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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 13 novembre 2019

E BARBERINI NON SI SA QUANDO POTRÀ RIAPRIRE



Tempi sulla riapertura della fermata metro Barberini non ci sono. Atac non ne fa. Ma se e quando riaprirà, sarà solo in uscita. Per riaprire anche in entrata, Dio solo sa quando. Ieri, Commissione Trasparenza cui hanno preso parte solo il direttore di esercizio delle metropolitane, Gianni Nicastri, e il responsabile delle manutenzioni, Stefano Pisani. Convocato ma assente l’assessore alla Mobilità, Pietro Calabrese, che non ha mandato neanche qualche oscuro funzionario in rappresentanza. Assenti anche tutti i consiglieri 5Stelle che hanno spedito come sostituzione il povero Roberto Allegretti, appena entrato in Consiglio comunale e, quindi, totalmente fuori posto. 
Foto 1 - Gianni Nicastro, direttore di esercizio
delle linee di metropolitana 
Su Barberini il racconto di Atac è che su 6 scale mobili (Barberini ha solo scale mobili ed è, dopo Spagna, la stazione più profonda della linea A insieme a Repubblica) quattro sono pronte per il collaudo. Atac ha chiesto, lo scorso 8 novembre, al Ministero dei Trasporti (cui competono i collaudi sulle scale mobili) di venire a testarle. Date, però, non ne vengono fatte. L’ipotesi è che, viste analoghe situazioni in passato, l’Ustif (l’ufficio ministeriale preposto) possa collaudare il tutto entro inizio dicembre. Ma se non c’è certezza sulle date, c’è invece sull’esito: se sarà dato l’ok, la stazione riaprirà solo in uscita. Per riaprire anche in entrata, occorrerà aspettare la riparazione delle ultime 2 scale. Atac è ancora nella fase di assegnazione dei lavori. Poi, Otis, la ditta che dovrà ripararle, presenterà il cronoprogramma dei lavori. Non impossibile che, visti i tempi, ci possa volere anche un anno prima di vedere Barberini tornare a funzionare. 
Foto 2 - Stefano Pisani, responsabile per Atac
delle manutenzioni sulle linee di metropolitana
Questione politica: l’assenza dell’assessore Calabrese e dei consiglieri grillini.La Commissione è indignata, perché è la terza volta che Atac non si presenta. Questa volta non ci hanno nemmeno dato una risposta sulla partecipazione o meno. Ci sono dei problemi che i cittadini stanno vivendo e per questo speravo di ottenere delle risposte da Atac. Oggi siamo di fronte ad un’azienda che era stata incaricata della gestione di impianti importanti, soprattutto per la sicurezza delle stazioni, ma che ha mancato gli obiettivi. Ci tengo a sottolineare che trovo molto grave l’assenza di Atac”. Era il 13 settembre scorso. Seduta di Commissione Mobilità all’epoca presieduta da Calabrese. Convocato l’ad di Atac, Simioni che non si presenta senza avvisare. Calabrese è indignato. Ma all’epoca era consigliere. Oggi, assessore. 

Foto 3 - Il grande assente: Pietro Calabrese, assessore ai Trasporti




giovedì 10 ottobre 2019

ROMA SERVIZI, CAMPIDOGLIO INERTE, BILANCIO 2017 IN ROSSO E DA APPROVARE


L’inerzia del Campidoglio: anche il bilancio di Roma Servizi per la Mobilità è fermo. La versione 2017 giace da giugno dello scorso anno in Campidoglio senza che sia mai stato approvato. Dopo Ama, cui mancano i bilanci 2017 - quello che costa le teste dei diversi CdA - e del 2018, dopo Roma Metropolitane cui manca pure quello del 2016 e oramai è entrata nel cono della liquidazione, si scopre che anche Roma Servizi per la Mobilità se la passa male. 
E non solo semplicemente perché il bilancio manca. Ma perché è pure fortemente in perdita. La notizia l’ha data direttamente il presidente e Ad della società, Stefano Brinchi, durante l’audizione in Commissione Trasparenza. Brinchi ha spiegato come il bilancio 2017 sia stato redatto da suo predecessore, Carlo Maria Medaglia, dopo un controllo dei conti con il Campidoglio per avere certezza su debiti e crediti fra Azienda e Palazzo Senatorio. Esattamente quello che la Raggi si era impegnata a fare con Ama con tanto di delibera di Giunta (21/2019) senza però mai farla lasciando aperta l’incertezza sui crediti di Ama. Discorso analogo per Roma Metropolitane che ritiene che manchi il saldo di svariate fatture per lavori svolti per il Campidoglio. 
Terzo passaggio di Brinchi: dal 30 luglio è stato depositato in Campidoglio il progetto di riforma della pianta organica. Siamo a metà ottobre e, in sequenza, mancano: il bilancio 2017 che aspetta in qualche cassetto da giugno 2018 e la riforma interna dell’azienda, bloccata su qualche scrivania da luglio 2019. 
Non a caso, alla notizia, i membri della Commissione Trasparenza sono saltati sulle sedie: “È l’ennesimo caso di una municipalizzata tenuta inspiegabilmente in attesa da un’amministrazione che ancora non ha manifestato idee chiare sul futuro della holding capitolina”. 
Insomma, la cifra che pare contraddistinguere l’operato dell’Amministrazione Raggi è quella dell’inerzia e dell’immobilismo. E le denunce che continuano a susseguirsi non vengono più dall’opposizione ma direttamente da dentro l’Amministrazione, dai vertici di quelle Municipalizzate nominati dalla Raggi e dai suoi e poi abbandonati a se stessi. “Assoluta inerzia”, “mancanza di una fattiva collaborazione” erano due espressioni contenute nella lettera di dimissioni dell’ultimo CdA di Ama. Di “assenza di riscontri” e “situazione di stallo” ha parlato Marco Santucci, ad dimissionario di Roma Metropolitane. Ora Brinchi che “inerzia” e “stallo” non le pronuncia a parole ma finisce per farlo con gli atti.

BRINCHI (ROMA SERVIZI MOBILITÀ) PRONTO A DIMETTERSI


Se l’Anac (Autorità Anticorruzione, ndr) dovesse ritenere che sussistano incompatibilità sui miei incarichi sono pronto a dimettermi immediatamente e a firmare un atto di rinuncia a qualunque tipo di causa contro l’azienda”: è questo, forse, uno dei passaggi più rilevanti dell’audizione, avvenuta ieri mattina, in Commissione Trasparenza di Stefano Brinchi, l’ingegnere che guida con i ruoli  presidente e amministratore delegato l’Agenzia Roma Servizi per la Mobilità, società di proprietà del Campidoglio che cura comunicazione, coordinamento, controllo, sviluppo della mobilità pubblica e privata.

L’audizione di Brinchi è stata determinata da un’inchiesta de Il Tempo che ha portato alla luce come Brinchi, formalmente assunto come quadro in Roma Servizi, a fine 2018, nella sua qualità di presidente della società aveva approvato in Consiglio di Amministrazione una riforma della pianta organica che, alla fine, gli ha attribuito un ruolo di dirigente ad interim senza aumento di stipendio ma anche una sorta di “promozione”: da quadro di IV fascia a quadro di V fascia con relativo incremento di emolumenti da 69mila a 96mila euro lordi l’anno.
La commissione Trasparenza - Marco Palumbo (Pd) il presidente, Giovanni Zannola (Pd), Svetlana Celli (Civica), Rachele Mussolini (Civica), Francesco Figliomeni (FdI), Monica Montella (M5S) - hanno preteso che Brinchi chiarisse questa strana vicenda. 
Brinchi ha spiegato come si sia deciso di procedere a una riforma della pianta organica anche a seguito del pensionamento di alcuni dirigenti che hanno lasciato scoperte alcune posizioni e che l’interim, nella ricostruzione dell’Ad, è solo una delega che il vertice societario decide di non attribuire. Un po’ come il sindaco, Virginia Raggi, che ha deciso di mantenere per sé la delega ai rifiuti dopo le dimissioni di Pinuccia Montanari. Altro punto della difesa di Brinchi è la riduzione dei costi rispetto agli anni passati e che è “pronto a dimettersi” se fossero ravvisate incompatibilità. Ma, contemporaneamente e, forse, inconsapevolmente, Brinchi tira un ceffone al Campidoglio: “dal 30 luglio abbiamo depositato in Comune il progetto di riforma della struttura interna che, se approvato, consentirebbe di nominare dirigenti in pianta stabile e io potrei rinunciare all’interim”. Sottinteso: il Comune dal 30 luglio è rimasto inerte. Dopo Luisa Melara, dimissionaria presidente di Ama, e Marco Santucci, dimissionario Ad di Roma Metropolitane, Brinchi è il terzo manager nominato dai 5Stelle che accusa di inerzia la Giunta Raggi
Per Palumbo e Zannola “l’Assessorato al bilancio conferma che l’Anac ha inviato una lettera all'amministrazione comunale nella quale fa alcune osservazioni sull'iter della nomina di Brinchi ai vertici della municipalizzata. In pratica, l’Anac solleva dubbi relativamente all'opportunità di nominare Presidente un dipendente della società. In più resta da approfondire il fatto che un Presidente, in virtù del suo ruolo nel Cda, abbia firmato un provvedimento con cui adegua il suo livello contrattuale nell’azienda”.
Nelle scorse settimane, poi, era circolata l’ipotesi - avvalorata dalle parole della Raggi in Aula Consiliare “tutte le opportunità sono aperte” - che un’aliquota di 75 lavoratori di Roma Metropolitane potessero essere ricollocate in Roma Servizi. Ma, durante la Commissione emerso come “per i lavoratori di Roma Metropolitane non ci sia ancora nessun vero piano di ricollocazione”, dicono Palumbo e Celli.

sabato 25 maggio 2019

METRO; PIÙ DI 1 MILIONE PER RIPARARE LE SCALE MOBILI


Otto milioni e 648 mila euro, più iva: tanto costa alle casse di Atac lo scherzetto delle scale mobili. Questo è quanto emerge dalla lettura dei documenti, pubblicati finalmente ieri sul sito dell’Azienda di via Prenestina, degli incarichi affidati alla Otis - una delle grandi multinazionali di ascensori, scale mobili - dopo il caos dei mesi scorsi. 
I documenti pubblicati ripercorrono tutte le vicende: l’appalto per la manutenzione delle scale mobili assegnato Metroroma Scarl con un ribasso di poco inferiore al 50% sulla base d’asta, i disservizi, le contestazioni, la rescissione del contratto. In mezzo, ovviamente, l’incidente di Repubblica di ottobre 2018 e quelli di Barberini del 22 febbraio e 21 marzo. E, poi, il duplice  problema di trovare di corsa qualcuno che sostituisse il manutentore e qualcuno che rapidamente mettesse mano alle scale mobili per riaprire le fermate chiuse
A sostituire Metroroma Scarl dal 1 giugno 2019 al 1 giugno 2020 sarà la Schindler cui verrà corrisposto un importo di 7 milioni e 383mila euro
A questi soldi che serviranno per la manutenzione ordinaria, si deve aggiungere un altro milione e 265 mila euro, sempre più Iva, che Atac dovrà pagare a Otis per i lavori di emergenza che si stanno svolgendo in queste settimane, per un totale generale, appunto, di 8 milioni e 648mila euro. Un caro prezzo per aver aggiudicato un appalto con un ribasso del 49,73%. 
Nel documento del direttore generale di Atac, Paolo Simioni, poi, finalmente arriva un minimo di chiarezza sugli interventi che si stanno facendo e sulle scelte che l’Azienda sta portando avanti.
Si legge che a inizio maggio, Atac ha “comunicato a Otis la riperimetrazione degli impianti compresi nelle verifiche generali escludendo le scale mobili installate presso le stazioni di Termini, Colosseo e Laurentina” ma inserendone una in più di quelle inizialmente previste a Barberini e altre due in più a Repubblica. Alla fine, “il numero definitivo degli impianti” sui quali sono in corso (o si faranno) le verifiche sono “23 di cui 8 a Spagna, 6 a Barberini, 6 a Repubblica e 3 a Flaminio”.
Infine, il piccolo giallo: nell’audizione dello scorso 10 maggio in Commissione Trasparenza, Atac, su domanda precisa circa i tempi di Barberini, rispose che la stazione era ancora “sequestrata”. In realtà, la Procura ha autorizzato Atac ad effettuare “interventi manutentivi” a inizio aprile e poi ancora prorogati il 9 giugno. Cosa che però Atac ha omesso di spiegare ai Consiglieri in Commissione. 

venerdì 10 maggio 2019

REPUBBLICA NON RIAPRIRÀ PRIMA DI LUGLIO


Sei mesi da quando Repubblica ha chiuso. E, se va bene, prima di altri due non riaprirà. In barba alle roboanti dichiarazioni che l’assessore alla Mobilità, Linda Meleo, aveva fatto il 10 aprile scorso a Unomattina, annunciando la riapertura di Spagna entro domenica 14 aprile e di Repubblica “prima di Pasqua” (il 21 aprile). Siamo al 10 maggio: Spagna ha riaperto i battenti l’altro ieri, 8 maggio (e già ieri, 9 maggio, una scala mobile si è subito fermata, anche se per solo una mezz’ora) e per Repubblica, altro che Pasqua: se va bene, la riavremo per Ferragosto.
Questo è quel che è emerso dalla seduta della Commissione Trasparenza, disertata dall’assessore Meleo, alla quale hanno preso parte, però, i funzionari di Atac che hanno spiegato quanto si sta facendo e il lungo, complesso e travagliato iter che ha portato l’Azienda prima a revocare l’appalto alla società di manutenzione per inadempienza e poi a correre ai ripari affidandosi alla Otis, la società costruttrice di una gran parte delle scale mobili montate nelle metro romane. 
Tra l’altro, almeno in teoria, per agosto è previsto uno stop alla linea A per lavori di ammodernamento, il che, quindi, può produrre la beffa di Repubblica che riapre e poi richiude subito insieme alla intera linea. 
Intanto, il primo aggiornamento sulle scale mobili è che Atac ha trovato finalmente la nuova società che farà manutenzione: la Schindler con cui è stato sottoscritto il contratto il 18 aprile scorso.
Poi il secondo, e in questo caso, meno lieto aggiornamento riguarda la stazione Repubblica: “Otis  ha comunicato che in 8 settimane, tra reperimento materiali originali prodotti da casa madre e posa in opera, dovremmo arrivare almeno ad una riapertura parziale. Atac in questo momento si sta facendo guidare dal costruttore, e quindi per i tempi e i lavori l'ultima parola spetta a loro”. Facendo i conti, 8 settimane significa una riapertura prevedibile per la metà di luglio. Le scale mobili si ruppero a ottobre 2018, quindi, se la scadenza di 8 settimane sarà effettivamente rispettata (ma non si tiene conto dei collaudi e dell’ultimo check dell’Ustif, l’ufficio ministeriale preposto ad avere l’ultima parola su scale mobili, impianti, treni), saranno stati necessari non meno di 8 mesi per riaprire una sola stazione metro.
Al netto delle scontate recriminazioni sulle lungaggini apparenti, va, però, specificato anche che le procedure per la revoca di un appalto sono lente e complesse e devono essere tutte quante percorse con attenzione per evitare di trovarsi a perdere un eventuale ricorso in tribunale. Vero è che Atac ha iniziato a ravvisare inadempienze e malfunzionamenti del servizio scale mobili quasi da subito, ma per poter giungere alla revoca di un appalto, occorre che si verifichino alcune condizioni reiterate nel corso del tempo: ecco perché appaiono ridicole le dichiarazioni scandalizzate di alcuni esponenti grillini che, dopo l’ultimo incidente di Barberini, avevano annunciato la revoca dell’appalto come se fosse stata decisa in pochi minuti. Ovviamente, poi, rimane aperto il quesito di come si faccia a poter accettare che un appalto si possa aggiudicare con un ribasso del 49,73% che è quanto è accaduto in questo caso, con l’appalto scale mobili ideato, gestito e assegnato da questa Amministrazione. 
Il tutto mentre per Barberini c’è il silenzio più assoluto: “Barberini risulta ancora sequestrata - hanno spiegato i funzionari di Atac - quindi lì il dialogo è da fare con altri soggetti giudiziari”. E con questi chiari di luna c’è il rischio di poter assistere alla riapertura con il prossimo Sindaco!

giovedì 28 febbraio 2019

LA BEFFA DELLA COMMISSIONE FANTASMA


Avrebbe dovuto far luce sui Piani di Zona, aprire come una scatoletta di tonno gli archivi del Comune e verificare ogni carta, ogni planimetria dei piani di edilizia economica e popolare e delle relative opere pubbliche previste. Invece, almeno per l’opposizione, la Commissione Piani di Zona si è trasformata nella Commissione fantasma.
Andiamo per ordine. Uno dei cavalli di battaglia elettorali dei grillini è stato il controllo e il ripristino delle corrette procedure sui Piani di Zona, cioè su quei piani di costruzione agevolata di case popolari che, troppo spesso, è stata lo scenario di grandi problemi, interessi privati, liti giudiziarie. 
Per “fare luce”, il 28 aprile 2017, il Consiglio comunale approva l’istituzione di una Commissione speciale sui Piani di Zona. Un mese dopo, 25 maggio, si elegge la presidenza della Commissione che va al grillino Pietro Calabrese
Da quel momento si contano otto altre riunioni della Commissione, quattro a giugno, tre a luglio e l’ultima ad agosto 2017. Poi il silenzio. Fino a novembre 2018 quando la Commissione si scioglie per esaurimento del tempo concessole. 
Otto sedute utili, corredate dei relativi verbali, nei quali vengono esaminati sedici Piani di Zona (Monte Stallonara, Borghesiana, Colle Fiorito, Castel Giubileo, via Longoni, Spinaceto, Tor Vergata, Torresina, Ponte Galeria, La Storta, Castelverde, Osteria del Curato, Pisana Vignaccia, Borghetto dei Pescatori, Tor Pagnotta, Romanina), e, in un’occasione, con un lungo sopralluogo agli uffici comunali dell’Urbanistica, all’Eur, per “aprire” gli armadi degli archivi. 
Dall’esame dei verbali dell’estate 2017 emerge una grande attenzione verso la ricerca delle carte, il controllo degli atti, la regolarità delle procedure amministrative ma, da agosto 2017, della Commissione si perdono totalmente le tracce. 

E sì che, stando alla delibera con cui il Consiglio comunale l’aveva istituita, essa “all’esito dei propri lavori” avrebbe dovuto produrre “una relazione conclusiva sulle attività svolte e sulle conclusioni cui sia pervenuta a seguito degli approfondimenti condotti in ordine agli argomenti trattati”. Relazione di cui non c’è traccia. Almeno al momento. In più la stessa relazione avrebbe dovuto essere “trasmessa all' Assemblea e, per il tramite del suo Presidente, alla Sindaca”. 
La commissione, come detto, si è sciolta a novembre dello scorso anno e, fino a oggi, non c’è traccia alcuna della relazione. Ovviamente, abbiamo tentato di metterci ripetutamente in contatto con il presidente della stessa, Pietro Calabrese, ma senza successo
Anche perché già a settembre dello scorso anno, quindi un po’ prima che la Commissione cessasse di esistere, i consiglieri di Fratelli d’Italia, Andrea De Priamo e Francesco Figliomeni, avevano presentato un’interrogazione al sindaco, Virginia Raggi, per sapere come mai la Commissione avesse smesso di riunirsi da agosto 2017, se gli obiettivi della stessa erano stati raggiunti e dove fossero finiti i dipendenti capitolini distaccati al servizio della Commissione Piani di Zona. Interrogazione rimasta senza risposta
Non paghi, però, De Priamo e Figliomeni hanno richiesto una seduta della Commissione Trasparenza (14 febbraio scorso) durante la quale Calabrese ha assicurato che la Commissione Piani di Zona sta lavorando ma, da ottobre 2017, non c'è stato motivo di convocarla in quanto che le esigenze dei cittadini erano già emerse, consentendo la chiusura dei lavori “pubblici” per proseguire con un’inchiesta interna alla quale si stava lavorando.

mercoledì 13 febbraio 2019

ROMA-LIDO DI OSTIA, SBLOCCATI I FONDI


La notizia era stata anticipata già un paio di settimane fa e ora è ufficiale: la Giunta Zingaretti ha (finalmente) approvato la convenzione per l’utilizzo dei 180 milioni di euro a disposizione della Roma-Lido di Ostia.
Si tratta, in sostanza, di quei famosi 180 milioni di euro annunciati già nel gennaio 2016 da Zingaretti e dall’allora ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, rimasti però fino a oggi solo una promessa su carta: il ricorso al Tar dei francesi di Ratp (che avevano presentato alla Regione un’offerta, respinta sulla linea per Ostia con il Tribunale che ha obbligato la Pisana a riaprire il dossier), il concordato fallimentare di Atac (che avrebbe dovuto essere stazione appaltante), poi le elezioni regionali e nazionali avevano fatto arenare questi soldi nel limbo del nulla.
Ieri, con due diversi atti, la Giunta Zingaretti ha chiuso il cerchio “regionale” per usare questi soldi: il primo è lo schema di convenzione con il Ministero dei Trasporti, Rete Ferroviaria Italiana e Atac, schema che, una volta controfirmato, sbloccherà i soldi per tutti gli interventi sulla Roma-Lido; il secondo è il capitolato d’appalto per l’acquisto di 11 nuovi treni (6 per la Roma-Viterbo e 5 per la Roma-Lido) come prima parte dell’intera fornitura di 38 nuovi convogli prevista dall’Accordo del 2016. In pratica, ora, il capitolato verrà consegnato alle 7 società che si sono già accreditate nei mesi passati in Regione cui presenteranno la proposta di fornitura. 
L’obiettivo da raggiungere con i 180 milioni è quello di trasformare la Roma-Lido da peggiore linea italiana (quarto premio Caronte consecutivo vinto) in una metropolitana con frequenza di 1 treno ogni 5/6 minuti, praticamente raddoppiando il servizio odierno. I soldi serviranno per realizzare nuove sottostazioni elettriche (fondamentali per aumentare la frequenza dei treni), cambiare i binari e la linea aerea di alimentazione dei treni, installare nuovi semafori, costruire nuove banchine più il restyling di alcune stazioni, recinzioni. L’obiettivo è concludere tutto per il 2023, anno che, ad oggi, è quello più probabile di apertura dello Stadio della Roma di Tor di Valle. A questi 180 milioni, poi, si dovranno aggiungere gli interventi finanziati dalla Roma per lo Stadio: 45 milioni di euro con cui si compreranno treni e dovrebbe pagarsi la creazione di due o tre binari di stazionamento a Tor di Valle per parcheggiare i convogli aggiuntivi per i tifosi in occasione delle partite. 
Tralasciando il tentativo del Campidoglio di mettere un cappello elettorale su investimenti del 2016 legandoli allo Stadio, va registrata la mozione - che potrebbe essere discussa nella seduta straordinaria, convocata per il 21 febbraio, sullo Stadio - di censura nei confronti del direttore generale di Palazzo Senatorio, Franco Giampaoletti, presentata da tutte le opposizioni, in merito all’email spedita dal Dg del Comune ai dirigenti capitolini per invitarli a non essere auditi dalla Commissione Trasparenza convocata sulla vicenda della relazione del Politecnico di Torino

mercoledì 6 febbraio 2019

STADIO, SPOT DELLA RAGGI SULLA PELLE DEI TIFOSI


Non serviva l’annuncio di Virginia Raggi, sindaco di Roma, che “lo stadio si fa”: mai era stato messo in discussione, nemmeno quando l’allora candidata Sindaco aveva annunciato la volontà di cancellarlo e ritirare la delibera di pubblico interesse
In una conferenza stampa, in cui alla stampa non è stato consegnato nessun testo - reso disponibile diverse ore dopo la conclusione della stessa - la Raggi, insieme al professor Bruno Dalla Chiara, autore della relazione finale sulla mobilità pubblica e privata del progetto Stadio della Roma di Tor di Valle, e a Stefano Brinchi, presidente di Roma Servizi per la Mobilità, ha illustrato i contenuti della relazione dell’Ateneo piemontese.
Un appuntamento che giunge dopo giorni di tensioni: la secretazione del testo, rimasto chiuso in un cassetto dal 31 gennaio per timore di una nuova fuga di notizie, il boicottaggio della Commissione Trasparenza di lunedì 4 con il Gruppo 5Stelle che la diserta accampando flebili scuse e il direttore generale del Campidoglio, Franco Giampaoletti, che spedisce un’email ai dirigenti convocati dalla Commissione per “limitare la partecipazione alla parte politica” e, quindi, non farli andare in audizione. Da ultimo, anche il goffo tentativo dell’ufficio stampa del Comune di limitare ieri il numero delle domande dei giornalisti a una per gruppo (agenzie, giornali, radio, tv).
I proponenti possono aprire i cantieri entro l’anno”, ha esordito la Raggi che ha aggiunto: “Il taglio delle cubature iniziale non va a impattare sui servizi. Ho richiesto questo parere, e non ero obbligata a farlo. La stessa Procura aveva detto che non c’erano problemi sul progetto. Il parere, esterno, ora rassicura e conferma questo dato. Non siamo contro le grandi opere, e lo stadio lo è, ma a favore delle opere utili che portano benefici alla città e ai cittadini come in questo caso dove si riqualifica un quadrante della città”. Lontani i tempi delle accuse di speculazione edilizia, la Raggi incassa subito il plauso della claque mediatica grillina: da Beppe Grillo a Luigi Di Maio più deputati e senatori, è tutto un applausometro a chi si spertica di più. Le elezioni si avvicinano a grandi passi e c’è da recuperare posizioni: se lunedì era il reddito di cittadinanza (motivo per cui la conferenza Stadio è stata rinviata a ieri), oggi è lo Stadio della Roma il tema da rilanciare. Fidando che la corta memoria dei romani faccia loro dimenticare nelle urne chi ha reso necessario, tagliando le opere di mobilità, la pronuncia del Politecnico sul progetto Tor di Valle.


martedì 5 febbraio 2019

STADIO, OGGI LA VERITÀ SUL POLITECNICO DI TORINO


Oggi, finalmente, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, presenterà alla stampa la relazione finale del Politecnico di Torino sul progetto della Roma di costruire il proprio stadio a Tor di Valle. 
L’annuncio dell’incontro con i giornalisti - al quale prenderà parte anche il professor Bruno Dalla Chiara dell’Ateneo torinese autore dello studio, e il presidente di Roma Servizi per la Mobilità, Stefano Brinchi - è arrivato ieri mattina, proprio nel momento in cui stava per iniziare la seduta della Commissione Trasparenza dedicata alla relazione e boicottata dall’Amministrazione capitolina con contorno di grandi polemiche da parte dei consiglieri di opposizione.
Ad aprire le danze è stata la diffusione di un’email del direttore generale del Campidoglio, Franco Giampaoletti, spedita venerdì 1 febbraio alle 16.42 e indirizzata ai dirigenti convocati dalla Commissione Trasparenza. 
Nel breve testo, il Dg comunale scriveva: “in merito alla convocazione della commissione trasparenza il nostro Ente ritiene opportuno limitare la partecipazione alla parte politica”. 

Insomma, una formula diplomatica per consigliare ai dirigenti caldamente di rimanere nei propri uffici. E, infatti, nessuno dei dirigenti che ha ricevuto questa email si è presentato alla seduta: c’erano un inviato del Dipartimento Sport e quelli dei Municipi IX e XI cui l’email, infatti, non era stata spedita. 
Parte politica”, poi, più che dimezzata: domenica sera, mentre Roma e Milan si affrontavano, il Gruppo 5Stelle aveva annunciato l’assenza dalla Commissione, accampando motivazioni di legittimità della convocazione quanto meno flebili. 
Tutto questo, ovviamente, ha scatenato le opposizioni che hanno rivolto alla maggioranza accuse di attentato vero e proprio alle funzioni dell’Assemblea. Il presidente della Commissione, il pd Marco Palumbo, ha immediatamente riconvocato la Commissione stessa per giovedì 7 e ha annunciato la presentazione di esposti in Procura contro i vertici del Campidoglio rei di aver compiuto abusi di potere e omissione d’atti d’ufficio non avendo consentito alla Commissione stessa di adempiere il proprio ruolo.
Seduta che, poi, però, si è trasformata per l’ennesima volta nella passerella di inutili chiacchiericci del variegato e minoritario piccolo mondo antistadio: idee strampalate e totale assenza di conoscenza delle carte, delle leggi e delle delibere comunali hanno reso la Commissione un teatrino di oltre due ore di nulla.
Archiviata la questione Commissione Trasparenza e le sue implicazioni, stamattina finalmente sapremo come il Politecnico sia riuscito a modificare la relazione dalla bozza con il famoso “catastrofico”, riferito al traffico delle partite serali infrasettimanali, in qualcosa che, se non è “bello, bello, bellissimo” quanto meno gli si avvicini molto. Dai corridoio di Palazzo Senatorio ovviamente filtra molto ottimismo: né la Raggi avrebbe convocato la stampa, insieme al professor Dalla Chiara, se il testo fosse rimasto così negativo come la stesura preliminare.

lunedì 4 febbraio 2019

STADIO, AMMINISTRAZIONE RAGGI: BOICOTTARE LA COMMISSIONE TRASPARENZA

Prima furono i consiglieri grillini, ora ci si mette anche il direttore generale del Comune, Franco Giampaoletti: la Commissione Trasparenza di oggi dedicata alla relazione definitiva del Politecnico di Torino sulla mobilità pubblica e privata del progetto Stadio della Roma di Tor di Valle, deve andare deserta.
Con un’email spedita venerdì 1 febbraio alle 16.42 da Giampaoletti a tutti i dirigenti che erano stati convocati dalla Commissione per l’audizione di oggi, il Direttore generale scrive: “in merito alla convocazione della commissione trasparenza per il prossimo lunedì 4 febbraio il nostro Ente ritiene opportuno limitare la partecipazione alla parte politica. Sarà mia cura contattarvi personalmente lunedì mattina per chiarire eventuali dubbi”.
Quindi: la parte politica, gli assessori e i consiglieri grillini non andranno, dopo l’annuncio semiclandestino di ieri sera (LINK: STADIO; GRILLINI DISERTERANNO COMMISSIONE TRASPARENZA). 
E non andranno neanche i dirigenti, forti di una disposizione esplicita del direttore generale.

Un conflitto di poteri
L’email di Giampaoletti apre un enorme conflitto fra poteri del Comune: il regolamento del Consiglio comunale, atto votato con maggioranza qualificata dall’assemblea elettiva e che regola (articolo 97) esplicitamente il funzionamento e i poteri della Commissione Trasparenza, viene posto in conflitto con il regolamento degli Uffici, atto di Giunta comunale.
Ovviamente, il “peso” in termini di poteri è nettamente sbilanciato a favore del Regolamento del Consiglio ma, per sconfessare questo posizione dell’Amministrazione Raggi, sarà necessario che si pronunci un organo di giustizia amministrativa.

Metodi di comunicazione alternativa e dove trovarli
C’era una volta il Movimento dello streaming, della trasparenza e dell’onestà-tà-tà, dei cartelli in Aula Giulio Cesare, delle contestazioni fatte con la gente in Aula.
Ora c’è la cancelleria segreta, senza Bismarck, però. Ci sono le sedute del Consiglio comunale dove non viene ammesso il pubblico, e, adesso, anche delle Commissioni boicottate
Legittimo chiedersi: è davvero così tragica la relazione di Torino da richiedere di armare tutta questa cagnara ponendo in discussione le regole fondamentali del funzionamento della democrazia elettiva?


sabato 2 febbraio 2019

STADIO; LA RELAZIONE DEL POLITECNICO CHIUSA NEL CASSETTO


Altra giornata di attesa sulla lunga querelle del progetto dello Stadio della Roma di Tor di Valle: la relazione definitiva del Politecnico è giunta giovedì, nel pomeriggio. Dal Campidoglio, però, solo silenzio ufficiale. Nella nota diffusa giovedì si fa accenno alla convocazione futura di una conferenza stampa. Il quando, però, è un mistero anche se in Comune parlano della prima metà della prossima settimana
Meno misterioso è il rinvio della riunione allargata di maggioranza prevista per ieri mattina per esaminare le risposte dell’Ateneo piemontese e saltata. L’ipotesi potrebbe essere quella di riconvocarla per lunedì mattina ma nella stessa data è in calendario da svariati giorni la seduta della Commissione Trasparenza dedicata alla questione Politecnico.
Fra le fila grilline filtra la notizia di un tentativo di “anestetizzare” la Commissione Trasparenza di lunedì: probabilmente nessuno dei convocati - l’assessore ai Trasporti, Linda Meleo, e il suo direttore del Dipartimento, Gian Mario Nardi - dovrebbe essere presente, tanto che il presidente della Commssione, il pd Marco Palumbo, ha presentato l’ennesimo accesso agli atti  rimarcando, questa volta, come “in ottemperanza al potere ispettivo dei consiglieri comunali, è obbligo dei dirigenti comunali l’esibizione dei documenti richiesti, quando siano disponibili. In questo caso, si richiede che tale documentazione pervenga ai nostri uffici in tempo utile per la seduta di commissione Trasparenza convocata per lunedì 4 febbraio, nel rispetto del lavoro di questo organo e delle sue funzioni”.
Non è da escludersi che anche molti dei consiglieri 5Stelle non siano presenti alla seduta: sono 7 i grillini su un totale di 12 componenti. Per la sussistenza del numero legale che garantisca la validità della seduta, però, da regolamento è sufficiente che siano presenti un minimo di 4 consiglieri
Intanto la relazione resta chiusa in un cassetto. Secondo il portavoce del sindaco, Virginia Raggi, “per evitare strumentalizzazioni sul contenuto della relazione, la stessa non è ancora stata letta e lo sarà alla presenza del Sindaco” ma non prima dell’inizio della settimana. 
In sostanza, “trattandosi di un affare da 800 milioni di euro - spiega il portavoce del Sindaco - vogliamo evitare che inizino le chiacchiere basate su “io l’ho letta” o “tizio l’ha letta””.
Certo, una procedura assai curiosa: uno dei più importanti atti (se non il più importante) della Giunta Raggi dall’insediamento ad oggi, rimarrà chiuso in un cassetto per quattro giorni. Il modo giusto per alimentare illazioni.