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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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venerdì 14 febbraio 2020

RIMBORSI TARI, AMA RISCHIA LA VORAGINE NEI CONTI



Rischia di aprirsi una immensa voragine nei conti di Ama: il direttore del Dipartimento Ambiente del Campidoglio, Laura D’Aprile, ha spedito all’Amministratore unico di Ama una lettera in cui viene ordinato all’Azienda di specificare nei rendiconti mensili anche i disservizi sulla mancata raccolta dei rifiuti. Rendiconti con la specifica menzione di questi disservizi potrebbero finire per essere utilizzati dai cittadini per chiedere il rimborso della Tari annuale. Immancabile il Codacons: “Il Comune di Roma apre ufficialmente la strada ai rimborsi della Tari in favore dei cittadini che subiscono disservizi nella raccolta dei rifiuti. La nota ufficiale inviata dal direttore del Dipartimento, Laura D’Aprile, di fatto avalla le richieste di rimborso Tari avviate dagli utenti romani – spiega in una nota il presidente Carlo Rienzi – Questo perché per la prima volta il Comune ammette che i rifiuti non vengono raccolti, realizzando così la fattispecie che, in base alle norme vigenti, autorizza i cittadini a chiedere il rimborso dell’80% della Tari quando si registrano disservizi nella raccolta della spazzatura”. Segue il consueto appello alla “mobilitazione generale”.
Mentre i 5Stelle tentano un abbozzo di cambiamento in corsa sul sito, scelto dal sindaco, Virginia Raggi, il 31 dicembre scorso, di Monte Carnevale come localizzazione della nuova discarica di Roma, la New Green Roma, società proprietaria dell’area, sta rapidamente predisponendo il progetto della discarica da sottoporre alla Regione. 
La guerriglia amministrativa e politica fra Comune e Regione prosegue: stando ai pareri resi dagli uffici capitolini, se la Regione dovesse autorizzare in Conferenza di Servizi il sito, questa autorizzazione supererebbe tutti i compiti e le obiezioni tecniche del Campidoglio. La Regione, invece, vorrebbe incassare il via libera degli uffici tecnici prima di procedere con le approvazioni: insomma, nessuno sembra voler prendere la decisione finale e vorrebbe lasciare il cerino a qualcun altro. 
Nel frattempo, in attesa delle decisioni politiche, l’attenzione torna a centrarsi su Ama. Con le forze politiche di opposizione che attaccano l’azienda per una nomina quanto meno discutibile.
Si tratta della scelta fatta da Ama di nominare Cosimo Calabrese alla guida dell’Organismo di Vigilanza. Solo che Calabrese è titolare di una società che già è sotto contratto con AMA con un appalto fino a maggio di quest’anno sotto la soglia di 40mila euro e, quindi, affidabile con chiamata diretta. 
Protestano le opposizioni: Maurizio Politi e Davide Bordoni (Lega) parlano “conti che non tornano”; Andrea De Priamo (Fratelli d’Italia) annuncia un’interrogazione sulla nomina accusando i 5Stelle di far “man bassa di poltrone” e Valeria Baglio e Giovanni Zannola (Pd) porteranno il  caso in Commissione Trasparenza. La replica di Ama è un bizantinismo niente male: la nomina è ”legittima” perché “lo Statuto dell’Organismo di Vigilanza” è stato sostituito “in data 31 gennaio 2019” e prevede "la possibilità di nominare anche professionisti interni all’azienda”.


mercoledì 3 luglio 2019

RIFIUTI; RIVOLTA IN CITTÀ CONTRO LA TARI



La crisi dei rifiuti rischia a breve di produrre un effetto imprevisto e potenzialmente distruttivo dell’intero sistema: il rifiuto o la cancellazione del pagamento della tassa rifiuti (TaRi). Sempre più cittadini, infatti, un po’ in ogni quartiere, stufi dell’odore nauseabondo, degli animali che banchettano sui cumuli di rifiuti e dell’assenza da parte del Campidoglio grillino di soluzioni al problema, si stanno organizzando per chiedere il rimborso della TaRi.
A dire il vero, già venerdì scorso l’immancabile Codacons aveva preannunciato una possibile class action sui rifiuti parlando di una “campagna di autoriduzione di massa della Tari, offrendo agli utenti romani gli strumenti legali utili per non pagare la tariffa rifiuti limitatamente al mese di giugno, periodo in cui la raccolta della spazzatura, come è sotto gli occhi tutti, non è avvenuta in molte zone della capitale”. Ora, in maniera ancora estemporanea e non coordinata, ma il pensiero del “perché pagare caro per un servizio inesistente” inizia a prendere corpo.
Si parte con il Consorzio stradale Via Cortina d’Ampezzo. Spiega Marco Perina, consigliere del Consorzio: “abbiamo segnalato non so più quante volte i disservizi. Anche ieri mattina e ancora ieri pomeriggio i cassonetti erano irraggiungibili grazie alle montagne di rifiuti ammassati da giorni intorno. Alla milionesima segnalazione, abbiamo detto basta e il Consorzio ha dato mandato ai legali di presentare un esposto denuncia alla Procura della Repubblica per interruzione di pubblico servizio”. 
Si legge nell’esposto: “Nel corso dell’ultimo anno si è riscontrato un livello di disservizio così significativo che si è venuta a creare una situazione igienico-sanitaria di elevato allarme sociale dovuta alla sistematica mancanza di raccolta dei rifiuti”. Insomma, non è una cosa di oggi, ma sistematica e va avanti da un anno.
Aggiungono i legali del Consorzio di aver segnalato “reiteratamente” la situazione all’Ama, alla Asl, al Municipio XV e al Campidoglio “senza alcun riscontro” con comunicazioni che partono da gennaio 2019 fino all’ultima del 20 giugno. La situazione si è così degradata che “sono comparsi ratti e gabbiani” con “conseguente rischio igienico-sanitario per i residenti”. 
Per il Consorzio, quindi, “non si è in presenza di un mero ed occasionale disservizio ma di una vera e propria interruzione di pubblico servizio”. Risultato, quindi, una denuncia. Che, qualora fosse accolta dai giudici, al di là degli aspetti legali nei confronti dei singoli (il Sindaco, il Presidente del Municipio, i vertici Ama, la Asl) presenta un aspetto patrimoniale non di poco conto. Spiega ancora Perina: “Se il Tribunale accerterà le responsabilità tutti i residenti potranno, in forma singola, richiedere il rimborso dell’80% della tariffa o il riconoscimento della riduzione della stessa al 20%” dato che le norme riportano come “in caso di mancato svolgimento del servizio o in violazione della disciplina di riferimento” la tassa sui rifiuti sia “dovuta nella misura massima del 20 per cento della tariffa”.
E se Cortina d’Ampezzo sta sul piede di guerra, anche Prati inizia a muoversi. Sulla pagina facebook di Prati in Azione iniziano a organizzarsi flash mob sui rifiuti con possibile destinazione piazza del Campidoglio muniti di sacchi della mondezza pieni da lasciare sotto Palazzo Senatorio.
Le pagine facebook dei gruppi cittadini sono oramai costellate di immagini che testimoniano il degrado in cui è finita la città. Se si aprono le pagine locali di Monteverde, Esquilino, Prenestino, Tiburtino e via dicendo è tutto un postare foto di cassonetti stracolmi e degrado. Inutile quasi citare i blog più famosi come Roma fa schifo o Roma Pulita letteralmente inondate di foto, video e commenti sempre più amari.
Il problema, tuttavia, è molto più serio di quanto possa apparire: non è certo la prima volta che associazioni e cittadini minacciano di non pagare ma, se le denunce dovessero trovare accoglimento - e questa volta i presupposti sono piuttosto evidenti - la crisi Ama diverrebbe irreversibile. Una class action che ottenga la decurtazione della TaRi dell’80% della tariffa distruggerebbe qualunque residua speranza di rilanciare la Municipalizzata, altro che i 18 milioni di euro sui servizi cimiteriali contestati dal Campidoglio e che hanno portato, quanto meno come casus belli, alla cacciata del penultimo management dell’Ama, Bagnacani e il suo CdA. In quel caso, la possibilità di fallimento Ama diverrebbe più o meno certezza: non esiste un piano industriale, non ci sono soldi, la flotta dei mezzi è vecchia e quasi la metà è rotta, impiantistica zero e mancano da due anni i bilanci. 


sabato 29 giugno 2019

RIFIUTI, CONTINUANO I ROGHI DEI CASSONETTI


Cassonetti alle fiamme, in numero crescente, che diventano - per l’ennesima volta - terreno di scontro politico come se non bastassero i cumuli di rifiuti, l’odore disgustoso che oramai pervade l’intera città e il proliferare di animali che si nutrono di questi scarti. 
Durante la notte fra giovedì e venerdì incendi di cassonetti e relativi cumuli di rifiuti si sono registrati all’Eur e a Casal Bruciato. Poco prima dell’alba i carabinieri sono intervenuti prima in via Adolfo Gandiglio e poi in via dei Colli Portuensi dove i cassonetti erano avvolti dalle fiamme. Al Portuense il fuoco ha anche danneggiato parzialmente un’auto in sosta. Terzo caso a Casal Bruciato, in via Bergamini. In tutti e tre questi episodi - come per i casi analoghi dei giorni scorsi - cause in corso di accertamento. Tuttavia, per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ottima occasione per lanciare l’allarme sull’ennesimo complotto: prima furono i frigoriferi, poi i materassi ora l’attacco, simboleggiato dai roghi di cassonetti e rifiuti, è proprio dritto dritto contro di lei e la sua Amministrazione. 
Ovviamente le opposizioni banchettano politicamente alla maleodorante greppia dell’immondizia e torna a farsi sentire anche l’ex sindaco, Ignazio Marino, quello che chiuse Malagrotta senza avere nulla di pronto per sostituirla, e che sulla propria pagina facebook scrive di “frustrazione” nel “vedere cancellato il piano e gli investimenti per una serie di impianti che, se non fossero stati cancellati, oggi utilizzerebbero una parte significativa delle 500mila tonnellate/anno di rifiuti umidi per produrre gas”. Peccato che all’epoca si trattasse di grandi progetti da svilupparsi in un futuro molto remoto senza che vi fossero realmente né finanziamenti né progetti scritti veri e propri ma solo splendide intenzioni.
Per l’attuale inquilina del Campidoglio, però, l’occasione degli incendi diviene un pretesto per lanciare per l’ennesima volta la litania del “Il disegno di chi prova a farci tornare indietro. Roma è #sottoattacco. Noi abbiamo reagito, abbiamo alzato la guardia. Roma non si piega”. Complotto dei piromani che, quindi, si accoda a quelli più antichi dei frigoriferi e dei materassi ma buono per celare le innegabili manchevolezze dell’Amministrazione capitolina simboleggiate dalla girandola di vertici di Ama e dal cambio di Assessori all’Ambiente che, dopo l’uscita di scena della Montanari, è rimasto nelle mani proprio della Raggi.
Le istituzioni sanitarie stemperano la tensione: spiega la dirigente medica del Servizio di sanità pubblica della Asl Roma 1, Alessandra Brandimarte: “I controlli li stiamo eseguendo. La situazione è di grave degrado urbano, ma non c'è un rischio infettivo diretto, perché plastica o simili non possono emettere esalazioni tossiche”. 
Infine, il Codacons che minaccia un’”autoriduzione della tassa sui rifiuti se l’emergenza non rientrerà entro pochi giorni”. Spiega il presidente Carlo Rienzi: “se la situazione di emergenza dovesse proseguire, sarà inevitabile una azione a tutela degli utenti romani”.

sabato 22 giugno 2019

NIENTE CLASS ACTION PER LE BUCHE


Due a zero e partita finita: il pessimo stato di manutenzione delle strade della Capitale non dà automaticamente diritto a richiedere un risarcimento danni. Per chiedere soldi al Comune, è necessario che ci sia un incidente vero e proprio. L’Avvocatura del Comune di Roma - difesa da Andrea Camarda - segna due punti sul Codacons che aveva proposto la causa. Bocciato in primo grado, ora è arrivata anche la sentenza di appello, emessa il 31 maggio scorso, che conferma la pronuncia originale del Tribunale. 
Leggendo le 17 pagine, la prima sezione della Corte d’Appello di Roma stabilisce alcuni punti fermi: intanto il concetto di legittimità della class action. Secondo i giudici, la class action contro la pubblica amministrazione “non può fondarsi sul Codice dei Consumatori” e occorre rivolgersi al “giudice amministrativo”, cioè al Tar, e non al Tribunale civile ordinario. Ma, soprattutto, deve esserci, per i giudici, un rapporto causa effetto alla base di una richiesta di risarcimento danni. Piazzale Clodio stigmatizza a più riprese il pessimo stato di manutenzione delle strade ma non ritiene che esso basti da solo a giustificare una richiesta di risarcimento danni in mancanza di un rapporto diretto di effetto: insomma, per i giudici se ti fai male cadendo in una buca hai gli strumenti per chiedere il risarcimento ma la presenza delle buche in strada da sola non basta, se non c’è danno, a chiedere soldi al Comune. Un principio che, quando venne resa nota la sentenza di primo grado, totalmente confermata in appello anche nella condanna alla pubblicità degli sconfitti su un quotidiano a diffusione nazionale, fu presentato come una specie di gogna mediatica dell’avvocatura capitolina che sembrava aver sostenuto la tesi che la conoscenza delle buche da parte del cittadino ne escludesse il diritto al risarcimento.
E, infatti, in una nota dell’Unione nazionale degli Avvocati degli Enti pubblici (Unaep), Antonella Trentini e Andrea Magnanelli, evidenziano come la “Corte di Appello” abbia confermato “la correttezza dell'operato degli avvocati” e come non sia “accettabile tradurre l’operato dell’Avvocatura in un posizionamento ideologico o politico”.
Nella causa class action intentata dal Codacons e due volte respinta dai giudici, l’associazione dei Consumatori chiedeva al tribunale di riconoscere un “risarcimento dei danni non patrimoniali subiti” calcolati “mille euro in favore dei proponenti e di ciascun successivo aderente alla presentazione” dell’azione risarcitoria. Un reclamo che i giudici hanno ritenuto “ancorché diffusamente motivato in 35 pagine di testo” come “infondato sia in rito”, cioè inammissibile, “sia nel merito” rigettandolo completamente. 





venerdì 1 febbraio 2019

STADIO, FACT CHECKING SU CODACONS ("DENUNCIA RAGGI")


Dopo aver effettuato, nei giorni scorsi, il fact checking sulle dichiarazioni di Italia Nostra, oggi è la volta del Codacons che, in una nota diffusa nella mattinata, ha annunciato un esposto contro il sindaco di Roma, Virginia Raggi, circa la secretazione della relazione del Politecnico di Torino sulla mobilità del progetto Stadio della Roma.

Di seguito il testo del Codacons:

“Il comune non può imporre il segreto su un atto di importanza vitale per la città e per i cittadini – spiega il presidente Carlo Rienzi –. per tale motivo presenteremo un esposto in procura chiedendo di accertare se la decisione del sindaco Raggi di secretare il documento in questione possa configurare l’ipotesi di omissione di atti dovuti, in relazione alla mancata trasparenza a danno della collettività”.
Qualsiasi squilibrio che dovesse emergere dalla relazione del Politecnico confermerebbe la presenza di speculazioni e di interessi privati più volte da noi denunciati – prosegue il Codacons – una situazione che finirebbe per danneggiare gli stessi tifosi della Roma e che potrebbe portare a nuove azioni legali per bloccare la realizzazione dell’opera.
Per tale motivo riteniamo che il Campidoglio debba abbandonare il progetto di Tor di Valle, che presenta troppe criticità e troppe situazioni che rischiano di bloccare l’opera, e regalare alla città e ai tifosi un nuovo stadio su siti alternativi già individuati da studi realizzati dal Codacons e dal Tavolo della Libera Urbanistica, come l’area di fronte al Luneur, la Fiera di Roma e lo Stadio Flaminio. Siti che permetterebbero di realizzare lo stadio sfruttando terreni e strutture ad oggi inutilizzate, senza costi per la collettività e senza possibilità di speculazione da parte dei privati – conclude l’associazione.

FACT CHECKING (in rosso la frase del Codacons)

Il comune non può imporre il segreto su un atto di importanza vitale per la città e per i cittadini
Il Campidoglio non ha effettivamente imposto il segreto. La relazione è arrivata ieri pomeriggio e non esiste alcuna legge che obblighi il Comune a rendere immediatamente noto il contenuto del testo.
Il segreto è stato imposto all’epoca della redazione e poi sottoscrizione del contratto fra Comune (Dipartimento Mobilità) e Politecnico. Era all’epoca che il Codacons avrebbe dovuto far sentire la sua voce.

presenteremo un esposto in procura chiedendo di accertare se la decisione del sindaco Raggi di secretare il documento in questione possa configurare l’ipotesi di omissione di atti dovuti
Tralasciando il fatto che di esposti in Procura a firma Codacons sono pieni gli archivi, non è il Sindaco ad aver secretato il testo (che, ribadiamo, non lo è ancora stato, banalmente non è ancora stato divulgato) ma, semmai, il direttore del Dipartimento Mobilità, Gian Mario Nardi. Non è quindi al Sindaco che occorre rivolgersi ma al dott. Nardi e, per farlo, è sufficiente una richiesta di accesso agli atti, come il Codacons dovrebbe ben sapere. Infine, un’annotazione ilare: non esiste il reato di omissione di atti dovuti, al massimo nel nostro ordinamento è prevista l’omissione d’atti d’ufficio, previsto e punito dall’articolo 328 del Codice Penale (Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l'atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a milletrentadue euro. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa”. Una denuncia per questo reato prevede, al netto delle fattispecie previste nel primo capoverso, quanto meno di rivolgere al pubblico ufficiale in questione (Nardi o il Sindaco che sia) la domanda di accesso agli atti…

Qualsiasi squilibrio che dovesse emergere dalla relazione del Politecnico confermerebbe la presenza di speculazioni e di interessi privati più volte da noi denunciati
Anche il Codacons, come Italia Nostra, deve aver scambiato un investitore privato per un mecenate benefattore.

che potrebbe portare a nuove azioni legali per bloccare la realizzazione dell’opera.
Sarà interessante capire come il Codacons intenda utilizzare una relazione tecnica priva di qualsiasi rilievo giuridico per intentare azioni legali per bloccare lo Stadio.

il Campidoglio debba abbandonare il progetto di Tor di Valle, che presenta troppe criticità e troppe situazioni che rischiano di bloccare l’opera, e regalare alla città e ai tifosi un nuovo stadio su siti alternativi
Non è il Campidoglio ad aver scelto l’area ma il privato ai sensi della legge 147/2013 (art.1, comma 304, lettera a) che pone in capo al privato la facoltà di scegliere il sito e proporlo al Comune che può dissentire con motivazioni inoppugnabili, assentire con prescrizioni (il caso di Tor di Valle), assentire e basta.
Allo stesso modo, non essendo Tor di Valle stata scelta dal Campidogio, non è il Campidoglio che può scegliere all’interno di questa procedura siti alternativi.

individuati da studi realizzati dal Codacons e dal Tavolo della Libera Urbanistica, come l’area di fronte al Luneur, la Fiera di Roma e lo Stadio Flaminio
Ripetendo ancora una volta come spetti al privato individuare l’area su cui realizzare l’intervento e non al pubblico e che la legge italiana riconosce la remunerazione dell’investimento, la ipotetica indicazione di questi tre siti evidenzia tutta l’estrema perizia degli studi effettuati dal Codacons e dal Tavolo della Libera Urbanistica. Vediamoli una volta per tutte:
·  Stadio Flaminio: impianto piccolo, sottoposto a vincolo architettonico della Soprintendenza e a vincolo d’ingegno a favore degli eredi Nervi. Qualunque intervento di modifica dell’impianto deve ottenere l’assenso di entrambi i soggetti in questione (eredi Nervi e Soprintendenza). Non a caso, nessun progetto avanzato è mai stato effettivamente accolto. La proprietà dell’impianto è del Comune di Roma che, al momento, sta provvedendo alla pulizia del sito in vista di una potenziale cessione alla Federazione Rugby per farne la “Coverciano” della palla ovale. L’impianto, per altro, è privo di sufficienti parcheggi, di aree dove realizzarne e non risponde alle normative di sicurezza pubblica (pre fitraggi e filtraggi) per farne uno stadio di calcio.
·      Luneur: e del Luna Park che ne facciamo? Per altro, l’area è di 68mila metri quadri, appena il doppio delle dimensioni dello Stadio Olimpico inteso come costruzione, senza nulla di ciò che lo circonda. Il progetto Stadio prevede per la sola parte sportiva una dimensione di 210mila metri quadri fra Stadio e nuova Trigoria, il triplo abbondante dell’area del Luneur.
·    Fiera di Roma: quale? La nuova o la vecchia? La nuova soffre di problemi di bradisismo come dimostra la chiusura di numerosi padiglioni. Per altro, si tratterebbe di un soggetto compartecipato da Comune, Regione e Camera di Commercio. La vecchia Fiera di Roma, sulla Colombo, è di 76.139 metri quadri, 2,7 volte più piccola dell’area del solo Stadio+Trigoria del progetto Tor di Valle.
Come si vede nessuno dei tre siti indicati (quattro se vogliamo includere nel concetto vago di Fiera di Roma sia la Nuova che la Vecchia Fiera) è adatto a realizzare il progetto Stadio. E parliamo del solo progetto sportivo, escludendo qualunque pertinenza commerciale o direzionale e i relativi parcheggi.
Come per Italia Nostra, questo è l’ennesimo comunicato buono per 5 minuti di visibilità.


Riceviamo e pubblichiamo dal presidente del Codacons, l'avvocato Carlo Rienzi, la richiesta di precisazione in merito all'articolo pubblicato in data 1.02.2019 intitolato "Stadio della Roma, il Codacons denuncia la Raggi. Ma prende una cantonata in cui punto per punto vengono affrontate le ragioni della denuncia dell'associazione contro la sindaca di Roma sull'impianto giallorosso a Tor di Valle

Su tale articolo precisiamo quanto segue:
1) il Codacons ovviamente ha presentato istanza di accesso ma tale richiesta - che doveva essere soddisfatta nei 30 giorni già trascorsi -  non ha avuto esito, e quindi si è realizzata l'ipotesi della omissione di atti dovuti, fattispecie che si chiama così anche se al Tempo non piace, e che equivale proprio all'omissione di atti di ufficio;
Sarebbe curioso comprendere quale calendario utilizzi il Codacons: la relazione è giunta giovedì 31 gennaio, come da ultimo aggiornamento contrattuale fra Campidoglio e Politecnico. Ammesso che il Codacons abbia presentato la richiesta di accesso agli atti anche il giorno successivo a quello di consegna, come fanno ad essere già trascorsi 30 giorni stabiliti dalla norma per configurare il reato di omissione d’atti d’ufficio? Chiediamo scusa se il codice penale li identifica così e non come omissione di atti dovuti.


2) la denuncia deve essere fatta contro il responsabile della pubblica amministrazione ma naturalmente sarà estesa poi ai funzionari se la responsabilità è di un singolo funzionario; tuttavia nell'ambito di un atto del Comune il responsabile da denunciare è sempre il Sindaco che rappresenta appunto l'ente pubblico;
Ribadiamo un concetto assai semplice da comprendere: non esiste legge che obblighi il Sindaco a rendere noto entro un tempo X un atto politico (politico, non giuridico non avendo la relazione alcun valore legale). È un problema politico e come tale va affrontato. Inoltre, sottolineando sempre il fatto che la relazione definitiva è comunque giunta il 31 gennaio, anche ammesso che vi sia una forma di obbligo - magari morale - alla pubblicizzazione della stessa, il Codacons presuppone già la volontà dell’Amministrazione di mantenere segreto il testo. Siamo ai processi alle intenzioni?

3) riguardo alle altre considerazioni ricordiamo che non è vero che è il privato che deve scegliere il luogo dove fare lo stadio, perché lo stadio nuovo è legato al consenso di tantissime autorità pubbliche (dalla Sovrintendenza al Comune alla Regione) e quindi sono costoro responsabili della tutela dell'interesse pubblico che sta alla base di un'opera che non crei danno né alle persone né all'ambiente; 
Non possiamo fa altro che ricordare al Codacons la legge 147/2013, articolo 1, comma 304 e le modifiche apportate dalla legge 96/2017. Il cosiddetto “consenso” delle tantissime autorità rientra nelle procedure stabilite dalle norme urbanistiche di approvazione del progetto in combinato disposto con il funzionamento delle Conferenze di Servizi, preliminare e decisoria. Forse all’analisi del Codacons è sfuggita una lunga sequenza di trattative fra i proponenti e il Campidoglio circa la selezione delle aree.  La costante e ossessiva ripetizione di concetti giuridicazmente palesemente sbagliati non li rende meno errati.

4) riguardo ai siti alternativi proposti dal Tavolo della libera urbanistica, se il giornalista autore dell'articolo avesse acceso il proprio computer e si fosse collegato a internet avrebbe scoperto, con suo grande stupore, che già in passato erano stati specificati i siti alternativi a Tor di Valle che non comportano certo né lo smantellamento del Luneur come egli sostiene, né il cambio di destinazione della nuova Fiera di Roma (infatti abbiamo sempre parlato dell'ex Fiera di Roma).  
Il computer è stato aperto: abbiamo fatto riferimento alle dimensioni dell’intervento della sola parte sportiva e nessuna delle aree proposte dal Codacons e dal Tavolo è neanche lontanamente vicina a quelle dimensioni. Come per la questione del diritto del privato e non del Comune a scegliere l’are, che al Codacons non piaccia questo fatto non rende, per il semplice fatto di ripetere informazioni erronee, le stesse più vere o più vicine alla verità.


5) riguardo poi la possibilità per il Codacons di bloccare lo Stadio - cosa che si farà con molto dolore e nell'interesse ripeto sempre degli stessi tifosi - questa è insita nel ricorso al TAR già pendente e proposto dal Codacons, ricorso al quale saranno aggiunti nuovi motivi dopo la lettura della consulenza tecnica in questione e che potrà e dovrà annullare tutte le autorizzazioni concesse per realizzare lo stadio in un posto improponibile, dannoso per l'ambiente e per i cittadini, in un'operazione che ha il sapore della speculazione e che non è certo a favore dei tifosi della Roma.

Di quale ricorso al TAR parliamo? Di quello presentato senza richiesta di sospensiva né dichiarazione di urgenza né pagamento del contributo di cui Il Tempo diede conto ai lettori? O c’è altro ricorso non pubblicizzato? Fortunatamente, non occorre andare a Berlino per trovare giudici e il Mugnaio Arnold sta anche a Roma. Se il Tribunale riconoscerà il diritto del Codacons a bloccare o anche cassare il progetto, ne prenderemo atto e lo racconteremo ai lettori con la stessa serietà e puntigliosità con la quale abbiamo sempre evidenziato tutte le informazioni erronee e tutte le informazioni corrette che, su questa lunga e intricata vicenda, sono circolate in tutti quesi anni.