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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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venerdì 31 gennaio 2020

ATAC, PULIZIE IN ODORE DI MAFIA



"Ho in corso un'istruttoria per commissariare, a seguito di un'interdittiva antimafia emessa da noi pochi giorni fa, il contratto della commessa per i servizi di pulizia dell'Atac". Lo ha detto il prefetto di Roma, Gerarda Pantalone, in un'audizione in commissione bicamerale sulla Criminalità organizzata
C’è anche l’interdittiva antimafia a colpire Atac. O, almeno, le gare d’appalto di Atac. Non bastava il concordato preventivo, le stazioni metro chiuse per incapacità di programmare le manutenzioni, le scale mobili ferme a mazzi, le “rimodulazioni” (un bizantinismo per dire cancellazione di treni) del servizio sulla Roma-Lido e Roma-Viterbo e il crollo costante del servizio di trasporto di superficie reso all’utenza anche con tutti i bus nuovi in servizio, ora ci si mette anche il prefetto Pantalone. Certo, Atac non è fortunatissima con le gare d’appalto: impossibile dimenticare quella per la manutenzione delle scale mobili che l’Azienda di via Prenestina aggiudicò facendo vincere chi offriva un ribasso del 49,73% sulla base d’asta. Per poi ritrovarsi le fascette metalliche usate per riparare le scale. Ora quest’altra tegola. Con l’Azienda si affretta a diramare una nota pochi minuti dopo le dichiarazioni del Prefetto. Scrive Atac: “In relazione a notizie di stampa (più che altro rese in Commissione Antimafia) che riportano di un provvedimento di commissariamento che la Prefettura ha intenzione di attivare su un contratto di pulizia fra Atac e un fornitore, l'azienda precisa che la problematica riguarda il fornitore e non Atac. È stata la stessa Atac a richiedere alla Prefettura di procedere al commissariamento, stante il carattere di pubblica utilità del contratto”. 
Un po’ come quando Atac, dopo inchieste e sequestri, incidenti e feriti sulle scale mobili, riuscì in un gargantuesco sforzo a revocare l’appalto per la manutenzione delle scale.  
Atac a parte, però, il prefetto Pantalone snocciola una serie di dati sulla sicurezza reale e percepita a Roma: “ci sono 3.500 ospiti dei campi rom, e una gran pletora sommersa di migliaia stranieri transitanti e irregolari che confluiscono autonomamente negli stabili occupati o in insediamenti abusivi, con conseguenti problematiche sul piano dell'ordine pubblico, della percezione della sicurezza e della tolleranza della popolazione residente”. Poi, “Tor Bella Monaca è fra le principali piazze di spaccio in Italia; infrastrutture e i servizi sono abbastanza carenti e le forze di polizia vengano accerchiate senza poter svolgere la loro attività”. Infine, un paio di successi: “nel 2019 le sole misure di prevenzione ci hanno condotto a strappare alla criminalità organizzata 1 miliardo di euro” e che alla criminalità organizzata sono stati confiscati 1240 cespiti immobiliari.

martedì 27 febbraio 2018

NEVE/ALEMANNO: "IO CI HO MESSO LA FACCIA, VIRGINIA NO"



Sotto un certo aspetto, ci sono enormi differenza fra questa nevicata e quella del febbraio 2012”.

Gianni Alemanno, ex Sindaco di Roma, è passato alla storia anche per la vicenda della neve che bloccò la Capitale per alcuni giorni. In che senso “enormi differenze”?
Evito di fare riferimento al famoso fax della Protezione civile in cui si equivocavano le dimensioni del fenomeno nevoso con la storia dei centimetri e dei millimetri, ma qui la questione è che ieri la nevicata è iniziata a notte fonda e nelle ore iniziali della mattinata era già finita. Non solo, ma alle 10 di mattina già c’era il sole e in un paio d’ore di neve sono rimaste solo tracce sui tetti o sugli alberi, comunque in strada niente più”.

E nel 2012?
Nel 2012 il primo vero problema nacque con l’orario di inizio della nevicata: a metà mattinata. Le previsioni dell’epoca ci avevano comunicato che avremmo avuto alcune ore di pioggia all’inizio della giornata, poi un paio d’ore di interruzione di qualunque fenomeno e quindi, dopo l’ora di pranzo, l’inizio della nevicata. Noi avevamo tarato tutta la macchina organizzativa comunale su questo modello previsionale. Come poi tutti ricordano, non ci fu pioggia e già alle 10 di mattina c’erano venti centimetri di neve”.

Però non può venire a dirci che fu solo quello il problema: un errore nei tempi e basta può mandare una città in tilt per giorni?
All’epoca anche noi chiudemmo le scuole, con il Pd che ci accusò di fare allarmismi. Ma la differenza di orario, invece, ha un enorme impatto: il prefetto di Roma, all’epoca Giuseppe Pecoraro, non volle fermare gli uffici pubblici la cui chiusura spetta alla Prefettura e non al Sindaco. La nevicata iniziò a metà mattina, quindi, quando gli uffici erano pieni. La gente, visto quel che veniva giù, scappò tutta insieme a casa, finendo per intasare le strade e bloccando anche tutti i mezzi di emergenza che faticosamente stavano muovendosi per Roma”.

Questa sembra molto un’autodifesa: Lei ritiene di aver fatto tutto il possibile o di aver sottovalutato il problema?
Non è un’autodifesa ma la semplice ricostruzione dei fatti. Roma ha una macchina “antineve” inesistente: nevica così di rado che sarebbe totalmente impossibile prevedere acquisti di spazzaneve. La Corte dei Conti banchetterebbe su una Giunta che facesse una cosa simile. Per di più, la città è talmente estesa e geograficamente complessa che non è che ce la caveremmo con una decina di mezzi. Ne servirebbero una decina a Municipio. Impensabile”.

Ma avete sottovalutato il problema all’epoca?
La prima nevicata procurò sicuramente problemi. La seconda, no. E tanto è vero che tutti i funzionari capitolini che all’epoca lavorarono per giorni per affrontare l’emergenza neve oggi sono stati richiamati tutti all’operatività dalla Giunta Raggi, tant'è che il sale utilizzato oggi è in parte quello del 2012. Evidentemente, se non altro dal punto di vista dell’esperienza acquisita, hanno potuto garantire un livello di servizio elevato”.

Quindi, Lei ritiene che la Sua Giunta non sbagliò nulla?
Ovviamente ci furono errori, come ce ne sono sempre quando si è chiamati ad affrontare per la prima volta un certo tipo di emergenza. Ricordo che l’ultima volta in cui si verificò una vera nevicata prima del 2012 era il 1986. Oltre tutto noi scontammo anche altri due fattori che, oggi, la Raggi non ha avuto”.

Quali?
In primo luogo, nel 2012 la Protezione Civile di Bertolaso era stata smantellata, anche a seguito di inchieste giornalistiche e giudiziarie poi terminate in un’enorme bolla di sapone. E, quindi, all’epoca venne varato un modello più “leggero” di Protezione Civile, quello guidato dal prefetto Gabrielli. Questo - insieme alla decisione del prefetto Pecoraro di non ordinare preventivamente la chiusura degli uffici, cosa che la Raggi non ha scontato - ha ulteriormente indebolito l’efficienza della risposta”.

E la seconda?
Beh, noi avemmo una nevicata molto più consistente in termini di durata e di quantità di neve caduta. Ieri sono caduti più o meno una decina di centimetri di neve. Che, come dicevo prima, in un paio d’ore s’è sciolta quasi del tutto. Da noi nevicò per giorni: basti pensare che si bloccò anche il Grande Raccordo Anulare”.

Le polemiche dei 5Stelle però non l’hanno risparmiata.
Io ci misi la faccia, con tutti i pro e i contro. Non andai in Messico anche sapendo che era in arrivo un’emergenza di questo tipo. Questione di stile”.

domenica 31 agosto 2014

STADIO AS ROMA, ADDIO SUPER METRO

Il 4 settembre si avvicina: quel giorno la Giunta capitolina approverà la delibera che sancisce il "pubblico interesse" allo Stadio della Roma.


In mezzo, lunedì, un vertice tutt'altro che facile, con i capigruppo di maggioranza e con i presidenti delle varie Commissioni consiliari che hanno voce in capitolo sul dossier.
Dossier che - al netto delle polemiche politiche - si sta decisamente sgonfiando: da grande successo della Giunta, piano piano, si "smoscia" ogni giorno di più.
Gli uffici tecnici del Comune hanno dato delle indicazioni chiare. La politica ha deciso ben altro.
Il risultato somiglia sempre più a un soufflé smontato.

Il caso più clamoroso è proprio quello dei trasporti, vero mantra dell’Amministrazione comunale. 

In conferenza di servizi le indicazioni erano chiarissime: no ad interventi sulla metro B e concentrarsi, invece, sulla Roma-Lido. 
L'obiettivo per i funzionari comunali era chiaro: associare l'intervento programmato dalla Regione Lazio (proprietaria della linea) a quello dei privati in occasione della costruzione dello stadio. 
Raddoppiare la frequenza dei treni, oggi nominalmente uno ogni 10 minuti, sfruttando, almeno per un terzo della linea, i soldi del privato
Indipendentemente dallo Stadio, questo intervento avrebbe significato un miglioramento per l'intera città. 
In termini di trasporto per le partite, migliorare la linea con questi obiettivi avrebbe significato assicurarsi una capacità teorica di movimentare 14mila persone l'ora. 

Passano pochi giorni da quel 31 luglio e, a ridosso di Ferragosto, l’assessore Caudo annuncia che il Comune vuole “anche” la metro B
L’intervento che vogliono dal Campidoglio è creare uno scambio, come quello di Bologna, a Magliana, fare un ponte che scavalchi i binari e, usando un terreno libero e pubblico, portare la metro B alla attuale stazione di Tor di Valle della Roma-Lido, ovviamente allargata. Costi stimati “a spanna”, visto che mai nessuno ha messo mano a un progetto simile, circa 100 milioni di euro
Nei primi giorni, dalle dichiarazioni sia di Caudo che dello staff di Marino sembrava che i due interventi fossero complementari
La “nuova” metro B avrebbe avuto una frequenza di nove treni l’ora, con una capacità di trasporto nominale di 10mila passeggeri. 
Sommati questi, a quelli della Roma-Lido ristrutturata, ogni ora, 24mila persone avrebbero potuto usare il mezzo pubblico su ferro per andare allo Stadio. 

Dall’altro ieri, invece, fine dei giochi: la Roma-Lido esce mestamente dal programma Stadio
Basta l’intervento della Regione che, se e quando sarà completato, assicurerà non più 12 ma 9 treni l’ora. 
Quindi, fatti due conti, saranno sulla carta 20mila i passeggeri che ogni ora potranno andare allo stadio con le due linee metro.

Seconda prescrizione fondamentale: la viabilità. Per i tecnici era fondamentale unificare la via del Mare e la via Ostiense dal Grande Raccordo Anulare a viale Marconi, circa 8 chilometri di percorso. 
Nel progetto originale, invece, i proponenti hanno notevolmentee limitato l’adeguamento a due corsie: circa due chilometri in prossimità dello Stadio. 
Per l’assessore all’Urbanistica, Giovanni Caudo, visto che il Comune punta sul trasporto pubblico e che “entrambi gli interventi non sono sostenibili economicamente, invece del progetto indicato in Conferenza di servizi, va bene quello originale di Parnasi. E poco importa che anche il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, abbia evidenziato la carenza del sistema della viabilità.

Resta da chiedersi a cosa servono le conferenze di servizi e i pareri dei tecnici se poi è la politica a decidere.