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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 17 settembre 2020

SU LA BARBUTA ALTRO SPOT ELETTORALE DELLA RAGGI







Annunci che vanno avanti da quando era ministro dell’Interno Matteo Salvini e che, ciclicamente, si ripetono sui social del sindaco di Roma, Virginia Raggi. Ieri è stato il turno del campo rom La Barbuta, quello a fianco dell’ippodromo di Capannelle e a un tiro di schioppo dall’aeroporto e dal Comune di Ciampino.
“Avanti con superamento campo rom Barbuta, che nei prossimi mesi verra' chiuso. In corso abbattimento di 27 baracche abusive. Nostra via è coniugare legalità e inclusione. Diritti a chi rispetta le regole, lavora e manda i figli a scuola. Nessuna tolleranza per chi viola la legge”, scrive su twitter il Sindaco con piglio sceriffesco. 
“Possiamo annunciare in maniera molto netta che finalmente a Roma saranno superati i campi rom” diceva nel lontano maggio 2017 la stessa Raggi presentando il “Piano Rom”, aggiungendo: “Iniziamo chiaramente con due campi, La Barbuta e Monachina, nel frattempo negli altri verranno avviati dei progetti con i Municipi”. 
Da quel giorno, sono passati tre anni, tre mesi e 20 giorni: La Barbuta sta ancora lì, come Monachina. Ad aprile 2018, parlando all’AdnKronos, il delegato alla sicurezza del Campidoglio, Marco Cardilli, parlava di una delibera in via di definizione per il superamento dei campi rom.
Altro anno di attesa, e a marzo 2019 invece del superamento con l’inclusione auspicata dalle varie associazioni di volontariato, arriva l’esercito al campo di via Salviati. E al Viminale c’era ancora Matteo Salvini.
Altri sei mesi e a settembre dello scorso anno - 365 giorni fa quasi esatti - la Raggi annuncia l’assegnazione di case a 100 rom residenti a La Barbuta con tanto di nuovo annuncio sullo smantellamento del campo per l’inizio di quest’anno con tanto di smantellamento di 10 container abitativi sui 98 esistenti e le ruspe pronte a demolire baracche e burattini. 
Gennaio 2020 è bello e passato e baracche e burattini sono ancora lì. Dopo che a inizio agosto una serie di incendi avevano semi distrutto il campo rom del Foro Italico e un autodemolitore nei pressi mandando in tilt per il denso fumo nero tutto il quadrante nord di Roma, al momento dello sgombero della struttura, il Campidoglio aveva annunciato il calendario dei successivi interventi: Monachina (sì, ancora Monachina) il 20 agosto e Castel Romano il 10 settembre. Lo sgombero di Monachina è scomparso dai radar e quello di Castel Romano va (forse) a fine mese, continuando così ad alimentare ancora per un po’ la campagna elettorale con l’annuncite.




mercoledì 9 settembre 2020

CAMPO ROM DI CASTEL ROMANO, PALLA ALLA PROCURA



Sul campo nomadi di Castel Romano la palla passa alla Procura di Roma. 
Il 7 settembre si è tenuta dinanzi al Tribunale amministrativo regionale l’udienza sulla richiesta presentata dal Campidoglio di sospendere l’Ordinanza Zingaretti di sgombero del Campo emanata l’8 luglio scorso. 
Il Comune all’ultimo minuto ha presentato al Tar una memoria per ritirare la richiesta di sospensione cautelare del provvedimento. Richiesta accolta dal tribunale. Si legge nel testo: “a seguito del ricorso, in data 16 luglio 2017, è stato notificato all’Amministrazione capitolina il “Decreto di sequestro preventivo” con cui il Tribunale penale di Roma – Sezione GIP – GUP, ha disposto il sequestro preventivo dell’area del Villaggio della Solidarietà di Castel Romano, nominando un custode giudiziario (nella specie il Sindaco della Capitale) e riservando qualsiasi questione inerente l’esecuzione del sequestro (facoltà di utilizzo, sgombero dell’area...) alla competenza del Pubblico Ministero”. Quindi, secondo i legali del Campidoglio “alla luce di tale fatto nuovo, che attrae nella sfera di competenza dell’Autorità giudiziaria la gestione del Villaggio, facendo venir meno, al momento, l’attualità del pericolo posto a base della domanda cautelare proposta, appare opportuno attendere lo sviluppo della situazione prima di discutere la richiesta misura cautelare”. 
Traducendo dal “legalese”, visto che c’è un sequestro penale e che il custode giudiziario è il Sindaco di Roma, è inutile chiedere la sospensione dell’Ordinanza Zingaretti visto che non ha più una forza effettiva e tanto vale andare direttamente all’analisi specifica del merito della questione.
L’Ordinanza Zingaretti era stata emanata l’8 luglio scorso ed era incentrata sul rischio sanitario che la situazione del campo rom stava generando. Il testo della Regione, basato su un’ispezione della Asl, metteva in mora il Campidoglio ordinando lo sgombero immediato dell’area dove vivono (ufficialmente) 452 persone metà delle quali minori. Campo rom che più volte è finito nelle cronache dei giornali visto che frequentemente suoi abitanti vengono “pizzicati” a compiere furti, sversamento illecito di materiali, roghi tossici, ricettazione, evasioni. 
Contro l’Ordinanza Zingaretti - atto che ha riattizzato le polemiche estive - il Campidoglio aveva, appunto, presentato ricorso al Tar sostenendo, principalmente, che più che una questione sanitaria il problema a Castel Romano fosse di tipo ambientale. Poco dopo, il sequestro dell’intera area e il Campidoglio che, a inizio agosto, ha presentato in Procura un piano di gestione del Campo. 
“Non è più tempo di rimandare, è ora che il Campidoglio presenti una road map precisa e economicamente sostenibile per lo sgombero di Castel Romano. Il resto è un balletto politico-amministrativo impresentabile”, commenta Roberta Angelilli (FdI).

sabato 18 luglio 2020

A CASTEL ROMANO IN 34 AI DOMICILIARI E BOOM DI EVASIONI


Dentro i quattro campi rom che compongo il “villaggio della solidarietà” di Castel Romano vivono 452 persone, la metà delle quali sono minori. Di questi, 452, 34 sono agli arresti domiciliari dentro le baracche: in termini percentuali significa il 7,5% in valore assoluto rispetto ai residenti e una percentuale analoga rispetto ai detenuti ospitati nelle carceri di Velletri o di Civitavecchia. Insomma, una popolazione carceraria decisamente consistente. 
Due i problemi che si presentano: il primo è che la permanenza di detenuti in un’area dove si consumano quotidianamente reati di ogni tipo non aiuta certo né il recupero del detenuto né la salvaguardia degli altri ospiti del campo. Sono innumerevoli infatti le denunce sullo sversamento illecito di rifiuti, i roghi tossici per recuperare metalli, la ricettazione di beni che vanno dalle automobili rubate ai proventi dei furti in abitazioni e in strada o sui mezzi pubblici, o l’usura.
Le cronache sono piene di persone provenienti dal campo di Castel Romano. 
Il secondo problema è quello delle evasioni che si succedono in maniera decisamente frequente. Il primo caso si registra nel 2007, quando in pieno centro storico vengono fermate otto donne mentre si accaniscono contro un turista americano che aveva reagito a un tentativo di borseggio. Tutte le ragazze venivano da Castel Romano e le sei maggiorenni avrebbero dovuto trovarsi agli arresti domiciliari. 
Ad aprile 2011 i Carabinieri sorprendono quattro trentenni, due donne e due uomini, tutti ai domiciliari, mentre tentano di allontanarsi dal campo e li arrestano. 
Giugno 2013 un giovane rumeno “evaso” di Castel Romano è protagonista di una rocambolesca fuga in auto, con tanto di inseguimento dei Carabinieri, da Viale Marconi, dove gli era stato intimato l’alt, fino al campo, dove era infine giunto a piedi, dopo aver provocato un incidente sulla Pontina, nel tentativo di speronare i suoi inseguitori. 
Negli anni più recenti, a novembre 2015 vengono scoperte tre evasioni: una di una minorenne e un’altra, un trentacinquenne bosniaco, scoperta  nel luglio del 2017. 
Ottobre 2018, risultano irreperibili tre donne al domicilio coatto. L’ultimo caso è di ottobre 2019: i Vigili urbani sorprendono poco fuori dal campo una cittadina romena di 24 anni in fuga dai domiciliari.


"A CASTEL ROMANO NESSUNA EMERGENZA SANITARIA MA SOLO DEGRADO AMBIENTALE"




Sarà il tribunale amministrativo regionale a decidere se ha ragione il Campidoglio o la Regione Lazio a proposito dello sgombero e della messa in sicurezza del campo rom di Castel Romano. 
Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha infatti presentato ricorso al Tar contro l’ordinanza firmata dal presidente della Regione, Nicola Zingaretti, per le “azioni organizzative e funzionali alla chiusura definitiva” di Castel Romano. 
Fa sorridere, già alla prima riga, leggere come Virginia Raggi ricorra non solo contro Zingaretti ma anche contro Raggi Virginia sindaco della Città Metropolitana: visto che il ricorso è indirizzato anche contro la Città Metropolitana governata dalla Raggi. Ed è quanto meno curioso vedere come, a fronte di rifiuti ovunque e roghi tossici, il Comune sostenga che non vi sia un’emergenza sanitaria ma solo un problema di tutela ambientale. 
La storia di Castel Romano viene ripercorsa nelle prime pagine: nato nel 2005 (sindaco Veltroni) come campo per la collocazione temporanea dei nomadi sgomberati da Vicolo Savini, si allarga e si stabilizza. Stando alla ricostruzione del Comune, il campo è diviso in due parti, una di proprietà pubblica e una privata e ricade all’interno della Riserva naturale di Decima Malafede, e sull’area insistono 4 diversi campi rom divisi in base all’etnia degli abitanti. Nel 2018 Zingaretti firma l’ennesima deroga alle norme sulla salvaguardia ambientale della Riserva valida però solo sulla parte pubblica dell’area. Il problema è che su quella privata insistono due depuratori che, da allora, non hanno più ricevuto manutenzione mentre dovrebbero servire tutti e quattro i campi. 
Di fondo, a parte questioni formali in punta di diritto, questo è il primo motivo concreto di ricorso del Campidoglio: se Zingaretti, argomentano gli avvocati del Comune, non mi consente di manutenere i depuratori non può poi accusarmi per la scarsa igiene dell’area. Il secondo è che il Governo, causa emergenza sanitaria, ha sospeso tutti gli sgomberi fino al 1 settembre 2020.
Fa, però, sorridere leggere come fra le argomentazioni “politiche” addotte dal Comune per spiegare che non è vera l’accusa della Regione di inerzia, vi siano la delibera di istituzione del “Tavolo per l’inclusione dei Rom” del 2016, quella per il “Piano di indirizzo per l’inclusione dei Rom” del 2017 e una del 2019 per sperimentare misure di sostegno ai Rom. Pezzi di carta a parte, il lavoro del Comune si riduce a impegnare 480mila euro (su un preventivo di 1,3 milioni) per sgomberare i rifiuti e non allo sgombero vero e proprio, all’istituzione di un presidio di vigilanza e all’apposizione di barriere di cemento. Tutto ciò per arrivare a sostenere come non esista “l’emergenza igienico-sanitaria ma più semplicemente una situazione di ampio degrado della zona”.
“È surreale che Sindaca Raggi abbia impugnato l'ordinanza della Regione Lazio sostenendo che non sussiste a Castel Romano alcuna emergenza igienico sanitaria - spiega Roberta Angelilli, di Fratelli d’Italia, autrice insieme a Il Tempo e Le Iene dell’esposto da cui è partita tutta la vicenda - negando non solo l'evidenza palese ma ignorando anche le continue denunce ed esposti, dei cittadini e delle autorità. Già dal 2017  i Vigili urbani avevano evidenziato il degrado del campo e la  Asl Roma 2 ha più volte, anche recentemente nel mese di marzo e di aprile, effettuato sopralluoghi denunciando condizioni non conformi a criteri minimi di carattere igienico sanitario di sicurezza. Solo dopo l'esposto di Fratelli d’Italia e il servizio de Le Iene la Raggi si è decisa, il 7 luglio, a ripristinare la vigilanza all’ingresso, soppressa nel 2015”.



mercoledì 3 giugno 2020

ATAC, INCENDIO AL DEPOSITO MAGLIANA






Incendio nella prima serata di ieri al deposito Atac di Magliana. Alcune vetture, cinque o sei, che erano accantonate in attesa di demolizione hanno preso fuoco. Ancora ignote, ovviamente le cause del maxi rogo ma è difficile pensare a un incendio scoppiato per cause naturali anche perché i serbatoi erano vuoti e i motori fermi da anni. 
Una scura nube acre si è diffusa nella zona invadendo anche il vicino campo nomadi di via Candoni.














venerdì 27 marzo 2020

CORONAVIRUS; RAGGI: "STOP ALLA COSAP"



“Stiamo riflettendo sull’eliminazione della Cosap, la tassa per l’occupazione di suolo pubblico, per il 2020”. L’annuncio viene dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, anticipato durante una diretta facebook e poi ribadito durante la seduta straordinaria dell’Assemblea Capitolina dedicata dall’emergenza Coronavirus.


L’ipotesi su cui gli uffici capitolini stanno lavorando è quella di cancellare direttamente questa tassa per agevolare bar, ristoranti e locali che sono stati costretti a chiudere a causa della pandemia. 
“Non abbiamo ancora idea di quando finirà questa emergenza - ha spiegato la Raggi - ma crediamo che questa estate, se riusciremo a ricominciare la nostra vita normale, avremo voglia di incontrarci e vivere all’aperto. Abbiamo, quindi, pensato di eliminare questa tassa per tutto il 2020 per dare un sostegno concreto alle aziende. È una riflessione che deve contemperare alcune esigenze perché nei mercati rionali le associazioni dei banchisti utilizzano una parte di questa tassa, il 65%, per la manutenzione e quindi in caso il Comune potrà rinunciare alla sua parte del 35% per poter consentire gli interventi che servono continuino”.
Nel corso della seduta, trasmessa in streaming e realizzata con Giunta e Consiglieri in videocollegamento ciascuno dal proprio domicilio, il sindaco Raggi ha cercato di spiegare come il Campidoglio si sta muovendo in queste settimane difficili. 
Cosap a parte, la Raggi ha parlato diffusamente delle questioni economiche: “L’emergenza richiederà diverse variazioni di bilancio rilevanti perché dovremo assicurare risorse per attività e interventi che non erano preventivabili a dicembre. L’emergenza ci richiederà di rivedere anche gli stanziamenti fatti per il triennio 20-22, anche a causa delle minori entrate. Mi riferisco al contributo della tassa di soggiorno, alla Cosap, all’Irpef, alla contrazione delle risorse provenienti dai servizi a richiesta individuale o da quelli che sono stati momentaneamente interrotti come la refezione scolastica, gli asili nido, i servizi ricreativi e culturali. Alcune di queste riduzioni ci sono state imposte, altre le abbiamo ritenute necessarie. Il dato ineliminabile è che il Comune subirà, come gli altri enti locali, una riduzione delle entrate estremamente sensibile e per questo però non dobbiamo ridurre i servizi. Dobbiamo riprogrammarli”. 
La Raggi si aspetta un forte sostegno dal Governo: “Stiamo facendo una serie di richieste al governo per approvare alcune misure che noi vorremmo fossero inserite in un decreto ‘Cura Comuni’. Abbiamo chiesto che venga stanziato un fondo da 1 miliardo per tutti gli Enti locali, la sospensione dei mutui di Cassa Depositi e Prestiti e poteri speciali per poter gestire velocemente le procedure degli appalti una volta che faremo ripartire le nostre città”.
Due passaggi, resi noti sui social della Raggi, anche sui controlli: le guardie zoofile controlleranno la pista ciclabile di Monte Mario e, il secondo, sull’arrivo di nuovi 300 vigili urbani.
Anche i problemi dei lavoratori di Ama e Atac e della sanificazione delle strade sono stati affrontati dalla Raggi: “Le sanificazioni nelle strade sono partite. Vi assicuro: non è solamente Ama che si occupa della sanificazione delle strade. Ora stiamo concludendo un accordo con Coldiretti” per avere altri mezzi. Su Atac il problema è triplice: la sicurezza dei lavoratori, la tutela dei posti di lavoro e la tenuta dei conti dell’Azienda: “abbiamo aperto la richiesta di solidarietà per circa 4mila dipendenti dato che la legge lo consentiva. Voglio chiarire però che questa non è assolutamente una procedura che mette a rischio i lavoratori. Atac ha visto ridurre le entrate da bigliettazione di oltre il 70%, così come quelle legate ai chilometri percorsi. Accogliamo con favore l’anticipo del versamento annuale da 240 milioni di euro della Regione”.
Sul versante dei servizi sociali, per il Sindaco la “la situazione dei campi Rom è stata in parte strumentalizzata, è sotto controllo” e per le donne un appello: "Voglio ricordare una cosa importante a tutte le donne: se state subendo violenza tra le mura domestiche, o se un'amica vi chiede un aiuto, non siete sole. C'è chi può darvi aiuto. Il numero telefonico nazionale da chiamare è il 1522, gratuito e attivo H24”.



lunedì 23 marzo 2020

CORONAVIRUS; QUATTRO ROM POSITIVI. SCATTA L'ALLARME NEI CAMPI



Scoppia il caso contagi fra la popolazione Rom abitante nei campi nomadi della Capitale. Da sabato quattro nomadi sono stati ricoverati all’Istituto Lazzaro Spallanzani in gravi condizioni per aver contratto il Coronavirus. La notizia, anticipata da Repubblica, e confermata da fonti mediche, può essere un elemento di deflagrazione del sistema. Attualmente a Roma, secondo i dati dell’Associazione 21 Luglio a Roma nelle baraccopoli vivono 6000 persone, di cui 3500 rom divisi in 6 villaggi attrezzati e in 9 campi tollerati. A questi numeri sfuggono però tutti quei micro insediamenti non censiti tanto che per l’Opera Nomadi - anche se il dato è più vecchio - fra rom, siiti e camminanti a Roma il computo arriva a 15mila persone.  Se ai 6000 delle baracche si sommano i 7700 senza tetto stimati dalla 21 Luglio, alla fine, il computo è simile.  
I quattro rom, due giovani e due anziani, ora allo Spallanzani, stando alle prime informazioni, non provenivano da campi ma da appartamenti privati. Tuttavia, le possibilità che il contagio possa diffondersi sono elevate. 
Anche l’Associazione 21 Luglio, da oltre un mese, lancia allarmi che rimangono inascoltati: “anche nelle comunità rom si vive questa psicosi che di fatto accomuna tutti in questa paura del virus”, diceva il presidente, Carlo Stasolla, a inizio marzo.
Il problema è incrementato, sempre secondo la 21 Luglio, anche dalle decisioni, il cosiddetto Piano Rom, prese dal Campidoglio a trazione grillina. Per l’Associazione, il Piano favorisce la dispersione dei rom in microcampi o nella strada come senzatetto. In aggiunta, però, a questo elemento c’è il problema del sovraffollamento all’interno dei moduli abitativi dei campi Rom: “Che io sappia - dice ancora Stasolla - non si sono registrate febbri o influenze nelle baraccopoli, ma non lo escludiamo, perché non le abbiamo mappate tutte. In ogni caso all’interno dei campi non ci sono presidi sanitari e i campi sono lontani da strutture ospedaliere, quindi è tutto molto più complesso. All’interno delle baraccopoli c’è molta paura e preoccupazione perché non hanno a disposizione molte notizie, se non quelle che apprendono dalla televisione. Il problema aggiuntivo è che sono in assenza di risorse e in una condizione igienico-sanitaria già precaria, che li poterebbe esporre ad un fortissimo rischio nel caso si dovesse verificare solo un semplice contagio. Spessissimo si registrano bronchiti, diabete, problemi al cuore. E questo è un problema che li esporrebbe ad un maggior rischio”.
Il problema suscita anche reazioni politiche: “Il caso dei rom positivi al Covid-19 - afferma la consigliera regionale della Lega, Laura Corrotti - è un evento che era prevedibile per tutti coloro che conoscono la situazione all’interno dei molteplici campi rom, insediamenti abusivi, centri d’accoglienza o anche palazzi occupati, dove le regole richieste per contrastare la diffusione del contagio non sono sempre da tutti rispettate anche per via degli spazi in cui vivono, dove spesso ci sono famiglie numerose in moduli di pochi metri quadrati e in precarie condizioni igienico-sanitarie”.

venerdì 31 gennaio 2020

ATAC, PULIZIE IN ODORE DI MAFIA



"Ho in corso un'istruttoria per commissariare, a seguito di un'interdittiva antimafia emessa da noi pochi giorni fa, il contratto della commessa per i servizi di pulizia dell'Atac". Lo ha detto il prefetto di Roma, Gerarda Pantalone, in un'audizione in commissione bicamerale sulla Criminalità organizzata. 
C’è anche l’interdittiva antimafia a colpire Atac. O, almeno, le gare d’appalto di Atac. Non bastava il concordato preventivo, le stazioni metro chiuse per incapacità di programmare le manutenzioni, le scale mobili ferme a mazzi, le “rimodulazioni” (un bizantinismo per dire cancellazione di treni) del servizio sulla Roma-Lido e Roma-Viterbo e il crollo costante del servizio di trasporto di superficie reso all’utenza anche con tutti i bus nuovi in servizio, ora ci si mette anche il prefetto Pantalone. Certo, Atac non è fortunatissima con le gare d’appalto: impossibile dimenticare quella per la manutenzione delle scale mobili che l’Azienda di via Prenestina aggiudicò facendo vincere chi offriva un ribasso del 49,73% sulla base d’asta. Per poi ritrovarsi le fascette metalliche usate per riparare le scale. Ora quest’altra tegola. Con l’Azienda si affretta a diramare una nota pochi minuti dopo le dichiarazioni del Prefetto. Scrive Atac: “In relazione a notizie di stampa (più che altro rese in Commissione Antimafia) che riportano di un provvedimento di commissariamento che la Prefettura ha intenzione di attivare su un contratto di pulizia fra Atac e un fornitore, l'azienda precisa che la problematica riguarda il fornitore e non Atac. È stata la stessa Atac a richiedere alla Prefettura di procedere al commissariamento, stante il carattere di pubblica utilità del contratto”. 
Un po’ come quando Atac, dopo inchieste e sequestri, incidenti e feriti sulle scale mobili, riuscì in un gargantuesco sforzo a revocare l’appalto per la manutenzione delle scale.  
Atac a parte, però, il prefetto Pantalone snocciola una serie di dati sulla sicurezza reale e percepita a Roma: “ci sono 3.500 ospiti dei campi rom, e una gran pletora sommersa di migliaia stranieri transitanti e irregolari che confluiscono autonomamente negli stabili occupati o in insediamenti abusivi, con conseguenti problematiche sul piano dell'ordine pubblico, della percezione della sicurezza e della tolleranza della popolazione residente”. Poi, “Tor Bella Monaca è fra le principali piazze di spaccio in Italia; infrastrutture e i servizi sono abbastanza carenti e le forze di polizia vengano accerchiate senza poter svolgere la loro attività”. Infine, un paio di successi: “nel 2019 le sole misure di prevenzione ci hanno condotto a strappare alla criminalità organizzata 1 miliardo di euro” e che alla criminalità organizzata sono stati confiscati 1240 cespiti immobiliari.

mercoledì 3 aprile 2019

SPARI CONTRO BUS



Non bastassero gli arrosticini di autobus; le vetture che, senza arrivare a fare i fiammiferi, si rompono in mezzo alla strada; i ritardi cronici; il servizio prodotto nel 2018 pari a meno dell’82% del programmato (e ben lontano dalle ottimistiche previsioni del concordato preventivo); ci si mettono pure gli spari contro le vetture a rendere ancor più precaria la situazione del trasporto pubblico romano, Atac e Roma TPL.
Nella serata di lunedì, verso le 21, una vettura (Roma TPL) della linea 543 in servizio a Tor Sapienza è stata fatta oggetto di spari: l’mentre percorreva via Naide l'autista ha sentito un forte rumore e notato che il vetro posteriore era stato danneggiato. Probabilmente si è trattato di colpi sparati con un’arma ad aria compressa che hanno provocato due fori nel vetro. 
Non c’erano passeggeri a bordo e non ci sono stati feriti ma non è il primo caso di spari verso le vetture del traporto pubblico romano. 
Un mesetto fa - 5 marzo - un autista di Atac ha raccontato che mentre guidava una vettura del 336, “alle 6.10 arrivato a Fidene mi hanno sparato, cinque colpi di pistola. Non hanno perforato del tutto il vetro e mi sono salvato". Anche qui, indagini delle forze dell’ordine, e piombini a terra. 
Lo scorso anno, a metà maggio, 400 agenti del Corpo della Polizia locale, guidati dal comandante, Antonio Di Maggio, fecero una maxi retata nel campo nomadi di via Candoni - uno di quelli particolarmente turbolenti - alla ricerca di armi: azione di forza decisa dopo decine di denunce degli autisti Atac della rimessa Magliana, che da settimane denunciavano di essere oggetto di tiro al bersaglio dei nomadi con pistole e fucili ad aria compressa.
Una diversione, questa del campo nomadi, visto che insieme alle armi ad aria compressa, le cronache riportavano svariati lanci di sassi contro le vetture Atac.
Sassi contro bus a via Candoni il 17 gennaio di quest’anno con 4 mezzi danneggiati, il 30 luglio 2018 con tre vetture colpite, e ancora il 5 dicembre 2017.
Aprile 2018: a Tor Bella Monaca in mezz’ora tre diverse vetture in servizio su tre linee periferiche (20, 058 e 059) vengono colpite probabilmente ancora da armi ad aria compressa con danni alle porte e finestrini frantumati. Quella volta, ci scappò anche il ferito. 
Stessa zona e gli autisti, nell’anonimato per paura di ritorsioni, denunciano addirittura i “dirottamenti” dei bus oppure i “blocchi” stradali: a volte iniziative di balordi ma più spesso solo un modo mafioso per affermare il controllo dei clan sul territorio tanto che molti autisti, specie della linea 20 che traversa sia Tor Vergata che Tor Bella Monaca, hanno chiesto all’azienda una deviazione del percorso abituale nelle fasce orarie del tardo pomeriggio e della sera, arrivando a minacciare la sospensione del servizio, per tutelare l'incolumità di autisti e passeggeri.
Poi ci sono anche gli squilibrati, come un ventenne che, a inizio dicembre dello scorso anno, in via dei Monti Tiburtini ha iniziato a colpire con sassi chiunque passasse: autobus, macchine, furgoni. Svariati danni, prima che la polizia lo arrestasse. 
L’elenco delle sassaiole contro i bus è praticamente infinito: nell’ultimo biennio (ma la cosa va avanti da molto più tempo) a parte gli episodi legati al campo nomadi di via Candoni a Magliana e quelli a Tor Bella Monaca, pietre vs Atac si sono registrati a Tor Tre Teste, Portuense, valle Aurelia, Casal de’ Pazzi, Primavalle, Ostia, Torrevecchia. Insomma, sui bus romani, oltre i ritardi e la calca, il rischio è il pane quotidiano. 

venerdì 27 luglio 2018

SGOMBERATO IL RIVER. MA NELLA NOTTE I ROM RITORNANO




Camping River doveva esser chiuso. E così è stato. Anche se con una coda violenta con il tentativo, in serata, di alcuni nomadi di rientrare nella struttura, sfondando il cancello e aggredendo i Vigili di guardia.
Andiamo per ordine. Quella di ieri è stata una mattinata intensa per i Vigili Urbani di Roma. Alle 6 iniziano ad arrivare gli agenti: almeno 250 uomini con una centinaio di macchine e tre o quattro furgoni. 
Il Camping River è situato alla fine di una stradina, via della Tenuta Piccirilli, larga giusto per due macchine e lunga un chilometro dalla via Tiberina. Dentro ci vivevano circa 300 persone scese, poi, dopo un primo sgombero, a 150 unità.
Le condizioni igienico sanitarie sono insostenibili e gli occupanti devono sgomberare. Su istanza dell’Associazione 21 Luglio, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo aveva inviato una richiesta di sospensione dello sgombero fino a oggi, venerdì 27, e chiarimenti sulla sistemazione degli occupanti. 
Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, era stato chiaro: “A me interessa che la legalità, a prescindere dalle lettere delle Corti, venga ripristinata. Mi pare che il Comune abbia risposto in meno di 24 ore alle richieste della Corte. Non sarà Strasburgo a bloccare il ripristino della legalità e il Sindaco mi ha assicurato che le soluzioni alternative previste per norma sono garantite sempre a tutti. Poi se qualcuno non le accetta è altro paio di maniche…”.
Burocrazia europea che, alla fine, benedice lo sgombero. Arriva a fine pomeriggio l’ok della Corte Europea dei Diritti Umani: “La Corte europea dei diritti umani ha deciso che l'Italia può sgomberare i tre abitanti del Camping River che si erano rivolti a Strasburgo chiedendo di fermare la loro evacuazione dal campo, viste le loro condizioni di salute. La decisione, afferma la Corte, è frutto delle informazioni ricevute dal governo e dal legale dei tre circa l'offerta di alloggio presso le strutture della Croce Rossa. Offerta che è stata accettata dai tre”.


Torniamo allo sgombero: poco prima delle 7, il comandante generale del Corpo, Antonio Di Maggio, con alcuni dei suoi ufficiali e i funzionari della Sala Operativa sociale del Campidoglio entra nel Camping per avviare l’ultima trattativa: offrire assistenza alloggiativa e ottenere in cambio uno sgombero volontario. 

Chi scrive è rimasto, unico cronista presente, a venti metri dall’ingresso del Camping sin da prima che arrivassero le prime pattuglie di Vigili, potendo quindi seguire l’andamento generale delle operazioni da una postazione privilegiata.

Dopo la mediazione iniziale, gli agenti entrano in forze nel Camping e inizia lo sgombero che procede per almeno un paio d’ore senza particolari tensioni. Prima 5, poi una decina, alla fine saranno fra 20 e 30 le persone che hanno deciso di accettare l’offerta alloggiativa del Comune: andranno ad essere assistiti dalla Croce Rossa in via Ramazzini, al Portuense. 
Verso le 11 e trenta la Questura e i Vigili decidono che la stampa può avvicinarsi. Fino a quel momento, i cronisti erano stati tenuti lontani per evitare che la loro presenza potesse far crescere il livello della tensione. Appena arrivano le telecamere, infatti, partono i cori “razzisti, razzisti”, “vergogna, vergogna”. E partono le accuse: “trattati come animali”, “non sappiamo dove andare”, “siamo italiani”, “hanno messo le mani addosso e usato lo spray al peperoncino”. 











A queste accuse replica il comandante dei Vigili, Di Maggio: “Tutto si è svolto nella massima regolarità. Nessun uso di spray, manganelli, pistole”. Qualcuno fra Vigili, Carabinieri, Polizia, volontari della protezione animali, veterinari della Asl, funzionari comunali, diplomatici presenti se ne sarebbe accorto.


La coda arriva in serata: verso le 20 una cinquantina di nomadi che non aveva accettato l’assistenza alloggiativa  tenta di rientrare. Il cancello esterno viene sfondato e i venti Vigili di presidio vengono attaccati. Un Vigile viene colpito al volto da un mattone lanciato da una nomade e, ferito a un occhio, è stato ricoverato al Sant’Andrea. Il Sindaco è stato immediatamente informato dell’accaduto dal comandante generale del Corpo, Antonio Di Maggio, che dice: “Questi sono soggetti particolarmente violenti nei confronti degli agenti e devono essere immediatamente allontanate. Esprimo vicinanza e solidarietà al collega aggredito”. 




giovedì 26 luglio 2018

CAMPING RIVER - LA CRONACA DELLO SGOMBERO

Via allo sgombero del Camping River a Roma. 
Poco dopo le 7 del mattino è arrivato lo schiaffo di Matteo Salvini all'Europa che aveva chiesto di sospendere fino a venerdì la decisione del Campidoglio di sgomberare l'insediamento dei nomadi sulla Tiberina. Pochi minuti prima delle sette i vigili urbani, guidati direttamente dal comandante, Antonio Di Maggio, si sono presentati in gran numero al River per mettere i sigilli alla struttura una volta per tutte e liberarla dagli occupanti abusivi e illegali. 
Carabinieri e Polizia al momento in cui scriviamo sono nelle retrovie, in attesa di intervenire qualora salisse la tensione.

Centinaia di uomini impegnati in un'operazione che farà discutere anche perché, mentre lo sgombero sta avendo luogo, alcuni rom hanno contattato le associazioni e gli avvocati che hanno ottenuto la richiesta di stop direttamente dalla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. 

Proprio ieri al vertice per la sicurezza con il sindaco di Roma, Virginia Raggi, il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, aveva detto: "Non sarà la Corte europea di Strasburgo a bloccare la soluzione di un problema di ordine pubblico".


Ecco la cronaca di chi ha seguito, unico cronista presente a venti metri di distanza dall'ingresso del Camping, tutte le operazioni sin dall'inizio. 

ORE 4.50
Arrivo al Camping. Sono presenti due vetture della Polizia locale di Roma Capitale: sono i Vigili Urbani che hanno svolto il turno di notte di controllo al campo.

ORE 5.40
Esce un furgone. I Vigili lo fermano, lo aprono, controllano i documenti degli occupanti poi lo lasciano andare. 

ORE 6.00
Arrivano le prime auto dei Vigili. Sono tutte auto civetta. Inizia il concentramento delle forze.Prima gli uomini del Pronto Intervento Centro Storico, poi quelli del Gruppo Traffico, quindi il Gruppo Sicurezza Sociale Urbana e poi via via tutti gli altri.
Fino alle 7 è continuato il raggruppamento degli agenti, non meno di 250 unità con un centinaio di macchine, un paio di furgoni.

ORE 6.30
Arriva il comandante generale del Corpo, Antonio Di Maggio. Arrivano anche i mezzi e gli uomini dell'Ama. Per ora ci sono tre furgoni leggeri. Nelle retrovie è dislocato un camion pesante, una ruspa meccanica e un altro furgone adibito alla messa in sicurezza e al trasporto di eventuali bombole di gas.
Arriva anche il Dipartimento Servizi Sociali.

ORE 6.45
Il comandante Di Maggio e un primo distaccamento entra nel campo, insieme al personale della Sala Operativa sociale del Campidoglio. Iniziano le trattative per convincere gli occupanti a lasciare la struttura. 
I Vigili che, nel frattempo sono arrivati in forze (non meno di 250-300 agenti), iniziano un briefing nell'area parcheggio.

ORE 7.00
La mediazione non sembra aver raggiunto risultati. I vigili entrano in forze nel campo.

ORE 09.00
Una ventina di persone - secondo quanto trapela - avrebbero accettato l’assistenza offerta dal Campidoglio e ora starebbero preparando le valige. Non si registrano episodi di particolare tensione.
Altre persone ora stanno discutendo con i funzionari comunali ed è possibile che il numero degli assistiti sia destinato ad aumentare.
Ricordiamo che all’interno del campo vivono circa 150 persone e che i moduli alloggiativi (le cosiddette “casette”) erano già state rimosse nelle scorse settimane quando era stata presa la decisione di sgomberare il campo per i gravissimi problemi igienico-sanitari e a seguito di una sentenza del Tribunale di Roma.

ORE 09.45
Piccoli momenti di tensione ma, tutto sommato, lo sgombero sembra procedere con relativa calma. Si vedono alcune famiglie che stanno terminando di preparare i bagagli in attesa del trasferimento. Tanti i bambini.
Sono arrivati i volontari dell’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) ma si attende l’arrivo dei veterinari per prendere in custodia “numerosi animali” domestici. Il problema è che, da quanto risulta, il canile comunale della Muratella è pieno.

ORE 11.30
Finalmente i giornalisti vengono fatti avvicinare e lo sgombero, che fino ad ora era risultato tranquillo, improvvisamente si anima a favore di telecamere.
Uomini, donne e, soprattutto, bambini si avvicinano a chiunque abbia una telecamera, un microfono, una macchina fotografica per protestare: “siamo  nati in italia - dicono - i nostri figli sono italiani, sono vaccinati. Ora dove andiamo?”.
Alla fine, dei 150 abitanti stimati come residenti nel campo,  e mancavano all’appello almeno una ventina. E sono fra 20 e 30 le persone che hanno accettato L’offerta di ospitalità avanzata dal Campidoglio. 
Rimane aperta la questione del dove saranno collocate o andranno le altre 70/80 persone che non hanno accettato l’assistenza della Sala Ooerativa Scoale del Comune e che sono state sfrattate dalle strutture del campo.


ORE 12.00 
Alcuni Rom accusano: “Trattati come animali”, “Ci hanno buttati fuori, non ce lo aspettavamo perché c'era la sospensione. Ora non sappiamo dove andare, resteremo qui”. “Questa mattina sono venuti per buttarci fuori, ci hanno detto 'buoni uscite fuori'. C’è stata violenza, hanno messo le mani addosso alle donne con spinte e usato lo spray al peperoncino su una signora, mi pare. Qualcuno è uscito volontariamente, qualcuno è svenuto, le donne strillavano”.
La replica è affidata al comandante dei Vigili, Antonio Di Maggio: “Tutto si è svolto nella massima regolarità, le persone sono state invitate ad uscire e non abbiamo usato nessuna forma di coazione fisica, vuol dire che non abbiamo usato manette, né allontanato le persone con la forza, non abbiamo usato spray al peperoncino né armi da fuoco, né manganelli, che peraltro non abbiamo. Abbiamo usato la forza del convincimento ad uscire, cosa che le persone hanno fatto”. 
  

ORE 18.40
+++ Corte Strasburgo, ok sgombero 3 nomadi, c'è offerta casa +++
L’Ansa batte: “La Corte europea dei diritti umani ha deciso che l'Italia può sgomberare i tre abitanti del Camping River che si erano rivolti a Strasburgo chiedendo di fermare la loro evacuazione dal campo, viste le loro condizioni di salute. L'ha dichiarato all'ANSA la stessa Corte. La decisione, affermano, è frutto delle informazioni ricevute dal governo e dal legale dei tre circa l'offerta di alloggio presso le strutture della Croce Rossa. Offerta che è stata accettata dai tre”.

ORE 20.00
+++ CAMPING RIVER: VIGILI AGGREDITI, CANCELLO ESTERNO DIVELTO +++
Alcuni nomadi espulsi dal campo stamani hanno tentato di rientrare. Un agente ferito ricoverato in Ospedale. Di Maggio: “Persone particolarmente violente che vanno allontanate”

Coda pesante per lo sgombero del Camping River. Poco dopo le 20 un gruppo di una cinquantina di nomadi che non aveva accettato l’assistenza alloggiativa offerta stamani dal Campidoglio, ha tentato di rientrare all’interno della struttura chiusa con Ordinanza del Sindaco per ragioni igienico sanitarie.

Il cancello esterno è stato divelto e il contingente di una ventina di agenti della Polizia locale di Roma Capitale che erano di guardia è stato aggredito. Un Vigile è stato colpito al volto da un mattone lanciato da una nomade e, ferito a un occhio, ed è stato ricoverato al Sant’Andrea dove dovrà essere suturato. Il sindaco, Virginia Raggi, è stato immediatamente informato dell’accaduto dal comandante generale del Corpo, Antonio Di Maggio, che dice: “Questi sono soggetti particolarmente violenti nei confronti degli agenti e devono essere immediatamente allontanate. Esprimo vicinanza e solidarietà al collega aggredito”.