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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 9 luglio 2020

METRO C SUPPPLICA CONTE: "COMMISSARIATECI"




Commissariate la Metro C e applicate il “modello Genova”. Lo chiede il Consorzio Metro C - il raggruppamento di imprese private che sta realizzando la terza linea di metropolitana romana - al presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte
La richiesta è contenuta in una lettera che Metro C ha spedito a Conte, ai Ministri dei Trasporti, Paola De Micheli; dell’Economia, Roberto Gualtieri; alla Regione Lazio, al Campidoglio e a Roma Metropolitane (formalmente ancora la stazione appaltante). 
La lettera è un durissimo atto d’accuso e pur se il Comune non è mai nominato non è affatto difficile riconoscere il Campidoglio nell’”Amministrazione” e nel “Committente” iscritti nella missiva.
Paralisi operativa”, “assoluta inerzia”, “reiterati solleciti”, “gravità inaudita”, “ingiustificabili ostacoli”, “stato di paralisi in cui versa l’Amministrazione”: sono solo alcune delle espressioni che Metro C usa per descrivere un semplice fatto: da un anno le talpe sono ferme. Il cantiere è immobile e le poche lavorazioni che si stanno compiendo - con Agenzia per la Mobilità che si è affrettata a far uscire un comunicato di avanzamento del cantiere - non riguardano le talpe ma le lavorazioni di stazione a Colosseo. 
Un anno fa, il 5 luglio, Virginia Raggi twittava: “Metro C a piazza Venezia: ipotesi sempre più concreta. Inviato al MIT (Ministero delle Infrastrutture, ndr) progetto definitivo. Presto talpe in azione”. Dopo un anno le talpe, però, sono ancora ferme esattamente nello stesso punto aprendo inquietanti interrogativi sul significato temporale dell’avverbio “presto” usato dal Sindaco. 
Non è stata completata l’istruttoria di alcune varianti di fondamentale importanza per il prosieguo dei lavori”, scrive Metro C al Governo, “a distanza di circa 7 mesi dall’adozione della delibera CIPE con cui nel dicembre 2019 è stato finanziato il prolungamento delle gallerie fino a piazza Venezia e dopo circa 4 mesi dalla relativa pubblicazione, marzo 2020 l’Amministrazione non abbia ancora rimosso gli ingiustificabili ostacoli di ordine burocratico che continuano tuttora ad impedire l’approvazione del relativo progetto”. Un’inerzia che oltre a mettere gli operai in cassaintegrazione, rende “più incombente il rischio di vedere irreversibilmente danneggiate” le talpe “a causa del prolungato fermo e di non poterle più impiegare” per proseguire gli scavi “vanificando ogni sforzo compiuto per evitare” il tombamento delle stesse sotto i Fori Imperiali. Per questo, Metro C chiede al Governo di nominare un Commissario Straordinario e di applicare il decreto Semplificazione sul modello seguito per il Ponte di Genova. 
Oggi in Consiglio comunale è previsto il voto che manca a riprendere i lavori e che è atteso da mesi e, teoricamente, sul modello Genova, è proprio il Sindaco che dovrebbe essere il candidato ideale al ruolo di Commissario per bypassare i freni burocratici. Un’ipotesi tutt’altro che rassicurante. 

lunedì 4 maggio 2020

IL PD FESTEGGIA IN VERANDA


Se non una braciolata, quanto meno un’occasione di lavoro conviviale che, multa a parte, rischia di costare piuttosto caro a Albino Ruberti, capo di Gabinetto del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.
Il primo maggio, all’ora di pranzo, Ruberti era a casa di Andrea Pacella, uomo Pd di Vercelli oggi consulente politico del ministro per le Infrastrutture, Paola De Micheli. Al Pigneto, vicino il Cinema Aquila, i vicini sentono la musica e chiamano la polizia segnalando un assembramento in una terrazza privata di via Macerata. Arrivano gli agenti del Commissariato Porta Maggiore e scoppia il caos. 
Ruberti è fuori dalla propria abitazione, parla di un pranzo di lavoro ma gli agenti sono inflessibili e lo multano. Fino qui i fatti. Poi, divergono le versioni. 
La ricostruzione di Ruberti è che sì, c’era musica ma stavano mangiando, pur essendo già passate le quattro e mezza di pomeriggio, lui, il proprietario di casa, Andrea Pacella, e la consigliera regionale Sara Battisti. Ma nessun barbecue, nessuna grigliata: l’Ufficio Stampa della Regione è pronto a esibire copia della fattura di un noto ristorante della zona: 200 euro per cinque menu. Al tavolo, insieme alla Battisti, a Ruberti e a Pacella c’era una quarta persona non coinvolta dai fatti. 
Ruberti spiega: “abbiamo parlato di lavoro, dell’utilizzo della Protezione civile a sostegno delle aziende di trasporto per controllare le stazioni e informare i passeggeri”. Certo, se la presenza del consigliere politico del Ministro delle Infrastrutture giustifica questo tema, meno chiaro è come mai se ne parli con una consigliera regionale come la Battisti che non ha alcuna competenza in tema di mobilità, essendo membro delle Commissioni Affari Costituzionali, Sviluppo Economico, Bilancio, Affari europei e del Comitato per il monitoraggio dell'attuazione delle leggi e la valutazione degli effetti delle politiche regionali. 
Però lei consideri - obietta la Battisti - che in questo periodo particolare ci hanno chiesto di occuparci di più temi e mi sono occupata sia di sport che di trasporti. Potrà vedere fra le interrogazioni e le proposte di legge presentate”.
C’è la seconda versione, molto meno accomodante: secondo altre fonti, i fatti si sarebbero svolti in modo diverso con un Ruberti e una Battisti che, più o meno, si sarebbero rivolti agli agenti con un classico “lei non sa chi sono io” o qualcosa di simile. Tanto che gli agenti dopo il primo controllo, avrebbero avvisato la Sala Operativa che ha inviato altre due pattuglie di rinforzo una delle quali con un commissario a bordo. 
Nel tardo pomeriggio di ieri, poi arriva una nota ufficiale di scuse: “Sto leggendo in queste ore di accuse che mi vengono rivolte per una “grigliata” fatta il primo maggio in un’abitazione privata”, scrive Ruberti. “Ci tengo a dare alcuni chiarimenti. Non c’è stato alcun festeggiamento, ma un pranzo di quattro persone per ragioni di lavoro, che aveva ad oggetto il trasporto pubblico regionale. Di conseguenza non esiste alcuna grigliata, dimostrabile dalla ricevuta dell’acquisto del pranzo con consegna a domicili. Dalla ricevuta è riscontrabile un ordine per 5 menù fissi, ordinati per poter fare diversi assaggi. La multa che mi è stata comminata, come emerge dal verbale che non ho mai contestato, riguarda esclusivamente il fatto che non mi trovassi nella mia residenza o domicilio. Nel verbale si evince chiaramente che non vi è altra contestazione e non ho avuto nulla da eccepire. Quindi nessun festeggiamento o grigliata, ma semplicemente una leggerezza, di cui mi scuso e per cui mi assumo la responsabilità”.
Rimane il quesito: se la legge consente gli spostamenti per motivi di lavoro e questo era effettivamente un pranzo di lavoro, perché pagare la multa e non contestarla?



sabato 28 dicembre 2019

METRO C, SPUNTA SAXA RUBRA


La metro C “continuerà almeno fino a Clodio-Mazzini, i romani chiedono di andare oltre Farnesina e di arrivare a Saxa Rubra”: lo ripete da un po’ Virginia Raggi, sindaco di Roma. E lo ha ripetuto anche ieri, di fronte al ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, invitata a un sopralluogo al cantiere della stazione Amba Aradam/Ipponio della C. 
Oggi Amba Aradam/Ipponio è la via d’uscita degli elementi scavati dalle talpe che, ora, sono arrivate sotto via dei Fori Imperiali, in direzione piazza Venezia, appena dopo via di San Pietro in Carcere
Per dovere di cronaca: nel tracciato originale della linea C non c’è la fermata Saxa Rubra. Al massimo c’è quella Ospedale Sant’Andrea-Grottarossa. Ma tant’è.


Al sopralluogo - politicamente molto simile a un tour di ringraziamento alla De Micheli che ha messo una toppa al disastro della Giunta Raggi evitando il tombamento delle talpe stanziando in extremis 10 milioni di euro per proseguire gli scavi - c’era lo stato maggiore del Campidoglio: l’assessore alla Mobililtà, Pietro Calabrese, e il presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno, il presidente di Metro C, Franco Cristini, l'amministratore delegato Fabrizio Paolo Di Paola, e l'amministratore unico di Roma Metropolitane, Giovanni Mottura
Lontanissimi i tempi - 23 settembre 2013 - in cui i grillini  (firme di Raggi, De Vito, Stefàno e Frongia) presentavano in Consiglio una mozione per fermare la C a San Giovanni. Oggi, il nuovo verbo grillino è quello delle metro. 
Nonostante la stazione Amba Aradam, a causa dell’inerzia della Giunta pentastellata, non aprirà nel 2021 ma nel 2024, il sopralluogo è l’occasione, per il Sindaco, per rilanciare un’altra volta il Piano Urbano per la Mobilità sostenibile: “Ad agosto abbiamo approvato il Piano che disegna uno scenario della mobilità di Roma da qui a 10 anni predisposto insieme ai cittadini” che hanno espresso “una richiesta molto complessa di trasporto su ferro”. 
Il Ministero dei Trasporti - spiega ancora la Raggi - ha stanziato 10 milioni per continuare gli scavi fino a Colosseo. Amba Aradam sarà un’altra stazione museo, proprio come San Giovanni, perché negli scavi è stato ritrovato un ‘castrum’”. Giustamente, quindi, la Raggi chiede che il Mistero dei Beni Culturali partecipi in modo più incisivo alle opere: “chiederemo al Mibact una partecipazione maggiore per creare un sistema museale con tutti i reperti ritrovati negli scavi delle nostre metropolitane”. 
Per quanto vi siano ancora “molti step per il completamento della metro C” la Raggi rilancia: “la stazione di piazza Venezia sarà il nodo di scambio con la futura metro D”, ad oggi un’idea dell’èra Veltroni rimasta su carta
È la volta del ministro De Micheli: “Come ministero abbiamo appena approvato i 10 milioni per sbloccare la metro C e arrivare a piazza Venezia e sono contenta perché questa sarà un’opera che cambierà la vita dei romani”. Il Ministro ha poi aggiunto come “nei giorni scorsi sia stato approvato in Conferenza Stato-Regioni quasi mezzo miliardo di euro per tramvie e funivie a Roma”. Questi fondi serviranno a finanziare l’acquisto di 50 nuovi tram, la realizzazione delle linee tranviarie su viale Palmiro Togliatti e via Tiburtina e le funivie Battistini-Casalotti e Magliana. Il ministero di Porta Pia ha invece respinto le richieste del Campidoglio di finanziare anche il tram via Cavour-largo Corrado Ricci e la Roma-Giardinetti.





Foto 1 - I “conci” che vengono utilizzati per rivestire internamente le gallerie durante lo scavo
Foto 2 -L'area di cantiere di Amba Aradam/Ipponio lato via Norico
Foto 3 - I nastri trasportatori sui quali vengono caricati i materiali scavati dalle due talpe,
ora all’altezza del Campidoglio, e che fuoriescono a Amba Aradam
Foto 4 - Un momento dell’incontro di ieri. A sinistra: il presidente della Commissione Mobilità del Comune, Enrico Stefàno; il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli;
l’assessore capitolino alla Mobilità, Pietro Calabrese; il sindaco di Roma, Virginia Raggi

Foto 5 - La galleria “dispari” (quella che sarà percorsa dai treni in direzione Monte Compatri)
che collega la stazione Amba Aradam/Ipponio con quella di San Giovanni 

Foto 6 - Le due gallerie che collegano la stazione Amba Aradam/Ipponio con San Giovanni: la prima è
per i treni che andranno in direzione Monte Compatri, la seconda per quelli in direzione Clodio/Mazzini

Foto 7 - L’area delle future banchine della stazione Amba Aradam/Ipponio
Foto 8 - Uno dei monitor di controllo della talpa meccanica che sta scavando le gallerie

Foto 9 - Il monitor della talpa che mostra l’avanzamento dello scavo. Attualmente la TMB si trova
appena oltre l‘ingresso del Campidoglio di via di San Pietro in Carcere, sotto via dei Fori Imperiali.  
Foto 10 - L'ultimo tratto di galleria scavata con l’inizio del motore della talpa
Foto 11 - Le “Colonne d’Ercole”: qui finiscono i binari. Da questo punto in poi si sta scavando

sabato 5 ottobre 2019

METRO C AL GOVERNO: "NOMINATE UN COMMISSARIO"


Metro C spa chiede al Governo di nominare “con carattere di urgenza un apposito commissario straordinario” per la gestione dell’appalto della linea C della metropolitana di Roma ”conferendogli tutti necessari poteri, ai sensi e per gli effetti della normativa richiamata in oggetto, per l’espletamento delle funzioni atte a rimuovere i numerosi ostacoli alla realizzazione e al completamento dell’opera”. 
A smentire le ottimistiche previsioni del sindaco di Roma, Virginia Raggi, sulla prosecuzione delle grandi opere, Metro C per prima, rese giovedì davanti al  consiglio comunale nel dibattito sulla liquidazione di Roma Metropolitane, giunge la lettera che Metro C SpA, il consorzio che la metro la sta costruendo, spedisce a una sfilza di autorità: il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, i ministri delle Infrastrutture e del Bilancio, Paola De Micheli e Roberto Gualtieri, il prefetto di Roma, Gerarda Pantalone, e per conoscenza inviata anche a Roma Metropolitane, al sindaco di Roma, Virginia Raggi e al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti
Metro C “ha appreso in queste ore la decisione del socio unico (il Campidoglio, ndr) di mettere in liquidazione Roma Metropolitane” stazione appaltante dei lavori. 
Questa decisione crea “preoccupazione” alle aziende e a “tutto il sistema bancario che finanzia il processo di realizzazione di un’opera di preminente interesse nazionale, andando ad ostacolare ulteriormente lo sviluppo delle attività oggetto di affidamento, con il concreto rischio di pregiudicare definitivamente l’obiettivo di pervenire al completamento del tracciato fondamentale da Monte Compatri a Clodio”.
Torna ancora il mantra della Giunta Raggi: “l’ingiustificata inerzia e le gravi inefficienze da parte dell’amministrazione” capitolina che ha “assunto in ritardo rispetto alle esigenze del progetto, o in taluni casi addirittura omesso, le determinazioni”. Esempio per tutti la storia delle talpe che scavano la metro e che grazie all’immobilismo della Raggi e della Meleo finiranno sepolte sotto via dei Fori Imperiali obbligando a spendere 80milioni per ricomprarle e a ricominciare gli scavi da piazzale Clodio invece che da piazza Venezia con ritardi e costi ancora incalcolabili: “Entro la fine dell’ anno le due talpe completeranno lo scavo delle gallerie e una volta cementate rimarranno sepolte nel sottosuolo di via dei Fori imperiali. La linea resterà così priva della possibilità della comunicazione fra binari per lo scambio dei treni alla stazione Colosseo, impedendo in tal modo il corretto funzionamento in condizioni di efficienza e sicurezza”. Aggiunge Metro C che questa inerzia e l’irrigidimento del Comune ha portato a una serie di contenziosi per 570 milioni di euro

mercoledì 11 settembre 2019

METRO C VERSO IL DISASTRO: RIPARTONO LE TALPE SENZA L'OK ALLA VARIANTE VENEZIA


Quarantotto giorni da oggi: poi - grazie all’inerzia e incapacità decisionale dell’Amministrazione Marino e, ancor di più per ragioni temporali, di quella Raggi - serviranno un’ottantina di milioni di euro per avere due talpe nuove e, semmai la revisione progettuale della tratta Venezia-Clodio della Metro C uscirà dal limbo dei buoni propositi per accedere a quello del mondo reale, si dovrà ricominciare a scavare da Clodio andando verso piazza Venezia.
Foto 1 - l'attuale collocazione delle talpe 
Questo è il risultato del perverso gioco tenuto prima dalla Giunta Marino poi da quella Raggi: tante chiacchiere sulla metro e pochi o zero atti concreti. E Roma Metropolitane - la società strumentale del Campidoglio che funge da stazione appaltante e di cui la compagine grillina in Comune ancora non sa cosa fare per il futuro - ha appena spedito al Consorzio Metro C l’ordine di riprendere a scavare, anche senza l’ok del Ministero delle Infrastrutture all’ultima variante di progetto
Questo è il quadro generale. Andando per ordine: la metro C viene costruita per tratte. Attualmente è in lavorazione la tratta 3, quella che va da San Giovanni a Colosseo, tratta fondamentale perché consente il cambio con la linea A e con la B. La tratta 2, originariamente piazza Venezia-piazzale Clodio, è un oggetto misterioso: il tracciato originale prevedeva dopo Venezia, fermate a Chiesa Nuova (Campo de’ Fiori e piazza Navona), poi una stazione a San Pietro, una a Ottaviano con nuova intersezione con la linea A e il capolinea a piazzale Clodio/Mazzini. Dal 2013, però, si parla di possibili alternative al tracciato soprattutto per la parte nell’ansa barocca del Tevere con il problema a Chiesa Nuova dei reperti archeologici di tutta l’area. Nulla di impossibile ma tutto molto costoso. In attesa di avviare, con atti protocollati, questa revisione del progetto, da Marino siamo passati alla Raggi con l’unico cambiamento che la stazione a piazza Venezia è stata spostata dalla tratta 3 alla 2 che, quindi, è diventata San Giovanni-Venezia.
Foto 2 - una delle due Tunnel Boring Machine (TMB), più semplicemente "talpe"
Se non che, il problema sulle talpe è questo: semplificando, il progetto originario prevedeva di fermare lo scavo con le talpe subito prima di piazza Venezia con le due grandi trivelle arrestate in prossimità del palazzo delle Generali. E qui sorge il problema: fermate in questo modo, le talpe vanno smontate.


Si staccano le trivelle vere e proprie che finiscono sepolte sotto decine di metri di terra, buone per gli archeologi del futuro, e si recuperano solo i motori. Per riprendere a scavare, quindi, servono nuove “punte” di questo gigantesco trapano. Il cui costo è più o meno di un’ottantina di milioni. Ma c’è anche di più: oltre il danno economico, la beffa è che, alla ripresa degli scavi, per riposizionare le trivelle nuove, sarà necessario ricominciare da piazzale Clodio, unico posto nel quale si potrà aprire il cratere per reimmettere le due talpe.

Foto 4 - ecco lo "scudo frontale", la vera e propria "punta del trapano" della trivella che costa 40 milioni a punta e che rischia di rimanere sepolta per sempre sotto via dei Fori Imperiali se il Ministero non facesse il miracolo di accelerare  il via libera alla variante di progetto

A inizio luglio di quest’anno, con un colpevole ritardo mai troppo sottolineato, il Campidoglio si sveglia e decide di riprendere il vecchio progetto (mai portato a termine) di Marino e cioè di far fermare le talpe dopo piazza Venezia e non prima. Con questa minima modifica - sono 190 metri di ulteriore trivellazione - si evita di dover smontare le macchine e tombarle perché sarebbero già pronte in direzione Chiesa Nuova indipendentemente da quale sia il tracciato effettivamente scelto. Questo enorme ritardo ha come conseguenza che per avere il via libera definitivo a questa modifica progettuale occorrono una serie di passaggi burocratici (genio civile, Cipe, Ministero) che richiedono, se va bene, un semestre di tempo. Roma Metropolitane, quindi, deve dare esecuzione ai lavori anche in assenza di tutti gli ok per evitare penali, spedisce l’ordine a Metro C di riprendere a scavare. La prima talpa è pronta a rimettersi in moto e a concludere il suo scavo per il 29 ottobre. La seconda partirà a metà ottobre e dovrebbe concludere il lavoro entro il 12 dicembre. Se il Ministero delle Infrastrutture dovesse accelerare i tempi e, entro il 29 ottobre, dare l’ok alla modifica progettuale di luglio, il problema sarà risolto. E sarebbe un miracolo del nuovo ministro, Paola De Micheli (Pd). In alternativa, c’è da attendersi quanto meno un’inchiesta della Corte dei Conti per il danno erariale provocato da questa Amministrazione. 

sabato 7 settembre 2019

PER LA FUNIVIA MANCA LA FIRMA DEL NEO MINISTRO


L’ufficialità ancora non c’è perché manca ancora la firma di Paola De Micheli (Pd), successore di Danilo Toninelli come Ministro delle Infrastrutture. Però dal Campidoglio filtrano le prime notizie circa i progetti presentati per l’approvazione e finanziamento ministeriale per il Piano Urbano della Mobilità sostenibile (Pums). 
Finanziati la funivia Battistini-Casalotti (uno dei cavalli di battaglia della Raggi), il nuovo tram sulla Palmiro Togliatti e l’acquisto di 50 nuovi tram.
Il Comune aveva inviato al Mit l’elenco di sette opere nell’ambito del bando annuale per il finanziamento del Tpl urbano in tutta Italia: oltre la funivia Battistini-Casalotti, erano state inserite la seconda funivia fra Eur e Magliana, i tram sulla Tiburtina, su via Cavour e sulla Palmiro Togliatti, la trasformazione, con prolungamento, dell’ex ferrovia concessa Termini-Giardinetti e il finanziamento di 50 nuovi tram di ultima generazione.
Il via libera almeno alla Battistini-Casalotti, all’acquisto dei nuovi tram e alla linea tranviaria sulla Togliatti è dato per sicuro. Non si hanno altre informazioni certe, al momento, sulle altre richieste, nonostante la lista delle opere che hanno ottenuto il finanziamento sia ormai definitiva. Ma sembra sia stata scartata la tranvia su via Cavour, un’opera, però, da 19,9 milioni che il Comune potrebbe finanziare con risorse proprie. A parte quest’ultima opera, però, sembrano esserci pochi dubbi sulla procedura di assegnazione delle risorse visto che i progetti romani sono risultati vincitori, insieme a molti altri presentati da altre città, sulla base di una valutazione degli uffici tecnici. 
La nuova funivia Battistini-Casalotti costerà 109 milioni e sarà lunga 3,85 km. Si tratta di una cabinovia molto simile a quelle che si possono trovare nelle località sciistiche, da cui si distingue per un solo elemento caratteristico, la presenza di 7 stazioni: Battistini, Acquafredda, Montespaccato, Torrevecchia, Campus, Collina delle Muse-Gra e Casalotti. Tra queste ultime due fermate sarà poi realizzato un ponte per la sicurezza del Grande raccordo anulare.
L’impianto ha una capacità di trasporto di 3.600 persone all’ora, grazie a cabine da 10 posti con sedili reclinabili ad una frequenza di una cabina ogni 10 secondi. Il tempo di trasferimento tra Casalotti e Battistini è di 17 minuti e 34 secondi. Non è però previsto un collegamento diretto tra il capolinea a Battistini e l’omonima fermata della linea A della metropolitana. La fune sarà sorretta da 41 pali, alti tra i 18 e i 36 metri.
Il nuovo tram sulla Togliatti, infine, è la prima tratta della futura linea 10, definita sui documenti del Pums la “nuova tangenziale tranviaria esterna”, ovvero un tram che partirà dal nodo di Ponte Mammolo e arriverà a San Paolo, intersecando 5 direttrici di penetrazione verso il centro della città: la linea B, la linea Ferrovia Laziale 2 (Tiburtina-Tivoli), la nuova linea 4, la linea Termini-Tor Vergata, la linea C e la linea A. Da Cinecittà, in futuro, la linea potrebbe essere prolungata verso l’Appia Antica e il Parco degli Acquedotti con nodo di scambio sulla ferrovia Roma-Ciampino per poi proseguire su Vigna Murata, Grottaperfetta, Tor Marancia Caravaggio, Giustiniano Imperatore fino a Basilica di San Paolo. Al momento il progetto presentato riguarda la tratta centrale di circa 7 chilometri tra Ponte Mammolo e Subaugusta per un costo di 185 milioni di euro.

lunedì 5 agosto 2019

METRO C: SOLO IL MINISTTO PUÒ SVEGLIARE LE TALPE


Le due “talpe” che stanno scavando i tunnel della metro C sono arrivate entrambe ai Fori Imperiali, cioè alla futura stazione di scambio fra la C e la linea B di fronte al Colosseo. 
E si sono fermate. Dovranno arrivare a piazza Venezia e poi fermarsi in attesa che il Campidoglio decida davvero (con atti formali) cosa fare e quale percorso seguire: la revisione progettuale sempre annunciata ancora non è partita e, quindi, i tempi si allungano. 
E fra le prime carte sul tavolo del neoministro perle Infrastrutture, la Pd Paola De Micheli, ci sarà la Metro C. Perché fino a che il Ministero non firmerà il via libera al raggiungimento di Piazza Venezia, le talpe rimarranno ferme, nel limbo, sotto i Fori Imperiali. 
Con conseguenze importanti perché lo stop a Fori Imperiali, a cascata, ha effetti di blocco dei lavori anche indietro: a Amba Aradam Ipponio - la stazione con la Casa del Comandante e la Caserma dei legionari - è collocata la base di alimentazione delle talpe. Se le talpe si fermano, si ferma anche la base. Il risultato di questo capolavoro di ritardi, saranno nuovi ritardi anche per Amba Aradam Ipponio. 
Una colpa che l’Amministrazione Raggi condivide appieno e quasi in parti uguali con l’Amministrazione di Ignazio Marino: è dal 2013 che il Campidoglio era consapevole del problema su Piazza Venezia e la decisione di variare il progetto scavi e portare le talpe fino a piazza Venezia (pronte a proseguire quando sarà scelta la direzione successiva) è stata presa solo a inizio luglio 2019. In pratica, l’Amministrazione Raggi, persa nelle diatribe interne sulle grandi opere, si è fermata per un triennio anche solo per prendere una decisione banale come quella di spingere le talpe appena oltre piazza Venezia, pronte, appunto, a riprendere gli scavi se e quando la revisione del progetto per la tratta Venezia-Clodio sarà avviata e portata a termine. Per Marino invece la colpa si limita “solo”a due anni e mezzo di mancanza di decisioni. 
Ora, complice la crisi di Governo e il cambio alla guida del Ministero delle Infrastrutture, passato dalle mani del grillino Danilo Toninelli a quelle della De Micheli, da luglio a oggi nulla è stato fatto. La procedura prevede che sia il MIT ad approvare questa variante del progetto originario e, quindi ad autorizzare le talpe a spingersi fino a dopo piazza Venezia. 
Ogni settimana di ritardo, quindi, a questa autorizzazione corrisponderà a un allungamento dei tempi della C. Anche perché se Amba Aradam Ipponio è, di fatto, già bloccata a breve si dovranno fermare anche le opere nel pozzo sotto Villa Celimontana e, a seguire, nella stessa stazione Colosseo/Fori Imperiali. La ragione è semplice: le talpe scavano le gallerie che, poi, vengono allargate. E questa operazione non si può fare fino a che le talpe non si sposteranno. Al momento, a Fori Imperiali si sta realizzando il corridoio che collegherà la stazione Colosseo della Linea B con la futura stazione Fori della C: un’operazione che comporterà alcuni interventi invasivi (basta osservare che sono state installate delle reti di protezione sovrastanti le banchine della B) tanto che in queste settimane la B vedrà le sue corse limitate. 
La possibile previsione dei ritardi è di almeno un semestre sulla tabella di marcia: i 190 metri aggiuntivi che, rispetto al progetto originario, le talpe dovranno scavare dopo piazza Venezia, richiedono, dopo la decisione del Campidoglio, le approvazioni del Genio Civile, poi del Ministero delle Infrastrutture e del Cipe (Comitato interministeriale programmazione economica) e, infine la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Per completare questo iter, difficilmente si potrà scendere sotto i 6 mesi di tempo: se il calendario ottimistico pensava per il 2024 di aprire Amba Aradam-Ipponio e Fori Imperiali è probabile che queste scadenze vadano riviste.