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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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sabato 5 ottobre 2019

ROMA METRPOLITANE; SANTUCCI (AD): "PERCHÉ COMUNE NON PAGA FATTURE?"


Maggiore cautela”: diplomaticamente ma fermamente Franco Gabrielli, capo della Polizia, apostrofa “il delegato dell’assessore” che chiedendo “l’intervento della polizia” ha finito per provocare il parapiglia in cui Stefano Fassina è rimasto ferito. 
Luca Pasqualino, classe 1982 della provincia di Latina, è il delegato di Lemmetti, l’assessore al Bilancio e Partecipate. È entrato in Campidoglio prima nello staff del primo assessore alle Partecipate della Giunta Raggi, Massimo Colomban, con uno stipendio lordo annuo di 44mila euro. All’addio di Colomban viene confermato dal successore, Alessandero Gennaro, con un sostanzioso aumento di stipendio a 66mila euro lordi annui. Sparito pure Gennaro, Pasqualino passa sotto Lemmetti a quasi 70mila euro lordi annui. Docente in corsi universitari per conto di Lemmetti segue proprio le partecipate, conti e bilanci. 
E ieri seduta della Commissione Mobilità su Roma Mobilità con coda polemica fra l’assessore Lemmetti, e il dimissionario Ad di Roma Metrpolitane, Marco Santucci
Secondo Lemmetti: “A dicembre l’Assemblea capitolina è intervenuta con un nuovo contratto di servizio per l’azienda, ma non c'è un atto ufficiale nel quale l'Amministrazione recepisce le esigenze della società, che nel 2019 ha visto il suo piano industriale fortemente compromesso”. Per cui, il Campidoglio “ha deciso la messa in liquidazione”. Per il Dg del Comune Giampaoletti: “non siamo riusciti a creare un equilibrio economico dell'azienda per colpa dei meccanismi contrattuali. Per noi una liquidazione controllata potrebbe essere la soluzione migliore”. Infine, per il neo assessore ai Trasporti, Pietro Calabrese: “Rispetto alle attività in corso non c’è un ripensamento. Su Metro C ci sono attività in corso che per ora rimangono segrete”. A parte le proteste e l’interrogativo su cosa ci sia di segreto nel progettare una metropolitana, a smontare le tesi del Campidoglio ci pensa Marco Santucci, fino a qualche giorno fa Ad di Roma Metropolitane che prima sottolinea come sia la prima volta in un anno che incontra l’assessore Lemmetti e poi attacca duro: “Perché il Comune non ci ha pagato le fatture? Perché da 2 anni non ha ancora prodotto la delibera Salini (contenziosi sulle metro, ndr) da 6 milioni che affossa i nostri conti? Perché ci sono mancati pagamenti pari a 3 milioni da parte del dipartimento che poi gravano sul nostro bilancio? Si sapeva dal 28 ottobre 2018. E perché non avete ancora approvato il piano industriale dopo 6 mesi dalla sua presentazione?”. E, dopo la Melara e la sua lettera di dimissioni da Ama incentrata sull’inerzia dei grillini, un altro manager (nominato dai 5Stelle) batte sullo stesso tasto: “Non capisco questa inerzia del Comune: il 28 dicembre è stato deliberato il contratto di servizio firmato il 19 febbraio. Ho presentato il piano industriale, condiviso con il Comune, ma passano altri 6 mesi senza che questo venga approvato. A qualcuno prima o poi la dovrete giustificare questa liquidazione". E Lemmetti uscendo a chi chiedeva conto delle fatture non pagate: “non rispondo alle provocazioni di Santucci. È dimissionario. E ha portato delle carte portando avanti una tesi per avere degli applausi”.

giovedì 22 novembre 2018

"SIMIONI IN ANAS? PREMIO ALL'INEFFICIENZA"


In Campidoglio, lato Giunta e maggioranza grillina, e in Atac silenzio assoluto, nessuno commenta l’indiscrezione - anticipata ieri da Il Tempo - di un possibile addio di Paolo Simioni, attuale ad di Atac, il quale, su indicazione diretta di Davide Casaleggio, andrebbe ad occupare analogo posto in Anas.
Un’operazione che sarebbe, per giunta, condotta senza che il sindaco di Roma, Virginia Raggi, fosse a conoscenza di questa eventualità. Dettagli che, però, non sono sfuggiti alle opposizioni in Aula Giulio Cesare. 
Simioni - dice la rappresentanza in Consiglio comunale del Partito Democratico - uomo di ferro della maggioranza grillina, abbandona la nave che affonda e approda su spiagge più sicure. Una promozione per meriti, non c'è che dire, basta guardare la stellata situazione finanziaria di Atac. 'Merito e trasparenza', sbandierano i Cinque stelle: non si può certo dire che alle parole corrispondano azioni conseguenti”.
Simioni, infatti, andrebbe a mollare Atac di qui a una settimana: il 27 novembre si riunirà l’assemblea dei soci di Anas che dovrà nominare i nuovi 5 membri del Consiglio di Amministrazione. Se fra quei cinque dovesse essere incluso anche il nome di Simioni, è probabile che egli salga dritto dritto al ruolo di Amministratore delegato
Il tutto avverrebbe 22 giorni prima che della fondamentale riunione dell’assemblea dei creditori di Atac (19 dicembre) che deve decidere se approvare o meno il piano del concordato fallimentare predisposto proprio sotto Simioni. Un’assemblea il cui esito determinerà comunque il destino della municipalizzata dei trasporti: bocciando il concordato, si andrebbe al fallimento. Approvandolo, la strada sarebbe comunque segnata verso uno scaglionamento sul lunghissimo periodo dei pagamenti.
Questa è la meritocrazia a 5 stelle - afferma Davide Bordoni, Forza Italia - chi dimostra di non saper fare viene premiato. È già accaduto lo stesso con l’Eur dove la Casaleggio ha spedito da Torino un candidato grillino trombato alle elezioni. Adesso si vuol mandare in Anas un amministratore che, chiacchiere a parte, in Atac ha fatto poco o niente”.
Simioni è arrivato a Roma durante l’estate dello scorso anno dopo che ben due bouquet di dirigenza Atac - amministratore unico e direttore generale - erano saltati. A guidare l’azienda di via Prenestina lo aveva chiamato, con la benedizione sia di Davide Casaleggio che di Beppe Grillo, quel Massimo Colomban, assessore al riordino delle Partecipate, uscito dalla Giunta Raggi proprio a causa della scelta dell’Amministrazione di optare per il concordato preventivo su Atac in luogo della ricerca di nuovi partner come Ferrovie dello Stato avanzata dall’ex Assessore. 
Qui si finisce per premiare chi porta i libri contabili in Tribunale - afferma il capogruppo di Fratelli d’Italia, Andrea De Priamo - Simioni è l’uomo di punta di Casaleggio e, se è vera l’operazione, è grave il fatto che il Sindaco possa esserne stato tenuto all’oscuro. Di fatto, si sta dimostrando la carenza di manager del mondo 5Stelle che, vedi il caso Lanzalone, è costretto a riciclare una volta qui, una lì sempre le stesse persone”.
Come già l’arrivo di Simioni aveva evidenziato quanto poco fossero nelle mani del Sindaco le decisioni sui manager e gli assessori, così anche la sua eventuale uscita, decisa dalla Casaleggio, conferma come il centro decisionale non sia a Palazzo Senatorio. 
Anche la Lega non appare certo soddisfatta di questa possibile uscita: “Stanno già fallendo in Atac - tuona Maurizio Politi, consigliere comunale salviniano - e sarebbe assurdo ora spostare Simioni in Anas. Vogliamo forse fare il bis anche lì? Questa operazione si giustifica solo con una logica di occupazione di poltrone e potere e certo non con necessità aziendali”. 

mercoledì 23 maggio 2018

FUGA DAL CAMPIDOGLIO, VIA L'OTTAVO ASSESSORE IN DUE ANNI


Due battute caustiche: quella della Raggi è una “giunta fluttuante” (Antonello Palmieri, associazione Roma Nuova) e “Raggi isituisca l’assessorato alle dimissioni” (Orlando Corsetti, consigliere Pd), accompagnano il nuovo giro di valzer degli assessori in Campidoglio. 
Stavolta se ne va Alessandro Gennaro, già capo staff dell’assessore alle Partecipate, Massimo Colomban, e di quest’ultimo successore dall’11 ottobre scorso. Una permanenza in carica di 224 giorni, ancora meno del suo predecessore che, se non altro, la candelina dell’anno in carica l’aveva spenta, fermandosi a 375 giorni. 
Che Gennaro fosse prossimo all’addio era notizia già circolata a fine marzo quando se ne andò il titolare al Commercio, Adriano Meloni
C’è la corsa - Gennaro stesso (“lascio per ragioni personali”), Raggi (“La sua è stata una scelta personale presa in autonomia”) e i 5Stelle romani (“L'assessore Gennaro lascerà l'incarico per motivi personali”) - a negare qualunque dissapore in quello che passa alla cronaca come l’ottavo addio della Giunta Raggi fra gli Assessori, cui poi vanno sommati i top manager delle aziende che saltano come tappi di champagne il 31 dicembre.
Nell’ordine, gli annali ricordano gli abbandoni di Adriano Meloni (Commercio), Massimo Colomban (Partecipate), Paolo Berdini (Urbanistica), Paola Muraro (Ambiente), Marcello Minenna (Bilancio). Poi ci sono Andrea Mazzillo e Raffaele De Dominicis (Bilancio entrambi) cui sono state ritirate le deleghe. Indimenticabili, poi, gli addii - alcuni con strascichi polemici - di Carla Romana Raineri da capo di gabinetto del Sindaco (ruolo mai rimpiazzato da allora) e di Stefano Ferrante, ragioniere generale del Campidoglio. Fra gli assessori, poi, spicca il caso Frongia dimessosi da vicesindaco ma rimasto in carica per lo Sport dopo gli scontri all’arma bianca con Berdini sullo Stadio della Roma di Tor di Valle ma messo nell’angolo per la sua vicinanza a Raffaele Marra, finito in manette nel dicembre 2016. 
Questo per quanto riguarda il Campidoglio. Poi c’è il capitolo addii nelle partecipate. Iniziando da Atac, in questo biennio di Amministrazione Raggi, alla guida della municipalizzata dei trasporti si sono alternati: prima Marco Rettighieri, direttore generale, con Armando Brandolese, amministratore unico; poi salta il nuovo AU, Manuel Fantasia, quindi il super manager venuto da Milano, Bruno Rota, che fa posto a Paolo Simioni, che somma le qualifiche di presidente, amministratore delegato e direttore generale. In Ama invece la governance ha visto avvicendarsi il dg Stefano Bina, poi l’amministratore unico Antonella Giglio e ora l’azienda è guidata da Lorenzo Bagnacani.

Compitato il lungo riepilogo dei grandi addii all’Amministrazione Raggi restano sul tavolo i problemi: le deleghe di Gennaro saranno quasi certamente dirottate su Gianni Lemmetti, attuale titolare del bilancio (il quarto in due anni). E questo rafforza la tesi che vede gli addii di Colomban prima e di Gennaro poi legati alla vicenda del concordato Atac. Gennaro non ha mai fatto mistero di proseguire l’opera di Colomban il quale, in una serie di interviste delle ultime settimane, ha sparato a zero contro il concordato fallimentare di Atac. Lemmetti, invece, a Livorno, dove era assessore al bilancio nella giunta 5stelle di Nogarin, si è distinto per il concordato sulla municipalizzata dei rifiuti locale, la Aamps. 




venerdì 30 marzo 2018

ROMA METROPOLITANE A RISCHIO FALLIMENTO



Consiglio di Amministrazione di Roma Metropolitane convocato d’urgenza: di qui a breve potrebbero essere avviate le procedure di fallimento della società strumentale del Campidoglio per le metro. Questo perché siamo giunti al terzo bilancio consecutivo che non viene chiuso, stante la decisione della maggioranza pentastellata di voler concludere l’esperienza di questa società che, però, è gravata di contenziosi giudiziari con le aziende che costruiscono le infrastrutture di trasporto a Roma per un ammontare che sfiora il miliardo di euro.
Soldi che, qualora si arrivasse al fallimento, rischierebbero di gravare direttamente sulle già disastrate casse del Comune. Motivo per il quale l’ex assessore alle Partecipate, Massimo Colomban, aveva cercato di salvare Roma Metropolitante dallo spettro del fallimento, magari per procedere, poi, in un secondo momento, a uno spacchettamento delle competenze e del personale interno, riassorbendone gran parte dentro Agenzia per la Mobilità.
Uscito di scena Colomban, però, il suo successore Alessandro Gennaro (insieme al titolare della Mobilità, Linda Meleo) sta elaborando una proposta di delibera che, in sintesi, prevede che il Campidoglio eroghi 19 milioni di euro a Roma Metropolitane a copertura di una serie di costi mentre di qui a breve dovrebbe essere riscritta da capo la convenzione che regola i rapporti fra Comune e Società tenendo conto dei nuovi obiettivi fissati dalla Giunta Raggi (funivie, metro C fino a Colosseo, corridoi della Mobilità, linee tranviarie). 
Una linea che, da quanto trapela, non sarebbe ritenuta adeguata da parte dell’attuale Amministratore Unico di Roma Metropoliotane, Pasquale Cialdini, scelto e nominato dalla Raggi a dicembre 2016 e che sarebbe pronto alla rottura: libri contabili in tribunale.  

mercoledì 14 febbraio 2018

FRONGIA SOGNA GIÀ UN POSTO DA MINISTRO



I mal di pancia interni alla maggioranza 5Stelle che circonda il sindaco di Roma, Virginia Raggi, sono tutti ancora lì. La campagna elettorale, al momento, ha sortito l’effetto di anestetizzare i problemi. Che, però, restano tutti sul tappeto. A partire dalle posizioni sempre più traballanti di due assessori, Linda Meleo, attuale titolare ai trasporti, e Adriano Meloni, Commercio. Per entrambi sembra iniziato un irreversibile conto alla rovescia che li porterà, appena chiusa la kermesse elettorale, ad abbandonare la Giunta Raggi

Al posto di Meloni si sta preparando Leonardo Costanzo, attuale capo staff di Meloni, proseguendo nella politica di scegliere dentro gli stessi uffici i successori dei defenestrati. 
Era accaduto già con Andrea Mazzillo al bilancio, Luca Montuori all’Urbanistica al posto di Berdini, Margherita Gatta ai Lavori pubblici, subentrata a Berdini che aveva la doppia delega, Alessandro Gennaro al posto di Massimo Colomban alle Partecipate. 

Per sostituire la Meleo, scalpita il presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno, che, però, per poter passare dal semplice consigliere ad occupare la poltrona di assessore che, di fatto, ha sempre gestito dovrà attendere la modifica dei regolamenti interni pentastellati che vietano questo passaggio. Regolamenti ai quali si starebbe mettendo mano anche per modificare il divieto ai due mandati consecutivi. 
E mentre questi piccoli malpancismi agitano i sonni di alcuni per la conquista di posizioni marginali c’è chi sta iniziando a pensare molto più in grande. È il caso di Daniele Frongia, già braccio destro della Raggi e suo vicesindaco. Per lui, com’è noto, venne fatta l’eccezione al regolamento grillino: eletto, si dimise per fare il capo di gabinetto, nomina poi bocciata per questioni normative. Risarcimento: ruolo di vicesindaco e assessore allo Sport. La concomitante deflagrazione dell’affaire Marra - uomo che proprio tramite Frongia entrò nel “Raggio Magico” - e dello scontro all’arma bianca con Paolo Berdini sullo Stadio della Roma, appannò temporaneamente la stella di Frongia. Che, però, è anche il più politico nella pattuglia grillina in Campidoglio: pochi mesi e, di fatto, Frongia è tornato ad essere il centro della Giunta. 
Si vede chiaramente la sua mano nella vicenda dell’Ippodromo di Capannelle e anche in quella del Cinema America di Piazza San Cosimato, che suona molto come un avviso all’attuale vicesindaco e assessore alla Cultura, Luca Bergamo, che Frongia non annovera proprio fra i suoi amici più stretti. I suoi successi in questi mesi - l’accordo con Rcs per il Giro d’Italia a Roma, quello sulla Formula E di Alejandro Agag all’Eur - hanno fatto risalire le quotazioni di Frongia che, pur non essendosi mai ufficialmente schierato, è considerato sempre più vicino a Luigi Di Maio. Tanto che, alle prossime elezioni, nel collegio del Tuscolano Frongia è riuscito a spuntare la candidatura del suo maestro di arti marziali, Felice Mariani, con il quale l’Assessore si allena. 
Questo suo nuovo lustro lo pone in prima fila, in caso di Di Maio a Palazzo Chigi come premier, per un ruolo nella squadra di governo. 

La sua centralità sempre crescente in seno alla Giunta Raggi è dimostrata anche dall’offerta che gli è stata avanzata direttamente dal Sindaco di occuparsi, quando Meloni uscirà di scena, anche del Turismo. Un’offerta, però, che secondo quanto trapela, Frongia avrebbe declinato: la preferenza, qualora non vi fosse un approdo nella squadra di Governo, sarebbe quella di occuparsi del dossier patrimonio, che già Frongia aveva seguito durante il mezzo mandato della Consiliatura di Ignazio Marino