa per la costruzione di una nuova infrastruttura sarà pressoché impossibile sfidare la Juventus che solo da sola ha più del doppio del nostro fatturato”.
E allora, sotto di riunione in riunione - la prossima è fissata per venerdì 21 allargata a Città Metropolitana -  per cercare di giungere a una accordo: questo è, stando a Radio Campidoglio, anche l’intendimento del Comune. Il problema per la Raggi è che politicamente rischia di non avere numeri sufficienti in Aula e per questo il Campidoglio ha assunto una posizione insolitamente rigida. 
In via di soluzione la questione legata all’acquisto di alcuni nuovi treni per la Roma-Lido, i cui costi saranno coperti dalla Roma con i 45 milioni del contributo costo di costruzione: il Campidoglio avrebbe sostanzialmente accettato la proposta della Società di essere non solo “ufficiale pagatore” ma di curare anche la gestione dell’appalto. Sembrerebbe in via di soluzione anche il tema del metodo di calcolo della penale da pagare se venissero separati l’asset Stadio da quello della proprietà della società sportiva la cui unione è sottoposta dalla delibera di pubblico interesse a un vincolo trentennale. 
Resta ancora aperto il nodo della contestualità, come oramai viene chiamato alle riunioni, cioè del “contestuale funzionamento” delle opere pubbliche di mobilità al momento dell’apertura dello Stadio. Combinando la disposizione delle delibere Marino e Raggi - il 50% dei tifosi allo stadio con il traporto pubblico - con le opere di mobilità pubblica - Roma-Lido di Ostia da rifare a carico della Regione e implementazione della ferrovia per l’aeroporto a carico di Ferrovie dello Stato - il rischio è che lo Stadio possa essere pronto prima delle opere ferroviarie col rischio di non essere utilizzabile. Lo scontro, fondamentalmente, è ora tutto su questo tema. Nella riunione di ieri, il tema contestualità è stato accantonato e, dopo l’incontro Baldissoni-Raggi dei giorni scorsi, si sta studiando la possibilità di rivolgersi alla Conferenza di Servizi per chiarire quale deve essere l’interpretazione autentica delle varie prescrizioni
La strategia della Roma, quindi, si sta delineando: Fiumicino piano di riserva rimane sullo sfondo, ottenere un parere dalla Conferenza di Servizi che sblocchi l’impasse e poi chiedere il voto in Consiglio comunale. Una richiesta, quella del voto, che la società giallorossa è comunque pronta a fare se dovesse perdurare la melina politica della Raggi sapendo che una bocciatura in Consiglio comunale aprirebbe le porte a un contenzioso giudiziario, perché come ha detto Baldissoni “nulla di intentato” sarà lasciato.

giovedì 10 gennaio 2019

RIFIUTI/ ECCO LE MAPPE DELLA CITTÀ METROPOLITANA PER LOCALIZZARE LE AREE PER GLI IMPIANTI E LE DISCARICHE


Due mappe che non lasciano spazio a molte interpretazioni. Sono le cartografie che la Città Metropolitana ha consegnato alla Regione Lazio e che indicano la prima “le aree non interessate da fattori escludenti/condizionanti” dove è possibile la “realizzazione di tutte le tipologie di impianti di trattamento (escluse discariche)". La seconda mappa, invece, è quella che individua le aree “non interessate da fattori escludenti/condizionanti” dove poter realizzare “impianti di smaltimento finale” o, più comunemente note, discariche.
Due sono le aree “bianche” riguardo la discarica: la prima fra i Comuni di Cerveteri e Fiumicino, praticamente Pizzo Del Prete e l’altra posta a ridosso di Rignano Flaminio, Magliano Romano e Morlupo. Le stesse aree poi nelle mappe sono, ovviamente, riportate come idonee anche per la localizzazione di impianti di trattamento dei rifiuti ma in questo caso a Cerveteri/Fiumicino e a Rignano/Magliano/Morlupo si sommano alcune aree (piccole) a Civitavecchia, e un punto minuscolo dentro Roma in zona Ottavia.
La mappa fisica dei vincoli con le cave, in esercizio o dismesse, e le discariche esistenti
Entrambe le mappe riportano una serie di livelli di tutela identificati dai colori. Sono i vincoli e sono stabiliti dal Piano regionale dei Rifiuti della Regione Lazio versione anno 2012 e sono legati alla tutela ambientale, a quella idrogeologica e agli aspetti territoriali. Viene, ovviamente, esclusa la costruzione di qualunque genere di impianto di trattamento dei rifiuti vicino le zone residenziali, i corsi d’acqua, le coste, aree protette, zone umide, aree di interesse archeologico.
La tavola numero 1 - Individua le aree vincolate e libere per tutti gli impianti di trattamento escluse discariche 
Non tutte le aree, però, sono uguali, quindi in alcuni casi i vincoli sono “escludenti”, ovvero “qui non si può proprio fare” in altri casi con opportune “attenzioni progettuali” è possibile realizzarli. Fra questi fattori di “attenzione progettuale” rientrano la prossimità con aree dove sono presenti beni dal particolare valore estetico, zone boscate, la visibilità del sito da località turistiche.
Insomma, tutta questa lunghissima serie di parametri, dà origine a queste due mappe.
In entrambe le cartine i centri abitati sono indicati in nero e vengono anche segnalate la presenza di scuole materne, elementari, medie, superiori e università, poi di ospedali e case di cura, visto che si tratta di fattori che generano tutela integrale per cui occorre che vi sia un raggio di rispetto di almeno un chilometro dall’edificio sensibile.
La tavola numero 2 - Individua le aree vincolate e libere dove si possono collocare le discariche 
Le distanze minime dalle case (1200 metri per i centri abitati e 600 per le case sparse) o dagli edifici sensibili disegna la prima fascia di esclusione, quella dove la tutela è integrale. Stessa tutela anche per le aree sottoposte a vincoli ambientali o archeologici. Sulle due mappe, queste fasce protette sono state indicate con una colorazione ocra.
Poi c’è il secondo livello, dove c’è una tutela ma è attenuata, i fattori escludenti sono denominati “condizionanti”. In pratica, in queste aree che nelle mappe hanno una colorazione rosa pallido costruire impianti o discariche non è proibito ma di fatto è impossibile.
Infine, gli ultimi due livelli. Quello con “attenzione progettuale” dove, con gli opportuni accorgimenti, è possibile realizzare impianti (e in questo caso c’è più di qualcosa nel territorio del Comune di Roma) e, da ultimo, le aree bianche.




RIFIUTI/ SINDACO DI CERVETERI: "PIZZO DEL PRETE È VINCOLATA"


È inaccettabile che la Città Metropolitana non abbia preso in considerazione le osservazioni presentate da noi e dal Comune di Fiumicino su Pizzo del Prete. O sono incapaci o sono in malafede. Io non voglio fare il Sindaco “Nimby” (Non nel mio giardino) e sono disposto a fare un impianto di compostaggio aerobico, voglio chiudere il ciclo dei rifiuti ma non voglio chiudere il ciclo dei rifiuti a Roma dove non si differenzia”.
È infuriato il sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci. La sua Amministrazione, sostiene il primo cittadino, ha presentato con il Comune di Fiumicino e il Ministero dei Beni culturali nel corso dei mesi alla Città Metropolitana delle carte che attestano la presenza di vincoli archeologici sulle aree indicate invece come libere nelle mappe consegnate a Regione e Ministero dell’Ambiente.

Sindaco, lei ritiene che non siano stati adeguatamente considerati i vincoli archeologici su Pizzo del Prete. Venissero accolti, l’area uscirebbe dal novero di quelle bianche per essere sotto tutela. Ma che succede se, invece, non accolgono questi vincoli?
Noi non consentiremo l’arrivo di rifiuti romani. Abbiamo avuto Malagrotta al nostro confine, l’aeroporto, la centrale di Civitavecchia e anche la discarica di Cupinoro che ha compromesso l’ecosistema circostante. Abbiamo già dato. Noi ci batteremo in tutte le sedi. Se in quelle istituzionali non veniamo ascoltati come sembra, altro che le barricate, qui dovranno venire con l’esercito”.

Sindaco, però, queste sono mappe tecniche. Recepiscono e disegnano uno stato dei luoghi sulla base di normative nazionali e regionali. A Roma città aree bianche non ci sono. Come ne usciamo?
Ripeto: noi difenderemo il nostro territorio con i denti perché penso che abbiamo già dato. Roma è l’unica Capitale d’Europa che vergognosamente non è in grado di fare una raccolta differenziata mentre nei nostri comuni, nonostante le difficoltà e senza avere le agevolazioni che ha Roma, abbiamo fatto uno sforzo enorme nel porta a porta, la Capitale continua a gestire l’immondizia come nel Medioevo. Che facciamo a fare la differenziata nei 120 comuni della Città Metropolitana se il centoventunesimo comune da solo inficia tutti i nostri risultati?”.

Però Roma non è certo paragonabile a Cerveteri.
Infatti intendo paragonare Roma a Londra, Parigi o Berlino ma se non lo sai gestire i rifiuti, le conseguenze non possono pagarle gli altri”.

mercoledì 9 gennaio 2019

RIFIUTI, LA DISCARICA DI ROMA SARÀ A CERVETERI


La futura discarica di Roma potrebbe essere, quasi certamente, a Cerveteri. Mentre altre strutture per il trattamento dei rifiuti potrebbero essere realizzate nei Municipi XI, XIII e XIV di Roma e nell’area tiburtina verso Guidonia
Questo è quanto trapela dalla riunione di ieri sera della cabina di regia sul problema rifiuti che si è tenuta al Ministero dell’Ambiente e cui hanno preso parte Regione, Città Metropolitana e Campidoglio
Nella riunione, la Città Metropolitana ha consegnato due nuove mappe aggiornate, una per le discariche e una per tutti gli altri impianti. Per ogni mappa sono stati indicati quattro diversi livelli di tutela: si parte dalle aree cosiddette bianche, prive cioè di vincoli. Poi, a salire nella scala dei vincoli, ci sono quelle con “attenzione progettuale” dove, con appositi accorgimenti tecnici sarà possibile realizzare impianti, quindi le aree a vincolo parziale e, infine, quelle a vincolo totale
Secondo le prime informazioni, una sola area, Cerveteri appunto, è stata indicata come “bianca” per le discariche. Mentre i tre Municipi capitolini e l’area di Guidonia rientrerebbero nel novero delle aree con “attenzione progettuale”.
L’approvazione di questa nuova mappatura non verrà sottoposta alla votazione del Consiglio della  Città Metropolitana.
In una nota diffusa dalla Pisana, si legge che “La Regione ha accolto positivamente questo nuovo atto e in questi giorni verificherà la congruità dei documenti forniti. Contestualmente verrà richiesto al Comune di Roma la conferma o l'eventuale aggiornamento del piano industriale dell'Ama, compreso il fabbisogno impiantistico previsto, anche alla luce della chiusura del Tmb Salario. Acquisiti questi atti e verificata la loro sostenibilità, nelle prossime settimane la Regione procederà all'approvazione in giunta del nuovo Piano Rifiuti".
Si va, dunque, verso la chiusura del Piano regionale dei Rifiuti regionale, fermo al 2012: la consegna delle nuove mappe pone fine a una lunghissima querelle fra Regione e Comune, iniziata già nella prima Legislatura Zingaretti quando sindaco di Roma era Ignazio Marino, e proseguita poi durante questa prima metà del mandato di Virginia Raggi in Campidoglio. Dopo l’indicazione di queste aree, spiegano dal Comune, spetterà alla Regione Lazio indicare esattamente cosa costruire. Secondo questa impostazione di Palazzo Senatorio, non è detto che Roma si doti effettivamente di una discarica a Cerveteri o di altri impianti sul territorio capitolino o di altri comuni ma sarà la Pisana, poi, a decidere effettivamente se e cosa realizzare. 
Intanto, la questione rifiuti continua ad animare il dibattito politico: “Il sindaco Raggi manda un dossier in procura contro gli assenteisti di Ama, incolpa i romani che insudiciano le strade ma non si assume le proprie responsabilità. E Zingaretti ovviamente asseconda”, dice Stefano Parisi (Energie per l’Italia) candidato alla guida della Regione sconfitto da Zingaretti. “Raggi e Zingaretti - prosegue Parisi - non dicono che anche se in Ama lavorassero tutti il doppio, e la raccolta funzionasse, comunque i camion non avrebbero dove mettere i rifiuti raccolti. Non c'è solo un problema di produttività dell'azienda, di cui il sindaco di Roma non è un cliente ma il proprietario ma esiste un problema di differenziata, Tmb, termovalorizzatori, discariche, cioè di questioni mai risolte in sei anni di governo della regione da parte di Zingaretti e in quasi tre anni di giunta Raggi”.
E mentre in zona Cassia Giustiniana le mamme denunciano la presenza di topi morti vicino le scuole, a Ottavia, zona di residenza della Raggi, tornano a farsi vedere i cinghiali grufolanti fra i rifiuti e il Codacons, dopo averla annunciata, lancia una class action contro Ama e Comune.

sabato 5 gennaio 2019

STADIO, È L'ANNO DECISIVO






Il 2019 sarà l’anno dello Stadio della Roma di Tor di Valle: 12 mesi per assistere alla posa della prima pietra dello Stadio della Roma di Tor di Valle con la speranza di iniziare già a ottobre per inaugurare, dopo due anni di lavori, per la stagione calcistica 2021/2022. 

IL POLITECNICO DI TORINO
La prima scadenza è l’arrivo, entro il 9 gennaio, della relazione definitiva del Politecnico di Torino sulla mobilità. In Campidoglio hanno spedito a Torino svariati documenti per ottenere una relazione definitiva che “benedica” le scelte dei 5Stelle di cancellare le opere di mobilità per ottenere il taglio delle cubature. 

ACCORDI CON REGIONE E CITTÀ METROPOLITANA
Il Campidoglio sta lavorando alla stesura di due accordi preliminari alla variante e alla convenzione urbanistica. Uno con la Città Metropolitana, proprietaria della via del Mare/Ostiense, necessario ad adeguare carte e progettazioni necessarie per procedere con i lavori di unificazione e allargamento delle due arterie e il contestuale innesto del Ponte dei Congressi. Il secondo protocollo d’intesa è con la Regione Lazio, proprietaria della ferrovia Roma-Lido di Ostia, per destinare i 45 milioni di euro del contributo costo di costruzione (la parte cash delle tasse da pagare al Comune) dovuto dai proponenti all’acquisto di nuovi treni e al revamping di alcuni di quelli vecchi.

VOTO IN CONSIGLIO
La firma di questi due accordi con Regione e Città Metropolitana è propedeutica al voto in Consiglio comunale della Variante, con osservazioni e controdeduzioni, e della Convenzione urbanistica. È possibile che anche la relazione del Politecnico di Torino possa essere inserita negli atti, vista la disponibilità espressa dal premier, Giuseppe Conte, che ha annunciato la possibilità che possa essere il Governo a finanziare l’opera. Ad oggi, il voto è atteso entro la primavera, prevedibilmente fra febbraio e marzo. 

PASSAGGIO IN REGIONE
Votati i due testi di Variante e Convenzione, tutto il dossier, incluse le fidejussioni bancarie che i proponenti dovranno sottoscrivere, tornerà in Regione Lazio che chiederà a tutti i vari Enti che avevano espresso prescrizioni in Conferenza di Servizi di verificare se queste sono state effettivamente accolte o meno nella progettazione tenendo presente, però, che moltissime possono essere inserite nei progetti esecutivi (non soggetti a controllo o revisione da alcun organismo). Raccolti i via libera da tutti questi Enti, verrà prima predisposta una determina dirigenziale con cui si  approva definitivamente il progetto. Questa determina, poi, dovrà essere adottata con apposita delibera di Giunta Regionale. Tutti questi passaggi dovrebbero portare via un mese e sono quelli che concludono in modo definitivo l’iter amministrativo del progetto.

GARE, BONIFICHE, ARCHEOLOGIA
Approvata la delibera regionale, i proponenti potranno iniziare a preparare le aree con le bonifiche arboree, dai rifiuti e dai possibili ordigni bellici. Subito dopo, dovrà partire la campagna di scavi archeologici preventivi decisa in accordo con la Soprintendenza. Tutte queste attività, soprattutto gli scavi archeologici, possono richiedere un semestre circa di tempo, periodo che i proponenti potranno utilizzare per le procedure per le gare europee: prima la certificazione dei progetti esecutivi da apposita società specializzata, poi bandi di gara europei, quindi le assegnazioni ai vincitori degli appalti delle opere di pubblico interesse.

TEMPI
Al netto di possibili ritardi burocratici e ricorsi su variante e sulle gare europee, se a marzo il Consiglio comunale licenzierà variante e convenzione, per aprile dovrebbe arrivare il via libera della Regione. Sei mesi per bonifiche, archeologia e gare europee e, per ottobre, si potrebbe partire con i cantieri. L’obiettivo reale sia del Campidoglio che della Roma è comunque non scavallare dicembre.





Era il 5 dicembre 2017, ultimo giorno della Conferenza di Servizi decisoria bloccata dai veti incrociati sulla questione del Ponte di Traiano. Da una parte il Campidoglio, convinto che l’intera opera potesse stare in piedi anche senza questo ponte. Dall’altra, la Regione convinta che questo Ponte fosse essenziale. Due relazioni a supporto della posizione della Regione: il Ministero delle Infrastrutture che scriveva nella sua relazione preliminare che il Ponte di Traiano era fondamentale e non si poteva sostituire con quello dei Congressi. E la Città Metropolitana, a guida 5Stelle, che in una prima relazione esprimeva la necessità di una seconda via di accesso allo Stadio, cioè il Ponte. 
Per uscire dall’impasse, la Città Metropolitana protocolla all'ultimo secondo un nuovo parere molto più morbido sul Ponte (parere non controfirmato dal rappresentante della ex Provincia in Conferenza di Servizi) e intervengono gli allora ministri dello Sport, Luca Lotti, e alle Infrastrutture, Graziano Delrio, entrambi Pd. Con una telefonata (procedimento decisamente irrituale) Lotti annunciò la possibilità che fosse il Governo a finanziare il Ponte di Traiano qualora l’opera fosse stata fondamentale. 
Caduto il Governo Gentiloni e arrivato quello gialloverde, è il premier, Giuseppe Conte, a riprendere l’idea. Alla conferenza stampa di fine anno, rispondendo ai cronisti, il Presidente del Consiglio afferma: “se (Il Ponte, ndr) è un asse strategico essenziale il governo non si sottrarrà dopo tutte le necessarie valutazioni”. In Campidoglio questa frase è stata presa molto sul serio: se la relazione del Politecnico di Torino non fosse perfetta, sarà la via d’uscita.

giovedì 10 maggio 2018

LO STRANO CASO DELL'ESPERTO M5S


Alla ribalta mediatica, Angelo Capobianco, c’era finito, l’ultima volta, a fine aprile quando, con un’interrogazione alla Raggi nella sua qualità di Sindaco della Città Metropolitana, Carlo Passacantilli, consigliere per Fratelli d’Italia a Palazzo Valentini, aveva chiesto lumi e spiegazioni sul ruolo ricoperto da Capobianco. Il quale, per 55mila euro l’anno, viene assunto dalla Raggi in Campidoglio ma lavora alla ex Provincia di Roma. 

Scriveva Passacantilli: “Risulta che Capobianco, per conto del Sindaco Metropolitano lavori stabilmente presso Palazzo Valentini e coordini l’attività e la convocazione dei dirigenti della Città Metropolitana”.
La risposta della Raggi, sindaco della Città
Metropolitana, all'interrogazione di Carlo Passacantilli (FdI)

A giro, arriva la risposta della Raggi (protocollo 72306). 
Sì, Capobianco è assunto in Campidoglio (delibera Giunta capitolina 226/2017) e sì, lavora a Palazzo Valentini. 
Insomma, il cassiere del Comune paga un dipendente a tempo che viene distaccato per la sua attività presso un altro Ente. 
Non solo. Ma Capobianco - già consigliere comunale a Monterotondo, poi assistente parlamentare nella scorsa legislatura del deputato 5Stelle Alberto Zolezzi, eletto nel 2013 in Lombardia e confermato nel collegio di Mantova alle politiche di marzo scorso - quando entra a Palazzo Valentini “accede come visitatore e all’uopo è autorizzato all’ingresso tramite un ‘passi’ rilasciato dagli uffici competenti”.

In merito alla questione se Capobianco “coordini l’attività e la convocazione dei dirigenti della Città Metropolitana”, la Raggi risponde a Passacantilli: “non risulta che siano state convocate riunioni con i Dirigenti della Città Metropolitana dal dott. Capobianco, sebbene lo stesso abbia partecipato a incontri formalmente e regolarmente convocati dalla Segreteria del Sindaco”. 

L'interrogazione di Francesco Figliomeni (FdI)
alla Raggi, sindaco di Roma, su Capobianco
In realtà, il “non risulta” della Raggi è quanto meno non preciso: il 9 febbraio scorso, alle 17.25, dalla segreteria del Sindaco della Città Metropolitana parte un’email con all’oggetto “Convocazione prima riunione coordinamento”, diretta a una serie di dirigenti della ex Provincia di Roma (Massimo Piacenza, Claudio Di Biagio, Marco Iacobucci, Giampiero Orsini, Luigino Cornacchia) e anche ad alcuni consiglieri 5Stelle, fra cui l’attuale presidente del Consiglio comunale, Marcello De Vito, il capogruppo in Campidoglio, Paolo Ferrara, i consiglieri Gemma Guerrini, Maria Teresa Zotta e, udite udite, Virginia Raggi
E il testo non lascia adito a dubbi interpretativi: “Gentilissimi, su richiesta del dott. Angelo Capobianco, con la presentesi convoca una riunione di coordinamento interdipartimentale con la parte politica. La stessa si terrà mercoledì 14 febbraio, alle ore 10.30, presso la sala riunioni della Presidenza”.
L'email di convocazione della riunione tecnico-politica
"su richiesta" di Angelo Capobianco
Insomma, in almeno un caso, Angelo Capobianco richiede una riunione con i funzionari e i dirigenti della Città Metropolitana cui vengono associati anche consiglieri 5Stelle. 

Dopo l’interrogazione in Città Metropolitana ora la Raggi dovrà rispondere anche a una seconda, questa volta in Campidoglio. A firmarla, il consigliere di Fratelli d’Italia, Francesco Figliomeni che, su tutta questa intricata vicenda, chiede di sapere “come viene regolato il conteggio delle ore lavorate o delle ferie di Capobianco e se risultano collaboratori al suo servizio”. 
La chiusura è di quelle pesanti: “Capobianco lavora stabilmente a Palazzo Valentini nonostante sia assunto dal Sindaco di Roma Capitale e non dal Sindaco della Città Metropolitana” e, quindi, Figliomeni chiede alla Raggi se vi siano “elementi di danno erariale” e “penali derivati dall’abuso in atti d’ufficio”. 





martedì 1 maggio 2018

RAGGI FA MORIRE LA CITTÀ METROPOLITANA


Una volta era la Provincia di Roma, poi mestamente derubricata a ente fantasma, la Città Metropolitana, la cui funzione è mitologica come i draghi e le chimere. Per giunta, da quando si è aperta la crisi interna ai 5Stelle legata alla volontà del sindaco di Pomezia, Fabio Fucci, vicesindaco della Città Metropolitana, di correre per il terzo mandato incorrendo nella scomunica del Movimento, di fatto, l’Ente fantasma è immobilizzato ancor più del solito.
Ogni tanto Virginia Raggi - per legge anche sindaco della Città Metropolitana - alza un sussurro di lamentela ma poi tutto si ferma nel nulla. Ora iniziano anche la pazienza dei consiglieri della Città Metropolitana sembra esaurita: “Da mesi - afferma Carlo Passacantilli (Fratelli d’Italia), presidente della Commissione Urbanistica di Palazzo Valentini - la Città Metropolitana di Roma è lasciata in uno stato totale di abbandono politico e amministrativo che non ha mai avuto precedenti. La carenza di figure apicali fondamentali per l’Ente stesso genera confusione, scambio di ruoli, malcontento e ancora maggiore depauperamento della dignità dell’ex Provincia di Roma già totalmente compromessa dalla riforma Del Rio”. 
E parte l’interrogazione alla Raggi: “vogliamo conoscere i tempi di nomina del nuovo Vicesindaco perché ad oggi sono 5 mesi che la carica è stata lasciata vacante a seguito della revoca della nomina del sindaco uscente di Pomezia Fabio Fucci finito nell'occhio del ciclone dopo aver dichiarato di violare i regolamenti del Movimento 5 Stelle che gli vietano la terza volta di candidarsi a primo cittadino. Ma c’è di più. Sono mesi che non vengono definiti gli incarichi di Capo di Gabinetto e di Direttore Generale al fine di rendere pienamente operativo l’Ente nel suo complesso”.
In sostanza, asserisce Passacantilli, l’Ente è privo delle sue figure apicali di primaria importanza: “con enorme danno in termini di gestione ed efficienza. Tutto sembra guidato, comprese delle riunioni interdipartimentali di stretta competenza amministrativa, da un dirigente a tempo determinato assunto dalla Raggi in Campidoglio da Roma Capitale ma che di fatto sembrerebbe svolgere sia il ruolo di Vice Sindaco che di Direttore Generale in Città Metropolitana pur non avendo i titoli per farlo. Insomma il solito pasticcio a 5 stelle condito dalle medesime modalità di occupazione delle poltrone che stanno caratterizzando il movimento di Grillo. Vogliamo vederci chiaro sia per il bene dei cittadini amministrati sia per il funzionamento dell’ente per questo auspico una risposta urgente dalla Raggi nei tempi previsti dal Regolamento” conclude Carlo Passacantilli. 
Fra le assunzioni nello staff di Virginia Raggi come Sindaco di Roma (e non della Città Metropolitana) c’è la quella di Angelo Capobianco (delibera Giunta capitolina 226/2017) con il compito di curare i “rapporti con la Città Metropolitana di Roma Capitale e tutti i Comuni facenti parte del territorio metropolitano, con le istituzioni Provinciali e Metropolitane del territorio nazionale, con la Regione Lazio ed il Parlamento, nonché con i portatori di interessi collettivi, quali Enti pubblici, società private, organismi rappresentativi di cittadini”. Il tutto, al costo di 55mila e spicci euro l’anno a gravare sulle casse del Campidoglio (e non su quelle di Palazzo Valentini). Scrive Passacantilli: “Risulta che Angelo Capobianco per conto del Sindaco Metropolitano lavori stabilmente presso Palazzo Valentini e coordini l’attività e la convocazione dei dirigenti della Città Metropolitana” tanto che, nell’interrogazione, viene anche chiesto alla Raggi di chiarire sia “come viene regolato l’accesso al Palazzo di Capobianco” sia “se risultano dei collaboratori al suo servizio e con quali contratti”.