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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 23 settembre 2020

ARRIVANO LE CARTELLE PAZZE TARI

 


l Comune tenta il colpaccio e prova a incassare tariffe rifiuti non dovute e i sindacati sono sul piede di guerra causa aumenti di stipendi a dirigenti, funzionari, quadri, insomma a tutti tranne che a chi i rifiuti li raccoglie davvero. Non bastassero le querelle antiche fra l’Amministrazione Raggi e i management aziendali che si sono succeduti (e caduti) dal 2016 a oggi sempre sulle stesse questioni di soldi, il quadro Ama olezza come le strade della città.
Punto primo: Tari non dovuta. Denunciano i capigruppo di Fratelli d’Italia in Regione, Fabrizio Ghera, e in Campidoglio, Andrea De Priamo: “In questi giorni si stanno recapitando ai cittadini cartelle pazze Tari che terrorizzano gli utenti con importi che includono gli arretrati anche oltre i cinque anni. L’obiettivo è quello di spingere al pagamento immediato coloro che non sanno che per legge, dopo un quinquennio si considerano prescritti i versamenti non effettuati. Una mancanza di trasparenza che sembra mirata a massimizzare le entrate, anche considerando che il Comune di Roma non risponde alla richieste di rateizzazione inoltrate dai cittadini”. Precisano poi i due meloniani: “Ama è estranea alla vicenda che è tutta di Roma Capitale che sta riesumando un file di pendenze Tari pluriennali pregresse”.
Capitolo sindacati e aumenti di stipendi. Da mesi i giornali denunciano una serie di aumenti che Ama sta più o meno occultamente concedendo a pioggia a dirigenti, funzionari e quadri. L’Azienda ha sempre smentito, molto maldestramente, questi aumenti con delle immense supercazzole. Stavolta la denuncia parte dai sindacati. Scrive Alessandro Bonfigli, segretario regionale della Uilt: “Nell’ultimo incontro con Ama, dopo le svariate richieste di delucidazioni sull’erogazione di aumenti di stipendio corrisposti recentemente ad alcuni funzionari e dirigenti e nelle scorse settimane anche ai capo area (cioè impiegati tecnici che dovrebbero garantire l’organizzazione della pulizia della città), Ama conferma l’erogazione di tali incrementi economici giustificandosi di aver dato risposta attraverso propri comunicati stampa. I lavoratori operai idonei a tutti i servizi soni rimasti in 3800-4100, se consideriamo anche i parzialmente idonei. A costoro viene chiesto di fare praticamente tutto: raccogliere i rifiuti, spazzare le strade, coordinare le operazioni, dare spiegazioni ai cittadini, condurre gli automezzi. Invece di incentivare gli operai che non percepiscono un centesimo dall’operazione Giubileo si preferisce discutere di officine, mobilità del personale verso altri municipi e lavoro domenicale. Non una parola su obiettivi, miglioramento dei servizi erogati, performance raggiunte dai capo area e dirigenti promossi in una fase di gravissima congiuntura finanziaria”.



domenica 26 aprile 2020

FASE 2, TAMPONI A TUTTI MA NON AI VIGILI


In vista della fase 2, la Giunta della Regione Lazio approva una delibera proposta dall’assessore alla sanità, Alessio D'Amato, che stabilisce i parametri per i test sierologici su operatori sanitari e delle Forze dell'Ordine. Solo che nell’elenco degli inclusi - Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Vigili del Fuoco, Polizia Penitenziaria, Esercito 'Strade Sicure', Guardia di Finanza e Guardia Costiera - mancano i Vigili urbani. E, manco a dirlo, si scatena la polemica. Durissimo il comandante del Corpo di Roma, Antonio Di Maggio, che definisce “vergognoso” il provvedimento regionale e aggiunge: “È da un anno che lavoro senza percepire alcun compenso e non esiterò a destinare parte della mia pensione per far eseguire tutti i test necessari agli appartenenti al Corpo della Polizia Locale di Roma Capitale presso laboratori o strutture private. Un impegno che certificherò a breve”. Infine, ultimo affondo: “riterrò priva di credibilità qualunque smentita o promessa da parte della Regione, a meno che entro la prossima settimana non arrivi un provvedimento certo con le date dei test per tutti gli uomini e le donne della Polizia Locale”.
Toni più pacati ma la sostanza non cambia anche da parte dell’assessore al Personale del Campidoglio, Antonio De Santis: “Siamo basiti e amareggiati. I nostri agenti devono essere tutelati. Non sono lavoratori di Serie B. Sarebbe uno sgarbo molto rischioso”.
Stessa lunghezza d’onda per l’Ugl Polizia Locale, che in una nota del coordinatore romano Marco Milani, denuncia “la disparità di trattamento” parlando “schiaffo alla categoria” concludendo con un “Giudichiamo irresponsabile e deprimente questa immeritata mancanza di collaborazione, proveniente proprio dall'istituzione che dovrebbe valorizzarci e motivarci”. Di “schiaffo” parla anche il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Fabrizio Ghera che definisce “irresponsabile e vergognosa” la delibera regionale. 
Mezza marcia indietro finale della Giunta Zingaretti: “la Regione Lazio sta predisponendo un protocollo con Anci Lazio e Upi Lazio affinché i Comuni e Province, a spese della Regione e nel rispetto delle necessarie indicazioni sanitarie, effettuino i test sierologici a tutti i componenti dei corpi di Polizia locale e provinciale della Regione Lazio”.
Un protocollo a parte, non quello per le Forze dell’Ordine, insomma: “Nella certezza che Roma Capitale riesca a mettere da parte le dinamiche burocratiche, come ben sa l'assessore competente, il piano  prevede il pieno coinvolgimento della giunta Raggi”, conclude la nota della Regione. 



lunedì 20 aprile 2020

CORONAVIRUS; ZINGARETTI GETTA LA MASCHERINA


Questa mattina potrebbero arrivare le prime risposte dalla Giunta Zingaretti e dal capo della protezione civile regionale, Carmelo Tulumello, sul caso delle “mascherine fantasma”, la assai onerosa spesa della Regione per fare incetta in tutta fretta di mascherine, tute, camici, occhiali, gel e quant’altro. Alle 10, infatti, si riuniscono in seduta comune le commissioni Bilancio (presidente Fabio Refrigeri, PD) e Protezione Civile (presidente Sergio Pirozzi, FDI). Su carta il centrosinistra ha la maggioranza di tre consiglieri rispetto alle opposizioni. Ma, visto il silenzio imbarazzante dei 5Stelle sull’intera inchiesta, il margine di cui possono godere Zingaretti e Tulumello è ancora più ampio.
Tuttavia, per il Presidente e il Capo della Protezione civile potrebbe non essere sufficiente mezza slide - che circola da ieri - e l’invettiva, stantia e fredda, di fake news. C’è un’inchiesta della Procura e una della Corte dei Conti. Ci sono 48 determine e 130 milioni di euro impegnati per comprare beni e servizi per l’emergenza Coronavirus.
Un prezzo elevatissimo ma necessario per pagare la velocità delle consegne che, invece, ancora non arrivano. 
Denuncia Chiara Colosimo (FdI), da cui è partita tutta l’inchiesta: venerdì sono scaduti anche i nuovi termini per la Eco Tech per consegnare l’intera partita di mascherine. Che non ci sono. “Il termine per la Eco Tech per consegnare l'intera fornitura di mascherine - pagata ricordiamo ben 35 milioni di euro e con un anticipo di undici milioni - come stabilito nel nuovo contratto è scaduto venerdì scorso. Forse è ora che la Giunta piuttosto che continuare a gridare alle fake revochi i contratti alla società e denunci la vicenda” in Procura. 
La vicenda delle ‘mascherine fantasma’ targate Zingaretti rappresenta ormai una vergogna assoluta. Dopo le gare farlocche per il reperimento dei dispositivi di protezione individuali, denunciate in primis da Fratelli d’Italia, e su cui la maggioranza alla Pisana prova a perdere tempo invece di rispondere con trasparenza ai cittadini, ancora più gravi sarebbero poi le disposizioni impartite dalla Regione Lazio al personale sanitario. L’ente avrebbe raccomandato a medici e infermieri di utilizzare il meno possibile le mascherine proprio perché scarseggiavano. Poi, ben sappiamo come è andata a finire la faccenda: 48 determine e affidamenti diretti per 130 milioni di euro. Soldi già erogati dal governatore a fronte di consegne arrivate in grande ritardo e solo in una minima parte. Zingaretti spieghi”, rincara la dose il capogruppo FDI alla Pisana, Fabrizio Ghera.
Anche la Lega è sul piede di guerra. In una nota, l’eurodeputata della Lega, Simona Baldassarre, chiede le dimissioni di Tulumello e del vice di Zingaretti, Daniele Leodori: “Appare sempre più chiara la responsabilità politica dei vertici regionali sulla vicenda mascherine. Dalle procedure di affidamento senza gara d'appalto, passando per i conclamati ritardi nelle consegne, fino ad arrivare alle aziende, se non altro 'particolari', a cui sono stati commissionati gli ordinativi, poi revocati e clamorosamente riaffidati. Crediamo sia giunta l'ora che il Vicepresidente della Regione Lazio Daniele Leodori e il Direttore dell'agenzia regionale di Protezione Civile Carmelo Tulumello rassegnino le proprie dimissioni per manifesta incapacità”.
Dura presa di posizione anche del gruppo dei salviniani in Consiglio regionale: "Nicola Zingaretti e Carmelo Tulumello scappano ancora? Nessuno ha la faccia di giustificare gli affidamenti veloci a società off-shore, aziende inattive da anni, commercianti di prodotti per il benessere sessuale, di vernici e di divani per reclutare i dispositivi di protezione individuale? Nonostante le tariffe differenti paghiamo delle commesse, peraltro a peso d'oro, mai arrivate a destinazione e non c'è nessun provvedimento? Corrisponde al vero, come riporta Il Tempo, che la titolare di una società inattiva, già candidata per l'ex minisindaco di Ostia e ora assessore regionale Paolo Orneli, abbia sbloccato la consegna tramite la Protezione Civile dopo aver contattato il vicepresidente Daniele Leodori? Dalla Giunta preferiscono il silenzio, ma cosa vi preoccupa?", dicono il capogruppo e i consiglieri della Lega in Consiglio regionale del Lazio, Orlando Angelo Tripodi, Daniele Giannini, Laura Corrotti, Pasquale Ciacciarelli e Laura Cartaginese.


venerdì 17 aprile 2020

CORONAVIRUS; IL PD NON GETTA LA MASCHERINA



Non accenna a scemare il caso “mascherine fantasma” in Regione Lazio. E la querelle assume toni politici sempre più intricati: il presidente della Commissione Protezione Civile, Sergio Pirozzi, ha convocato per lunedì prossimo un’audizione del capo della Protezione civile regionale, Carmelo Tulumello

BATTAGLIA PER ASCOLTARE TULUMELLO
Ma il PD ha passato tutta la giornata di ieri a tentare di far annullare la convocazione utilizzando un presunto errore procedurale. Nei giorni scorsi Fratelli d’Italia aveva presentato la richiesta di ascoltare Tulumello in Commissione di Controllo sui Conti e anche lì, il PD, ha brigato, riuscendoci, per rendere nulla la convocazione sfruttando ancora le procedure. Fratelli d’Italia è sul piede di guerra per l’annullamento dell’audizione di Tulumello in Commissione Conti: “Abbiamo chiesto l’intervento del Comitato regionale di controllo, mentre con i nostri consiglieri siamo pronti a chiederne conto al presidente Zingaretti in tutte le sedi opportune”, afferma il capogruppo, Fabrizio Ghera
Durante l’emergenza Covid, le Commissioni si riuniscono in videoconferenza ma la procedura di convocazione è facilitata solo per 4 di esse: Bilancio, Attività Produttive, Sanità e Lavoro. Tutte le altre devono prima “sentire” il presidente del Consiglio regionale. 
Il PD, quindi, sta cercando di evitare che Tulumello venga ascoltato in Commissioni presiedute dalle opposizioni (Righini, FdI, alla Controllo Conti; Pirozzi, FdI, alla Protezione Civile) e puntano tutto a farlo ascoltare nell’anestetizzata Commissione Bilancio, casualmente a guida del Pd Marco Vincenzi. 

PIROZZI E LA CARTA CHE CANTA
Lo scontro è ancora aperto e a pesare sulle decisioni anche le decine di richieste di accredito dei mezzi di informazione che rendono difficile per i Dem svicolare da una Commissione che si annuncia pesantissima: nell’email di convocazione, infatti, Pirozzi ha chiesto che ai Consiglieri venga consegnata l’intera documentazione di tutte gli acquisti fatti dalla Regione. Di fatto, per ogni mascherina, tuta, occhiale o altro Tulumello dovrà portare ogni singolo pezzo di carta: dove è stata fabbricata, chi l’ha venduta a chi, chi l’ha trasportata, ricevuta, tutti i certificati di conformità. 

LA LEGA: INCHIESTA SUGLI SPRECHI
Non bastasse il caos Commissioni, la Lega alza ancora di più il tiro: tutto il Gruppo alla Pisana -Tripodi, Giannini, Corrotti, Ciacciarelli e Cartaginese - ha presentato una proposta di legge per chiedere l’istituzione di una Commissione regionale di inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid: 7 membri che dovranno indagare su acquisti e forniture, dotazione di apparecchiature e di dispositivi di protezione. 

INTANTO NEGLI OSPEDALI...
Anche perché dopo il caso Santo Spirito, dove una partita di mascherine è stata rispedita al mittente per mancanza dei requisiti minimi di protezione, il consigliere di Forza Italia, Antonello Aurigemma, denuncia: “Sembrerebbe che dalla riunione di unità di crisi di oggi pomeriggio sia emersa la mancanza di dispositivi di protezione individuale presso i pronto soccorso del Policlinico Umberto I e di Tor Vergata. Mi auguro che questa notizia sia priva di fondamento e venga smentita immediatamente dal presidente Zingaretti”.


giovedì 5 marzo 2020

FDI: FALLIMENTO FILOBUS EUR-TOR PAGNOTTA




Otto tweet: tanti, da quando indossa la fascia tricolore, Virginia Raggi, sindaco di Roma, ne ha postati dedicandoli ai filobus di Tor Pagnotta, quelli del corridoio della mobilità Eur Laurentina-Tor Pagnotta. Otto tweet indicano un tema sul quale i 5Stelle a Palazzo Senatorio hanno investito molto. Eppure, stando a quanto denuncia Fratelli d’Italia, i filobus mancano e quelli che ci sono funzionano male.
Andiamo per ordine. Il Corridoio Eur-Tor Pagnotta è stato ideato nell’epoca di Veltroni sindaco, quando si pensò di non collegare aree fra loro distanti e con una densità abitativa disomogenea prolungando la metro B ma creando un corridoio della mobilità da far percorrere ai filobus.
I problemi iniziarono rapidamente e, già sotto Alemanno, le opere infrastrutturali rallentarono molto accumulando anni di ritardo. Cui si sommò anche il ritardo determinato da un’inchiesta della Procura di Roma su tangenti pagate proprio sulla fornitura dei filobus. Finì condannato in primo grado l’ex ad di Eur SpA, Riccardo Mancini. Mancini morì pochissime settimane dopo il verdetto mentre Alemanno, inizialmente inquisito, fu poi prosciolto da ogni accusa. Arrivati con lentezza biblica i filobus, l’Amministrazione Raggi, in attesa che il Corridoio Eur-Tor Pagnotta fosse completato, mise in strada le vetture su altre linee.
A inizio luglio dello scorso anno, finalmente, dopo un ritardo ultradecennale, i filobus hanno iniziato a circolare.
Secondo Fratelli d’Italia, però, le cose non funzionano: nella rimessa di Tor Pagnotta sono in servizio solo 13 vetture sulle 45 previste. Non solo. Ma, sempre secondo FdI, nella rimessa non esiste una figura di riferimento dedicata ai filobus e la riserva, vale a dire un autista o una vettura che rimangono in deposito a disposizione in caso di problemi, non è regolamentata. Tanto che, a volte, vengono soppressi filobus in uscita il pomeriggio per mancanza di altre vetture. La denuncia del partito della Meloni è piuttosto circostanziata: sulla linea 90 si impiegano vetture a metano con consumi eccessivi, anche di 2 km al litro, mentre non si possono sostituire filo vetture sulla linea 74 con le vetture a metano. Peraltro, la corrente su alcuni tratti della laurentina manca da un mese senza che nessuno conosca la reale motivazione obbligando a marciare a gasolio. 
Presenteremo un’interrogazione in Campidoglio per chiederne conto alla sindaca Raggi, la mobilità capitolina ennesimo fallimento giunta 5 Stelle”, dicono i capigruppo di FdI in Campidoglio, Andrea De Priamo, e in Regione, Fabrizio Ghera.

lunedì 20 gennaio 2020

SBANDATI NEL PARCHEGGIO MAI NATO DI ANNIBALIANO


È una delle grandi opere incompiute della città: il parcheggio di scambio di piazza Annibaliano, parzialmente realizzato in occasione della realizzazione della omonima fermata della metro B1 e mai terminato. La stazione metro è aperta dal giugno 2012 e nel 2020 del parcheggio si trova traccia solo sui pezzi di carta. Discorso analogo per quello di Conca d’Oro, gemello (leggere differenze di dimensioni e posti auto) di Annibaliano per genesi e problemi. 
Per protestare contro “lo stato di abbandono” della struttura Annibaliano Fratelli d’Italia ha organizzato un presidio con raccolta firme con i consiglieri comunali Andrea De Priamo e Lavinia Mennuni, il capogruppo alla Regione Lazio Fabrizio Ghera, la deputata Maria Teresa Bellucci, il capogruppo in Municipio II Holljwer Oliver Paolo.
Una struttura alla mercè del degrado: 7560 metri quadri per 273 posti auto, uno scheletro nascosto sotto la piazza diventato una discarica maleodorante meta di sbandati e topi”, dicono gli esponenti del partito della Meloni. “Il parcheggio di scambio Annibaliano sarebbe una struttura importante non solo per i residenti, ma anche per il rilancio commerciale dell’intero quartiere, ma oggi, dopo vari annunci della Sindaca e dei suoi assessori, è solo un parcheggio fantasma”.
Le tracce “politiche” risalgono a un annetto fa: a inizio febbraio 2019 la Commissione Mobilità, presieduta dal grillino Enrico Stefàno, fa un sopralluogo. Annuncio: abbiamo trovato i fondi europei per completare la progettazione. Poi le previsioni: abbiamo dato il compito di realizzare il progetto esecutivo dei lavori a Roma Metropolitane e per aprile 2019 lo approviamo. Così per ottobre/novembre saremo in grado dai bandire le gare d’appalto e per il 2022 di affidarlo ad Atac.
La realtà dei fatti è contenuta in una delibera di giunta, la 322 approvata il 31 dicembre, quindi 11 mesi dopo la seduta della Commissione Mobilità. 
E leggerla è frustrante e istruttivo: i fondi sono quelli stanziati dall’Unione Europea tramite la Regione Lazio. Il progetto definitivo risale al dicembre 2018 con integrazioni a fine febbraio 2019. Poi inizia una altalena di corrispondenze fra Roma Metropolitane, Campidoglio, Vigili del Fuoco, Vigili Urbani, Ufficio Parcheggi, . Di mese in mese si susseguono lettere e protocolli, varianti ai progetti, integrazioni, carte e tavole. Alla fine si contano nella delibera ben 20 passaggi che fanno scalare l’approvazione del progetto esecutivo da marzo a dicembre 2019. In mezzo, appunto lettere, precisazioni, correzioni, integrazioni. 
L’esito di tutto questo lavoro della bizantina burocrazia italica lo spiega Enrico Stefàno: “La vicenda societaria di Roma Metropolitane non ha influito dato che, pur in liquidazione, continuano come di consueto le attività già in essere come questa. Ora, dopo l’approvazione in Giunta del progetto esecutivo a dicembre, verrà indetta la gara d’appalto per la realizzazione”. 
Vediamo cosa andrà a gara. Per Annibaliano, il totale dell’investimento sarà di poco meno di 4,3 milioni di euro, tutti coperti dall’Unione Europea via Regione Lazio. Per Conca d’Oro, 3,3 milioni con la stessa copertura economica. Di questi soldi, come base di gara d’appalto (quindi ci saranno ribassi) quasi 2 milioni e mezzo di euro sono i fondi destinati al completamento vero e proprio dei lavori di Annibaliano e 2,2 milioni quelli per Conca d’Oro. Il resto, sono fondi destinati alla progettazione, imprevisti, oneri di vario titolo. Con questi fondi dovranno essere completate le strutture dei due parcheggi che finiranno per rendere ai romani 272 posti auto piazza Annibaliano e 203 Conca d’Oro. 
Per Fratelli d’Italia, però, non basta: “il Municipio II ha la sfortuna di essere governato dal Pd. Infatti La giunta Del Bello e la maggioranza di centrosinistra che governa il Municipio  invece di occuparsi dei problemi reali e concreti dei cittadini, come nel caso del parcheggio chiuso di piazza Annibaliano con il suo operato crea solo ulteriori problemi a zone già penalizzate. Non si spiegherebbe altrimenti la delibera approvata sulle manifestazioni dell’estate municipale con la quale prevedono dal 1 giugno al 31 ottobre per i prossimi tre anni di realizzare una manifestazione fintamente culturale a piazza Annibaliano. Quattro mesi tra stand, musica, somministrazione di alcolici e cibo che porterà solo ulteriori fastidi ai residenti andando a congestionare con altre macchine una zona già compromessa da una grossa carenza di posti auto a causa della mancata apertura del parcheggio e solo per favorire le associazioni amiche in una zona fortemente degradata. Per l’ennesima volta - concludono - si antepongono le logiche di partito e gli interessi di pochi al benessere e all’interesse dei cittadini”.
Aggiunge Andrea De Priamo, capogruppo della Meloni in Campidoglio: “Al netto delle difficoltà burocratiche, qui abbiamo un’Amministrazione che con troppa leggerezza promette e non riesce a mantenere. Da febbraio a dicembre è un periodo lunghissimo per adeguare solo i progetti esecutivi”. 


venerdì 3 gennaio 2020

FDI: “ROCCA CENCIA È ANCORA APERTA”



Correva l’anno di grazia 2016 e un’arrembante Virginia Raggi, canottiera, jeans e stivale alto, arringava la folla con i vessilli del Movimento 5Stelle che garrivano al vento. Era la manifestazione per la chiusura dell’impianto Tmb Ama di Rocca Cencia, con la promessa, fatta in campagna elettorale, di chiuderla entro dicembre 2019. Per festeggiare la “non” chiusura dell’impianto, Fratelli d’Italia del VI Municipio, territorio all’interno del quale ricade il Tmb di Rocca Cencia, si sono riuniti con una bottiglia di “romanella” di fronte i cancelli di ingresso dell’impianto. 
Buongiorno a tutti e buon primo gennaio 2020 - dice Nicola Franco, capogruppo FdI in VI Municipio - arrivati qui abbia no trovato un’amara sorpresa”. 
Ricordiamo le false promesse della Raggi e dei suoi - tuona il capogruppo in Regione Lazio, Fabrizio Ghera - che dicevano che l’impianto sarebbe stato chiuso. Questa è la vergogna della Raggi e di Zingaretti che in tre anni e mezzo non sono riusciti a trovare una soluzione. Hanno continuato a far finta di litigare e oggi sono alleati al Governo nazionale: trovassero delle soluzioni”.
Andremo in Municipio - incalza ancora Nicola Franco - e chiederemo al presidente e alla sua maggioranza come mai l’impianto è ancora aperto”.

Ecco cosa diceva, nel 2016, la candidata sindaco dei grillini, Virginia Raggi: “Quello che stiamo portando avanti è un impegno grandissimo, una battaglia grandiosa. Noi ci candidiamo a governare questa città: signori, è la nostra occasione. Molti cittadini vengono e ci dicono: ma non è che vi dimenticherete di noi? Ma come facciamo! Siamo stati schiacciati da anni di promesse elettorali. In ogni campagna elettorale ci è stato promesso di tutto: più parchi, più autobus, più pulizia nelle strade. E quante volte abbiamo creduto a queste promesse. Io tante. E ogni volta mi sono scontrata con la dura realtà che è stata quella di promesse tradite, ma non solo tradite e non realizzate, ma addirittura sono riusciti a fare il contrario, di quello che promettevano. E nessuno ha mai detto niente. La stampa è sempre stata zitta. Nessuno che gli andava chiedere il conto hanno. Hanno avuto anni, anni per fare quello che dicono. Scusa fino a ieri dove stavi? Perché non l’hai fatto? Ah, il ciclo dei rifiuti lo dobbiamo chiudere. Ma che vuol dire chiudere il ciclo dei rifiuti? Secondo me non l’hai neanche capito”.

Poi c’è l’ultima versione del Sindaco, nell’ennesima seduta straordinaria del Consiglio comunale dedicata al problema dei rifiuti. In quell’occasione - lo scorso 6 dicembre - la Raggi rilanciò la promessa: “Il sito va chiuso e riconvertito. Poi saremo noi a indicarne uno nuovo dove realizzare un nuovo Tmb di ultima generazione che abbatta la quantità di rifiuti in uscita”.

venerdì 19 luglio 2019

CENTRO CARNI, MAESTRANZE IN AGITAZIONE


Sta per aprirsi un nuovo fronte di tensione in Campidoglio: da oggi, infatti, scendono in agitazione gli operatori del Centro Carni per protestare contro l’assoluta inerzia della Giunta 5Stelle che, dopo tante promesse in campagna elettorale, sta facendo tutto tranne che rilanciare la struttura.
Noi ci occupiamo delle carni - spiega Fabrizio Forti, presidente dell’Associazione Centro Carni di Roma - ma anche del recupero di tutti gli animali, tanto vivi quanto morti: dai pitoni ai cinghiali. Abbiamo ridotto i nostri costi vivi ma molti servizi che svolgiamo per la città vengono ancora considerati come un costo, fra questi proprio il recupero di animali vivi e la loro cura fino a che non si rintraccia il padrone, o lo smaltimento dei corpi in caso di animali morti. Servizi che, se non facessimo noi, dovrebbero andare a finire al privato. In dieci anni, il Comune ha cambiato ben 15 direttori del Centro Carni. Ora, la Raggi manda via il direttore Ciminelli e arriverà al suo posto Barletta. Senza che, però, si operi per un vero rilancio della struttura che già è un centro di eccellenza e potrebbe essere ancora migliore. Per questo, abbiamo deciso uno stato di agitazione e siamo pronti ad andare a occupare il Campidoglio con i camion”.
Nel mirino della protesta ci finiscono l’assessore al Commercio, Carlo Cafarotti, e il presidente della Commissione Commercio, Andrea Coia, colpevoli, secondo le maestranze del Centro Carni di una incapacità decisionale che sta condannando il Centro a una lenta agonia.
Nel Centro - situato nel Municipio V fra la Collatina e viale Palmiro Togliatti  e grande 21 ettari - trovano posto lo stabilimento di macellazione, il mercato all’ingrosso della carne, una serie di stabilimenti privati che operano nel settore della trasformazione e poi stalle, magazzini, celle frigorifere, lavaggio dei mezzi di trasporto delle carni e degli animali, strutture Asl e Protezione civile.
Un richiamo a muoversi arriva anche da Fratelli d’Italia con il capogruppo alla Regione, Fabrizio Ghera che dice: “Raggi garantisca un futuro alla struttura e agli operatori. L’impianto è fiore all’occhiello della città, vigileremo sugli sviluppi con il gruppo in Campidoglio”.

venerdì 12 gennaio 2018

CONSIGLIO: PROTESTA MULTISERVIZI E TABÙ RIFIUTI, LO PSICODRAMMA GRILLINO


Multiservizi e rifiuti, più la riforma dello Statuto: menu della caldissima seduta di ieri del Consiglio comunale. 
5Stelle che tentano di centrare la seduta sullo Statuto, bocciando le richieste di inversione dell’ordine dei lavori sia per Multiservizi che per i rifiuti. Poi, con le proteste vibranti dei lavoratori Multiservizi presenti in massa in Aula, un livido presidente dell’Assemblea, Marcello De Vito, capitola e, insieme ai suoi consiglieri, interrompe a metà mattinata le chiacchiere sullo Statuto per parlare della crisi di Multiservizi. 
Va in onda lo psicodramma 5Stelle, prontissimi in campagna elettorale a promettere la luna ai lavoratori e facendo la consueta giravolta giunti al potere.  
Inizia l’assessore alle Partecipate di Roma, Alessandro Gennaro: “ho inviato una nota ad Ama, sto chiedendo un incontro con la presidente della Multiservizi” e fine qui. 
Banchettano le opposizioni: Stefano Fassina (Sinistra), Valeria Baglio (Pd), Fabrizio Ghera (FdI) di fronte a tanta pochezza assurgono al ruolo di statisti. Il senso è: “Multiservizi è al 51 per cento controllata da Ama, dal Comune di Roma, e lei ci sta dicendo che ancora non ha parlato con la presidente di Roma Multiservizi e non sa neanche se le procedure siano state correttamente vagliate. Avete promesso che si sarebbero tutelati i lavoratori, fermatevi e troviamo una soluzione che qualifichi i servizi e tuteli davvero i lavoratori”. 
E i 5Stelle che arrancano: “I vertici hanno tradito gli accordi, è vero abbiamo fatto promesse ma non era la strada giusta”. 
Alla fine, ovviamente, i 5Stelle in blocco votano contro le proposte delle opposizioni e si approvano da soli il loro ordine del giorno che impegna la Raggi a sostituire l’Ad di Multiservizi, passandolo in capo all’Ama.
Seduta che prosegue, con mille interruzioni sullo Statuto (la proposta non passa in prima lettura non raggiungendo i 2/3 dei voti favorevoli) poi sulle mozioni. Dalle 6 alle 8 di sera salta in continuazione il numero legale: magari per mettere la sordina al consiglio sui rifiuti. Che, finalmente, si apre alle 8 e 20, con il Pd che abbandona l’Aula per protesta verso il ritardo e con la relazione dell’assessore Montanari che in sintesi è “questa città non è sommersa dai rifiuti ma ha delle criticità strutturali, i cittadini ci scrivono che sono contenti, stiamo facendo bene”. 
Del resto, era la stessa Montanari che a Roma i topi non li ha mai visti. 
Ovviamente, mirabolanti promesse sulla raccolta differenziata che risolverà tutti i problemi e che la colpa è della Regione e “dateci il tempo” che “operiamo nel rispetto della legalità”. Insomma, se Roma non affoga di rifiuti è perché il governatore dell’Abruzzo, Luciano D’Alfonso, annuncia l’ok a ricevere la mondezza romana: 39 mila tonnellate (che si aggiungono alle 40 mila annue derivanti dalla precedente intesa del 2014) che saranno trattate per un periodo limitato di 90 giorni nelle tre strutture di Chieti, Sulmona e Aielli. Un accordo, questo che, unito a quello con Rida Ambiente di Aprilia, potrebbe allontanare lo spettro di una crisi rifiuti stile Napoli. 

venerdì 17 novembre 2017

CAOS SULLE STRISCE BLU


Reazioni ufficiali da parte dell’Amministrazione Raggi non ce ne sono state segno evidente che l’annuncio della nuova delibera sulla sosta tariffata anticipato a Il Tempo dal presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno, non è certo una sorpresa.
Sulla rete i commenti sono nella quasi totalità negativi: per uno che sostiene le idee dell’Amministrazione grillina altri nove esprimono ben più che scontento. Si va da un ironico “ma nel garage posso sta’ tranquillo o me le mettono (le strisce blu, ndr) pure là” ad un più concreto “mi sembra solo un modo di spillare soldi”. O, ancora: “poi metterei anche gli autovelox in città”, “sta imparando a fare il sindaco, dopo le strisce blu, gli autovelox per fare cassa, poi cambio di limite di velocità ogni 4 o 500 metri”. 


Insomma, i romani non hanno accolto bene l’idea di allargare le aree soggette a sosta tariffata; incrementarne il costo fino a 3 euro; includere nelle strisce blu (calmierate a 50 centesimi) anche gli ospedali; cancellare, almeno in alcune zone, tanto il mini abbonamento da 4 euro per 8 ore di parcheggio quanto la riserva del 20% di posti auto gratuiti e ridurre a una sola le due targhe esentate dal pagamento per nucleo familiare residente. 


Anche la politica non lascia passare sotto silenzio le idee dell’Amministrazione capitolina. "Quando c’è da mettere le mani nelle tasche dei romani i 5 Stelle sono sempre i primi, ma in materia di trasporto pubblico in 17 mesi hanno fatto solo danni”, dice il capogruppo di Fratelli d’Italia in Campidoglio, Fabrizio Ghera, che aggiunge: è “un modo per fare cassa e colpire i cittadini”. Gli dà manforte il collega di partito, Andrea De Priamo, vicepresidente del Consiglio comunale: “Se davvero i grillini tradurranno gli annunci dell'assessore ombra alla Mobilità Enrico Stefàno in atti concreti siamo pronti ad una grande battaglia alla quale chiameremo i cittadini indignati”. Anche il Pd fa sentire la sua voce: “Allargare le strisce blu su quasi tutta Roma troverebbe una ratio solo se in questi due anni il trasporto pubblico fosse migliorato”, afferma la consigliera comunale Ilaria Piccolo che ricorda come anche Marino tentò un’operazione simile “cui il TAR si oppose bocciando le modifiche proposte”.

E le strisce blu romane approdano anche alla Camera, con la vice capogruppo della Lega, Barbara Saltamartini che dice: “Cara Raggi, se le metti noi le cancelliamo. È assurdo che dopo lo zero fatto fino ad oggi, la Raggi si svegli per varare un provvedimento che è una stangata per i romani. Ennesima conferma che Pd e M5S sono uguali, sempre pronti a fare cassa con i soldi dei romani”.



In origine fu la sentenza 218 del maggio 2008 del Tar: Gianni Alemanno era diventato sindaco di Roma esattamente da un mese e da soli 11 giorni aveva nominato la sua Giunta dove l’avvocato Sergio Marchi ricopriva il ruolo di assessore alla Mobilità. Il 28 maggio si abbatté la sentenza del Tribunale amministrativo che annullava parzialmente la vecchia delibera Veltroni 104/2004 che allargava le strisce blu a dismisura. 
E il Comune non fece ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza. 
Per cui la sentenza divenne definitiva stabilendo che sono necessari “studi con dati obiettivi” per stabilire che “il numero dei parcheggi sia commisurato al fabbisogno effettivo”, rispettando le “esigenze dei residenti”. Inoltre, il Tar ritenne “illegittima la violazione, da parte dei Comuni, dell'obbligo di istituire zone di parcheggio gratuito e libero in prossimità di aree in cui è vietata la sosta o previsto il parcheggio solo a pagamento”.

Non ricorrere al Consiglio di Stato fu una mia decisione”, racconta oggi l’ex sindaco, Gianni Alemanno. “Io decisi di cavalcare questa sentenza del Tar per ridisegnare completamente il sistema della sosta tariffata su strada”.
E fu la Giunta Alemanno, infatti, a varare l’attuale sistema che, dal 2008, ha resistito già al tentativo di Ignazio Marino di cambiarlo. Un tentativo che si è infranto, di nuovo, sui Tribunali Amministrativi.
L’idea che il presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno, ha annunciato non tiene conto che dalla crisi economica ancora non siamo fuori e che non sarebbe un modo per privilegiare il trasporto pubblico ma solo uno schiaffo in faccia ai romani. Le cosiddette aree di pregio altro non sono che le vie dello shopping e degli uffici: la maggioranza delle auto che vi sostano sono dei commessi e degli impiegati che, magari, vengono dall’estrema periferia della città dove non ci sono adeguati mezzi pubblici. Aumentare il costo orario delle strisce blu e cassare il mini abbonamento da 4 euro per 8 ore di sosta significa colpire queste categorie, far pagare loro un costo extra per andare a lavorare. Noi saremo in piazza a guidare la rivolta” afferma ancora Alemanno.

Dopo la sentenza del Tar, le strisce blu rimasero sospese in città per 110 giorni fino al 15 settembre. Con le immancabili polemiche: l’allora opposizione di centrosinistra che accusava l’Amministrazione Alemanno di insensibilità, di favorire il traffico e danneggiare l’ambiente e, soprattutto, di danno erariale per i mancati introiti.

Anche la Corte dei Conti mi mise sotto indagine - racconta l’ex Sindaco - per danno erariale. Ovviamente sono stato assolto e l’inchiesta archiviata. E, ovviamente, in quei mesi sono stato sottoposto a una forte pressione mediatica della sinistra che sosteneva una sorta di lotta fra il trasporto pubblico e quello privato. Il Movimento 5Stelle, con questa idea delle strisce blu in tutta Roma, eredita questa contrapposizione per altro fondata sul falso assioma che il trasporto privato finisce per ostacolare quello pubblico. Il problema continua a essere che si ricorre al trasporto privato proprio perché quello pubblico è inefficiente”.


A questo punto, secondo Alemanno, “I 5Stelle devono dotare Roma di un sistema di trasporto pubblico efficiente prima di mettere mano alle strisce blu che devono rimanere così come sono. L’unica strada percorribile è quella, con le opportune verifiche, di costruire parcheggi sotterranei”.


La sentenza del Tar dice che nessuna modifica alla regolamentazione delle strisce blu nella capitale potrà essere adottata senza la partecipazione degli utenti”. In una nota il Codacons rivendica il suo diritto ad essere coinvolto nelle decisioni sulla tariffazione della sosta: “è stato riconosciuto dal Consiglio di Stato parte nei procedimenti relativi alla definizione dei parcheggi a pagamento di Roma, dopo i ricorsi vinti dall'associazione che portarono sotto la giunta Alemanno alla cancellazione di tutte le strisce blu nella capitale”.
E il Comune farebbe bene a pensarci, visto che fu proprio un ricorso del Codacons, accolto dal Tar, contro la delibera Veltroni 104/2004, a determinare il cataclisma del 2008 che portò il sindaco Alemanno a riformare la sosta tariffata inserendo la quota del 20% dei posti anni gratuiti e il mini abbonamento da 4 euro per 8 ore di parcheggio, entrati nel mirino della futura “riforma Raggi”. 
E Carlo Rienzi, presidente del Codacons, a Il Tempo dice: “Noi abbiamo la titolarità a discutere con l’Amministrazione comunale e siamo pronti a confrontarci con il sindaco, Virginia Raggi, l’assessore alla Mobilità, Linda Meleo, e il presidente della Commissione, Enrico Stefàno. Prima, però, va interrotta la tolleranza della Polizia Municipale verso la sosta davanti i cassonetti, in doppia e tripla fila. Il Codice della Strada va fatto rispettare, questo prima ancora di tutto. E, in ogni modo, le strisce bianche non si possono eliminare. Anche perché non è vero che aumentare il costo della sosta si traduce in meno macchine in centro: significa solo che in centro finiscono per entrare solo quelli che possono permetterselo”.
E, infatti, la nota del Codacons ribadisce ufficialmente: “Il Sindaco Raggi e il consigliere Stéfano devono convocare il Codacons e far partecipare l'associazione alla definizione della nuova delibera, in rappresentanza dei cittadini romani. In nessun caso sarà possibile eliminare i parcheggi gratuiti perché ciò contrasterebbe con le norme del Codice della Strada, e anche eventuali incrementi tariffari dovranno essere decisi quartiere per quartiere, attraverso una dettagliata istruttoria che individui le zone con particolari criticità sul fronte del traffico e della viabilità”.
Ancora Rienzi: “Le norme che regolano le strisce blu, Codice della Strada, circolari del Ministero dei Trasporti, regolamenti comunali, sono piuttosto stringenti. Qualsiasi delibera che non terrà conto di ciò e che non prevederà la presenza del Codacons alla sua redazione, sarà impugnata al Tar del Lazio e verrà annullata esattamente come le precedenti”. 



La riforma del sistema della tariffazione della sosta, anticipata a Il Tempo dal presidente della Commissione Mobilità del Campidoglio, il grillino Enrico Stefàno, contempla la possibilità che nella futura nuova delibera quadro che ridisegna il sistema dei parcometri, possano essere cancellati due elementi introdotti dalla Giunta Alemanno in seguito alla sentenza del Tar del 2008. Il primo è il mini abbonamento da 4 euro: inserendo tutti insieme 4 euro nel parcometro, viene consegnato dalla macchinetta un tagliando valido 8 ore consecutive. Il secondo elemento è la riserva del 20% dei posti auto “bianchi”, cioè gratuiti. Alemanno li istituì con due criteri: il primo la diffusione sul territorio, cioè evitare la concentrazione di questi stalli gratuiti tutti insieme ma sparpagliarli sulle strade. Secondo criterio: le auto possono sostare, con il disco orario, solo tre ore. Poi sarebbero obbligate ad andarsene.
La cancellazione di questi due elementi più la riduzione da due a una sola targa per nucleo familiare esentata dal pagamento del parcometro, potrebbe comportare per i romani un aggravio assai consistente delle spese da sostenere.
Non bastassero il bollo di circolazione (la tassa di possesso) e l’assicurazione, in città si rischierebbe di dover ricorrere a un garage privato - altissima la probabilità che possano aumentare vertiginosamente i costi che oggi oscillano per vettura fra i 100 euro fino anche a 250 euro in alcune zone di pregio e prive di posti auto su strada - oppure alla necessità di dover pagare l’abbonamento mensile. Settenta euro, tanto è il costo per poter parcheggiare la propria auto in strada, sulle strisce blu, senza il rischio di beccarsi una multa di 41 euro se non si paga e di quasi 29 se è scaduto il ticket del parcheggio. 

Settanta euro al mese per ogni veicolo oltre il primo: un totale di 840 euro annui, praticamente il costo di un’assicurazione (neanche troppo a buon mercato). 
Difficile quantificare le alternative: le strisce blu sono attive dalle 8 di mattina praticamente tutte, fino alle 18, alle 19, alle 20, alle 23 o anche alle 3 di notte, a seconda delle zone e dei quartieri, più o meno tutti i giorni, con l’esclusione della domenica. Tranne alcune aree all’interno della Ztl a 1,20 € l’ora, il costo è di 1 euro ogni 60 minuti. Coprire integralmente il costo massimo con i ticket potrebbe arrivare a costare anche circa 5mila euro l’anno. Una cifra improponibile.   





mercoledì 15 novembre 2017

COLLE OPPIO, UN MAGAZZINO NELLA SEDE DI FDI


La singolar tenzone fra il Campidoglio e Fratelli d’Italia per lo sgombero della storica sezione del Colle Oppio non accenna a finire. Anzi. Entro questa settimana il pool di avvocati del partito di Giorgia Meloni - Zazza e Del Balzo, con Andriani, Borre' e Dichiara - presenterà il ricorso al Tar contro lo sgombero deciso dalla Raggi. A breve, quindi, sarà il Tribunale amministrativo a decidere chi ha ragione: se il Comune che sostiene la morosità di FdI, o Fratelli d’Italia che sostiene non solo di aver pagato, con tanto di esibizione dei bollettini, ma anche che il locale, un seminterrato di una sessantina di metri quadri senza finestre e aria, non può essere messo a reddito. 
A parziale dimostrazione di questa tesi c’è l’annuncio dell’assessore al Patrimonio, Rosalba Castiglione, che, ieri, in Commissione Trasparenza ha annunciato che i locali del Colle Oppio saranno adibiti a magazzino. 
Una decisione che, complice l’esistenza di svariati locali di proprietà comunale desolatamente vuoti come quello di fronte la sede della Sovrintendenza Capitolina di piazza Locatelli, sembra giustificare l’accusa di persecuzione politica che, secondo FdI, la Giunta Raggi starebbe compiendo contro il partito della Meloni in ragione della tornata elettorale a Ostia che proprio una esponente di FdI, Monica Picca, oppone alla candidata 5Stelle, Di Pillo.

Secondo l’assessore Castiglione lo sfratto è dovuto a una “morosità di 11.626 euro, di cui 1.700 per il pregresso e 9.900 dopo la comunicazione del nuovo canone avvenuta a gennaio a 2017 e ammontante a 11.880 euro annuali, 990 al mese”. La Castiglione ha comunque tenuto aperto uno spiraglio nei confronti di Fdi, sottolineando che lo sgombero “non vuol dire che non ci possano essere altri immobili comunali da destinare a questo scopo”. 

La replica di Fratelli d’Italia, oltre che in Tribunale, è affidata a una serie di interventi politici: per Fabrizio Ghera, capogruppo in Consiglio comunale: “O quel locale o è un magazzino o un ufficio di pregio, come hanno scritto nei giorni scorsi lo stesso assessore e il capogruppo M5S, perché se è un magazzino non possono chiederci 990 euro al mese individuandolo come ufficio, ma il canone è di 250 euro. Ci vengono chiesti 11 euro al metro quadro per Colle Oppio che è uno scantinato insalubre non accatastato, altro che ufficio di pregio, mentre negli ultimi bandi per uffici centrali si parte da meno di 3 euro. È una discriminazione politica fatta in malafede: nel 2017 è stato pubblicato un bando per immobili di pregio a Villa Borghese, nel Casino Cenci Giustiniani, a base d’asta di 2,27 euro al mq, al Buon Pastore addirittura a 2,14 euro e a Colle Oppio invece a 11 euro”.

Per Federico Mollicone, presidente del Circolo Colle Oppio “Le affermazioni dell’assessore Castiglione aggravano la posizione del Comune e dimostrano l'intenzione discriminatoria dello sgombero. Non si riprende con la forza la sede di un'associazione garantita dalla Costituzione per realizzarci un magazzino. Un’associazione - e Roma ha centinaia di sedi in locali impropri - ha delle deroghe che il pubblico non ha. L’Assessore cerchi di conoscere almeno le norme dell'ambito che amministra. Colle Oppio non sarà mai un magazzino. Solo pensarlo è sintomo di analfabetismo politico e amministrativo”.
Fra qualche settimana, quindi, sarà il Tar a sbrogliare questa sgradevole matassa.