*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

Visualizzazione post con etichetta Beppe Grillo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Beppe Grillo. Mostra tutti i post

domenica 19 luglio 2020

CORRADO (M5S): “SÌ AL RAGGI BIS. MEGLIO DA SOLI CHE COL PD”


Valentina Corrado, consigliera 5Stelle alla Regione, il vincolo sul secondo mandato è ancora attuale? L’eventuale modifica va decisa su Rousseau o basta la segreteria del partito? 
Penso che l’esperienza di governo ci ha fatto rendere conto che per portare a termine i programmi, cinque anni non bastano. Rivedere la regola sul secondo mandato, soprattutto per i Sindaci, è un segno di maturità del Movimento. Gli stati generali del M5S saranno il luogo adatto in cui discutere.

Quindi, sì alla ricandidatura di Virginia Raggi? 
Non ho mai nascosto la stima per Virginia la cui esperienza va valorizzata. Non è un caso il fatto che in tanti temono una Sua ricandidatura.

Nel M5S a livello regionale e comunale si moltiplicano le fuoriuscite: Cacciatore e Barillari, Grancio e Montella. Quali rapporti avete?
Direi “Ci siamo visti, non troppo amati e ognuno per la sua strada”. Come gruppo regionale li consideriamo alla stregua di qualsiasi altro consigliere esterno al M5S. Personalmente ho sempre ritenuto che Barillari fosse più impegnato ad occuparsi del personaggio, sensazionalista e complottista, che della Regione. Cacciatore ha sempre affrontato i problemi con l’arroganza di chi crede di avere la verità in tasca. Con posizioni incomprensibili come sui rifiuti: da una parte vuole imporre a Roma la creazione di nuove discariche e dall’altra è sempre presente accanto ad ogni comitato che manifesta contro la realizzazione di nuovi impianti. 

Gli espulsi comunque aumentano. C’è un difetto di democrazia interna per cui al dissenso si risponde o con l’auto allontanamento o con l’espulsione?
Nel Movimento ognuno ha sempre espresso il proprio pensiero. L’espulsione è la sanzione applicata a chi non rispetta le regole che il M5S si è dato.

Vicende regionali: il piano regionale rifiuti con i 5Stelle collaterali alla maggioranza e un imbarazzatissimo silenzio sulla vicenda mascherine sono le prove generali di alleanza?
È un errore confondere il lavoro propositivo svolto con l’essere collaterali alla maggioranza. In Regione spesso chi strilla è la vera spalla della maggioranza. Ad esempio, grazie all’aiuto di Lega e Forza Italia il Pd ha zittito il dibattito sul Piano Rifiuti in commissione. E sulla vicenda delle mascherine, il silenzio è stato degli editori nei confronti del M5S.

Zingaretti propone alleanze politiche organiche sui territori. La Lombardi appare già pronta. Cacciatore è dato in ingresso nella formazione di Marta Bonafoni. Barillari è segnalato come prossimo a passare con la Lega. Non c’è il rischio che la liquidità del Movimento conduca a una “spartizione alla polacca” fra i suoi vicini?
Il Movimento ha sempre dimostrato di essere una forza politica fondamentale, necessaria per realizzare obiettivi e fare scelte che vanno oltre le logiche e le ideologie di destra e sinistra. Questa è l’identità che ci contraddistingue.

Qual è la rotta M5S che dovrà uscire fuori dal tour nazionale del Movimento? 
Siamo nati nelle piazze e non abbiamo mai smesso di esserci. Ora a causa dell'emergenza sanitaria abbiamo scelto di farlo in maniera virtuale. Lunedì alle 20.30 sarà la volta del Lazio. Insieme agli eletti racconteremo cosa abbiamo fatto per la nostra Regione.

Ferruccio Sansa acuisce lo scontro interno fra Crimi e Di Maio. È un caso isolato o un problema organico?
La sperimentazione delle alleanze elettorali poteva ritenersi chiusa dopo l’Umbria. Il M5S è alternativo alla destra e alla sinistra. Quando abbiamo instaurato rapporti prima con la Lega poi con il PD è diventato complicato spiegarlo ai nostri elettori. Le alleanze pre elettorali con il PD sono un’altra cosa e temo non ci premieranno.

Beppe Grillo, Davide Casaleggio, Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Vito Crimi e Alessandro di Battista. Troppi galli nel pollaio?
Ne potrei aggiungere altri di nomi. Il fatto che si esprimano posizioni anche differenti è la dimostrazione della democrazia interna. Servono gli Stati generali per dare voce ai territori, uscire con un nuovo capo politico e entrare in una nuova fase progettuale.

martedì 14 luglio 2020

IL "SONETTO" DI GRILLO, DE VITO SI SMARCA


Marcello De Vito, presidente del Consiglio comunale, usa una citazione di Alberto Sordi (“Noi abbiamo avuto il privilegio di nascere a Roma. Roma non è una città come le altre. È un grande museo da attraversare in punta di piedi”) per marcare in modo tanto elegante quanto netto la distanza da Beppe Grillo e il suo “sonetto”. Sonetto - anche se stilisticamente tutto è fuorché un sonetto - i cui strascichi proseguono tanto che l’autore, Franco Ferrari, cambia la frase più pesante quella in cui i romani venivano definiti “gente de fogna” e ora “gente da poco”. 
Toppa peggiore del buco”, stigmatizza il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli. Con il resto del mondo politico ancora inferocito per l’uscita del comico genovese: Giulio Pelonzi (capogruppo capitolino Pd), Davide Bordoni (Lega in Campidoglio), Adriano Palozzi (consigliere regionale Cambiamo con Toti), Maria Teresa Bellucci (deputata FdI), tutti schierati contro Grillo. 



lunedì 13 luglio 2020

E I ROMANI SI MERITANO QUESTO?

TRASPORTI PUBBLICI
Atac, Crisi infinita. E Roma Tpl è in proroga
L’arrivo di nuovi bus - spacciato come una novità mentre, dopo Veltroni, ne acquistarono sia Alemanno che Marino - non riesce minimamente a compensare il tracollo di Atac. La Raggi e i 5Stelle hanno scelto la strada del concordato preventivo ma, nonostante le iniezioni di mezzi pagati dal Comune e non da Atac, l’Azienda arretra nel servizio erogato all’utenza tanto che, da gennaio 2020, non vengono neanche più pubblicati i rapporti mensili sullo stato del servizio erogato.
La prima rata dei creditori privilegiati del concordato sarà pagata in queste settimane ma tutti gli altri creditori senza privilegi slitteranno al 2023 e i funzionari Atac già hanno messo le mani avanti e, usando il Covid come argomentazione, chiesto l’aiuto del Governo per avere liquidità.  
L’altra società, il consorzio Roma Tpl, ha il contratto di servizio scaduto a maggio 2018. Da allora, il Comune a trazione grillina, non è stato in grado di indire una regolare gara d’appalto per trovare sul mercato il successore: dopo 3 proroghe, l’unico tentativo fatto è stato stangato dai giudici amministrativi che hanno bocciato la gara. Siamo giunti alla quarta proroga - ed è appena il caso di ricordare quante polemiche sollevò proprio la Raggi contro Marino per le proroghe - che scadrà a fine ottobre 2020 ma, visti i tempi ristretti che rendono sempre più difficile indire la nuova gara, si arriverà alla quinta.  

MANUTENZONE STRADE
Buche ovunque e risarcimenti
Nei primi tre anni di governo sul fronte manutenzione stradale il nulla o quasi. A testimoniarlo, le righe scritte nella Relazione annuale dell’Agenzia per il controllo della Qualità dei servizi pubblici del Comune (soggetto autonomo ma i cui vertici sono nominati dall’Assemblea capitolina, quindi dalla maggioranza 5Stelle) in cui si fa riferimento a una “ripresa” dell’attività nel 2018. Lo stato del manto stradale delle vie di Roma è sotto gli occhi di tutti. 
Gli stanziamenti disposti dal Campidoglio sono una goccia nel mare per la loro esiguità: a marzo scorso il “vanto” del Comune a 5Stelle era uno stanziamento complessivo di 322 milioni di euro, 95 per l’ordinaria e 266 per la manutenzione straordinaria. 
Le strade di Roma sono divise in due tipi: di competenza del Campidoglio e sono le consolari o comunque strade di grande rilievo e importanza, e quelle di competenza dei Municipi. In termini di misure, le strade di competenza del Comune sono 800 km lineari, pari a circa 11 milioni di metri quadri. Quelle di competenza dei Municipi, sono 4.700 km per una superficie di 45 milioni di metri quadri, vale a dire meno di 6 euro a metro quadro. Reti arancioni da pollaio a parte, il conto economico del disastro Raggi sulle strade lo fornisce ancora l’Agenzia per la Qualità: 7mila richieste di risarcimento danni per 1,7 milioni erogati fra il 2016 e il 2018.
GRANDI OPERE
Metro C e Stadio, troppo tempo perso 

Fra quelle pubbliche e quelle private, la Giunta Raggi si è contraddistinta per un quadriennio di assoluta indecisione. Impossibile dimenticare i tre anni persi a discutere (sui social) cosa fare della Metro C e altrettanto impossibile dimenticare come le due talpe che stanno scavando i tunnel siano ferme da un anno sotto i Fori Imperiali per l’incapacità di approvare gli atti necessari a farle proseguire.
L’intero complesso delle altre grandi opere di urbanistica - Torri dell’Eur, Mercati generali, Caserme di via Guido Reni - siano rimaste impantanate nelle sabbie mobili della palude grillina: ferme. 
Come fermo è la più grande opera privata in progettazione: lo Stadio della Roma. Ancora oggi, dopo quattro anni di Consiliatura, ci sono consiglieri che domandano “che succede se non lo votiamo”, dimostrando di non aver neanche capito le regole di base. In quattro anni la Raggi è riuscita nell’impresa di peggiorare il progetto e rallentare l’iter approvativo. Un capolavoro. 
Da quattro anni assistiamo alle buone intenzioni sull’acquisizione dalla Regione al patrimonio comunale delle due ferrovie ex concesse, Roma-Lido di Ostia e Termini-Giardinetti. Ma, oltre le chiacchiere mancano tutti gli atti amministrativi necessari a completare l’iter.   

IL NODO DEI RIFIUTI
Situazione al collasso e monnezza ovunque
Il capitolo rifiuti è forse quello dove più di tutte si è manifestata la nemesi delle favole grilline: da “no discarica” alla creazione della discarica a Monte Carnevale. Da mai più Malagrotta alla scelta di un sito, Monte Carnevale, appunto, prospiciente Malagrotta e da esso distante un chilometro e 200 metri. Da “la differenziata salverà Roma” a un più mogio rimettiamo i secchioni. 
Dopo quattro anni di “cura Raggi” i risultati sono semplicemente catastrofici: l’immondizia, con cicli sempre più ravvicinanti nel tempo e lunghi nella durata, rimane in strada. Ama è come mai avvenuto prima sull’orlo del fallimento tanto che il direttore generale del Campidoglio ha aperto a una possibile ricapitalizzazione dell’azienda. Il sistema di gestione del ciclo dei rifiuti è peggiorato: l’impianto Ama di via Salaria è andato a fuoco, quello di Rocca Cencia è al limite. Ci si appoggia a Manlio Cerroni e ai suoi impianti oppure ad altri privati. 
I vertici di Ama sono cambiati vorticosamente con sette avvicendamenti in quattro anni: Daniele Fortini, Alessandro Solidoro, Antonella Giglio, Lorenzo Bagnacani, Massimo Bagatti, Luisa Melara, Stefano Zaghis. Il risultato finale lo spiegano le tabelle dell’Agenzia per la Qualità dei Servizi del Comune: il voto dei romani ad Ama oscilla fra il 2,8 della pulizia stradale al 4,2 della raccolta.

VERDE PUBBLICO
Gli alberi vanno giù e la città è una giungla
A ogni bava di vento o pioggia che sia appena più intensa dell’acquerugiola, gli alberi della città vengono giù. E giù, peraltro, restano a lungo tanto che viene da domandarsi se il Campidoglio non stia sperimentando un sistema di decomposizione naturale. E per ogni albero caduto tocca anche sorbirsi la giaculatoria del monitoraggio: il Comune gli alberi li monitora sempre. Evidentemente monitora quelli sbagliati, visto che, nonostante questa intensa opera di controllo, gli alberi continuano a cadere.
Il verde pubblico della città ha superato il livello giungla urbana. Il Campidoglio gestisce direttamente 41 km quadrati di verde urbano cui va aggiunto un altro km e 700metri quadri di verde scolastico: 315mila alberi situati per il 54% nei parchi, per i 36% in strada pari a 1.200 km di filari alberati e per il 4% nelle scuole. 
I dati del Campidoglio, propaganda sui monitoraggi a parte, raccontano che nel solo 2012, ultimo anno di Alemanno, erano state effettuate 9500 potature. Nei primi tre anni del Governo Raggi, sono state superate le 10mila: praticamente meno di 3500 potature annue. E se nel 2012 erano stati piantati 1830 nuovi alberi contro 1400 abbattimenti e un saldo positivo di 430 nuove alberature, nei primi 3 anni Raggi il totale è 404 a fronte di 3806 abbattimenti e un saldo negativo di 3402 alberi che non ci sono più.

venerdì 10 luglio 2020

DE VITO CONTRO I 5STELLE: "A QUANDO I NUOVI VERTICI?"



Non lo hanno mai espulso, nonostante lo squalismo isterico del Movimento all’indomani del suo arresto già smontato dalla Cassazione. Non lo hanno cacciato dalla Presidenza dell’Assemblea capitolina nonostante i disperati tentativi tutti naufragati sugli scogli del rispetto delle norme. Considerano Marcello De Vito se non un nemico, un estraneo e prova ne sia che non l’hanno nemmeno invitato pro forma alla riunione sullo Stadio della Roma (alla quale comunque non avrebbe partecipato proprio per le vicende giudiziarie). Lui rimane tranquillo al suo posto e, un po’ modello nemesi alla Pizzarotti, ogni tanto assesta una stangata al purismo dei puri: “quando date seguito al regolamento e nominate i nuovi vertici del partito?”. È la sintesi di ciò che De Vito ha scritto ieri sulla propria pagina facebook sottolineando come il regolamento (quello super derogato alla bisogna) continui ad andare in deroga e che, appello a Beppe Grillo e agli altri, è da molto trascorsa l’ora di nominare il successore di Luigi Di Maio.  


giovedì 20 febbraio 2020

MONTELLA ESPULSA; ANCOA CAOS NEL M5S


Alla fine, dopo mesi di tensioni, i 5Stelle capitolini espellono dal gruppo consiliare Monica Montella, una delle consigliere iper critiche verso l’Amministrazione Raggi e la gestione del Gruppo in Aula Giulio Cesare.
Da mesi la Montella era di fatto in rotta di collisione con gli altri 5Stelle: voti in difformità, critiche espresse in Commissione come quella feroce in merito alle procedure di accesso agli atti da parte dei Consiglieri comunali. E l’addio al gruppo era nell’aria. Ma non  l’espulsione dal gruppo consiliare, provvedimento inedito dalle parti dell’aula Giulio Cesare.
Ho ricevuto questa notifica - ha scritto Montella sul proprio profilo Facebook - Faccio notare che: il regolamento dell’Assemblea capitolina (art.21) non prevede l’espulsione di un consigliere da un gruppo. Secondo lo Statuto del M5S (art. 11) l’espulsione dal Movimento 5 Stelle può essere fatta solo dai probiviri”, spiega la Consigliera che aggiunge: “Non avendo ricevuto alcuna comunicazione dai probiviri mi trovo nella strana situazione di far parte del Movimento 5 Stelle, ma non del gruppo consiliare capitolino del Movimento 5 Stelle. Mio malgrado mi vedrò costretta ad adire le vie legali per tutelare la mia persona e il percorso politico finora svolto nel pieno rispetto dei principi del Movimento 5 Stelle che mi onoro di rappresentare”, conclude Montella, taggando nel post Davide Casaleggio, Roberta Lombardi, Vito Crimi e Beppe Grillo
Sulla vicenda Montella ci si fionda a corpo morto Cristina Grancio, apripista delle espulsioni pentastellate in Aula Giulio Cesare: “Monica Montella fuori e fascia tricolore a Marcello De Vito”, per altro solo a processo e, quindi, innocente fino a prova contraria. “Voglio esprimere pieno sostegno alla consigliera per il provvedimento di esclusione, di cui è stata oggetto, figlio della volontà del M5S di mettere a tacere ogni voce libera e in grado di ridestare lo spirito critico all’interno del proprio schieramento, proprio il giorno in cui si è fatta luce sul parere, dell’avvocatura capitolina, che avrebbe permesso di annullare la Delibera di pubblica utilità sullo stadio a Tor di Valle”. Che poi era “un” parere su due e non avrebbe permesso nulla di così facilone come vorrebbe la Grancio che dell’”anti Stadio di Tor di Valle” pare ormai aver fatto la propria bandiera: “Lo stesso trattamento che mi è stato riservato due anni fa proprio per punire la mia posizione sul progetto dello stadio a Tor di Valle e la mia coerenza sul programma elettorale per cui eravamo stati votati dalla comunità. È l’ennesima dimostrazione dell’arroganza di un gruppo consiliare che si dichiara democratico ma che invece brama i pieni poteri".

venerdì 15 febbraio 2019

LA RAGGI "SPACCHETTA" L'AMBIENTE - MONTANARI IN PROCURA; AMA CERCA SOLDI


La crisi Campidoglio-Ama entra nel vivo: dopo la bocciatura del bilancio 2017 di Ama da parte della Giunta Raggi e le conseguenti dimissioni di Pinuccia Montanari da assessore all’Ambiente, da una parte il Sindaco cerca di tamponare una situazione amministrativa sempre più difficile, dall’altra Ama rischia di entrare in crisi di liquidità.
Andiamo per ordine. 
Prima questione, la possibilità per Ama di continuare a pagare stipendi, gasolio per i camion e, quindi, svolgere il proprio servizio. Il presidente di Ama, Lorenzo Bagnacani, deve muoversi velocemente e avrebbe scritto - manca conferma ufficiale - tre lettere per garantire all’Azienda una sufficiente liquidità. Due le missive spedite alla Raggi con cui Bagncani chiede a Palazzo Senatorio - il Campidoglio è socio unico di Ama -  di farsi garante con le banche per mantenere le linee di credito necessarie all'azienda per pagare fornitori e stipendi e, come misura straordinaria, poter trattenere la tranche di Tari incassata relativa ai mesi di novembre e dicembre per un ammontare di 250 milioni di euro. 
La terza lettera è spedita agli Istituti di credito ai quali Bagnacani chiede di erogare dal 18 febbraio linee di credito per almeno 110 milioni. 
Secondo punto: la soluzione politica del problema Ama che passa, necessariamente, per la scelta dei successori di Pinuccia Montanari. 
L’ex Assessore - ieri ascoltata in Procura proprio in merito al dissesto finanziario di Ama in un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza - all’Ambiente, grande sponsor di Bagnacani e, a sua volta, ben caldeggiata direttamente da Beppe Grillo, si era dimessa pochi giorni non appena la Giunta aveva deciso di bocciare il bilancio 2017 di Ama. 
Ora il sindaco, Virginia Raggi, ha il problema della sostituzione: Radio Campidoglio racconta di cortesi ma fermi “no” alla proposta di andare, per meno di due anni e mezzo, a farsi crocifiggere sulla montagna di rifiuti capitolini.
Per questo, ieri, la Raggi ha annunciato la decisione di “spacchettare” le deleghe ambientali: da una parte di sarà l’assessore ai rifiuti e uno al verde: “Ho spacchettato le deleghe, quando avrò novità comunicherò tutto”, ha spiegato il Sindaco.
Complicato pensare che qualche tecnico possa decidere di mettere la faccia sulla questione rifiuti e riuscire a invertire la rotta seguita dai grillini in due anni di grandi proclami e risultati totalmente negativi. Anche perché il lavoro di impostazione dell’impiantistica del ciclo rifiuti prevede tempi lunghi di realizzazione e, quindi, doveva essere impostata nei primi sei mesi di mandato. E, non a caso, si passa sotto la lente d’ingrandimento l’intero pulviscolo grillino. 
Lo spacchettamento delle deleghe, ovviamente, ha colorito la giornata politica romana: Marco Palumbo (Pd) “Raggi spacchetta e non risolve”; Valeria Baglio (Pd) “Comune umilia l’Ama ormai con l’acqua alla gola”; Svetlana Celli (Civica): “Una poltrona per due e nessuna soluzione”.

giovedì 22 novembre 2018

"SIMIONI IN ANAS? PREMIO ALL'INEFFICIENZA"


In Campidoglio, lato Giunta e maggioranza grillina, e in Atac silenzio assoluto, nessuno commenta l’indiscrezione - anticipata ieri da Il Tempo - di un possibile addio di Paolo Simioni, attuale ad di Atac, il quale, su indicazione diretta di Davide Casaleggio, andrebbe ad occupare analogo posto in Anas.
Un’operazione che sarebbe, per giunta, condotta senza che il sindaco di Roma, Virginia Raggi, fosse a conoscenza di questa eventualità. Dettagli che, però, non sono sfuggiti alle opposizioni in Aula Giulio Cesare. 
Simioni - dice la rappresentanza in Consiglio comunale del Partito Democratico - uomo di ferro della maggioranza grillina, abbandona la nave che affonda e approda su spiagge più sicure. Una promozione per meriti, non c'è che dire, basta guardare la stellata situazione finanziaria di Atac. 'Merito e trasparenza', sbandierano i Cinque stelle: non si può certo dire che alle parole corrispondano azioni conseguenti”.
Simioni, infatti, andrebbe a mollare Atac di qui a una settimana: il 27 novembre si riunirà l’assemblea dei soci di Anas che dovrà nominare i nuovi 5 membri del Consiglio di Amministrazione. Se fra quei cinque dovesse essere incluso anche il nome di Simioni, è probabile che egli salga dritto dritto al ruolo di Amministratore delegato
Il tutto avverrebbe 22 giorni prima che della fondamentale riunione dell’assemblea dei creditori di Atac (19 dicembre) che deve decidere se approvare o meno il piano del concordato fallimentare predisposto proprio sotto Simioni. Un’assemblea il cui esito determinerà comunque il destino della municipalizzata dei trasporti: bocciando il concordato, si andrebbe al fallimento. Approvandolo, la strada sarebbe comunque segnata verso uno scaglionamento sul lunghissimo periodo dei pagamenti.
Questa è la meritocrazia a 5 stelle - afferma Davide Bordoni, Forza Italia - chi dimostra di non saper fare viene premiato. È già accaduto lo stesso con l’Eur dove la Casaleggio ha spedito da Torino un candidato grillino trombato alle elezioni. Adesso si vuol mandare in Anas un amministratore che, chiacchiere a parte, in Atac ha fatto poco o niente”.
Simioni è arrivato a Roma durante l’estate dello scorso anno dopo che ben due bouquet di dirigenza Atac - amministratore unico e direttore generale - erano saltati. A guidare l’azienda di via Prenestina lo aveva chiamato, con la benedizione sia di Davide Casaleggio che di Beppe Grillo, quel Massimo Colomban, assessore al riordino delle Partecipate, uscito dalla Giunta Raggi proprio a causa della scelta dell’Amministrazione di optare per il concordato preventivo su Atac in luogo della ricerca di nuovi partner come Ferrovie dello Stato avanzata dall’ex Assessore. 
Qui si finisce per premiare chi porta i libri contabili in Tribunale - afferma il capogruppo di Fratelli d’Italia, Andrea De Priamo - Simioni è l’uomo di punta di Casaleggio e, se è vera l’operazione, è grave il fatto che il Sindaco possa esserne stato tenuto all’oscuro. Di fatto, si sta dimostrando la carenza di manager del mondo 5Stelle che, vedi il caso Lanzalone, è costretto a riciclare una volta qui, una lì sempre le stesse persone”.
Come già l’arrivo di Simioni aveva evidenziato quanto poco fossero nelle mani del Sindaco le decisioni sui manager e gli assessori, così anche la sua eventuale uscita, decisa dalla Casaleggio, conferma come il centro decisionale non sia a Palazzo Senatorio. 
Anche la Lega non appare certo soddisfatta di questa possibile uscita: “Stanno già fallendo in Atac - tuona Maurizio Politi, consigliere comunale salviniano - e sarebbe assurdo ora spostare Simioni in Anas. Vogliamo forse fare il bis anche lì? Questa operazione si giustifica solo con una logica di occupazione di poltrone e potere e certo non con necessità aziendali”. 

martedì 2 ottobre 2018

STADIO, DUBBIOSI RICORSI IN PROCURA




Di fascicolo in fascicolo: lo Stadio della Roma di Tor di Valle deve fare davvero molta paura se non passa giorno senza la notizia che vi sia qualcuno che si reca in Procura e presenta esposti. 
La cui fondatezza, per altro, è decisamente dubbiosa. 
L’ultimo è quello annunciato e poi presentato dal Tavolo della Libera Urbanistica, quello famoso guidato dall’architetto Francesco Sanvitto, già attivista 5Stelle della prima ora, cacciato dal capo supremo in persona, quel Beppe Grillo che sconfessò l’operato proprio di Sanvitto e dei suoi disconoscendone il valore.
Che Sanvitto fosse contrario allo Stadio è cosa nota. E, sin da quando è iniziata la vicenda, le posizioni di Sanvitto non sono cambiate: calcolo sui parametri di costruzione (la Superficie Utile Lorda), mancato voto preliminare in Consiglio comunale sulla variante urbanistica, il rischio idrogeologico.
Andiamo per ordine: il divieto di costruire nell’area di Tor di Valle per il rischio idrogeologico viene superato proprio dalle opere previste dal progetto per eliminare il problema dei rigurgiti del Fosso del Vallerano. Opere che vanno realizzate prima di costruire qualsiasi cosa e che, una volta completate, daranno origine a un declassamento del rischio dell’area. Obiezione stantia e più volte affrontata. 
Il mancato voto preliminare di adozione dei testi della variante urbanistica - per il quale sarebbe addirittura ipotizzato il reato di abuso d’ufficio - è palesemente una competenza amministrativa e certo non della Procura. Sarebbe, semmai, dal Tar dato che investe l’interpretazione di una norma di diritto amministrativo. Difficile che la Procura, su questo proceda. 
La questione del calcolo dei parametri su cui si basa la concessione delle cubature è già stata affrontata e archiviata proprio dalla Procura. Nel 2014 furono i 5Stelle a presentare un ricorso in tal senso a Piazzale Clodio. Finito nel dimenticatoio.
Tra l’altro, il calcolo dei volumi è stato fatto sotto la Giunta Marino ed è stato fatto ricontrollare riga per riga dall’ex assessore all’Urbanistica della Raggi, quel Paolo Berdini grande “amico” dello Stadio. Senza che venisse, per altro, ravvisato alcun errore nel calcolo. Né il successore di Berdini, Luca Montuori - altro urbanista - ha trovato pecche nei calcoli già effettuati. E la due diligence del Campidoglio - quella voluta dalla Raggi all’indomani dell’arresto di Parnasi - al momento non pare aver ravvisato errori di calcolo. Errori che, anche qualora vi fossero, per giunta, sarebbero ancora una volta un problema di diritto amministrativo e certo non di diritto penale. Andrebbe prima dimostrato che vi sono stati delle interpretazioni “allegre” delle norme amministrative, poi, che questa allegria nel valutare le leggi abbia prodotto un vantaggio per qualcuno e che questo vantaggio sia stato ottenuto illecitamente con la corruzione. 
Insomma, tutte questioni che investono il Tar più che la Procura (che però fa più audience) e che sono state affrontate più volte in quasi 4 anni di lavori preparatori, lavori collegiali che hanno visto riuniti intorno al tavolo della Conferenza di servizi preliminare e poi delle due decisorie, decine di tecnici fra architetti, ingegneri, avvocati, geologi.

sabato 7 luglio 2018

LA LOMBARDI ATTACCA GRILLO. FRATTURA NEL M5S


Beppe Grillo magari non ci pensava. Ma le sue due intemerate pro-Raggi (quella sui rifiuti e, soprattutto, quella sulle buche) hanno fatto prepotentemente riemergere le tensioni interne al Movimento, formalmente granitico in stile comunicati dell’Istituto Luce, di fatto spaccato in correnti peggio della vecchia Dc dei bei tempi e sintetizzate dal silenzio sempre più imbarazzato di Virginia Raggi da una parte e dalla staffilata di Roberta Lombardi, densa di significati, diretta proprio a Grillo, dall’altra. 
Roberta Lombardi
Alla Lombardi la sparata sulle buche proprio non è andata giù E, così, picchiando Grillo, la Capogruppo al Consiglio regionale, tenta di ottenere più risultati insieme: picchia la Raggi e cerca di scrollarsi di dosso l’immagine di perdente di (in)successo che le si è ritagliata addosso dopo essere giunta terza alla corsa per le Regionali. E dopo aver perso il suo feudo elettorale, il III Municipio, dove ha imposto la ricandidatura della sua ex portaborse, Roberta Capoccioni, eletta nel 2016 e giubilata dai suoi stessi compagni di partito a febbraio 2018. 
Beppe Grillo e Virginia Raggi
Il Garante del Movimento, un paio di giorni fa, alleggerendo Roma della sua presenza, se ne esce con un “non vedo neanche una buca, neanche una buca” di un minivideo pubblicato su facebook. Minivideo tagliatissimo anche perché girarne uno per più di 10 secondi senza trovare una buca è impresa impossibile a Roma. E, quindi, Grillo la frase incriminata ha dovuto dirla prendendo l’Autostrada Roma-L’Aquila che, com’è noto, non è di competenza del Comune ma di Anas. Ecco la Lombardi a Grillo: “Noi non possiamo dire non ci sono le buche, caro Beppe. Sarebbe da incoscienti, e noi non lo siamo. Dobbiamo dire la verità: a Roma c' è una situazione difficilissima”.

L'incidente dove ha perso la vita Elena Aubry
 Non ci sono, però, solo i morti, come Elena Aubry, scomparsa il 7 maggio scorso cadendo dalla moto per una buca. E non c’è solo la vecchia rivalità con la Raggi dietro questa stilettata della Lombardi a Grillo. Ci sono i giochi politici: spostare l’attenzione dagli insuccessi dei “lombardiani” a Roma e riaccreditare se stessa come dura e pura, quella che “Marra è un virus” e “Lanzalone è stato portato dai vertici M5S” e pazienza se anche qualcuno dei fedelissimi lombardiani in Consiglio comunale i - il capogruppo autosospeso in Campidoglio, Paolo Ferrara - nelle carte della Procura su Luca Parnasi c’è e in una posizione neanche troppo invidiabile, quella di indagato. 

Sì, c’è anche la difesa d’ufficio della Raggi (“Capisco lo sforzo per sistemare quanto più possibile quel disastro”) ma la storiella dell’eredità, dopo 2 anni di governo e conclamata incapacità programmatoria non regge più. 

Paolo Ferrara, capogruppo M5S in Campidoglio e alla Città Metropolitana,
autosospesosi dopo essere stato indagato nell'inchiesta  "Rinascimento"
sullo Stadio della Roma

mercoledì 4 luglio 2018

"IN CITTÀ NIENTE BUCHE" E GRILLO INCIAMPA SUL SENSO DEL RIDICOLO


Come spesso gli accade, usa facebook per lanciare la provocazione del giorno. Questa volta per Beppe Grillo il tema sono le buche di Roma. Che, a suo dire, non ci sono. Succede ieri, quando, dopo alcuni giorni trascorsi nella Capitale nell’abituale hotel fronte Fori Imperiali oramai assurto per il “garante” del Movimento a ciò che per i Socialisti di Craxi era il Rapahel, Grillo se ne va, in macchina e gira un breve video di un minuto e mezzo. 
Apertura su via Cavour, all’incrocio con via degli Annibaldi poi taglio drastico e la ripresa è sulla Tangenziale Est con imbocco del sottovia Passamonti verso la penetrazione urbana dell’autostrada A24 Roma-L’Aquila. Si autodefinisce, Grillo, “moralizzatore del traffico” usando un microfono con amplificazione “esortando” i passanti a sbrigarsi (“Fare veloce, il semaforo sta scattando“) e apostrofando altri automobilisti (“Il semaforo è rosso, non ti muovere, o vai a destra o vai a sinistra, non stare in mezzo alle corsie”).
È transitando sulla Tangenziale, però, che Grillo spara la seconda cartuccia in due giorni a favore della Raggi (la prima era una personalissima interpretazione del Comico genovese del problema rifiuti a Roma che ha scatenato letteralmente l’ira dei romani in rete): “Neanche una buca, neanche una buca, un pochino di manutenzione al verde è normale, sono 40 milioni di metri quadri, siamo leggermente indietro ma non vedo buche”, sostiene Grillo da dietro i suoi occhiali grigio-azzurrati.
Tralasciando le reazioni della rete a questa nuova intemerata pro-Raggi (il più educato dei quali è “Grillo è tornato a fare il comico a tempo pieno”) Grillo dice due cose.

La prima è che non ci sono buche. E può essere solo una battuta di un comico, un’iperbole, una provocazione. Perché che le buche ci siano, a Roma, lo sanno tutti. Tutti lo vedono. A partire dal Campidoglio che per questa prima metà del 2018 dovrà pagare 15 milioni di euro, 8 in più di quanto pagato in tutto il 2017, per i risarcimenti da buche. Campidoglio il cui “Piano Marshall” per le buche non è mai esistito nella realtà, come ammesso dagli stessi assessori Gatta e Lemmetti in Commissione. 
Lo sa l’Atac cui le buche della città stanno rendendo sempre più esigua la già ridottissima flotta di autobus: fra quelli barbecue e quelli che perdono pezzi per le condizioni dell’asfalto c’è poco da stare allegri, come ha sottolineato giusto un paio di giorni fa l’Agenzia per la qualità dei Servizi pubblici del Comune.
E lo sanno i romani che dalle piogge dell’autunno, poi dalla nevicata, hanno visto le condizioni delle strade cittadine fare la felicità di gommisti, meccanici e carrozzieri. 
Lo sanno i ciclisti del Giro d’Italia che nell’ultima tappa chiesero, era il 27 maggio, di “neutralizzare” la corsa proprio per le buche: troppo alto il rischio di farsi male. Una posizione quella dei ciclisti che fece fare una figuraccia internazionale alla città tanto che il Campidoglio ha tentato, senza successo, di metterci una pezza a colore un paio di giorni dopo, a frittata fatta in mondovisione. 
E poi c’è la seconda notizia. E al posto dell’assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari, ci sarebbe da preoccuparsi.
Se per lo stato catastrofico dell’asfalto romano, Grillo dice che va tutto bene, quando, invece, per il verde il Comico se ne esce con un “un pochino di manutenzione al verde è normale, sono 40 milioni di metri quadri, siamo leggermente indietro”, vuol dire che evidentemente siamo davvero giunti a livello di foresta amazzonica. E, forse, se ne finalmente è accorto pure Grillo.

sabato 2 giugno 2018

STADIO; MONTUORI: "ITER CORRETTO"


Scoppia un nuovo caso attorno al dossier Stadio della Roma: secondo Francesco Sanvitto, architetto e animatore del “tavolo della libera urbanistica” (un raggruppamento di ex attivisti 5Stelle della prima ora, scomunicati direttamente da Beppe Grillo a febbraio 2017) l’iter seguito è sbagliato e va annullato. 
Per Luca Montuori, assessore all’Urbanistica della Giunta Raggi, invece, l’iter seguito è corretto. 

Afferma Sanvitto: “Dovevano prima adottare il verbale della Conferenza in Consiglio e poi procedere con la variante. Inoltre ci sono irregolarità nella questione della rimozione dei vincoli idrogeologici per cui presenteremo queste osservazioni che saranno bocciate e che riproporremo, insieme a Italia Nostra, al Tar”. 
Replica Montuori: “La procedura è complessa, sull’interpretazione delle norme che regolano la Conferenza di Servizi e l’adozione della variante noi siamo decisamente sereni. Sanvitto farà i suoi passi ma leggendo le carte e lo scambio di lettere con la Regione noi siamo assolutamente tranquilli. Saranno i giudici a decidere se la legittimità dell'iter è stata rispettata oppure no”. 

Ma, esattamente, perché il Campidoglio - Dipartimento Urbanistica, Segretariato generale e Avvocatura capitolina - ha deciso, in accordo con gli omologhi uffici della Regione, di non effettuare una “prima” adozione del verbale della Conferenza di Servizi? 
La norma (art. 62, comma 2 bis della L. 96/2017) stabilisce che “il verbale conclusivo della conferenza di servizi decisoria costituisce, ove necessario, adozione di variante allo strumento urbanistico comunale ed è trasmesso al sindaco, che lo sottopone all'approvazione del consiglio comunale nella prima seduta utile”. 
Secondo il Campidoglio, il termine “prima seduta utile” riferito nella legge non va inteso come la prima data “utile” in calendario dopo la chiusura della Conferenza. Ma è la prima data “utile” dopo la fine dell’iter di formazione della variante urbanistica: il verbale della Conferenza di Servizi non è un semplice resoconto della seduta conclusiva ma è il testo su cui si basa l’adozione della variante. L’adozione segue norme precise che prevedono pubblicazione, osservazioni e controdeduzioni (la fase in cui siamo ora, ndr). Perciò, solo dopo questo iter si può e deve andare in Assemblea Capitolina anche perché - argomentano sempre in Campidoglio - se il verbale venisse approvato con il voto in Aula prima della conclusione dell’iter stabilito per la variante, il Comune incorrerebbe in un vizio procedurale ossia quello di adottare un provvedimento già assunto con la conclusione della Conferenza.
Aggiunge Montuori: “Il nostro progetto, rispetto al precedente, ha ridotto l’impatto sulla vita del quadrante. La riduzione delle cubature comporta un calo di 12mila unità lavorative quotidiane che avrebbero insistito sull’area. Nella versione precedente, il ponte di Traiano riportava il traffico direttamente sulla via Ostiense/del Mare che, nonostante il raddoppio ottenuto con imponenti opere ingegneristiche, si bloccava esattamente nell’area Stadio apportando quindi solo un aumento di valore dei terreni del privato. Ho sentito parlare ancora della Metro B: ebbene, il progetto originario, al costo di 60 milioni, non copriva opere di ingegneria, come gli scambi, con una spesa il cui onere non era specificato”.
E ce n’è anche sul Ponte dei Congressi, una delle grandi incognite di tutta la vicenda visto che l’iter di costruzione è totalmente svincolato e autonomo da quello dello Stadio della Roma: “Gli studi sul traffico che mostrano il Ponte dei Congressi in rosso (per il traffico, ndr) è perché lì arrivano quotidianamente migliaia di persone che vengono da Ostia o da Civitavecchia”.
Infine, Montuori ne ha anche sul trasporto ferroviario: “Lavoriamo con la Regione per impiegare al meglio i fondi per la Roma-Lido e stiamo concludendo un accordo quadro con FS per il trasporto regionale”. 

domenica 5 marzo 2017

STADIO; TUTTI GLI ERRORI DEL VIDEO M5S

Tanta propaganda, molti errori e tutti gli interrogativi rimangono senza risposta: in un video di 3 minuti e 6 secondi i 5Stelle provano a rivendicare l'accordo raggiunto il 24 febbraio con la Roma per il futuro Stadio giallorosso di Tor di Valle, solo che lo fanno concentrando in tanta propaganda una gran quantità di informazioni errate. 


Andiamo per ordine: già all'inizio, la Eurnova, la società del costruttore Luca Parnasi partner della Roma in tutta l'operazione, diviene Euronova, l'antica concorrente di Postal Market nella vendita per catalogo e oggi negozio online. 
Poco dopo, si entra sulle cifre: per anni ci era stato raccontato che i metri cubi totali di tutta l'operazione così come l'aveva pensata Marino erano 974mila. Per rivendicare meglio la "vittoria politica" i metri cubi di partenza vengono alzati a 1milione e 100.
In questo modo, invece che il reale taglio del 39% si può pompare il dimezzamento delle cubature. 
Poi un gioiello di pura propaganda: al secondo 34 la voce narrante ci spiega "le nuove cubature rispettano le disposizioni di legge". Il sottinteso, quindi, è che ieri non lo fossero. Ovviamente, semplicemente non è vero e basta pensare che la Procura archiviò un esposto presentato su questo proprio dagli stessi 5Stelle. 

Capitolo "opere pubbliche". Si parte con il Ministero della Propaganda: "la diminuzione delle cubature non inciderà sulle opere pubbliche se non su quelle pensate soltanto per concedere più spazio ai costruttori". Ci spiega la vocina: "Marino aveva destinato 951mila metri cubi in più rispetto ai 153mila previsti per il solo Stadio giustificandole appunto con una serie di opere pubbliche in gran parte superflue". 
Vediamo quali sarebbero le opere pubbliche che per la vulgata grillina sono superflue: i due "pontili" sul Tevere, il sottopasso di via Luigi Dasti, magicamente trasformato in via D'Asti e il prolungamento della metro B. I pontili, la cui immagine illustrativa è quella di un ponte di marmo e non di un attracco per le barche, e il sottopasso erano opere che non producevano cubature in compensazione ma interventi fatti a spese del proponente in "contributo costo di costruzione". 
Che poi il sottopasso di via Dasti sia superfluo, la Sindaca vada a spiegarlo a chi abita alla Magliana. E chissà che risposte otterrà dai cittadini,
Il prolungamento della metro B, invece, le cubature in compensazione le produceva ma, ci spiega la voce narrante, "abbiamo preferito puntare sul potenziamento della Roma-Lido". Per la delibera Marino i proponenti dovevano metter 50 milioni di euro e spicci per la metro o la Roma-Lido (la decisione finale era rinviata alla Conferenza di Servizi decisoria). 
Per la Raggi, invece, sarà sufficiente una decina o poco più di milioni di euro con i quali comprare due treni per la Roma-Lido: un potenziamento che passerà alla storia!

Leonardo Manera e Claudia Penoni nei panni
dei personaggi del cinema polacco, Kripstak e Petrektek 
"Vengono mantenute tutte le opere previste", narra con un entusiasmo degno dei personaggi comici di Zelig di Kripstak e Petrektek, ma già i soldi per la metro sono spariti. E ci viene spacciata come novità, la passerella ciclopedonale dalla stazione Fs di Magliana sulla linea Orte-Fiumicino Aeroporto: un'opera già inserita fra quelle di pubblico interesse della delibera Marino. 
Solo che, mentre con Marino queste opere ricevevano cubature a compensazione, il video dell'Isttuto Luce grillino non dice nulla su come saranno finanziate.
Altra opere con lo stesso problema del "chi paga?" è il ponte sul Tevere. "Verrà realizzato un ponte sul Tevere però non necessariamente quello previsto dal progetto della Roma. Secondo gli studi e le simulazioni con massimo carico realizzati dagli uffici del Comune un'unica struttura è sufficiente al momento allo sgravio del traffico della zona". 
Studi di traffico che in realtà nessuno ha visto e che contraddicono le carte ufficiali del Comune
Infatti, nel parere del Dipartimento Mobilità reso in Conferenza di Servizi, non solo si approva il Ponte della Roma ma, su quello dei Congressi (che deve tornare in fase di progettazione) vengono espresse delle perplessità in merito alla reale capacità di assorbire i volumi di traffico. Anche perché, mentre il Ponte della Roma sarebbe una seconda via d'uscita dallo Stadio, per raggiungere il Ponte dei Congressi sempre sulla via del Mare occorrerebbe passare lasciando quindi una sola via di accesso e di uscita dallo Stadio. 

"Nessun rischio idrogeologico", parte così il capitoletto del minuto 2 e 10. 
Eppure erano proprio i 5Stelle, da ultima la deputata Roberta Lombardi e lo stesso Beppe Grillo, a parlare di rischio idrogeologico criticando ferocemente la scelta dell'area. Ovviamente, ora che l'accordo è chiuso, il rischio idrogeologico è magicamente scomparso. E tutte le opere già abbondantemente previste dal progetto originario basato sulla delibera Marino vengono "rivendute" dai 5Stelle come se fossero frutto delle loro intuizioni. 
E chissà se Berdini ha visto il video: l'idrovora incubo dell'ex assessore viene spacciata per una grande decisione grillina!

Altra rivendicazione farlocca: quella ambientale. Il progetto originario puntava tutto sulla certificazione Leed (quella massima per i progetti ambientali). Anche questo, già abbondantemente agli atti, viene rivenduto come grande vittoria pentastellata.


Propaganda che, tutto sommato, nel gioco politico ci sta. 
Mancano gli atti: della nuova delibera di pubblico interesse non si ha ancora traccia, nemmeno per la bozza che deve uscire dalla Giunta per iniziare il suo percorso. 
Soprattutto, a differenza della tanto criticata ma almeno chiara delibera di Marino, manca totalmente la chiarezza su chi e come pagherà le opere pubbliche