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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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martedì 2 luglio 2019

RENZI E LE "CHIACCHIERE" SULLA VENDITA AL QATAR


Rilievo penale, zero. Concretezza, anche meno di zero. Più o meno, chiacchiere da ristorante. Però chiacchiere fra signori che contano: Luca Palamara e Luca Lotti. In mezzo a un turbine di chiacchiere, ci finisce la As Roma, lo Stadio di Tor di Valle e la presunta vendita della stessa Società al Qatar. Stando ai brogliacci delle intercettazioni, pubblicati ieri su La Verità, il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, mentre Lotti e Palamara discutono di nomine e di intrighi politici stile House of Cards, a un certo punto sbuca fuori dal nulla un pezzetto di chiacchierata sulla Roma e sullo Stadio.
Va ricordato che Luca Lotti, da ministro allo Sport nel governo Gentiloni, fu l’autore della famosa telefonata in Regione Lazio che sbloccò, il 5 dicembre 2017, la Conferenza di Servizi arenatasi sulla vicenda del Ponte di Traiano. In quell’occasione, Lotti promise, la copertura del Governo alla realizzazione del Ponte. 
Tornando alla chiacchierata fra Lotti e Palamara, nel racconto viene coinvolto anche l’ex premier, Matteo Renzi. Tornando a casa, Palamara, intercettato, racconta alla moglie che Lotti gli avrebbe riferito che Renzi si stava adoperando (“sta facendo da intermediario”) per far passare di mano la Roma da Pallotta al Qatar. Siamo nei giorni in cui sui giornali gira vorticosamente la notizia di questa presunta trattativa, una trattativa mai nata e subito smentita dalla Roma (Pallotta: “È tutto falso”). E visto che Renzi era stato in Qatar riciccia l’idea della vendita con riferimento anche allo stadio: “ma lo stadio si fa o no” avrebbero chiesto i qatarioti. E Renzi a Lotti - ma stiamo a quanto Palamara riferisce alla moglie - avrebbe detto che non si può garantire per lo Stadio per la contrarietà (“il problema”) di “Franco Caltagirone”. Non fosse per il calibro degli intercettati, sarebbero giusto chiacchiere da bar. 

giovedì 24 gennaio 2019

STADIO; IL MINISTRO TONINELLI: "GOVERNO FARÀ IL PONTE DI TRAIANO"


Confermo quello che ha detto Giuseppe Conte. Il ponte di Traiano è un'opera attenzionata. Se fosse necessario costruirlo questo Governo lo farà”.
Parola di Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture che, intervistato da RadioRadio, ha accennato al problema della costruzione del Ponte di Traiano, croce e delizia del progetto Stadio della Roma di Tor di Valle.
In attesa della relazione finale del Politecnico di Torino che dovrà fugare i dubbi sulla mobilità del progetto così come modificato dalla Raggi e dai suoi, è sempre il Ponte di Traiano lo snodo attorno al quale si articolano tutte le questioni, politiche e tecniche.
Toninelli ha citato il premier, Giuseppe Conte, che, sempre su domanda di RadioRadio, nella conferenza stampa di fine anno con i giornalisti, aveva fatto outing, “Sono tifoso della Roma, non mi sfidi su una debolezza o una passione” e, sul Ponte, aveva detto: “Non conosco così bene il dossier, se è un asse strategico essenziale il governo non si sottrarrà dopo tutte le necessarie valutazioni”.
E, attorno al Ponte, gira di fatto anche la relazione del Politecnico di Torino che, ovviamente, il Ponte non lo cita mai (non potrebbe da contratto) ma lo rende, almeno nella relazione preliminare, il gran convitato di pietra. 
Stesso discorso anche nei due Municipi, IX e XI, che, prima del voto finale in Consiglio comunale su variante e convenzione urbanistica, dovranno esprimere un parere obbligatorio ma non vincolante sul progetto. E, i mal di pancia interni ai 5Stelle sono tutt’altro che sopiti.
Insomma, quando Conte a RadioRadio, disse: “la Giunta Raggi ha ottenuto un risultato fin qui meritorio. C'erano delle torri nel progetto iniziale, la riformulazione della giunta Raggi lo ha migliorato” forse non si è reso conto della contraddizione insita nelle sue affermazioni. Se il progetto nella versione Raggi fosse davvero stato migliorato rispetto alla versione Marino, non si spiega davvero come mai ci sia tutto questo gran dibattersi attorno all’unica vera decisione che la Raggi ha assunto: il taglio del Ponte di Traiano (e della metro) per arrivare a ridurre le cubature (le “tre torri” di Conte). Un taglio che, evidentemente, anche per il Governo tanto buono non deve essere se “l’opera è attenzionata, se è un asse strategico, questo Governo lo farà”, con il copyright misto Conte/Toninelli.
In fondo, però, l’attuale Governo del Cambiamento sta seguendo pedissequamente la strada già intrapresa dai suoi predecessori, in questo caso, due ministri Pd del Governo Gentiloni.
Fu Luca Lotti, fedelissimo di Renzi e ministro dello Sport, a sbloccare l’impasse della Conferenza di Servizi con la famosa telefonata in cui annunciò la volontà di Palazzo Chigi di realizzare il Ponte di Traiano. Un annuncio cui, poi, seguirono anche le esternazioni del collega di Lotti, Graziano Delrio, predecessore di Toninelli alle infrastrutture. Entrambi si dissero pronti a porre sulle spalle del Governo l’onere di finanziare il Ponte di Traiano. Ovviamente, all’epoca il Governo Gentiloni era in uscita e le promesse elettorali costano poco, specie se poi non si è più al governo per mantenerle. 
Oggi Conte e Toninelli, al contrario, sono all’inizio dell’avventura alla guida del Paese e le promesse potrebbero essere portate all’incasso in tempi rapidi, specialmente se la relazione finale del Politecnico di Torino non fosse tutta bella, bella, bellissima ma non si discostasse troppo dal “catastrofico” della versione preliminare. 

giovedì 6 dicembre 2018

STADIO/LA RELAZIONE DEL POLITECNICO: STORIA DEL PONTE DI TRAIANO


Che la “visioneBerdini/Raggi della viabilità del progetto Stadio di Tor di Valle fosse zoppicante - Il Tempo a parte - l’avevano detto anche i tecnici.
E lo avevano detto in Conferenza di Servizi.
Nei documenti protocollati in Regione, infatti, erano emerse in modo netto le contrarietà sia del Ministero delle Infrastrutture, che della Regione Lazio, della Città Metropolitana e, infine, anche del Municipio IX. Per inciso, se all’epoca il Ministero era retto dal piddino Delrio e la Regione dal piddino Zingaretti, Città Metropolitana e Municipio erano rette dai 5Stelle. Insomma, la storiaccia del Ponte di Traiano sì o no, dentro o fuori, non era solo una questione di bega politica fra i Dem e i grillini. Era una questione tecnica. 
E, in Conferenza di Servizi il via alle danze fu il parere della Direzione Strade del Ministero che aveva espresso parere positivo sulla parte di viabilità del vecchio progetto Marino addirittura inserendo la prescrizione che lo svincolo di Parco de Medici con il ponte di Traiano dovesse essere realizzato prima dello Stadio. Ministero che, a seguito del
cambiamento del progetto operato dalla Giunta Raggi, aveva trasformato il parere in negativo stigmatizzando il comportamento tenuto dall’Amministrazione Comunale che, inizialmente, aveva lasciato il Ponte di Traiano in ballo ma senza indicarne la copertura economica. Era l’epoca in cui si pensava, in Campidoglio, che si potessero spostare i soldi del Ponte dei Congressi su quello di Traiano. Per i tecnici del Ministero, l’approccio del Comune “risulta fuorviante non consentendo una corretta valutazione sia da parte degli enti” che si occupano di strade, “sia da parte degli altri enti interessati alla valutazione della sicurezza pubblica”. Non bastasse: “il Ponte di Traiano è parte integrante del progetto Stadio” mentre “il Ponte dei Congressi è completamente indipendente sia come procedimento sia come finanziamento e soprattutto come tempi di realizzazione”. Dopo di che: “risulta esclusa l’ipotesi di trasferimento delle risorse dal Ponte dei Congressi al Ponte di Traiano”. Non è finita: “La delibera Raggi comporta un impatto significativo sulla viabilità di diretta competenza del Ministero. Il Ponte di Traiano costituisce la principale via di accesso allo Stadio e non può considerarsi in alcun modo alternativo al Ponte dei Congressi poiché i due ponti svolgono funzioni completamente diverse nell’ambito della rete infrastrutturale stradale”; “non si può concordare con la realizzazione del nuovo Stadio senza la preventiva e propedeutica realizzazione” del Ponte di Traiano con annesso svincolo. Altre critiche nette: le simulazioni del traffico sono parziali e incomplete e anche la riduzione dei parcheggi destava preoccupazione. 
La Regione - all’epoca l’assessore all’Urbanistica era Michele Civita (Pd) finito invischiato nell’inchiesta su Parnasi - riteneva sbagliato il taglio del Ponte di Traiano in favore di quello dei Congressi iniziando un braccio di ferro con il Campidoglio che fu superato solo dalla famosa telefonata dell’allora ministro dello Sport, Luca Lotti, che annunciò la volontà (mai resa operativa) di finanziare la costruzione del Ponte di Traiano.
Ma è sul parere della Città Metropolitana (sindaco Virginia Raggi) che si concentrano le maggiori perplessità. Più correttamente, sui due pareri della Città Metropolitana. Perché ce n’è un primo, datato 24 novembre 2017, in cui viene scritto. “è condizione essenziale imprescindibile per la sussistenza del parere favorevole, sulla situazione viabile di competenza della Città metropolitana di Roma Capitale, la necessità di realizzare un secondo accesso carrabile all’area dello stadio”. E poi ve n’è un secondo, protocollato il giorno stesso della conclusione della Conferenza (5 dicembre) e non controfirmato dal rappresentante unico della ex Provincia, Massimo Piacenza, ma da questi solo inoltrato in cui si dà l’ok al progetto senza Ponte di Traiano basta allargare un paio di svincoli e le piste ciclabili da usare per far passare i mezzi di emergenza. 

sabato 24 marzo 2018

STADIO DELLA ROMA, LA VARIANTE URBANISTICA SI AVVICINA


La data è quella dello scorso giovedì, il 15 marzo: esattamente 100 giorni dopo la chiusura della Conferenza dei Servizi - secondo quanto Il Tempo anticipa in esclusiva - la Roma ha consegnato in Campidoglio l’adeguamento del progetto Stadio di Tor di Valle alle diverse prescrizioni emerse dalla Conferenza stessa. In teoria, quindi, per il Campidoglio potrebbe iniziare il percorso di approvazione della variante urbanistica.
In teoria, però. 
Innanzitutto, gli uffici capitolini dovranno verificare che le tavole presentate siano effettivamente complete ed esaustive: non deve mancare nulla e tutte le prescrizioni devono essere state inserite al posto giusto. Questo perché il dossier che è entrato in Campidoglio è quello che dovrà essere definitivo, senza più correzioni in corsa, quanto meno per quanto riguarda la parte di opere di pubblico interesse (i due ponti ciclopedonali dalla stazione Fs di Magliana e da quella Tor di Valle della Roma-Lido di Ostia; la nuova via del Mare/Ostiense e la messa in sicurezza idraulica del Fosso del Vallerano e dell’Acqua Acetosa) che dovranno andare a bando di gara europeo.
La verifica delle nuove carte progettuali, poi, non potrà comunque iniziare prima che in Comune si siano assestate le nuove posizioni dirigenziali
Pochi giorni fa, infatti, dopo un iter piuttosto lungo e travagliato, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha proceduto con la rotazione dei dirigenti comunali per cui, all’Urbanistica, sono cambiati un po’ tutti i vertici. Si parte proprio dal vertice più alto, il Direttore del Dipartimento Urbanistica: la precedente “inquilina”, Anna Maria Graziano, va al V Municipio. Al suo posto, da Ostia dove ha lavorato a stretto contatto con Alfonso Sabella e poi con il prefetto Vulpiani, arriva Cinzia Esposito alla quale viene anche affidata la Direzione Piano Regolatore, prima nelle mani di Fabio Pacciani, responsabile del procedimento Stadio e rappresentante del Campidoglio in Conferenza di Servizi. Pacciani viene promosso e andrà a dirigere il Dipartimento Lavori pubblici. Quindi, non potrà
L'architetto Cinzia Esposito, nuovo
direttore del Dipartimento Urbanistica
del Comune
più seguire in prima persona il dossier Stadio. La Esposito, quindi, dovrà scegliere e nominare un nuovo responsabile del procedimento. Tutte procedure che, in qualche modo, richiederanno del tempo e ritarderanno ovviamente la risposta del Campidoglio alla Roma. Ancora da decidere, poi, se la procedura di variante andrà adottata con un primo voto sul progetto del Consiglio comunale, seguito da pubblicazione degli atti, osservazioni di cittadini, controdeduzioni degli uffici e voto finale in Consiglio, oppure se si salterà il primo voto.  
Risposta capitolina che, però, deve ancora tener conto del problema della “raccomandazione B07”, quella con cui la Regione ha reinserito il Ponte di Traiano fra le opere da fare “concedendo” al Campidoglio la possibilità di sostituirlo con provvedimenti di pari efficacia. 
Su questo tema, ora, vanno a sovrapporsi due elementi. Il primo: in Comune c’è una spaccatura fra chi del Ponte di Traiano non vuol proprio sentir parlare (una fetta di consiglieri comunali) e chi (funzionari e tecnici anche in Giunta) il Ponte di Traiano lo gradirebbe proprio. Purché sia chiaro che l’impegno del Governo - la famosa telefonata del Ministro (uscente) allo Sport, Luca Lotti - debba passare da un generico “faremo” a un concreto atto con tanto di impegno fondi
Secondo fattore di enorme peso: la debolezza di Nicola Zingaretti, presidente confermato della Regione Lazio. La mancanza di una maggioranza in Consiglio regionale rende Zingaretti così debole da dover contrattare con le opposizioni, in primis i 5Stelle, più o meno qualunque provvedimento. Chiaramente, questa debolezza, proprio verso il partito della Raggi, rende la Regione più “malleabile” con Michele Civita, assessore regionale all’Urbanistica uscente e difensore del Ponte di Traiano, che non dovrebbe essere riconfermato e sostituito da Massimiliano Valeriani, decisamente molto meno “tecnico” e più “politico” del suo predecessore.  
Al netto, però, della rotazione dei dirigenti, dei problemi politici, del tema viabilità e persino dell’esito check sulle nuove carte, la consegna del progetto aggiornato è il passo avanti che tutti i tifosi aspettavano

sabato 3 marzo 2018

STADIO; EPPURE NICOLA E JAMES S'ERANO TANTO AMATI


S’erano tanto amati, il presidente uscente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, in corsa per la riconferma, e il presidente giallorosso, James Pallotta
Forse Pallotta magari Zingaretti ancora lo ama e, probabilmente, sarà stato reso abbastanza edotto dalla dirigenza societaria italiana per comprendere quanto poco valore abbiano le dichiarazioni di politici rese in campagna elettorale in special modo nelle ultime ore che precedono il voto. 
Per Zingaretti, invece, la cosa sarà diversa e, qualora riconfermato, dovrà comunque spendere un po’ di diplomazia per ricucire col patron giallorosso. 
All’inizio non è che i rapporti fossero proprio idilliaci: sono migliorati con il tempo. È noto quanto poco fossero gradite le ripetute visite di Pallotta a Ignazio Marino, quando era sindaco, con una silenziosa indifferenza verso il palazzo del Governatore della Regione. 
Le cose, poi, sono cambiate quando, dopo il 22 dicembre 2014 data dell’approvazione della delibera di pubblico interesse da parte del Consiglio comunale dell’era del Chirurgo genovese, la palla si sapeva che sarebbe finita alla Regione. Cui la legge assegna il compito, in presenza di una variante urbanistica da approvare, di gestire la Conferenza di Servizi decisoria. 
Ecco, quindi, che, dopo l’anno e mezzo di silenzio in cui i progettisti di casa giallorossa hanno redatto la prima bozza e poi la versione definitiva del “progetto Marino”, a metà settembre 2016 arriva la grande stretta di mano di fronte alla stampa. Zingaretti e Pallotta si incontrano nella sede della presidenza della Regione in via Cristoforo Colombo: champagne per tutti. 
Scenario analogo pochi mesi dopo, a metà marzo 2017. Lo stesso giorno Pallotta incontra prima la Raggi, poi Zingaretti. Ancora champagne spettacolo. Ma lì, forse, Pallotta ne aveva ben donde visto che, da un mese, era saltato Paolo Berdini, chiamato dalla Raggi a guidare l’urbanistica romana e contrario al progetto Stadio e che, da meno di 20 giorni, il direttore generale giallorosso (e proconsole di Pallotta a Roma), Mauro Baldissoni, aveva concluso, il 24 febbraio, l’accordo con il Sindaco per il nuovo progetto (la “versione Raggi” senza torri e con opere pubbliche tagliate). E, ancora, più volte Zingaretti si era esposto, spesso con critiche per nulla velate dirette verso il Campidioglio, sul progetto Stadio tanto caro a Pallotta, creando, quindi, un asse di fatto fra Boston e via Cristofono Colombo. 
L’ultima di queste grandi esposizioni di Zingaretti fu nei giorni caldi della Conferenza di Servizi decisoria, a inizio dicembre scorso. Era il giorno in cui il ministro allo Sport, Luca Lotti, “con una telefonata” sbloccò l’impasse legata al Ponte di Traiano promettendo l’impegno del Governo a finanziare l’opera. Un impegno che, a oggi, è rimasto di fatto su carta, vittima forse della troppa precipitazione elettorale a voler chiudere a tutti i costi la querelle con il Campidoglio senza tenere in troppo conto le norme legate al finanziamento statale delle opere private. 

giovedì 4 gennaio 2018

STADIO, IL GOVERNO PRONTO A PAGARE IL PONTE DI TRAIANO

In principio fu Virginia Raggi che, in campagna elettorale, annunciò a RadioRadio che, se eletta, avrebbe cancellato la delibera Marino sul pubblico interesse. Indossata la Fascia tricolore, il progetto Stadio finisce da Paolo Berdini, messo dalla Raggi a guidare l’Urbanistica capitolina. Dopo aver fatto in ogni modo le pulci al progetto senza riuscire a trovare appigli né per cassarlo senza rischi né per modificarlo senza intaccare le opere pubbliche, Berdini decide: il Ponte dei Congressi può essere sufficiente anche ad assorbire il traffico per lo Stadio. E, visto che lo paga lo Stato, la sua costruzione rende superflua la realizzazione del Ponte di Traiano proposto e pagato dalla Roma in cambio di cubature. 
Il Ponte di Traiano è una nuova infrastruttura complessa sull’autostrada Roma-Fiumicino a Parco de’ Medici: due complanari da 2 km, in ingresso e in uscita su entrambe le direzioni; nuovo svincolo autostradale più ponte sul Tevere. Il costo totale dell’intera opera, inizialmente valutato in 95 milioni di euro, dopo gli adeguamenti e allargamenti richiesti nella prima Conferenza dei Servizi (settembre 2016-marzo 2017), è salito a circa 110 milioni di euro totali. 
Saltato Berdini, alla Raggi era comunque rimasta la necessità di portare a casa un risultato politico che desse seguito almeno parzialmente alla sua promesse fatte in campagna elettorale. Ecco, quindi, che l’idea di Berdini rimane ed è alla base della nuova delibera di pubblico interesse di giugno scorso: pur di tagliare le cubature, il Ponte di Traiano viene cancellato dall’elenco delle opere pubbliche.
Lo Stato, la Regione, la Città Metropolitana e lo stesso Municipio IX (questi ultimi due a guida 5 stelle) non ci stanno: il progetto senza ponte non regge. Inizia un balletto infinito, con il Comune che fa melina per difendere la sua posizione. E dalla carte dei proponenti, che dovevano dimostrare la sostenibilità dell’idea Raggi/Berdini, emerge che il Ponte di Traiano costa la metà del Ponte dei Congressi e assorbe almeno il 40% in più di traffico. Si arriva in Conferenza dei servizi e la querelle la risolve l’intervento dei ministri allo Sport, Luca Lotti, e alle Infrastrutture, Graziano Delrio, che assicurano l’impegno del Governo a finanziare l’opera che, quindi, diviene di interesse strategico per la città.

giovedì 30 novembre 2017

STADIO; MARTEDÌ L'OK


Salvo sorprese, martedì sera, il 5 dicembre, poco prima che la squadra vada a disputarsi sul terreno dello Stadio Olimpico il passaggio del turno di Champions League, arriverà la notizia che società e tifosi aspettavano: il via libera alla costruzione dello Stadio della Roma a Tor di Valle.
Ieri pomeriggio, poco dopo l’ora di pranzo, la Regione Lazio ha diffuso la nota di convocazione della nuova seduta: si parte lunedì 4 dicembre, dalle 15 alle 19, e si replicherà il giorno successivo, stesso orario. 
La prima riunione di questa seduta fiume della Conferenza dei Servizi si era tenuta lo scorso venerdì 24 ed era stata aggiornata senza indicazione di data. Arrivata ieri, appunto. 

Venerdì era stata la giornata delle “frizioni” sulla mobilità e del colpo di scena dell’intervento del Governo con la telefonata del ministro allo Sport, Luca Lotti, che annunciava l’accordo col collega alle Infrastrutture, Graziano Derio, di far rientrare il Ponte di Traiano in un elenco di opere pubbliche di viabilità pagate del Governo.

La presidenza della Conferenza ha deciso di convocare, insieme ai rappresentanti unici dello Stato, della Regione, della Città Metropolitana e di Roma Capitale, anche i responsabili dei più importanti dipartimenti coinvolti nell’espressione dei pareri sul progetto (soprattutto Mobilità, Ambiente, Lavori pubblici e Urbanistica) una decisione che è, almeno in parte, alla base di questo slittamento della seduta: riunire un così consistente numero di funzionari presenta evidenti problemi di tipo logistico.

A questo punto, è possibile iniziare a tracciare una prima tempistica: dopo la seduta, la Conferenza dei Servizi dovrà redigere un verbale completo di tutte le decisioni. Fatto questo passaggio, il testo verrà adottato dalla Giunta Regionale con una propria delibera. Quindi, verrà trasmesso al Sindaco di Roma che dovrà portare questo testo, avente valore di variante urbanistica, all’approvazione del Consiglio comunale. Se questi passaggi saranno fatti con estrema rapidità, i tifosi della Roma potranno trovare la variante urbanistica approvata sotto l’albero di Natale. Altrimenti, se nei calendari dell’Aula Giulio Cesare entrerà il bilancio di previsione del Comune, sarà necessario pazientare fino alla sua approvazione, cioè fine anno. 
La Conferenza dei Servizi, poi, avrà anche il compito fondamentale di predisporre il testo della Convenzione urbanistica, vale a dire il “contratto” che regolerà il rapporto fra il pubblico (il Campidoglio) e il privato (i proponenti) e che conterrà anche l’esatta calendarizzazione delle diverse opere da costruire.

domenica 26 novembre 2017

STADIO, QUEL PONTE CHE DIVIDE LA POLITICA


A sbloccare il Ponte di Traiano, l’intervento del Governo - ministri allo Sport, Lotti, e alle Infrastrutture, Delrio - lo ha sbloccato. E, con esso, ha, di fatto, acceso il semaforo verde per lo Stadio della Roma di Tor di Valle
Ma le polemiche iniziano ora. 
Polemiche che investiranno, insieme, tanto lo stesso Governo - accusato in qualche misura di finanziare, con questo intervento, un’opera privata - quanto, soprattutto, Virginia Raggi e la sua Amministrazione - Giunta, presente e passata, e Consiglio - rea di aver talmente stravolto in peggio il progetto iniziale da aver reso necessario l’intervento del Governo per evitare la bocciatura dell’opera. 

Luca Lotti, a margine di una partita di calcio di beneficienza, ha chiarito alcuni passaggi: “c’è una conferenza dei servizi in corso. Noi daremo la nostra disponibilità per migliorare la viabilità. Quello che conta è arrivare alla fine del progetto poi se ci saranno degli interventi per migliorare la viabilità, tutti insieme troveremo il modo di metterci a sedere e realizzarli. L’importante è che si arrivi all’approvazione definitiva”. 
L’assessore allo Sport della Giunta Raggi, Daniele Frongia, commenta a Pagine Romaniste la telefonata di Lotti per sbloccare il Ponte: “A me sembra una cosa costruita, del tutto avulsa dall’iter previsto dalla legge, cioè la Conferenza dei Servizi. Noi abbiamo fatto la nostra parte, quindi le ricostruzioni che dicono che un intervento dall’esterno abbia risolto la situazione mi sembrano fuori dal contesto”. 
E, anche Luca Montuori, l’assessore all’Urbanistica, a RadioRadio, interviene: “Quella telefonata famosa non l’ho ricevuta io. Noi abbiamo fatto un grande lavoro, se a questo progetto si aggiunge un ponte magicamente con un colpo di telefono ne prendiamo atto ma ne parleremo con qualcosa di più concreto in mano e non facendo riferimento solo a una telefonata. C’erano funzionari statali e non ci stava nessuna impasse alla quale qualcuno ha posto fine. Chi c’era non era andato lì così, i tecnici del comune non avevano bisogno di aiutini”. Poi, un barlume di chiarezza: “Se il Ponte di Traiano fosse necessario non ci sarebbero stati 4 pareri positivi, e qualcuno dovrebbe prendere la responsabilità di chiudere negativamente questa conferenza”. 

Pareri che, leggendoli, lasciano aperti inquietanti interrogativi. 
Basti quello reso da Roma Servizi Mobilità, la stessa che ha fornito i dati di partenza su cui sono basate le simulazioni sul traffico presentate in quest’ultima versione del progetto. 
Nel parere di Roma Servizi Mobilità si scrive che si usa lo stesso software in possesso dei proponenti e che sono stati inseriti gli stessi dati di partenza con le stesse due identiche simulazioni sul traffico (mattina presto di un giorno feriale in ingresso allo Stadio e l’ora antecedente l’inizio di una partita sempre in ingresso allo Stadio). La strana coincidenza è che dati di partenza uguali, stesso software, identici scenari abbiano finito per dare un risultato uguale a quello dei proponenti. 

Insomma, tanto fragore di unghie sul vetro. 

La rete, intanto è impazzita. Tanti esultano: chi posta la foto dell’ex assessore all’Urbanistica, Paolo Berdini, truccata e con la frase “l’ho presa sui denti”, a citare la sua esclamazione che più di tutte lo pose in aperto contrasto con la sponda giallorossa della città, chi semplicemente festeggia, chi attacca certa stampa romana ironizzando su problemi digestivi, fegati grossi e notti insonni. Tanti altri, però, attaccano a testa bassa la Raggi per la sequenza di decisioni che hanno portato lo Stato a dover intervenire e chi attacca lo stesso Governo. Anche la politica si muove: l’ex sindaco, Ignazio Marino, su facebook: “i tifosi non avranno la nuova metropolitana né il nuovo ponte pagati dai costruttori privati. La metro non ci sarà proprio. Il ponte forse sì, ma invece che i costruttori dello Stadio, lo pagheranno i cittadini Italiani con i soldi pubblici dello Stato”. 
Anche l’ex assessore all’Urbanistica della Giunta Marino, Giovanni Caudo, il papà della vecchia delibera sul pubblico interesse allo Stadio della Roma, non ci sta. E scrive una lettera al sindaco, Virginia Raggi, e al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti: il “Ponte di Traiano era previsto” dalla pretendete delibera senza oneri per le casse pubbliche. Poi, il j’accuse: “il contributo economico pubblico che si sta configurando è conseguenza della modifica al progetto richiesta dal Comune di Roma”, insomma dalla decisione della Raggi di rivedere le opere pubbliche, e che questo “contributo pubblico contraddice di fatto, nonostante le soluzioni formali che si stanno predisponendo” la legge stadi che prescriveva che gli interventi fossero senza oneri per lo Stato. 
Insomma, le polemiche non mancheranno di certo.


STADIO, VINCITORI E VINTI


La data del D-Day, dell’ultima seduta della Conferenza dei Servizi che dovrà deliberare il via libera definitivo al progetto della Roma di costruire il suo impianto di proprietà a Tor di Valle, ancora non è stata fissata. Si parla di martedì o di mercoledì prossimo.

L’intervento del Governo, però, che ha deciso di acquisire il Ponte di Traiano (quello inserito nella “versione Marino” del progetto Stadio: da costruire sull’autostrada Roma-Fiumicino, a Parco de’ Medici, con due chilometri di complanari dedicata in entrate e in uscita per entrambi i sensi di marcia) come opera di utilità pubblica da inserire in un nuovo Accordo di Programma e affiancarlo al Ponte dei Congressi, ha, di fatto, sciolto l’unico vero nodo che ancora rimaneva aperto: quello della mobilità. 

Non che tutti i problemi siano risolti: manca, ad esempio, ancora un investimento sufficiente per lo scalcagnato trenino Roma-Lido di Ostia. Tuttavia, l’iniziativa del Governo sblocca il futuro Stadio giallorosso. 

Questo ha dei vincitori. E dei vinti. 

Vince Roma, per prima. Un’area ridotta a una discarica a cielo aperto, abbandonata da anni, regno incontrastato di ratti e zona di prostituzione diventerà un parco, un’area commerciale e di uffici, il nuovo campo di allenamento della prima squadra giallorossa e la sua nuova casa. Posti di lavoro e infrastrutture per un valore 143 milioni di euro saranno appannaggio della città: strade, ponti, stazioni, treni.
Vincono i tifosi della Roma, quelli che hanno anteposto il bene della società a quello della simpatia per chi detiene pro tempore il pacchetto di maggioranza delle azioni societarie. A quelli che dalla futura nuova Curva Sud faranno sentire l’amore alla squadra, facendo tremare gli animi agli avversari.




Ma, dopo Roma e i suoi cittadini e la Roma e i suoi tifosi, i vincitori hanno anche un volto e un nome e cognome preciso: quello di Mauro Baldissoni, direttore generale della società di James Pallotta. Lui, l’unico “sopravvissuto” alla grande rotazione di dirigenti avvenuta in seno alla società di Trigoria da quando la proprietà è diventata americana, è riuscito, in poco più di tre anni, a portare a casa un risultato storico. Ci aveva provato Dino Viola. E ci riprovò anche Rosella Sensi. Due fallimenti che avevano segnato in modo indelebile il cuore dei tifosi della Roma. Oggi Baldissoni - con buona pace di molti suoi detrattori - riesce ottenendo, insieme al costruttore Luca Parnasi, il risultato in un tempo assai breve (la Juventus impiegò 14 anni dall’avvio delle trattative col Comune di Torino alla partita inaugurale dello Stadium) e, per giunta, mettendo insieme letteralmente il diavolo e l’acqua santa. Prima il centrodestra di Alemanno sindaco, poi, oggi, il Pd di Marino e di Zingaretti, e i 5Stelle della Raggi. Mettendo allo stesso tavolo lo Stato, la Regione, la Città Metropolitana e il Comune di Roma. 
Giovanni Caudo, ex assessore all’Urbanistica della Giunta Marino, e Michele Civita, attuale responsabile dell’Urbanistica della Regione Lazio, sono gli altri due vincitori. Il primo, avendo disegnato una delibera che ha avviato l’iter, segnando in modo irrevocabile il suo destino, Ponte compreso. Il secondo, che ha rifiutato il compromesso al ribasso, tenendo ferma la barra sulla necessità di fare uno Stadio davvero fatto bene. 
Poi due ministri: quello dello Sport, Luca Lotti, e quello delle Infrastrutture, Graziano Delrio. Entrambi hanno compreso l’importanza del progetto Stadio ma, soprattutto, il reale valore di pubblico interesse del Ponte di Traiano. 

Il lato dei perdenti è altrettanto ben frequentato. Partiamo dallo stesso Lotti che, quando inizialmente si acuì lo scontro sul Ponte, tentò di mediare al ribasso. Chapeau a chi ha saputo comprendere il primo errore e porvi rimedio. 
Gli altri nomi dei perdenti sono facili da trovare: Paolo Berdini, l’ex assessore all’Urbanistica della Giunta Raggi, è stato l’ispiratore dell’idea che il Ponte dei Congressi fosse intercambiabile con quello di Traiano. Con lui, Virginia Raggi che quell’idea ha sposato. E, forse il più sorprendente, Luca Montuori, successore di Berdini all’Urbanistica capitolina che quell’idea ha continuato a difendere. Da un professionista del suo calibro era lecito attendersi la comprensione e correzione dell’errore. 
Questa vicenda, purtroppo, sanziona ancora una volta un fattore semplice: questa Amministrazione non sa quello che fa. Dimostrano di non saper governare: avevano un buon progetto fra le mani, potevano migliorarlo. L’hanno peggiorato e solo l’intervento del Governo ne ha evitato la bocciatura. 
Insieme a loro, nel novero degli sconfitti, va segnato quello di Mark Pannes, il dirigente della Roma cui per primo Pallotta affidò il dossier Stadio, e quelle diverse associazioni che avrebbero preferito, in nome di un malinteso concetto di tutela ambientale che oramai si trasforma in una conservazione dell’esistente quale esso sia, lasciare Tor di Valle nel degrado di oggi. Tutto purché non si tocchi nulla. 
E, con esse, quella quantità strana di mezzi di informazione, radioline dell’ambiente romano e tifosi anti-pallottiani cui oggi rimane assegnato l’ingrato ruolo di rosiconi, per usare una espressione tipicamente romana. O di gufi dell’ultimo momento. 

sabato 25 novembre 2017

STADIO, PRONTI AL VIA LIBERA



Non c’è ancora la certezza matematica ma lo Stadio della Roma è (quasi) realtà: manca solo l’annuncio ufficiale. La Conferenza dei Servizi non si è ancora chiusa ma la notizia trapelata nel tardo pomeriggio è di quelle da bottiglia di champagne. Pregiato, per giunta. 
Andiamo per ordine. Il Ponte di Traiano è essenziale: lo aveva scritto la Direzione Strade del Ministero delle Infrastrutture, la Regione e, ancora ieri, la stessa Città Metropolitana lo aveva richiesto domandando due diverse vie d’uscita dall’impianto. 
Su questo tema, unito a quello della insufficiente previsione nella delibera Raggi degli investimenti per la mobilità pubblica, si era generata un’impasse dei lavori della Conferenza. Tanto che, dopo una mattinata - anche con toni piuttosto accesi - trascorsa a discutere sui temi del traporto pubblico e privato, nel pomeriggio, prudentemente, non riuscendo a trovare una soluzione al problema, la presidenza della Conferenza aveva spostato il dibattito dedicandolo ad affrontare le tematiche urbanistiche.
Nel tardo pomeriggio di ieri, poi, il gran colpo di scena. La rincorsa delle telefonate ha raggiunto il ministro dello Sport, il renziano Luca Lotti, in quel momento in treno insieme al segretario Pd, Matteo Renzi. Frenetico giro di chiamate con il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio e, alla fine, la soluzione. 

Il Ponte di Traiano sarà finanziato dallo Stato. 

Ovviamente non all’interno di questa procedura: come Il Tempo aveva già anticipato, non sarebbe tecnicamente possibile perché significherebbe avere lo Stato come cofinanziatore di un progetto privato e, quindi, direttamente come partner commerciale di una società sportiva che, per giunta, è anche quotata in borsa. Assolutamente impensabile. 

Rimane l’unica altra possibilità: il Ponte di Traiano sarà oggetto di un apposito nuovo Accordo di Programma fra lo Stato e il Comune. Verrà considerato di pubblico interesse e, analogamente a quando avvenuto per il Ponte dei Congressi, verrà inserito fra le opere da finanziare. Magari già all’interno del tavolo Raggi-Calenda. 

Del resto, le stesse simulazioni sul traffico che i proponenti avevano presentato dimostrano, al di là di qualsiasi dubbio, che il Ponte di Traiano - 100 milioni circa di costo, da costruire sullo svincolo di Parco de’ Medici sull’autostrada Roma-Fiumicino con due complanari dedicate, ciascuna da 2 km sia in ingresso che in uscita - è in grado di esercitare una capacità di assorbimento di flussi di traffico superiore del 40% rispetto al Ponte dei Congressi (140 milioni di costo, da costruire sempre sulla Roma-Fiumicino ma all’altezza di viale Isacco Newton ma a senso unico in direzione via del Mare/Ostiense e con 45 milioni di euro necessari a pagare la costruzione della viabilità locale accessoria ancora da trovare). 

Insomma, il Ponte di Traiano costa quasi la metà del Ponte dei Congressi e rende quasi il doppio. A testimonianza del suo reale valore di opera pubblica. 

Ancora da capire se questo finanziamento avverrà spostando i fondi del Ponte dei Congressi su quello di Traiano - tra l’altro risparmiando una quarantina buona di milioni di euro su quanto già stanziato più la restante parte ancora da finanziare per un totale di quasi 90 milioni - oppure, ipotesi tutt’altro che da scartare, con un nuovo finanziamento che copra i costi di entrambi i ponti

Da un punto di vista progettuale, poi, il progetto del Ponte di Traiano è già stato approvato in Conferenza dei Servizi: erano state avanzate, infatti, due prescrizioni. La prima, da parte dell’Ente Roma Natura che gestisce la Riserva naturale della Tenuta dei Massimi, che evidenziava come un pilone del Ponte ricadesse non nell’area vincolata ma in quella di rispetto. Prescrizione risolta spostando il pilone. E la seconda, da parte del Dipartimento Lavori pubblici del Comune, che chiedeva delle prove da sforzo in caso di rottura di uno dei cavi di tiraggio. Anche questa soddisfatta. Tutto questo, quindi, fa sì che il progetto del Ponte di Traiano sia a livello di definitivo e già approvato. Quindi, rispetto a quello dei Congressi, anni luce più avanti. Il Ponte dei Congressi, infatti, deve ancora superare la sua Conferenza dei Servizi visto che la prima progettazione era stata bocciata proprio dallo Stato ed era tornato sul tavolo di ingegneri e architetti.

A questo punto, superato lo scoglio più rilevante, anche in considerazione del tenore dei pareri del Campidoglio, tutti positivi con prescrizioni non particolarmente “pungenti” - basti, per tutti, quello del Dipartimento Mobilità che, dopo aver ribadito che il contributo del Comune sarà dato dall’acquisto dei nuovi treni per la Roma-Lido coperti con parte dei 45 milioni di euro del contributo costo di costruzione versati dalla Roma, si concentra sulla divisione della “rampa A”, sull’innesto in curva della “rampa Z” di uno degli svincoli della via del Mare - la necessità sarà quella di trovare la quadra fra le varie prescrizioni. 


La Conferenza dei Servizi che sta esaminando la “versione Raggi” del progetto Stadio della Roma tornerà a riunirsi, probabilmente, il prossimo martedì. La data, formalmente, non è ancora stata annunciata ma questo sembra l’intendimento degli uffici regionali. 
La giornata ha vissuto momenti di tensione, soprattutto in mattinata, quando è andato in scena uno scontro abbastanza acceso fra il Campidoglio da una parte e la Regione e lo Stato dall’altra. 
Tema del contendere, la mobilità pubblica. La Regione, calcolatrice alla mano, ha iniziato a fare i conti sulla capacità della Roma-Lido di trasportare i 20mila tifosi che il Comune ha indicato come la soglia minima da raggiungere. Solo che, appunto con il pallottoliere in mano, i treni che il Comune intende mettere sui binari non sono sufficienti. Insomma, conti sballati. Alla domanda: “come intendete pagare i 10 treni che mancano all’appello”, il Campidoglio avrebbe risposto chiamando in causa progetti di investimento dello Stato. Che, però, ha immediatamente chiarito che non se ne parla proprio: abbiamo già dato, in sostanza, con i 180 milioni di finanziamento per rifare la Roma-Lido. Milioni che la Regione ha tenuto a precisare che non saranno destinati a rafforzare solo il tratto utile allo Stadio ma che, al contrario, devono essere spesi per migliorare l’intera linea, da capolinea a capolinea. 
Un dibattito, questo, che è andato in scena anche davanti Cristina Grancio, la “pasionaria” consigliera comunale 5Stelle contraria al progetto e che, per la sua posizione, era stata prima espulsa dal gruppo grillino e poi reintegrata: “Le problematiche sono tante, in modo particolare sulla mobilità ma non solo, e quindi c’è bisogno di un aggiornamento. Comunque come la penso politicamente si sa, ora attendiamo”, ha detto uscendo dalla sede della Regione. Una presenza in Conferenza dei Servizi, quella della Grancio, che non sarebbe stata per nulla gradita ai “piani nobili” del gruppo capitolino 5Stelle.
Manca almeno una seduta per chiudere la Conferenza dei Servizi. Dalla Regione, l’assessore all’Urbanistica, Michele Civita, lascia trapelare un cauto ottimismo: “penso che il lavoro di oggi con un’altra seduta abbastanza lunga riuscirà a definire i vari aspetti e armonizzare i vari pareri. La parte più delicata riguarda soprattutto la viabilità privata e il trasporto pubblico che sono a servizio di tutti i cittadini del quadrante”. 
Ora che si avvicina il via libera finale, c’è la corsa ai galloni di paternità: “siamo soddisfatti dell'importante lavoro fatto in Campidoglio in questi mesi e ringrazio gli uffici”, afferma l’assessore all’Urbanistica del Comune, Luca Montuori


Il valore generale delle opere pubbliche previsto nella “versione Raggi” del progetto Stadio della Roma trova una sua nuova quantificazione dopo l’arrivo del parere del Dipartimento Lavori pubblici che ha applicato anche i ribassi medi “per lavori consimili”.
In totale, la Roma spenderà 143 milioni di euro per queste opere pubbliche: 63 milioni e mezzo, il 44,5%, per quelle definite come “opere a standard”, vale a dire quelle opere, pagate dal costruttore, e che sono obbligatorie per legge come le fogne, le strade, l’illuminazione.
Nello specifico, si tratterà di quasi 41 milioni per i parcheggi a raso e tutta la viabilità interna al futuro complesso di Tor di Valle. Poco più di 12 milioni e mezzo andranno a finanziare il parcheggio multipiano chiamato “par02”. Il gran cavallo di battaglia dell’ex assessore all’Urbanistica della Giunta Raggi, Paolo Berdini, e cioè le idrovore, costeranno qualche migliaio di euro in più di 7 milioni. Soldi che non daranno diritto ad avere in cambio compensazioni. A chiudere il conto, altri 3 milioni per pagare il cosiddetto asse di collegamento interno che, con il ripristino del Ponte di Traiano, probabilmente sconterà un aumento dell’investimento.
E veniamo alle spese che ricevono in cambio cubature a compensazione. Sono poco meno di 79 milioni e mezzo di euro, il 55,5% del costo totale e serviranno a pagare la riunificazione e messa in sicurezza della via del Mare e via Ostiense, per 46 milioni in totale. 
Su questo intervento lo stesso Dipartimento Lavori pubblici ha inserito una prescrizione piuttosto importante: “nel tratto in cui la via del Mare e la Ostiense si biforcano, a cavallo dell’intersezione con il viadotto della Magliana e fino al loro successivo riallineamento, per una lunghezza di 900 metri circa, l’unificazione deve essere concepita realmente in modo da consentire la realizzazione delle rampe di collegamento con il viadotto della Magliana stesso”.
Sette milioni serviranno per la nuova stazione di Tor di Valle del trenino Roma-Lido di Ostia; qualcosa in meno di 10 milioni per  il ponte ciclo-pedonale che connetterà la stazione Fs di Magliana sulla linea Orte-Fiumicino con l’area “curva nord” dello Stadio. Quasi due milioni e mezzo il costo della videosorveglianza e un milione e 735mila euro i due pontili di attracco sul Tevere, elemento, per altro, fondamentale anche in sede di costruzione come punto di scarico dei materiali di cantiere. Infine, l’opera forse più attesa e quella più importante tanto che sarà la prima, la messa in sicurezza del Fosso del Vallerano costerà 12 milioni e 300 mila euro.

Intanto inizia a fare capolino il problema della stesura della Convenzione urbanistica, cioè il “contratto” che regolerà i rapporti fra i proponenti e il Campidoglio e che conterrà anche l’esatta calendarizzazione e scaletta delle priorità degli interventi pubblici e privati. Il parere della Direzione edilizia dell’assessorato all’Urbanistica inizia, infatti, a dettare le prime linee guida per la stesura della Convenzione: una competenza della Conferenza dei Servizi che redigerà il testo da far approvare dal Consiglio comunale per diventare efficace. In primo luogo: la manutenzione di tutte le opere pubbliche sarà fissata per un “periodo non inferiore a tre anni dalla data del collaudo”. Ancora: i treni della Roma-Lido previsti dalla delibera Raggi dovranno essere disponibili il giorno dell’inaugurazione dello Stadio. Infine: nella Convenzione dovrà essere indicato il criterio di stima con cui verrà determinato l’ammontare nel tempo della penale che la Roma dovrà corrispondere al Comune qualora venisse sciolto il vincolo trentennale di proprietà Stadio/Società.