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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 8 luglio 2020

STADIO DELLA ROMA, OK AGLI ATTI MA SLITTA ANCORA IL VIA LIBERA POLITICO AL VOTO

La due diligence è ok ma il via libera politico a portare in Aula il progetto Stadio della Roma ieri sera non è arrivato. E ci vorranno, ancora, alcuni giorni prima che politicamente l’Amministrazione Raggi chiuda il cerchio. 


La riunione fiume sul progetto Stadio della Roma è iniziata con 50 minuti di ritardo rispetto alle 18.30, orario inizialmente previsto, e si è protratta fino alle 22.30.
Tre ore abbondanti dunque che sono servite ai funzionari comunali per spiegare, dettagliare, illustrare ai Consiglieri comunali tutti i risvolti tecnici delle carte: i calcoli sugli espropri, quelli sui costi degli oneri concessori da riscuotere dal privato. E poi, appunto, gli aspetti procedimentali che, oramai, si possono considerare al sicuro da qualunque possibile ipotesi corruttiva. 

All’incontro erano presenti il sindaco, Virginia Raggi, gli assessori all’Urbanistica, Luca Montuori; alla Mobilità, Pietro Calabrese e ai Lavori pubblici, Linda Meleo.
Poi, i funzionari che hanno lavorato al dossier: Roberto Botta, vicedirettore generale del Comune e Gabriella Acerbi, segretariato Generale; i direttori dei Dipartimenti Urbanistica, Cinzia Esposito; Mobilità, Carolina Cirillo; Lavori pubblici, Fabio Pacciani; e per l’avvocatura capitolina Nicola Sabato

Fra gli eletti 5stelle, erano 26 i presenti (non proprio tutti per tutto il tempo): Alessandra Agnello, Roberto Allegretti, Francesco Ardu, Annalisa Bernabei, Maria Agnese Catini, Carlo Maria Chiossi, Andrea Coia, Roberto Di Palma, Daniele Diaco, Angelo Diario, Simona Donati, Paolo Ferrara, Simona Ficcardi, Eleonora Guadagno, Gemma Guerrini, Donatella Iorio, Giuliano Pacetti, Cristiana Paciocco, Carola Penna, Sara Seccia, Massimo Simonelli, Costanza Spampinato, Enrico Stefàno, Angelo Sturni, Marco Terranova e Maria Teresa Zotta

Un solo assente, il presidente del Consiglio comunale, Marcello De Vito, non invitato all’incontro al quale, invece, ha partecipato anche il presidente del IX Municipio, Dario D’Innocenti (anche lui M5S). 
Il IX è l’unico Municipio dei due interessati dal progetto - l’altro è l’XI - la cui Giunta è ancora in carica: nell’altro le frizioni interne ai 5Stelle hanno portato alle dimissioni del presidente Mario Torelli e al conseguente commissariamento. 

Ora, appunto, dopo il profluvio di informazioni che sono piovute sopra i consiglieri 5Stelle, servirà qualche giorno per radunare le idee e, finalmente, dare il via libera all’iter del voto.
Il che significherà prima l’adozione in Giunta, poi i passaggi per i pareri obbligatori ma non vincolanti nelle Commissioni consiliari (Urbanistica, Lavori pubblici, Mobilità, Ambiente e Commercio) e nel IX Municipio. Quindi, dopo un ripasso in Giunta, la calendarizzazione per il voto finale
La Roma aspetta sapendo che indietro non si può tornare - non lo si poteva nel 2016 figuriamoci oggi - ma anche che se la Raggi e i 5Stelle vorranno usare la prima pietra dello Stadio come “arma” elettorale i tempi per il voto sono molto stretti.

giovedì 31 ottobre 2019

STADIO, SERVIRANNO 18 MILIONI IN PIÙ


Un altro tassello nella lunga vicenda del progetto Stadio della Roma di Tor di Valle va a posto. Le due diligence richieste dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, all’indomani dell’arresto di Luca Parnasi sono concluse. E danno tutte il via libera. 
Che fossero positive era già trapelato nei mesi scorsi ma mancava l’ufficialità. Che ora è arrivata. Tre relazioni - quella del direttore generale del Campidoglio, Franco Giampaoletti; del direttore del dipartimento Lavori Pubblici, Roberto Botta; e del dipartimento Mobilità, Carolina Cirillo - danno piena luce verde. Quella del direttore del Dipartimento Urbanistica dà pure il via libera alla regolarità delle procedure seguite ma ha anche evidenziato un piccolo errore di calcolo: servono altri 18 milioni che la Roma dovrà versare al Campidoglio. 
Tema estremamente tecnico che si può riassumere in un controllo approfondito dei diversi terreni e delle proprietà. Una parte (oltre la metà) è di proprietà di Eurnova che l’ha acquistata dalla Sais in fallimento. Un’altra parte, circa l’8%, è di proprietà pubblica e sono le aree limitrofe alle strade, alla stazione di Tor di Valle e così via. Il resto sono terreni di altre proprietà (quasi tutte riconducibili a società del Gruppo Armellini) e che dovranno essere espropriate per consentire principalmente la creazione del parco fluviale. Ecco, il ricontrollo delle aree si è concentrato su queste ultime e, da verifiche e controlli incrociati sulle mappe del catasto è emerso un errore nei conteggi che per essere rimesso a posto richiederà un esborso aggiuntivo di circa 18 milioni di euro da parte della Roma. Diciotto milioni di euro che in termini percentuali sono l’1,75% del valore globale del progetto: durante il controllo, infatti, è stato anche verificato l’esatto ammontare dell’investimento totale che la Roma dovrà sostenere che è 1 miliardo e 25 milioni di euro

domenica 25 agosto 2019

STADIO, ECCO LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE SU DE VITO

Di seguito, integrale, la sentenza numero 1343 del 11 luglio 2019, pronunciata dalla Sesta sezione penale della Corte di Cassazione - presidente, Luigi Di Stefano; relatore, Andrea Tronci; collegio, Maria Silvia Giorgi, Antonio Costantini, Pietro Silvestri - sul ricorso depositato dai legali di Marcello De Vito, Camillo Mezzocapo, Gianluca Bardelli e Fortunato Pititto, contro l’Ordinanza del 3 aprile 2019 del Tribunale della Libertà di Roma.

La sentenza è stata depositata in cancelleria il 19 agosto 2019

La sentenza annulla senza rinvio l’ordinanza impugnata e dispone l’immediata liberazione di Gianluca Bardelli e Fortunato Pititto, mentre per De Vito e Mezzocapo la Corte dispone il rinvio al Tribunale del Riesame per una nuova deliberazione.

mercoledì 31 ottobre 2018

STADIO, ORA SI PUÒ RIPARTIRE CON L'ITER


L’Inchiesta Rinascimento si chiude e si va verso il processo. L’assenza, però, di provvedimenti diretti nei confronti di Eurnova o dell’iter di approvazione del progetto della Roma di costruire il proprio futuro Stadio a Tor di Valle, a questo punto può autorizzare un (cauto) ottimismo. Cauto perché alla fine l’ultima parola non è mai davvero detta ma, prudenza di opportunità a parte, il fatto che la Procura non abbia ritenuto di domandare al Giudice per le Indagini preliminari provvedimenti diretti che investano lo Stadio conferma le prime parole pronunciate, il 13 giugno scorso - giorno dell’esplosione dell’inchiesta con gli arresti eccellenti di Luca Parnasi, patron di Eurnova e socio della Roma nel progetto, dei cinque collaboratori di Parnasi, di Luca Lanzalone, avvocato chiamato dei grillini a dirimere l’ingarbugliata situazione, e degli altri politici coinvolti nell’indagine - dal sostituto procuratore Ielo: “La Roma non è coinvolta” né lo è l’iter, la cui formazione è stata lunga e collegiale.
Che, a questo punto, potrebbe ripartire senza ulteriori intoppi. Al netto della questione dei finanziamenti per pagare il progetto il cui valore globale è non inferiore a 800 milioni di euro, la Roma (e con essa la nuova Eurnova guidata da Giovanni Naccarato) a questo punto può iniziare un lavori di pressione verso il Campidoglio per stringere i tempi.
Da una parte gli uffici capitolini stanno conducendo, su disposizione del sindaco, Virginia Raggi, un controllo approfondito su tutti gli atti preparatori al via libera dato al progetto in Conferenza di Servizi regionale, dall’altro, i funzionari del Dipartimento Urbanistica, mentre predispongono le controdeduzioni alle osservazioni alla variante urbanistica, continuano a incontrare - oramai con cadenza di 3 o 4 appuntamenti a settimana da inizio ottobre - i tecnici di Eurnova per mettere a punto il testo della Convenzione urbanistica. Variante, con osservazioni e controdeduzioni, e Convenzione che andranno al voto di adozione in Consiglio comunale, presumibilmente non prima di febbraio/marzo del prossimo anno. 
Anche perché, oramai, sarà necessario attendere anche l’esito dei lavori del Politecnico di Torino sulla viabilità del progetto dopo il taglio delle opere pubbliche di mobilità deciso dalla Raggi necessario per i 5Stelle per poter giungere al taglio delle cubature delle tre torri di Libeskind. Visto il contratto siglato fra Comune e Ateneo torinese, secretato e blindatissimo, il bollino blu non dovrebbe arrivare prima di metà gennaio (a metà dicembre dovrebbe arrivare la relazione preliminare). 
E non saranno le eventuali dimissioni del sindaco, Virginia Raggi - qualora, da condannata nel processo Marra, onorasse il regolamento dei 5Stelle rinunciando all’incarico - a poter comunque fermare l’iter. Le dimissioni del Sindaco, infatti, non inciderebbero né sull’iter di formazione della variante urbanistica né su quello della Convenzione: entrambi sono, di fatto, atti dovuti che discendono dall’esito della Conferenza di servizi regionale. Gli input politici, in questo caso, sono già stati dati, prima dalla coalizione di centrosinistra all’epoca Marino e ora dai pentastellati con la delibera Raggi di pubblico interesse. L’eventuale “nuovo Tronca” quindi potrebbe, essendo investito dei poteri tanto della Giunta quanto del Consiglio, tranquillamente approvare secondo le indicazioni degli uffici tecnici sia la variante che la convenzione urbanistica. 
Perciò, dopo la conclusione del filone principale delle indagini, è solo una questione di volontà politica.

mercoledì 10 ottobre 2018

IN CINQUE ALL'ULTIMO STADIO



Oltre James Pallota, sono in quattro a voler subentrare a Eurnova per realizzare lo Stadio della Roma di Tor di Valle. L’accelerazione - anche se in Campidoglio non amano questa parola - impressa al dossier Stadio nelle ultime due settimane ha portato cinque investitori a bussare alla porta di Eurnova per capire quali sono i margini di manovra. 
Pallotta, Gavio, Girondi più un investitore dell’Estremo Oriente e uno dell’Oceania che hanno notato come, nelle ultime due settimane, i tecnici del Comune e quelli dei proponenti si sono riuniti già sei volte per discutere il testo della Convenzione urbanistica (il contratto vero e proprio) che dovrà essere votato dal Consiglio comunale più o meno contestualmente con la variante urbanistica. Iniziando a far vedere la luce sulla fine di questo travagliato iter.
Dal 13 giugno - data della deflagrazione dell’inchiesta Rinascimento con l’arresto di Luca Parnasi, patron della società Eurnova, partner della Roma nel progetto Stadio; di Luca Lanzalone, l’avvocato factotum della Raggi e dei 5Stelle chiamato a sciogliere i nodi amministrativi del dossier; di Adriano Palozzi, vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio; e di Michele Civita, ex assessore all’Urbanistica della Giunta Zingaretti - a inizio ottobre le agende avevano riportato solo un incontro, formale e di cortesia, fra il nuovo management di Eurnova e il direttore generale del Comune, Franco Giampaoletti, e l’assessore all’Urbanistica, Luca Montuori
Quindi, sei incontri in una decina di giorni, se non un’accelerazione, sono una nuova normalizzazione dei rapporti fra Comune e proponenti. Una normalizzazione che stuzzica gli investitori, rimasti alla finestra nel trimestre successivo gli arresti. Eurnova non costruirà lo Stadio: non è una società di grandi costruzioni di ingegneria edile. 


Eurnova è una società che sviluppa progetti e la sua partecipazione, come già era chiaro sin dall’inizio dell’iter, terminerà più o meno totalmente, subito dopo l’approvazione finale del progetto. Quelli in corso questi giorni sono ancora contatti preliminari, non ancora formalizzati ma i nomi che circolano sono di tutto rilievo: James Pallotta e il suo Fondo Raptor che mantengono una ovvia corsia preferenziale.
Per gli altri nomi, si tratterebbe di quattro grandi investitori, due italiani e due stranieri. Per gli italiani, uno dei due nomi è quello di Giorgio Girondi del gruppo Ufi Filters che realizza filtri per l’industria automobilistica. L’altro è quello del Gruppo Gavio, uno dei principali gruppi industriali del Paese, attivo nelle costruzioni, ingegneria, concessioni autostradali, trasporti, nautica, tecnologia.  
Per i fondi esteri, Pallotta e Raptor a parte, si tratterebbe di fondi di investimento riconducibili uno all’Oceania e l’altro all’Estremo Oriente, entrambi con uffici in Italia. 
Nomi top secret, ovviamente, ma l’identikit è di fondi di investimento e non di potenziali costruttori di grandi opere edili. Insomma, finanziatori pronti a rilevare il 100% della quota di Eurnova del pacchetto una volta che il ruolo di sviluppatore della società già di Parnasi sia esaurito con l’approvazione finale del progetto. 
Ecco, dunque, che il riallacciarsi dei rapporti fra uffici tecnici comunali e proponenti in vista della redazione della Convenzione urbanistica che andrà sottoposta, con la variante, al voto dell’Assemblea Capitolina viene visto da questi investitori come un riavvio dell’iter, giunto comunque alle ultime curve.
Ultime curve, ovviamente, se dalla Procura di Roma - al di là della posizione processuale dei singoli - non interverranno nuovi provvedimenti che investano l’iter del progetto fino ad oggi escluso da qualunque sospetto di manipolazione illecita
Non a caso - secondo Radio Campidoglio - pochi giorni fa militari dell’Arma dei Carabinieri sarebbero andati dal direttore generale del Comune, Franco Giampaoletti, per approfondire la questione del doppio voto proprio sulla variante
L’obiezione - sollevata in due diversi esposti - mossa agli uffici comunali è che, prima di procedere alla pubblicazione delle carte sulla variante urbanistica, fosse necessario un voto preliminare di adozione in Consiglio Comunale “nella prima seduta utile”. La mancanza di questo voto, secondo le denunce, costituirebbe un vantaggio economico per Parnasi. L’argomentazione usata dal Comune per rispondere è articolata su tre elementi. Da una parte, viene specificato che per “prima seduta utile” non va intesa la prima semplicemente in termini di tempo ma quella prevista dalle norme urbanistiche legate alle procedure di adozione della variante, quindi la “prima” seduta utile è quella successiva alla cosiddetta “fase pubblicistica”, cioè pubblicazione della variante, osservazioni e controdeduzioni. Inoltre, adottare in via preliminare le carte così come uscite dalla Conferenza di Servizi regionale, avrebbe comportato la necessità di convocare una seconda Conferenza di Servizi, non prevista dalle norme, per controllare i diversi adeguamenti al progetto determinati dall’esito delle votazioni sulle osservazioni alla variante. Infine, sul presunto “vantaggio economico” per i proponenti, il Comune ritiene che sia difficile trovare un vantaggio economico a favore di un solo privato, senza altri concorrenti, che ha presentato un progetto di così ragguardevole entità da non risentire della necessità di dover adeguare numerose volte le tavole progettuali. 
Intanto, dal Campidoglio - sul cui sito ancora non risulta pubblicato - filtra la notizia che la determinazione per l’affidamento al Politecnico di Torino della procedura di verifica sugli studi sulla Mobilità è stata firmata alla fine della scorsa settimana dal direttore del Dipartimento Mobilità, Gianmario Nardi. Nello specifico, trova conferma la notizia, anticipata da Il Tempo a inizio agosto, che l’ateneo torinese non dovrà effettuare veri e propri nuovi studi sul traffico inserendo ulteriori variabili (più orari e più scenari rispetto agli attuali due) ma si dovrà limitare a verificare la congruità di quanto prodotto da Eurnova - e già vagliato sia dal Dipartimento Mobilità che da Roma Servizi per la Mobilità che, tra l’altro, aveva fornito a Eurnova software e dati di calcolo nonché l’indicazione di quali simulazioni effettuare - e allegato al progetto. Insomma, praticamente il Campidoglio vuole appurare se i calcoli sono corretti e l’area dello Stadio si svuoterà effettivamente entro un’ora e mezza dal fischio finale delle partite. E anche se dal Comune non amano la definizione, si tratta solo di ottenere un bollino blu che rassicuri i consiglieri di maggioranza quando - difficilmente prima del nuovo anno - dovranno votare la variante e la convenzione urbanistica.  

RAGGI: "LO STADIO SI FA. A MENO DI DISASTRI..."


A meno che non ci sia un disastro epocale, cosa che escludo perché tutte le istituzioni in conferenza dei servizi hanno dato l’ok, si procederà con lo stadio della Roma, eventualmente apportando le modifiche che servono. Io tenderei ad andare avanti a meno di disastri”.
Come in una danza, un passo avanti e uno indietro, Virginia Raggi, sindaco di Roma, torna a parlare del progetto della Roma di costruire lo Stadio a Tor di Valle. Progetto che si è impantanato dopo la deflagrazione dell’inchiesta Rinascimento che ha portato, il 13 giugno scorso, all’arresto di Luca Parnasi, il patron della Eurnova, società partner dei giallorossi nel progetto; di alcuni suoi collaboratori; e di Luca Lanzalone, l’avvocato factotum chiamato dalla Raggi e dai 5Stelle a dirimere l’intricata matassa del progetto dopo i sette mesi di Paolo Berdini alla guida dell’assessorato all’Urbanistica.
La Raggi torna a parlare di Tor di Valle, dunque, e lo fa - quasi oramai come fosse un tema da trattare in esclusiva - ai microfoni di RadioRadio.
Aspettiamo la risposta del Politecnico di Torino che valuterà la questione trasporti e che dovrebbe arrivare entro novembre”, ha aggiunto la Raggi, ritirando in ballo, appunto in questa specie di minuetto, la storiella del Politecnico di Torino. 
Ancora oggi, sul sito istituzionale del Campidoglio, non c’è traccia di alcun documento ufficiale, né una Delibera, né una Memoria di Giunta né una Determina dirigenziale che affidi a nome del Campidoglio qualunque cosa al Politecnico di Torino. Il Tempo aveva già denunciato, a metà settembre, questa carenza di autorizzazioni e, in risposta, c’era stato un furioso scaricabarile sull’assessorato alla Mobilità. Nulla è cambiato, quindi, da quel 13 giugno e, rimane aperto il quesito circa i termini cui la Raggi si riferisce quando parla del Politecnico: chi lo ha autorizzato? E a controllare cosa? E a quale costo che deve essere corrisposto - come lo stesso Sindaco ha chiarito a metà settembre - dalle casse comunali?  
Il Politecnico ci ha chiesto mi sembra un mese e mezzo o due mesi per riuscire a rivalutare la questione trasportistica. All’esito di questa perizia capiremo bene in che direzione muoverci. È evidente che per l’amministrazione andare avanti è importante, però, l’abbiamo sempre detto, lo stadio deve essere fatto bene, se ci sono dei dubbi su un elemento vanno chiariti. In caso bisogna recuperare quel minimo che, se dovesse essere, non è stato fatto e si va avanti. Il placet dell’amministrazione c’è e resta, però le cose devono essere fatte per bene. Se un’intercettazione getta un’ombra io credo sia doveroso per un’amministrazione capire e fugare quelle ombre”, ha asserito ancora la Raggi. 
Ovviamente, la chiusura in termini temporali di tutti questi atti è prevista per fine novembre, più o meno per quando la Procura potrebbe concludere le indagini e andare a processo. Anche perché continua la fronda dei consiglieri 5Stelle: non meno di 5 hanno spiegato alla Raggi che, a indagini aperte, in Aula mancherà il numero legale e non si voterà la variante urbanistica. 
Insomma, se da una parte ci sono dichiarazioni del Sindaco cui non sembra trovarsi un riscontro documentale nelle carte ufficiali del Campidoglio, dall’altro ci sono gli uffici che, da due settimane, hanno ricominciato gli incontri con i proponenti per concludere i lavori sulla Convenzione urbanistica mentre, Radio Trigoria parla di un avvicinamento molto forte di Pallotta e Starwood che potrebbero subentrare rapidamente a Eurnova, rilevandone la quota del progetto. 

mercoledì 12 settembre 2018

STADIO, TRE MESI DI SOLE CHIACCHIERE. È ORA DI DECIDERE


Sono trascorsi già 62 giorni da quando il sindaco di Roma, Virginia Raggi, annunciò la volontà dell’Amministrazione comunale di trovare un “soggetto terzo” cui affidare il controllo sugli studi sui flussi di traffico prodotti dal costruttore Luca Parnasi - patron della Eurnova, partner della Roma di James Pallotta nel progetto di costruzione del nuovo Stadio della società giallorossa a Tor di Valle. Studi sul traffico finiti fra le carte delle intercettazioni della Procura gettando più di qualche ombra sulla loro reale validità. 
In questi 62 giorni, però, annunci a parte, non risulta agli atti alcun pezzo di carta che autorizzi il Sindaco, un Assessore, un funzionario o anche un usciere a trattare in nome e per conto del Campidoglio con questo “soggetto terzo”. 
Il sito istituzionale del Comune, aggiornato a ieri, non riporta traccia né di una memoria o di una delibera di Giunta, né di una qualsiasi determinazione dirigenziale. E i funzionari confermano: non ci sono atti. Solo chiacchiere e annunci.

Più elementi concorrono a rendere preoccupante questa inerzia del Comune

Il primo: la mancanza di un atto autorizzativo rende qualunque interlocuzione con qualsiasi soggetto - il Politecnico di Torino era stato individuato come possibile “soggetto terzo” - una semplice chiacchierata. Che, al momento, dura da oltre due mesi senza approdare a nulla. 

Secondo: l’assenza di una memoria o di una delibera rende indefiniti, e quindi ben più che oscuri, i confini di questa analisi che dovrebbe essere effettuata dal “soggetto terzo”. Cosa dovrà analizzare? Quanto già prodotto da Parnasi su indicazione del Campidoglio? Tralasciando i ripetuti allarmi sollevati dalla stampa (in primo luogo da Il Tempo) sul rischio congestione traffico per il taglio delle opere pubbliche deciso dalla Raggi su indicazione di Berdini, prendendo per buone le intercettazioni telefoniche in cui Parnasi si raccomandava con i suoi di non parlare a terzi del traffico e del Ponte di Traiano, verrà commissionata un’analisi che, oltre quanto già protocollato da Eurnova, inserisca nuove variabili
Le conseguenze di questa decisione possono essere molto delicate. 
Su indicazione del Comune, che fornì anche software e matrici di calcolo, Eurnova aveva prodotto uno studio che prevedeva due scenari temporali (mattina feriale, 7.30-8.30 per vedere l’effetto del Business Park; sera infrasettimanale 19.45-20.45, per verificare l’afflusso per una partita serale). E per ciascuno scenario temporale, aveva analizzato tre ipotesi: costruito il solo Ponte di Traiano oppure il solo Ponte dei Congressi o, ancora, nessuno dei due ponti edificato. Il tutto esaminando sempre e solo l’ingresso allo Stadio o Business Park. Manca un quarto scenario, tutti e due i Ponti realizzati. E mancano praticamente tutti gli altri orari di ingresso allo Stadio per le partite e tutti quelli di uscita
Commissionare un’analisi che completi questi studi parziali potrebbe dimostrare la necessità di costruire (anche) il Ponte di Traiano. E la Raggi sa che questo potrebbe comportare il rifacimento (di nuovo) della delibera di pubblico interesse, stando alle sue dichiarazioni, 
Ultima annotazione: il Sindaco ha affermato che la parcella di questa analisi al “soggetto terzo” la pagherà il Comune. Al di là della sua non correttezza amministrativa e contabile, manca sempre l’atto autorizzativo per l’impegno dei fondi. Cioè una memoria o una delibera. 
Insomma, l’inchiesta penale non ha investito l’iter Stadio: è ora di decidere, senza perdere ancora tempo. 

giovedì 6 settembre 2018

STADIO, ALTRI 45 GIORNI PERSI IN CHiACCHIERE


Esattamente un mese e mezzo: trascorso, a quanto pare, inutilmente. Lo scorso 23 luglio, 45 giorni fa, il sindaco di Roma, Virginia Raggi va a RadioRadio e, sullo Stadio della Roma, dopo le indiscrezioni dei giorni precedenti su un’analisi dei flussi di traffico da affidare al Politecnico di Torino, prende tempo e parla della ricerca di un “soggetto terzo”. Esattamente le stesse identiche frasi, quasi in copia carbone, pronunciate ieri, sempre a RadioRadio: “noi stiamo chiedendo di fare degli approfondimenti a dei soggetti tecnici per mettere una sorta di pietra tombale su questa questione dei flussi di traffico”. 
Cosa si sia fatto in questi ultimi 45 giorni è tutto da scoprire: la situazione è esattamente la stessa del giorno dopo gli arresti per l’inchiesta Rinascimento. Però, rispetto al 23 luglio scorso, un dettaglio nuovo, per di più sbagliato, la Raggi lo dice: questi approfondimenti li pagherà il Comune, non l’As Roma né Eurnova. Peccato che non si possa fare, visto che non si possono usare fondi pubblici per analizzare un progetto privato per giunta modificato proprio su richiesta del pubblico. Insomma, se il gerundio è la cifra grammaticale di questa Amministrazione, sullo Stadio si certifica ancora una volta la confusione più totale dei 5Stelle.  
Dal punto di vista giudiziario, niente rito immediato. Gli inquirenti che lavorano sull’inchiesta Rinascimento, sarebbero intenzionati a procedere con rito ordinario, quindi con una futura chiusura dell’indagine che vede coinvolti il manager Luca Parnasi, l’ex presidente di Acea Luca Lanzalone e altre 25 persone. Una volta terminate le indagini, i pm depositeranno tutti gli atti mettendoli a disposizione delle difese. 

martedì 24 luglio 2018

STADIO, PRIMO VERTICE DOPO GLI ARRESTI


Primo appuntamento in Campidoglio fra l’Amministrazione Raggi e il nuovo management di Eurnova, la società partner della Roma e promotrice del progetto Stadio di Tor di Valle già di proprtietà di Luca Parnasi, finito travolto dall’inchiesta Rinascimento della Procura di Roma.
Un incontro interlocutorio, secondo quanto trapela, in cui i proponenti - il nuovo ad di Eurnova, Giovanni Naccarato, accompagnato dal direttore generale della Roma, Mauro Baldissoni - hanno ribadito al direttore generale del Comune, Franco Giampaoletti, e all’assessore al’Urbanistica, Luca Montuori, l’assenza di rilievi penali dell’indagine Rinascimento sull’iter dello Stadio. E, quindi, per questo è stata riaffermata la volontà di riprendere l’iter e realizzare l’impianto di Tor di Valle.
Dall’altro lato, però, ci si mantiene piuttosto sul generico. Intanto, il Campidoglio torna ad avere un interlocutore, la Eurnova, nel pieno delle sue funzioni visto l’avvicendamento ai vertici. Ma certezze, poche: è in atto la due diligence disposta dal sindaco, Virginia Raggi, all’indomani del terremoto giudiziario. Un controllo degli atti da parte degli uffici capitolini su tutti gli elaborati dal Comune sin dall’inizio dell’iter, nella parte finale della sindacatura Alemanno e in tutta l’èra Marino. Difficile pensare a una conclusione del check interno prima della fine dell’estate. 
Alcuni giorni fa, il sindaco, Virginia Raggi, ieri assente all’incontro, ha spiegato che, anche alla luce delle intercettazioni di Parnasi e del suo staff sul problema studi sui flussi di traffico e Ponte di Traiano, gli uffici potrebbero essere investiti anche della necessità di approfondire il tema mobilità, lasciando aperta la porta a una rielaborazione della stessa delibera di pubblico interesse qualora emergesse dagli approfondimenti l’essenzialità del Ponte di Traiano. Che la Raggi ha frettolosamente accantonato per raggiungere un nuovo equilibrio economico che consentisse il taglio delle tre torri. In realtà, le parole del Sindaco non hanno effettivamente chiarito se a Eurnova verrà richiesto o meno di implementare i primi studi sul traffico inserendo gli scenari mancanti (la costruzione di Ponte di Traiano e Ponte dei Congressi) e aumentando gli orari di simulazione (oggi due soli, mattina feriale 7.30-8.30 per testare il business park e serale infrasettimanale, 19.30-20.30, per l’ingresso a una partita in serale feriale) sia in ingresso che, soprattutto, in uscita dallo Stadio. Dal Campidoglio trapela l’ottimismo di poter riprendere l’iter da dove si era interrotto il giorno dell’arresto di Parnasi.


sabato 16 giugno 2018

PARNASI VOLEVA MOLLARE LO STADIO


C’è una sorta di via d’uscita che potrebbe salvare, magari in tempi non necessariamente lunghi, il progetto Stadio. Via d’uscita che, in ogni modo, di incognite ne presenta comunque tante. Ed è parzialmente contenuta proprio nell'ordinanza di arresto, in cui il Gip riferisce di una trattativa fra Parnasi e il suo gruppo e uno dei più importanti fondi di gestione del risparmio, la DeA Capital Real Estate. La DeA Capitale è una società per azioni, fondata nel 2000 da Carlo De Benedetti (quello di Repubblica), con sede a Milano, acquisita nel 2007 dal Gruppo De Agostini che la rinomina in DeA Capital. 
Lo scopo della DeA è semplice: trovare investimenti immobiliari per far fruttare i soldi investiti nel fondo. 
Secondo il GIP, “è emersa la volontà di Parnasi di vendere il terreno sul quale sorgerà lo Stadio nonché il progetto complessivo, comprensivo di autorizzazioni” fino ad ora conseguite. “La convenzione urbanistica - proseguono le carte dei magistrati - con il Comune di Roma sarà quindi sottoscritta la soggetto che in quel momento risulterà proprietario”. L’operazione, secondo la DeA - che precisa di non essere coinvolta nell’inchiesta - era solo in una fase preliminare, mentre per l Giudice per le indagini preliminari era “in fase conclusiva. Dall’ascolto di alcune comunicazioni emerge che si sta stipulando un accordo non vincolante e nei prossimi mesi è prevista la firma preliminare”. Parnasi da questa operazione avrebbe guadagnato “200 milioni di euro” a fronte di una spesa per l’acquisto delle aree di “42 milioni, pagamento per altro non ancora ultimato” con un incremento di 5 volte il valore iniziale ovviamente dovuto “alle autorizzazioni amministrative, tra cui primeggia la variante urbanistica”. 
Una soluzione, questa della vendita, che secondo Radio Trigoria, alla Roma sarebbe andata assai a genio e che, comunque, era considerata assolutamente ovvia visto che Parnasi non aveva la liquidità economica per poter affrontare da un punto di vista finanziario la costruzione di un progetto così imponente, anche nella versione ridotta della Raggi. 
Nel frattempo sembra chiarirsi lo scenario futuro che potrebbe consentire, certo non in tempi brevissimi, il ripescaggio del progetto. Al momento la Procura non ha ritenuto di compiere il sequestro di nessun atto dell’iter né chiedere l’interdizione della società Eurnova, limitandosi, pur contestando un reato associativo, a procedere alle misure cautelari personali per Luca Parnasi e i suoi più stretti collaboratori. Quindi, il giudice per le indagini preliminari non ha potuto provvedere alla nomina del curatore mancando l’istanza della Procura. Perciò, due appaiono le strade percorribili: la prima, l’assemblea dei soci di Eurnova si riunisce e nomina un nuovo amministratore. Oppure, non riuscendo in questa nomina, l’assemblea si rivolge al giudice civile ordinario per la nomina di un curatore. Nuovo amministratore o curatore che potranno riprendere il progetto di vendita che già Parnasi stava concludendo. In questo modo, con il subentro di una nuova società tutto l’iter si potrebbe rimettere in moto. Anche se il subentro di una nuova società proponente obbligherebbe il Campidoglio ad effettuare nuovamente un controllo preliminare sulla solidità e probità del nuovo partner della Roma. La tempistica però per una soluzione del genere non sarà certo breve: difficile ipotizzare un tempo inferiore ai 6 mesi per far ripartire la macchina. Salvo, poi, decidere se farla ricominciare dall’ultimo step, quello del voto sulla variante urbanistica una volta che gli uffici capitolini abbiano controllato la legittimità di tutti gli atti sin qui predisposti, o dall’inizio.

INCHIESTA STADIO, SI RITORNA ALL'ANNO ZERO


Il vero effetto del terremoto giudiziario che ha colpito Roma - Regione Lazio e Campidoglio; Partito Democratico, Forza Italia e Movimento 5Stelle - un effetto certo lo ha prodotto: lo Stadio della Roma si ferma, va in congelatore almeno per un (lungo) periodo di tempo.
Come già era avvenuto in occasione delle inchieste su Mafia Capitale quando, all’arresto di Salvatore Buzzi il Comune sospese tutte le attività che erano in essere con le cooperative riconducibili a Buzzi, così avverrà anche per lo Stadio. 
Sono le norme anticorruzione ad obbligare gli uffici del Dipartimento Urbanistica a prendere carta e penna e a scrivere alla società proponente il progetto, la Eurnova del costruttore Luca Parnasi. Se non immediatamente, questo avverrà nelle prossime ore, magari non appena il primo polverone mediatico si sarà placato. 
In questa missiva, gli uffici comunali richiederanno alla Società di chiarire le notizie degli arresti.
Atto obbligato da parte degli uffici comunali per le normative sulla corruzione. Ma anche atto ovvio, visto che la controparte, Luca Parnasi, si trova agli arresti in carcere. Il che significa che non solo è in una cella ma che gli è anche precluso di apporre la firma su qualunque atto, a partire da eventuali cessioni a terzi (la Roma o una qualsiasi altra società) dei terreni e del progetto e, chiaramente, a finire con la convenzione urbanistica (il contratto fra il Campidoglio e il soggetto privato proponente) che sarebbe stata alla base dei futuri lavori per l’impianto di Tor di Valle. 
Va detto con chiarezza: al di là degli auspici espressi dal presidente giallorosso, James Pallotta, ignaro delle norme italiane, e dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, meno ignara delle norme, circa la prosecuzione del progetto, questo di fatto entra in un cono d’ombra dal quale sarà improbabile che riesca ad uscire. 
Ad oggi, le possibilità sono remote e richiedono comunque un congruo periodo di tempo. La prima - e meno probabile - è che la Procura rimetta in libertà totale Parnasi e che questi, quindi, si affretti a cedere a terzi tutto il dossier. Più o meno altrettanto improbabile è il ricorso al Riesame da parte dei difensori che sconfessi totalmente l’operato della pubblica accusa. Nel campo, invece, delle ipotesi più percorribili c’è la nomina di un curatore da parte del Tribunale che possa, dopo un approfondito controllo sulla correttezza dell’iter, farlo ripartire, magari (ma dipende dal mandato ricevuto) con un altro proprietario. Tutte ipotesi, comunque, molto lontane nel tempo.