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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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venerdì 11 settembre 2020

BOCCIATO IL "GOLPE" SULL'IPA



Continua il caos amministrativo dentro l’Istituto di Previdenza e Assistenza (IPA) dei dipendenti capitolini: il Tar del Lazio ha dichiarato illegittima la sostituzione del collegio dei revisori.
Andiamo per ordine. L’annuncio della sentenza arriva tramite una nota del consigliere comunale della Lega, Maurizio Politi, che, commentando la decisione del Tribunale, scrive: “le decisioni arbitrarie e l’incapacità amministrativa di Raggi l’hanno spinta a emettere un’ordinanza illegittima di revoca del presidente del Collegio esponendo, quindi, l’Ipa a un incredibile danno che è gravato a ricaduta anche su tutti i dipendenti che continuano a pagare le quote togliendole dallo stipendio”.
La vicenda nasce nel 2019: Sergio Beretta presidente, Abbondio Causa e Andrea Ziruolo componenti del Collegio dei revisori, vengono cacciati anticipatamente dal loro ruolo che avrebbe avuto scadenza con la fine del commissariamento. Motivo: con l’ordinanza 100/2019, la Raggi proroga il commissario straordinario, Fabio Serini, nel suo ruolo ma interpreta questo atto come un rinnovo, quindi considera concluso il mandato dei revisori.
Il Tar invece rifila una bacchettata sulle dita del Comune e dell’Ipa. Primo punto: il commissariamento. Scrivono i giudici della seconda sezione: “la gestione commissariale costituisce uno strumento eccezionale, dalla durata necessariamente circoscritta e limitata nel tempo, finalizzato a far fronte ad una situazione di temporanea disfunzionalità dell’ente interessato mediante un’organizzazione straordinaria”. Dal 2017 al 2020 la situazione dell’Ipa appare del tutto immutata. Sul rinnovo/proroga di Serini: “un tale frazionamento della durata complessiva del commissariamento [appare] come artificiosamente preordinato a giustificare l’illegittima sostituzione dei ricorrenti”. Non solo. Aggiungono i giudici: “nel caso in cui i revisori non fossero compiacenti verso l’amministrazione, si avrebbe la possibilità di mutare il Commissario Straordinario solo per consentire la revoca dei revisori e la nomina di altri organi di controllo, maggiormente allineati”. Il risultato è condanna del Comune, illegittimità della sostituzione, nullità degli atti prodotti e risarcimento per i Revisori cacciati. 
Interviene Francesco Figliomeni, che sull’Ipa conduce una battaglia pluriennale: “Dopo le denunce sulla gestione “allegra” di Virginia Raggi, la Magistratura ci dà ragione sugli stratagemmi messi in pratica dal Campidoglio per defenestrare chi chiedeva la regolarità degli atti. Abbiamo predisposto un nuovo esposto alla Procura Regionale della Corte dei Conti e all’Anac. Avevamo denunciato a più riprese anche l’illegittimità degli atti emanati e ora vanno accertate le responsabilità per i danni erariali che possono ledere i giusti diritti dei dipendenti capitolini che pagano all’IPA un contributo di circa 400 euro l’anno”.


venerdì 14 febbraio 2020

RIMBORSI TARI, AMA RISCHIA LA VORAGINE NEI CONTI



Rischia di aprirsi una immensa voragine nei conti di Ama: il direttore del Dipartimento Ambiente del Campidoglio, Laura D’Aprile, ha spedito all’Amministratore unico di Ama una lettera in cui viene ordinato all’Azienda di specificare nei rendiconti mensili anche i disservizi sulla mancata raccolta dei rifiuti. Rendiconti con la specifica menzione di questi disservizi potrebbero finire per essere utilizzati dai cittadini per chiedere il rimborso della Tari annuale. Immancabile il Codacons: “Il Comune di Roma apre ufficialmente la strada ai rimborsi della Tari in favore dei cittadini che subiscono disservizi nella raccolta dei rifiuti. La nota ufficiale inviata dal direttore del Dipartimento, Laura D’Aprile, di fatto avalla le richieste di rimborso Tari avviate dagli utenti romani – spiega in una nota il presidente Carlo Rienzi – Questo perché per la prima volta il Comune ammette che i rifiuti non vengono raccolti, realizzando così la fattispecie che, in base alle norme vigenti, autorizza i cittadini a chiedere il rimborso dell’80% della Tari quando si registrano disservizi nella raccolta della spazzatura”. Segue il consueto appello alla “mobilitazione generale”.
Mentre i 5Stelle tentano un abbozzo di cambiamento in corsa sul sito, scelto dal sindaco, Virginia Raggi, il 31 dicembre scorso, di Monte Carnevale come localizzazione della nuova discarica di Roma, la New Green Roma, società proprietaria dell’area, sta rapidamente predisponendo il progetto della discarica da sottoporre alla Regione. 
La guerriglia amministrativa e politica fra Comune e Regione prosegue: stando ai pareri resi dagli uffici capitolini, se la Regione dovesse autorizzare in Conferenza di Servizi il sito, questa autorizzazione supererebbe tutti i compiti e le obiezioni tecniche del Campidoglio. La Regione, invece, vorrebbe incassare il via libera degli uffici tecnici prima di procedere con le approvazioni: insomma, nessuno sembra voler prendere la decisione finale e vorrebbe lasciare il cerino a qualcun altro
Nel frattempo, in attesa delle decisioni politiche, l’attenzione torna a centrarsi su Ama. Con le forze politiche di opposizione che attaccano l’azienda per una nomina quanto meno discutibile.
Si tratta della scelta fatta da Ama di nominare Cosimo Calabrese alla guida dell’Organismo di Vigilanza. Solo che Calabrese è titolare di una società che già è sotto contratto con AMA con un appalto fino a maggio di quest’anno sotto la soglia di 40mila euro e, quindi, affidabile con chiamata diretta. 
Protestano le opposizioni: Maurizio Politi e Davide Bordoni (Lega) parlano “conti che non tornano”; Andrea De Priamo (Fratelli d’Italia) annuncia un’interrogazione sulla nomina accusando i 5Stelle di far “man bassa di poltrone” e Valeria Baglio e Giovanni Zannola (Pd) porteranno il  caso in Commissione Trasparenza. La replica di Ama è un bizantinismo niente male: la nomina è ”legittima” perché “lo Statuto dell’Organismo di Vigilanza” è stato sostituito “in data 31 gennaio 2019” e prevede "la possibilità di nominare anche professionisti interni all’azienda”.


venerdì 4 ottobre 2019

ROMA METROPOLITANE, RAGGI: "LIQUIDAZIONE", OPPOSIZIONI: "DIMISSIONI"


Un’ora e mezza o poco più che il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha dedicato ad illustrare al Consiglio comunale la situazione drammatica di Roma Metropolitane, la società strumentale di proprietà del Campidoglio per conto del quale progetta infrastrutture di mobilità, dalle metropolitane alle piste ciclabili, dalle amate (dai grillini) funivie alle linee tranviarie.
Una società che, dal 2013, è andata incontro a un andamento economico a singhiozzo e che, dal 2016 - anno di avvento della Raggi e dei grillini a Palazzo Senatorio - è senza bilanci: sono iniziate le procedure per il fallimento e in bilico ci sono 150 posti di lavoro, quasi tutti di alta specializzazione (ingegneri e architetti).
Ieri, in Aula, la prima parte della seduta è stata dedicata al caso Roma Metropolitane con il Sindaco che ha esordito ribadendo che “Le opere infrastrutturali in realizzazione o progettazione come la Metro C vanno avanti e non sono a rischio. La società Roma Metropolitane continuerà a svolgere il ruolo di stazione appaltante, tutte le opere già affidate andranno avanti e lo stesso le progettazioni”. Che Roma Metropolitane rimanga stazione appaltante non è esattamente una concessione benigna ma una previsione di legge: per cambiare stazione appaltante occorre un provvedimento apposito del Ministero delle Infrastrutture e uno statuto societario specifico. Inoltre, la stazione appaltante fa anche da schermo per le cause: solo sulla Metro C ci sono vecchi contenziosi e, visto il prossimo tombamento delle talpe a piazza Venezia, nuove potenziali ricorsi in vista. Cause che vengono fatte contro la stazione appaltante che, quindi, “protegge” il Campidoglio e i suoi bilanci. 
La Raggi ha aggiunto: “Roma Metropolitane non è in equilibrio né gestionale né finanziario e negli anni sono state necessarie ripetute immissioni di denaro pubblico: ogni anno la società brucia sei milioni di euro” E ha spiegato che il Campidoglio intende procedere lungo la strada della “liquidazione controllata” e, riguardo i lavoratori, ha chiarito: “sono aperte tutte le ipotesi per garantire il futuro dei lavoratori senza escludere la possibile ricollocazione in altre società del gruppo Roma Capitale”. Ovviamente, per la Raggi che governa Roma da oltre 3 anni, la colpa è delle passate Amministrazioni: “stiamo semplicemente rimediando ai disastri che ci hanno lasciato”. 
Le opposizioni si sono scatenate, supportate da un nutrito numero di lavoratori di Roma Metropolitane. Accorato l’intervento di Ilaria Piccolo (Pd): “La domanda che vi faranno è: “Il socio ha fatto tutto quello che doveva per evitare la liquidazione?”. A noi risulta che non sia stato fatto. La scelta di andare in liquidazione non è colpa del passato, è una scelta vostra”. 
E, mentre il capogruppo della Lega in Campidoglio, Maurizio Politi, ha depositato una mozione di sfiducia al Sindaco, Davide Bordoni, capogruppo di Forza Italia, esprime forte preoccupazione per il futuro: “Non possiamo azzerare il know-how acquisito con l'esperienza dei lavoratori”. Durissima Cristina Grancio, ex grillina ora nel Gruppo Misto: “Questa amministrazione deve andare a casa perché si dimostra incapace di dare risposte ad una città che soffre”.




giovedì 22 novembre 2018

"SIMIONI IN ANAS? PREMIO ALL'INEFFICIENZA"


In Campidoglio, lato Giunta e maggioranza grillina, e in Atac silenzio assoluto, nessuno commenta l’indiscrezione - anticipata ieri da Il Tempo - di un possibile addio di Paolo Simioni, attuale ad di Atac, il quale, su indicazione diretta di Davide Casaleggio, andrebbe ad occupare analogo posto in Anas.
Un’operazione che sarebbe, per giunta, condotta senza che il sindaco di Roma, Virginia Raggi, fosse a conoscenza di questa eventualità. Dettagli che, però, non sono sfuggiti alle opposizioni in Aula Giulio Cesare. 
Simioni - dice la rappresentanza in Consiglio comunale del Partito Democratico - uomo di ferro della maggioranza grillina, abbandona la nave che affonda e approda su spiagge più sicure. Una promozione per meriti, non c'è che dire, basta guardare la stellata situazione finanziaria di Atac. 'Merito e trasparenza', sbandierano i Cinque stelle: non si può certo dire che alle parole corrispondano azioni conseguenti”.
Simioni, infatti, andrebbe a mollare Atac di qui a una settimana: il 27 novembre si riunirà l’assemblea dei soci di Anas che dovrà nominare i nuovi 5 membri del Consiglio di Amministrazione. Se fra quei cinque dovesse essere incluso anche il nome di Simioni, è probabile che egli salga dritto dritto al ruolo di Amministratore delegato
Il tutto avverrebbe 22 giorni prima che della fondamentale riunione dell’assemblea dei creditori di Atac (19 dicembre) che deve decidere se approvare o meno il piano del concordato fallimentare predisposto proprio sotto Simioni. Un’assemblea il cui esito determinerà comunque il destino della municipalizzata dei trasporti: bocciando il concordato, si andrebbe al fallimento. Approvandolo, la strada sarebbe comunque segnata verso uno scaglionamento sul lunghissimo periodo dei pagamenti.
Questa è la meritocrazia a 5 stelle - afferma Davide Bordoni, Forza Italia - chi dimostra di non saper fare viene premiato. È già accaduto lo stesso con l’Eur dove la Casaleggio ha spedito da Torino un candidato grillino trombato alle elezioni. Adesso si vuol mandare in Anas un amministratore che, chiacchiere a parte, in Atac ha fatto poco o niente”.
Simioni è arrivato a Roma durante l’estate dello scorso anno dopo che ben due bouquet di dirigenza Atac - amministratore unico e direttore generale - erano saltati. A guidare l’azienda di via Prenestina lo aveva chiamato, con la benedizione sia di Davide Casaleggio che di Beppe Grillo, quel Massimo Colomban, assessore al riordino delle Partecipate, uscito dalla Giunta Raggi proprio a causa della scelta dell’Amministrazione di optare per il concordato preventivo su Atac in luogo della ricerca di nuovi partner come Ferrovie dello Stato avanzata dall’ex Assessore. 
Qui si finisce per premiare chi porta i libri contabili in Tribunale - afferma il capogruppo di Fratelli d’Italia, Andrea De Priamo - Simioni è l’uomo di punta di Casaleggio e, se è vera l’operazione, è grave il fatto che il Sindaco possa esserne stato tenuto all’oscuro. Di fatto, si sta dimostrando la carenza di manager del mondo 5Stelle che, vedi il caso Lanzalone, è costretto a riciclare una volta qui, una lì sempre le stesse persone”.
Come già l’arrivo di Simioni aveva evidenziato quanto poco fossero nelle mani del Sindaco le decisioni sui manager e gli assessori, così anche la sua eventuale uscita, decisa dalla Casaleggio, conferma come il centro decisionale non sia a Palazzo Senatorio. 
Anche la Lega non appare certo soddisfatta di questa possibile uscita: “Stanno già fallendo in Atac - tuona Maurizio Politi, consigliere comunale salviniano - e sarebbe assurdo ora spostare Simioni in Anas. Vogliamo forse fare il bis anche lì? Questa operazione si giustifica solo con una logica di occupazione di poltrone e potere e certo non con necessità aziendali”.