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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 3 settembre 2020

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA AD ANDREA AUGELLO

A Roma il centrodestra non ha bisogno di un programma ma di un progetto che è una cosa molto più seria e complessa: vincere le elezioni senza avere un progetto è un boomerang che ha già bruciato generazioni di amministratori. Questo progetto si basa sulla competizione, cui Roma dovrebbe prepararsi e non lo sta facendo, ad aggiudicarsi le risorse che arriveranno in Italia attraverso il Recovery Fund”.
Andrea Augello, già sottosegretario, senatore, assessore al Bilancio della Regione Lazio, oggi in Fratelli d’Italia, Roma la conosce bene. 
Augello, cosa intende quindi per “programma”?
I finanziamenti europei sono per l’ambiente, le infrastrutture, le imprese. Opportunità, forse irripetibili, che possono strappare Roma a questa marginalità purché ci siano idee chiare su cosa fare. A Roma ormai vengono meno non le sfide con le altre capitali europee ma i servizi primari: hanno collassato i trasporti, la nettezza urbana, la manutenzione stradale, la potatura del verde. Tutto questo non si affronta senza un grande investimento ma anche una riorganizzazione di questi servizi primari. Queste risorse possono essere reperite in modo significativo da nuovi finanziamenti europei”.
D’accordo, ma nello specifico?
Non si può pensare di fare questo da soli. Occorre riaprire un dialogo con i corpi intermedi, con il tessuto delle imprese. È un lavoro molto più complesso che fare un programma. Programmi che sono libri dei sogni e poco altro: bisognerebbe introdurre il principio delle coperture finanziare e forse diventerebbero più credibili, meno pagine e più concretezza”.
Augello, un’analisi su Roma non può eludere il quinquennio Raggi.
I cinque anni di Virginia Raggi consolidano una parabola discendente del declino della città. Si può discutere su quanto questo sia dipeso dalla sua impreparazione e quanto da problemi strutturali. Roma ha comunque raggiunto il suo più basso punto di declino che coincide anche con la massima marginalità della città nella programmazione delle politiche del governo. Nell’esperienza del M5S è mancata anche la discontinuità rispetto a pasticci, inchieste e avvisi di garanzia, cioè tutto quel mix che aveva fatto la fortuna del Movimento 5Stelle. L’Amministrazione Raggi è ormai di casa nella Procura della Repubblica”.
A sinistra sembra regnare il caos. Ma a destra non è che le cose sembrino migliori: a parte i manifesti di Salvini con tre slogan, non c’è altro. C’è un nome a destra?

Il centrodestra, rispetto alle passate e suicide elezioni ha ben chiara l’esigenza di presentarsi assolutamente unito. Non ho mai creduto a questa storia dei nomi. Intanto dobbiamo capire quale tipo di elezione dovremo fare a Roma: le comunali cadranno dopo le regionali di settembre”.
Se finisce cinque a uno…
O anche quattro a due, insomma, male per il centrosinistra, difficilmente saranno evitabili conseguenze sulla Regione Lazio e sul Governo nazionale. Votiamo con un rimpasto di Governo che porta Zingaretti fuori dalla Regione e quindi votiamo per Regionali e Comunali insieme oppure votiamo solo per le Comunali? Le due alternative fanno un’enorme differenza, anche per la scelta del nome che, quindi, diventerà di attualità da ottobre con un quadro politico più definito. A quel punto al tavolo del centrodestra potremmo avviare il confronto sui contenuti del progetto anche per scegliere il migliore profilo. Anche perché io non credo all’uomo che vince da solo. Un uomo solo a Roma non fa niente”.
Il suo nome lo infiliamo nella rosa dei papabili?
Non credo nelle autocandidature. Inoltre, al ballottaggio un candidato del centrodestra politicamente molto identificabile, faciliterebbe quello di centrosinistra nel tentativo di coagulare gli elettori della maggioranza di governo”.
Uno dei temi da inserire nel “progetto” è quello dei poteri di Roma. La Lega è un problema? 
Credo che sia un problema superato: la Lega “Roma Ladrona” è storia del passato”.

domenica 27 ottobre 2013

Il gioco delle tre carte

Per realizzare quel capolavoro che è la chiusura parzialissima al traffico privato di via dei Fori Imperiali, più comunemente nota come la "corsia preferenziale Fori Imperiali", il povero Ignazio ha fatto passare la spesa - due bei milioncini di euro abbondanti - come "opere accessorie alla cantieristica" della fermata Metro C di Colosseo.
 
In sostanza, quei due milioni sono stati presi dal "salvadanaio" dei fondi che sono stati stanziati per costruire la fermata Colosseo della linea C e dirottati per fare la segnaletica, mettere i jersey di cemento su via Labicana, pagare gli operai che hanno materialmente realizzato i lavori, installare le telecamere dei varchi elettronici e così via.
 
Ergo: non li ha pagati il cassiere del Campidoglio - il buon Maurizio Salvi - ma li ha cacciati fuori Roma Metropolitane.
 
Da un punto di vista contabile, quindi, non è Marino Ignazio sindaco ad aver "staccato l'assegno" ma un altro soggetto e, quindi, a costo zero per le casse capitoline.
 
Ma è davvero così?
Beh, in realtà, ovviamente, no.
Roma Metropolitane è finanziata dal Comune, dalla Regione e dallo Stato.
Quindi, quell'ammanco di due milioni e spicci, prima o poi, dovrà essere coperto: pena una fermata Colosseo tutta da rivedere (con aggravio di costi e tempi).
A parte le denunce di qualcuno - il senatore Andrea Augello - tutta la vicenda è passata piuttosto in cavalleria: né i giornali, né la Corte dei Conti per ora hanno sollevato dubbi sulla regolarità di questa operazione.
 
Tralasciamo le considerazioni in merito all'efficacia e alla soddisfazione che questa decisione di Marino ha suscitato in città: è cosa nota che i residenti e i commercianti del quadrante sono sul piede di guerra perché subiscono effetti negativi dal traffico così come i ciclisti e i favorevoli alla pedonalizzazione totale perché la ritengono una cosa parziale e inutile.
 
Ora, però, Marino ci riprova.
Rullo di tamburi e annuncio in pompa magna: a dicembre facciamo i cantieri per allargare i marciapiedi e fare la pista ciclabile.



Autobus, pullman turistici, taxi, Ncc, auto blu continueranno a passare come sempre sulla strada che, però, sarà ancor più ridotta. Fra i cantieri per la metro C e questo allargamento, via dei Fori Imperiali diventerà presto un rigagnolo di stradina tipo via della Lupa in centro: due carrozzine con bimbi a bordo devono alternarsi per passare!
In tutto questo annuncio, però, Marino si dimentica di dirci dove troverà i soldi per pagare queste opere. 



Certo, non sarà possibile farle passare di nuovo come opere accessorie del cantiere Metro C. Anche perché Metro C sta per chiudere.



Abbiamo vissuto un agosto-settembre al calor bianco: chiude o non chiude? 'Sta metropolitana si fa o no?
Nella maggioranza di Marino c'è chi - come Athos De Luca - ormai si è schierato contro la metropolitana. Evidentemente, ai verdi - area politica di provenienza di De Luca - conviene non averle, le metro, così, forse, possono continuare a fare la politica degli strilloni ambientalisti, senza mai trovare la vera soluzione al problema: il trasporto di massa sotto la superficie.
 
Fatto sta che dopo le decine di annunci - roba che Alemanno è davvero un dilettante in materia - siamo ancora come ad inizio agosto: se il Comune non sblocca i soldi, la metro C si ferma. E non aprirà mai, visto che i lavori non sono completati.
Quindi, non saranno né MetroC né Roma Metropolitane a tirar fuori i soldi per fare marciapiedi e ciclabile ai Fori.
E allora chi?
Sarebbe ben strano fosse il Campidoglio: da mesi Marino piange miseria e va elemosinando a destra e a manca (nel vero senso del termine) aiuti da tutti: da Zingaretti al Governo.
Ha tentato, Marino, in un primo momento di provare a far passare il "buco" come frutto della "malagestione" di Alemanno. E ha dovuto fare una marcia indietro precipitosa: non solo perché non è vero ma anche perché, pure lo fosse, a Marino serve anche l'appoggio di Alemanno e del centrodestra per evitare il commissariamento e, quindi, di andare a casa nel modo più ignominioso dopo nemmeno sei mesi di governo cittadino.
 
E pazienza se, in questi mesi, le sole delibere che Marino ha prodotto sono quelle delle assunzioni. Alla fine è normale: nonostante le roboanti rodomontane dichiarazioni da campagna elettorale, Marino deve coprire dei posti che sono vuoti, quelli dei diretti collaboratori di fiducia. Non venisse però a raccontare che li ha scelti per concorso, perché la gran parte sono funzionari di area PD-SeL, alcuni proprio funzionari di partito.
 
Sarà, quindi, interessante vedere se, dopo gli annunci, Marino chiarirà anche da dove prende i soldi per fare (sempre ammesso che ci riesca) questa nuova tranche di interventi sui martoriati Fori Imperiali. 

E, magari, contestualmente ci spiegherà anche come mai per riparare le strade i soldi non ci sono, per il verde pubblico i fondi mancano, per il sociale "non c'è una lira bamboli", sul decoro urbano non possiamo spendere, ma si può spendere per i consulenti e una preferenziale costosissima e inutile.

A meno che, ovviamente, Ignazio sindaco Marino non stia riprovando a usare i Fori come specchietto per le allodole e dirottare l'attenzione dai suoi problemi interni e far dimenticare il suo record: maggioranza a pezzi, Giunta in bilico, rischio commissariamento in meno di 5 mesi di governo.