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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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martedì 11 agosto 2020

ATAC: DUE BUS FLAMBÉ E SITO IN TILT PER I RIMBORSI



Giornata di fuoco per il trasporto pubblico locale: concretamente di fuoco. Due bus Atac vanno a fuoco e, per soprammercato, si aggiunge anche una vettura Cotral distrutta da un incendio a Priverno (Lt).
Con quelli di oggi, per i trasporti capitolini si sale a 18 bus flambé da inizio anno. 
Si parte in mattinata: ad andare a fuoco (nel video) è un Mercedes Citaro del 2004 messo in servizio sulle navette sostitutive del tram 19.
L’incendio, che ha completamente diastrutto la vettura, è avvenuto in viale Regina Margherita, all’altezza dell’incrocio con via Nomentana. Come sempre la comunicazione di Atac si limita a parlare di cause in corso di accertamento (un accertamento tanto infinito quanto rigorosamente tenuto riservato) e di assenza di conseguenze per i passeggeri. 
Il secondo bus flambé del pomeriggio del 10 agosto
Passano poche ore e va a fuoco un secondo bus, matricola 3204, in servizio da dicembre 2013 - quindi uno di quelli più nuovi della flotta Atac - in servizio sulla linea 492. L’incendio è avvenuto in piazzale Sisto V, alle spalle della Stazione Termini e vicino l’ex Ministero dell’Aeronautica. 
Aggiornando le statistiche - che non corrispondono alla numerazione di Atac che pare averne una tutta sua che ormai sfocia quasi nei numeri negativi - siamo, dunque, arrivati a 18 bus incendiati da inizio anno. 
Di questi, 7 sono di Roma TPL (il privato che gestisce un centinaio di linee di periferia) e 11 di Atac. Dei 17 totali, due risultano recuperati e tornati in servizio e gli altri 15 (checché ne dica Atac) sono spariti dalle rilevazioni dei sistemi di controllo dai giorni dei rispettivi roghi. Sono 11 quelli che, stando alle immagini, risultano essere andati completamente distrutti: 5 di Roma TPL e 6 di Atac. Al momento, le statistiche riportano la linea 409 e la linea 20 express come quelle più interessate dai roghi con due vetture ciascuna: il 12 marzo a Ponte Tiburtino (vettura distrutta) e il 7 maggio in via dell’Acqua Bullicante (solo danni) per il 409; il 1 giugno in via Prenestina (solo danni) e il 5 luglio in viale della Sorbona (bus distrutto) per la 20 express. 
Non bastasse il giorno di fuoco, Atac è andata a bagno anche sui rimborsi per gli abbonamenti: decisi dalla Regione, senza incidere sui bilanci aziendali, da ieri mattina e fino al 30 settembre si possono chiedere i rimborsi per gli abbonamenti non goduti per i mesi di marzo e aprile. Solo che le code sono state infinite, il sistema è andato più volte in crash e, una volta compiuta correttamente la procedura, Atac comunica che la risposta arriverà per novembre. Insomma, al pc o alla fermata Atac si fa sempre attendere. 

lunedì 13 luglio 2020

E I ROMANI SI MERITANO QUESTO?

TRASPORTI PUBBLICI
Atac, Crisi infinita. E Roma Tpl è in proroga
L’arrivo di nuovi bus - spacciato come una novità mentre, dopo Veltroni, ne acquistarono sia Alemanno che Marino - non riesce minimamente a compensare il tracollo di Atac. La Raggi e i 5Stelle hanno scelto la strada del concordato preventivo ma, nonostante le iniezioni di mezzi pagati dal Comune e non da Atac, l’Azienda arretra nel servizio erogato all’utenza tanto che, da gennaio 2020, non vengono neanche più pubblicati i rapporti mensili sullo stato del servizio erogato.
La prima rata dei creditori privilegiati del concordato sarà pagata in queste settimane ma tutti gli altri creditori senza privilegi slitteranno al 2023 e i funzionari Atac già hanno messo le mani avanti e, usando il Covid come argomentazione, chiesto l’aiuto del Governo per avere liquidità.  
L’altra società, il consorzio Roma Tpl, ha il contratto di servizio scaduto a maggio 2018. Da allora, il Comune a trazione grillina, non è stato in grado di indire una regolare gara d’appalto per trovare sul mercato il successore: dopo 3 proroghe, l’unico tentativo fatto è stato stangato dai giudici amministrativi che hanno bocciato la gara. Siamo giunti alla quarta proroga - ed è appena il caso di ricordare quante polemiche sollevò proprio la Raggi contro Marino per le proroghe - che scadrà a fine ottobre 2020 ma, visti i tempi ristretti che rendono sempre più difficile indire la nuova gara, si arriverà alla quinta.  

MANUTENZONE STRADE
Buche ovunque e risarcimenti
Nei primi tre anni di governo sul fronte manutenzione stradale il nulla o quasi. A testimoniarlo, le righe scritte nella Relazione annuale dell’Agenzia per il controllo della Qualità dei servizi pubblici del Comune (soggetto autonomo ma i cui vertici sono nominati dall’Assemblea capitolina, quindi dalla maggioranza 5Stelle) in cui si fa riferimento a una “ripresa” dell’attività nel 2018. Lo stato del manto stradale delle vie di Roma è sotto gli occhi di tutti. 
Gli stanziamenti disposti dal Campidoglio sono una goccia nel mare per la loro esiguità: a marzo scorso il “vanto” del Comune a 5Stelle era uno stanziamento complessivo di 322 milioni di euro, 95 per l’ordinaria e 266 per la manutenzione straordinaria. 
Le strade di Roma sono divise in due tipi: di competenza del Campidoglio e sono le consolari o comunque strade di grande rilievo e importanza, e quelle di competenza dei Municipi. In termini di misure, le strade di competenza del Comune sono 800 km lineari, pari a circa 11 milioni di metri quadri. Quelle di competenza dei Municipi, sono 4.700 km per una superficie di 45 milioni di metri quadri, vale a dire meno di 6 euro a metro quadro. Reti arancioni da pollaio a parte, il conto economico del disastro Raggi sulle strade lo fornisce ancora l’Agenzia per la Qualità: 7mila richieste di risarcimento danni per 1,7 milioni erogati fra il 2016 e il 2018.
GRANDI OPERE
Metro C e Stadio, troppo tempo perso 

Fra quelle pubbliche e quelle private, la Giunta Raggi si è contraddistinta per un quadriennio di assoluta indecisione. Impossibile dimenticare i tre anni persi a discutere (sui social) cosa fare della Metro C e altrettanto impossibile dimenticare come le due talpe che stanno scavando i tunnel siano ferme da un anno sotto i Fori Imperiali per l’incapacità di approvare gli atti necessari a farle proseguire.
L’intero complesso delle altre grandi opere di urbanistica - Torri dell’Eur, Mercati generali, Caserme di via Guido Reni - siano rimaste impantanate nelle sabbie mobili della palude grillina: ferme. 
Come fermo è la più grande opera privata in progettazione: lo Stadio della Roma. Ancora oggi, dopo quattro anni di Consiliatura, ci sono consiglieri che domandano “che succede se non lo votiamo”, dimostrando di non aver neanche capito le regole di base. In quattro anni la Raggi è riuscita nell’impresa di peggiorare il progetto e rallentare l’iter approvativo. Un capolavoro. 
Da quattro anni assistiamo alle buone intenzioni sull’acquisizione dalla Regione al patrimonio comunale delle due ferrovie ex concesse, Roma-Lido di Ostia e Termini-Giardinetti. Ma, oltre le chiacchiere mancano tutti gli atti amministrativi necessari a completare l’iter.   

IL NODO DEI RIFIUTI
Situazione al collasso e monnezza ovunque
Il capitolo rifiuti è forse quello dove più di tutte si è manifestata la nemesi delle favole grilline: da “no discarica” alla creazione della discarica a Monte Carnevale. Da mai più Malagrotta alla scelta di un sito, Monte Carnevale, appunto, prospiciente Malagrotta e da esso distante un chilometro e 200 metri. Da “la differenziata salverà Roma” a un più mogio rimettiamo i secchioni. 
Dopo quattro anni di “cura Raggi” i risultati sono semplicemente catastrofici: l’immondizia, con cicli sempre più ravvicinanti nel tempo e lunghi nella durata, rimane in strada. Ama è come mai avvenuto prima sull’orlo del fallimento tanto che il direttore generale del Campidoglio ha aperto a una possibile ricapitalizzazione dell’azienda. Il sistema di gestione del ciclo dei rifiuti è peggiorato: l’impianto Ama di via Salaria è andato a fuoco, quello di Rocca Cencia è al limite. Ci si appoggia a Manlio Cerroni e ai suoi impianti oppure ad altri privati. 
I vertici di Ama sono cambiati vorticosamente con sette avvicendamenti in quattro anni: Daniele Fortini, Alessandro Solidoro, Antonella Giglio, Lorenzo Bagnacani, Massimo Bagatti, Luisa Melara, Stefano Zaghis. Il risultato finale lo spiegano le tabelle dell’Agenzia per la Qualità dei Servizi del Comune: il voto dei romani ad Ama oscilla fra il 2,8 della pulizia stradale al 4,2 della raccolta.

VERDE PUBBLICO
Gli alberi vanno giù e la città è una giungla
A ogni bava di vento o pioggia che sia appena più intensa dell’acquerugiola, gli alberi della città vengono giù. E giù, peraltro, restano a lungo tanto che viene da domandarsi se il Campidoglio non stia sperimentando un sistema di decomposizione naturale. E per ogni albero caduto tocca anche sorbirsi la giaculatoria del monitoraggio: il Comune gli alberi li monitora sempre. Evidentemente monitora quelli sbagliati, visto che, nonostante questa intensa opera di controllo, gli alberi continuano a cadere.
Il verde pubblico della città ha superato il livello giungla urbana. Il Campidoglio gestisce direttamente 41 km quadrati di verde urbano cui va aggiunto un altro km e 700metri quadri di verde scolastico: 315mila alberi situati per il 54% nei parchi, per i 36% in strada pari a 1.200 km di filari alberati e per il 4% nelle scuole. 
I dati del Campidoglio, propaganda sui monitoraggi a parte, raccontano che nel solo 2012, ultimo anno di Alemanno, erano state effettuate 9500 potature. Nei primi tre anni del Governo Raggi, sono state superate le 10mila: praticamente meno di 3500 potature annue. E se nel 2012 erano stati piantati 1830 nuovi alberi contro 1400 abbattimenti e un saldo positivo di 430 nuove alberature, nei primi 3 anni Raggi il totale è 404 a fronte di 3806 abbattimenti e un saldo negativo di 3402 alberi che non ci sono più.

giovedì 9 luglio 2020

IN ARRIVO ALTRO VENERDÌ NERO PER LO SCIOPERO DEI TRASPORTI


Si avvicina il fine settimana e immancabile arriva lo sciopero del trasporto pubblico. 
Domani, venerdì 10 nella Capitale è stato indetto dalla Faisal Cisal uno sciopero del trasporto pubblico di 24 ore. Di fatto, a rischio sono tutti i trasporti pubblici che già di loro versano in uno stato al limite del comatoso: bus, tram e metropolitane più le ferrovie ex concesse Roma-Civitacastellana-Viterbo, Roma-Lido di Ostia e Termini-Giardinetti portano subire decurtazioni del servizio che, comunque, sarà obbligatoriamente garantito nelle fasce di rispetto. Quindi, trasporti regolari fino alle 8.30 di mattina e poi dalle 17 alle 20. 
Ad essere a rischio non sono solo i servizi offerti da Atac ma anche quelli di Cotral che in una nota spiega: “Il prossimo venerdì, 10 luglio, l'organizzazione sindacale Faisa Cisal ha proclamato uno sciopero di 24 ore con astensione dalle prestazioni lavorative dalle ore 8.30 alle ore 17 e dalle ore 20 a fine servizio. Saranno garantite tutte le partenze dai capolinea fino alle ore 8.30 e alla ripresa del servizio alle ore 17 fino alle ore 20. Tutte le informazioni sulla modalità di sciopero saranno disponibili sul sito internet cotralspa.it e sull'account Twitter@BusCotral".
Non bastasse, c’è anche uno sciopero del sindacato Usb, solo quattro ore dalle 9 alle 13, e che riguarda il servizio offerto da Roma Tpl, il consorzio privato che gestisce 100 linee periferiche per conto del Comune e il cui contratto di servizio è scaduto a maggio 2018 ed è giunto già alla quarta proroga con la quinta che si avvicina sempre più.

mercoledì 8 luglio 2020

ALTRO BUS FLAMBÉ, E SIAMO A 16



Ci risiamo: altro bus flambé. Siamo al sedicesimo da inizio anno, il terzo in una settimana. Stavolta è andata a fuoco, finendo totalmente carbonizzata, una vettura Atac da 18 metri (quelle snodabili) in servizio sulla linea 20 express. Giusto per aggiornare le statistiche è il secondo bus 18 metri che va a fuoco sulla linea 20 express: era già accaduto il 1 giugno sulla Prenestina all’altezza di via Longoni ma il fuoco aveva solamente danneggiato la vettura. Ieri, invece, autista e passeggeri salvi grazie all’intervento dei Vigili del Fuoco che, però, non hanno potuto evitare che l’autobus si trasformasse in un pezzetto di carbone. 
Il computo del 2020, dunque, riporta un totale di 16 vetture incendiate. Di queste, sette sono di Roma Tpl - il consorzio privato che gestisce 100 linee di periferia con un contratto di servizio scaduto a maggio 2018 e già prorogato 4 volte dai 5Stelle - e nove di Atac. Di questi 16 autobus, 6 risultano solo danneggiati (due già rientrati in servizio) dal fuoco mentre gli altri 10 (metà Roma Tpl e metà Atac) risultano o totalmente distrutti o così pesantemente danneggiati da essere irrecuperabili. Limitandosi a quelli Atac, gli incendi sono avvenuti il 6 marzo nella rimessa Magliana alle 5 di mattina dove è andata distrutta la vettura 3063 in servizio sulla linea 905. Poi l’11 marzo, alle 10 e mezza di mattina, finisce bruciata la vettura 3174 in servizio sulla linea 791 a viale Marconi. Il giorno dopo brucia completamente il segmento posteriore del bus da 18 metri matricola 409 in servizio sulla linea 490 a ponte Tiburtino. L’ultimo carboncino di bus avviene il 13 maggio, dentro la galleria Giovanni XXIII alle 5 e mezza di mattina, alla vettura 7566 in servizio sulla linea 46 tanto che la Galleria venne chiusa per alcune ore per permettere la rimozione della carcassa. Di tutti questi roghi ci sono foto e video. 
Stando alla nota Atac, invece, i bus distrutti nel 2020 sono solo 3: “Con quello di oggi sono tre le vetture distrutte a causa di incendio dall'inizio dell'anno. Rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso i casi risultano dimezzati”. In realtà, andando a rivedere le tabelle del 2019, al 5 luglio risultavano distrutti o irrecuperabili 7 autobus, contro i 5 del 2020 e, in percentuale, quindi, non sono dimezzati ma ridotti del 28%. 
Il problema con Atac è la totale assenza di trasparenza: da gennaio non viene più neanche pubblicato il bollettino mensile dei km effettivamente percorsi da bus, metro e ferrovie concesse: l’ultimo è di dicembre 2018. E, nonostante svariate richieste di accesso agli atti, l’Azienda si rifiuta di esibire il computo esatto dei bus flambé. Chiusi nella ridotta del bunker della Cancelleria di via Prenestina, i vertici dell’azienda possono baloccarsi con la semantica e scegliere di inserire o meno un bus nell’elenco dei distrutti dal fuoco sulla base di parametri non verificabili da nessuno: articoli di fede nell’Atac per i bus flambé e i km macinati.  


giovedì 2 luglio 2020

FILOBUS TUTTI IN GARAGE E DOWN IL SISTEMA INFORMATICO PER GLI ABBONAMENTI



Nulla da fare: nonostante le verbose e prolisse rassicurazioni dell’assessore alla Mobilità, Pietro Calabrese, i filobus per Roma non girano più.
Il caso, denunciato da Il Tempo, riguarda l’intero parco vetture filobus della Capitale: nessuno fra i 45 BredaMenarinibus del Corridoio Eur Laurentino ma nessuno neanche fra i 30 Solaris Trollino.
Per i Breda il problema era il contratto di manutenzione, scaduto a maggio per la solita, cronica e totale incapacità dell’Amministrazione comunale di predisporre non solo un nuovo bando ma addirittura neanche la proroga dell’esistente. E sì che in Campidoglio di proroghe sul trasporto pubblico se ne intendono visto che Roma Tpl - il consorzio che gestisce 100 linee di periferia - è già giunto alla quarta proroga dal 2018 a oggi, senza che si veda il nuovo bando e con sempre più probabile quinta proroga in arrivo. 
Per i Trollino il problema sono le batterie che da tempo avrebbero dovuto essere sostituite.
Attacca il Pd: ieri "mercoledì 1 luglio, dalle promesse di Calabrese tutti i filobus sarebbero dovuti essere in strada, invece sono fermi e immobili come la giunta Raggi”, scrivono i consiglieri Ilaria Piccolo e Giovanni Zannola che aggiungono: “Atac non è evidentemente in grado di fare la manutenzione ai mezzi con l’alimentazione elettrica. A complicare le cose anche la liquidazione di Roma Metropolitane che avrebbe dovuto provvedere alla stesura di un nuovo contratto di manutenzione. Da qui la necessità del Campidoglio di trovare una nuova stazione appaltante che ancora non è stata individuata”.
Non bastasse il caos sui filobus, ieri sono saltati anche i rinnovi degli abbonamenti: chi, come ogni primo del mese, ha cercato di pagare dal tabaccaio o all’edicola il proprio abbonamento mensile, ha trovato il sistema in blackout causa aggiornamento della rete. Risultato: code infinite alle stazioni metro già sotto enorme pressione per le norme sul distanziamento sociale. Denuncia il consigliere della Lega, Davide Bordoni: “di restituire i soldi agli abbonati per i mesi di quarantena con i bilanci già compromessi della Municipalizzata romana neanche se ne parla, ma questi ulteriori disservizi scoraggiano chi, gradualmente, sta tornando a prendere i mezzi pubblici. Quello di questo settembre - aggiunge Bordoni - sarà un rientro drammatico per i cittadini e con l’apertura delle scuole il rischio è quello di un disastro nella mobilità. Come farà il nuovo amministratore unico a spiegare ai dipendenti Atac che il Comune a guida 5stelle li sta condannando al fallimento?”.

venerdì 5 giugno 2020

LE LINEE S FINISCONO IN PROCURA


Finiscono in Procura le “linee S”, quelle linee di bus supplementari cioè che il Campidoglio ha attivato per supplire alle deficienze di Atac. Sono quattro linee, affidate formalmente a Roma Tpl, il consorzio che gestisce per conto del Comune un centinaio di linee di periferia e il cui contratto è scaduto da due anni. Queste linee, servite con pullman gran turismo anziché con autobus di linea, uniscono con due sole fermate intermedie, alcuni punti della periferia con il centro.
Tre società - la Gamma Travel, la SAURO e l’abruzzese SATA - hanno presentato un esposto in Procura per irregolarità nell’iter seguito dal Campidoglio.
Il 15 aprile - si legge nel ricorso - il Campidoglio chiede a tutte le società di trasporto di “manifestare la disponibilità a fornire i propri mezzi” per la ripartenza post quarantena. Arrivano svariate risposte positive ma il Comune prima scompare poi affida tutto a Roma Tpl. O almeno così è stato propagandato.
Aggiungi didascalia
Perché, stando alle carte, dai almeno due capilinea, Termini e Subaugusta, partono “bus con la scritta Troiani”: “dalle prime verifiche - scrivono i legali delle tre società - il servizio integrativo è esercitato dalla società Autoservizi Troiani srl” il cui legale rappresentante è Giovanni Troiani che è membro del CdA di Roma Tpl e con la sua società detiene un terzo del capitale del Consorzio Italiano Trasporti che controlla Roma Tpl. 
Altra annotazione dei legali dei ricorrenti: le proroghe. Il Contratto di Servizio fra il Comune e Roma Tpl è scaduto il 31 maggio 2018 e da allora ha già avuto quattro proroghe l’ultima delle quali scadrà a fine ottobre 2020 ma già se ne prospetta una quinta. 
Ora, esattamente come Il Tempo aveva già evidenziato, per le aziende che hanno presentato l’esposto “l’esercizio delle linee S da parte della Autoservizi Troiani lascia intendere un affidamento in via diretta oppure in via mediata tramite Roma Tpl”. 
I servizi di trasporto svolti con pullman gran turismo sono estranei al contratto di appalto” con Roma Tpl e la presunta “assenza di costi aggiuntivi”, decantata dal Campidoglio, risulta “paradossale” visto che le cifre - 63mila euro al giorno, poco meno di due milioni al mese - usate per pagare questi servizi provengono da soldi trattenuti sì come penale ma quindi non più vincolati. 
Alla fine, quindi, i ricorrenti chiedono alla Procura di sequestrare tutti gli atti per verificare se vi sia stato abuso d’ufficio da parte del Direttore del Dipartimento Mobilità, Alberto Di Lorenzo, e se sia stato violato l’obbligo di fare la gara d’appalto. 




La prima pagina dell'esposto sulle linee S

martedì 2 giugno 2020

ALTRO BUS FLAMBÉ. SIAMO A 13



Sale ancora il computo dei flambus. Ieri mattina, verso le 11.30, in via Prenestina all’altezza di via Longoni, si è sviluppato un principio di incendio su un bus, matricola 405, fino a poco prima in servizio sulla linea 20 e da poco fuori servizio. La curiosità è che il bus è stato rimorchiato e, solo dopo, a motore spento, si sono davvero sviluppate le fiamme che hanno seriamente danneggiato l’alloggiamento del motore.
La vettura - Atac - era un modello Citelis da 18 metri della Irisbus, immatricolata il 12 dicembre 2013, quindi con quasi 2mila e 400 giorni di servizio. Nell’ultimo quinquennio (2015-2019) aveva percorso un totale di oltre 262mila chilometri.
Con questa vettura sale a 13 il numero dei flambus del 2020: 6 di RomaTpl e 7 di Atac. Di questi 13, otto sono le vetture che risultano completamente distrutte o pesantemente danneggiate (4 Atac e 4 Roma TPL) mentre le altre cinque (3 Atac e 2 Roma TPL) risultano solo danneggiate e, di queste, due (matricole 9505 RomaTpl e 406 Atac) sono tornate in servizio.


giovedì 21 maggio 2020

AUTUBOUS IN PIÙ, C'È IL TRUCCO. LINEE AFFIDATE SEMPRE A ROMA TPL


Sei giorni fa l’annuncio: “nuova flotta di 70 pullman privati per potenziare i collegamenti metro”. Se in Giunta stappano lo champagne, le opposizioni alzano il tiro: “come avete scelto il privato e quanto ci costa”?
Parliamo dei 70 pullman gran turismo che la Giunta Raggi ha noleggiato col trucco: prese da Roma TPL cioè quell’azienda privata che, dall’epoca di Veltroni, gestisce un centinaio di linee di periferia. Con un appalto scaduto a maggio 2018 e già prorogato dalla Giunta Raggi per ben 4 volte
Pullman che serviranno per attivare 4 linee, le “S”, che, dalla periferia portano in centro con due sole fermate: da Ponte Mammolo a Termini con fermata sulla Tiburtina a Portonaccio e poi a Policlinico Metro B; da Anagnina a Termini con fermate a Colli Albani Metro A e a San Giovanni Metto A e C; da Laurentina a Termini, con fermate a piazza dei Navigatori e a piazza San Giovanni in Laterano; e, infine, da Ponte Mammolo a Subaugusta con le fermate a Togliatti/Prenestina e a Parco di Centocelle Metro C. 
Silenzio totale sui dettagli di questo nuovo affidamento: nella oliata macchina della propaganda capitolina manca ufficialmente il nome del privato da cui sono stati noleggiati i pullman, i costi, la durata dell’appalto. 
E se al lancio del servizio c’era stato l’abituale auto incensamento, ieri, a Radio24 la Raggi ha addirittura rilanciato: “da qui a venerdì arriveranno altri 200 autobus da privati per rinforzare le direttrici dalla periferia al centro”.
Ancora una volta: silenzio sul socio privato, su come sia stato scelto e, ovviamente, sui costi di questa partnership. 
Partnership, peraltro, che giunge da quella stessa Amministrazione che ha boicottato il referendum sulla privatizzazione di Atac al grido di “Atac resti pubblica” ma che dimostra di non esitare a ricorrere al privato a comodo.
Interrogazione di Andrea De Priamo, capogruppo di Fratelli d’Italia: “con quale procedimento è stato individuato” il partner privato? “Sulla base di quale atto è stata presa la decisione di avvalersi del privato?”. E, ancora: chi è questo privato, quanto costa, quanto durerà questo affidamento se è solo una necessità temporanea o sarà una cosa definitiva.
Il fatto che il contratto con Roma TPL sia scaduto a maggio 2018 ha due risvolti: uno politico e uno tecnico. Quello politico è evidenziato dallo stridore fra l’attuale regime di proroghe e le vecchie prese di posizione proprio di Virginia Raggi: “Questa amministrazione - scriveva la Raggi il 5 agosto 2015 a proposito della Giunta Marino - sta continuando ad affidare servizi tramite proroghe o affidamenti diretti. Anac stiamo arrivando. Procura e Corte dei Conti pure…”.  
C’è poi l’elemento tecnico che rende questo contratto fra il Campidoglio e Roma Tpl quanto meno dubbio: se è un contratto nuovo, manca il bando di gara europeo. 
Un affidamento da “18mila km al mese” come ha annunciato Calabrese, costa non meno di 2 milioni di euro al mese. Cifra che, quindi, rende obbligatoria una gara europea. 
Se, invece, è un subappalto, il dubbio resta: Roma TPL da capitolato deve fornire autobus. Non pullman granturismo. Diventa, quindi, una bella “sorpresa” giuridica trovare un appalto scaduto che vive di proroghe da un biennio che viene usato per fare un subappalto lautamente retribuito con un cambio in corsa dell’oggetto: da autobus a pullman. 


giovedì 26 marzo 2020

NONO BUS FLAMBÉ DEL 2020



Nono autobus flambé del 2020. Stavolta tocca a una vettura Atac: alle 4 della notte scorsa, una vettura della linea 03 prende fuoco a Ostia, in via Vasco de Gama. Nella nota, Atac parla di danni parziali. Con quello di ieri il computo 2020 riporta: 5 vetture di Roma TPL e 4 di Atac bruciate. Di queste, 6 (3 Roma TPL e 3 Atac) risultano distrutte o pesantemente danneggiate e 3 (2 Roma TPL e 1 Atac) solo parzialmente danneggiate. Da sottolineare come in due casi - 6 marzo all’alba dentro la rimessa Magliana vettura distrutta e il 12 marzo sul ponte della Stazione Tiburtina vettura pesantemente danneggiata - Atac non abbia comunicato ufficialmente il rogo. Come da tradizione, anche in quest’ultimo caso di Ostia non vi sono state conseguenze per le persone.


sabato 21 marzo 2020

OTTAVO BUS FLAMBÉ DEL 2020



Siamo a otto. Otto bus andanti a fuoco in questi primi ottanta giorni dell’anno, media di uno ogni dieci giorni. Ieri notte, lungo la via Ardeatina, ad andare completamente distrutto dalle fiamme un veicolo in servizio sulla linea 074. La vettura era di Roma Tpl, il soggetto privato che gestisce per conto del Comune 100 linee di periferia. 
Con quest’ultimo incendio che ha completamente distrutto il veicolo di cui è rimasto in piedi solo il telaio, sono, dunque, otto i bus andati a fuori da inizio anno. Il primo a incendiarsi è stato, lo scorso 24 febbraio, un veicolo Roma Tpl in servizio sulla linea 710: incendio a Largo La Loggia alle 6 di mattina e vettura completamente distrutta dalle fiamme. 
Poi, in sequenza ravvicinatissima tutti gli altri sette andati a fuoco in 17 giorni, uno ogni due giorni e mezzo.
Tre marzo, ancora Roma Tpl, sulla bretella della penetrazione urbana della Roma-L’Aquila, va a fuoco un mezzo fuori servizio della linea 039 alle undici di sera finendo distrutto. Giorno dopo, sempre Roma Tpl, a inizio pomeriggio viene solo danneggiata una vettura della linea 546 a Ipogeo degli Ottavi.
Due giorni dopo, 6 marzo, alle cinque di mattina è il turno di Atac: senza che l’azienda senta il bisogno di comunicarlo, viene completamente distrutta dalle fiamme una vettura della linea 723. L’incendio all’alba dentro la rimessa Magliana
Passano 5 giorni e, l’11 marzo, ad essere danneggiata in modo molto pesante è un veicolo della linea 791, sempre di Atac, a viale Marconi. 
Giorno dopo, alle sette e mezzo di sera va a fuoco una vettura snodata di Atac sul ponte della Stazione Tiburtina. La parte posteriore della vettura è distrutta: ironicamente, quella vettura da 18 metri potrebbe rientrare in servizio come una da 12. Anche in questo caso, Atac tace l’annuncio dell’incendio.
Siamo al 16 marzo e, all’alba, sul Raccordo in carreggiata interna all’altezza dell’Appia, danni pesanti per una vettura fuori servizio di Roma Tpl.
Ieri, infine, quello di via Ardeatina, ancora Roma Tpl.


Inizia ad assumere contorni allarmanti la quantità di autobus che, in questo mese di marzo, sta prendendo fuoco. Nonostante, tra l’altro, il servizio di trasporto pubblico non solo sia stato ridotto per fronteggiare la pandemia del Coronavirus ma anche perché quei pochi bus che girano per le strade, girano praticamente vuoti, con un carico, quindi, molto leggero e senza il solito traffico cittadino che, spesso, carica il funzionamento dei motori. 
Il computo finale, dunque, recita 89 bus flambé, 5 di Roma Tpl e 3 di Atac (dei quali uno solo pubblicamente annunciato). Di questi 8, due - uno a testa per Atac e Roma Tpl - solo pesantemente danneggiati. Gli altri sei o con danni davvero ingenti o completamente distrutti dalle fiamme. Come d’abitudine, formalmente ignote le cause. 




martedì 17 marzo 2020

ALTRO BUS FLAMBÉ: E SIAMO A 7


Siamo a 7 bus flambé da inizio anno: ieri mattina presto, un veicolo di Roma Tpl - il privato che gestisce 100 linee di periferia - è andato a fuoco sul Grande Raccordo Anulare, in carreggiata interna, all’altezza della diramazione fra Roma Sud e l’Appia. Il computo reca 4 mezzi di Roma Tpl e 3 di Atac (dei quali solo uno pubblicamente annunciato). Di questi 7, due di Roma Tpl e 1 di Atac sono risultati pesantemente danneggiati ma, forse, recuperabili. Gli altri, invece, avrebbero subìto danni troppo pesanti. Il primo bus flambé del 2020 si è registrato il 24 febbraio, gli altri 6 sono andati a fuoco dal 3 marzo al ritmo di uno ogni due giorni. Come sempre, formalmente ignote le cause dei roghi.


martedì 26 novembre 2019

ROMA TPL NUOVA GARA ANCORA LONTANA


Se il servizio reso all’utenza da Atac ad ottobre 2019 continua nel segno pesantemente negativo, non va meglio per Roma Tpl, il consorzio privato che gestisce, per conto del Comune, cento linee di trasporto bus in periferia
Ieri seduta della Commissione Mobilità dedicata proprio a Roma Tpl. Siamo alla quarta proroga del vecchio contratto di servizio: sottoscritto nel 2010, scadeva a maggio 2018 ma i 5Stelle dal 2016 lavorano a una nuova gara senza mai riuscire a portarla a compimento. Ora si attende il 12 dicembre quando il Consiglio di Stato si pronuncerà in secondo grado, su appello del Comune che aveva perso davanti al Tar subendo l’annullamento della gara. Per il nuovo bando, quindi, sarà necessario aspettare.
Nella Commissione è stato affrontato il problema del livello del servizio. Roma Servizi per la Mobilità afferma: “fino al 2016 il livello si è tenuto abbastanza bene ed è andato via via degradando fino al 2018 con una perdita del 13%. Solo a settembre 2019 siamo risaliti con perdite solo del 10%”. A ridurre il numero dei bus (oltre 130 fermi in officina su 462 vetture) le buche e anche gli alberi non potati che finiscono per distruggere le antenne delle rilevazioni delle posizioni dei veicoli. Altro tema caldo, quello degli stipendi dei dipendenti, troppo spesso pagati in ritardo con i sindacati che chiedono a gran voce che il Comune subentri al Consorzio in caso di ritardo.

880 MILIONI DI EURO PER IL TPL


Ottocento ottanta e spicci milioni di euro. Tanto è costato l’intero sistema del trasporto pubblico locale di Roma. Il dato è contenuto nell’ultimo bilancio consuntivo del Campidoglio, quello relativo all’anno 2018 e, a fronte di un impegno di spesa preventivato in 755 milioni, alla fine il cassiere di Palazzo Senatorio ha finito per staccare assegni molto più consistenti. Nel calderone di questi 880 milioni ci finiscono Atac e Roma Tpl, con i loro contratti di servizio. Per Atac, il Campidoglio ha due tariffe, quella “piena” e quella “ridotta” che viene corrisposta per quei km che l’Azienda non percorre a causa di eventi indipendenti. La tariffa piena prevede 3,38€ a km per i bus; 4,75 per i bus elettrici; 6,61€/km per i filobus e 7,09 per i tram. Per le metropolitane, invece, il Campidoglio versa 17,23 € per ogni km percorso. La tariffa ridotta è pari a due terzi di quella piena. 

venerdì 27 settembre 2019

METRO C FERMA, A SINGHIOZZO GLI ALTRI SERVIZI PER LO SCIOPERO CONTRO LE AGGRESSIONI


Due ore di sciopero, ieri mattina, indetto dalle federazioni trasporti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl  cui hanno poi aderito altre sigle tra cui l’Usb, per protestare contro le ripetute aggressioni ai danni di autisti e controllori Atac, Roma Tpl e Cotral. Uno sciopero più di testimonianza e sensibilizzazione che, però, qualche disagio l’ha creato. Secondo Roma Servizi per la Mobilità, l’adesione è stata pari al 21,8%. Ma nelle due ore di stop, si sono registrate riduzioni sulle corse di Metro A e B, la chiusura della linea C (che, per altro, dovrebbe essere automatizzata e senza conducente) e ancora corse ridotte per due su tre ferrovie concesse, Roma-Lido di Ostia e Roma-Giardinetti, mentre la Roma-Viterbo è rimasta attiva. E riduzioni si sono registrate sui servizi di superficie, bus, tram e filobus. 
Alcuni disagi si sono registrati nel centro storico, in particolare nei punti turistici come Colosseo, Fori imperiali e piazza Venezia, o in alcuni snodi di scambio come Piramide. Ripercussioni sul traffico anche in diverse vie del centro. 
I sindacati dei lavoratori del trasporto pubblico incassano la solidarietà del Comitato pendolari del Lazio: “Sosteniamo la lotta dei lavoratori dei trasporti e condividiamo, di concerto con l’Osservatorio regionale dei Trasporti, le motivazioni che sono alla base allo
sciopero. Questa mobilitazione è motivata dalle condizioni pessime in cui si trovano a lavorare gli operatori dei servizi pubblici. I pendolari solidarizzano coi lavoratori e condannano ogni atteggiamento violento. I lavoratori hanno da anni inserito nelle loro richieste sindacali la necessità di aumentare il livello del servizio anche a vantaggio dei pendolari. La sicurezza del trasporto, basata sull’efficienza di mezzi e infrastrutture e sulla tolleranza zero nei confronti di comportamenti incivili, devono essere alla base del sistema”.
Ai sindacati replica Cotral: “Con l’introduzione dell’autista controllore e l’intensificazione dei controlli a bordo bus, Cotral tiene sotto controllo la sicurezza dei propri dipendenti. Da diversi anni - dichiara la presidente di Cotral, Amalia Colaceci - l’azienda ha intrapreso azioni mirate a ridurre il fenomeno delle aggressioni: nuovi mezzi dotati di telecamere di videosorveglianza a bordo e di cabine di segregazione per gli autisti e il contrasto dell’evasione tariffaria. A partire dalla fine del 2014 queste azioni ci hanno permesso di far scendere considerevolmente il numero delle aggressioni”.


mercoledì 25 settembre 2019

AGGRESSIONI AGLIAUTISTI, DOMANI BUS IN SCIOPERO


Sembra quasi un’escalation: le aggressioni agli autisti Atac, Roma Tpl e Cotral non si contano più. E i sindacati indicono uno sciopero per protestare contro le condizioni di lavoro. Nel ultimi tre giorni si sono contate tre aggressioni ad autisti. L’ultima aggressione lunedì sera in via Appia Nuova: vettura in doppia fila, autista del 654 costretto a scendere per verificare di poter passare. E l’automobilista che si trovava in coda dietro il bus che perde le staffe, lo aggredisce, lo insulta e lo spintona. Episodio non grave fortunatamente dal punto di vista sanitario, gravissimo invece per il grado di intolleranza e inciviltà. Sempre lunedì sera un altro conducente, ad Acilia linea 013, era stato accusato di provocare con la propria guida troppi sobbalzi alla vettura a causa delle buche. Il passeggero intemperante, sceso poi dal mezzo, aveva raccolto un sasso scagliandolo contro un vetro. E, ancora, straniero sul 701 denunciato dai Carabinieri per interruzione di pubblico servizio dopo aver ditoni escandescenze sulla vettura. 
L’episodio più grave, ovviamente, quello avvenuto sul 46 a Boccea quando una baby gang di otto ragazzi, tutti minorenni, prima ha fumato sulla vettura poi, ai rimproveri del conducente, ha azionato il freno di emergenza e, infine, ha preso a pugni l’autista per poi fuggire in taxi. L'autista 52enne è crollato sul pavimento del suo autobus con il viso insanguinato ed è stato ricoverato al Policlinico Gemelli per una frattura al setto nasale con una prognosi di 30 giorni. 
Anche Cotral non se la passa benissimo: i sindacati denunciano due aggressioni, una il 22 luglio sulla linea Fiuggi-Alatri ai danni di un controllore, e l’altra, linea Roma-Bracciano, il 19 settembre contro un conducente. 
Per questo, i Segretari generali dei settori trasporti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno annunciato uno sciopero regionale, calendarizzato per domani, giovedì 26 settembre, per due ore, fra le ore 10 e le 12. I sindacati parlano di “una vera e propria escalation di violenza” e chiedono “misure concrete e celeri, volte ad affrontare fattivamente l'emergenza sicurezza a partire dalla dotazione di cabine blindate su tutti i bus, fino all'adozione di sistemi avanzati di monitoraggio della sicurezza dei lavoratori, quali l'utilizzo di telecamere e nuovi dispositivi tecnologici”. 
Dicono ancora i sindacati: “Serve una riflessione sull'entità delle pene per chi compie reati nei confronti dei lavoratori, e sul riconoscimento economico-normativo delle aggressioni, che non possono essere considerate alla stregua di un generico infortunio o malattia. Pretendiamo risposte tempestive”.
A breve è prevista una seduta in Prefettura dedicata all’analisi dei provvedimenti più immediati da assumere: carabinieri o polizia in borghese sui bus, almeno sulle linee più periferiche. Anche perché dal Campidoglio arrivano segnali contrastanti: se la Raggi si affretta a twittare la solidarietà  a ogni aggressione, è difficile dimenticare come i 70 bus a noleggio israeliani (quelli bloccati in dogana per problemi di norme sull’inquinamento) fossero addirittura sprovvisti della cabina blindata.


giovedì 24 gennaio 2019

IL CAMPIDOGLIO REGNO DEI BANDI FLOP



Il più celebre è quello per i carro attrezzi. Ma non è che in Campidoglio i bandi di gara se la passino poi tanto bene: tempi lunghissimi per scriverli, spesso sono sbagliati e vengono ritirati o annullati o, banalmente in quanto fuori mercato, vanno deserti.
Per cui, dopo il record dei 6 tentativi falliti per i carrattrezzi che mancano a Roma da oltre 3 anni, ora è il turno del bando per l’appalto del 30% del servizio di trasporto pubblico. Che, per altro, è già alla sua seconda gestazione senza frutto obbligando il Campidoglio, che già l’aveva predisposto in enorme ritardo, a scegliere di prorogare per la terza volta il servizio all’attuale gestore, Roma Tpl. 
Questa volta, a rompere le uova nel paniere della Raggi, sono di nuovo i ricorsi al Tar. Ben cinque quelli presentati da alcune delle ditte partecipanti che chiedono ai giudici amministrativi di valutare se sia corretto che il futuro vincitore della gara debba acquistare a prezzo pieno da Roma Tpl autobus che nuovi non sono e che in più di qualche caso sono andati in cenere nei numerosi incendi che hanno allietato il trasporto pubblico romano nell’ultimo periodo.
L’incapacità dell’Amministrazione Raggi a seguire le norme sulle gare d’appalto aveva causato già una prima proroga dell’appalto a Roma Tpl per aver commesso errori nella pubblicazione del preavviso di gara da fare obbligatoriamente almeno un anno prima della gara vera e propria. Poi era stata necessaria una seconda proroga per aver dovuto fare ben 3 rettifiche al bando vero e proprio per correggere una serie di errori clamorosi. Ora, a bando predisposto, c’è il ricorso al Tar per nuovi errori.
Tar che, ieri, ha aperto l’udienza rinviando, però, la decisione al prossimo 20 febbraio. In quella data, il Tribunale dovrà decidere se concedere la sospensiva alla gara, accogliendo i ricorsi delle aziende partecipanti (Autoguidovie SPA, Busitalia, GTM e SIA), oppure no.
In Campidoglio, aleggia un velo di moderata cautela: fra i corridoio di Palazzo Senatorio la battuta che circola è “almeno non ci hanno preso a pesci in faccia”.
La storia del bando per il 30% del Tpl è solo l’ultima in ordine di tempo brutta avventura con le gare. Detto già dei carrattrezzi, impossibile non ricordare il maxi appalto triennale per riparare le buche, quello per le potature degli alberi e quello per pecore e mucche per tosare le erbacce. Poi la grande gara di Atac per comprare 320 nuovi bus, andata deserta e con il Campidoglio che è dovuto correre ai ripari andando direttamente sulla piattaforma Consip per comprarne 270. Ancora: Spelacchio che ha rischiato di nuovo di non esserci, dopo che il Campidoglio aveva fatto un bando basato su liberalità andato deserto, e facendone subito dopo uno con sponsorizzazione aggiudicato da Netflix. Poi, nella scorsa primavera ci fu il bando per il servizio di tesoreria, andato deserto così come il bando per la manutenzione del verde in 6 impianti sportivi