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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta rifiuti. Mostra tutti i post
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giovedì 24 settembre 2020

SANNA (COLLEFERRO): "DA NOI MAI I RIFIUTI DI ROMA"


È uno dei due sindaci di Comuni con più di 15mila abitanti, rieletto al primo turno. Pierluigi Sanna, Pd, sindaco di Colleferro per la seconda volta, ha ottenuto il record del 75 per cento abbondante di voti. 

La possiamo definire “lo Zaia del Lazio”?
Io sono molto modesto e non mi paragono al Governatore del Veneto che ha avuto una responsabilità con un carico assai più ampio del mio”.

Però il 75 per cento di consenso in una città che fino a pochi anni fa era un feudo del centrodestra…
Colleferro è stata dal 1946 al 1992 un feudo del centrosinistra, una città operaia. Poi per 23 anni c’è stato sì il centrodestra”.

Ma fino al 1992 era un mondo, dopo il 1992 un altro. Per 23 anni la vita politica di Colleferro ha visto in Silvano Moffa il principale attore. Con lei torna il centrosinistra confermato con il voto di tre cittadini su quattro. Una bella soddisfazione.
Una grande soddisfazione. Un grande onore. Ma anche una grande responsabilità”.

Una campagna elettorale segnata dalla tragedia di Willy Monteiro Duarte.
Quella di Willy è una tragedia che ci ha segnato profondamente ma che non ha influito sulla campagna elettorale. In quei sette giorni ho sospeso la campagna elettorale: bisogna saper distinguere l’importanza delle cose, soprattutto nella vita pubblica. E comunque i nostri elettori hanno giudicato le cose fatte nel quinquennio non solo negli ultimi giorni”.

Programmi sulla sicurezza?
Se nei luoghi della tragedia c’erano telecamere è perché le abbiamo installate. Ne installeremo molte altre sempre in collaborazione con le forze dell’ordine. Concordandola con il Prefetto, ho emanato un’ordinanza sugli orari degli esercizi commerciali e continueremo a supportare con i Vigili Urbani il lavoro di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza”. 

Quanto può avere influito sul voto la chiusura dell’inceneritore?
La questione ambientale è uno fra i temi affrontati nel primo mandato e che ci ha portato la stima e la fiducia delle persone. Noi avevamo fatto delle battaglie quando eravamo all’opposizione e abbiamo mantenuto le promesse quando siamo stati eletti. Ma è la questione ambientale nel suo complesso”.

Cosa intende?
La questione ambientale è anche la chiusura della discarica, l’aumento della differenziata porta a porta, la nascita del Consorzio Minerva (l’azienda pubblica che gestisce i rifiuti nei Comuni della Valle del Sacco, ndr), i contributi pubblici che abbiamo erogato per l’acquisto di auto ibride e bici elettriche, gli investimenti sulla pista ciclabile, il piano urbano del traffico, l’acquisto del Parco del Castello. Questo, insieme alle politiche culturali e a quelle sul settore aerospaziale, ha segnato il primo mandato”.

A Colleferro dovrebbe sorgere, secondo la Regione, il “compound dei rifiuti”.
Noi siamo chiaramente a favore che la nostra differenziata finisca in un impianto che ricicla i rifiuti. Non siamo d’accordo che si costruisca qui un impianto che serva a smaltire i rifiuti di Roma. Non abbiamo visto progetti…”.

Quindi, dalla Regione non vi hanno sottoposto nulla.
Assolutamente no. I terreni sono i nostri e non li daremo a nessuno e vaglieremo con attenzione, insieme ad associazioni e comitati, i progetti. Non siamo disponibili a ricevere i rigiuti di Roma: abbiamo un porta a porta al 70% e non vediamo il motivo per il quale, dopo averlo fatto per 20 anni, dobbiamo supportare Roma”.


giovedì 27 agosto 2020

PORTONACCIO, LA FERMATA DEL DEGRADO

C’è un immagine che condensa in un solo scatto il fallimento grillino: i rifiuti accumulati dietro la fermata Atac 81728 di via di Portonaccio, angolo via Tiburtina.
Mentre la gente aspetta, spesso per le mezze ore, il 409 o il 545, si leva un odore misto di bruciato e decomposizione. Le immagini si limitano solo ai rifiuti: la fermata, però, è anche circondata da un’arena tropicale di piante mai potate. 


venerdì 7 agosto 2020

RIFIUTI, RICOMINCIA LA ZUFFA


La tregua è finita: Virginia Raggi e Nicola Zingaretti, il Pd e i 5Stelle, il Campidoglio e la Regione tornano ad azzannarsi sui rifiuti. Casus belli, il Piano regionale che, nel tardo pomeriggio di mercoledì, è stato approvato alla Pisana e che, con un emendamento presentato all’ultimo dall’assessore regionale all’Ambiente, Massimiliano Valeriani, ha riacceso lo scontro sopito nei giorni della scelta di Monte Carnevale come sito della discarica di Roma. 
Gli accordi che avevano sancito la fragile tregua prevedevano per la Raggi l’indicazione del sito della discarica e per la Regione la rinuncia a fare di Roma un ambito territoriale ottimale (Ato) autonomo accorpandola invece nell’Ato su base provinciale.
L’emendamento Valeriani rispetta sulla carta questo accordo ma, di fatto, lo cambia: tanto Roma da sola quanto la Provincia dovranno ciascuna dotarsi degli impianti necessari a raggiungere l’autosufficienza. 
Apriti cielo: i grillini attaccano il Pd. Il Pd attacca su Ama e sull’ennesima crisi rifiuti con l’immondizia che ha invaso nuovamente le strade di Roma.
Il Piano viene approvato poco prima delle nove della sera di mercoledì. Poco dopo, nota del presidente della Regione, Nicola Zingaretti: “La Regione Lazio anche sui rifiuti ha fatto il suo dovere. Meno rifiuti prodotti, più differenziata, nuovi impianti e sviluppo economia circolare. Ora basta furbizie. Tutti si devono assumere le proprie responsabilità per una gestione green del ciclo. I rifiuti non sono un problema, ma una risorsa”.
Pochi minuti e risponde la Raggi che attacca su twitter: “Zingaretti, parli di furbizie sui rifiuti. L'unica furbizia è quella del tuo piano regionale. Roma e i suoi tre milioni di abitanti non meritano altre discariche e tmb nella loro città. Non rispetti nemmeno la parola data”. 
Da lì in poi, le agenzie di stampa sono letteralmente inondate di comunicati dell’una e dell’altra parte: i 5Stelle fanno quadrato intorno alla Raggi e la parola d’ordine è etichettare il Pd come il “Partito delle Discariche”. I Dem contrattaccano a testa bassa difendendo le scelte della Regione e accusando i 5Stelle di incapacità amministrativa e programmatoria.
Insomma tutto da copione: con un Piano rifiuti che non contempla la creazione di nuovi termovalorizzatori ma privilegia le discariche e che si pone come obiettivo quello di giungere per il 2025 al 70% di raccolta differenziata e all’autosufficienza senza dover, quindi, esportare più rifiuti fuori Regione. La vera novità, al di là della querelle politica, è proprio contenuta nell’emendamento Valeriani: la necessità che Roma imposti la creazione di impianti di trattamento e di smaltimento in modo autonomo dalla Provincia è forse uno dei pochi passaggi del Piano che oggettivamente tiene conto delle reali necessità della città. Per interrompere questa costante crisi dei rifiuti. 

martedì 4 agosto 2020

FDI: “RACCOLTA RIFIUTI FERMA PER RIMPALLI RESPONSABILITÀ”


Mentre la Lega soffia sul fuoco della protesta dei vari comitati del “no” all’impianto di compostaggio Ama di Cesano che ha ottenuto l’ok con prescrizioni alla Valutazione di Impatto ambientale, l’altra gamba del centrodestra, Fratelli d’Italia, elabora una serie di proposte sul Piano Rifiuti 2019-2025 in discussione in questi giorni alla Pisana per l’approvazione finale. 
In una Capitale sommersa nuovamente dai rifiuti - servono a poco le chiacchiere mediatiche di Ama: la raccolta è nuovamente ferma - secondo FdI le criticità che si registrano a Roma derivano “principalmente dalla assenza di un piano rifiuti regionale e dal continuo scontro istituzionale ed il rimpallo di responsabilità tra il Presidente Zingaretti e il Sindaco Raggi”. Mancano una “strategia in materia di politiche dei rifiuti”, “investimenti per il potenziamento della raccolta differenziata e per la realizzazione di impianti di trattamento e smaltimento delle diverse frazioni di rifiuti”.
Il Piano Rifiuti in approvazione, poi, manca di un “quadro economico degli investimenti regionali da destinare al raggiungimento dell’autosufficienza gestionale e impiantistica” e contiene “previsione di obiettivi irrealistici a fronte delle misure programmate”, in particolare, sull’idea del Piano che nel 2025 si raggiunga il 70% di differenziata.
Il partito della Meloni identifica com’è possibili strategie: il potenziamento della differenziata porta a porta, un sistema di cauzioni sul vetro e sulla plastica (il vecchio “vuoto a rendere”) con incentivi economici e accordi con la media e grande distribuzione per la creazione di centri di consegna dei vuoti. Per l’impiantistica, inoltre, occorre “privilegiare la gestione pubblica degli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti nel quadro della strategia tendente “verso rifiuti zero”; favorire la realizzazione di impianti di compostaggio - non meno di 4 impianti di compostaggio per Ambito di Roma – prescrivendo che gli stessi siano realizzati di piccole dimensioni; sostenere economicamente la realizzazione di impianti di compostaggio domestico e di comunità con la previsione di una sostanziale riduzione della tariffa dei rifiuti per cittadini ed imprese al fine di incentivarne il ricorso e di ridurre la produzione di rifiuti”
Poi, ancora, la semplificazione delle procedure per le autorizzazioni degli impianti, assicurando tempi certi alle imprese e agli operatori del settore; il sostegno alla realizzazione dei centri di raccolta comunali; incentivare la realizzazione dei centri di raccolta delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (i cosiddetti RAEE) e avviare studi epidemiologici sulla popolazione residente nei territori interessati da impianti e discariche.

lunedì 13 luglio 2020

E I ROMANI SI MERITANO QUESTO?

TRASPORTI PUBBLICI
Atac, Crisi infinita. E Roma Tpl è in proroga
L’arrivo di nuovi bus - spacciato come una novità mentre, dopo Veltroni, ne acquistarono sia Alemanno che Marino - non riesce minimamente a compensare il tracollo di Atac. La Raggi e i 5Stelle hanno scelto la strada del concordato preventivo ma, nonostante le iniezioni di mezzi pagati dal Comune e non da Atac, l’Azienda arretra nel servizio erogato all’utenza tanto che, da gennaio 2020, non vengono neanche più pubblicati i rapporti mensili sullo stato del servizio erogato.
La prima rata dei creditori privilegiati del concordato sarà pagata in queste settimane ma tutti gli altri creditori senza privilegi slitteranno al 2023 e i funzionari Atac già hanno messo le mani avanti e, usando il Covid come argomentazione, chiesto l’aiuto del Governo per avere liquidità.  
L’altra società, il consorzio Roma Tpl, ha il contratto di servizio scaduto a maggio 2018. Da allora, il Comune a trazione grillina, non è stato in grado di indire una regolare gara d’appalto per trovare sul mercato il successore: dopo 3 proroghe, l’unico tentativo fatto è stato stangato dai giudici amministrativi che hanno bocciato la gara. Siamo giunti alla quarta proroga - ed è appena il caso di ricordare quante polemiche sollevò proprio la Raggi contro Marino per le proroghe - che scadrà a fine ottobre 2020 ma, visti i tempi ristretti che rendono sempre più difficile indire la nuova gara, si arriverà alla quinta.  

MANUTENZONE STRADE
Buche ovunque e risarcimenti
Nei primi tre anni di governo sul fronte manutenzione stradale il nulla o quasi. A testimoniarlo, le righe scritte nella Relazione annuale dell’Agenzia per il controllo della Qualità dei servizi pubblici del Comune (soggetto autonomo ma i cui vertici sono nominati dall’Assemblea capitolina, quindi dalla maggioranza 5Stelle) in cui si fa riferimento a una “ripresa” dell’attività nel 2018. Lo stato del manto stradale delle vie di Roma è sotto gli occhi di tutti. 
Gli stanziamenti disposti dal Campidoglio sono una goccia nel mare per la loro esiguità: a marzo scorso il “vanto” del Comune a 5Stelle era uno stanziamento complessivo di 322 milioni di euro, 95 per l’ordinaria e 266 per la manutenzione straordinaria. 
Le strade di Roma sono divise in due tipi: di competenza del Campidoglio e sono le consolari o comunque strade di grande rilievo e importanza, e quelle di competenza dei Municipi. In termini di misure, le strade di competenza del Comune sono 800 km lineari, pari a circa 11 milioni di metri quadri. Quelle di competenza dei Municipi, sono 4.700 km per una superficie di 45 milioni di metri quadri, vale a dire meno di 6 euro a metro quadro. Reti arancioni da pollaio a parte, il conto economico del disastro Raggi sulle strade lo fornisce ancora l’Agenzia per la Qualità: 7mila richieste di risarcimento danni per 1,7 milioni erogati fra il 2016 e il 2018.
GRANDI OPERE
Metro C e Stadio, troppo tempo perso 

Fra quelle pubbliche e quelle private, la Giunta Raggi si è contraddistinta per un quadriennio di assoluta indecisione. Impossibile dimenticare i tre anni persi a discutere (sui social) cosa fare della Metro C e altrettanto impossibile dimenticare come le due talpe che stanno scavando i tunnel siano ferme da un anno sotto i Fori Imperiali per l’incapacità di approvare gli atti necessari a farle proseguire.
L’intero complesso delle altre grandi opere di urbanistica - Torri dell’Eur, Mercati generali, Caserme di via Guido Reni - siano rimaste impantanate nelle sabbie mobili della palude grillina: ferme. 
Come fermo è la più grande opera privata in progettazione: lo Stadio della Roma. Ancora oggi, dopo quattro anni di Consiliatura, ci sono consiglieri che domandano “che succede se non lo votiamo”, dimostrando di non aver neanche capito le regole di base. In quattro anni la Raggi è riuscita nell’impresa di peggiorare il progetto e rallentare l’iter approvativo. Un capolavoro. 
Da quattro anni assistiamo alle buone intenzioni sull’acquisizione dalla Regione al patrimonio comunale delle due ferrovie ex concesse, Roma-Lido di Ostia e Termini-Giardinetti. Ma, oltre le chiacchiere mancano tutti gli atti amministrativi necessari a completare l’iter.   

IL NODO DEI RIFIUTI
Situazione al collasso e monnezza ovunque
Il capitolo rifiuti è forse quello dove più di tutte si è manifestata la nemesi delle favole grilline: da “no discarica” alla creazione della discarica a Monte Carnevale. Da mai più Malagrotta alla scelta di un sito, Monte Carnevale, appunto, prospiciente Malagrotta e da esso distante un chilometro e 200 metri. Da “la differenziata salverà Roma” a un più mogio rimettiamo i secchioni. 
Dopo quattro anni di “cura Raggi” i risultati sono semplicemente catastrofici: l’immondizia, con cicli sempre più ravvicinanti nel tempo e lunghi nella durata, rimane in strada. Ama è come mai avvenuto prima sull’orlo del fallimento tanto che il direttore generale del Campidoglio ha aperto a una possibile ricapitalizzazione dell’azienda. Il sistema di gestione del ciclo dei rifiuti è peggiorato: l’impianto Ama di via Salaria è andato a fuoco, quello di Rocca Cencia è al limite. Ci si appoggia a Manlio Cerroni e ai suoi impianti oppure ad altri privati. 
I vertici di Ama sono cambiati vorticosamente con sette avvicendamenti in quattro anni: Daniele Fortini, Alessandro Solidoro, Antonella Giglio, Lorenzo Bagnacani, Massimo Bagatti, Luisa Melara, Stefano Zaghis. Il risultato finale lo spiegano le tabelle dell’Agenzia per la Qualità dei Servizi del Comune: il voto dei romani ad Ama oscilla fra il 2,8 della pulizia stradale al 4,2 della raccolta.

VERDE PUBBLICO
Gli alberi vanno giù e la città è una giungla
A ogni bava di vento o pioggia che sia appena più intensa dell’acquerugiola, gli alberi della città vengono giù. E giù, peraltro, restano a lungo tanto che viene da domandarsi se il Campidoglio non stia sperimentando un sistema di decomposizione naturale. E per ogni albero caduto tocca anche sorbirsi la giaculatoria del monitoraggio: il Comune gli alberi li monitora sempre. Evidentemente monitora quelli sbagliati, visto che, nonostante questa intensa opera di controllo, gli alberi continuano a cadere.
Il verde pubblico della città ha superato il livello giungla urbana. Il Campidoglio gestisce direttamente 41 km quadrati di verde urbano cui va aggiunto un altro km e 700metri quadri di verde scolastico: 315mila alberi situati per il 54% nei parchi, per i 36% in strada pari a 1.200 km di filari alberati e per il 4% nelle scuole. 
I dati del Campidoglio, propaganda sui monitoraggi a parte, raccontano che nel solo 2012, ultimo anno di Alemanno, erano state effettuate 9500 potature. Nei primi tre anni del Governo Raggi, sono state superate le 10mila: praticamente meno di 3500 potature annue. E se nel 2012 erano stati piantati 1830 nuovi alberi contro 1400 abbattimenti e un saldo positivo di 430 nuove alberature, nei primi 3 anni Raggi il totale è 404 a fronte di 3806 abbattimenti e un saldo negativo di 3402 alberi che non ci sono più.

sabato 4 luglio 2020

CAOS AMA: NIENTE BILANCI E RIFIUTI IN STRADA. RICAPITALIZZAZIONE IN VISTA E CONSULENZE D'ORO


Non si approvano i bilanci da tre anni, la raccolta dei rifiuti è di nuovo al collasso, ma Ama e il suo Amministratore Unico, Stefano Zaghis, riescono a trovare il tempo e quasi 40mila euro per elargire un “affidamento per l’ideazione dell’immagine coordinata delle sedi, delle isole ecologiche e degli elementi per la raccolta dei rifiuti solidi urbani”. Peraltro, ad un collega dello stesso Zaghis in Ferrovie dello Stato.



A Castel Giubileo (III Municipio) da oltre una settimana Ama non ritira più i rifiuti porta a porta
Da settimane - a parte la solita scadente propaganda aziendale - la situazione della raccolta rifiuti è sotto gli occhi di tutti. In alcune zone, come Castel Giubileo e Settebagni (III Municipio) Ama non si vede da giorni e le strade sono invase di rifiuti. Sui social si moltiplicano le foto e i video si cumuli di spazzatura sotto i condomini e nelle vie: non c’è praticamente più un quartiere che sia pulito (ammesso che lo siano mai stati). 
I sindacati sono sul piede di guerra: “Adesso il Comune si è preso fino a fine luglio per esaminare il piano tariffe”, spiega Alessandro Bonfigli (Uil) che aggiunge: “Ci sono 250 persone oggi in cassa integrazione che senza piano assunzionale rimarranno a spasso perdendo il lavoro. Il Piano assunzionale è sul tavolo da mesi ma senza che il Comune a 5Stelle prenda una decisione. Ora un mese per vagliare il piano tariffe. Così non se ne esce”.
Però, mentre l’Ama arranca sempre più, con i Sindaci revisori dei conti Ama sull’uscio, il Campidoglio si sta preparando a ricapitalizzare l’Azienda
Insomma, dopo quattro anni di cura Raggi, il fallimento è dietro l’angolo e per evitarlo servono soldi pubblici. 
Spiega una nota Ama: “Il direttore generale del Campidoglio, Franco Giampaoletti, aprendo a questa possibilità, nel corso di una seduta della commissione Trasparenza, ha lasciato intendere che il capitale sociale dell'azienda (attualmente stimato in circa 182 milioni di euro) potrebbe finire sotto il limite di legge di 50mila euro (condizione per la ricapitalizzazione), e quindi con il patrimonio azzerato (attualmente vale 285  milioni di euro circa), al termine della maxi-partita di riconciliazione tra  crediti e debiti tra municipalizzata e socio che vale 1,1 miliardi di euro e avrà fine il 31 luglio”.
Mentre il Campidoglio apre il portafogli, Ama non si fa mancare nulla: il 2 dicembre, per 39mila 520 euro (stranamente appena 480 euro sotto la soglia che obbliga alle gare d’appalto) Zaghis richiede a un suo ex collega in FS, l’architetto Marco Tamino, di presentare un’offerta, prontamente accolta, per “progettare e sviluppare gli aspetti relativi necessari ad ottenere un’immagine innovativa coerente con i luoghi di utilizzo, al dimensionamento e all’ottimizzazione tecnico-realizzativa, anche attraverso l’impiego di tecnologie e materiali innovativi dei contenitori (cestini) per la raccolta dei rifiuti solidi urbani e delle domus ecologiche”
I cassonetti saranno pure stracolmi ma almeno avranno un’immagine innovativa. 



domenica 17 maggio 2020

TORNANO I RIFIUTI, ANCHE GLI INGOMBRANTI. CAMPAGNA DI AMA CONTRO L'ABBANDONO


Sono aperti solo dieci su tredici in totale e sono i centri di raccolta di Ama per i rifiuti ingombranti. Dai 10 aperti, poi, va di fatto cancellato quello a La Storta, nel XV Municipio, dato che è attrezzato per raccogliere solo sfalci e potature. Ne restano nove e sono i luoghi dove i romani possono andare a consegnare divani e frigoriferi, lavatrici e televisori invece di abbandonarli in strada come fin troppo spesso accade. Magari vicino ai cassonetti che stanno rapidamente tornando a traboccare di “monnezza” ordinaria. 
Nei centri aperti - Bufalotta e Vigne Nuove nel III Municipio; Tiburtina per il IV; Cinecittà al VII; Mostacciano e Laurentina nel IX; Acilia e Lido di Ostia per il X; Corviale per l’XI e Battistini per il XIV - è possibile consegnare: neon, pile, farmaci scaduti, oli vegetali, vernici e solventi, toner e cartucce di stampanti, legno, batterie al piombo, apparati elettronici, grandi elettrodomestici e rifiuti ingombranti generici. Più limitata “l’accoglienza” per gli oli lubrificanti (solo a Vigne Nuove, Cinecittà, Laurentina, Lido di Ostia, Corviale e Battistini). A Mostacciano e Laurentina non accettano né calcinacci né metalli (tutti gli altri sì); le potature non sono accettate a Laurentina e a Cinecittà che non “prende” neanche carta e cartone. 
Nonostante i centri ancora non siano tutti operativi e funzionino, peraltro, solo di mattina, Ama prova a lanciare una campagna per evitare l’abbandono di ingombranti in strada
Nei primi 10 giorni post quarantena, cioè dal 4 al 13 maggio, più o meno 200 romani al giorno, lo 0,06% della popolazione, si sono recati in una di queste dieci strutture lasciando a testa circa un chilo e 200 grammi di ingombranti: più o meno il peso di un tostapane. 
Accorpando i numeri, come da nota Ama, il risultato suona un po’ meno misero: 20mila cittadini per 2.400 tonnellate di rifiuti lasciati in 10 giorni.
La campagna di comunicazione organizzata da Ama ricalca quelle celebri di anni passati: invece di Nino Manfredi o dei calciatori della Roma, l’Azienda ha deciso di utilizzare le bellezze monumentali della città abbinandole a immagini di rifiuti abbandonati e a messaggi contro l’abbandono dei rifiuti: Fontana di Trevi è intristita da un vecchio frigorifero e lo slogan di accompagnamento è “adesso siamo freschi”; il Colosseo è ritratto con una poltrona abbandonata e il claim “così è troppo comodo”. 
Una campagna che tuttavia ha sollevato qualche polemica su una delle immagini scelte: non solo vecchi elettrodomestici ma anche libri. Un "prodotto" ben diverso dal mero rifiuto.  

martedì 11 febbraio 2020

PAOLA MURARO: "CAOS RIFIUTI? ECCO PERCHÉ"


Quello di Paola Muraro, per i primi 5 mesi del 2016 assessore all’Ambiente nella Giunta Raggi, è un atto di accusa contro la politica che, sui rifiuti, cerca il facile consenso: “A Roma non si sono fatti impianti perché c’è sempre una elezione alle porte e gli impianti sui rifiuti il consenso non lo portano. Lo porta invece alimentare la paura e cavalcarla”. 
Occasione di queste riflessioni il convegno "Chi ha paura dei termovalorizzatori? La situazione dei rifiuti a Roma e nel Lazio", organizzato ieri mattina dal Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito e al quale, oltre la Muraro, hanno preso parte, fra gli altri, Donato Robilotta, già assessore della Regione Lazio; Guido Bertolaso, già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’emergenza rifiuti; e Manlio Cerroni l’imprenditore ex patron di Malagrotta.
La riflessione della Muraro è, tutto sommato, semplice: più la filiera del rifiuto è lunga e più è opaca e infiltrabile dalle  ecomafie. Viceversa, filiera corta, proprietà, ove possibile, pubblica dell’impiantistica rendono il settore funzionante, trasparente ed economico. 
La filiera lunga: “Tre quarti dei rifiuti vanno fuori Roma. La filiera lunga significa rifiuti romani che si bruciano a Trieste con un impatto enorme per l'ambiente. Rifiuti che fra l’origine e la destinazione finale transitano per svariate ditte di logistica che certo non lavorano gratis”.
Soluzione: impiantistica sul territorio. “Per pagare meno occorre che i residui siano trattati vicino al punto di origine” ma, e siamo al secondo problema, “mancano gli impianti perché l'impianto non porta consenso elettorale. C'è sempre qualche comune che va elezioni. L’anno scorso ha chiuso un impianto di compostaggio di potature perché l'amministrazione andava elezioni”.
Ma quali impianti? “La discarica - dice la Muraro - deve essere pubblica e, come avviene in Spagna, a Barcellona, con un impianto realizzato dalle società di Cerroni, la discarica deve essere vicina agli impianti” di preparazione e di trattamento, quindi al TMB e al termovalorizzatore. 
Solo così, rinnegando le preclusioni ideologiche, la lunghissima filiera romana potrà essere ridotta e resa non solo più efficiente ma anche molto più economica. 


giovedì 9 gennaio 2020

RIFIUTI, CAPITALE ANCORA SOMMERSA E AMA VA ALLA GUERRA DELLE CIFRE


Ama sul banco degli imputati tenta la difesa disperata: di fronte ai cumuli di immondizia, ai maleodoranti cassonetti stracolmi, alle centinaia di immagini e video che sui social vengono postati dagli utenti, l’Azienda si rifugia nel burocratese e nei numeri. Insomma, prova a buttarla in caciara. Circa ottomila sono i dipendenti della municipalizzata dei rifiuti ma operativi veri e propri sono circa 2.500. Un migliaio sono invalidi. Il resto - qualcosa in più di 4mila - sono amministrativi. La flotta è ridotta al lumicino, tanto che la stessa Virginia Raggi, giusto ieri a margine  della presentazione dell’ennesimo monitoraggio sugli alberi, si è sentita in dovere di rimarcare come una ventina di nuovi camion siano arrivati e altri “ne arriveranno”, con i soliti verbi al futuro. Ad oggi, se va bene, operativi sono 4 mezzi su 10. Poi c’è la catastrofe degli impianti: l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis, con sano pragmatismo e violando uno dei tabù grillini aveva inserito nel nuovo piano industriale anche un termovalorizzatore. Niente, dietro front e passo di corsa: termovalorizzatore cancellato. Non si può chiedere ai pentastellati di digerire la discarica a Monte Carnevale e pure un termovalorizzatore. Qualcosa della vulgata va salvaguardata e pazienza se la città affoga oggi e andrà peggio domani. Perché fra sette giorni Colleferro chiude. Proroghe non sembrano esserci: sempre a margine del monitoraggio degli alberi, né la Raggi né il vice presidente della Regione, Daniele Leodori, hanno aperto a possibili prolungamenti della vita della discarica di Colleferro. Che, quindi, dal 15 gennaio chiuderà i battenti lasciando a Roma, per terra, 1.100 tonnellate di indifferenziato al giorno (su circa 3mila prodotte, quindi un terzo) cui vanno sommate anche quelle, 2/300 tonnellate al giorno, che vanno a finire nell’impianto di Rida Ambiente ad Aprilia il quale scarica i residui di lavorazione sempre a Colleferro e che già dagli ultimi giorni del 2019 non accoglie più l’immondizia romana. La crisi dell’impiantistica romana ha radici profonde e lontane: la presenza di Malagrotta ha sempre evitato alla Capitale di affrontare in modo sistematico il nodo rifiuti. Il tentativo di trovare soluzioni alternative sotto Alemanno ha finito per scontrarsi con i veti incrociati e si è arenato in un nulla di fatto. Con Marino arriva la chiusura di Malagrotta a settembre 2013 ma la presentazione dell’alternativa - gli ecodistretti - non solo arriva ad aprile 2015 ma è incompleta, contestata e muore con la fine dell’esperienza del Chirurgo in Campidoglio a ottobre dello stesso anno senza aver mai visto la luce. Nel frattempo, nessun nuovo impianto viene creato. I quattro anni di Virginia Raggi finiscono per aggravare la situazione con la città che da due anni vive nell’emergenza costante e l’eccezione sono i periodi, sempre più brevi e sporadici, di strade pulite e cassonetti svuotati regolarmente. 
Di fronte al caos di queste feste natalizie, Ama finisce di nuovo sul banco degli imputati e ieri pomeriggio ha tentato il contrattacco inondando le redazioni di sette comunicati in meno di due ore zeppi di numeri e cifre asettiche che finiscono per scontrarsi con la realtà delle immagini del mondo reale. Dice l’Azienda che nel periodo Natale-Capodanno sono stati raccolti il 3,4% in più di rifiuti rispetto al 2018, sostenendo che “il piano di Natale ha funzionato”. Poi, che il tasso medio di assenza dal lavoro, nel periodo fra il 23 e il 29 dicembre è sceso al 3,8% in “chiaro decremento rispetto al 4,45% rilevato nello stesso periodo del 2018. Il trend in costante diminuzione è testimoniato anche dal confronto con il tasso di assenze del periodo equivalente del 2017, quando, nella settimana in oggetto, si era registrata una percentuale media di assenze del 5% con picchi dell’8,5%”. Altro passaggio: “il giorno di Capodanno” erano al lavoro 1.200 operatori con il 4,8% di malati e che sono state anche raccolte 50 tonnellate di rifiuti abbandonati. Infine, Ama ci tiene a precisare che "proseguono le attività di verifica delle condizioni di decoro presso le aree esterne ai plessi scolastici” con il monitoraggio di "200 tra scuole, asili nido e altri siti sensibili come ospedali, presidi sanitari, strutture socio-assistenziali, effettuando interventi di pulizia mirati ove necessario. Queste attività vengono svolte con cadenza quotidiana dal personale in forza alle 55 sedi di zona e alle 5 autorimesse dislocate in tutta la città. Le operazioni di pulizia delle aree adiacenti gli istituti scolastici sono effettuate da squadre formate da 2/3 operatori con l’ausilio di 1 mezzo a vasca per la raccolta dei rifiuti (oltre a 1 spazzatrice in caso di necessità)”.


venerdì 3 gennaio 2020

FDI: “ROCCA CENCIA È ANCORA APERTA”



Correva l’anno di grazia 2016 e un’arrembante Virginia Raggi, canottiera, jeans e stivale alto, arringava la folla con i vessilli del Movimento 5Stelle che garrivano al vento. Era la manifestazione per la chiusura dell’impianto Tmb Ama di Rocca Cencia, con la promessa, fatta in campagna elettorale, di chiuderla entro dicembre 2019. Per festeggiare la “non” chiusura dell’impianto, Fratelli d’Italia del VI Municipio, territorio all’interno del quale ricade il Tmb di Rocca Cencia, si sono riuniti con una bottiglia di “romanella” di fronte i cancelli di ingresso dell’impianto. 
Buongiorno a tutti e buon primo gennaio 2020 - dice Nicola Franco, capogruppo FdI in VI Municipio - arrivati qui abbia no trovato un’amara sorpresa”. 
Ricordiamo le false promesse della Raggi e dei suoi - tuona il capogruppo in Regione Lazio, Fabrizio Ghera - che dicevano che l’impianto sarebbe stato chiuso. Questa è la vergogna della Raggi e di Zingaretti che in tre anni e mezzo non sono riusciti a trovare una soluzione. Hanno continuato a far finta di litigare e oggi sono alleati al Governo nazionale: trovassero delle soluzioni”.
Andremo in Municipio - incalza ancora Nicola Franco - e chiederemo al presidente e alla sua maggioranza come mai l’impianto è ancora aperto”.

Ecco cosa diceva, nel 2016, la candidata sindaco dei grillini, Virginia Raggi: “Quello che stiamo portando avanti è un impegno grandissimo, una battaglia grandiosa. Noi ci candidiamo a governare questa città: signori, è la nostra occasione. Molti cittadini vengono e ci dicono: ma non è che vi dimenticherete di noi? Ma come facciamo! Siamo stati schiacciati da anni di promesse elettorali. In ogni campagna elettorale ci è stato promesso di tutto: più parchi, più autobus, più pulizia nelle strade. E quante volte abbiamo creduto a queste promesse. Io tante. E ogni volta mi sono scontrata con la dura realtà che è stata quella di promesse tradite, ma non solo tradite e non realizzate, ma addirittura sono riusciti a fare il contrario, di quello che promettevano. E nessuno ha mai detto niente. La stampa è sempre stata zitta. Nessuno che gli andava chiedere il conto hanno. Hanno avuto anni, anni per fare quello che dicono. Scusa fino a ieri dove stavi? Perché non l’hai fatto? Ah, il ciclo dei rifiuti lo dobbiamo chiudere. Ma che vuol dire chiudere il ciclo dei rifiuti? Secondo me non l’hai neanche capito”.

Poi c’è l’ultima versione del Sindaco, nell’ennesima seduta straordinaria del Consiglio comunale dedicata al problema dei rifiuti. In quell’occasione - lo scorso 6 dicembre - la Raggi rilanciò la promessa: “Il sito va chiuso e riconvertito. Poi saremo noi a indicarne uno nuovo dove realizzare un nuovo Tmb di ultima generazione che abbatta la quantità di rifiuti in uscita”.

giovedì 2 gennaio 2020

DISCARICA A MONTE CARNEVALE



La scelta della Raggi arriva a metà del pomeriggio del 31 dicembre: la discarica di Roma sarà a Monte Carnevale. La nuova discarica è nel territorio del Municipio XI, commissariato da aprile 2019 dopo il fallimento della Giunta municipale 5Stelle e che andrà al voto in primavera. Siamo ad appena un paio di km in linea d’aria da Malagrotta che, però, ricade nel territorio del Municipio XII
Nella tarda mattinata del 31 dicembre era saltata Tragliatella, dichiarata sito non idoneo per la vicinanza con una serie di edifici sensibili (una scuola e un centro di riabilitazione su tutti). In cambio della designazione di Monte Carnevale “la Regione stralcerà dal Piano Rifiuti in via d’approvazione, come da accordo, l’indicazione del sub-ato per il Comune di Roma Capitale e disporrà tutte le attività necessarie per consentire, come richiesto da Roma Capitale, una serie lavori straordinari all'impianto Tmb di Rocca Cencia”.
Ignazio Marino chiuse Malagrotta nel settembre 2013. A dicembre 2019, sei anni dopo, siamo ancora lì: stessa area, anche se amministrativamente parte di due Municipi differenti, stesso impianto, la discarica. Neanche due ore dopo la comunicazione del Campidoglio su Monte Carnevale e si scatena l’inferno. 
Ancora non credo alle mie orecchie e ai miei occhi. Aspetto di leggere la delibera di giunta, che ancora non ho potuto vedere, prima di ammettere la sconfitta del M5s, tutto - scrive Simona Ficcardi, consigliera capitolina, su Facebook - la scelta della sindaca e dalla giunta è gravissima, una scelta che ripudio”.
Altrettanto duro Stefano Vignaroli, altro grillino e presidente della Commissione parlamentare Ecomafie. A botta calda, il 31 dicembre, afferma che “la decisione di realizzare la nuova discarica di rifiuti urbani di Roma a due chilometri dalla discarica di Malagrotta è inaccettabile” e definisce “vergognosa” e “una presa in giro” la scelta della Raggi. Poi, il giorno dopo, smorza i toni e prova a buttare la colpa su Zingaretti e la Regione: “Quella di Monte Carnevale è una scelta improvvisata, effettuata dal Comune su pressione della Regione. Regione che ha deciso di chiudere Colleferro e non ha trovato alternative. Sul sito di Monte Carnevale il Comune aveva poco tempo fa dato parere negativo anche per la sola discarica di inerti. A soli 80 metri ci sono le abitazioni e a 240 si trova il Sic Macchiagrande della Riserva Statale del Litorale Romano. Andrebbe inoltre valutata con la massima attenzione la condizione della falda acquifera” che Vignaroli giudica già “compromessa da opere di escavazione per scongiurare il rischio di un nuovo disastro ambientale nella Valle Galeria”. Insomma, buttarla in caciara politica e continuare ad alimentare diffidenze e paure: un perfetto mix con pensiero quasi complottista: “Un sito che proprio recentemente è passato da una società privata ad un’altra. Quando si tratta di realizzare una discarica non è pensabile scegliere il sito in modo affrettato e superficiale”. Dopo tre anni e mezzo di governo Raggi, è troppo pure per la propaganda grillina. 


A parte le proteste dei residenti e quelle dei pentastellati, c’è il resto del mondo politico che si schiera contro Virginia Raggi e la scelta di Monte Carnevale come sito per la futura discarica di Roma. 
Parte Matteo Salvini che come augurio per l’anno nuovo spera “che il 2020 porti ai romani nuove elezioni e un sindaco finalmente capace, no a nuove discariche sulla pelle dei cittadini”. Sparano a palle incatenate anche da Fratelli d’Italia: Marco Visconti, delegato all’Ambiente dei meloni ai (omonimo dell’ex assessore all’Ambiente della Giunta Alemanno): “non ci siamo proprio. È lo stesso quadrante di Malagrotta, nel territorio dove tra l’altro, la Regione aveva già avviato l’iter, prontamente opposto dal M5S in Campidoglio, per una discarica per lo stoccaggio dei rifiuti speciali contenenti amianto”. Contro Monte Carnevale anche Piergiorgio Benvenuti, ultimo presidente di Ama sotto Alemanno: “incredibile, grave, senza nessuna logica o programmazione”, dice a proposito di Monte Carnevale rimarcando come “sarà una nuova Malagrotta, proprio nello stesso territorio”. Marco Palma e Federico Rocca invitano Mario Torelli, ex presidente grillino del Municipio sfiduciato dai suoi ad aprile scorso e nominato dalla Raggi-commissario come suo delegato, a “portare la delega del Municipio, magari in una busta della spazzatura rigorosamente per la carta e cartone alla Sindaca Raggi”
Nel silenzio del Pd capitolino, anche Gianluca Lanzi, candidato Dem alla presidenza del Municipio (si vota in primavera) si schiera contro Monte Carnevale parlando di Tragliatella come di un “depistaggio volto a coprire quello che la Raggi ha sempre avuto in mente: far tornare i rifiuti nella Valle Galeria” accusando contemporaneamente la destra (“Renato Brunetta”) per l’opposizione a Falcognana e la Lega per quella a Tragliatella ma dimenticando le proteste analoghe del Pd
Da ultimo, il Comune di Fiumicino - col sindaco Esterino Montino e l’assessore alla scuola, Paolo Calicchio - dicono “no a Monte Carnevale” considerato “dietro alla porta di casa nostra”:  “è a ridosso della vecchia discarica di Malagrotta, c’è la raffineria di Roma, l’impianto Ama per i rifiuti speciali e l’aeroporto Leonardo Da Vinci. L’impianto, poi, sarebbe sopra le falde acquifere che forniscono Fiumicino”.

lunedì 30 dicembre 2019

DE PRIAMO: "SPETTA A FDI INDICARE IL CANDIDATO SINDACO"




Per la qualità e la quantità di lavoro svolto su Roma in questi anni, e, quindi, l’esperienza acquisita, credo spetti a Fratelli d’Italia indicare il nome del candidato sindaco della Capitale per le comunali del 2021. E non credo molto ai nomi della società civile: certe cariche come il Sindaco di Roma richiedono sensibilità politiche”.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia in Campidoglio, Andrea De Priamo, analizza l’esperienza di governo cittadino della Raggi e dei 5Stelle e traccia la strada per il futuro.
Credo che il tempo stringa e che sia necessario per il centrodestra essere pronti con nome e programma anche un anno prima del voto”.

Cioè fra sei mesi. Priorità? Il nome o il programma?
Prima di tutto il programma. Noi abbiamo già una serie di provvedimenti pronti, li abbiamo presentati in questa consiliatura e da quelli pensiamo di ripartire. Il nome è importantissimo ma ancor di più lo sono le priorità della città”.

Due anni e mezzo di Ignazio Marino da sommare, a giugno 2021, a un quinquennio Raggi. Sette anni e mezzo in cui Roma, chiacchiere propagandistiche a parte, è rimasta ferma.
Per questo ci sono molte cose da fare. Ad esempio, con l’Urbanistica. Rapidamente vanno rilanciati i programmi di rigenerazione urbana e va affrontato il problema dei condoni in giacenza. Lo dicono tutti i sindaci ma poi nessuno lo fa realmente. Lì c’è un tesoretto di svariate decine di milioni di euro che può essere recuperato e messo a frutto, ad esempio, per la manutenzione delle strade”.

Grandi opere pubbliche: metro C, metro D, funivie. Tanti nomi, pochi soldi e tantissimo tempo perduto.
Noi abbiamo ritenuto in passato che la C fosse semplicemente troppo costosa rispetto alla resa. Ora, però, deve essere portata avanti. Rapidamente. E arrivare non solo a Clodio/Mazzini ma all’Ospedale Sant’Andrea-Grottarossa. Mi auguro che nel tempo che alla Raggi resta da governare, la revisione progettuale sulla tratta Venezia-Clodio sia completata. Sono due anni che la annuncia”.

E le altre grandi opere?
Seguiremo due regole: pressare il Governo, qualunque esso sia, perché si renda conto dell’importanza di Roma e ne finanzi lo sviluppo”.

E la seconda?
Niente perdite di tempo. Basta con tentennamenti e ripensamenti anche per opere discutibili. Ad esempio: se le funivie fossero iniziate, dovrebbero andare avanti. E così il resto”.

Capitolo rifiuti. 
Non possiamo pensare di andare avanti con un’Ama ridotta in queste condizioni. Va fatto un ragionamento che parta dall’impiantistica necessaria, senza pregiudizi. Anche con l’apertura ad Acea. Basta che non ci sia un’Ama di serie B”.  

Cosa salva della Giunta Raggi? E cosa boccia?
L’assessore De Santis e il lavoro fatto sul personale del Campidoglio. Bocciata l’ex assessore ai Lavori pubblici, Margherita Gatta”.