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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 2 luglio 2020

FILOBUS TUTTI IN GARAGE E DOWN IL SISTEMA INFORMATICO PER GLI ABBONAMENTI



Nulla da fare: nonostante le verbose e prolisse rassicurazioni dell’assessore alla Mobilità, Pietro Calabrese, i filobus per Roma non girano più.
Il caso, denunciato da Il Tempo, riguarda l’intero parco vetture filobus della Capitale: nessuno fra i 45 BredaMenarinibus del Corridoio Eur Laurentino ma nessuno neanche fra i 30 Solaris Trollino.
Per i Breda il problema era il contratto di manutenzione, scaduto a maggio per la solita, cronica e totale incapacità dell’Amministrazione comunale di predisporre non solo un nuovo bando ma addirittura neanche la proroga dell’esistente. E sì che in Campidoglio di proroghe sul trasporto pubblico se ne intendono visto che Roma Tpl - il consorzio che gestisce 100 linee di periferia - è già giunto alla quarta proroga dal 2018 a oggi, senza che si veda il nuovo bando e con sempre più probabile quinta proroga in arrivo. 
Per i Trollino il problema sono le batterie che da tempo avrebbero dovuto essere sostituite.
Attacca il Pd: ieri "mercoledì 1 luglio, dalle promesse di Calabrese tutti i filobus sarebbero dovuti essere in strada, invece sono fermi e immobili come la giunta Raggi”, scrivono i consiglieri Ilaria Piccolo e Giovanni Zannola che aggiungono: “Atac non è evidentemente in grado di fare la manutenzione ai mezzi con l’alimentazione elettrica. A complicare le cose anche la liquidazione di Roma Metropolitane che avrebbe dovuto provvedere alla stesura di un nuovo contratto di manutenzione. Da qui la necessità del Campidoglio di trovare una nuova stazione appaltante che ancora non è stata individuata”.
Non bastasse il caos sui filobus, ieri sono saltati anche i rinnovi degli abbonamenti: chi, come ogni primo del mese, ha cercato di pagare dal tabaccaio o all’edicola il proprio abbonamento mensile, ha trovato il sistema in blackout causa aggiornamento della rete. Risultato: code infinite alle stazioni metro già sotto enorme pressione per le norme sul distanziamento sociale. Denuncia il consigliere della Lega, Davide Bordoni: “di restituire i soldi agli abbonati per i mesi di quarantena con i bilanci già compromessi della Municipalizzata romana neanche se ne parla, ma questi ulteriori disservizi scoraggiano chi, gradualmente, sta tornando a prendere i mezzi pubblici. Quello di questo settembre - aggiunge Bordoni - sarà un rientro drammatico per i cittadini e con l’apertura delle scuole il rischio è quello di un disastro nella mobilità. Come farà il nuovo amministratore unico a spiegare ai dipendenti Atac che il Comune a guida 5stelle li sta condannando al fallimento?”.

venerdì 5 giugno 2020

VIA LIBERA ALLE TALPE DELLA METRO C FINO A PIAZZA VENEZIA


Finalmente, dopo mesi di attesa, la Giunta Raggi è riuscita ad approvare la delibera di Giunta per far proseguire lo scavo dei tunnel della metro C fino a piazza Venezia.
Le talpe ora possono ripartire dopo mesi di ragnatele sotto i Fori Imperiali dovuti all’incapacità amministrativa del Campidoglio di produrre gli atti necessari a sfruttare i 9 milioni di euro stanziati a novembre 2019 dal Ministero delle Infrastrutture. 
Con la delibera approvata, la Giunta ha autorizzato la modifica del progetto. Per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, “oggi facciamo un ulteriore passo in avanti verso la prosecuzione di un'opera strategica per la nostra città”. 
L’assessore alla Mobilità, Pietro Calabrese, giustifica i mesi di ritardo con un “questa è la prima approvazione di variante messa nero su bianco in completa trasparenza e dopo un attento controllo da parte di Roma Capitale” e ovviamente i ritardi sono colpa di “un impianto amministrativo disastrato, frutto di approcci sbagliati e legati a vecchie logiche”.
Le opposizioni - Svetlana Celli, lista civica; Ilaria Piccolo, Pd - alzano il tiro: “mesi di ritardo non sono un successo”.  
Difficile, però, dimenticare il lungo tira e molla che ha caratterizzato i pentastellati e la loro visione delle metro a Roma. 
Come ricorda MetroXRoma: “Dal "tubone senza fermate in centro" di Alemanno&Marino, al dirottamento a Flaminio, sempre di Marino, a chi doveva infine rappresentare una discontinuità rispetto al passato e che, invece, proprio come i predecessori ha speso tre anni a produrre "berdinate" come il mandare la Metro C a Corviale o a Circo Massimo, condite con tanta colpevole inerzia. Il tutto nonostante gli appelli dei Comitati” e della stampa a partire propri da Il Tempo, alla Raggi e si suoi assessori alla Mobilità, Linda Meleo prima e Pietro Calabrese poi, per accelerare le decisioni ed evitare che le talpe finissero tombate sotto i Fori Imperiali. Ora si apre la partita della richiesta di finanziamenti per la realizzazione della stazione Venezia vera e propria, le cui indagini preliminari sono già in corso e sono visibili anche dalla piazza.

martedì 11 febbraio 2020

SCALE E GUASTI, LINEA A AL COLLASSO


Per la linea A della metro sembra paurosamente avvicinarsi il collasso: ieri pomeriggio, seconda volta in quattro giorni, chiude la tratta Battistini-Ottaviano. Nel pomeriggio di domenica, il crollo della scala mobile a Furio Camillo che segue quelli di Repubblica e Barberini e che, pur non essendo ancora stato inserito sul sito aziendale, porta a 20 su 27 il totale delle stazioni che riportano qualche problema fra ascensori, montascale, uscite chiuse. 
Atac si è premurata di diffondere una nota che dovrebbe risultare tranquillizzante: "Sono in corso le verifiche sulla scala mobile di Furio Camillo per accertare le ragioni del guasto che si è verificato ieri pomeriggio a un gradino. I sistemi di sicurezza si sono immediatamente attivati. La scala si è fermata ed è stata messa subito fuori servizio, senza alcun problema per le persone. Ciò a riprova dell'elevato livello di sicurezza garantito oggi dal sistema degli impianti di traslazione della metropolitana di Roma”.
Quello di Furio Camillo, però, è solo l’ultimo incidente di una lunga serie iniziata il 23 ottobre 2018 con l’incidente di Repubblica. Quel pomeriggio, per la prima volta, una scala mobile crollò. Ci furono una quarantina di feriti, tutti cittadini russi a Roma per seguire la partita di champions League fra la Roma e il CSKA Mosca. Poi ci fu Barberini a marzo 2019: gradino sparito sotto i piedi dei passeggeri. Esattamente come a Furio Camillo domenica. In questi due casi, nessuno si è fatto male. Quasi superfluo ricordare le chiusure delle stazioni Repubblica, Spagna e Barberini per la rottura delle scale mobili. Con Barberini che, dopo oltre 300 giorni di chiusura è stata riaperta solo in uscita. 
La scala crollata a Furio Camillo domenica era stata installata a gennaio 2008 e aveva subito la revisione decennale di legge a gennaio 2018. Lo scorso venerdì, nella stessa stazione, era stato completato positivamente il collaudo di un’altra scala revisionata. 
Atac ci tiene a dire come i guasti siano “diminuiti del 62% fra novembre 2019 e febbraio del 2020”. Una finestra temporale piuttosto ristretta. 
Da quando Atac ha sostituito il fornitore dei servizi di manutenzione - aggiunge l’Azienda - la cui gestione aveva determinato le note e gravi problematiche, sono diminuite del 20% le segnalazioni di guasti e 110 impianti sono stati sottoposti con esito positivo a revisione generale o speciale. Sono attualmente in corso revisioni su ulteriori 47 impianti in diverse stazioni, così come previsto dalle norme di legge”.
Certo, Atac dimentica di sottolineare come “il fornitore dei servizi di manutenzione” fosse stato scelto da questa Atac a giugno 2017, con un bando di gara così strano che la stessa Azienda, prima di assegnarlo definitivamente al consorzio che aveva offerto uno sconto del 49,73% sul prezzo di base d’asta, aveva fatto un supplemento di istruttoria proprio per il ribasso così generoso. 
Le polemiche politiche, ovviamente, divampano. Tobia Zevi (Osservatorio “Roma! Puoi dirlo forte”) chiede l’intervento del ministro dei Trasporti, Paola De Micheli; Davide Bordoni (Lega) parla di “rischio di essere inghiottiti”; Ilaria Piccolo (Pd) si chiede: “La Giunta Raggi è in grado di garantire l’incolumità?”.

sabato 5 ottobre 2019

ROMA METROPOLITANE; GABRIELLI: "INECCEPIBILE L'OPERATO DELLA POLIZIA"


L’operato della polizia è stato ineccepibile”. Franco Gabrielli, capo della polizia, esprime un giudizio netto sui fatti accaduti il 1 ottobre durante la manifestazione dei lavoratori di Roma Metropolitane durante la quale è rimasto ferito il deputato di Leu e consigliere comunale, Stefano Fassina, che ha riportato un trauma toracico da compressione e 20 giorni di prognosi.
Secondo Gabrielli “altri non avrebbero dovuto consentire che si arrivasse a quel punto e che il delegato dell’assessore avrebbe dovuto avere maggior cautela nel chiedere l’intervento della polizia per entrare in una circostanza nella quale forse se non fosse entrato non avrebbe creato quanto successo dopo”. Intanto la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta in relazione alla vicenda al momento senza indagati e ipotesi di reato.
I fatti appaiono piuttosto lineari: la manifestazione dei lavoratori di Roma Metropolitane in sciopero per protestare contro la decisione della Giunta Raggi di mettere in liquidazione la società, era autorizzata fino alle 18.00. Pochi minuti prima della scadenza del permesso, Fassina insieme ai consiglieri del Pd, Giulio Pelonzi, Ilaria Piccolo e Giulio Bugarini e ai sindacalisti Natale Di Cola (Cgil) e Alberto Civica (Uil) chiedono ai manifestanti di allontanarsi e si preparano a mettersi davanti il portone di ingresso della Società stretti a cordone. 
In quel momento - stando al racconto di Giulio Pelonzi - “il dirigente della Questura chiede al delegato del Campidoglio se è necessario il suo ingresso nella sede di Roma Metropolitane”. Alla risposta affermativa del rappresentante del Comune, i poliziotti intervengono per aprire a forza il cordone. Ne nasce un parapiglia che vede Fassina e Pelonzi avere la peggio: ambulanza, ospedale e attestazioni di solidarietà anche dall’altra parte politica, Fratelli d’Italia con Andrea De Priamo
Gabrielli aggiunge: “Credo che chi manifesta deve sempre porsi nella condizione di manifestare pacificamente il proprio pensiero. E di non considerare i poliziotti e i carabinieri dei punching ball. Questo è un Paese nel quale si è ritenuto che sputare a un poliziotto sia un comportamento di tenue gravità. Io credo che non sia così. Chi veste una divisa e chi rappresenta un’istituzione, credo che dovrebbe essere portatore di un rispetto non solo per la persona ma anche per quello che rappresenta”. 
Per Fassina la questione deve rimanere su un “terreno politico. il ministro dell’Interno, Lamorgese, si è impegnata a rispondere all’interrogazione che abbiamo presentato alla Camera e al Senato e attendiamo la sua risposta. È evidente che c’è stata una indisponibilità da parte dell’Assessore ad avere un minimo di dialogo con i lavoratori. Lemmetti si comporta come il padrone di Roma. Ho grande stima per il capo della Polizia, ma mi chiedo se non si poteva provare a dialogare; se di fronte al diritto del delegato dell’assessore di entrare non si dovesse tenere in considerazione anche il diritto di manifestare di lavoratori che perdono il posto di lavoro, diritto sancito anche dalla Costituzione”.

venerdì 4 ottobre 2019

ROMA METROPOLITANE, RAGGI: "LIQUIDAZIONE", OPPOSIZIONI: "DIMISSIONI"


Un’ora e mezza o poco più che il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha dedicato ad illustrare al Consiglio comunale la situazione drammatica di Roma Metropolitane, la società strumentale di proprietà del Campidoglio per conto del quale progetta infrastrutture di mobilità, dalle metropolitane alle piste ciclabili, dalle amate (dai grillini) funivie alle linee tranviarie.
Una società che, dal 2013, è andata incontro a un andamento economico a singhiozzo e che, dal 2016 - anno di avvento della Raggi e dei grillini a Palazzo Senatorio - è senza bilanci: sono iniziate le procedure per il fallimento e in bilico ci sono 150 posti di lavoro, quasi tutti di alta specializzazione (ingegneri e architetti).
Ieri, in Aula, la prima parte della seduta è stata dedicata al caso Roma Metropolitane con il Sindaco che ha esordito ribadendo che “Le opere infrastrutturali in realizzazione o progettazione come la Metro C vanno avanti e non sono a rischio. La società Roma Metropolitane continuerà a svolgere il ruolo di stazione appaltante, tutte le opere già affidate andranno avanti e lo stesso le progettazioni”. Che Roma Metropolitane rimanga stazione appaltante non è esattamente una concessione benigna ma una previsione di legge: per cambiare stazione appaltante occorre un provvedimento apposito del Ministero delle Infrastrutture e uno statuto societario specifico. Inoltre, la stazione appaltante fa anche da schermo per le cause: solo sulla Metro C ci sono vecchi contenziosi e, visto il prossimo tombamento delle talpe a piazza Venezia, nuove potenziali ricorsi in vista. Cause che vengono fatte contro la stazione appaltante che, quindi, “protegge” il Campidoglio e i suoi bilanci. 
La Raggi ha aggiunto: “Roma Metropolitane non è in equilibrio né gestionale né finanziario e negli anni sono state necessarie ripetute immissioni di denaro pubblico: ogni anno la società brucia sei milioni di euro” E ha spiegato che il Campidoglio intende procedere lungo la strada della “liquidazione controllata” e, riguardo i lavoratori, ha chiarito: “sono aperte tutte le ipotesi per garantire il futuro dei lavoratori senza escludere la possibile ricollocazione in altre società del gruppo Roma Capitale”. Ovviamente, per la Raggi che governa Roma da oltre 3 anni, la colpa è delle passate Amministrazioni: “stiamo semplicemente rimediando ai disastri che ci hanno lasciato”. 
Le opposizioni si sono scatenate, supportate da un nutrito numero di lavoratori di Roma Metropolitane. Accorato l’intervento di Ilaria Piccolo (Pd): “La domanda che vi faranno è: “Il socio ha fatto tutto quello che doveva per evitare la liquidazione?”. A noi risulta che non sia stato fatto. La scelta di andare in liquidazione non è colpa del passato, è una scelta vostra”. 
E, mentre il capogruppo della Lega in Campidoglio, Maurizio Politi, ha depositato una mozione di sfiducia al Sindaco, Davide Bordoni, capogruppo di Forza Italia, esprime forte preoccupazione per il futuro: “Non possiamo azzerare il know-how acquisito con l'esperienza dei lavoratori”. Durissima Cristina Grancio, ex grillina ora nel Gruppo Misto: “Questa amministrazione deve andare a casa perché si dimostra incapace di dare risposte ad una città che soffre”.




sabato 7 settembre 2019

TUTTI D'ACCORDO: UNA LEGGE SPECIALE PER ROMA CAPITALE


Il ritornello è a una sola voce: i poteri speciali per Roma Capitale. Ed è a una sola voce, più o meno, anche l’idea specifica: dotare il Campidoglio di poteri legislativi e autonomia ai Municipi. Ovvero, di fatto, fare di Roma una Regione a tutti gli effetti, magari pure speciale, con poteri finalmente adeguati al ruolo di Capitale e fondi diretti (e abbondanti). Sono d’accordo i 5Stelle - dopo il lungo letargo iniziale in cui di poteri non se ne voleva sentir parlare - il Partito Democratico e pure Forza Italia e Fratelli d’Italia che, pure, col nuovo governo rosso-giallo nulla hanno a che fare. Anzi, FdI, per bocca del capogruppo, Andrea De Priamo, rivendica la primogenitura di un consiglio straordinario dedicato e FI (Davide Bordoni) che Berlusconi e Tajani abbiano già parlato della governance di Roma nella consultazioni con il premier, Giuseppe Conte. 
Il problema del governo cittadino è centrale e primario - spiegano il capogruppo Pd, Giulio Pelonzi, e la consigliera dem Giulia Tempesta - e con esso quello dei finanziamenti alla città”. Analoga la posizione dell’ex capogruppo M5S, Paolo Ferrara: “I poteri sono fondamentali altrimenti rischiamo di far rimanere la città comunque sempre impantanata. E con i poteri servono i finanziamenti”. 
Berlino - gli fa eco Marco Palumbo (Pd) - riceve un fondo perduto annuale di 300 milioni di euro solo per il trasporto pubblico”.
Il problema, però, è serio: dall’inizio degli anni ’90, con la scomparsa dei finanziamenti perla vecchia legge per Roma Capitale, il Campidoglio ha dovuto far fronte con i bilanci ordinari a tutta una serie di funzioni - Ministeri e Governo, Ambasciate, Santa Sede, manifestazioni, mobilità - che hanno finito per squilibrare i conti. I famosi 12 miliardi e spicci di euro di debito hanno molti padri ma una sola madre: la fine del finanziamento statale a Roma Capitale. 
Io credo - aggiunge ancora Palumbo - che il Governo potrebbe comunque dare un segnale forte a Roma: l’assegnazione a un sottosegretario di una delega speciale per la Capitale che, per troppo tempo, anche dai governi di sinistra, non è mai stata tenuta nella giusta considerazione”.
Per Ferrara, oltre i poteri per la città, il Governo deve riservare un’attenzione speciale al litorale: “Siamo l’unica Capitale che ha un proprio mare eppure se si pensa Roma non è certo alla spiaggia che si fa riferimento. E questo a Ostia sta riaccendendo troppe pulsioni secessioniste”.
Siamo alla vigilia del 150esimo anniversario di Roma Capitale - puntualizza Pelonzi - e credo sia giunto il momento di mettere mano seriamente a questa riforma”. Che, però, per farla seria, richiede una modifica della Costituzione con la creazione di una nuova Regione, Roma. Il che significa doppia votazione per ciascuna Camera a un intervallo minimo di 3 mesi e maggioranza qualificata in entrambi i rami del Parlamento per evitare l’ennesimo referendum che, come i precedenti, rischierebbe di morire per mancanza di quorum. 
C’è anche chi lascia gli aspetti normativi da parte e si concentra su temi più concreti: Ilaria Piccolo (Pd) si aspetta un maggior impegno per le infrastrutture e Angelo Diario (M5S) per gli impianti sportivi “patrimonio enorme di questa città”.

giovedì 8 agosto 2019

PER AMA BILANCIO 2017 IN ROSSO DA 136 MILIONI


A due terzi dell’anno di grazia 2019, il Consiglio di Amministrazione di Ama vara, finalmente, il bilancio 2017. Che ora dovrà essere ratificato dal Comune, adempiendo, per altro in ritardo e parzialmente, a una delle varie incombenze previste nell’ordinanza Zingaretti sui rifiuti: manca ancora il bilancio 2018.
Per il 2017 il bilancio è in passivo per 136 milioni di euro grazie all’artificio contabile di una provvidenziale e sostanziosa svalutazione del valore del Centro Carni
La nota diffusa da Ama lascia i dati importanti in fondo, casualmente quelli negativi: “le perdite, pari a circa 136milioni di euro, derivano in massima parte dalla rettifica del valore (dai 137 milioni stimati del 2009 agli attuali 31,5 milioni di euro) del complesso del Centro Carni comunicato ad Ama dalla società di gestione del fondo immobiliare, proprietario dell’asset, istituito dieci anni fa per la valorizzazione dello stesso”.
Ama graziosamente ci fa sapere che “il valore della produzione è pari a oltre 810milioni di euro e il margine operativo lordo si attesta al 15,9% del valore della produzione. Migliora sensibilmente e ulteriormente, per ben 57 milioni, la posizione finanziaria netta dell’azienda”, visto che i debiti finanziari sono scesi di 57 milioni di euro e quelli verso i fornitori sono diminuiti di 9 milioni rispetto al 2016, fermandosi a quota 141 milioni. Infine, il patrimonio netto dell’Azienda si attesta a “circa 134 milioni di euro”.
Facendo i conti, quindi, la gestione Bagnacani - cui fa riferimento questo bilancio - è totalmente positiva: senza la svalutazione dell’ultimo secondo del Centro Carni e i famigerati 19 milioni di crediti cimiteriali, casus belli con il Campidoglio, il bilancio sarebbe stato in saldo attivo. 
Dato che non sfugge alle opposizioni. Scrive Andrea De Priamo, capogruppo Fratelli d’Italia: “Adesso scopriamo che, misteriosamente, la passività dell’azienda non è più legata alle spese cimiteriali ma al Centro Carni, impianto che è un’eccellenza nella Capitale. L’obiettivo dell’assessore al Bilancio Lemmetti di approvare un bilancio Ama in perdita, e quindi aprire all’ingresso dei privati in azienda, è comunque centrato. La Giunta Raggi probabilmente non è mai stata interessata a rilanciare la municipalizzata dei rifiuti – e le girandole ai vertici dell’Ama così come l’emergenza di questi mesi in città ne sono la conferma – e non vorremmo che il disegno grillino portasse alla svendita delle aziende capitoline”.
Dal Partito Democratico, il capogruppo, Giulio Pelonzi e la consigliera Ilaria Piccolo, rimarcano proprio la strana “voragine ben più ampia del contenzioso sui 18 milioni che il comune per un anno e mezzo non ha voluto riconoscere alla sua azienda. Anziché pretendere una gestione sana dell'azienda, il Campidoglio sembra aver fatto del tutto per definire una situazione al limite del disastro.O il Cda guidato da Bagnacani ha preso un abbaglio, o chi ha sottoscritto un bilancio con una passività di 136 milioni di euro è venuto a conoscenza di altra documentazione cui il precedente CdA era stato tenuto all'oscuro.Sul nuovo documento contabile dell'azienda capitolina e su altri interrogativi il CdA di Ama, l'assessore Lemmetti e Giampaoletti saranno chiamati in audizione nella commissione Trasparenza” che i Dem hanno richiesto.
E se il forzista Davide Bordoni lamenta la nuova crisi rifiuti a Ostia - con Ama che smentisce senza smentire - i sindacati festeggiano le nuove assunzioni promesse dalla Raggi in cambio della pace sociale: “Dopo più di dieci anni di blocco, abbiamo firmato un accordo che prevede 350 nuove assunzioni".

venerdì 26 luglio 2019

CINQUE ANNI PER IL PONTE DEI CONGRESSI (SE VA TUTTO BENE)


Se tutto andrà bene, fra 5 anni, nel 2024, avremo il Ponte dei Congressi costruito. Almeno nel primo lotto. E sempre se non ci saranno ulteriori problemi come ricorsi e prescrizioni. Un quinquennio è la previsione fatta da Roberto Botta, ingegnere, vicedirettore generale del Comune e, soprattutto, capo del Dipartimento Lavori pubblici che, intervenendo alla seduta della Commissione Lavori pubblici, convocata oggi su richiesta delle opposizioni, in particolare di Ilaria Piccolo (Pd), ha spiegato il progetto, le sue ricadute, costi e tempistiche.
Appena sfiorata - e prudentemente subito accantonata - l’interazione del Ponte con il progetto Stadio della Roma di Tor di Valle.
Il Ponte dei Congressi nasce nel 2000, con un concorso di progettazione internazionale, e il progetto prevede di costruire un ponte con tre corsie per le auto e due piccole complanari per bici e pedoni, che colleghi l’autostrada Roma-Fiumicino con la via del Mare/Ostiense all’altezza di viale Isacco Newton. Una volta realizzato il ponte sul Tevere, verrebbe modificata l’intera circolazione stradale della zona: chi viene dall’aeroporto in direzione centro, dovrebbe uscire obbligatoriamente sul Ponte dei Congressi per prendere poi la via del Mare finendo per riconnettersi sull’autostrada al Ponte della Magliana. Al contrario, chi viene dal centro in direzione Fiumicino, userebbe il Ponte e il Viadotto della Magliana che diventerebbero a tre corsie a senso unico ad uscire da Roma. 
Il progetto, quindi, nel suo complesso prevede due lotti: la costruzione del Ponte dei Congressi  e l’unificazione della via del Mare/Ostiense per il primo lotto e il totale rifacimento del Ponte e del Viadotto della Magliana per il secondo.
Al momento, di finanziato c’è solo il primo lotto con progettazione definitiva avanzata: 172 milioni in totale, di cui 145 messi dal Governo (Renzi) e 28 a carico del Campidoglio per la viabilità accessoria da coprire con un mutuo che, però, verrà attivato solo dopo gli appalti. Per il secondo lotto, si è a mala pena alla progettazione preliminare, mancano i calcoli sui costi e, ovviamente, le relative forme di finanziamento.
Per il primo lotto, la tempistica ipotizzata dal Comune prevede quattro anni di tempo per i lavori più un altro anno e mezzo (almeno) di burocrazia: tre mesi per la validazione del progetto definitivo, poi la gara d’appalto per trovare il General Contractor che dovrà redigere la progettazione esecutiva, fare gli appalti, anticipare la quota di 28 milioni di competenza del Comune e, costruire il tutto.
Diciannove anni di progetti e disegni che hanno visto quattro Conferenze di Servizi (preliminare interna e esterna, decisoria interna ed esterna), due passaggi al Consiglio Superiore dei Lavori pubblici e, stando alle affermazioni di Botta, centinaia e centinaia di prescrizioni che hanno reso lentissimo l’iter approvativo. Solo per un ponte che è entrato anche dentro la vicenda Stadio della Roma. E se ieri, in Commissione, la presidente Alessandra Agnello (5Stelle) ha tentato di attenuare il legame fra i due progetti, ci ha pensato la consigliera Piccolo a sottolineare come il lacciuolo l’abbia legato la Raggi inserendo il Ponte dei Congressi nella delibera di Pubblico interesse sullo Stadio. 
E, a questo punto, emerge la netta discrepanza sui tempi: se anche il cronoprogramma quinquennale del Campidoglio per il Ponte dei Congressi fosse rispettato al minuto (e già sarebbe un miracolo), ci sono almeno due anni in cui, ipotizzando lo “scioglimento” dei nodi ancora aperti anche semplicemente entro il 2019, lo Stadio della Roma di Tor di Valle potrebbe essere aperto e funzionante senza né il Ponte di Traiano, cassato da Berdini e dalla Raggi, né quello dei Congressi. 
Rendering 1: nella parte bassa il futuro nuovo Ponte dei Congressi che si innesta sulla via del Mare/Ostiense unificata e, sullo sfondo, il Ponte della Magliana che sarà ristrutturato. Entrambi i ponti saranno a senso unico: Magliana per uscire da Roma e Congressi per entrare in città creando l'"effetto rotatoria".
Rendering 2: diverse viste del futuro Ponte dei Congressi



Rendering 3: Il futuro Ponte dei Congressi sarà dotato di illuminotecnica scenografica notturna

venerdì 18 gennaio 2019

RIFIUTI; NESSUN PROGETTO PER IL TMB SALARIO, SOLO UNA TESI DI LAUREA


Lo scorso lunedì sera, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, aveva postato sulla propria pagina facebook un bel rendering sul futuro del TMB Salaria, andato a fuoco lo scorso 11 dicembre e da allora chiuso ma ugualmente maleodorante. 
Al netto della mancanza di un reale progetto con relativo piano economico-finanziario dell’opera, l’agenzia di stampa Dire scopre che il bel disegno è la tesi di laurea, datata 2006, di un ingegnere edile dipendente di Ama, Giovanni Sulis
Quando, nel 2004, iniziarono i lavori per la costruzione del TMB Salario (ultimati intorno al 2008), Sulis faceva parte dello staff della direzione lavori come studente-lavoratore e cominciava a immaginare come sarebbe potuta diventare quell'area un domani. La tesi di laurea, risalente al 2006, gli ha permesso di dare un senso pratico all'idea, anche con l'elaborazione del rendering (a corredo del documento) per la trasformazione dell'area e dello stabilimento.
"Quando ho appreso dell'incendio che ha compromesso gravemente la struttura, ho provato un grande dispiacere - ha raccontato Sulis - e mi è sembrato giusto, data la necessità per la mia azienda di intervenire nuovamente su quella proprietà, di riproporre ai miei superiori il progetto di riconversione architettonica che avevo nel cassetto. Il mio voleva essere un contributo utile, come tecnico che si sente parte della sua azienda e come cittadino. Per questo sono felice che sia stato apprezzato anche in Campidoglio e dalla sindaca". 
Neanche a dirlo, le opposizioni si sono immediatamente scatenate. Per Andrea De Priamo, capogruppo Fratelli d’Italia, “Riteniamo meritorio il lavoro di questo dipendente ma fa sorridere che la Raggi ed il presidente dell'Assemblea capitolina De Vito lo abbiano pubblicato con enfasi neanche fosse un progetto ufficiale dell'Amministrazione. Perché non hanno sentito il dovere di informare sulla reale fonte di quel disegno?”.
Per le Pd, Valeria Baglio e Ilaria Piccolo: “Spacciare il progetto di un bravo ingegnere senza farne menzione, e farlo apparire come una soluzione predisposta in funzione della chiusura dell'impianto è disonesto e rende ancora meno credibili le intenzioni della giunta Raggi. La sindaca faccia ammenda, renda merito all'ingegner Sulis. Roma non si governa con i copia-incolla”.

martedì 2 ottobre 2018

PIÙ SOLDI PER I GIORNALISTI DELLA RAGGI



Questo aumento sa davvero di ridicolo”: non è tenera Ilaria Piccolo, consigliera Dem all’Assemblea capitolina che denuncia: “Quattro dell’Ufficio stampa della Raggi avranno un consistente aumento di stipendio. La mancata approvazione del bilancio consolidato ha fatto scattare il blocco delle assunzioni ma la maggioranza trova comunque il modo di accontentare i suoi fedelissimi e, con la scusa di aumentarne le mansioni, rivede al rialzo gli emolumenti di 4 membri dello staff addetti alla comunicazione della Raggi”, spiega la Piccolo.
I quattro, tutti giornalisti, in servizio presso l’Ufficio Stampa centrale che si occupa della comunicazione stampa del Sindaco, Virginia Raggi, in realtà hanno un contratto (e stipendio) non giornalistico. 
Pur essendo, appunto, tutti giornalisti e occupandosi di comunicazione, sono tutti stati assunti con contratto di segreteria politica, il tutto nel più totale silenzio dell’Ordine dei Giornalisti. Alcuni sono entrati come staff degli assessori - chi dell’Assessore alla Mobilità, chi al Bilancio - e sono stati, poi, spostati all’Ufficio centrale, con una nuova delibera e un nuovo contratto. Altri, sono entrati direttamente nello staff centrale, chi avendo seguito la campagna elettorale e chi per occuparsi delle “apparizioni” radio e tv della Raggi. 
All’Amministrazione, fino a oggi, costavano, delibere alla mano, 44.892 euro lordi ciascuno all’anno, per un totale di poco inferiore ai 180mila euro annui. 
Secondo la Piccolo, gli aumenti sarebbero se non un raddoppio vero e proprio qualcosa che gli si avvicina molto
Secondo Radio Campidoglio, invece, l’incremento sarebbe più contenuto, solo 10mila euro lordi l’anno. In ogni caso si tratta di un aumento di spese per il Comune che andrebbe dai 220mila euro annui (se solo di 10mila euro) fino ai quasi 360mila se, al contrario, fosse vera l’ipotesi raddoppio. 
A motivare questo “premio” sarebbe un incremento delle competenze: in sostanza, di qui a breve, questi quattro dovranno anche occuparsi della comunicazione istituzionale dei Municipi attraverso il portale capitolino. Sarà davvero curioso e interessante vedere l’ufficio stampa centrale del Sindaco che invia i comunicati stampa dei presidenti dei Municipi in quota Pd, il I con la Alfonsi, il II con la Del Bello, il III con Caudo; più l’VIII con Ciaccheri, indipendente di sinistra. 
Anziché aumentare il costo delle consulenze, non sarebbe più saggio ed economico - dice ancora la Piccolo - far funzionare meglio l’ufficio stampa istituzionale di Roma Capitale? Roma affonda, tra bilanci non approvati, bandi non aggiudicati, lavori che non decollano. Ma due soldi per gli amici si trovano sempre. Presenteremo un’interrogazione alla sindaca e al Delegato per le Politiche del Personale Antonio De Santis per avere delucidazioni nel merito". 
Sul portale istituzionale le delibere ancora non sono state pubblicate ma è questione di giorni, sempre stando a Radio Campidoglio, a meno che la Raggi non ci ripensi. «Apprendiamo preoccupati della polemica in atto sui compensi dello staff addetto alla comunicazione della Raggi. Se confermate - afferma il presidente nazionale di Assotutela, Michel Emi Maritato - sarebbe una scelta amministrativa fuori luogo e insensata, pagata come sempre dai cittadini e che andrebbe a pesare su un bilancio comunale già in forte difficoltà. Sollecitiamo dunque il Campidoglio a uscire dal silenzio istituzionale sulla vicenda, altrimenti saremo costretti ad approfondire il caso, vagliando la possibilità di presentare un esposto alla Corte dei Conti».

mercoledì 19 settembre 2018

ATAC: DIMINUISCE IL SERVIZIO MA AUMENTANO I SOLDI IN CASSA


Il dato è duplice: il servizio di trasporto offerto all’utenza diminuisce ma, in compenso, nelle casse di Atac ci sono più soldi
È stato il presidente dell’Azienda di trasporto, Paolo Simioni, a illustrare lo stato dell’Azienda in una conferenza stampa insieme al sindaco di Roma, Virginia Raggi.
Atac chiude il primo semestre 2018 con un risultato in attivo di 5,2 milioni e un margine operativo lordo in aumento, a circa 42 milioni. 
Contemporaneamente: “Dagli 89 milioni di chilometri percorsi nel 2016 siamo passati agli 86 del 2017, stimiamo dunque che l’invecchiamento dei mezzi produca un 3% medio di diminuzione in termini di chilometri fatti", ha detto Simioni che, sui soldi aggiunge: “È la prima volta nella storia che Atac può vantare un utile netto di 5,2 milioni e un margine operativo lordo di 42 milioni, in crescita rispetto ai 35 milioni dell’anno scorso”.
Ovviamente, da una parte c’è il coro e le fanfare di giubilo, dall’altro quelle negative. 
"Sono soddisfatta - ha dichiarato la Raggi - qualcuno avrebbe preferito che Atac sparisse dalla faccia della terra. Quando abbiamo preso l’azienda era in uno stato comatoso ma noi abbiamo sempre pensato che Atac potesse essere risanata per diventare un fiore all’occhiello”. 
"Siamo fermi al libro dei sogni. Unico dato reale è la perdita di 3 milioni di chilometri in un anno, dovuta ai bus troppo vecchi. Un risultato pessimo", punta il dito la consigliera comunale dem Ilaria Piccolo. E la collega della lista Roma Torna Roma, Svetlana Celli, rincara: "Assistiamo da mesi a bus che prendono fuoco per mancata manutenzione, a gare per nuovi bus che vanno deserte. Dopo 27 mesi da questa amministrazione pretendiamo un cambio di passo”.
La cartina di tornasole sarà l’arrivo dei nuovi bus acquistati tramite la partecipazione diretta del Campidoglio a una gara nazionale gestita da Consip. 
Secondo Simioni: ”I 227 bus acquistati tramite la piattaforma Consip cominceranno ad arrivare da aprile 2019. È in lavorazione il revamping di 60 bus elettrici e questo vuol dire che si può cominciare a vedere l’ingresso di questi mezzi elettrici in strada da maggio in poi. Noi poi acquisteremo, a valere sugli anni 2020-21, un’ulteriore tranche da 250 bus in più. Poi il Comune ha fondi per 180 ulteriori bus con disponibilità extra Consip". 
Una battuta il Sindaco la riserva anche al referendum sulla liberalizzazione del trasporto pubblico, promosso dai radicali, e che si terrà, nel più totale silenzio proprio del Campidoglio, il prossimo 11 novembre: “Il referendum ha valore consultivo, qualunque sarà il risultato ne terremo conto per migliorare sempre di più. La nostra sfida è quella di dire che Atac può invece essere efficiente come il privato e restando pubblica”.
La replica dei Radicali è affidata a Riccardo Magi: “Virginia Raggi è senza pudore. L’amministrazione M5s fa della democrazia diretta una bandiera, ma solo a parole. Lei ha un unico obiettivo: che non si ottenga il quorum del 30% per poter dire che così i romani si sono espressi. Dovrebbe essere lei e la sua amministrazione ad informare di questo appuntamento, invece fa come se non esistesse a circa un mese dalla data dell’11 novembre”.
Intanto, sulla vicenda del biglietto maggiorato a 2 euro in vendita a bordo del bus con tornello, scende in campo la Lega: “Una scelta intrapresa autonomamente dal Campidoglio quando l'ente competente per le tariffe è la Regione Lazio”.

venerdì 17 novembre 2017

CAOS SULLE STRISCE BLU


Reazioni ufficiali da parte dell’Amministrazione Raggi non ce ne sono state segno evidente che l’annuncio della nuova delibera sulla sosta tariffata anticipato a Il Tempo dal presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno, non è certo una sorpresa.
Sulla rete i commenti sono nella quasi totalità negativi: per uno che sostiene le idee dell’Amministrazione grillina altri nove esprimono ben più che scontento. Si va da un ironico “ma nel garage posso sta’ tranquillo o me le mettono (le strisce blu, ndr) pure là” ad un più concreto “mi sembra solo un modo di spillare soldi”. O, ancora: “poi metterei anche gli autovelox in città”, “sta imparando a fare il sindaco, dopo le strisce blu, gli autovelox per fare cassa, poi cambio di limite di velocità ogni 4 o 500 metri”. 


Insomma, i romani non hanno accolto bene l’idea di allargare le aree soggette a sosta tariffata; incrementarne il costo fino a 3 euro; includere nelle strisce blu (calmierate a 50 centesimi) anche gli ospedali; cancellare, almeno in alcune zone, tanto il mini abbonamento da 4 euro per 8 ore di parcheggio quanto la riserva del 20% di posti auto gratuiti e ridurre a una sola le due targhe esentate dal pagamento per nucleo familiare residente. 


Anche la politica non lascia passare sotto silenzio le idee dell’Amministrazione capitolina. "Quando c’è da mettere le mani nelle tasche dei romani i 5 Stelle sono sempre i primi, ma in materia di trasporto pubblico in 17 mesi hanno fatto solo danni”, dice il capogruppo di Fratelli d’Italia in Campidoglio, Fabrizio Ghera, che aggiunge: è “un modo per fare cassa e colpire i cittadini”. Gli dà manforte il collega di partito, Andrea De Priamo, vicepresidente del Consiglio comunale: “Se davvero i grillini tradurranno gli annunci dell'assessore ombra alla Mobilità Enrico Stefàno in atti concreti siamo pronti ad una grande battaglia alla quale chiameremo i cittadini indignati”. Anche il Pd fa sentire la sua voce: “Allargare le strisce blu su quasi tutta Roma troverebbe una ratio solo se in questi due anni il trasporto pubblico fosse migliorato”, afferma la consigliera comunale Ilaria Piccolo che ricorda come anche Marino tentò un’operazione simile “cui il TAR si oppose bocciando le modifiche proposte”.

E le strisce blu romane approdano anche alla Camera, con la vice capogruppo della Lega, Barbara Saltamartini che dice: “Cara Raggi, se le metti noi le cancelliamo. È assurdo che dopo lo zero fatto fino ad oggi, la Raggi si svegli per varare un provvedimento che è una stangata per i romani. Ennesima conferma che Pd e M5S sono uguali, sempre pronti a fare cassa con i soldi dei romani”.



In origine fu la sentenza 218 del maggio 2008 del Tar: Gianni Alemanno era diventato sindaco di Roma esattamente da un mese e da soli 11 giorni aveva nominato la sua Giunta dove l’avvocato Sergio Marchi ricopriva il ruolo di assessore alla Mobilità. Il 28 maggio si abbatté la sentenza del Tribunale amministrativo che annullava parzialmente la vecchia delibera Veltroni 104/2004 che allargava le strisce blu a dismisura. 
E il Comune non fece ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza. 
Per cui la sentenza divenne definitiva stabilendo che sono necessari “studi con dati obiettivi” per stabilire che “il numero dei parcheggi sia commisurato al fabbisogno effettivo”, rispettando le “esigenze dei residenti”. Inoltre, il Tar ritenne “illegittima la violazione, da parte dei Comuni, dell'obbligo di istituire zone di parcheggio gratuito e libero in prossimità di aree in cui è vietata la sosta o previsto il parcheggio solo a pagamento”.

Non ricorrere al Consiglio di Stato fu una mia decisione”, racconta oggi l’ex sindaco, Gianni Alemanno. “Io decisi di cavalcare questa sentenza del Tar per ridisegnare completamente il sistema della sosta tariffata su strada”.
E fu la Giunta Alemanno, infatti, a varare l’attuale sistema che, dal 2008, ha resistito già al tentativo di Ignazio Marino di cambiarlo. Un tentativo che si è infranto, di nuovo, sui Tribunali Amministrativi.
L’idea che il presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno, ha annunciato non tiene conto che dalla crisi economica ancora non siamo fuori e che non sarebbe un modo per privilegiare il trasporto pubblico ma solo uno schiaffo in faccia ai romani. Le cosiddette aree di pregio altro non sono che le vie dello shopping e degli uffici: la maggioranza delle auto che vi sostano sono dei commessi e degli impiegati che, magari, vengono dall’estrema periferia della città dove non ci sono adeguati mezzi pubblici. Aumentare il costo orario delle strisce blu e cassare il mini abbonamento da 4 euro per 8 ore di sosta significa colpire queste categorie, far pagare loro un costo extra per andare a lavorare. Noi saremo in piazza a guidare la rivolta” afferma ancora Alemanno.

Dopo la sentenza del Tar, le strisce blu rimasero sospese in città per 110 giorni fino al 15 settembre. Con le immancabili polemiche: l’allora opposizione di centrosinistra che accusava l’Amministrazione Alemanno di insensibilità, di favorire il traffico e danneggiare l’ambiente e, soprattutto, di danno erariale per i mancati introiti.

Anche la Corte dei Conti mi mise sotto indagine - racconta l’ex Sindaco - per danno erariale. Ovviamente sono stato assolto e l’inchiesta archiviata. E, ovviamente, in quei mesi sono stato sottoposto a una forte pressione mediatica della sinistra che sosteneva una sorta di lotta fra il trasporto pubblico e quello privato. Il Movimento 5Stelle, con questa idea delle strisce blu in tutta Roma, eredita questa contrapposizione per altro fondata sul falso assioma che il trasporto privato finisce per ostacolare quello pubblico. Il problema continua a essere che si ricorre al trasporto privato proprio perché quello pubblico è inefficiente”.


A questo punto, secondo Alemanno, “I 5Stelle devono dotare Roma di un sistema di trasporto pubblico efficiente prima di mettere mano alle strisce blu che devono rimanere così come sono. L’unica strada percorribile è quella, con le opportune verifiche, di costruire parcheggi sotterranei”.


La sentenza del Tar dice che nessuna modifica alla regolamentazione delle strisce blu nella capitale potrà essere adottata senza la partecipazione degli utenti”. In una nota il Codacons rivendica il suo diritto ad essere coinvolto nelle decisioni sulla tariffazione della sosta: “è stato riconosciuto dal Consiglio di Stato parte nei procedimenti relativi alla definizione dei parcheggi a pagamento di Roma, dopo i ricorsi vinti dall'associazione che portarono sotto la giunta Alemanno alla cancellazione di tutte le strisce blu nella capitale”.
E il Comune farebbe bene a pensarci, visto che fu proprio un ricorso del Codacons, accolto dal Tar, contro la delibera Veltroni 104/2004, a determinare il cataclisma del 2008 che portò il sindaco Alemanno a riformare la sosta tariffata inserendo la quota del 20% dei posti anni gratuiti e il mini abbonamento da 4 euro per 8 ore di parcheggio, entrati nel mirino della futura “riforma Raggi”. 
E Carlo Rienzi, presidente del Codacons, a Il Tempo dice: “Noi abbiamo la titolarità a discutere con l’Amministrazione comunale e siamo pronti a confrontarci con il sindaco, Virginia Raggi, l’assessore alla Mobilità, Linda Meleo, e il presidente della Commissione, Enrico Stefàno. Prima, però, va interrotta la tolleranza della Polizia Municipale verso la sosta davanti i cassonetti, in doppia e tripla fila. Il Codice della Strada va fatto rispettare, questo prima ancora di tutto. E, in ogni modo, le strisce bianche non si possono eliminare. Anche perché non è vero che aumentare il costo della sosta si traduce in meno macchine in centro: significa solo che in centro finiscono per entrare solo quelli che possono permetterselo”.
E, infatti, la nota del Codacons ribadisce ufficialmente: “Il Sindaco Raggi e il consigliere Stéfano devono convocare il Codacons e far partecipare l'associazione alla definizione della nuova delibera, in rappresentanza dei cittadini romani. In nessun caso sarà possibile eliminare i parcheggi gratuiti perché ciò contrasterebbe con le norme del Codice della Strada, e anche eventuali incrementi tariffari dovranno essere decisi quartiere per quartiere, attraverso una dettagliata istruttoria che individui le zone con particolari criticità sul fronte del traffico e della viabilità”.
Ancora Rienzi: “Le norme che regolano le strisce blu, Codice della Strada, circolari del Ministero dei Trasporti, regolamenti comunali, sono piuttosto stringenti. Qualsiasi delibera che non terrà conto di ciò e che non prevederà la presenza del Codacons alla sua redazione, sarà impugnata al Tar del Lazio e verrà annullata esattamente come le precedenti”. 



La riforma del sistema della tariffazione della sosta, anticipata a Il Tempo dal presidente della Commissione Mobilità del Campidoglio, il grillino Enrico Stefàno, contempla la possibilità che nella futura nuova delibera quadro che ridisegna il sistema dei parcometri, possano essere cancellati due elementi introdotti dalla Giunta Alemanno in seguito alla sentenza del Tar del 2008. Il primo è il mini abbonamento da 4 euro: inserendo tutti insieme 4 euro nel parcometro, viene consegnato dalla macchinetta un tagliando valido 8 ore consecutive. Il secondo elemento è la riserva del 20% dei posti auto “bianchi”, cioè gratuiti. Alemanno li istituì con due criteri: il primo la diffusione sul territorio, cioè evitare la concentrazione di questi stalli gratuiti tutti insieme ma sparpagliarli sulle strade. Secondo criterio: le auto possono sostare, con il disco orario, solo tre ore. Poi sarebbero obbligate ad andarsene.
La cancellazione di questi due elementi più la riduzione da due a una sola targa per nucleo familiare esentata dal pagamento del parcometro, potrebbe comportare per i romani un aggravio assai consistente delle spese da sostenere.
Non bastassero il bollo di circolazione (la tassa di possesso) e l’assicurazione, in città si rischierebbe di dover ricorrere a un garage privato - altissima la probabilità che possano aumentare vertiginosamente i costi che oggi oscillano per vettura fra i 100 euro fino anche a 250 euro in alcune zone di pregio e prive di posti auto su strada - oppure alla necessità di dover pagare l’abbonamento mensile. Settenta euro, tanto è il costo per poter parcheggiare la propria auto in strada, sulle strisce blu, senza il rischio di beccarsi una multa di 41 euro se non si paga e di quasi 29 se è scaduto il ticket del parcheggio. 

Settanta euro al mese per ogni veicolo oltre il primo: un totale di 840 euro annui, praticamente il costo di un’assicurazione (neanche troppo a buon mercato). 
Difficile quantificare le alternative: le strisce blu sono attive dalle 8 di mattina praticamente tutte, fino alle 18, alle 19, alle 20, alle 23 o anche alle 3 di notte, a seconda delle zone e dei quartieri, più o meno tutti i giorni, con l’esclusione della domenica. Tranne alcune aree all’interno della Ztl a 1,20 € l’ora, il costo è di 1 euro ogni 60 minuti. Coprire integralmente il costo massimo con i ticket potrebbe arrivare a costare anche circa 5mila euro l’anno. Una cifra improponibile.