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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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domenica 2 agosto 2020

STADIO DELLA ROMA: ECCO TUTTO IL RESTO DELLE NOVITÀ DELLA CONVENZIONE URBANISTICA DEFINITIVA

Il testo della Convenzione urbanistica, cioè del contratto vero e proprio fra il Campidoglio e i proponenti del progetto Stadio della Roma, include anche un’altra serie di dati e novità oltre quelli che abbiamo raccontato qui e qui

La prima pagina del testo della Convenzione urbanistica definitiva


A ottobre 2019 avevamo anticipato la prima bozza di Convenzione che il Campidoglio aveva elaborato. 
Il testo definitivo è stato concordato a febbraio, poco prima dell’inizio della quarantena. E i mesi di quarantena sono serviti per scrivere tutti i passaggi scontando, ovviamente, tutte le difficoltà legate al lavoro da casa dei funzionari capitolini.
Abbiamo già detto le due novità principali rispetto al testo di ottobre: la creazione dell’ufficio speciale, l’Organismo di Sorveglianza che vigilerà sul puntuale adempimento del contratto, e abbiamo già illustrato la brillante soluzione adottata per uscire fuori dall’impasse generata dalla richiesta del Campidoglio di unificare la via del Mare/Ostiense, nel tratto di 900 metri oggi diviso da capannoni, in una strada a tracciato unico, opera necessaria per agevolare la realizzazione del futuro Ponte dei Congressi.

Vediamo ora il resto delle novità contenute nelle 66 pagine (ma diventeranno molte di più) del nuovo testo.
Dopo la ricostruzione di questa lunghissima storia – la genesi del progetto, i provvedimenti della Giunta Marino, le conferenze di servizi e la nuova delibera Raggi – viene lasciato uno spazio – sarà molto lungo, almeno altre 85 pagine – per inserire la relazione finale sulla due diligence interna condotta dagli uffici capitolini, su richiesta della Raggi, all’indomani degli arresti di Luca Parnasi e Luca Lanzalone.

Rispetto alla versione ottobre 2019 spariscono gli “aventi causa”, vale a dire Radovan Vitek o chiunque dovesse subentrare a Eurnova. Ad ottobre, infatti, era stato inserito ad ogni passaggio lo spazio per iscrivere Vitek e la sua azienda. Per alleggerire il testo, all’inizio, viene semplicemente inserita una clausola: “qualora al momento della stipula Eurnova risultasse completamente sostituita e quindi risulti pienamente subentrato un altro soggetto quest’ultimo verrà direttamente inserito quale parte integrante della Convenzione”.

IL “SOGGETTO ATTUATORE”
Se la Convenzione venisse firmata oggi, Eurnova sarebbe “soggetto attuatore” e “stazione appaltante”. Il che significa che spetterà a Eurnova ogni singola fase delle opere pubbliche, sia quelle con compensazione che quelle obbligatorie: progettazione, indizione delle gare d’appalto, assegnazione, esecuzione dei lavori, collaudo.

Al “soggetto attuatore” spetterà realizzare le opere generali, corrispondere in contanti eventuali differenze sui minori costi, la realizzazione delle opere di urbanizzazione a scomputo, pagare gli oneri per acquisire aree e garantire il vincolo trentennale con la As Roma.

LO “HOME STADIUM”
A questo proposito, viene specificato in modo chiaro il rapporto con la Roma: “l’utilizzo dello Stadio in via prevalente da parte della “prima squadra” della AS Roma per quanto riguarda la sostanziale totalità degli eventi previsti dalle competizioni ufficiali”. Viene previsto anche un unico motivo di legittima cancellazione di questo vincolo: “In caso di retrocessione della A.S. Roma in categorie non professioniste e che determini la perdita per quest’ultima della qualifica di primaria società sportiva, il soggetto a tale tempo proprietario dell’impianto sportivo “Stadio” come complessivamente considerato sostituirà il soggetto originariamente fruitore sopra indicato con altra primaria società sportiva svolgente la propria attività all’interno della Città Metropolitana di Roma e/o con Federazioni Nazionali”.

LA CONTESTUALITÀ E L’OBBLIGO DI REALIZZARE LE OPERE PUBBLICHE
In più passaggi della Convenzione viene ribadito l’obbligo di realizzare e collaudare tutte le opere pubbliche, che siano a compensazione o obbligatorie, prima che lo Stadio apra al pubblico.
Nel caso qualcuna delle opere pubbliche non fosse più realizzabile, anche se non per colpa dei proponenti, rimane comunque valida l’obbligazione che potrà essere eseguita o pagando in contanti o con opere sostitutive di pari valore.
Quando mancherà un anno all’apertura dello Stadio verrà fatto un controllo sullo stato di realizzazione delle opere pubbliche: “qualora emergessero disallineamenti non colmabili nel tempo residuo, l’Amministrazione potrà, su proposta dell’Organismo di Vigilanza e sentito il Soggetto attuatore e gli altri Enti già partecipanti alla Conferenza dei Servizi, valutare e prescrivere soluzioni alternative al fine di garantire la fruibilità dell’impianto nel rispetto degli obiettivi delle prescrizioni e delle condizioni deliberate in relazione anche al grado di corresponsabilità nel ritardo da parte del Soggetto Attuatore, del disallineamento maturato e/o recuperabile, dei tempi necessari per terminare le opere poste in rapporto di contestualità, ed dell’individuazione delle possibili modalità provvisoriamente alternative, il cui onere economico graverà sul Soggetto attuatore”.
Tradotto dal burocratese: se il Ponte dei Congressi o l’adeguamento della ferrovia Roma-Lido di Ostia (sono due esempi ma se ne possono fare anche altri) non fossero completati si studieranno soluzioni alternative i cui costi saranno comunque coperti dalla Roma.

I COSTI DELLE OPERE DI INTERESSE PUBBLICO:
Parco Fluviale Ovest – 9.658.533 €
Golena est e Golena Ovest – 1.194.025 €
Pontile est e Pontile ovest – 1.735.004 €
Videosoveglianza – 2.434.548 €
Messa in sicurezza Fosso Vallerano e Fosso Acqua Acetora – 9.807.554 €
Ponte ciclopedonale da Magliana FS a Curva Nord – 9.863.182 €
Stazione Tor di Valle con ponte ciclopedonale – 7.003.055 €
Adeguamento via del Mare/Ostiense – 46.062.158 €
________________________________________-
Valore totale: 87.758.089 €

A queste opere sarà aggiunta la ricostruzione della Tribuna di Tor di Valle per un costo di 6.163.113 €

I COSTI DELLE OPERE A SCOMPUTO:
Collegamento Ostiense-A91 – 8.761.003 €
Idrovore e fognature – 7.041.581 €
Parcheggio multipiano – 12.616.495 €
Parcheggi a raso e strade circolazione interna – 40.892.005 €
Verde pubblico – 14.618.071 €
Mitigazione odori – 9.036.420 €
Impianti acqua potabile – 1.429.741 €
Impianti illuminazione – da definire*
Impianti distribuzione energia elettrica – da definire*
Impianto di innaffiamento – da definire*
(*all’esame di Acea)

ALTRI COSTI A CARICO DEI PROPONENTI
ESPROPRI: € 12.847.545
CONTRIBUTO COSTO DI COSTRUZIONE: € 43.480.083
ONERI DI URBANIZZAZIONE: € 74.336.757
CONTRIBUTO STRAORDINARIO DI URBANIZZAZIONE: € 16.672.657
PLUSVALENZA SULLA SUL: € 24.123.114

TOTALE FINALE DEL MAGGIOR COSTO RISPETTO ALLE PREVISIONI INIZIALI: € 40.795.771

PROGRAMMA DELLE PRIME OPERE
Viene stabilita anche una sorta di “scaletta” delle prime opere pubbliche da realizzare:
1)    Messa in sicurezza idraulica dei Fossi del Vallerano e dell’Acqua Acetosa
2)    Aggiudicazione definitiva opere generali (appalti):
a.     Stazione Tor di Valle con ponte
b.     Adeguamento/unificazione via del Mare/Ostiense

Possibilità di differire l’assegnazione ma completandole prima dell’apertura dello Stadio:
1)    Parcheggio multipiano
2)    Verde pubblico a standard

ARCHEOLOGIA
Al momento della redazione del progetto esecutivo dovrà essere eseguita la Valutazione di Impatto archeologico

GARANZIE
Ogni opera dovrà essere garantita con fidejussione di pari valore con polizza emessa da società primaria (per evitare il rischio “mascherine fantasma” della Regione Lazio)

DIVIETI
È fatto totale divieto di costruire case. La firma della Convenzione conterrà anche la rinuncia da parte dei proprietari, anche futuri, di convertire gli edifici costruiti in case anche qualora intervenissero modifiche normative che agevolassero queste trasformazioni.

INADEMPIMENTO E RISOLUZIONE
Il mancato rispetto degli obblighi e dei divieti fa decadere il pubblico interesse e tutti gli atti di assenso delle pubbliche amministrazioni. In caso di risoluzione del contratto con lo Stadio già costruito questo passerebbe di proprietà al Comune di Roma cui spetterebbero anche l’incasso delle varie fidejussioni e i danni da riconoscere in tribunale.

domenica 8 dicembre 2019

STADIO; CAMBIO IN EURNOVA: VITEK SUBENTRA A LUCA PARNASI

Cambia il panorama dei partner del progetto Stadio della Roma: l’immobiliarista di Brno (Repubblica Ceca) Radovan Vitek, - patrimonio personale di 3,4 miliardi di dollari, 617esimo uomo più ricco del pianeta - ha, infatti, in queste ore concluso l’operazione di acquisizione da Unicredit dei debiti di due società di Luca Parnasi, la Capital Dev e la Parsitalia, per un ammontare di circa 600 milioni di euro. Nelle prossime ore, inoltre, Vitek dovrebbe rilevare anche il progetto Stadio di Tor di Valle e i terreni per una somma che può arrivare a una cinquantina di milioni. Di fatto, quindi, Vitek “copre” i vecchi debiti di Parnasi con Unicredit e ingloba il progetto Stadio da cui Luca Parnasi è ormai fuori. 


L’operazione, anticipata nelle scorse settimane da Milano Finanza e Il Sole24Ore, è stata confermata da fonti Eurnova
Ai fini del progetto Stadio c’è da capire quali saranno i prossimi passaggi societari: l’ipotesi più plausibile è che Vitek, azionista di maggioranza della CPI Property Group, dia vita a una società italiana proprio per gestire gli ultimi passaggi del dossier tanto che alcuni legali della CPI hanno già preso parte in qualità di consulenti di Eurnova agli ultimi incontri tecnici in Campidoglio.
Che la Roma sia soddisfatta di questo esito societario non è un mistero: al di là dei problemi giudiziari personali di Parnasi, la sua Eurnova era in una cronica crisi di liquidità tanto che lo stesso Pallotta aveva messo in conto l’ipotesi di rilevare terreni e progetto. La Eurnova di Vitek, al contrario, sarebbe un partner di estrema affidabilità economica con un patrimonio societario di 7,9 miliardi di dollari e proprietà in Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Francia, Italia, Svizzera, Croazia, Ungheria, Romania e Polonia.

Secondo quanto trapela, gli incontri tecnici fra i proponenti e gli staff del Campidoglio stanno oramai volgendo alla conclusione tanto che è possibile un annuncio del Comune sull’andamento dei lavori già prima di Natale

giovedì 5 dicembre 2019

ACQUIRENTE PER EURNOVA




Mentre appare sempre più prossimo l’arrivo di Friedkin nella compagine societaria della As Roma, anche per l’altro pilastro dell’affaire Stadio di Tor di Valle, la Eurnova di Luca Parnasi, sembra approssimarsi un cambiamento nella proprietà. Ormai non si tratta più solo delle voci già anticipate da Milano Finanza e Il Sole24Ore, ma per il nuovo proprietario di Eurnova siamo alla stretta finale: a rilevarla dovrebbe essere Radovan Vitek, immobiliarista nato a Brno nella Repubblica Ceca, azionista di maggioranza della CPI Property Group con un patrimonio, stimato da Forbes, in 3,4 miliardi di dollari, 617esimo posto nella classifica degli uomini più ricchi del pianeta. 
In casa giallorossa si vede con favore l’eventuale ingresso di Vitek. Gli accordi iniziali fra la As Roma e Eurnova prevedevano una sorta di “spartizione” dell’investimento: l’area sportiva (Stadio e Nuova Trigoria più le pertinenze) e quella commerciale per la Roma. A Eurnova il Business Park. La successiva crisi di liquidità di Eurnova e i problemi con la giustizia del suo proprietario, Parnasi, avevano spinto la Roma a prepararsi ad acquistare, per circa 110 milioni, l’intero pacchetto cioè tutti i terreni e la globalità del progetto. Se Vitek realmente rilevasse Eurnova quindi sarebbe un bel risparmio per le casse della Roma. Paradossalmente, quindi, mentre proseguono le trattative tecniche sul testo della Convenzione, con la segreta speranza di chiudere l’accordo entro fine anno, sia la Roma che Eurnova potrebbero cambiare assetti societari proprio alla fine di questo lungo percorso. Anche se in Campidoglio, versante politico, i 5Stelle sperano di continuare a classificare come “caso freddo” il dossier Stadio sperando di non doversene occupare in tempi brevi per non aumentare i problemi della disastrata Amministrazione Raggi ormai al crepuscolo. 

domenica 19 maggio 2019

AS ROMA, RISULTATI E STADIO – FILOSOFIA E PRATICA


James Pallotta è simpatico? No. Non è esattamente una persona che appaia simpatica. O, meglio, empatica. Empatica con la tifoseria. Empatica con i simboli. Empatica con il sistema di Roma e dell’Italia.
Qui tutti gli errori di questa dirigenza che riesce ad essere così poco empatica... 
Volere un altro e non Pallotta detenere la società può anche essere un’aspirazione legittima.
Ma.

Ma sarebbe il caso che quanti stanno blaterando – qualcuno da molto tempo, altri da meno – su fantomatici sceicchi, petrolieri, marziani, dopo aver riaperto gli occhi, terso il sudore e preso un caffè, ci dicano anche chi.
Perché i ragionamenti tipo bar dello sport – chiunque purché non sia Pallotta – sono i ragionamenti di un cretino. O, se preferite, di un coglione.
Di chi non ha ancora capito come funzionano le cose, chi vive in una costante contraddizione e che, a fronte dell’evidenza di questa contraddizione, sbatte i piedini per terra come un bimbetto capriccioso ostinandosi a ripetere quello che qualche puparo radiofonico (o di carta stampata) gli ha detto di ripetere.

Vuoi lo sceicco ma che sia trasteverino, mi raccomando. Deve conoscere a menadito la ricetta della cacio e pepe (l’amatriciana no, per ovvie ragioni; men che meno i carciofi alla giudìa!). 
Vuoi il petroliere pieno di soldi che compri e non venda anche di fronte alle regole del fair play finanziario.
Vuoi il miliardario amatore/padre/padrone/amico/amante che dia respiro internazionale ma non vuoi lo stadio di proprietà.

E tralascio la infinita tristezza doppia. Doppia per la fine del rapporto di De Rossi con la Roma ma raddoppiata da chi, pur di attaccare questa proprietà (che non mi paga e non mi dà da mangiare), ieri lo chiamava Capitan Ceres (o uno qualunque degli altri appellativi) ricevendone in cambio la definizione di "maiale col microfono" e oggi lo usa per spalare merda sulla As Roma. 

Se esisteva un limite all’imbecillità umana, l’abbiamo varcato in queste settimane.

C’è una questione semplice e banale: questa proprietà non lascerà la società. Non lo farà ora che è vicinissima al traguardo dello Stadio. Personalmente, penso che non lo farà neanche il giorno dopo che questo Consiglio comunale sgangherato avrà approvato in via definitiva il progetto. E non penso che lo farà neanche il giorno dopo l’apertura dello Stadio (due anni e mezzo circa dopo la posa della prima pietra): se è vero che Pallotta è solo un investitore che deve far fruttare il proprio investimento, questo dispiegherà appieno i suoi effetti in termini economici quando il mutuo contratto sarà stato già ripagato per almeno un terzo. In questo modo, sarà dimostrato che l’investimento è ripagabile e quindi, solo a quel punto, sarà davvero conveniente vendere. 
Perché se oggi la Roma vale circa 400-450 milioni di euro, con lo Stadio semplicemente approvato ne varrà almeno il doppio (c’è chi dice 1 miliardo). Con lo Stadio costruito qualcosa in più – diciamo un miliardo e 200 milioni – ma con lo Stadio in funzione e un terzo del mutuo pagato, siamo lievitati a un miliardo e mezzo senza colpo ferire. E questo renderà appetibile l’affare che oggi, invece, nessuno dei grandi investitori vuole fare per non ritrovarsi a vivere l’odissea di Pallotta e di questa miope città (e dei suoi amministratori).

O davvero pensate che un po’ di cori, qualche fumogeno in campo (complimenti, una visione lungimirante proprio! Un vero amore per la squadra) e due striscioni possano spaventare Pallotta che, domattina venderà di sicuro?

Ecco perché chi - anche quelli che lo fanno davvero per amore e non per altre oscure e tangibilissime ragioni - oggi dice "no allo Stadio" credendo, magari in buona fede (!), che sia un "no a Pallotta" sta facendo il male della As Roma.

Della As Roma non di questa dirigenza. 

Perché la As Roma è come Roma: i sindaci e i presidenti, gli assessori e i dirigenti passano. Ma la As Roma e Roma restano.
C'era dopo Anzalone, Viola, Sensi. C'era dopo Rutelli, Veltroni, Alemanno. E ci saranno dopo Pallotta o dopo la Raggi.

L'eternità (filosofica) della Città o della Società sopravvivono a chi detiene pro tempore la fascia tricolore o il gallone di presidente.  

Se vogliamo davvero provare a concorrere sul palcoscenico internazionale - dove magari si continuerà a fallire - e non per vincere la Coppa Italia come massima aspirazione annuale, lo Stadio è l'unica possibilità.
Senza lo Stadio, con queste regole (quelle scritte del FPF ma anche quelle del mercato internazionale dei proprietari di club), la Coppa Italia e un piazzamento dopo i primi 4 sarà il massimo cui potremo aspirare. 

Divertiamoci, poi, a fare un ragionamento: Pallotta si è spaventato dai vostri tweet. E, come qualcuno che, acqua alla gola, abbia necessità di vendere la propria casa subito, decida di vendere immediatamente il pacchetto azionario della Roma.

Chi pensate che possa comprarlo? Se sei con l’acqua alla gola è l’acquirente che detta prezzi e condizioni.
Nessuno dei grandi investitori internazionali verrebbe ora ad investire visto che bastano un po’ di post e qualche striscione per abbandonare la nave. E nessuno con lo Stadio appeso lo farebbe.

Chi rimane?
Un indizio: Ciarrapico purtroppo non c’è più.

giovedì 31 gennaio 2019

RIFLESSIONI ESTEMPORANEE SULLA STAGIONE DELLA AS ROMA


Girone di ritorno iniziato da sole due gare, Coppa Italia andata, Champions ancora in bilico: quindi, tempo per non buttare completamente tutto ancora c’è.
La soluzione più ovvia e immediata è l’esonero o le dimissioni del tecnico, Eusebio Di Francesco.

COSA VA
Iniziamo dalle note positive.
  • In campionato, siamo ancora in corsa per un piazzamento nell’Europa che conta.
  • Il cammino in Champions è ancora tutto da giocare.
  • Molti calciatori in rosa, specialmente i più giovani, hanno dimostrato talento, combattività, voglia di fare, fame. 
Fine.

COSA NON VA
L’elenco, purtroppo, è lunghissimo.
  • Una rosa palesemente squilibrata. 
A metà stagione, appare evidente come siano stati commessi errori nella formazione della rosa messa a disposizione al tecnico. 
  • Calciatori fuori forma, fuori di testa e, spesso fuori ruolo.
  • Infortuni che, da inizio anno, credo non abbiano mai consegnato a Di Francesco una rosa completa e al 100%.
Tolti quegli infortuni di gioco o di allenamento sui quali poco si può fare, qualcuno dovrebbe spiegare come mai i nostri giocatori non corrono ma i loro muscoli si incriccano come quelli di un novantenne? Sai, corrono come diavoli ci può anche stare che qualche muscolo si strappi. Ma questi passeggiano come pensionati al parco: Florenzi, Kolarov, Pastore con la Fiorentina sono solo alcuni esempi.   
  • Gioco che non c’è, non si palesa, è estemporaneo e legato alle intuizioni del singolo calciatore.
Una volta si diceva: la Roma non ha gioco, si dà palla a Totti che poi inventa. Oppure, palla lunga a Gervinho/Salah e vediamo che succede. Oggi è “datela a Zaniolo e speriamo”? Altrimenti vediamo una riedizione del tikitaka di Luis Enrique, con i difetti di una difesa alta e lenta e un centrocampo che non filtra. 
  • Scollamento fra la proprietà, la società e la squadra
Dall’esterno appare palese uno scollamento fra la proprietà (Pallotta), la società (Baldissoni, Monchi) e la squadra intesa sia come staff tecnico che come giocatori: sembra come se queste tre componenti andassero ciascuna per proprio conto, non dialogassero fra loro, non ci fossero ordini e ranghi, disciplina e concordia.

ANALISI
Infausta. Almeno se si prosegue così. Con affetto, ma a questo punto non è solo l’umiliazione di quanto avvenuto ieri a Firenze che dovrebbe spingere il tecnico a rassegnare le dimissioni (o la società ad allontanarlo) è che, banalmente, Eusebio non sembra più in grado di trovare una soluzione. L’uscita dalla Coppa Italia di ieri appare in linea con quanto avvenne con lo Spezia all’epoca di Garcia. La squadra non giocava, non girava, era in un tunnel. Perdemmo allora con una squadra di categoria molto inferiore senza fare un tiro in porta. Ieri siamo usciti con una sveglia ma da una squadra di serie A per altro in un ottimo momento di forma. Ma senza palesare un vero gioco. I primi tre gol sono da cineteca dell’horror calcistico: Florenzi imbambolato, Manolas sfigato, Fazio terremotato, Kolarov inebetito, Olsen seduto. Poi ci stanno quei primi minuti della ripresa con una buona pressione sulla Viola finiti quando l’arbitro non fischia il fallo su Zaniolo ma, anzi, lo minaccia di cacciarlo con un’arroganza pari solo al suo errore smisurato e Dzeko perde la testa, insieme al resto della squadra. E la gara finisce lì. 
Battere il Milan e provare a passare il turno in Champions sarebbero, con l’album delle figurine, due obiettivi perfettamente alla portata di questa squadra. Oggi, potremmo perdere anche giocando col Tor Tre Teste.

PROGNOSI
Si dirà: via DiFra e chi ci metti? Bella domanda cui non ho una risposta perché per prendere allenatori di un certo peso bisognerebbe investire soldi. Il rischio di continuare così, però, è quello di concludere un campionato più che mediocre al di sotto della soglia Champions (se non dell’Europa League), per non parlare dell’uscita dalla Champions di quest’anno. 

venerdì 25 gennaio 2019

AL REAL MADRID LA "CHAMPIONS" DEI SOLDI


Roma in salita, Juve in discesa, buone performance di Inter e Milan, Napoli “primo dei non eletti”: per le italiane questa è la sintesi del rapporto annuale della Deloitte sulle entrate dei 30 maggiori club europei

Una classifica, 22esima edizione, stilata su tre parametri: il “matchday”, le entrate del giorno della partita con vendita dei biglietti e ospitalità aziendale; diritti tv per campionati e coppe nazionali ed europee; infine, incassi commerciali (sponsorizzazioni, merchandising, tour dello stadio e via dicendo).

IL MEDAGLIERE
Il Real Madrid è la prima società europea a infrangere la barriera dei 700 milioni di euro di incassi, andando oltre i 750. Il Barça si ferma solo a 690 milioni con la piazza d’onore. Terzo il Manchester United con 666 milioni di entrate.
Il giro di incassi dei primi tre club supera i 2 miliardi e 100 milioni mentre la somma totale delle 20 big supera gli 8,3 miliardi di euro. 





COMPOSIZIONE MEDIA DELLE ENTRATE
Mediamente, per ogni società il 43% degli incassi deriva dai diritti tv, il 40% dalle fonti commerciali e il 17% dal matchday. Fondamentale per i bilanci la partecipazione a Champions e Europa Leage.
Tra l’altro, la modifica dei parametri Uefa sui premi già da quest’anno marca ancor più decisamente la differenza economica fra esserci e non esserci: l’esempio migliore viene proprio dalla Roma. Lo scorso anno l’arrivo in semifinale di Champions ha portato nelle casse del club 100 milioni di euro. Quest’anno, essere agli ottavi ha già segnato un +70 da scrivere nella colonna entrate del bilancio del club di Pallotta.  

ITALIA OUT DALLA TOP 10
Per la prima volta l’Italia non esprime neanche un club fra le prime 10 posizioni ma, sulla classifica a 20 squadre, è la seconda nazione più rappresentata dopo gli inglesi. 

LA JUVENTUS
La Juventus fa segnare un incremento del 19% delle entrate grazie all’accordo sui naming rights dello Stadium con Allianz, all’aumento del merchandising e all’accordo con Cygames.
 


LA AS ROMA
La Roma scala nove posizioni in una volta sola, salendo al 15esimo posto con un incasso record di 250 milioni. Per Deloitte “il potenziale aumento delle entrate dal trasferimento al nuovo stadio proposto dal club non è previsto almeno fino all'inizio della stagione 2020/21, il che significa che la presenza costante e le forti prestazioni in Champions League saranno fondamentali se il club vorrà rimanere fra le top 20”.


LE MILANESI
Per il Milan Deloitte segna un aumento dell’8% delle entrate commerciali mentre per l’Inter, al 14esimo posto, l’aumento dei ricavi commerciali è determinato da un’esposizione crescente con l’Asia. 


NAPOLI E LE ALTRE ITALIANE
A parte il Napoli, al 21esimo posto. Nessun altro club italiano è presente nella classifica delle prime trenta società, il che vuol dire, visto che l'ultima, il Benfica, ha entrate di poco superiori a 150 milioni di euro, che tutte le altre italiane stanno al di sotto questa cifra. 



Se da una parte le modifiche al processo di qualificazione della Champions League hanno protetto i club italiani fornendo quattro posti di qualificazione della fase a gironi di Champions League, questo ha anche mascherato alcune sfide commerciali, in particolare quelle dei diritti tv (modesto l’aumento degli introiti per il triennio) e degli incassi da stadio.