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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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martedì 13 maggio 2014

DI ACCESSORIO C'È SOLO IL SINDACO

E così, alla fine, ben più che in Zona Cesarini - per usare un'espressione calcistica - il Governo, smentendo se stesso, salva Ignazio Marino non solo e non tanto dal rischio di avere 24mila dipendenti comunali in sciopero con conseguente blocco totale della città, ma dal rischio di essere defenestrato nemmeno fosse a Praga.

In realtà, da oggi inizia l'Odissea. La delibera approvata in fretta e furia dalla Giunta Marino per corrispondere il salario accessorio degli stipendi dei dipendenti comunali ne garantisce il pagamento fino a luglio. Poi, sulla carta, il buio.

A leggere bene, però, inizia da oggi il calvario di Marino. Un calvario che sarà fatto di tavoli di concertazione, di incontri con i sindacati e di tensioni continue con diuturne minacce di scioperi. Perché Ignazio deve sedersi al tavolino e ricontrattare il salario accessorio con i sindacati. 

E, com'è noto a tutti - quanto meno a quelli che qualcosa in vita loro hanno governato - non è mai semplice mettersi al tavolo con i sindacati.

Ora, però, c'è qualcosa che Marino Ignazio avrebbe il dovere di chiarire. A parte la questione semplice semplice del "governi da 1 anno, è ora di assumerti le tue responsabilità", Marino ha prima rivendicato con orgoglio di aver chiamato il MEF a controllare i conti del Comune. 







Poi, dopo svegliatosi e accortosi di essersi dato una "tafazzata" sui cabbabisi da solo, cerca di scaricare la palla su Alemanno.






Solo che, in realtà, il problema è assai più complesso e deriva da grossi e irrisolti problemi legislativi.




E lo testimonia il fatto che il Governo, parlando con l'Associazione Nazionale Comuni di Italia, faccia riferimento a una "stratificazione della disciplina legislativa di riferimento e di quella contrattuale, mai rinnovata". E, com'è noto per tutti - almeno per tutti quelli che abbiano amministrato il Comune - il Comune non fa produzione legislativa.

Insomma, per l'ennesima volta, abbiamo una prova provata. 
Ignazio Marino è davvero un Sindaco per caso. 
O per caos. 
Ormai, di accessorio c'è solo lui.

lunedì 12 maggio 2014

SALASSO ACCESSORIO

Marino appeso a una circolare di Renzi.
Il salario accessorio decide la sua sorte

L’unica strada è spingere il Governo ad adottare un qualsiasi provvedimento che, quanto meno, posticipi le scelte cui è tenuto il Campidoglio. Febbrile attesa per la risposta di Palazzo Chigi



Circa 26mila famiglie col fiato sospeso e una città che rischia di essere paralizzata come mai nella sua storia da uno sciopero dei dipendenti comunali. Da un lato.

Dall’altro, il Ministero dell’Economia e la Ragioneria Generale dello Stato che hanno dichiarato illegittimo il salario accessorio così come viene erogato.

In mezzo, il sindaco di Roma, Ignazio Marino, e la sua Giunta alle prese con una grana enorme a due settimane dal voto per le elezioni europee.

In queste ore si decide tutto.

Anche il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, si sta muovendo: l’incubo da sventare, risvolti elettorali a parte, è quello di una Roma bloccata. Se lo sciopero, annunciato dai Sindacati, non sarà scongiurato in extremis, il 19 maggio si salvi chi può: asili nido, mense scolastiche, vigili urbani, anagrafe, tutto fermo.

La partita è delicatissima. E vale, per le casse capitoline, 70 milioni circa di euro l’anno. Questa è la cifra che, qualora il salario accessorio non venisse più corrisposto ai dipendenti capitolini, il Campidoglio potrebbe risparmiare. E in tempi di vacche magrissime non è poco.

Tutto nasce quando Marino rivolge al Ministero dell’Economia e Finanze, il Mef, la richiesta di fare un controllo sui conti del Comune.
La risposta è impietosa: in circa 250 pagine, i tecnici del Mef rimproverano al Comune una serie di sperperi e inefficienze.

Sia all’Amministrazione Alemanno che anche a quella dello stesso Ignazio Marino.

In sostanza, dicono al Ministero, il Comune eroga in modo illegittimo il salario accessorio, spende troppo in consulenze, recluta a ricoprire incarichi a chiamata diretta – gli staff di Sindaco e Assessori – persone prive dei requisiti, non procede a ridurre le inefficienze del sistema delle società controllate.

Tutto questo cahier de doléance, però, il Sindaco prende per buona solo la parte relativa al salario accessorio dei dipendenti capitolini.
Inizialmente si parla direttamente di non erogare questi soldi.
Poi, le pressioni dei Sindacati obbligano Marino a inserirli nel bilancio 2014 appena presentato in Giunta e che deve andare all’approvazione dell’Assemblea capitolina.
Ma non possono essere erogati, dice il Sindaco, se non giunge un’autorizzazione dal Mef stesso. Che sarebbe obbligato a smentire se stesso, quindi.
Nella bozza di bilancio 2014 approvata in Giunta, però, aumentano di 12 milioni i soldi stanziati per le strutture di staff.
Insorgono i sindacati e il 6 maggio scorso 10mila dipendenti – quasi un capitolino su due – manifestano in piazza del Campidoglio contro questi tagli selvaggi.
Si aprono le trattative febbrili.
Preso dalla disperazione, Marino, rinnegando se stesso e le sue dichiarazioni di rispetto per la legge rilasciate pochi giorni prima, si espone dicendosi pronto a firmare lui il provvedimento di erogazione dei fondi.
Idea immediatamente bocciata dai tecnici capitolini perché illegittima.
Ora, l’unica strada rimasta per pagare questa quota importante dello stipendio ed evitare così uno sciopero che avrebbe ripercussioni pesantissime sulla città e che la compagine politica di centrosinistra che sostiene l’Amministrazione Marino pagherebbe caramente in termini di consenso elettorale alle europee, è quella di spingere il Governo ad adottare un qualsiasi provvedimento che, quanto meno, posticipi la scelta.

Il tempo stringe: le buste paga e, quindi, gli assegni degli stipendi, vanno compilate entro poche ore. Altrimenti non si farà in tempo a pagare.
Poche ore rimangono, dunque, perché l’Esecutivo autorizzi – si parla di emettere una circolare amministrativa che rimandi a una nuova contrattazione decentrata – il Comune a pagare.

Poi, altrimenti, sarà solo l’inferno.




COS’È IL “SALARIO ACCESSORIO”
Lo stipendio di un dipendente comunale è composto da due voci. Una, lo stipendio vero e proprio, e poi, noto sotto forma di “salario accessorio”, una serie di indennità aggiuntive.
Il salario accessorio pesa da un 10% circa a un 41% dello stipendio mensile (vedi tabella).
Nel corso del tempo, le varie Amministrazioni che si sono succedute alla guida del Campidoglio hanno aggiunto di volta in volta piccoli quantitativi di soldi sotto voci diverse: dal famoso mezzo litro di latte per chi lavorava in strada al fine di combattere gli effetti dello smog, alle indennità per chi lavora allo sportello, o nei fine settimana o con i nomadi. Per quanto spesso fantasiose, queste indennità, ciascuna di pochi euro, però, hanno finito per integrare sensibilmente le buste paga dei comunali. I cui contratti – va ricordato – sono bloccati ormai da svariati anni a causa della spendig review. Insomma, questo salario accessorio è ormai un elemento essenziale dei bilanci familiari ed è stato anche un modo per diminuire gli effetti dei tagli su chi ha uno stipendio fisso. E neanche poi tanto alto.  

IL PESO PERCENTUALE DEL SALARIO ACCESSORIO SULLE BUSTE PAGA DEI DIPENDENTI COMUNALI

DIPENDENTE
STIPENDIO
SALARIO ACCESSORIO
Autisti, commessi (cat. B)
Da 1.100 a 1.250 €
Da 100 a 150 €
Dal 9,1 al 12%
Amministrativo (cat. C)
Da 1.150 a 1.350 €
Da 200 a 300 €
Dal 17,3 al 22,2%
Amministrativo (cat. D)
Da 1.600 a 1.700 €
Da 300 a 400 €
Dal 18,7 al 23,5%
Tecnico (cat. C)
Da 1.200 a 1.400 €
Da 200 a 300 €
Dal 16,6 al 21,4%
Tecnico (cat. D)
Da 1.400 a 1.650 €
Da 450 a 550 €
Dal 32,1 al 33,3%
Insegnante (Cat. C)
Da 1.200 a 1.500 €
Da 200 a 300 €
Dal 16,6 al 20%
Insegnante (Cat. D)
Da 1.600 a 1.700 €
Da 300 a 400 €
Dal 18,7 al 23,5%
Vigile Urbano (cat. C)
Da 1.200 a 1.350 €
Da 250 a 400 €
Dal 20,8 al 29,6%
Vigile Urbano (cat. D)
Da 1.400 a 1.700 €
Da 450 a 700 €
Dal 32,1 al 41,1%