*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

Visualizzazione post con etichetta Lorenzo Bagnacani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lorenzo Bagnacani. Mostra tutti i post

martedì 28 gennaio 2020

L'AMA SI ARRENDE: SIAMO SENZA UOMINI E MEZZI



Roma dovrebbe essere pulita come Disneyworld perché Roma è la Disneyworld della cultura e della bellezza ma per farlo servono persone e mezzi sennò non si arriva al risultato”. Anche l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis, alza bandiera bianca e ammette il fallimento dell’Azienda nella gestione della quotidianità dando numeri diversi rispetto alle ultime note ufficiali dell’Azienda. 
Spiega Zaghis in Commissione Ambiente che “sul totale di 6.128 dipendenti al 31 dicembre del 2019 in Ama ci sono 4.235 idonei alle mansioni” gli altri 1888 sono, a diverso grado, inidonei: “Abbiamo il 32% dei nostri lavoratori con svariate inidoneità, il doppio rispetto ad un’azienda come Amsa che ha il 16% e il dato nazionale dice 17%. Non si può lavorare in queste condizioni”. "Dal 1 gennaio 2015 all’1 gennaio 2020 sono uscite da Ama 710 persone e non ne è entrata nemmeno una, escluse le categorie protette. Ad oggi mancano 85 autisti, 40 meccanici e circa 300 operatori. Siamo in attesa di procedere con le assunzioni. Il piano che è stato condiviso col Campidoglio prevede ingressi per circa 400 persone dall’inizio del prossimo anno a scaglioni. La maggioranza sono operatori, meccanici e autisti e metteremo il 20% degli inidonei con scopa e paletta come operatori ecologici di quartiere”.
Oltre agli uomini, mancano anche i mezzi: “la mancanza di mezzi è un problema serio: siamo a Roma non a Reggio Emilia come qualcuno credeva in passato”, con una battuta indirizzata all’ex assessore ai Rifiuti, Pinuccia Montanari, e all’ex ad di Ama, Lorenzo Bagnacani entrambi di Reggio Emilia. “Appena arrivato ho sbloccato una gara di compattatori (i camion che svuotano i cassonetti, ndr) partita a ottobre 2015 e assegnata a marzo 2019”. Gara per iniziali 96 mezzi poi portati a 102: “di questi ne sono arrivati e sono operativi 32, 3 sono in immatricolazione, quindi arriveremo a 35 mezzi per la prossima settimana, a 102 consegnati tra la fine di maggio e l’inizio di inizio giugno, tutti i mezzi saranno operativi per la fine di luglio”. Ma siamo comunque “a meno della metà di quelli necessari”. Senza considerare quanto siano vecchi quelli in possesso dell’Azienda: “su 281 compattatori attualmente disponibili, 201 hanno un’anzianità superiore ai 10 anni”.
Risultato: “Nel 2019 la regolarità rispetto al contratto di servizio sulla raccolta è diminuita dell’1,8% rispetto al 2018, mentre è migliorata di circa il 5,5% la regolarità del servizio di pulizia”. 
C’è spazio anche per un’analisi: “Ama è una società che per trent’anni è stata gestita contando sulla discarica di Malagrotta che è venuta a mancare. Senza avere un piano industriale a disposizione con nuovi impianti, senza un accordo con il Governo per realizzarli in fretta e senza un piano regionale dei rifiuti, è stata chiusa questa discarica. E anche in questi sette anni passati dalla chiusura di Malagrotta nessuno ha realizzato questi nuovi impianti”. Poco male che di questi sette, quattro siano targati 5Stelle e 3 Pd. Infine, i bilanci: “entro metà marzo” Zaghis conta di avere l’”ok da parte dell’assemblea dei soci di Ama (ovvero il Campidoglio, ndr) al bilancio 2017, poi entro metà maggio a quello del 2018 e entro metà luglio a quello 2019".


giovedì 14 novembre 2019

LEMMETTI: "LA TARI NON AUMENTERÀ"


Promessa di Gianni Lemmetti, assessore al Bilancio della Giunta Raggi: “la Tari (tariffa rifiuti, ndr) non aumenterà”. E questo anche se il bilancio Ama 2017 - quello non ancora approvato e che è costato la poltrona di Ama prima a Lorenzo Bagnacani e poi a Luisa Melara nonché all’assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari - dovesse chiudere in negativo. Eventualità tutt’altro che improbabile.
Questo è quanto è emerso dalla seduta della Commissione Trasparenza di ieri mattina, convocata per ascoltare il neo amministratore unico, Stefano Zaghis (impegnato al Ministero) e gli assessori all’Ambiente, Fiorini, e, appunto, al bilancio, Lemmetti. 
Seduta di Commissione che si è svolta come un incontro di scherma: il presidente Marco Palumbo (Pd) e il consigliere Francesco Figliomeni (FdI) da una parte, Lemmetti e Fiorini dall’altra. 
La questione di fondo è quella famosa dei crediti cimiteriali: in sostanza, i consiglieri cercavano di capire se il “buco” sui servizi cimiteriali, i famosi 18 milioni di euro mancanti, potesse essere “scaricato” sulla Tari con un aumento della tariffa. 
Spiega Lemmetti: “I crediti dei rifiuti sono in equilibrio”, ha spiegato, quindi “non dovremo rivalerci sulla Tari ma bisognerà mandare in pareggio i servizi cimiteriali". Insomma, secondo Lemmetti non è possibile "scaricare le eventuali inefficienze dei servizi cimiteriali sulla tariffa della raccolta dei rifiuti. Sono due cose diverse”.
Assai poco convinte le opposizioni. Figliomeni: “in caso di segno negativo del bilancio sulla parte rifiuti la norma Tari prevede immediato riequilibrio tariffario. Ci chiediamo se la Giunta disporrà un aumento della tariffa”.
Valeria Baglio (Pd) attacca: “Lemmetti mischia le carte: il nodo sono i sovracosti che Ama ha sostenuto sullo smaltimento dei rifiuti: 30 milioni di euro in più nel 2017 e circa 20 nel 2018 senza contare le emergenze del 2019. Ora, evidentemente, non sanno come fare a far quadrare i bilanci. Questa à la vera posta che potrebbe far aumentare la tariffa della Tari”.
Chiude Palumbo: “Ci auguriamo che davvero la Tari non aumenterà ma aspettiamo Lemmetti e suoi al varco del Bilancio di fine anno per verificare come faranno quadrare i conti”.

giovedì 3 ottobre 2019

MELARA: "ROTTURA È PER MANCANZA FIDUCIA NON PER CREDITI CIMITERIALI"


Due giorni fa ha firmato una lettera durissima: un lucido atto di accusa all’inerzia del Campidoglio verso Ama. Le dimissioni di Luisa Melara, avvocato chiamato dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, a guidare Ama il 7 giugno scorso “dopo una selezione pubblica” e del suo CdA sono riuscite a fare molto più chiasso di quelle, pur rumorose, del suo predecessore, Lorenzo Bagnacani

Avvocato Melara, lunedì lei ha scritto al Campidoglio proponendo il rinvio della seduta dell’Assemblea dei soci a dopo la conclusione dell’analisi sui conti. Poi, martedì, gli eventi sono precipitati. Cosa è successo?
“Noi abbiamo assistito dai primi giorni di settembre a un progressivo isolamento del CdA nonostante le reiterate richieste di interlocuzione con il Campidoglio. Questo ci ha fatto prendere atto ad un certo punto che non c’erano più le condizioni per rimanere”.

Insomma vi è mancata la protezione del Campidoglio.
“Non ci siamo sentiti sufficientemente protetti e compresi nelle nostre reali e autentiche intenzioni”. 

Veniamo al problema dei bilanci. In Campidoglio ritengono di essere nel giusto.
“Premesso che la storia dei 18,3 milioni di euro sui servizi cimiteriali sono del tutto irrilevanti nella globalità del bilancio Ama e che non è questa la ragione della rottura ma la fine del rapporto fiduciario, il bilancio 2016 approvato dal Comune aveva ratificato quel credito. Approvato sempre dalla Giunta Raggi”.

In Campidoglio viene citata la delibera di Giunta 21 del 2019 come dirimente sulla questione.
“Leggiamo il deliberato: il Comune delibera di avviare una “due diligence” sui conti per i “servizi cimiteriali, che qualifichi e certifichi, sia sotto il profilo giuridico, sia sotto quello economico” le “partite creditorie/debitorie”.  

E la due diligence?
“Il Comune non l’ha mai iniziata. Se il Comune ha sentito il bisogno di verificare come stanno le cose, come posso io, con un tratto di penna, eliminare queste poste di bilancio? Poi la nostra bozza di bilancio ha superato il vaglio della società di revisione (la Ernst&Young, ndr) e del Collegio Sindacale che, nella conclusione della sua relazione, esorta il Socio all’approvazione del bilancio”.

Secondo lei, il Campidoglio sta cercando di “alleggerire” Ama per accorparla con Acea?
“Abbiamo parlato molto, almeno all’inizio, con il sindaco Raggi e l’assessore Lemmetti e non ci è stato mai prospettata questa idea”.

Nella vostra lettera di dimissioni, lamentate l’impossibilità di parlare con il Sindaco.
“L’ultima volta che ho parlato con la Raggi era fine luglio, inizio agosto”.

Forse 104 giorni sono pochi, ma la vostra esperienza quale soluzione vi suggerisce per risolvere il problema rifiuti? 
“A Londra ci sono 4 inceneritori, 5 impianti di compostaggio, 10 TMB e 2 discariche. Qui servono impianti di servizio, di trattamento e di destino, necessari a chiudere il ciclo dei rifiuti. A fronte di una emergenza strutturale, è necessario un Piano Marshall che con provvedimenti straordinari metta in sicurezza il ciclo dei rifiuti e consenta ad Ama di poter gestire la propria attività in modo sostenibile a livello ambientale ed economico”.

È un commissario?
“Assolutamente no. Noi abbiamo indicato un piano operativo a breve termine che identifica gli strumenti che normalizzi il ciclo dei rifiuti”.

Le è mancato non avere un assessore di riferimento?
“No. Ho letto nel Sindaco la volontà di risolvere il problema. Il cortocircuito è sul come”. 

Lei ha sottoposto al Sindaco le sue idee sulla necessità di creare impianti a Roma? 
“Questi aspetti sono stati rappresentati”.

E la risposta qual è stata?
“Il problema è il come. Il Sindaco rappresenta un’idea politica e come tale deve contemperare diversi interessi. A volte non si riesce a fare la sintesi in tempi veloci”

DISASTRO RIFIUTI, OGGI RAGGI IN CONSIGLIO COMUNALE


Mentre presidi e medici lanciano l’allarme sui rischi per la salute, oggi pomeriggio alle 14.00, Virginia Raggi, sindaco di Roma, riferirà in Aula al Consiglio comunale sulla “situazione societaria di Ama e Roma Metropolitane” mettendo così una pezza alla mancata presenza in Aula martedì, nonostante le pressanti richieste delle opposizioni, con i lavori che erano stati bruscamente interrotti dalle notizie sopraggiunte in Aula sulle dimissioni del Cda di Ama e per la carica della polizia contro i lavoratori di Roma Metropolitane.
Oggi, giornata di dichiarazioni: la politica, più o meno indistintamente, chiede le dimissioni della Raggi e il commissariamento di Ama (strada giuridicamente non percorribile). Qualcuno aggiunge alla richiesta di dimissioni anche il presidente della Regione, Nicola Zingaretti. E è prevista per domani la formalizzazione del nuovo amministratore unico, Stefano Zaghis, attivista 5Stelle della prima ora, nominato nel momento più buio a risollevare le sorti dell’Azienda dei rifiuti.
In Campidoglio la rigidità sulla questione conti e bilanci non sembra attenuarsi neanche di fronte alle dimissioni del secondo management in tre mesi: a Palazzo Senatorio sono certi di aver ragione sui conti. 
Per cercare di garantire un minimo di continuità al lavoro dell’azienda e non precipitare anzitempo verso il baratro, ieri il Collegio sindacale - che fino alla formalizzazione di Zaghis deve sbrigare gli affari correnti - ha incontrato tecnici e funzionari di Ama, controllato il fondo cassa e convocato  l’assemblea per il 10 e 12 ottobre per prendere atto delle dimissioni della Melara e dei suoi e della nomina di Zaghis. Al quale, stando a quanto dichiarato dal direttore dell’Area Rifiuti dell’Assessorato all’Ambiente, Laura D’Aprile, spetterà il compito di presentare in Campidoglio la versione definitiva del Piano industriale. Ovviamente, in aggiunta alla redazione di un bilancio per il 2017 che vada bene al Campidoglio e eviti a tutti di finire davanti ai magistrati della Procura o alla Corte dei Conti. Il cui viceprocuratore del Lazio, Massimo Lasalvia, nei prossimi giorni ha convocato il CdA uscente: dopo Bagnacani, ora è il turno della Melara, Longoni e Ranieri spiegare le questioni economiche che hanno generato la rottura del rapporto fiduciario con Palazzo Senatorio. 
E veniamo all’allarme lanciato dai medici e dai presidi. “A Roma si rischia l'emergenza sanitaria per i rifiuti” affermano Antonio Magi e Pierluigi Bartoletti, presidente e vice presidente dell'Ordine provinciale dei medici-chirurghi e degli odontoiatri (Omceo) di Roma. Aggiungendo: “Occorre evitare che si creino cumuli di immondizia e che un simile degrado diventi attrattivo per gli animali. Non c'è tempo da perdere”. A raddoppiare l’allarme anche l’Associazione nazionale Presidi: “Come segnalato da molti presidi, sia in zone centrali della città sia in periferia la situazione dei rifiuti abbandonati presso gli edifici scolastici o all'interno dei cortili sta aggravandosi di giorno in giorno. Chiediamo che ogni Asl di zona si attivi per verificare lo stato igienico-ambientale ed eventualmente proceda alla richiesta di chiusura degli istituti”.

mercoledì 2 ottobre 2019

QUEI MANAGER CHIAMATI PER SALVARE AMA E ANDATI VIA SBATTENDO LA PORTA


Stefano Zaghis è il settimo vertice di Ama dell’era Raggi. Subentra a Luisa Melara che, in stile Branduardi, era succeduta a Lorenzo Bagnacani che era succeduto a Antonella Giglio che era succeduta a Alessandro Solidoro che era succeduto a Daniele Fortini. Con, in mezzo, la direzione generale di Stefano Bina
Se Fortini era un’eredità della Giunta Marino e, quindi, tutto sommato, quasi comprensibile il suo avvicendamento nello spirito dello spoils system al cambio politico di Amministrazione, tutti gli altri sono stati presentati dalla Raggi come i salvatori della Patria. E, uno dopo l’altro, se ne sono andati sbattendo la porta. E se con Bagnacani, le registrazioni dei colloqui e le carte in Procura si pensava di aver toccato il fondo, con la lettera della Melara si è andati anche oltre il fondo.
Insieme ai management l’intera gestione dei rifiuti ha visto l’avvicendarsi di due assessori e mezzo: prima Paola Muraro, nominata alla guida dell’Ambiente nella Giunta originaria a luglio 2016 ma dimessasi troppo presto, il 14 dicembre 2016, per il coinvolgimento, poi archiviato, in un’inchiesta giudiziaria su Ama. E poi di Pinuccia Montanari, succeduta alla Muraro il 22 dicembre rimasta in carica fino all’8 febbraio scorso quando, proprio a causa dello scontro al calar bianco fra Ama e Campidoglio, fra Bagnacani e Lemmetti, sulla questione dei bilanci, prese le difese di Bagnacani e ci rimise l’incarico. 
Il mezzo, poi, è, paradossalmente, la Raggi stessa. Dal giorno delle dimissioni della Montanari, infatti, non c’è più un assessore con la delega ai Rifiuti e, quindi, ad Ama. L’attuale assessore all’Ambiente, Laura Fiorini, nominata il 4 settembre scorso, ha infatti solo la delega al Verde mentre quella ai rifiuti, non assegnata a nessuno, rimane in capo al Sindaco.
Luisa Melara, Paolo Longoni e Massimo Ranieri, rispettivamente presidente, Ad e consigliere di Ama, si sono dimessi formalmente alle 6 del pomeriggio di ieri. Sono durati in carica solo 104 giorni e, di fatto, non sono riusciti a toccar palla: immediatamente sommersi dalla crisi di giugno dei rifiuti che ancora non si è esaurita, hanno potuto solo mettere in campo una serie di iniziative tampone per arginare il problema senza poterlo realmente affrontare. 
Il post pubblicato martedì 1 ottobre sulla pagina facebook del sindaco,
Virginia Raggi, mentre il CdA di Ama formalizzava le proprie dimissioni
Ora arriva l’era Zaghis: il suo nome era già circolato per Ama proprio nel periodo di interregno fra Bagnacani, dimessosi a inizio febbraio, e la Melara nominata il 7 giugno, come uno dei papabili per andare a guidare l’azienda di via Calderon de la Barca. Ora è il suo turno nel silenzio del sindaco, Virginia Raggi, che oggi non si è presentata in Consiglio comunale per riferire sulla tripla crisi di Ama, di Roma Metropolitane e delle talpe della Metro C oramai sepolte grazie all’inerzia della sua Amministrazione ma con l’orchestrina mediatica del Campidoglio che, mentre il CdA Melara si dimetteva, si occupava di pubblicare sulla pagina facebook del Sindaco l’ennesimo post dedicato alle macchinette mangiaplastica: perfetto stile Titanic.  


martedì 1 ottobre 2019

I REVISORI DEI CONTI: "COSIÌ AMA VA VERSO IL FALLIMENTO"


Rinviato lo showdown dell’assemblea dei soci di Ama, ordinanza Zingaretti sui rifiuti prorogata per altri 15 giorni, sindacati che annunciano sciopero per il 15 ottobre e Ernst&Young, la società revisore dei conti di Ama, che attesta la correttezza del bilancio 2017 oggetto della lite col Comune ma che mette in guardia sul rischio per la continuità aziendale. 
Andiamo per ordine: nella mattinata di ieri, Luisa Melara, presidente di Ama, scrive al Campidoglio e chiede di posticipare la seduta dell’Assemblea dei Soci (Ama ha un solo socio: il Comune di Roma) a dopo la consegna del rapporto sul controllo dei conti. Data da concordare e Campidoglio  ben felice di rimandare di qualche giorno lo spettacolo.
Seconda notizia: l’ordinanza Zingaretti sui rifiuti (quella che ancora tiene a galla la città) è stata prorogata per altre due settimane, scadenza il 15 ottobreper consentire ad Ama di soddisfare il fabbisogno relativo al trattamento degli scarti indifferenziati nei vari impianti del Lazio”. L’idea è che il reintegro in funzione dei due Tmb di Malagrotta a pieno regime e l’intesa con la Regione Marche (che si somma a quella con l’Abruzzo) “permetteranno di mettere in sicurezza la città”. Ma già trapelano voci di un prossimo incontro fra la Regione e il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, per superare i “no” grillini a l’impiantistica a Roma.
Sindacati, però, sul piede di guerra e per il 15 ottobre - quando scadrà la proroga dell’ Ordinanza - è stato indetto uno sciopero. “Non si può restare fermi di fronte all'ennesimo fallimento  della Giunta guidata da Virginia Raggi sul tema rifiuti”, dicono Fp Cgil, Fit Cisl e Fiadel Roma e Lazio, che, dopo aver ricordato la mancata approvazione del bilancio 2017 e il rinvio dell’Assemblea di domani, aggiungono: “Il 15 torneremo in piazza per denunciare il costante peggioramento delle condizioni di lavoro e del servizio. Tre anni di incertezze, propaganda, discontinuità e rincorsa delle emergenze finanziarie e operative hanno portato a una crisi senza precedenti”. 
Infine, Ernst&Young, società che è revisore dei conti di Ama, lancia l’allarme sulla “continuità aziendale”, o, in termini più semplici, il fallimento di Ama. Questo perché ci sono “644 milioni di euro ancora in corso di riconciliazione” con il Campidoglio.  L’allarme rosso è contenuto nella relazione sul progetto di bilancio 2017. Si legge: “l’equilibrio finanziario di Ama dipende in maniera determinante dall'incasso dei crediti vantati nei confronti di Roma Capitale (644 milioni di euro al 31 dicembre 2017, ancora in corso di riconciliazione con l'azionista di riferimento)”. Tra questi crediti ci sono i 18,3 milioni di euro per i servizi cimiteriali che il Comune vorrebbe svalutare per intero. Al contrario, sia il management Ama guidato da Lorenzo Bagnacani che quello attuale della Melara li hanno “iscritti un apposito fondo rischi”. Insomma, checché ne dica il Campidoglio - è di sabato una durissima nota in cui si annunciava il rigetto della bozza di bilancio 2017 di Ama - secondo i revisori contabili “il bilancio d'esercizio fornisce una rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale e finanziaria della Società”. 



PRONTO A SALTARE L'ENNESIMO CDA DI AMA


In principio fu Alessandro Solidoro. Poi venne Stefano Bina, seguito da Antonella Giglio. Quindi fui la volta di Lorenzo Bagnacani. Tutti o quasi andati via sbattendo la porta. Tre mesi fa è arrivata Luisa Melara. Ora anche questo Consiglio di Amministrazione di Ama è a rischio. Esattamente per lo stesso motivo per il quale se ne andò Bagnacani: i bilanci. Ci sono 18 milioni di euro che ballano. Ama li ha iscritti a bilancio. Il Comune non vuole riconoscerli. Sono soldi che Ama ritiene le spettino per servizi resi nei cimiteri. Il Campidoglio, giusto sabato pomeriggio, ha ribadito con una nota durissima che “Roma Capitale non approverà mai un bilancio di Ama Spa che sia redatto in maniera non corretta e contenga valutazioni già in precedenza non avallate dal Comune”, aggiungendo che il Comune “nella sua veste di socio unico di Ama Spa, non accoglierà valutazioni contabili contenute nella proposta di bilancio” che non non prevedano la restituzione dei 18 milioni di euro per servizi cimiteriali “che Ama aveva incassato in più rispetto alla somma prevista nel contratto di servizio con il Comune, senza alcuna giustificazione”. 
Un conflitto mai visto prima dell’avvento dei 5Stelle al governo cittadino. Un conflitto che è costato non solo la poltrona a Bagnacani ma anche quella di Pinuccia Montanari, considerata vicinissima direttamente a Beppe Grillo, e strenuamente sempre difesa come assessore all’Ambiente dalla Raggi. Almeno fino a che non è arrivato lo scontro con Gianni Lemmetti, l’assessore al Bilancio. Che evidentemente è più forte di tutti. Lo scontro, dunque, si acuisce di nuovo. Cambiano i manager ma i bilanci Ama restano sempre gli stessi: quello del 2016. Perché dal 2016 Ama non ha più un bilancio: mancano quello del 2017, che è ancora in discussione e continua a fare la spoletta fra la sede aziendale e Palazzo Senatorio da dove viene respinto, e quello del 2018 di cui non si vede l’alba. E pensare che fra le varie incombenze previste nell’Ordinanza Zingaretti sui rifiuti vi è l’approvazione dei bilanci Ama mancanti da parte del Campidoglio. 
L’importante però è lo “stucchevole piagnisteo”, come lo definisce la Lega, e per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, limitarsi a dolersi di essere stata “lasciata sola” sui rifiuti.  


giovedì 8 agosto 2019

PER AMA BILANCIO 2017 IN ROSSO DA 136 MILIONI


A due terzi dell’anno di grazia 2019, il Consiglio di Amministrazione di Ama vara, finalmente, il bilancio 2017. Che ora dovrà essere ratificato dal Comune, adempiendo, per altro in ritardo e parzialmente, a una delle varie incombenze previste nell’ordinanza Zingaretti sui rifiuti: manca ancora il bilancio 2018.
Per il 2017 il bilancio è in passivo per 136 milioni di euro grazie all’artificio contabile di una provvidenziale e sostanziosa svalutazione del valore del Centro Carni
La nota diffusa da Ama lascia i dati importanti in fondo, casualmente quelli negativi: “le perdite, pari a circa 136milioni di euro, derivano in massima parte dalla rettifica del valore (dai 137 milioni stimati del 2009 agli attuali 31,5 milioni di euro) del complesso del Centro Carni comunicato ad Ama dalla società di gestione del fondo immobiliare, proprietario dell’asset, istituito dieci anni fa per la valorizzazione dello stesso”.
Ama graziosamente ci fa sapere che “il valore della produzione è pari a oltre 810milioni di euro e il margine operativo lordo si attesta al 15,9% del valore della produzione. Migliora sensibilmente e ulteriormente, per ben 57 milioni, la posizione finanziaria netta dell’azienda”, visto che i debiti finanziari sono scesi di 57 milioni di euro e quelli verso i fornitori sono diminuiti di 9 milioni rispetto al 2016, fermandosi a quota 141 milioni. Infine, il patrimonio netto dell’Azienda si attesta a “circa 134 milioni di euro”.
Facendo i conti, quindi, la gestione Bagnacani - cui fa riferimento questo bilancio - è totalmente positiva: senza la svalutazione dell’ultimo secondo del Centro Carni e i famigerati 19 milioni di crediti cimiteriali, casus belli con il Campidoglio, il bilancio sarebbe stato in saldo attivo. 
Dato che non sfugge alle opposizioni. Scrive Andrea De Priamo, capogruppo Fratelli d’Italia: “Adesso scopriamo che, misteriosamente, la passività dell’azienda non è più legata alle spese cimiteriali ma al Centro Carni, impianto che è un’eccellenza nella Capitale. L’obiettivo dell’assessore al Bilancio Lemmetti di approvare un bilancio Ama in perdita, e quindi aprire all’ingresso dei privati in azienda, è comunque centrato. La Giunta Raggi probabilmente non è mai stata interessata a rilanciare la municipalizzata dei rifiuti – e le girandole ai vertici dell’Ama così come l’emergenza di questi mesi in città ne sono la conferma – e non vorremmo che il disegno grillino portasse alla svendita delle aziende capitoline”.
Dal Partito Democratico, il capogruppo, Giulio Pelonzi e la consigliera Ilaria Piccolo, rimarcano proprio la strana “voragine ben più ampia del contenzioso sui 18 milioni che il comune per un anno e mezzo non ha voluto riconoscere alla sua azienda. Anziché pretendere una gestione sana dell'azienda, il Campidoglio sembra aver fatto del tutto per definire una situazione al limite del disastro.O il Cda guidato da Bagnacani ha preso un abbaglio, o chi ha sottoscritto un bilancio con una passività di 136 milioni di euro è venuto a conoscenza di altra documentazione cui il precedente CdA era stato tenuto all'oscuro.Sul nuovo documento contabile dell'azienda capitolina e su altri interrogativi il CdA di Ama, l'assessore Lemmetti e Giampaoletti saranno chiamati in audizione nella commissione Trasparenza” che i Dem hanno richiesto.
E se il forzista Davide Bordoni lamenta la nuova crisi rifiuti a Ostia - con Ama che smentisce senza smentire - i sindacati festeggiano le nuove assunzioni promesse dalla Raggi in cambio della pace sociale: “Dopo più di dieci anni di blocco, abbiamo firmato un accordo che prevede 350 nuove assunzioni".

martedì 9 luglio 2019

L'AMA BATTE CASSA: COMUNE PAGHI O CONTI IN TILT


I secchioni strabordanti di immondizia, il fetore pestilenziale e animali di varia natura che si cibano di questi rifiuti sono solo la parte più appariscente del problema immondizia a Roma.
Ce n’è una meno evidente ma altrettanto importante: lo stato del bilancio Ama. Da due anni - siamo al terzo esercizio in corso - il “socio unico” di Ama, cioè il Campidoglio a trazione grillina, non approva i bilanci dell’azienda di via Calderon de la Barca. 
Uno scontro feroce fra le fazioni interne al mondo a 5Stelle che ha lasciato sul terreno il cadavere politico dell’assessore ai Rifiuti, Pinuccia Montanari, e dell’ultimo CdA di Ama, quello di Lorenzo Bagnacani.
E per approvare il bilancio 2017 non c’è solo la famigerata partita dei crediti cimiteriali - il casus belli dell’addio del duo Bagnacani/Montanari dopo lo scontro con l’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti, e il dg del Campidoglio, Franco Giampaoleti - ma c’è anche e sopratutto il credito di Ama verso il Comune: Palazzo Senatorio deve all’Ama 169 milioni. Roba vecchia, per carità, antecedente addirittura il mandato di Alemanno sindaco (2008-2013) ma che va iscritta dentro il bilancio 2017. E anche in fretta: per poter predisporre il documento contabile da sottoporre all’approvazione del Comune, restano poche ore. E se il Comune non dovesse riconoscere questo debito, sul libro mastro di Ama ci sarebbe un nuovo buco di 169 milioni di euro. 
Di fatto, quasi il bollino di default. 
Non a caso, uno dei passaggi cardine dell’Ordinanza Zingaretti sui rifiuti è stato centrato proprio sulla necessità che il Campidoglio smetta di cincischiare e approvi questi due bilanci. La cui mancata approvazione, al di là dei rilievi contabili, amministrativi e penali, ha un risvolto immediato: le ultime 41 gare d’appalto bandite da Ama rendono un quadro piuttosto desolante. 
Sette sono andate deserte e fra queste alcune sono suggestive: niente gru, camion e gomme, niente rimozione dei rifiuti pericolosi né di quelli ordinari. Tre annullate, 8 aggiudicate e 21 in aggiudicazione, alcune di queste da mesi e mesi.
Se poi si analizzano non solo il numero e gli oggetti degli appalti, ma il loro valore economico, viene fuori un quadro ancor più sconcertante: le 7 gare andate deserte valevano il 67% dell’ammontare di tutte le 41 gare. Sul piatto Ama aveva messo oltre 340 milioni di euro: 227 milioni è il valore delle gare andate deserte, poco più di 7 milioni le gare aggiudicate, poi 2,5 milioni valevano quelle annullate e 103 milioni quelle in aggiudicazione. 
Non serve un genio matematico per capire che l’affidabilità di Ama è decisamente scarsa: vengono aggiudicate gare di poco valore, una da 58mila euro, e quasi tutte le altre sotto il milione di euro di valore. Le aziende, semplicemente, non si fidano: quando la posta è consistente, come i quasi 225 milioni a bando per “l'affidamento del servizio di caricamento, trasporto, scarico e trattamento, con recupero/smaltimento dei Rifiuti Urbani Residui prodotti dalla città di Roma Capitale - eccedenti le quantità trattate presso gli impianti di AMA S.p.A. - e dei rifiuti solidi prodotti dagli impianti di trattamento di AMA S.p.A., per un periodo di 24 (ventiquattro) mesi”, le aziende restano a casa.


sabato 29 giugno 2019

COME E PERCHÉ ANNEGHIAMO NEI RIFIUTI


C’è un diario nell’ultima e più grave crisi del ciclo dei rifiuti che spiega come mai le strade della Capitale siano da settimane un’immensa discarica. Si parte a fine marzo: Luigi Palumbo, commissario nominato dal Tribunale che gestisce le aziende di Manlio Cerroni, annuncia ad Ama che i due impianti di trattamento (di Cerroni, appunto) privati avrebbero dovuto essere sottoposti a manutenzione. Da fine aprile per tutta l’estate. Risultato: 500 tonnellate giornaliere in meno di rifiuti indifferenziati da lavorare. 
Sono i giorni della grande crisi di Ama: quelli dell’addio dell’ultimo assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari, e della defenestrazione dell’ennesimo CdA dell’era grillina in Campidoglio con l’addio polemico di Bagnacani seguito dagli strascichi in Procura. Massimo Bagatti, direttore esecutivo che regge Ama nel periodo di transizione, riesce a trovare un compromesso con il privato: la manutenzione programmata sarà più morbida e si parte non più il 25 aprile ma il mese successivo, 27 maggio, cioè il giorno dopo le elezioni europee. 
In quei giorni ci sono gli appelli, la corsa frenetica a trovare soluzioni tampone, a chiedere, tramite Zingaretti, l’aiuto delle altre regioni e delle altre province
Perché una cosa deve essere ben chiara: né VeltroniAlemanno hanno avuto la forza di imporre soluzioni alternative a Malagrotta. Poi Marino che Malagrotta l’ha semplicemente chiusa ma sempre senza avere la via d’uscita. Ma la Raggi e i 5Stelle nel dna hanno la negazione dell’utilità degli impianti di trattamento: né termovalorizzatorigassificatoriinceneritori. E men che meno discariche di servizio che nulla hanno a che vedere con una Malagrotta bis. Basti vedere la cagnara aizzata solo all’idea di una discarica di servizio a Pian dell’Olmo: i grillini tornano rapidamente il partito del "no” salvo poi rivolgersi a Zingaretti e all Regione. E, infatti, l’Ama targata Raggi/5Stelle gli impianti li usa eccome, quelli delle altre Regioni però. E a carissimo prezzo. 

Il problema è che prima di spedire fuori Roma i rifiuti questi vanno trattati, preparati. E il trattamento si fa negli impianti di trattamento meccanico biologico (TMB). Ama ne aveva due: Salaria e Rocca Cencia. Salaria è andato a fuoco a dicembre scorso e oramai è chiuso anche se, come ricorda spesso il presidente del Municipio III, Giovanni Caudo, mancano gli atti ufficiali di chiusura. Rocca Cencia si guasta spesso, visto che sta lavorando al limite della capacità. Ama avrebbe anche un terzo impianto, un tritovagliatore mobile a Ostia, già feudo grillino, ma l’impianto, della capacità di 200 tonnellate al giorno, resta fermo. Gli altri sono impianti privati. Anzi, di uno solo: Cerroni. Il tanto bistrattato dai grillini ras dell’immondizia è ancora lui a tenere a galla la città. Ma le manutenzioni programmate - e, quindi, di fatto sottovalutate dal Campidoglio - creano il tappo. Altri privati non si fidano di Ama e della solidità di chi non approva un bilancio da due anni. Inoltre, questo perdurante stato di cronica mancanza di impianti, obbliga Ama a portare i rifiuti fuori città logorando la già vecchia fotta dei propri mezzi, una flotta oramai pericolosamente scesa a metà dell’efficienza e con veicoli vicini all’età della pensione. 



venerdì 31 maggio 2019

DIMISSIONI, GUASTI E INCENDI: GLI ANNI SENZA PACE DI AMA


La rottura di un nastro trasportatore degli scarti del trattamento dei rifiuti nel TMB di Rocca Cencia è solo l’ultimo di una lunghissima serie di problemi e incidenti che si sono susseguiti nel corso degli anni all’Ama. Anche se i primi problemi partono un po’ più in su, direttamente dal Campidoglio: dall’8 febbraio, giorno delle dimissioni di Pinuccia Montanari dalla guida dell’Assessorato all’Ambiente, ancora manca il successore. Fosse solo l’Assessore fantasma sarebbe quasi un problema da poco. È che dietro le dimissioni della Montanari - per altro, il secondo Assessore all’Ambiente a mollare la Giunta Raggi dopo l’addio di Paola Muraro, il 13 dicembre 2016 - c’è il problema dei bilanci dell’Azienda, non ancora approvati, e, soprattutto, del management. Già, perché uno dei problemi di Ama è la straordinaria girandola di direttori, amministratori, consiglieri che, da quando i 5Stelle amministrano il Campidoglio, si sono succeduti senza riuscire a incidere realmente nelle politiche aziendali: Alessandro Solidoro, Stefano Bina, Antonella Giglio, Lorenzo Bagnacani sono entrati e usciti dalla grazie dell’Amministrazione comunale con la stessa rapidità (e fine) delle mogli di Enrico VIII. 
Testa del pesce a parte, poi, c’è il lungo elenco di problemi che hanno martoriato l’Ama. I più gravi sono, ovviamente, i due incendi. Il primo, quello gravissimo, dell’11 dicembre 2018, dell’impianto di trattamento meccanico biologico di proprietà di Ama di via Salaria. 
Un impianto che, sin dalla sua apertura nel 2011, è stato una spina nel fianco dei cittadini della zona di Villa Spada, Fidene e Castel Giubileo sulla Salaria e oggetto di grandi proteste. A dicembre 2018, di notte, l’impianto va a fuoco. Le fiamme finiscono per distruggere un po’ tutto e, finalmente, la struttura viene chiusa. 
Arriviamo al secondo incendio, quello di fine marzo scorso e che investe il TMB di Rocca Cencia, quello dove ieri è andato fuori servizio il nastro trasportatore. In quel caso, fu necessario chiudere una metà dell’impianto - questa volta, secondo le prime notizie diffuse dall’azienda, sarà l’intero stabilimento - e, anche in quell’occasione, Ama si raccomandò con i romani di fare al meglio possibile la differenziata. Per nessuno di questi incendi è ancora stata appurata la causa, se sabotaggio, autocombustione, errore umano. A questi roghi, però, vanno sommati anche quelli di svariati cassonetti nel corso del tempo: spesso come risposta (sbagliata) di cittadini esasperati dalla mancata raccolta, altre volte come atto vandalico. Episodi, però, usati dalla propaganda grillina per gridare lo slogan del “siamo sotto attacco”.
Fra incendi, deliberata scelta di non occuparsi dell’impiantistica di smaltimento da parte dei grillini e rotture, però, Roma continua ad avere un ciclo rifiuti sempre al limite del collasso

sabato 2 marzo 2019

BAGNACANI: "IL COMUNE VUOL FAR FALLIRE AMA"


Non l’ha certo toccata piano, Lorenzo Bagnacani, ex Ad di Ama, ascoltato ieri mattina in Commissione Ambiente alla Regione Lazio: le difficoltà all’azienda sono state create a tavolino, si stanno aprendo le porte alla privatizzazione, il famoso buco da 18 milioni di euro (il casus belli della querelle fra la Giunta e il management aziendale) non basta a generare questa situazione e l’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti, chiede in modo irrituale di eliminare questi 18 milioni. E, ancora: l’Ama ha potenzialità ma a condizione di costruire impianti e di incassare i soldi che il Comune le deve. Un piccolo terremoto cui si aggiungono altre considerazioni espresse da Bagnacani al commissari regionali: la prima riguarda quella che l’ex Ad ha definito la “sinergia” fra il Campidoglio e il Collegio dei Sindaci, quello che prima aveva approvato il bilancio 2017 approvato a marzo 2018 e, subito dopo, l’aveva bocciato aprendo di fatto la strada alla crisi. 
Questo è uno degli elementi centrali della lunga e molto tecnica relazione Bagnacani: “Fino a maggio inoltrato non abbiamo ricevuto alcun feedback rispetto al bilancio proposto. Questi feedback sul piano informale cominciano ad arrivare a giugno e indicano che non c’è convinzione da parte dell’azionista (il Campidoglio, ndr) sui crediti cimiteriali. L’azienda ha fornito ogni dettaglio di documentazione su questi 18 milioni che sono crediti accumulati dal 2008 al 2016, approvati di anno in anno in tutti i bilanci di Ama, compreso quello del 2016, quando c’era già questo azionista che lo ha approvato. Fin da subito abbiamo capito che questa partita, esigua nei numeri, stava assumendo una portata strana che andava compresa e dovevamo essere ineccepibili e per questo abbiamo fatto periziare i numeri dal professor Bussoletti, che ci disse che il credito era certo, liquido ed esigibile”. Poi, la svolta: “Il 23 agosto 2018 arriva una lettera irrituale firmata da Lemmetti in cui, sul progetto di bilancio dice riferendosi ai 18 milioni, di ‘procedere a eliminare tale posta, trattandosi di crediti che Roma Capitale ai sensi dell’allora vigente contratto di servizio non riconosce’. Perché? Perché sì”.
Le dichiarazioni di Bagnacani si spostano, quindi, su un piano di lettura politico: se osserviamo la dinamica dei fatti per casualità si sta forse andando in un percorso dove il fatto che Ama rimarrà pubblica può essere messo in discussione. Immaginandoci due bilanci consecutivi da approvare allo stesso momento: con il bilancio 2017 è in perdita, se anche quello 2018 venisse chiuso in perdita, qualora l’azionista denunciasse l’inefficienza dell’azienda, la delibera 52/2015 del Comune apre la porta a una eventuale privatizzazione di Ama. La delibera 52 citata da Bagnacani era quella di Marino che, a determinate condizioni, apriva a una forma di privatizzazione di Ama, un testo che la Giunta Raggi si era impegnata a modificare senza mai andare oltre le chiacchiere.
Poi Bagnacani gira il coltello nel ventre molle della politica grillina sui rifiuti, quello degli impianti: “Senza investire l’azienda non si salva. Avevamo previsto un piano che prevedeva 13 impianti per Roma che avrebbero reso la città in grado di chiudere il ciclo dei rifiuti nel perimetro di Ama. Fare impianti significa assumere delle decisioni, prendere delle scelte. Avevamo pensato anche a emettere dei bond per finanziare questi progetti, esplorando il mercato per non ricorrere alle banche. Ci sono 230 milioni di crediti che Ama vanta verso il Comune, che sono iscritti a bilancio da diverso tempo e mai sono stati pagati. Se venissero pagati non avremmo più bisogno di linee bancarie e l’azienda smetterebbe di pagare milioni di interessi all’anno che vanno a incidere sulla Tari”.

venerdì 1 marzo 2019

RIFIUTI; IN REGIONE VOLANO STRACCI GRILLINI



Non c’è stato solo lo scontro Lemmetti-Montanari o quello Giunta Raggi-Ama ad aver animato il dibattito politico romano e drammaticamente peggiorato la condizione dell’Azienda dei rifiuti e della mondezza sparsa per la città. Adesso lo scontro tutto grillino si sposta in Regione dove oggi è prevista una seduta della Commissione Urbanistica e Ambiente in cui è stata disposta l’audizione dell’ex Ad di Ama, Lorenzo Bagnacani.
Solo che da una parte si è alzata Gaia Pernarella, consigliera M5Stelle e membro della Commissione, che ha spedito una letterina al presidente della Commissione stessa, un altro grillino, Marco Cacciatore, per stigmatizzare la decisione di ascoltare Bagnacani.
Scrive la Pernarella: “non ravvedendo nella figura del dottor Bagnacani alcun ruolo istituzionale, tale da poter interessare la Commissione, sono a chiedere di poter audire l’organo istituzionale reggente la gestione dell’azienda”, cioè Mauro Lonardo. Aggiunge ancora la Pernarella: “Si chiede di convocare l’assessore al Bilancio del Comune, Gianni Lemmetti”.
Per la consigliera grillina, quindi, Bagnacani è un “normale cittadino seppur informato” e, quindi, se si decide di ascoltarne uno, se ne devono ascoltare anche altri. E giù, la lista di tutti coloro i quali, nell’ultimo decennio circa, hanno svolto ruoli apicali in Ama: “Antonella Giglio, Alessandro Solidoro, Daniele Fortini, Ivan Strozzi, Salvatore Cappello, Franco Panzironi, Biagio Eramo, Domenico Tudini”. Insomma, un buttarla in caciara niente male. 
C’è anche un seguito in questa querelle in salsa 5stelle: il silenzio totale del presidente Cacciatore che non ha dato alcun seguito alla richiesta della Pernarella. 
Un silenzio che alla grillina non deve essere piaciuto molto: “sono a richiedere se si è provveduto, così come richiesto, a integrare l’audizione convocata da questa Commissione. A oggi, infatti, non risultano pervenute comunicazioni in tal senso né al Comune né ad Ama”, scrive in una seconda email di ieri.
Nella farraginosa ripartizione del mondo grillino, a Roma diviso fra “governativi” e “lombardiani”, Cacciatore viene ricollocato fra i lombardiani, mentre la Pernarella -  vicina all’altra consigliera, Valeria Di Corrado - sta incasellata fra i governativi, anche se non esattamente fra gli amici stretti del sindaco, Virginia Raggi. 
Lo scontro in atto ha più piani di lettura. Il primo, è tentare inutilmente di annacquare l’audizione di Bagnacani, soffocandola in mezzo a quella degli altri ex vertici aziendali: diventerebbe tanto forte il rumore di sottofondo, da cancellare la voce solista. Anche perché la cacciata di Bagnacani - il quinto manager Ama dell’era Raggi, il quarto nominato direttamente da lei - non è stata indolore e rischia di avere, dopo le visite dello stesso ex Ad di Ama in Procura, strascichi giudiziari sicuramente molesti, forse pesanti. A rafforzare l’idea che ci sia timore da parte dell’ala filo Raggi su ciò che Bagnacani potrebbe dire, concorrono le espressioni usate dalla Pernarella nelle sue email (“nessun ruolo istituzionale”, “normale cittadino seppur informato”) pure se questo tentativo, così mal organizzato, ha ottenuto l’effetto di accendere ancor di più i riflettori su questa audizione che è la prima uscita pubblica da quando Bagnacani ha lasciato i vertici aziendali. Da ultimo, i collegi di provenienza della Pernarella (Latina) e della Di Corrado (Pomezia) sembrerebberoanche evidenziare un interesse diretto di entrambe al problema dello smaltimento dei rifiuti romani nell’hinterland.


martedì 19 febbraio 2019

VIRGINIA CACCIA IL CDA AMA: "HANNO FALLITO"


Siamo arrivati allo showdown fra l’Ama e il suo socio unico, il Comune di Roma, con la Raggi che, ieri mattina, “alle 10.50” come recita la lettera di accompagnamento, ha destituito il Consiglio di Amministrazione dell’azienda dei rifiuti, dando mandato al collegio dei sindaci di guidare l’Ama per l’ordinaria amministrazione e convocare l’assemblea dei soci per la nomina del nuovo management.
E così, salta, almeno per ora, il quinto vertice di Ama da quando Virginia Raggi indossa la fascia tricolore. 
Almeno per ora perché in realtà - notizie frammentarie da dentro i corridoi dell’azienda - parlano di un’Ama in salsa venezuelana, con il CdA dimissionato deciso a resistere, stile Maduro, e il Collegio Sindacale, guidato da Mauro Lonardo, deciso a insediarsi immediatamente, stile Guaidó. Roba che rischia di finire con i Carabinieri prima e in tribunale poi.  
Per cercare una mediazione, nel pomeriggio, le due opposte fazioni hanno richiesto di comune accordo un parere pro veritate all’avvocato Pietro Cavasola, del foro di Roma, che è un consulente di Ama. 

Andiamo per ordine. Metà mattinata, la Raggi licenzia Bagnacani e il resto del CdA di Ama. Motivazione: fine del rapporto fiduciario. “Le azioni attuate dagli amministratori della società Ama hanno rilevato un livello di criticità tale da fare dubitare dell’affidabilità dell’attuale gestione aziendale, soprattutto con specifico riferimento alla riformulazione di un nuovo progetto di bilancio di esercizio 2017”, si legge nell’ordinanza 18. 
L’ordinanza segue prima la bocciatura in Giunta comunale del bilancio Bagnacani, l’8 febbraio scorso, seguito dalle dimissioni di Pinuccia Montanari da assessore all’Ambiente, e dalla visita della Montanari e dello stesso Bagnacani in Procura
Nell’ordinanza Raggi viene menzionata anche una relazione del dg del Campidoglio, Franco Giampaoletti, protocollata sabato, in cui c’è scritto: “Conclusivamente, tenuto conto dei comportamenti sopra descritti che, singolarmente e ancor più nel loro complesso, si ritiene integrino ipotesi di violazione di obblighi di legge e/o statutari, si sottopone alla valutazione delle SS.LL. l’ipotesi di procedere alla motivata revoca per giusta causa dei componenti del Consiglio di amministrazione”.
Secondo l’Agenzia Dire, questo invito alla rimozione non avrebbe trovato il consenso del Capo di Gabinetto, Stefano Castiglione, che avrebbe avuto un confronto acceso proprio col dg Giampaoletti sul tema della ‘giusta causa’ alla base della rimozione del Cda. 
Non a caso, Castiglione non ha controfirmato la delibera che porta le sigle di Gianni Lemmetti, assessore al Bilancio, di Giampaoletti e dal segretario generale, Pietro Paolo Mileti
All’ordinanza si accompagna una lettera, firmata da Castiglione che è un magistrato della Corte dei Conti, con cui si conferisce al Collegio sindacale il potere di gestire la fase di interregno fino alla convocazione dell’assemblea per la nomina dei nuovi amministratori.
Lettera e licenziamento diventano il nuovo terreno di scontro fra Comune e Ama con i vertici aziendali che contestano le motivazioni della cacciata, considerate insufficienti e generiche, ma soprattutto il subentro immediato del Collegio dei Sindaci. 
In sintesi: per il CdA uscente, lo Statuto di Ama (17.2) assegna allo stesso CdA il compito dell’ordinaria amministrazione e della convocazione dell’Assemblea dei soci che nominerà i nuovi vertici aziendali. Per il Campidoglio, invece, vale il codice civile (art. 2386) che questi compiti li assegna al Collegio sindacale. 
In serata è stata sciolta la questione sulla legittimità con il parere dell'avvocato Cavasola che ha sposato la decisione del Campidoglio. Gli uscenti terranno nelle prossime ore una conferenza stampa dove spiegheranno le loro ragioni: "Stiamo mettendo in fila i fatti.Noi costretti a produrre atti illegali? Se non lo abbiamo fatto e stiamo andando via fatevi delle domande. Abbiamo fiducia che la verità verrà a galla", hanno detto uscendo per l'ultima volta dalla sede di via Calderon De La Barca.