*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

Visualizzazione post con etichetta Mario Ciarla. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mario Ciarla. Mostra tutti i post

martedì 30 gennaio 2018

ELEZIONI, I DEM SILURATI NEL LAZIO


Nel Lazio è più o meno un’epurazione. Politica più ancora che elettorale. 
Fuori due pezzi da novanta dei Dem romani, due che la storia del partito nell’ultimo decennio l’hanno scritta: Marco Miccoli e Umberto Marroni. Entrambi hanno acquisito meriti durante il quinquennio di Gianni Alemanno in Campidoglio: Marco Miccoli nel ruolo di segretario romano e Marroni in quello di capogruppo in Aula Giulio Cesare hanno guidato l’opposizione dei Democrat romani al primo Sindaco di centrodestra dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Marroni era l’unico dalemiano in una pattuglia di veltroniani o bettiniani, Miccoli, venendo dalle fila della Cgil, etichettò Alemanno come “il peggior sindaco” di Roma. Nessuno dei due, pur avendo collaborato con Renzi, non può essere annoverato di certo fra i renziani. Anzi. Per Miccoli era stato offerto il collegio di Torre Angela, poi finito al socialista Oreste Pastorelli. E questo ha spinto l’ex federale romano a rinunciare a correre: “Il nostro destino personale, specie in momenti come questo, viene dopo quello generale”. Per Marroni, considerato in quota Emiliano, la partita è stata più complessa: Renzi è riuscito a relegare Emiliano alla sola sua regione di provenienza, la Puglia, quindi tutti i candidati a lui riconducibili al di fuori della Puglia - Marroni nel Lazio, Beppe Lumia in Sicilia e Simone Valiante in Campania - sono stati cassati dalle liste. “Nella surreale assenza di un confronto con i vertici del Partito regionale - scrive Marroni sulla sua pagina facebook - appare una conduzione autoreferenziale dei vertici del PD con cadute di stile anche nei rapporti personali che dovrebbero essere il collante di una comunità politica, pur nelle scelte difficili”.
In realtà, però, i vertici del Pd danno per persi i collegi uninominali romani: 1, Tor Bella Monaca, dovrebbe finire ai 5Stelle e tutti gli altri al centrodestra. Questo ha spinto anche Nicola Zingaretti a non sacrificare uno dei suoi uomini forti, Mario Ciarla, per il quale avrebbe dovuto ingaggiare una battaglia per poi farlo finire in un collegio impossibile. Fuori pure l’ex direttore generale dell’Anci e attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Angelo Rughetti, uno dei tecnici più preparati del Pd. Nel gioco delle candidature incrociate politiche-regionali, sembra, invece, che l’accordo per portare Michela De Biase, (il cui consorte è il ministro ai Beni Culturali, Dario Franceschini) attuale capogruppo dem in Aula Giulio Cesare sugli scranni del Consiglio regionale, abbia “salvato” la ricandidatura di Bruno Astorre, uomo forte del Pd ma di origine “Margherita”. 
Altro esponente del partito democratico di estrazione non certo di sinistra tutt’altro che matematicamente certo di ritrovare il suo seggio in Parlamento è Beppe Fioroni che sarà candidato a Viterbo, suo collegio storico (è stato anche Sindaco) e sua città natale, ma senza avere nessun paracadute: o la va o la spacca. Per Roberto Giachetti, vicepresidente uscente della Camera, candidato sindaco contro la Raggi e consigliere Dem in Aula Giulio Cesare, le polemiche si sono sprecate: prima rinuncia “alla candidatura sicura nel plurinominale per combattere esclusivamente nel collegio uninominale di Roma 10 dove vivo da sempre”, scrive sulla sua pagina facebook, poi deve rinunciarvi per non far saltare l’accordo coi radicali e quindi viene “candidato in un collegio della Toscana” che “è più sicuro di quello dove volevo candidarmi”.

venerdì 10 novembre 2017

REGIONALI, LE GRANDI MANOVRE NEL PD


La data ancora non è stata fissata: la legislatura regionale, su carta, dovrebbe concludersi a fine febbraio prossimo quando si compiranno i 5 anni dalla data dell’elezione di Nicola Zingaretti alla presidenza della Regione Lazio. Ma le elezioni regionali sono prossime: fra marzo e maggio/giungo si voterà, forse regionali e politiche insieme, qualora il Governo optasse per un election day. E, nel frattempo, dentro il Partito Democratico sono iniziate le grandi manovre per le candidature.

La consapevolezza, fra i Democratici è netta: queste regionali sono un po’ un’ultima spiaggia. Se il Lazio passasse di mano, il Pd nel giro di un triennio dall’elezione di Ignazio Marino con il record di tutti i Municipi a guida Pd, e dal trionfale 39,17% delle europee del maggio 2014, si ritroverebbe, dopo il Campidoglio, confinato e stritolato all’opposizione anche alla Pisana. Per questo, la ricerca affannosa è quella di persone in grado di mobilitare e aggregare consenso: nomi, quindi, capaci di rivitalizzare un elettorato sfiduciato e riportare la gente a votare. 
Iniziano, quindi, a girare i primi identikit. Il primo nome della rosa è quello di Michela Di Biase, oggi capogruppo Dem in consiglio comunale. La sua candidatura, certamente uno degli elementi più forti del Pd romano, specie nelle periferie, rappresenterebbe l’icona di come si sta ridisegnando la geografia interna delle correnti dei Democratici con il forte riavvicinamento degli zingarettiani con la corrente di Franceschini, consorte della Di Biase. 
La legge elettorale regionale consente all’elettore di dare due voti di preferenza purché siano uno per un uomo e l’altro per una candidata donna e, quindi, Radio Pisana già indica il possibile ticket sul quale si starebbe lavorando: la Di Biase sarebbe affiancata con Mario Ciarla, ex marroniano, vicinissimo a Zingaretti, oggi vicepresidente del Consiglio regionale, subentrato in questa carica a Massimiliano Valeriani, passato a reggere il gruppo Dem alla Pisana. Mentre Valeriani sarebbe pronto a fare il salto alla Camera dei Deputati, sarebbe pronto a correre per la Pisana Michele Civita, fino a oggi assessore tecnico esterno di Zingaretti che lo ha avuto sia in Provincia (Territorio e Ambiente) che alla Regione (Urbanistica, Mobilità e Rifiuti). Altro giro: sempre lato Franceschini se ne andrebbe in Regione Paolo Masini, già consigliere Pd in comune nell’era Alemanno, transitato al ruolo di assessore ai Lavori Pubblici con Marino e oggi consigliere del Ministro. 
Ancora: altro nome fra quelli emersi come in procinto di candidarsi alla Pisana è quello Valeria Baglio, consigliera in Campidoglio e protegée dell’ex assessore all’Urbanistica di Marino, Giovanni Caudo, che di lei dice un gran bene. Terza nella corsa alla segreteria romana del partito, dietro il vincente Andrea Casu e il secondo classificato, Andrea Santoro, già presidente del IX Municipio, momentaneamente tornato alla sua professione di grafico dopo la nascita di un figlio, la Baglio sarebbe alla terza campagna elettorale in poco tempo. Infine, ultima casella nello scambio Campidoglio-Pisana è quella di Orlando Corsetti, già presidente del III e poi del I Municipio, oggi nelle Commissioni Bilancio, Casa e Personale. 
Diplomaticamente, ciascuno degli interpellati risponde con un: “è presto”. 
Ma, intanto, si muovono le pedine.