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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Linda Meleo. Mostra tutti i post
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mercoledì 9 settembre 2020

CENTRO OSTAGGIO DEI CANTIERI LUMACA



Cantieri, cantieri e poi ancora cantieri: aperti non durante la quarantena con traffico zero, né nei mesi estivi con traffico ridotto. Aperti più o meno tutti nelle ultime giornate. 
Così a piazza Venezia, pur in presenza di flussi di traffico contenuti sia per il periodo senza scuole che per la riattivazione della ZTL, il caos regna sovrano. Si rifanno i sampietrini con squadre di operai che stanno lì, in una sorta di enorme gimcana fatta di transenne e reti da pollaio arancioni. Sono i lavori dl Giubileo, quello di Papa Francesco del 2015, con i finanziamenti, poco più di cinque milioni e mezzo di euro, stanziati dallo Stato e delibera dell’allora Giunta Marino. 
Alla fine, il Giubileo è passato, con la Porta Santa chiusa a novembre del 2016, l’aggiudicazione dei lavori è arrivata a dicembre dello scorso anno. Poi, fra Covid e abituali lentezze del Campidoglio, il risultato è che i cantieri sono iniziati già da alcuni mesi ma si andava a pezzi piccolini. Ora, invece, la Piazza è praticamente ridotta a uno striminzito budello: da via del Corso a piazza San Marco, dove ci sono i capilinea di Atac, è tutto un cantiere che si interseca con quello di via IV Novembre dove invece di essere risistemati, i sampietrini vengono tolti e sostituiti con asfalto. Stesso discorso di piazza Venezia: soldi del Giubileo 2015. Da settimane il sindaco Raggi, l’assessore ai Lavori pubblici, Linda Meleo, e qualche consigliere grillino inondano l’etere (e i cellulari dei giornalisti) di fanfare propagandistiche su lavori che dopo sei mesi ancora vedono lontana la fine dei lavori su questi 415 metri di strada.
Lasciandosi piazza Venezia alle spalle, altro cantiere è alla Bocca della Verità con le corsie di marcia a salire verso il Circo Massimo ridotte da tre a due. A seguire, il cantiere apparentemente abbandonato per la creazione della pista ciclabile su Lungotevere Aventino fino a Ponte Sublicio: un po’ di vernice, qualche sostegno in ferro infisso nell’asfalto ma, almeno qui, di operai e mezzi neanche l’ombra. 
Al contrario, il cantiere di via Francesco Crispi, stradina di collegamento fra via Due Macelli e via Sistina va avanti da tempo immemore ma, almeno ieri, i lavori andavano avanti.
Infine, fra i cantieri del centro, prosegue quello di via Sistina, finanziato con mezzo milione di euro dal I Municipio (e non dal Campidoglio) che da via Crispi a Trinità dei Monti sono conclusi mentre sono in corso dal Teatro Sistina a piazza Barberini. L’unico problema è che alla fine del cantiere, la strada sarà restituita alla cittadinanza così com’era: stretti marciapiedi che favoriscono la doppia fila. 
Insieme a questi che sono i principali cantieri nel centro, in tutta la città si segnalano svariati micro lavori, come ad esempio a Trastevere, con ripercussioni sul traffico.

Piazza Bocca della Verità

Piazza Venezia sotto la Cordonata del Campidoglio

I capilinea dei bus a piazza Venezia
Piazza Venezia

Piazza Venezia lato via del Plebiscito
Via Francesco Crispi



mercoledì 8 luglio 2020

STADIO DELLA ROMA, OK AGLI ATTI MA SLITTA ANCORA IL VIA LIBERA POLITICO AL VOTO

La due diligence è ok ma il via libera politico a portare in Aula il progetto Stadio della Roma ieri sera non è arrivato. E ci vorranno, ancora, alcuni giorni prima che politicamente l’Amministrazione Raggi chiuda il cerchio. 


La riunione fiume sul progetto Stadio della Roma è iniziata con 50 minuti di ritardo rispetto alle 18.30, orario inizialmente previsto, e si è protratta fino alle 22.30.
Tre ore abbondanti dunque che sono servite ai funzionari comunali per spiegare, dettagliare, illustrare ai Consiglieri comunali tutti i risvolti tecnici delle carte: i calcoli sugli espropri, quelli sui costi degli oneri concessori da riscuotere dal privato. E poi, appunto, gli aspetti procedimentali che, oramai, si possono considerare al sicuro da qualunque possibile ipotesi corruttiva. 

All’incontro erano presenti il sindaco, Virginia Raggi, gli assessori all’Urbanistica, Luca Montuori; alla Mobilità, Pietro Calabrese e ai Lavori pubblici, Linda Meleo.
Poi, i funzionari che hanno lavorato al dossier: Roberto Botta, vicedirettore generale del Comune e Gabriella Acerbi, segretariato Generale; i direttori dei Dipartimenti Urbanistica, Cinzia Esposito; Mobilità, Carolina Cirillo; Lavori pubblici, Fabio Pacciani; e per l’avvocatura capitolina Nicola Sabato

Fra gli eletti 5stelle, erano 26 i presenti (non proprio tutti per tutto il tempo): Alessandra Agnello, Roberto Allegretti, Francesco Ardu, Annalisa Bernabei, Maria Agnese Catini, Carlo Maria Chiossi, Andrea Coia, Roberto Di Palma, Daniele Diaco, Angelo Diario, Simona Donati, Paolo Ferrara, Simona Ficcardi, Eleonora Guadagno, Gemma Guerrini, Donatella Iorio, Giuliano Pacetti, Cristiana Paciocco, Carola Penna, Sara Seccia, Massimo Simonelli, Costanza Spampinato, Enrico Stefàno, Angelo Sturni, Marco Terranova e Maria Teresa Zotta

Un solo assente, il presidente del Consiglio comunale, Marcello De Vito, non invitato all’incontro al quale, invece, ha partecipato anche il presidente del IX Municipio, Dario D’Innocenti (anche lui M5S). 
Il IX è l’unico Municipio dei due interessati dal progetto - l’altro è l’XI - la cui Giunta è ancora in carica: nell’altro le frizioni interne ai 5Stelle hanno portato alle dimissioni del presidente Mario Torelli e al conseguente commissariamento. 

Ora, appunto, dopo il profluvio di informazioni che sono piovute sopra i consiglieri 5Stelle, servirà qualche giorno per radunare le idee e, finalmente, dare il via libera all’iter del voto.
Il che significherà prima l’adozione in Giunta, poi i passaggi per i pareri obbligatori ma non vincolanti nelle Commissioni consiliari (Urbanistica, Lavori pubblici, Mobilità, Ambiente e Commercio) e nel IX Municipio. Quindi, dopo un ripasso in Giunta, la calendarizzazione per il voto finale
La Roma aspetta sapendo che indietro non si può tornare - non lo si poteva nel 2016 figuriamoci oggi - ma anche che se la Raggi e i 5Stelle vorranno usare la prima pietra dello Stadio come “arma” elettorale i tempi per il voto sono molto stretti.

sabato 4 luglio 2020

STADIO, LUNEDÌ 6 LUGLIO VIA AL CONFRONTO SINDACO/TECNICI/MAGGIORANZA


Si parte. Forse è finita la lunghissima attesa sullo Stadio della Roma di Tor di Valle. Il Campidoglio ha fatto trapelare che lunedì 6 è stata calendarizzata una riunione che dovrà esaminare la parte più “rilevante” del dossier, cioè la due diligence richiesta dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, nell’estate 2018, dopo l’arresto di Luca Parnasi, patron di Eurnova, di alcuni suoi collaboratori e di Luca Lanzalone, l’avvocato chiamato dai 5Stelle a dirimere la querelle Stadio.


I Consiglieri - spiegano fonti del Campidoglio - hanno chiesto di poter visionare questa due diligence” e l’incontro è fissato, probabilmente, per il 6. Probabilmente, perché nello stesso giorno è già stata messa in agenda una seduta del Consiglio comunale dalle 14 alle 19, quindi è possibile che la riunione sullo Stadio possa anche slittare al giorno dopo. 
All’incontro dovrebbero prendere oltre ai consiglieri di maggioranza, anche i tecnici che hanno costituito il gruppo di lavoro che ha elaborato la due diligence: Roberto Botta per la Direzione generale del Campidoglio e Fabio Pacciani per conto del Dipartimento Lavori pubblici; Cinzia Esposito, direttore del Dipartimento Urbanistica; Carolina Cirillo, direttore del Dipartimento Mobilità; Gabriella Acerbi del segretariato generale e coordinatrice del Gruppo. Probabile la presenza anche dell’Avvocatura capitolina e non è da escludersi quella degli assessori maggiormente coinvolti dal progetto, Luca Montuori (Urbanistica), Linda Meleo (Lavori pubblici) e Pietro Calabrese (Mobilità).
Sul tavolo, dunque, ci sarà la due diligence una lunga relazione che ripercorre tutti i passaggi amministrativi seguiti sin dall’inizio. Il contenuto è più o meno trapelato, anche se non nel dettaglio: l’iter seguito è corretto, sono stati ricontrollati tutti i calcoli sulle volumetrie e i costi delle opere pubbliche e private ed è stata elaborata la tabella sui costi per gli espropri. La sintesi è che gli scostamenti fra i calcoli del progetto presentato e quelli finali sono piuttosto esigui: in un caso, quello degli espropri, addirittura inferiori a quanto preventivato dalla Roma.
Di fatto, quindi, questa riunione ha una particolare rilevanza: Virginia Raggi, dopo il confronto con i consiglieri, dovrebbe essere in grado di impartire agli uffici la disposizione di concludere tutto, firmare e consegnare le carte affinché possa iniziare l’iter per la votazione in Consiglio comunale
Il che significa: prima il passaggio in Giunta dell’intero corpo della delibera che conterrà la variante urbanistica, la convenzione Comune/As Roma, le convenzioni fra Comune e Regione per la Roma-Lido, fra Comune e Città Metropolitana per la via del Mare/Ostiense e fra la Roma e Acea per il depuratore, più il testo della due diligence e quello della relazione del Politecnico di Torino.
Dopo l’adozione in Giunta, tutto il dossier sarà inviato alle Commissioni consiliari (Urbanistica, Lavori pubblici, Mobilità, Ambiente e Commercio) e al IX Municipio per l’espressione dei pareri obbligatori e non vincolanti di competenza. Quindi, dopo un ultimo approdo in Giunta per chiudere il tutto, andrà in capigruppo per la calendarizzazione del voto d’Aula finale.

venerdì 5 giugno 2020

VIA LIBERA ALLE TALPE DELLA METRO C FINO A PIAZZA VENEZIA


Finalmente, dopo mesi di attesa, la Giunta Raggi è riuscita ad approvare la delibera di Giunta per far proseguire lo scavo dei tunnel della metro C fino a piazza Venezia.
Le talpe ora possono ripartire dopo mesi di ragnatele sotto i Fori Imperiali dovuti all’incapacità amministrativa del Campidoglio di produrre gli atti necessari a sfruttare i 9 milioni di euro stanziati a novembre 2019 dal Ministero delle Infrastrutture. 
Con la delibera approvata, la Giunta ha autorizzato la modifica del progetto. Per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, “oggi facciamo un ulteriore passo in avanti verso la prosecuzione di un'opera strategica per la nostra città”. 
L’assessore alla Mobilità, Pietro Calabrese, giustifica i mesi di ritardo con un “questa è la prima approvazione di variante messa nero su bianco in completa trasparenza e dopo un attento controllo da parte di Roma Capitale” e ovviamente i ritardi sono colpa di “un impianto amministrativo disastrato, frutto di approcci sbagliati e legati a vecchie logiche”.
Le opposizioni - Svetlana Celli, lista civica; Ilaria Piccolo, Pd - alzano il tiro: “mesi di ritardo non sono un successo”.  
Difficile, però, dimenticare il lungo tira e molla che ha caratterizzato i pentastellati e la loro visione delle metro a Roma. 
Come ricorda MetroXRoma: “Dal "tubone senza fermate in centro" di Alemanno&Marino, al dirottamento a Flaminio, sempre di Marino, a chi doveva infine rappresentare una discontinuità rispetto al passato e che, invece, proprio come i predecessori ha speso tre anni a produrre "berdinate" come il mandare la Metro C a Corviale o a Circo Massimo, condite con tanta colpevole inerzia. Il tutto nonostante gli appelli dei Comitati” e della stampa a partire propri da Il Tempo, alla Raggi e si suoi assessori alla Mobilità, Linda Meleo prima e Pietro Calabrese poi, per accelerare le decisioni ed evitare che le talpe finissero tombate sotto i Fori Imperiali. Ora si apre la partita della richiesta di finanziamenti per la realizzazione della stazione Venezia vera e propria, le cui indagini preliminari sono già in corso e sono visibili anche dalla piazza.

giovedì 4 giugno 2020

RAGGI E LA CARICA DEI 3000 MONOPATTINI


Terza presentazione del terzo servizio di monopattini a noleggio presentato ieri mattina dal sindaco di Roma, Virginia Raggi. Stavolta sono i mille monopattini della Bird a godere del Sindaco di Roma come testimonial. 
La Bird segue i mille monopattini di Helbiz e i mille di Lime, presentati nei giorni scorsi. Tremila pezzi che entrano nel tritacarne delle polemiche politiche centrate sullo stato disastrato delle strade romane e sulle pessime condizioni di manutenzione delle ciclabili
Parte Assotutela che prende spunto da inchieste giornalistiche: “Ciclabili nell’incuria e nel degrado, buche e problemi infrastrutturali, sporcizia e criticità viarie. Quanto apprendiamo denota come la nostra città sia ancora lontana dall’avere una mobilità sostenibile, degna di una capitale europea. È necessario dare una alternativa sostenibile all’auto privata e ai mezzi pubblici, ma bisogna farlo con concretezza, efficienza e razionalità”.
Anche il coordinatore per il VII Municipio del movimento Roma sceglie Roma, Emanuele Miucci, attacca: “la prossima follia sarà riempire Roma di monopattini che, considerando le condizioni disastrate del manto stradale della Capitale, dovrebbero essere vietati per motivi di sicurezza”.
La posizione del Campidoglio è affidata a una prolissa nota degli assessori ai Trasporti, Pietro Calabrese, e ai Lavori pubblici, Linda Meleo: “il piano straordinario per la realizzazione di 150 chilometri di nuovi percorsi ciclabili sta proseguendo come da programma, così come i lavori sul manto stradale previsti dove necessario”. “Vanno avanti anche i lavori sul manto stradale già programmati. Un esempio è la ciclabile dell’Eur-Torrino, la prima pista transitoria già in parte completata”. Secondo Calabrese e Meleo, dunque, va tutto bene e le critiche sono “sterili e fuorvianti”. Certo, difficile dimenticare come, dopo il fallimento di Ignazio Marino, anche Virginia Raggi nel 2017 aveva rilanciato il “Grande Raccordo Anulare delle Bici”, per gli amici “Grab”. 
Metà 20200 è passata ma dopo 923 giorni dall’annuncio (“Il progetto del Grab è pronto”, Raggi il 24 novembre 2017) il massimo sono un po’ di ciclabili transitorie: dei 45 km di ciclovia turistica che toccherà i luoghi più significativi della città” s’è persa traccia. E s’è persa traccia pure di molte ciclabili sepolte dalla vegetazione lussureggiante stile giungla, con “presunti cani assassini” come racconta su twitter Massimo Ferrario. 


martedì 24 marzo 2020

CORONAVIRUS; ARCHEOLOGI SUL PIEDE DI GUERRA: "ANCHE NOI A RISCHIO"


Archeologi sul piede di guerra: con una città chiusa i custodi del sottosuolo finirebbero travolti da una marea di problemi organizzativi e pratici se il Campidoglio proseguisse nell’idea di aprire i cantieri stradali ora.
Il problema è serio e sta tutto spiegato in una lettera rivolta al sindaco di Roma, Virginia Raggi, e all’assessore ai Lavori Pubblici, Linda Meleo, che, in questi ultimi giorni, hanno annunciato la volontà di sfruttare al massimo questa quarantena e la conseguente assenza di traffico per effettuare tutti i lavori stradali.
Idea non priva di fascino e logica ma che, per gli archeologi, presenta enormi problemi. 
La legge - direttive del Ministero dei Beni Culturali e lo stesso Piano regolatore di Roma - prevede che su qualunque scavo che si apra sia obbligatoria la presenza di un archeologo cui spetta il compito di verificare la presenza di preesistenze archeologiche nel sottosuolo. Un lavoro che in questi anni ha portato spesso rallentamenti nell’esecuzione dei cantieri ma anche eccezionali scoperte come la tomba del Gladiatore sulla Flaminia o la Casa del Comandante a Amba Aradam. Lo studio e la conservazione dei reperti sono garantiti dagli archeologi nei cantieri grandi e piccoli.
Scrivono gli archeologi aderenti alla Confederazione Italiana Archeologi alla Raggi: “Se la salute dei concittadini che Lei amministra deve venire prima di tutto, questo vale anche per noi”. 

E spiegano: le donne archeologhe non saprebbero neanche dove andare in bagno. Dovrebbero dividere i bagni chimici con gli operai, tutti uomini. Di solito infatti le donne usano i bar, ma questi sono chiusi. Analogo problema anche per i pasti: le mense sono chiuse come qualunque altro posto dove ristorarsi. Quindi l’appello alla Raggi e alla Meleo: “Apprezziamo molto quando, dopo un ritrovamento archeologico venite a presentarlo al mondo. Venite, però, anche a vedere quanta fatica, quanto amore e quanti sacrifici ci sono già quotidianamente in quel che facciamo. diteci se evitare i disagi causati da eventuali lavori stradali può venire prima della nostra salute o di quella di coloro che lavorano con noi”. 

sabato 14 marzo 2020

CORONAVIRUS; ANTICIPATI I LAVORI NELLA GALLERIA GIOVANNI XXIII


Anticipati i lavori nella “canna sud”, quella lungo la direttrice dal Policlinico Gemelli verso lo Stadio Olimpico, della Galleria Giovanni XXIII. Lo ha deciso il Campidoglio sfruttando in questo modo gli esigui volumi di traffico di questi giorni dovuti alla quarantena praticamente dell’intera città. 
Nella nota del Campidoglio si legge che “Le operazioni inizieranno domenica 15 marzo alle ore 22 con la chiusura completa della canna e saranno completate entro 35 giorni. Le imprese impegnate nelle manutenzioni eseguiranno, come nel caso della canna nord già riqualificata e aperta al traffico, interventi di rifacimento del manto stradale sui circa 2,9 km di galleria, pulizia di tombini e caditoie, restyling della segnaletica orizzontale e verticale, installazione degli attenuatori d’urto in prossimità delle uscite, sostituzione delle barriere di sicurezza danneggiate, impermeabilizzazione dell’intradosso della galleria, operazioni di sanificazione e ripristino dei pannelli fotoriflettenti per migliorarne la visibilità interna. Prevista, inoltre, l’applicazione di una vernice fotocatalitica e anti smog sui pannelli al termine delle operazioni”.
Spiega il sindaco di Roma, Virginia Raggi: “I cantieri in città vanno avanti nel rispetto delle leggi anche in questo momento così delicato. I limitati flussi di traffico a Roma e, nello specifico, in quel quadrante consentono di non arrecare disagio ai cittadini. Per questo si è deciso di anticipare i lavori: ad aprile la Galleria Giovanni XXIII sarà completamente riqualificata”. 
Aggiunge l’assessore ai Lavori pubblici, Linda Meleo: “Le lavorazioni su questa canna avranno una durata inferiore rispetto al precedente tratto e con un grande lavoro di coordinamento tra l’Assessorato Infrastrutture, Dipartimento Lavori Pubblici (Simu) e imprese cercheremo di accorciare ancor di più i tempi. Vista la limitazione degli spostamenti resa necessaria dall’emergenza Coronavirus e il traffico praticamente nullo è fondamentale ottimizzare il momento. Continuiamo, però, a pensare al futuro con interventi molto importanti per la sicurezza dei cittadini”.

mercoledì 4 marzo 2020

PIOVE E LA CITTÀ VA IN BUCA




Se da una parte il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e il suo assessore ai Lavori pubblici, Linda Meleo, arrivano ad autocelebrarsi, battendosi le mani compiaciute per aver praticamente cambiato le lampadine dentro la Galleria Giovanni XXIII, il resto della città lamenta l'apertura di nuove buche, più o meno ovunque. Sono bastate poche ore di pioggia, effettivamente in alcuni momenti abbastanza intensa, per riaprire le ferite del manto stradale occultate sotto un velo polveroso di asfalto freddo. Moltissimi utenti denunciano il proliferare di fenditure, buche, avvallamenti, breccia ovunque, voragini più o meno in tutta la città. L'elenco dei quartieri dove si stanno verificando queste rotture dell'asfalto è lunghissimo: Esquilino, Prenestino, Marconi, Ostiense, Monteverde, Balduina, Boccea, Salario. Il programma “Strade nuove”, accuratamente pubblicizzato dalla sgangherata compagine che governa, con scarso successo, il Campidoglio evidentemente non è davvero sufficiente. Non a caso, nelle ultime rilevazioni sul gradimento dei cittadini romani, le strade e le buche continuano a ricevere un bassissimo livello di gradimento: basta farsi un giro sui social per toccare con mano quanto i romani siano contenti delle buche. 

Per la gioia di gommisti e meccanici, le piogge delle ultime ore hanno determinato un sensibile e totale aggravamento delle già pessime condizioni del manto stradale. Considerando gli esigui stanziamenti a bilancio per la manutenzione stradale rispetto alle effettive dimensioni delle strade romane, è chiaro come questo stato di cose può essere solo destinato a peggiorare. Le strade di Roma sono divise in due tipologie: quelle della cosiddetta grande viabilità - 800 km lineari di vie consolari, di strade che attraversano più municipi e via dicendo -  la cui manutenzione è competenza diretta del Dipartimento Lavori pubblici del Campidoglio. Poi ci sono le strade di competenza dei Municipi, che sono la maggioranza, 4.700 km lineari, e per la cui manutenzione i fondi vengono utilizzati dalle singole Amministrazioni municipali dopo che il Campidoglio ha ripartito nel Bilancio i soldi per ciascun anno. Stando ai dati del Comune, il totale generale medio in termini di metri quadri delle strade capitoline è di 56 milioni di metri quadri, di queste 11 milioni di metri quadri sono quelle di viabilità principale del Campidoglio, e i restanti 45 milioni di metri quadri sono quelle che ricadono in capo ai Municipi. Appare dunque una minima goccia nel mare la trionfale vanteria della Raggi e della Meleo quando annunciano di aver riasfaltato niente meno che un milione di metri quadri, pari a un cinquantaseiesimo del totale delle strade di Roma. 
Questo pessimo stato di cose, oltre ad essere comunque in buona parte eredità del passato - l'ultimo programma organico di rifacimento stradale risale al biennio 2010-2012 con Alemanno sindaco - è comunque aggravato da un triennio, quello dei grillini a Palazzo Sanatorio, di inattività e solo nell'ultimo anno di una leggera ripresa delle manutenzioni, comunque ancora del tutto insufficiente. In aggiunta, a creare pericoli per la sicurezza, causare frequentemente le rotture degli autobus quando non anche il loro incendio, danneggiare le macchine e ogni tanto ferire anche i pedoni, c'è anche il gran numero di cantieri piccoli e grandi immobili delimitati dalle spettacolari reti da pollaio color arancione, diffusi in periferia e nel centro storico. Il risultato finale è anche economico: 7mila richieste di risarcimento danni per 1,7 milioni erogati fra il 2016 e il 2018.


domenica 23 febbraio 2020

TIBURTINA CANTIERE INFINITO (fotogallery)




Cinque operai e due ruspe. Tutto qui. Questi i lavori sulla via Tiburtina, quelli per il cantiere del raddoppio della consolare, approvati nel 2004, primo mandato Veltroni e avviati nel 2008, Alemanno sindaco.
Un cantiere tanto veloce che l’erba ricresce sugli scarti e i rifiuti accumulati ai lati della strada. Un’opera così tanto lavorata che la rete arancione, quella un po’ stile pollaio, in moltissimi punti ha cambiato colore perdendo quella simpatica tonalità evidenziatore per spegnersi in un mesto marroncino. E, in altri, la rete è oramai bianca traslucida. 
Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e l’assessore ai Lavori pubblici, Linda Meleo, hanno sottolineato, in un po’ di tweet, come, da un paio di tombini puliti, siano emerse una scheda telefonica del 1997 e una lattina di Coca-Cola che era in vendita nell’anno 2000. Ma che le reti di protezione di un cantiere scoloriscano da arancione a marrone e poi a bianco o che l’erba ricresca sopra l’immondizia da cantiere, non un cenno.
Insieme alla Metro C è uno dei grandi cantieri da più a lungo aperti a Roma: ce ne sono altre, ovviamente, di opere che non vedono mai la luce, ma in genere si tratta di opere più piccole come i parcheggi interrati. 
Il raddoppio della Tiburtina doveva servire a completare lo sviluppo della “Tiburtina Valley” pomposissimo nome col quale era stato ribattezzato l’asse industriale della Tiburtina. Dalla nuova stazione dell’Alta Velocità fino a Settecamini, la Tiburtina doveva consolidarsi come una delle grandi aree di sviluppo della città. Più che mai necessario, quindi, il raddoppio della Consolare ma dalla iniziale stima di 36 mesi di lavori, siamo a un cantiere aperto da quasi 12 anni, già quattro volte la stima iniziale.
E certo, con cinque operai e due ruspe non sembra certo che i cantieri potranno terminare in tempi brevissimi.
Prima un tempo infinito per realizzare il nuovo collettore fognario con l’obiettivo di evitare i canonici allagamenti della Tiburtina all’altezza di Pietralata; poi una serie di rinvenimenti archeologici, alcuni dei quali di grande rilievo come tratti dell’antica Tiburtina di epoca romana. Ancora: problemi con le società subappaltatrici del contratto con una lunga serie di ritardi nel pagamento degli stipendi. Insomma, il cantiere per il raddoppio della Tiburtina non si è fatto mancare nulla. 
Dall’arrivo della Raggi in Campidoglio il cantiere, dopo essersi fermato sotto Alemanno causa archeologia ed essere rimasto silenziosamente fermo sotto Ignazio Marino, è ripartito, ora affiancato da quello per l’abbattimento dei 500 metri della Tangenziale Est e domani da quello del tram dal Verano alla Stazione Tiburtina. Con estrema lentezza, a marzo 2019 almeno il tratto iniziale di un po’ più di un chilometro e mezzo, dalla Stazione a via Fiorentini è stato completato. Certo, la doppia fila regna sovrana a tutte le ore ma almeno il traffico non è dovuto ai cantieri. Dall’incrocio con via Fiorentini fino a Ponte Mammolo cantieri non ce ne sono e il caos è garantito dalla conformazione stessa della Consolare, una corsia, poi due, poi una, semafori. Dopo Ponte Mammolo il traffico è la costante: i cinque operai e le due ruspe stanno operando proprio davanti la stazione metro Rebibbia ma, a parte questa laboriosa oasi, da Ponte Mammolo a Raccordo c’è solo il deserto. Il rudere della vecchia fabbrica di Penicillina sorveglia dall’alto i zigzag dei jersey di cemento che delimitano le corsie; disegnano i salti da una parte all’altra; proteggono, si fa per dire, i parcheggi ricavati alla buona, delimitati dalle reti un tempo arancioni e punteggiati da rifiuti coperti d’erba.












sabato 15 febbraio 2020

STAZIONE TIBURTINA, A MARZO LAVORI PER IL NUOVO ASSETTO


Seduta piuttosto calda delle Commissioni congiunte Urbanistica e Mobilità dedicate al futuro assetto della Stazione Tiburtina. Comitati sul piede di guerra contro il progetto del Campidoglio etichettato come un “obbrobrio che non piace a nessuno”.
Il progetto del Comune ridisegna nel complesso l’intera Stazione Tiburtina: un boulevard pedonale alberato in continuità, senza attraversamenti stradali dall’uscita della stazione Tiburtina a largo Mazzoni; una nuova area dedicata ai pedoni di oltre 7mila metri quadri. Saranno 12 gli alberi abbattuti e due quelli spostati ma ne saranno piantati 43 nuovi: 6 platani, 27 lecci, 2 paulonie e 8 jacaranda (questi ultimi, alberi ad alto fusto con splendidi fiori color lilla). La partenza dei lavori è prevista per marzo. Il progetto di riassetto globale della Stazione è legato all’abbattimento dei circa 500 metri della parte sopraelevata della Tangenziale Est e alla creazione della linea tranviaria della Tiburtina i cui finanziamenti (23,5 milioni di euro) sono stati ufficializzati proprio in questi giorni dal Ministero dei Trasporti.
Al momento sono in corso i lavori della fase uno del progetto e la discussione in Commissione si è centrata soprattutto su questa parte: solo successivamente, a lavori conclusi e sistemazione ultimata, si potrà aprire una fase due, probabilmente con un concorso internazionale, al quale potrà partecipare eventualmente anche il progetto dei comitati presenti oggi in commissione.
Durante la seduta - presenti gli assessori all’Urbanistica, Luca Montuori; ai Trasporti, Pietro Calabrese; e ai Lavori pubblici, Linda Meleo - veementi e reiterate le proteste di una parte dei comitati contrari al progetto (Comitato Cittadini Stazione Tiburtina, Associazione Rinascita Tiburtina e CittadinanzAttiva Nomentano): “si doveva parlare del piano di assetto della Stazione Tiburtina, un’area che va ben oltre la sopraelevata, ma la Giunta non ha detto nulla senza avere alcun disegno globale sull’area. La variante dell’Amministrazione è un obbrobrio che non piace a nessuno, è pensata per le macchine e non per i cittadini e compromette ogni possibile riqualificazione futura”. Elemento di critica è l’abbattimento di 12 alberi che i Comitati criticano ferocemente (anche se se ne pianteranno 43 nuovi). 
Con poche modifiche - proseguono i comitati del no - si poteva salvare la piazza, gli alberi e avere una prospettiva moderna di quel pezzo di città. I suggerimenti sono stati avvertiti dagli assessori come un attacco”.


domenica 2 febbraio 2020

BARBERINI PRONTA A RIAPRIRE


Finalmente, al quarto tentativo, il collaudo della quarta scala mobile di Barberini è stato superato. L’Ustif - l’ufficio del Ministero dei Trasporti cui spetta l’ultimo via libera per treni, scale mobili, ascensori - ha dato il semaforo verde. Il nulla osta non è ancora arrivato e difficilmente potrebbe arrivare nella giornata di oggi visto il giorno festivo. Ma da domani, lunedì, o al massimo martedì, potremmo finalmente rivedere passeggeri uscire da Barberini. Nel silenzio dell’Atac grillina, per altro, che, come non ha mai ufficialmente confermato i collaudi falliti così, per non smentirsi, non ha confermato neanche quello superato limitandosi a rimandare i cronisti all’Ustif. 
La stazione era stata chiusa il 23 marzo scorso, insieme a Spagna, dopo un trimestre di “apri e chiudi” iniziato subito dopo l’incidente di Repubblica - 25 ottobre 2018, una quarantina di cittadini russi feriti per il crollo di una scala mobile - e proseguito da Natale 2018 fino alla chiusura di marzo 2019 disposta da Atac per evitare ulteriori problemi. Poi, sequestro della magistratura, lavori infiniti e al rallentatore, la rescissione del contratto d’appalto da parte di Atac dopo un anno e mezzo di problemi spesso negati dall’Azienda

Ora Barberini riaprirà, al netto del giorno specifico, ma solo in uscita. Sono sei, infatti, le scale mobili presenti in una delle stazioni più profonde di tutta la linea A (Spagna è a -54 metri fra ingresso strada e livello binari; Barberini e Repubblica sono a -30) e, per rispettare le normative sulla sicurezza dei viaggiatori, con 4 scale funzionanti, come sarà alla riapertura, la stazione potrà essere utilizzata solo in uscita. Per vedere gente entrare a Barberini a prendere la metro toccherà aspettare non si sa quanto. Atac, nella sua infinita e saggia preveggenza, ha dato mandato alla Otis, la società chiamata d’urgenza a mettere una pezza all’incapacità dell’azienda di fare una gara d’appalto decente, di occuparsi solo di 4 scale su 6. Per le altre due, quindi, i tempi si allungano a dismisura. Perché non è proprio stato programmato nulla, dimostrando ancora una volta come il management di nomina grillina in questi anni di serrata propaganda abbia mancato anche nei più elementari compiti. Il tutto nel mai troppo evidenziato e colpevole silenzio dell’Amministrazione comunale pentastellata: fra il sindaco, Virginia Raggi, l’ex assessore ai Trasporti, Linda Meleo, e l’attuale, Pietro Calabrese - solitamente ciarlieri sui social per qualunque pinzillacchera rivendibile fuori Raccordo - non un solo accenno a scuse e chiarezza verso l’utenza.  

giovedì 23 gennaio 2020

BARBERINI NON RIAPRE NEANCHE A FINE MESE



La certezza dell’ufficialità ancora non c’è ma le probabilità che Barberini non riapra neanche entro fine gennaio sono sempre più consistenti. 
Formalmente la Otis, la società che per conto di Atac, sta lavorando su 4 delle 6 scale mobili di Barberini, dovrebbe terminare domani, venerdì 24. Ma sembrerebbe che le cose non stiano andando affatto bene e che la scadenza del 24 possa slittare. Quindi, considerando anche i tempi necessari ad effettuare il collaudo da parte dei tecnici del Ministero dei Trasporti - cui per legge spetta l’ultimo test prima del via libera - è assai difficile che tutti i lavori possano concludersi in tempo per consentire una riapertura della stazione entro fine mese.
Barberini aveva chiuso i battenti il 21 marzo 2019 e, a oggi siamo a 308 giorni di chiusura. La storia è nota: Atac affida un appalto a una società che vince con un ribasso del 49,73%. Iniziano a verificarsi sempre più problemi fino all’incidente a Repubblica (23 ottobre 2018) con i russi feriti dal crollo della scala mobile. Dopo di che, anche nelle altre due stazioni più profonde della linea A, Spagna -54 metri e Barberini -30 metri, con sempre più allarmante frequenza si registrano delle rotture delle scale mobili. Nel silenzio del sindaco di Roma, Virginia Raggi, e dell’allora assessore ai Trasporti, Linda Meleo, sotto natale 2018 ci sono giorni tragicomici con aperture e chiusure delle stazioni in maniera casuale. Fino a marzo: dopo un’altra serie di incidenti, Atac chiude direttamente le due stazioni. Risultato, per mesi si parte da Termini e si scende a Flaminio. Spagna e Repubblica riaprono a maggio 2019 la prima e a fine giugno la seconda. Barberini resta chiusa. Fino a settembre rimane sotto sequestro da parte della Procura. Poi, dissequestrata, iniziano i lavori affidati ad Otis chiamata da Atac, con un appalto d’urgenza, a mettere una pezza a una serie di scale mobili ferme da mesi. Prima doveva aprire per Natale, poi dopo, poi metà gennaio, quindi a fine mese. 
A Barberini ci sono 6 scale. Per riaprire la stazione solo in uscita servono, per ragioni di sicurezza, quattro scale mobili funzionanti. Tre di queste hanno già ottenuto il via libera dal Ministero. La quarta, no. Il primo collaudo, una quindicina di giorni fa, è andato male: ancora problemi ai dischi frenanti. Ancora lavori, dunque, che avrebbero dovuto concludersi il 24. E che, a quanto risulta a Il Tempo, invece richiederanno ancora ulteriori giorni di lavoro. Per le altre due scale che garantirebbero la riapertura di Barberini anche in ingresso ai viaggiatori, i lavori sono ancora da programmare.