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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Eco Tech. Mostra tutti i post
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sabato 29 agosto 2020

RICICCIA IL CASO MASCHERINE FANTASMA

L’emergenza Covid sta ricominciando e torna in primo piano anche il caso “mascherine fantasma” che aveva popolato le pagine dei giornali durante l’emergenza in primavera.
La Regione Lazio ha, infatti, proceduto alla revoca di uno degli appalti -  850 mila camici e 1 milione di tute protettive - finiti nell’occhio del ciclone, quello a una società di Taranto, la Internazionale Biolife, appalto sul quale indagano la Procura di Roma e quella di Taranto.
Dopo quattro mesi di ritardo e con parte dei camici già inviati sequestrati dalla Guardia di Finanza, finalmente la Pisana si decide e revoca un appalto costato alle casse regionali 2,8 milioni di euro dei quali ora si chiede la restituzione maggiorata di un altro milione e 400mila euro per le penali. 
La notizia viene data da Le Iene che, insieme a Il Tempo e a Il Fatto Quotidiano, avevano seguito tutta la vicenda. Stando a quanto viene raccontato sul sito internet delle Iene, l’appalto viene assegnato il 30 marzo con l’impegno di consegnare le merci - 850mila camici e 1 milione di tute - entro l’8 aprile a Fiumicino. La prima consegna arriva solo il 3 giugno, due mesi di ritardo, e arrivano solo 150mila camici e niente tute. Il 26 agosto la Finanza notifica il sequestro dei camici alla Protezione civile regionale su disposizione della Procua di Taranto. A quel punto la Regione revoca l’appalto e chiede indietro i soldi: 4,2 milioni in tutto, di cui 1,4 di penali.
La Regione però fa anche sapere che non c’è un “buco” nelle casse regionali. I 2,8 milioni pagati come anticipo alla Biolife sono stati coperti dal mancato pagamento di mascherine che la Biolife aveva consegnato con altro appalto. La nota della Regione, dopo aver sottolineato la collaborazione con la Procura pugliese, sottolinea come “nessuno dei camici è stato mai distribuito” e “l'anticipo versato per la fornitura è stato interamente coperto” dato che non è stata “saldata una fornitura di mascherine, autorizzate e conformi, provenienti della stessa società”.
In realtà un problema per le casse regionali potrebbe esserci di riflesso: nell’intricatissimo gioco delle forniture di mascherine che ha visto protagonisti la Eco Tech e la svizzera Ex-Or, rientra anche la Biolife. Intanto perché quando la Eco Tech non ha consegnato le mascherine, la Regione le ha acquistate a prezzo maggiorato dalla Biolife. Ma poi perché, dalle carte, risulta sempre la Biolife come fornitore della Ex-Or a sua volta fornitrice della Eco Tech. “Purtroppo avevamo ragione. La Ecotech non era un caso isolato e sono confermati tutti i dubbi anche sulla Biolife”, commenta Roberta Angelilli (FdI).

giovedì 21 maggio 2020

MASCHERINE FANTASMA: LE POLIZZE SONO CARTA STRACCIA


In data 1° maggio 2020, con nota 392523, è stata acquisita la nota IVASS del 30.04.2020 all’allegato n. 5 con la quale si evidenzia che i documenti emessi dalla Seguros Atlas non sono idonei a fornire una copertura assicurativa”: ora c’è ufficialmente un “buco” nelle casse della Regione per oltre 14 milioni di euro. Le polizze fidejussorie esibite dalla Eco Tech non valgono il costo della carta su cui sono stampate. A dirlo è il vicepresidente della Regione Lazio, Daniele Leodori, che, ieri, rispondendo in Aula a un’interrogazione presentata dal capogruppo della Lega, Orlando Tripodi, ha dovuto ammettere che la Regione ha perso 14 milioni.

Il resoconto stenografico della seduta del Consiglio regionale del Lazio del 20 maggio
con la risposta del vicepresidente della Giunta, Daniele Leodori, all'interrogazione presentata
dal capogruppo della Lega, Orlando Tripodi, sulla validità delle polizze emesse
dalla Seguros Dhi-Atlas a garanzia degli anticipi dati alla Eco Tech. 

Milioni che la Regione conta di recuperare con un accordo con la stessa Eco Tech che ha promesso di restituire parte degli anticipi ottenendo indietro i soldi da quei fornitori che non hanno potuto onorare il contratto e, in parte, dalla vendita delle mascherine alle altre Regioni che le avevano ordinate alla stessa Eco Tech (Emilia Romagna, Veneto e Marche). 
Di sicuro, però, non li recupererà con la polizza che la Eco Tech avrebbe anche pagato cara: un premio di oltre 168mila euro per due fogli di carta che sono buoni per fare coriandoli. 
La vicenda è quella oramai nota delle “mascherine fantasma”: ordini per oltre 130 milioni di euro fatti dalla Regione in un mese di tempo (inizio marzo fino all’8 aprile) per reperire principalmente mascherine. Ordini, però, fatti a società improbabili: pochissimi operanti nel settore delle forniture sanitarie e molti altri commissionati a ferramenta, commercianti di lampadine, naturopati, editori e via dicendo. Alcune commissioni fatte a società inattive, altre a società che risultano aver iniziato la loro attività dopo la commessa regionale. Il risultato è che, a parte il caso Eco Tech, poche forniture sono arrivate complete, quasi tutte in ritardo e di almeno un paio si sono perse le tracce. Due fascicoli aperti: uno in Corte dei Conti e uno in Procura che per ora si limita all’analisi del solo caso Eco Tech.  

martedì 19 maggio 2020

MASCHERINE FANTASMA: NON C'È SOLO ECO TECH. TUTTI I "BUCHI" DELLE CONSEGNE ALLA REGIONE

Non c’è solo il caso Eco Tech. Le forniture di mascherine commissionate dalla Regione Lazio sono quasi tutte in ritardo e spesso incomplete.
I dati reali, quelli basati sulle bolle di consegna, non lasciano margini a dubbi: la Regione Lazio e la sua Protezione Civile non hanno saputo gestire in modo oculato la fornitura di mascherine durante la fase acuta dell’emergenza: sono stati spesi centinaia di milioni di euro, con affidamenti diretti, a società sovente quanto meno improbabili, per comprare mascherine. Il prezzo spesso decisamente elevato era motivato dalla necessità di un rapido approvvigionamento. Che non c’è stato: settimane di ritardo sulle scadenze previste e spesso le forniture risultano incomplete.

ACCESSO AGLI ATTI DELLA LEGA
Le prove le ha ottenute Orlando Tripodi, capogruppo della Lega in Consiglio regionale, che, pochi giorni dopo il 20 aprile – data dell’audizione del vicepresidente della Giunta, Daniele Leodori, di fronte le commissioni Bilancio e Protezione civile riunite in forma congiunta – ha fatto un accesso agli atti, chiedendo copia di tutte le bolle di accompagnamento e di tutti i certificati di conformità.

ECCO GLI ATTI

SHOPPING CON IL BANCOMAT DI PAPÀ
Fra tutti i vari affidamenti, ce ne sono alcuni che spiccano più di altri.
Come oramai noto, aziende che mai sarebbero state accettate a un tavolo simile dalla Regione, nei giorni fra il 2 marzo e l’8 aprile, ricevono laute commesse per comprare mascherine. Per molte di loro non solo vengono accettate promesse di forniture molto impegnative per milioni di pezzi, non solo a prezzi decisamente sostenuti, ma vengono anche pagati dalla Pisana bei soldi di acconto (spesso il 50% del valore della fornitura, altre volte il 20%) e, almeno fino al 20 marzo, non viene neanche richiesta la presentazione di una polizza a garanzia delle somme versate come anticipi. Unica concessione al rigore contabile: in caso di ritardi, nelle determine, è prevista una penale di 10mila euro per ogni giorno di mancata consegna.
Insomma, la Regione paga, paga in anticipo e pure bendata.
Vero è che non sono mica soldi del bilancio regionale. Lo spiega Daniele Laodori: “sono fondi dello Stato centrale”. Insomma, si fa shopping con il bancomat di papà.

WORLDWIDE LUXURY CORNER
Una delle società che ha destato l’attenzione di Consiglieri e stampa è la Worldwide Luxury Corner, società con sede a Ostia, di proprietà di Patrizia Colbertaldo, naturopata, già candidata nel 2008, alle elezioni per il Municipio lidense, in una lista civica a sostegno di Paolo Orneli, allora candidato minisindaco e oggi assessore allo Sviluppo economico della Giunta Zingaretti.
La Worldwide è inattiva dal 2017. Così certifica la Camera di Commercio e conferma la stessa Colbertaldo.
Vuol dire che l’ultimo bilancio utile è (almeno) del 2016.
Nonostante questo, la Worldwide riceve una commessa per reperire:
  • 2 milioni di mascherine chirurgiche monouso 2 grammi a 0,87€ al pezzo
  • 1 milione di mascherine chirurgiche 3 strati a 0,11€ al pezzo
  • 500mila maschere antiparticolato N95 a 3,06€ al pezzo
  • 2mila tute con copriscarpe, cuffia, polsini ed elastico in vita a 26,16€ al pezzo
  • 10mila occhiali medici trasparenti in policarbonato a 7,94€ al pezzo


Totale dell’affidamento: 4 milioni 284mila 298 euro
Anticipo: € 2.142.149,20 (50% del valore) senza polizza
Consegna entro il 27 marzo

Stando alle bolle esibite alla Lega, vengono portate alla Protezione civile con 9 diverse consegne un totale di 1.350 tute. Mancano all’appello 650 tute, tutte le mascherine e gli occhiali: quanto meno, di queste merci non c’è traccia nei documenti.






Non solo: ma i ritardi sono clamorosi: la prima consegna è del 20 aprile, 24 giorni dopo la scadenza dell’affidamento, per 450 tute. Seguono altre 8 consegne: 21, 22, 24, 27, 28, 29 aprile e poi ancora, 5 e 6 maggio. L’ultima bolla ha addirittura 40 giorni di ritardo sulla scadenza iniziale. In media, quindi, una fornitura di solo il 67,5% delle tute ha accumulato una media di 31 giorni di ritardo.
Non c’è traccia, nei documenti consegnati, di tutte le altre mercanzie.


In audizione il 20 aprile, Leodori dichiarò che la Regione aveva già “ricevuto parte della merce” e che erano in possesso di “altri nove AVB che sono i codici dei voli aerei”.

EUROPEAN NETWORK TLC
Altra società finita nel mirino della stampa è la European Network Tlc, di Andelko Aleksic, editore di una serie di riviste fra le quali spicca Novella3000.
Alla European la Regione affida con due determine di procurare 5milioni di mascherine FFP2 (il 19 marzo) e 430mila camici (il 25 marzo).
Valore totale della commessa: 26milioni 596mila euro.
Anticipi: €8.750.000 per le mascherine (50%) coperti con polizza Royal Mutua; e 2.150.000 € (50%) per i camici coperti con polizza Finapi.
Date di consegna: entro 10 giorni dal ricevimento degli anticipi, quindi, presumibilmente, il 29 marzo per le mascherine e il 5 aprile per i camici.
In realtà, dalle bolle di consegna risultano nominalmente consegnate 4.213.342 mascherine FFP2. Dopo i controlli, dato che molti colli erano aperti e danneggiati, i file della protezione civile riportano come effettivamente consegnati 4.199.914 pezzi. Mancherebbero, quindi, 800.086 pezzi.
Le consegne partono dal 30 marzo (un giorno di ritardo) e con altre 9 bolle, arrivano fino al 17 aprile. Ritardo medio di 18 giorni.

Il riepilogo delle bolle di consegna della European Network TLC


Per i camici, l’ordine era di 430mila pezzi ma ne vengono consegnati da bolle solo 381.300. Ne mancano 48.700.
La prima consegna è in netto anticipo di 4 giorni sulla scadenza e la seconda è con 13 giorni di ritardo (18 aprile) con un ritardo medio, quindi, di 5 giorni.

In audizione, il 20 aprile, Leodori disse: “tutto il materiale ordinato è stato completamente consegnato

PIO MACARRA
Società di proprietà di Luca e Federica Macarra, con sede centrale a Palestrina, riceve il 23 marzo una commessa dalla Regione per 1 milione di mascherine FFP2 per un valore totale di 3.599.000€
Anticipo pari al 50% per 1.799.500 € e data di consegna ultima entro il 3 aprile.
Le prime due consegne sono del 17 aprile (14 giorni di ritardo) per proseguire il 20, 21, 27 e 30 aprile (27 giorni di ritardo sulla scadenza) accumulando una media di 22 giorni di ritardo sulla data inizialmente prevista.


Il riepilogo delle bolle di consegna della Pio Macarra

Del milione di mascherine, le bolle di consegna ne dichiarano recapitate formalmente 989mila ma dopo il controllo della Protezione civile ne risultano solo 987.730: ne mancano, dunque 12.270 sulla fornitura comandata.

Il 20 aprile, in audizione, Leodori disse: “ne sono arrivate già per 505mila euro quindi per il 50% di ciò che avevamo anticipato (ndr: 1.799.500 diviso 2 = 899.750 €) e il residuo arriverà entro il 30 aprile”.

INTERNAZIONALE BIOLIFE
Società di Taranto, di proprietà di Giacomo De Bellis (45%), Antonio Formaro (45%) e della Advance Italian Technology srl (10%) che, contrariamente al nome, è una società bulgara con sede a Chirpan, in Bulgaria, nella provincia di Stara Zagora.
Riceve dalla Regione due commesse.
Il 27 marzo per fornire 3 milioni di FFP2 a 3 € al pezzo e 3 milioni di chirurgiche a 60 centesimi al pezzo. Spesa totale: 13milioni 176mila euro, con anticipo del 20% per 2.160.000€ e consegna entro il 30 aprile a Fiumicino aeroporto.
La seconda è del 1 aprile: 1 milione di camici impermeabili idrorepellenti con maniche lunghe al costo di 6 euro al pezzo e 1 milione di tute isolanti in TNT a 8 euro al pezzo per una spesa totale di 17.080.000 € con anticipo del 20% della somma per 2.800.000 euro e consegna entro l’8 aprile a Fiumicino aeroporto.
Nessuno dei due anticipi è coperto da polizza.
Il 20 aprile in audizione, Leodori disse che le mascherine erano in consegna “per oggi o domani”, cioè per il 20 o il 21 aprile e per i camici “consegna entro questa settimana ma sulle quali abbiamo un blocco doganale in Turchia documentato dai passaggi aerei del materiale”.

Al 7 maggio, data di consegna degli atti dalla Protezione civile alla Lega, non risulta consegnato ancora nulla.

WISDOM GLORY HOLDINGS
È una delle società dei Panama Papers, ovvero quelle scatole cinesi di società spesso fittizie con sedi che rimbalzano da un paradiso fiscale all’altro.
Nello specifico, questa società, stando ai documenti forniti dalla protezione civile, ha sede in Hong Kong, nel Kalok Building al 720 di Nathan Road, Kowloon indirizzo al quale fa riferimento Shi Guozhong il quale controlla il Great Leading Group limited con sede nelle Isole Vergini Britanniche che è intermediario del Kelsion Secretarial & Consultants limited che è sua volta intermediario di ben 26 diverse società, 25 delle quali con sede sempre nelle Isole Vergini Britanniche e due a Niue nell’arcipelago di Tonga. Tutte e 26 hanno come agenti lo studio legale Mossack Fonseca, quello dei Panama Papers. Di queste 26 società, solo 3 risultano ancora attive e tutte con sede nelle Isole Vergini Britanniche. Tutte le altre risultano fallite dopo lo scandalo Panama Papers.
La Wisdom Glory risulta fondata il 29 giugno 2019 e diretta da Gil Moche Back, cittadino israeliano residente a Raanana in Israele che divide le 38 quote societarie con Sylvia Beck.
La Wisdom Glory – stando alla documentazione consegnata dalla Protezione civile al presidente della Commissione Protezione civile Sergio Pirozzi - viene introdotta in Regione Lazio direttamente dall’ex presidente della Comunità Ebraica romana, Riccardo Pacifici, con un’email del 20 marzo diretta al vicepresidente, Daniele Leodori. Nel testo si legge: “Caro Daniele, scusami se ti scrivo solo adesso ma l'email era andata a finire nello spam e l'ho vista solo adesso punto come da richiesta di Nicola Zingaretti mi sono attivato per far fronte alle richieste di aiuto per la Regione Lazio […]. Beck Gil è un mio carissimo amico israeliano di Raanana che vive in Cina il quale opera nel settore di forniture sanitarie. Ho messo in copia conoscenza lo stesso Gil di cui ti do anche il suo cellulare e whatsapp [segue numero] affinché nella massima trasparenza possiate coordinare il tutto per acquisto diretto e senza importatori che possono far lievitare inutilmente i prezzi […]”.



Alla Wisdom Glory viene affidata una commessa per fornire 2 milioni di FFP2 a 2,30€ al pezzo per 4milioni 600 mila euro, esenti Iva, con un anticipo del 50% della somma per 2.300.000 € non coperti da polizza (ennesima dimostrazione di superficialità da parte della Regione che accorda un anticipo senza cautelarsi a una società che ha sede nei paradisi fiscali). Consegna che deve essere spedita entro e non oltre il 6 aprile.

Il riepilogo della bolla di consegna della Wisdom Glory

La dogana italiana accetta la spedizione il 15 aprile e all’apertura delle scatole, invece dei due milioni di pezzi ordinati se ne trovano dentro solo 1.744.800: mancano all’appello 255.200 mascherine. In aggiunta, nei documenti doganali forniti alla Lega, viene riportato il valore della spedizione come pari a € 3.786.216 contro i 4.600.000 dichiarati in determina per una differenza di oltre 813mila euro.

GOLDBEAM COMPANY
Società cinese che, dal Certificato di Registrazione numero 10921650-000-04-20-7 consegnati alla Lega, risulta aver iniziato la propria attività l’8 aprile 2020. Eppure il 1 aprile 2020 riceve una commessa dalla Regione per acquistare 2 milioni di FFP2 (nella versione cinese marcata KN95) e 2 milioni di chirurgiche. Le prime a 2 euro e 60 centesimi al pezzo e le seconde a 36 centesimi al pezzo. Valore totale dell’affidamento: 5 milioni e 920mila euro.
Anticipo pari al 50% per 2milioni e 960 mila euro senza polizza assicurativa a garanzia. +Spedizione da effettuarsi da Shangai entro il 7 aprile.
Al netto delle certificazioni allegate scritte tutte in cinese, al 7 maggio non risultano registrate e esibite alla Lega bolle di consegna della Protezione civile.

ECO TECH
Il caso più famoso è quello di Eco Tech: piccola società di vendita di lampadine a led, una sede ai Castelli, un bilancio di meno di 50mila euro, riceve con 3 determine – due del 16 marzo e una del 23 marzo – un affidamento per comprare 9 milioni e mezzo di mascherine: 2 milioni di chirurgiche; 3,5 di FFP2 e 4 di FFP3. Formalmente nelle determine di affidamento c’è scritto che saranno tutte di marca 3M. Si scoprirà dopo che solo le FFP2 e le FFP3 sono 3M. Le chirurgiche no.
Valore globale degli affidamenti: 35 milioni 823mila 950 euro. Anticipi versati: 13 milioni e 520mila euro senza polizze a garanzia.
Scadenza iniziale delle consegne: il 23 marzo, il 30 e il 6 aprile.

Nella documentazione consegnata dalla Protezione civile al presidente della Commissione Protezione civile Sergio Pirozzi, risulta che la prima offerta perviene dalla Eco Tech alla Regione il 13 marzo e sarà poi formalizzata nella determina G03089 del 23 marzo e fa riferimento a 2 milioni di FFP2 tipo 8210 N95 e 1 milione di pezzi per le FFP3 9932 della 3M. Il 15/03 giunge la seconda offerta poi finalizzata nella prima determina di affidamento, la G02801, per un milione e mezzo di FFP2 8210 N95 e un milione di FFP3 9332 della 3M. Infine, al protocollo regionale, il 16 marzo, viene registrata la terza offerta Eco Tech per 1 milione di FFP2 8210 N95, un milione di FFP3 9332 della 3M e 2 milioni di chirurgiche triplo strato, che troverà poi consacrazione nella seconda determina, la G02802, del 16 marzo stesso.
Tutte e tre le proposte Eco Tech sono firmate da Riccardo Mondin e non dall’amministratore unico della società, Anna Perna (moglie di Mondin).

Trascorse le scadenze senza che arrivi nulla, la Regione procede all’annullamento in autotutela di due determine su 3 (quella non annullata è quella con la data di scadenza più lontana), cosa che avviene fra il 29 marzo e il 2 aprile.

Questo è il certificato SGS esibito alla Regione per attestare l'esistenza della partita di mascherine

L’8 aprile, dopo una serie di colloqui con l’avvocato dell’azienda, la Eco Tech esibisce dei certificati SGS (la SGS è una società svizzera che certifica l’esistenza reale di merci) e si offre di garantire gli anticipi con polizze. La Regione accetta ad occhi chiusi e il 10 aprile emette una “novazione” delle due determine che erano state precedentemente annullate.
Nuove scadenze per tutte le consegne: il 17 aprile.

Solo che i certificati SGS sono falsi: abbiamo chiesto personalmente alla SGS il controllo e l’email di risposta non lascia adito a dubbi: “We regret to inform you that this is not an original SGS document. This document is thus of no value whatsoever and we advise you not to rely on it for any purpose” ovvero: “ci spiace informarti che questo non è un document SGS originale. Questo documento non ha alcun valore e ti suggeriamo di non farvi affidamento per nessuno scopo”.
Un controllo eseguito dalla SGS in meno mezza giornata e che la Regione pare non aver fatto visto che ha accettato supinamente l’esibizione dello stesso da parte di chi non si era già dimostrato affidabile.
L'email della SGS che attesta la falsità del certificato esibito alla Regione.
Sono state necessarie alla SGS 12 ore e 30 minuti per la verifica 


Al momento, impossibile sapere “chi” ha effettivamente creato questo falso certificato e quindi chi, Regione a parte, è il truffato e chi il truffatore.
Certo è che chi lo ha ricevuto non ha comunque pensato di controllarlo.
E se la buona fede può essere un valido motivo di giustificazione per le aziende non lo è di certo per la Regione che, con la diligenza del buon padre di famiglia, avrebbe comunque dovuto fare un controllo facile e veloce.
Fatto sta che le determine annullate vengono rinnovate grazie, appunto, al certificato SGS e alla promessa di polizza.

Passa anche il 17 aprile e solamente i due milioni di mascherine chirurgiche vengono consegnati: l’11 aprile 800mila pezzi, il 15 aprile 650mila pezzi e il 19 aprile 346mila pezzi. In totale, la Protezione civile riceve 1 milione 796mila mascherine chirurgiche 3 strati.
Ritardo a parte (dovevano arrivare entro il 6 aprile) ne mancano comunque 204mila.

Per le FFP2 e FFP3 la Regione, magnanimamente, concede senza nessun atto scritto, un’altra settimana di tempo e la nuova scadenza è fissata arbitrariamente al 24 aprile.
La motivazione è sempre l’esistenza del certificato SGS anche se le polizze promesse ancora non ci sono e l’impegno che il 23 aprile sarebbe partito il cargo alla volta dell’Italia, almeno così certifica il Consolato italiano a Shanghai il 20 aprile.

20 aprile che è anche la data dell’audizione di Leodori di fronte le Commissioni consiliari. Si va in scena e le polizze ancora non ci sono.
Un fitto scambio di email fa capire come la Regione prema per averle, tanto che Leodori in Commissione (che è atto pubblico) si azzarderà a dire che le polizze ci sono e sono della ITC Brokers, ma che fra gli assicuratori ci sia un gioco a rimpiattino.
Fatto sta che alla fine due polizze, per una copertura totale di 14 milioni di euro, saltano fuori: le emette la SEGUROS DHI-Atlas, società della Repubblica dominicana con sede a Londra e di proprietà di un italiano, Andrea Battaglia Monterisi, sotto processo a Benevento con l’accusa “di aver reimpiegato nella Puntofin SpA i proventi economici dell’attività delittuosa del clan Pagnozzi con l’aggravante di aver commesso il fatto nell’esercizio di un’attività professionale consistita nell’attività di garanzia espletata mediante il rilascio di polizze fidejussorie al fine di agevolare il clan camorristico Pagnozzi”.
Solo che la Regione, al netto del cambio di broker che le ha emesse, acquisisce al protocollo le due polizze SGUROS solo il 21 aprile, quindi dopo la seduta di Commissione durante la quale, quindi, contrariamente a quanto dichiarato da Leodori, la Giunta in mano non aveva nulla.
Le due polizze emesse dalla SEGUROS DHI-Atlas. In altro, le date
e i numeri del protocollo con cui la Regione le ha acquisite

Passa il 24, l’aereo non arriva e il 25 finalmente si revocano gli affidamenti e si chiedono indietro i soldi.
La Eco Tech, a dimostrazione della propria buona fede, propone alla Regione un piano di restituzione dei soldi degli acconti che la Regione, magnanimamente, accetta. E intanto, dice Zingaretti in Consiglio regionale, fa partire le pratiche per escutere le due polizze. Che, entro il 15 maggio, dovrebbero essere state pagate. Ovviamente, silenzio totale sul fatto.  



POLITICA: A SINISTRA DALLE MINACCE DI QUERELA ALLA CACIARA; A DESTRA FUOCO INCROCIATO
Il caso “mascherine fantasma” nasce il 7 aprile quando Il Messaggero si accorge che una delle comande della Protezione civile per l’acquisto di mascherine era saltata nonostante il pagamento di un sostanzioso anticipo, 11 milioni di euro. È il caso Eco Tech.



Subito dopo, la consigliera regionale di Fratelli d’Italia, Chiara Colosimo, inizia la battaglia per avere chiarezza. Via via, si uniscono anche altri consiglieri di opposizione: Tripodi, Daniele Gannini e Laura Corrotti (Lega); Sergio Pirozzi, Giancarlo Righini e Fabrizio Ghera (FdI); Francesca De Vito (M5S). Il caso finisce alla Camera, con Fabio Rampelli e Francesco Lollobrigida (FdI) e con Roberta Angelilli; e pure all’Europarlamento, con la deputata leghista Laura Baldassarre.
Dalla maggioranza di centrosinistra, supportata anche dagli organi di comunicazione istituzionale della Giunta, partono accuse di sciacallaggio, di propalazione di fake news e minacce di querela.
L’inchiesta, però, va avanti: prima la Corte dei Conti, poi la Procura di Roma aprono due fascicoli e, anche grazie ad alcuni giornali – Il Tempo, La Verità, Il Fatto Quotidiano, Il Giornale, Etruria News (Repubblica è il grande assente: non una sola riga è stata scritta neanche il giorno delle perquisizioni dei finanzieri in Regione) – la maggioranza deve arrendersi: dalle minacce di querela per fake news si passa alle ammissioni di colpa ma “in buona fede” con un disperato tentativo di minimizzare il tutto e spostare l’attenzione sui numeri relativamente contenuti della pandemia come prova che tutto è stato comunque tenuto sotto controllo.

venerdì 15 maggio 2020

MASCHERINE FANTASMA; ZINGARETTI: "CHI HA SBAGLIATO, PAGHERÀ. DA OGGI SI CAMBIA"




Sulla gestione della pandemia Coronavirus nel Lazio si va verso l’istituzione di una Commissione speciale: lo ha deciso il Consiglio regionale del Lazio che, nei prossimi giorni, deciderà sulla operatività. Ieri, seduta dedicata al Covid-19 e al caso “mascherine fantasma” alla presenza di Nicola Zingaretti, presidente della Giunta.
Come da previsioni, Zingaretti ha ringraziato le opposizioni: “Più trasparenza c’è e meglio è. Hanno fatto bene le opposizioni a vigilare, denunciare e indicare i problemi”. Spiega il Presidente: “Eco Tech ci ha comunicato di avere sottoscritto accordi con le sue aziende fornitrici per la restituzione dell’intera somma dell’accordo erogato e la firma di una transazione che fissa un puntuale piano di rientro e su questo si è avviata una procedura di restituzione. Vigileremo con grande rigore perché l’impegno sia rispettato fino a quando l’ultimo euro non ritornerà in cassa”. E sulle polizze fidejussorie esibite da Eco Tech, Zingaretti aggiunge: “va avanti anche l’iter che riguarda le polizze. L’1 maggio è già stata chiesta la loro escussione e domani (oggi per chi legge, ndr) è il termine ultimo per la loro riscossione”. E per il futuro, Zingaretti, dopo aver rimarcato il ruolo nella vicenda del vicepresidente Daniele Leodori (“mi ha sostituito in momenti difficili”) annuncia un “audit” per stilare un nuovo piano operativo per altre emergenze simili. 
A parte un paio di richiami alla magistratura, il caso finisce così. Il resto della relazione e della replica, Zingaretti lo dedica ad esaminare la fase 2 nel Lazio: riaperture per bar e ristoranti anche con consumo sul posto, riavvio dell’attività per barbieri, parrucchieri, estetisti, banchi non alimentari nei mercati; poi sport (“ma senza l’uso degli spogliatoi”) e spiagge (“quelle libere devono restare tali”). Altri passaggi sugli aiuti economici: “28mila domande di Cassa integrazione pagate su 70mila presentate. Poche”.
Nel successivo dibattito in Aula, durato fino al tardo pomeriggio, spesso in un eloquio improbabile fatto di inglese masticato, italiano alla Luca Giurato e di virus invisibili (come se ne esistessero di visibili), la maggioranza ha puntato tutto sui numeri: contagi contenuti nel Lazio quindi siamo stati bravi e il caso Eco Tech è un incidente casuale di percorso. E opposizioni barricadere: Fratelli d’Italia e Lega all’attacco a testa bassa con tutti i loro esponenti e particolarmente incisivi gli interventi di Chiara Colosimo, Sergio Pirozzi e Giancarlo Righini che parlano di “inadeguatezza”, “sciatteria amministrativa” e “photoshop di documenti”. Duro il leghista Daniele Giannini (“emergenza sottovalutata”); anodino l’intervento della grillina Roberta Lombardi (“sistema sanitario regionale impreparato”) se paragonato a quello della collega Francesca De Vito: “La Regione annulli le forniture non arrivate”.
Da Roberta Angelilli, membro dell’esecutivo di FdI, parte un nuovo fronte: “fra revoche e blocchi in dogana mancano ancora quasi 16 milioni di mascherine per quasi 50milioni di valore”. 


lunedì 4 maggio 2020

MASCHERINE FANTASMA; TERMINI SCADUTI, IL LAZIO BATTE CASSA A ECO TECH



Il termine è scaduto formalmente da tre giorni: i soldi degli anticipi Eco Tech, in totale 14 milioni e 570 mila euro, che la Regione rivuole indietro non sono arrivati. 
L’avvocato Giorgio Quadri, legale della Eco Tech, annuncia: “La Giosar (insieme alla svizzera Exor, uno dei fornitori di Eco Tech, ndr) ci ha annunciato la volontà di restituire 4 milioni e 700 mila euro di acconto che noi gireremo alla Regione”. Così fosse, la cifra totale da restituire sarebbe “solo” di 10 milioni di euro e invece di due, la Regione dovrebbe incassare solo una polizza dalla Seguros DHI-Atlas, la società di brokeraggio che ha garantito il 20 aprile, con due polizze fidejussorie, scorso i soldi versati come anticipo dalla Regione. 
Nel frattempo, però, emergono nuovi dettagli dai documenti che il vicepresidente della Regione Lazio, Daniele Leodori, ha consegnato ai Consiglieri regionali dopo la seduta congiunta delle Commissioni Bilancio e Protezione civile del 20 aprile scorso. 
Fra questi, uno degli elementi di maggior rilievo è la destinazione dei dispositivi acquistati dalla Regione a tutta una serie di strutture.
Ciò che salta all’occhio è che la Regione, nelle sue diverse articolazioni, fino al 17 aprile si è presa 288.351 pezzi. 
Più esattamente: 100.402 mascherine FFP2 sono finite nei vari uffici regionali. Quasi tutte, poco già di 99mila, le ha avute la Direzione Politiche sociali. Poi ne sono state date alla direzione “Area Politica del Farmaco” (470 pezzi); 70 alla Protezione civile del Lazio; 100 alla Giunta regionale più altre 442 inserite nelle note a piè di lista delle consegne quotidiane. In almeno due occasioni - il 7 e il 14 aprile - ne sono state assegnate 140 a volta, per coprire il fabbisogno di una settimana dei 20 autisti in servizio in Regione. 
Giusto per fare un raffronto: a medici e infermieri delle ambulanze del 118, nello stesso identico periodo, ne sono state consegnate appena poco più di 73mila. Ed è la struttura sanitaria che ne ha ricevute di più. A seguire, il Policlinico universitario di Tor Vergata, quasi 69mila pezzi. Poi via via a scendere alcune Asl, il San Camillo (49mila scarse) il Sant’Andrea (41mila) fino scendere allo Spallanzani. Uno dei centri nazionali per le malattie infettive e quello di punta della Regione ha ricevuto solamente 23.660 pezzi di FFP2.
Le stranezze sulle consegne, però, non si esauriscono con i numeri delle sole FFP2. È curioso vedere come abbiano preso la strada della Regione anche 220 calzari corti e 50 lunghi (i copriscarpe), 220 cuffie copricapo, 11 litri di disinfettante, 24 mascherine FFP3; 172.690 mascherine chirurgiche e 7400 monovelo (i panni da spolvero dei primi giorni). Poi, ancora, 37 occhiali protettivi, 232 tute di protezione, 10 visiere e ben mille tamponi nasofaringei. Non male per uffici semichiusi in smart working.

venerdì 1 maggio 2020

MASCHERINE FANTASMA; SCADONO I TERMINI PER RESTITUIRE GLI ACCONTI


Sono quattordici milioni e 570mila euro quelli che, entro oggi, la Eco Tech dovrebbe restituire alla Regione Lazio: 13 milioni 520 mila euro sono gli anticipi da rimborsare, 320mila euro sono le penali e 730mila la somma che la Regione ha dovuto spendere per sostituire sul mercato una parte della fornitura che Eco Tech non ha portato.
Soldi che la Eco Tech non ha più in mano, avendoli utilizzati per pagare parte della fornitura e parte delle spese di spedizione. 
Da domani, quindi, la Regione dovrà andare a bussare alla Seguros DHI-Atlas, la società che ha emesso la polizza fideiussoria a garanzia dei 14 milioni anticipati dalla Regione. E si capirà a quel punto se è vero ciò che il capo della Protezione civile regionale, Carmelo Tulumello, ha firmato nelle revoche Eco Tech e cioè che il capitale della Seguros al “19 settembre 2019 risulta pari a 31.789.000” sterline inglesi, equivalente a poco meno di 36milioni e mezzo di euro.
L’avvocato Giorgio Quadri, difensore della Eco Tech, spiega: “Al di là del ricorso al Tar contro la revoca, noi stiamo cercando di evitare l’escussione della polizza attraverso la restituzione dei soldi. Abbiamo un accordo con la Giosar (uno dei fornitori, ndr) che ha dichiarato di volerci restituire i 4 milioni e 740mila euro di anticipo che rimanderemo subito alla Regione Lazio”. Per la copertura degli altri 10 milioni, la Eco Tech conta di riuscire comunque a completare l’arrivo di una parte delle forniture e, consegnandole alle Regioni Veneto ed Emilia-Romagna, di incassare a sufficienza per restituire quanto manca al Lazio. 
Intanto, l’indagine sulla “mascherine fantasma” si allarga anche alla Exor. Gli uomini della Guardia di Finanza stanno infatti concentrando il loro lavoro su alcuni certificati Sgs per verificare se siano regolari. Si tratta di documenti con i quali la Exor ha certificato ella Eco Tech l’esistenza delle mascherine ordinate. Ed è proprio grazie a quei certificati che la Protezione Civile Lazio ha prorogato il contratto con la Eco Tech nonostante le palesi difficoltà dell’azienda di Frascati nel farle arrivare nella Capitale. L’indagine verte dunque sui certificati Sgs forniti dalla società Svizzera. Anche le autorità elvetiche infatti starebbero indagando sulla Exor.
Il caos politico non accenna a scemare: Fratelli d’Italia chiede la convocazione di un Consiglio regionale straordinario e, come scrive il capogruppo alla Camera, Francesco Lollobrigida, “Non permetteremo che qualcuno sfugga alle proprie responsabilità”. Anche la Lega alla Pisana tiene nel mirino la Giunta Zingaretti: “Come mai il capo della Protezione Civile, Tulumello, scappa dalle nostre domande? Ci sono altre società inadempienti sulla fornitura dei dispositivi di protezione individuale? Nicola Zingaretti venga subito in aula”.


martedì 28 aprile 2020

MASCHERINE FANTASMA, BLITZ DELLE IENE IN REGIONE


Andrà in onda questa sera a Le Iene il caso “mascherine fantasma” alla Regione Lazio. E certo, né la Protezione civile e i suoi funzionari, né lo staff della Regione ne escono bene. Anzi, escono decisamente ammaccati. 
La Regione Lazio, coi soldi dello Stato centrale, compra una serie di beni per fronteggiare il Coronavirus. Soprattutto, mascherine
Solo che gli acquisti non vengono fatti dai fornitori abituali ma vengono affidati, senza gara d’appalto, a società spesso assai improbabili. Chi era inattivo, chi vende carte da parati e vernici, chi si occupa del benessere sessuale. E poi c’è il caso nel caso, l’affidamento Eco Tech: nove milioni e mezzo di pezzi da comprare, 3,5 milioni di FFP2, 4 di FFP3 tutte di marca 3M e 2 di chirurgiche. Tre affidamenti in totale con consegne il 23 marzo, il 30 marzo e poi a finire entro il 6 aprile. Commessa da 35,8 milioni di euro, 16,6 dati in anticipo e senza cautelarsi con una polizza. 
Risultato, arrivano, in ritardo, solo le chirurgiche. Le FFP2 e le FFP3 non arriveranno mai. E i soldi degli anticipi al momento non sono recuperati. 
Procura che indaga, Guardia di Finanza che acquisisce la documentazione e svariati personaggi iscritti nel registro degli indagati con l’accusa, per ora, di “inadempimento in pubbliche forniture”. 
A sollevare il caso, ricordano le Iene, prima la consigliera regionale Chiara Colosimo e poi Roberta Angelilli, di Fratelli d’Italia, che da esponenti del Pd e dallo staff della Regione vengono accusate di spargere “fake news”. 
Le Iene, nella puntata in onda questa sera, ricostruiscono tutti gli eventi e cercano di avere un confronto con alcuni dei protagonisti: il capo della Protezione civile, Carmelo Tulumello, scortato dal capo ufficio stampa di Zingaretti, Emanuele Lanfranchi. Poi, ancora, per conto Eco Tech, viene sentito Sergio Mondin, il marito dall’amministratrice unica dell’azienda. E l’avvocato Giuseppe Cavallaro, legale di Luciano Rattà, uno dei rappresentanti della azienda svizzera Exor, il quale il 19 marzo spedisce in Regione un preventivo per mascherine 3M per conto Exor a un prezzo decisamente inferiore (2,53€ a pezzo) rispetto a quello proposto dalla Eco Tech (3,60 €/pezzo) la quale però compra dalla stessa Exor. Un giro infernale, con il duo Tulumello/Lanfranchi che cerca di buttarla in caciara sui preventivi lasciando nelle Iene il dubbio: “non capiamo se ignorano che gli era arrivata un’altra proposta per quelle stesse mascherine ad un prezzo inferiore oppure se semplicemente cercano di capire se abbiamo in mano le prove di quello che stiamo dicendo.

sabato 25 aprile 2020

MASCHERINE FANTASMA; LA REGIONE RESCINDE IL CONTRATTO CON ECO TECH


Eco Tech addio. La Regione, nella tarda serata di ieri, ha annunciato la rescissione del contratto con la società dei Castelli romani: “Visto il mancato rispetto di tutti i termini concessi alla società Eco Tech, compreso quello legato alla mancata consegna della merce con volo del 23 Marzo, e preso atto che la Ecotech pur avendo proposto di completare le forniture non è stata in grado di dare certezze sui tempi e sulle modalità, la Regione Lazio ha deciso di procedere alla risoluzione dei contratti con la suddetta società con la conseguenza di intimare alla Ecotech di restituire il denaro ricevuto entro 5 giorni, (pena l’escussione della polizza fideiussoria appositamente rilasciata), nonché di risarcire tutti i danni”, recita la nota che ribadisce “la Regione Lazio come parte lesa”. La firma della revoca sarà apposta questa mattina. Al netto dell’inchiesta della Procura di Roma, ora si aprono tre partite. La prima: la reale possibilità che la Regione recuperi i soldi anticipati alla Eco Tech. La seconda, sulla tenuta del capo della Protezione civile, Carmelo Tulumello. L’ultima, politica, che investe in pieno il vicepresidente della Giunta, Daniele Leodori (Pd), che aveva garantito ai Consiglieri regionali l’arrivo della partita Eco Tech. Non a caso, ieri, la Lega alla Pisana ha martellato sulle mascherine chiedendo le dimissioni di Tulumello e di Leodori.

giovedì 23 aprile 2020

POLIZZE E CONSEGNE, IL CASO MASCHERINE FANTASMA NON È ANCORA CHIUSO


A parte il sequestro di tutte le carte dei rapporti fra la Regione Lazio, la Protezione Civile e la Eco Tech, la vicenda “mascherine fantasma” è ben lungi dall’esaurirsi.

IL GIALLO POLIZZE
A tenere banco è la vicenda delle polizze fideiussorie
Il riassunto è che, quando le mascherine - nove milioni e mezzo di pezzi fra chirurgiche, FFP2 e FFP3 per un valore di 35,8 milioni - acquistate dalla Regione presso la Eco Tech il 16 e il 20 marzo non sono arrivatene tempi previsti, la Regione ha prima cancellato due affidamenti su tre, il 29 marzo e il 2 aprile. Poi, il 10 aprile la Regione ci ripensa e rinnova i due contratti annullati con la Eco Tech. Fra le condizioni per rinnovare gli affidamenti c’era la “disponibilità” della Eco Tech a fornire polizza a garanzia degli acconti ricevuti, in totale 16 milioni 655mila euro. La nuova scadenza per le consegne era il 17 aprile. Le polizze vengono firmate il 20 e protocollate in Regione il 21. 
Doppio giallo: il 20 aprile, parlando ai Consiglieri delle Commissioni Bilancio e Protezione civile, il vicepresidente della Giunta, Daniele Leodori, ha annunciato di avere le polizze a garanzia emesse dalla ITC Broker. Peccato che il protocollo regionale sia del giorno successivo e che le polizze non siano della ITC Broker ma della Seguros DHI-Atlas, società della Repubblica Dominicana con una sede a Londra.

LEGA: INTERROGAZIONE SULLE POLIZZE
Polizze che lasciano aperti davvero molti dubbi non sulla loro correttezza formale quanto sulla reale efficacia delle stesse. Le polizze sono due, una che “copre” 10 milioni di euro e l’altra per 4 milioni. Il capogruppo leghista alla Pisana, Orlando Tripodi, ha presentato un’interrogazione a Zingaretti e Leodori in cui, dopo aver ripercorso gli eventi e sottolineato le discordanze delle dichiarazioni di Leodori in Commissione con le carte protocollate, scrive, a proposito della Seguros DHI-Atlas che “da un’inchiesta giornalistica si desume che la società ha cambiato molti amministratori, è stata pressoché inattiva negli ultimi otto anni e che le polizze emesse portano l’ordine cronologico 0001 e 0002. Insomma, un’assicurazione - scrive Tripodi - che ha emesso le due prime polizze dell’anno grazie ad Eco Tech” definendo una “pura formalità” la “garanzia delle prestazioni”, per concludere l’interrogazione, chiedendo a Zingaretti e Leodori di spiegare “come intendono recuperare le somme versate anticipo qualora le garanzie fornite risultassero inadempienti”. 

L’INTRECCIO NELLE CARTE
C’è un secondo aspetto sa chiarire che emerge leggendo le carte della Regione. Nella determine con cui i contratti alla Eco Tech sono stati “novati” il 10 aprile, si legge che l’”8 aprile” gli avvocati che assistono la Eco Tech, hanno prodotto “documentazione del proprio fornitore esclusivo EXOR S.A. che circostanziava l’effettiva sussistenza degli ordini della ECO.TECH”. Quindi, qualora lo avesse ignorato fino a quel momento, dall’8 aprile la Regione è sicuramente consapevole che sta acquistando dalla Eco Tech a un prezzo molto superiore esattamente ciò che la Exor aveva offerto il 19 marzo a un prezzo inferiore. 

POSSIBILI SCENARI
Il vicepresidente della Regione, Leodori, davanti alla Commissione del 20 aprile ha annunciato che oggi, giovedì, il volo delle mascherine dovrebbe partire da Shangai. Prima si fermerà a Zurigo e poi dovrebbe arrivare a Roma. E molti nella maggioranza pensano che l’arrivo delle mascherine potrebbe acquietare le inchieste giornalistiche e degli inquirenti. 
Ma, qualora le mascherine non dovessero arrivare venerdì - peraltro con una settimana di ritardo anche sulla nuova scadenza post rinnovo che era prevista per il 17 aprile - gli scenari che si aprono riguardano la possibilità di rescissione del contratto con Eco Tech con il recupero dei soldi tramite le fideiussioni, eventuale banco di prova della loro solidità. Oppure la possibilità delle dimissioni del capo della Protezione civile, Carmelo Tulumello, che diverrebbe di fatto il capro espiatorio di questo caos.