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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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domenica 10 febbraio 2019

REGIONALI IN ABRUZZO CROCEVIA PER PD, FORZA ITALIA E 5STELLE

PD, EVITARE LA DÉBÂCLE IN VISTA DELLE PRIMARIE
Il Partito Democratico, in cerca di un’identità e di nomi in grado di portare fuori lo storico partito della sinistra dalle secche dove le ultime leadership l’hanno infilato, può vedere dal voto in Abruzzo la propria rinascita o il permanere dell’attuale stato semi comatoso o, infine, la certificazione dell’esaurimento della propria missione e l’anticamera verso la dissoluzione politica. 
Nicola Zingaretti, vicinissimo alla conquista della leadership, rischia di regnare su un cumulo di macerie: vero che peggio delle macerie non c’è nulla e che da esse si può solo (tentare di) ricostruire ma è anche vero che in politica, persi certi treni, non è detto che si presenti una seconda occasione. Per informazioni, rivolgersi al Partito Socialista Italiano.
Il candidato della vasta coalizione di centrosinistra, Giovanni Legnini, avvocato, ha voluto rimarcare la distanza dal Pd rifiutandone simbolo e logo ma è comunque in continuità con la Giunta di Luciano D’Alfonso (dimessosi anzitempo essendo stato eletto in Senato). Per Legnini, come per la Marcozzi, non è tanto la vittoria a valere, quando, nell’eventuale sconfitta, i numeri della stessa: vicini alla meta ha un peso, perdere senza toccar palla, un altro.   


M5S, TEST SUL GOVERNO E SUI LEADER DI PARTITO
Il primo appuntamento con le regionali, quelle del Lazio nel 2018, è stato la prima bocciatura nelle urne per i 5Stelle dopo l’exploit della conquista di Roma e Torino, ora, con quelle abruzzesi, inevitabilmente il test pesa direttamente sul Governo e, conseguentemente, sulla leadership dei grillini. Una vittoria - tra l’altro in una Regione dove alle politiche il Movimento 5Stelle ha fatto il pieno nei collegi uninominali - in Abruzzo verrebbe letta immediatamente come un rafforzamento delle posizioni di Di Maio e della sua guida del partito. 
Al contrario, un’eventuale sconfitta di Sara Marcozzi dovrebbe essere valutata non solo come dato assoluto in sé ma anche in relazione alla percentuale di consensi ottenuti.
È evidente che essere sconfitti è sempre un problema, ma un conto è perdere per un’incollatura, un altro è essere surclassati: nel Lazio la candidata 5Stelle, Roberta Lombardi, finì molto dietro l’uscente Nicola Zingaretti e il candidato del centrodestra, Stefano Parisi
Una riedizione dell’evento in Abruzzo dovrebbe necessariamente aprire un momento di riflessione nei grillini, una riflessione che coinvolge la linea politica scelta da Di Maio e tutti gli uomini di “punta” dei pentastellati nella compagine governativa. 

FORZA ITALIA, RINASCERE O ESAURIRSI DEFINITIVAMENTE
Per Forza Italia in gioco c’è la possibilità di rimanere ancora al tavolo che conta: l’eventuale affermazione di Marco Marsilio da sola potrebbe non bastare. Il partito di Berlusconi oscilla nei sondaggi sempre e comunque al di sotto della doppia cifra e questo è il primo appuntamento elettorale al quale l’ex Presidente del Consiglio partecipa in prima persona dopo le note vicende giudiziarie. Quindi, per gli Azzurri, non è solo necessario che il candidato della coalizione vinca ma anche che il partito tenga e, possibilmente, con un buon risultato possa rilanciarsi anche su scala nazionale. Il richiamo, più volte ribadito dai forzisti, al leader del Carroccio, Matteo Salvini, di staccare la spina al Governo Conte, ovviamente, fino a oggi non ha trovato, né avrebbe potuto trovare, orecchio. Una buona affermazione di Forza Italia, invece, significherebbe ancora una centralità dei berlusconiani nella compagine di centrodestra e potrebbe essere una sirena interessante per Salvini a chiudere l’esperienza con i 5Stelle. Al contrario un risultato flop dalle urne finirebbe per condannare il partito di Berlusconi a una marginalità sempre maggiore con il contemporaneo risultato di rendere sempre più egemone Salvini e la Lega. 

mercoledì 4 luglio 2018

VELENI E POLEMICHE. RESA DEI CONTI IN FRATELLI D'ITALIA


Le prime avvisaglie si erano avute alle scorse elezioni politiche e regionali: il partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, stava perdendo rapidamente il suo patrimonio di voti anche nelle roccheforti storiche, compreso il Grande Raccordo Anulare. 
I sondaggi delle ultime settimane, virgola più virgola meno, segnano una costante tendenza alla diminuzione dei consensi che scendono pericolosamente sotto quota 4%. 
A Roma, alle elezioni per i due Municipi III Montesacro e VIII Garbatella, la Meloni ha dovuto accettare lo stato dei fatti: Lega avanti e i candidati romani non sono più scelti da FdI ma dal Carroccio che ha portato nel III al ballottaggio l’ex vicequestore del Commissariato Fidene, Francesco Maria Bova, e con FdI che ha visto cadere la scelta sul forzista Simone Foglio per la Garbatella, Municipio, tra l’altro, di residenza proprio di Giorgia Meloni.
Lo scontro è stato aperto da Fabrizio Santori, uno dei più votati a Roma, e da Federico Iadicicco, esponente dell’ala più vicina al mondo cattolico.
Fabrizio Santori
Per Santori, rimasto fuori dal Consiglio regionale nonostante un rilevantissimo risultato con 8500 preferenze, Fratelli d’Italia è “chiuso a riccio, le decisioni vengono prese da 2-3 persone in una stanza. Manca il rispetto per il merito e la competenza. Dopo l’incontro con Di Maio, la Meloni ci ha detto che Fdi non era ben accetta nel governo, quando invece abbiamo saputo che c’era stata un’apertura nei confronti di Crosetto”, spiega Santori ai microfoni di Radio Cusano. “Il malessere viene da lontano perché ci sono stati errori sia per le regionali che per le politiche. Il partito è in calo, come si vede anche dai sondaggi impietosi. Non esiste una struttura che coinvolga coloro che sono all’interno. Dai vertici non abbiamo mai avuto segnali di rilancio, di possibilità di crescere, di rispetto dei valori del merito e della competenza"
E, su un post pubblicato l’altro ieri sulla propria pagina facebook, scriveva: “Le ragioni (delle dimissioni) sono note: una su tutte l’incomprensibile posizione ondivaga sul sostegno ai temi forti dell’attuale governo nazionale”. 
Federico Iadicicco
Per Iadicicco, rimasto fuori dal Senato dopo essere stato mandato a sbattere contro la Bonino alle elezioni politiche al collegio Roma1 del Senato disturbato, lui uomo di spicco del movimento per la vita, dalla presenza di Mario Adinolfi, lo scotto si è poi concretizzato con la bocciatura nelle urne dei suoi candidati, Paolo Della Rocca (che annuncia di rimanere in FdI) e Flavia Cerquoni
Malumori che trovano sbocco direttamente nella Lega, in espansione sempre più rapida, che, alle regionali, appunto, ha compiuto il sorpasso nella Capitale sugli uomini della Meloni. Lega che, quindi, si appresta a lasciare a Fratelli d’Italia il ruolo che nella vecchia Alleanza Nazionale avevano i “Gabbiani” di Fabio Rampelli: quello di una corrente, forte e compatta, ma sostanzialmente asfittica e non in grado di aggregare masse consistenti di voti. Insieme a Santori e Iadicicco, lasciano i Meloniani anche alcuni consiglieri municipali: Emiliano Corsi e Giusy Guadagno (Municipio V), Daniele Catalano (XI), Giovanni Picone, Marco Giudici e Francesca Grosseto del Municipio XII.
Il portavoce Lazio di Fratelli d'Italia,
senatore Marco Marsilio
La replica degli uomini della Meloni è sintetizzata da una lettera aperta firmata dagli eletti in Regione, Campidoglio e Municipi: “Chi lascia sbaglia sempre, ma non è una scissione: solo qualche ambizione insoddisfatta”, scrivono aggiungendo: “Nessuno si permetta di parlare di scissione o emorragia”. A chiudere, il senatore Marco Marsilio, portavoce Lazio di FdI: “È pressoché certo che qualora fossero stati eletti non avrebbero abbandonato. Dispiace dover registrare questa decisione, che ci auguriamo non sia l’anticamera dell’ingresso in Lega, proprio alla vigilia di numerosi nuovi ingressi in FDI”.

sabato 4 novembre 2017

COLLE OPPIO, LETTERA ALLA RAGGI E MARATONA PER LA DEMOCRAZIA


Incontriamoci, parliamo e una soluzione la troviamo. Questa, in sintesi, la sostanza della lettera che Fratelli d’Italia ha inviato a Virginia Raggi, sindaco di Roma, sulla questione dello sfratto della storica sede del Colle Oppio
Oggi, da mezzogiorno alle 10 di sera, il partito della Meloni ha organizzato una “maratona oratoria per denunciare l'azione liberticida del sindaco di Roma e dei 5 Stelle”, dice Federico Mollicone, presidente della sezione. Che aggiunge: “Di fronte la sede, leggeremo brani di autori classici, alternandoli a interventi politici e musicali fino a concludersi con una festa e un brindisi finale alla libertà”.
La parte politico-amministrativa è affidata alla lettera alla Raggi. Si parte leggeri: “oggi tutti i quotidiani pubblicano con dovizia di particolari i bollettini pagati e le mancate risposte del Campidoglio alle nostre richieste di rinnovo della concessione, immotivatamente lasciata scadere dal 1972 e mai rinnovata per l’inerzia dell’Amministrazione”. 
Il portavoce Lazio di Fratelli d’Italia, il deputato Marco Marsilio, e il portavoce romano, Massimo Milani, evitano di calcare troppo la mano: “È acclarato che la macchina burocratica di Roma Capitale ha messo in atto un recupero forzoso del bene sul falso presupposto di una morosità inesistente, inducendo gli organi politici dell’Amministrazione, Sindaco in testa, a rilasciare dichiarazioni diffamatorie sul nostro conto”. 
Lo “sconto”, però, è solo politico, la macchina burocratica, impersonale e senza volto, non si salva: “il Dipartimento non le ha occultato solo i pagamenti effettuati - proseguono i due esponenti di Fratelli d’Italia - ma ha anche omesso di raccontare che da oltre un anno (dopo aver sanato il pregresso) ci siamo messi a disposizione per stipulare una nuova concessione e rideterminare il canone”. 
Solo che, la perizia di Risorse per Roma, dopo aver riconosciuto quanto siano invivibili i locali, aveva deciso di applicare come canone quello degli uffici della zona (11 euro a metro quadro al mese) invece che quello degli scantinati (poco più di 3 euro a metro quadro/mese). “La stima per il nuovo canone è stata oggetto di una nostra motivata e argomentata controproposta che da sei mesi attende risposta”. 
Quindi, si passa un po’ sul tecnico-giuridico, ricordando che la Corte dei Conti, in una serie di sentenze, ha riconosciuto che alle associazioni (“e i partiti politici sono, sotto il profilo giuridico ‘associazioni non riconosciute’”) non si possono applicare i canoni di mercato. E, infatti, Marsilio e Milani ricordano alla Raggi che “l’Assemblea Capitolina ha approvato all’unanimità una mozione per sospendere i provvedimenti di sfratto”. In realtà, sarebbe l’Ordine del Giorno 79, proposto da alcuni consiglieri 5Stelle, votato con l’astensione del Pd. 
Quindi, ricordano i due portavoce di FdI, “Sindaco e Assessore hanno assunto e difeso un provvedimento” sbagliato che “espone oltremodo l’Amministrazione a rischio di soccombenza in sede di contenziosi legali, con conseguenze negative anche sul piano economico, per non parlare di quelle sul piano politico”. 
Lo schiaffetto politico alla Raggi arriva comunque: “Solo per FdI è stata fatta un’eccezione rispetto alla sospensione degli sgomberi, rafforzando l’impressione che si stia agendo con intento discriminatorio e per ragioni propagandistiche”. 

Insomma, la conclusione è quella di chiedere alla Raggi “un supplemento di riflessione e ragionevolezza, revocando la Determinazione dirigenziale di sfratto e la restituzione dei locali con convocazione di una riunione per concludere un accordo sul rinnovo della concessione e l’aggiornamento del canone”. Basterà?