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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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sabato 18 aprile 2020

CORONAVIRUS; SCOPPIA IL CASO DEGLI HOTEL


Il caos Coronavirus non si centra solo sul caso mascherine fantasma della Regione Lazio né sul feroce scontro politico fra centrosinistra e centrodestra (con i 5Stelle accuratamente defilati e in silenzio) sulle audizioni del capo della Protezione civile regionale, Carmelo Tulumello. C’è anche il caso - sollevato dal consigliere regionale della Lega, Daniele Giannini - dei presunti pazienti ospitati in quarantena nell’hotel di via Siderno, nel VII Municipio.
Giannini è in possesso di un video, ripreso presumibilmente davanti questo hotel, nel quale si vede un’ambulanza attrezzata con barriere di protezione per pazienti Covid da cui scendono prima alcune persone in abiti civili poi un medico o un infermiere con tuta protettiva, occhiali, mascherina. 
Dopo questo video, Giannini ha presentato un’interrogazione al presidente della Regione, Nicola Zingaretti, e all’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, per sapere “se la struttura in via Siderno, 37 abbia sottoscritto la convenzione” come previsto da una determina della Regione del 30 marzo scorso con cui si disciplinano i rapporti con gli hotel che ospitano pazienti con sintomi leggeri o appena dimessi dagli ospedali o comunque in quarantena. 
Inoltre, Giannini chiede anche di sapere quale sia la capienza dell’hotel e quanti pazienti effettivamente vi siano, “quali misure siano state adottate per evitare che i soggetti in quarantena ospitati presso la struttura in via Siderno, 37 escano dall􏰈’hotel con il rischio di contagiare chi abita e lavora nel VII Municipio che, considerando soltanto gli oltre 300mila residenti, è il pi􏰌ù popoloso di Roma”. 
Ancora: nella stessa area già ci sono due focolai: sia il centro per richiedenti asilo di Torre Maura (2 migranti positivi su 60) sia il “Selam Palace”, il palazzo Enasarco alla Romanina occupato dal 2006 da 600 persone (positivi 16 adulti e 2 bambini), e quindi Giannini chiude domandando “se i soggetti ospitati nell􏰈’hotel siano in emergenza abitativa e, in caso affermativo, da quale stabile occupato provengono”.


sabato 4 agosto 2018

TROPPI IMMIGRATI. ROMA È AL COMPLETO



La prima distinzione da fare è fra quelle persone che vengono assistite dallo Stato attraverso il Servizio di Protezione per i Richiedenti Asilo e Rifugiati, lo Sprar, o i Centri di Assistenza Straordinaria (Cast) della Croce Rossa, e poi tutti gli altri. Perché non ci sono solo i rifugiati “ufficiali” ci sono anche un gran numero di migranti che, una volta sbarcati, si perdono fra una richiesta di asilo, un foglio di via, un decreto di espulsione o, per dirla con il procuratore di Genova, Cozzi, con attività illecite. 
I numeri romani sono piuttosto chiari: la Croce Rossa romana ha 3 Cast che potrebbero ospitare al massimo 480 profughi. Al momento sono, invece, 291: 111 al Campo Enea di Casalotti, 150 a Pietralata e 30, solo donne, a Ramazzini (da non confondere con le strutture che ospiteranno gli ex abitanti del Camping River). 
Poi ci sono i Centri Sprar dello Stato. A Roma i centri Sprar (dati 2016) sono 46 con una capacità massima di accoglienza di 2764 posti. Nel 2016 (ultimo anno disponibile) risultavano occupati 1.932 posti. Nei 46 Centri Sprar sul territorio capitolino è anche inclusa una Casa Famiglia per immigrati affetti da disagio mentale che contava 6 ospiti. 
Per il triennio 2017/2019 il Ministero degli Interni ha deliberato un finanziamento di poco meno di 108 milioni di euro per l’accoglienza ordinaria e 780 mila per il disagio mentale. 
Sono 17 gli organismi che gestiscono quesi 46 centri, alcuni sono nomi legati al mondo cattolico come il Centro Astalli, che gestisce 4 punti di accoglienza per 133 posti (“Pedro Arrupe” a Villa Spada, 40 posti; “San Saba” a piazza Bernini, 28; “Casa di Giorgia” sulla Laurentina, 30 posti; “Il Faro” a via Virginia Agnelli con 35 ospiti) o Domus Caritatis che, primatista nei numeri, assiste 732 migranti in ben 11 strutture (due a Guidonia ciascuna da 74 posti, una a Pantano, 70 posti; poi a Mostacciano, 115; Fosso dell’Osa, 80 migranti; via Alighieri nel Comune di Gerano in provincia di Roma che assiste 56 persone; a Grottarossa, 36 posti; e 4 nel V Municipio a via Paolo Savi, 75 assistiti; a via Sant’Alessio in Aspromonte, 40 posti; a via dei Codirossoni, con 80 richiedenti asilo; a via Poseidone, 32 posti).
C’è, ovviamente, Sant’Egidio con la storica sede di piazza Santa Maria in Trastevere dove trovano ospitalità 30 persone. 
Sempre legata al mondo dell’assistenzialismo cattolico, ci sono i 7 centri gestiti dalla Casa della Solidarietà che con 510 assistiti si colloca in seconda posizione fra i centri più attivi. E sarebbe stata in testa se nel Centro Enea di via di Boccea fossero rimasti i 440 assistiti diminuiti nel 2016 a 98. 
Poi ci sono altri nomi, diventati noti a seguito dell’inchiesta Mafia Capitale da cui, ovviamente, le società sono poi uscite fuori, come la Eriches 29 che gestisce 7 centri per un totale di circa 360 ospiti: due a Tivoli con 108 assistiti; due in via del Frantoio (99 richiedenti asilo); uno a Licenza, comune di 1000 abitanti in provincia di Roma, con 74 posti; uno ad Ariccia, altri 60 posti, uno a Ponte di Nona, ancora 74 ospiti. La Eriches 29 ne aveva anche un altro, “Casa Nur” nell’VI Municipio, con 80 posti ma è stato chiuso a inizio 2017. 
Ci sono, poi, quegli organismi che gestiscono uno o due centri assistendo un totale di 522 persone: Aelle Il Punto, Arci Roma, Acisel, Magliana 80, PID, Eta Beta, Idea Prisma, Zero In Condotta, Solco, Cooperativa Roma Solidarietà CIR e Virtus Italia. 
In termini geografici, 8 centri sono collocati in Comuni esterni alla Capitale, e 36 sono nel territorio amministrato dal Campidoglio: 2 nel I Municipio Centro Storico, 4 nel II Parioli/Nomentano, 3 nel III Montesacro, 4 al Tiburtino, 14 al Prenestino/Centocelle, 3 al sesto “delle Torri”, uno al Tuscolano, 3 all’Appia Antica, uno ad Ostia e uno al XII. In totale - sempre dati 2016 - sono assistiti quasi 2100 persone negli Sprar e 611 nelle strutture comunali, 6 nei dormitori d’emergenza e 6 assistiti con disagio mentale, ma con una lista d’attesa che sfiora le 3mila unità. 




venerdì 11 maggio 2018

COOP E MIGRANTI - IL CASO ROCCAGORGA


L’accusa è di quelle pesanti: a Roccagorga, piccolo comune con meno di 5mila abitanti, stretto, in provincia di Latina, fra Sezze e Priverno, ci sono strane commistioni fra l’Amministrazione comunale e una cooperativa, la Karibù, che si occupa dell’accoglienza dei migranti. 
Angelo Tripodi, capogruppo della Lega in Consiglio regionale e originario proprio dell’area pontina, va giù duro: l’assessore ai servizi sociali, con delega alla gestione dei migranti, “Tommaso Ciarmatore, del Partito Democratico, è un dipendente della cooperativa Karibù che si occupa dell’accoglienza”. Non solo. Gli intrecci fra la cooperativa e i funzionari dell’Amministrazione sembrerebbero più complessi: “un ex funzionario comunale Narsete Orsini, ora in pensione, risulterebbe consulente della stessa Karibù e il responsabile dell'ufficio tecnico comunale, Venanzio Basilico, ha messo a disposizione uno degli immobili di proprietà per la coop da destinare all'accoglienza dei migranti. Una prassi - sottolinea il capogruppo della Lega alla Pisana - che sembra essere la normalità nel Comune di Roccagorga, infatti la solidarietà per i migranti sarebbe arrivata anche dal comandante dei vigili urbani, Fiorella Tolfa, che avrebbe affittato alla Karibù un locale di famiglia”.
E Tripodi porta a sostegno anche i numeri del sistema accoglienza: “secondo i dati del Ministero dell'Interno, nel 2014 Roccagorga risultava essere, in termini assoluti, il primo comune in Provincia di Latina per la gestione dei fondi Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e status di Rifugiato, ndr) cui si aggiunge la rete di accoglienza. Il paradosso è che Latina, con 126mila abitanti, gestiva circa 500mila euro in tre anni, invece Roccagorga oltre 300mila euro in un anno”.


Non bastasse, Tripodi tira fuori anche l’ultima determinazione del Comune pontino, datata 13 settembre 2017, con cui, a fronte di progetto di accoglienza, per il 2017-2019, per 40 posti, al di là del pagamento del saldo di una fattura di 39mila e spicci euro alla Karibù, emerge che il Comune di Roccagorga percepisce dal Ministero dell’Interno 535mila euro l’anno per ciascuno dei tre anni di validità del progetto e che l’accoglienza viene data “con affidamento diretto” alla Karibù.
Insomma, ce n’è abbastanza, secondo Tripodi per andare a controllare: “ora si capisce l’attenzione del Partito Democratico per i migranti. A iniziare dall’Assessore controllore che è dipendente della coop che dovrebbe controllare, intanto presenterò un’interrogazione al Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti. Poi, prossimamente incontrerò il prefetto di Latina, Maria Rosa Trio, per l'emergenza migratoria e le sottoporrò anche questo aspetto, oltre alla rapina messa in campo da un richiedente asilo ai danni di un’anziana a Roccagorga. Evidentemente dal Comune hanno altre priorità, mentre le preoccupazioni dei cittadini crescono. A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca…”.
Tripodi incassa al volo il sostegno dell’opposizione di centrodestra a Roccagorga: “Proprio nello scorso Consiglio comunale ho sottolineato i pericoli legati ad un determinato sistema di accoglienza dei migranti con la sicurezza e solo qualche giorno dopo si è consumata una rapina ai danni di un'anziana da un richiedente asilo”, afferma Mario Romanzi, consigliere comunale di centrodestra del comune pontino, che aggiunge: “esprimo pieno sostegno a Tripodi e spero che sia l’occasione giusta per fare chiarezza”. 
Secondo i dati forniti da Tripodi nella provincia di Latina ad oggi sono accolti 2600 migranti, di cui 2200 sono richiedenti asilo. L’accoglienza viene effettuata in un totale di 129 centri, 51 dei quali (40%) sono gestiti dalla cooperativa Karibù, che gestisce 729 persone, 16 dalla Quadrifoglio, 15 ciascuna da altre quattro società (Gus, Arteinsieme, Ginestra e Astrolabio) e una ciascuna dalla Caritas di Latina e da quella di Gaeta. A breve, poi, è prevista l’apertura delle buste con le offerte per il nuovo bando che ha una base d’asta di ben 28 milioni di euro per la sola provincia di Latina. Davvero tanti soldi.