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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 24 settembre 2020

SANNA (COLLEFERRO): "DA NOI MAI I RIFIUTI DI ROMA"


È uno dei due sindaci di Comuni con più di 15mila abitanti, rieletto al primo turno. Pierluigi Sanna, Pd, sindaco di Colleferro per la seconda volta, ha ottenuto il record del 75 per cento abbondante di voti. 

La possiamo definire “lo Zaia del Lazio”?
Io sono molto modesto e non mi paragono al Governatore del Veneto che ha avuto una responsabilità con un carico assai più ampio del mio”.

Però il 75 per cento di consenso in una città che fino a pochi anni fa era un feudo del centrodestra…
Colleferro è stata dal 1946 al 1992 un feudo del centrosinistra, una città operaia. Poi per 23 anni c’è stato sì il centrodestra”.

Ma fino al 1992 era un mondo, dopo il 1992 un altro. Per 23 anni la vita politica di Colleferro ha visto in Silvano Moffa il principale attore. Con lei torna il centrosinistra confermato con il voto di tre cittadini su quattro. Una bella soddisfazione.
Una grande soddisfazione. Un grande onore. Ma anche una grande responsabilità”.

Una campagna elettorale segnata dalla tragedia di Willy Monteiro Duarte.
Quella di Willy è una tragedia che ci ha segnato profondamente ma che non ha influito sulla campagna elettorale. In quei sette giorni ho sospeso la campagna elettorale: bisogna saper distinguere l’importanza delle cose, soprattutto nella vita pubblica. E comunque i nostri elettori hanno giudicato le cose fatte nel quinquennio non solo negli ultimi giorni”.

Programmi sulla sicurezza?
Se nei luoghi della tragedia c’erano telecamere è perché le abbiamo installate. Ne installeremo molte altre sempre in collaborazione con le forze dell’ordine. Concordandola con il Prefetto, ho emanato un’ordinanza sugli orari degli esercizi commerciali e continueremo a supportare con i Vigili Urbani il lavoro di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza”. 

Quanto può avere influito sul voto la chiusura dell’inceneritore?
La questione ambientale è uno fra i temi affrontati nel primo mandato e che ci ha portato la stima e la fiducia delle persone. Noi avevamo fatto delle battaglie quando eravamo all’opposizione e abbiamo mantenuto le promesse quando siamo stati eletti. Ma è la questione ambientale nel suo complesso”.

Cosa intende?
La questione ambientale è anche la chiusura della discarica, l’aumento della differenziata porta a porta, la nascita del Consorzio Minerva (l’azienda pubblica che gestisce i rifiuti nei Comuni della Valle del Sacco, ndr), i contributi pubblici che abbiamo erogato per l’acquisto di auto ibride e bici elettriche, gli investimenti sulla pista ciclabile, il piano urbano del traffico, l’acquisto del Parco del Castello. Questo, insieme alle politiche culturali e a quelle sul settore aerospaziale, ha segnato il primo mandato”.

A Colleferro dovrebbe sorgere, secondo la Regione, il “compound dei rifiuti”.
Noi siamo chiaramente a favore che la nostra differenziata finisca in un impianto che ricicla i rifiuti. Non siamo d’accordo che si costruisca qui un impianto che serva a smaltire i rifiuti di Roma. Non abbiamo visto progetti…”.

Quindi, dalla Regione non vi hanno sottoposto nulla.
Assolutamente no. I terreni sono i nostri e non li daremo a nessuno e vaglieremo con attenzione, insieme ad associazioni e comitati, i progetti. Non siamo disponibili a ricevere i rigiuti di Roma: abbiamo un porta a porta al 70% e non vediamo il motivo per il quale, dopo averlo fatto per 20 anni, dobbiamo supportare Roma”.


mercoledì 23 settembre 2020

COMUNALI 2020 NEL LAZIO: COLLEFERRO E ALBANO A SINISTRA, CIVITA CASTELLANA E CECCANO AL CENTRODESTRA. GLI ALTRI AL BALLOTTAGGIO

 


Di sette comuni con popolazione al di sopra dei 15mila abitanti, cinque andranno al ballottaggio e due sono stati vinti dal centrosinistra al primo turno. Con uno spoglio iniziato alle 9 di martedì mattina e ancora non completato al momento in cui scriviamo, ad avere già da ieri pomeriggio un nuovo sindaco sono i comuni di Albano Laziale e di Colleferro. 

COLLEFERRO
Senza storia la corsa a sindaco a Colleferro, anche per i demeriti di un centrodestra incapace di trovare l’unità su un candidato e che si è presentato diviso alle urne. Il paese, ancora scosso per la tragica vicenda di Willy Monteiro Duarte, ha votato in massa - 75,5% - per il sindaco uscente, il pd Pierluigi Sanna. Qui, Sanna e Zingaretti hanno giocato e vinto una partita importante: con un anno di anticipo sulle scadenze previste, la Regione ha autorizzato la chiusura del termovalorizzatore, mandando in sofferenza l’intero sistema dei rifiuti romani. Il candidato di Lega e Fratelli d’Italia, Rocco Sofi, è il secondo con il 14,62% dei consensi. Terzo, l’altro candidato di centrodestra, Mario Cacciotti, sostenuto da Forza Italia, che si è fermato al 6,95%. A metà spoglio (10 sezioni scrutinate su 19 al momento di scrivere) va registrata la débâcle totale dei 5Stelle con il loro candidato, Daniele Capuano, che supera di un soffio il 2%. Alle scorse comunali i grillini avevano preso il 7,46%.

ALBANO LAZIALE
Altro comune senza gara è Albano dove non c’è stata partita: sin dall’inizio il candidato del Pd, Massimiliano Borelli, sostenuto oltre che dai Dem anche da altre 8 liste civiche, è sempre stato in vantaggio oltre il 50% dei consensi sullo sfidante di centrodestra, Matteo Mauro Orciuoli, inchiodato sotto il 40%.
Terzo il grillino Luca Nardi, fermo al 6,25% (contro il 10,52% preso dai pentastellati alle scorse comunali) e ultimo Bruno Valentini, candidato per il Partito Comunista con il 2,6%.
Albano è il più popoloso fra i Comuni over 15mila al voto, con i suoi 38mila abitanti e un’affluenza del 67,37%. Borelli - che nel pomeriggio ha ufficializzato la vittoria con un post su facebook - succede a Nicola Marini, sempre Pd, per due mandati sindaco della città. Eletto per la prima volta in Consiglio comunale nel 1996, Borelli è ininterrottamente dal 2010 il presidente del Consiglio comunale, ed è anche consigliere in Città Metropolitana nonché uno degli uomini di riferimento di Nicola Zingaretti che lo aveva nel proprio staff quando era presidente della Provincia di Roma e poi ancora in Regione Lazio.




ZAGAROLO
Il terzo comune dove c’era un’amministrazione uscente Pd è Zagarolo dove il centrodestra costringe il centrosinistra al ballottaggio fra la vicesindaco e assessore uscente ai Lavori pubblici, Emanuela Panzironi che è in testa con il 45% dei voti, e il candidato di centrodestra, Marco Bonini (21,89%). 

GENZANO DI ROMA
Anche qui ballottaggio: a spoglio completato, il Pd Carlo Zoccolotti si ferma al 36,56% mentre il centrodestra, con Piergiuseppe Rosatelli, sta al 27,59%. Determinante sarà capire dove andranno i voti di Flavio Gabbarini, lista civica eponima, che ha preso il 15,86%, visto che quelli di Roberto Borri (14,1%) candidato del Pci dovrebbero finire a Zoccolotti. Da evidenziare come a Genzano fosse uscente un’Amministrazione grillina: eletto Daniele Lorenzon sindaco nel 2016, la maggioranza si è frantumata in pochi mesi sfiduciando il sindaco a febbraio 2019. Risultato: il candidato grillino, Walter Ippolito, si ferma al 5,89% con il partito che prende 699 voti. Nel 2016, i voti 5stelle erano stati 2.569 pari al 21,63%.

ANGUILLARA SABAZIA
Altro comune che segnava un sindaco grillino caduto anzitempo, è Anguillara dove Sabrina Anselmo, eletta nel 2016, è stata sfiduciata a febbraio scorso. Ballottaggio anche qui fra il candidato di centrodestra, Angelo Pizzigallo, in vantaggio col 34,78% su quello del Pd, Michele Cardone (29,38%). Determinanti i voti di due civici: Francesco Falconi (23,43%) e Sergio Manciuria (12,4%) con quest’ultimo di area centrodestra. Qui i pentastellati non si sono neanche ripresentati al voto.




ARICCIA
Altro ballottaggio è quello che si celebrerà ad Ariccia dove lo spoglio è indietro (7 sezioni scrutinate su 21) ma dove nessun candidato ha la possibilità di essere eletto al primo turno. In testa è Gianluca Staccoli, centrodestra, con il 37,23%. Dietro, appena sopra il 20%, il candidato del Pd, Emilio Tomasi. Determinate sarà l’eventuale appoggio di Emilio Cianfanelli (civiche di centrosinistra, 18,82%) a Tomasi, e degli altri due civici, Enrico Indiati (11,78%) e Giorgia La Loggia (8,15%). Anche il 3,84% del candidato grillino, Emanuele Imperioli, potrà pesare al ballottaggio.

ROCCA DI PAPA
Ballottaggio anche a Rocca di Papa: a metà scrutinio, in testa è Veronica Cimino, liste civiche, col 32,27%. Segue il candidato del centrodestra Massimiliano Calcagni, 23,81%. Solo il 4% per il grillino Marco D’Antoni.





Con uno spoglio scandalosamente a rilento (sito del Ministero dell’Interno fermo a 17 sezioni su 33, sito del Comune aggiornato a 24 sezioni su 33), Fondi rimane appesa: il candidato di Forza Italia e Lega, Beniamino Maschietto, è a un passo dalla vittoria al primo turno ma, con il 49,36%, non c’è ancora il superamento della fatidica soglia del 50% dei 23.633 voti espressi dai fondani necessaria per essere eletto al primo turno.
Maschietto è il vicesindaco uscente dell’Amministrazione guidata da Salvatore De Meo, di Forza Italia, eletto primo cittadino nel 2015 e poi eletto al Parlamento europeo alle scorse elezioni. De Meo si è dimesso anticipatamente ma la consiliatura si è ugualmente chiusa nel tempo ordinario.  
Le possibilità che Maschietto sia costretto al ballottaggio per poche decine voti sono concrete. Nel caso fosse necessario il secondo turno, il potenziale sfidante è Luigi Parisella alla testa di tre liste civiche. 
Parisella è stato sindaco di Fondi per due mandati, più volte assessore e fu sotto la sua Amministrazione che venne deciso l’autoscioglimento pilotato del Consiglio comunale per evitare che a scioglierlo arrivasse dall’alto il decreto dell’allora Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, a causa di presunte infiltrazioni mafiose così come nella richiesta dell’allora prefetto di Latina, Bruno Frattasi, al Viminale. 



Parisella ha incassato un 19,15% dei consensi staccando il candidato di Fratelli d’Italia, terzo, Giulio Mastrobattista, che si ferma al 13,33%. 
Segue, Francesco Ciccone, ex La Destra di Storace, alla testa di una lista civica eponima che risulta quarto con l’8,21% dei voti. 
Dopo quattro candidati di centrodestra o di destra, al quinto posto arriva l’uomo del Pd, Raniero De Filippis, dirigente della Regione Lazio. Chiude il corteo, il grillino Daniele Manzo che incassa appena il 2,17% dei voti, dimezzando quelli ottenuti dal Movimento 5Stelle nel 2015, quando incassò il 4,67%.
Il ballottaggio fra Parisella e Maschietto è di fatto un derby, l’ennesimo, tutto interno a Forza Italia fra Claudio Fazzone, uomo forte degli azzurri a Fondi, suo feudo elettorale, e Armando Cusani, ex azzurro e uomo forte a Sperlonga di cui è stato Sindaco. 
Se Fazzone viene riconosciuto da Maschietto come “regia e guida” della città - espressioni pronunciate dal candidato sindaco in occasione di un comizio di Matteo Salvini - Parisella ha incassato l’appoggio di Cusani testimoniato da immagini scattate che li ritraggono insieme anche a un aspirante consigliere comunale, Antonio Di Mugno, della lista civica La Mia Fondi.




Anche a Terracina, il più popoloso fra i Comuni al voto nel Lazio - con i suoi 44.233 abitanti e un’affluenza del 65,96% dei 36.777 elettori - si andrà al ballottaggio. E, come a Fondi, è una corsa tutta destra fra la candidata di Fratelli d’Italia, Roberta Ludovica Tintari che - con 41 sezioni scrutinate su 45 - incassa 8.952 voti pari al 44,09%. Contro, fra quindici giorni, ci sarà il candidato di Lega e Forza Italia, Valentino Giuliani che ha ottenuto 6.841 voti, corrispondenti al 33,7%.  
Dietro, staccatissimo e sotto la doppia cifra, c’è il gruppetto degli “altri”: Armando Cittarelli, ex assessore, presidente del circolo cittadino del Pd,  candidato Dem (1.411 voti, 6,95%); Gianfranco Sciscione, presidente uscente del Consiglio comunale, alla guida di una  lista civica con il suo nome, 1.297 voti (6,39%); Piero Vanni, artigiano, candidato del Movimento 5Stelle (916 voti, 4,51%) e, da ultimo, Gabriele Subiaco, ingegnere ambientale, volontario ambientalista, fra i fondatori del circolo di Legambiente di Terracina, sostenuto dalla lista Europa Verde che riceve 885 voti pari al 4,36%.



A Terracina sindaco uscente era Nicola Procaccini, di Fratelli d’Italia, eletto nel 2016 al Comune e dimessosi con un anno di anticipo essendo stato eletto al Parlamento Europeo. La Tintari gli è subentrata come facente funzioni dalle dimissioni fino alle elezioni. Valentino Giuliani, funzionario in una società regionale, la Lazioinnova, è il capogruppo della Lega in Consiglio Comunale ed è la “scommessa” elettorale dei referenti politici del Carroccio, Claudio Durigon e Francesco Zicchieri.
Anche allora, come in questa tornata elettorale, il centrodestra si presentò diviso: Fratelli d’Italia con Procaccini da una parte e Forza Italia con Gianluca Corradini dall’altra. La Lega nel 2016 era “Noi con Salvini” ed era schierata insieme a Fratelli d’Italia ricevendo 894 voti (3,67%). Oggi, invece, la Lega sostiene il candidato Forza Italia in contrapposizione a quello di Fratelli d’Italia e quadruplica i propri voti, passando a 3.876 divenendo il primo partito in città. Da registrare la performance del Movimento 5Stelle che quattro anni fa prese una percentuale analoga a oggi, il 4,74%. Da registrare invece il crollo del Pd che nel 2016 incassò 3190 voti, il 13,09%, e che oggi si ferma a 1.365 (6,99%).
Aumentano invece i voti per Fratelli d’Italia che passa dai 2.460 ricevuti nel 2016 (10,09%) ai 3.369 di oggi (17,26%), attestandosi come la seconda forza politica cittadina. Terzo partito a Terracina è la lista civica eponima della Tintari che incassa 3.036 voti pari in termini percentuali al 15,55.


Anche a Civita Castellana la competizione elettorale per il nuovo sindaco si chiude senza bisogno di ballottaggio. Vince al primo turno, con 3912 voti, pari al 50,62%, il candidato del centrodestra, Luca Giampieri. Nettamente staccato, al 20,99% con 1622 voti, il candidato del Pd, Domenico Cancilla Midossi. Terzo il candidato di Rifondazione comunista, Yuri Cavalieri, con 1244 voti (16,1%). Chiude all’ultimo posto, con 950 voti e il 12,29% il candidato dei 5Stelle Maurizio Selli.
In un biennio questa è la seconda elezione del sindaco a Civita Castellana: nel 2019 era stato eletto sempre per il centrodestra Franco Caprioli che, però, meno di un anno dopo si è dimesso per problemi di salute e dopo una serrata diatriba interna alla propria maggioranza. In città il primo partito è Fratelli d’Italia (1763 voti) seguito dal Pd (1654) poi Rifondazione (1179), Lega (1048), M5S (919) e, infine Forza Italia (667). Nel 2019 era la Lega a guidare con 2684 voti e i meloniani quarti dopo Pd e M5S.



Roberto Caligiore è confermato sindaco di Ceccano. Con 6.949 voti, pari al 51,15%, Caligiore si afferma al primo turno. Dietro, con il 29,95%, Marco Corsi, candidato del centrosinistra. Terza, Emanuela Piroli, alla guida di liste civiche di sinistra con il 21,9%. Caligiore era già stato eletto sindaco nel 2015 alla testa di una coalizione di liste civiche di centrodestra, battendo l’allora candidato del Pd, Luigi Compagnoni. Poi una serie di problemi e beghe interne hanno portato la maggioranza a sfiduciare il sindaco nel 2019. Caligiore, questa volta candidatosi direttamente con i simboli del centrodestra, finisce per battere il suo ex presidente del Consiglio comunale, Corsi, espressione di una serie di liste civiche di sinistra più il Psi ma privo del simbolo del Pd che, quindi, non si è direttamente presentato al voto. Da registrare che la lista eponima Caligiore sindaco è il primo partito cittadino con 1662 voti e il 12,68%. Seguono Fratelli d’Italia (11,59%) e Lega (9,61%)



sabato 7 dicembre 2019

RIFIUTI; NIENTE VOTO, 5STELLE SPACCATI. RAGGI ALL'ATTACCO DI ZIGARETTI. SINDCI DELL'HINTERLAND CONTRO IL CAMPIDOGLIO




Nessun voto: sette ore di seduta straordinaria del Consiglio comunale non sono bastate per finire le discussioni e votare gli ordini del giorno proposti da maggioranza e dalle opposizioni. Tutto rimandato alla prossima seduta, fissata per martedì 10
Movimento 5Stelle spaccato fra l’ala “raggiana” arroccata sul “no” a qualsiasi impianto dentro Roma e il manipolo dei comunali allineati sulle posizioni del consigliere regionale Marco Cacciatore favorevole alle decisioni della Regione. L’impasse dei grillini ha finito per far mancare il numero legale a lungo e così, alle 5 del pomeriggio, seduta chiusa e se ne riparla martedì con i voti sugli ordini del giorno prima dell’inizio dei lavori sul bilancio. 
In mezzo alle due fazioni pentastellate, l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis, che chiede il termovalorizzatore (“almeno due”) e si muove con Regione Lazio e Ministero della Difesa per chiudere sulle aree, “quattro, una per ogni quadrante della città” in cui realizzare siti di trasferenza.
La Regione Lazio e il Ministero dell’Ambiente, invitati a Palazzo Senatorio, hanno evitato di presentarsi. In compenso, presente un folto numero di Sindaci dei comuni dell’hinterland romano, fasce tricolori indosso. 
La seduta è scivolata sulla mezz’ora di dichiarazioni della Raggi che ha accusato direttamente la Regione e il suo presidente, Nicola Zingaretti, di tenere nell’emergenza la Capitale, di inerzia per la mancata approvazione del Piano Rifiuti, di adottare provvedimenti “emergenziali”. Secondo giro: la Raggi ha nemmeno troppo velatamente “ricordato” ai sindaci della provincia che 50 di loro si servono di Roma per smaltire i rifiuti e che “parlare di sub-ambito” per i rifiuti (l’autosufficienza di Roma nel suo territorio, ndr) potrebbe essere applicato anche alle “infrastrutture idriche” e che “se il sub-ambito viene portato avanti vuol dire che ciascuno penserà per sé, e questo vale per tutti i comuni della provincia”. Terzo attacco della Raggi: dopo aver elencato uno per uno i 50 Comuni che usano i Tmb romani per trattare i loro rifiuti, il Sindaco ha indicato in Fiumicino il comune più scroccone: “dopo 60 anni di conferimenti nella discarica di Malagrotta ha deciso di conferire i propri rifiuti nei Tmb di Malagrotta”. Replica di Esterino Montino, sindaco della cittadina litoranea: “Fino a 26 anni fa eravamo Roma il cui l'unico impianto di trattamento dell'organico di proprietà dell'Ama è a Maccarese, nel comune di Fiumicino”. Infine, la Raggi si è retoricamente domandata se vi sia un accordo politico-elettorale fra Zingaretti e il sindaco di Colleferro, Pierluigi Sanna, alla base della decisione di chiudere anticipatamente la discarica di Colleferro visto che nel Comune della Valle del Sacco si andrà al voto per il Sindaco il prossimo anno. Replica di Sanna, unico sindaco dell’hinterland a parlare in Aula Giulio Cesare: “Non c’è alcun accordo. Il contratto ventennale scade quest'anno. Le province di questa regione hanno dato tanto alla Capitale. Non andremo oltre: “lasciateci stare. Abbiamo già dato””. Se la Raggi ha centrato l’intero suo intervento nell’illustrare le mancanze di Regione e dei suoi predecessori, le opposizioni hanno avuto gioco facile nel rimarcare come, fra le parole del Sindaco, non ci fosse un solo accenno alle responsabilità del Campidoglio a trazione 5Stelle, come se a Palazzo Senatorio si fossero seduti ieri pomeriggio.